{"help": "https://dati.regione.umbria.it/api/3/action/help_show?name=datastore_search", "success": true, "result": {"include_total": true, "limit": 100, "records_format": "objects", "resource_id": "e732fa8b-a874-43f6-bbdd-b6946f616776", "total_estimation_threshold": null, "records": [{"_id":1,"Tipologia":"Altro","Provincia":"PG","Comune":"Corciano","Cap":6073,"Località":"","Indirizzo":"Via Ballarini","Numero civico":"","Georeferenziazione":"43.1237872,12.289259600000037","Nome":"Torrione Porta Santa Maria - Centro Espositivo Permanente sulla Cultura Medievale e Rinascimentale","Descrizione":"<p>Il Torrione venne costruito da maestranze lombarde nel XV secolo e venne eretto in circa trent&rsquo;anni. Ha una forma a clessidra, necessaria a contrastare gli attacchi delle nuove armi da fuoco cinquecentesche. La pianta &egrave; circolare, in aggetto rispetto alle mura. L&rsquo;alzato &egrave; concavo, pi&ugrave; stretto al centro e pi&ugrave; largo nella parte inferiore e superiore, al di sopra delle bertesche in laterizio che sostenevano la merlatura, dato che il bastione in origine era privo di copertura.<br /> \nL&rsquo;esposizione &egrave; su tre livelli: livello giardini: Sala della Chiave - sono esposte la chiave dell&rsquo;ultimo portone, utilizzata fino agli anni &rsquo;60 e alcune immagini fotografiche che testimoniano la storia dell&rsquo;area fino agli anni sessanta; livello strada: Sala dei Massari - sono presenti originali del XV-XVI secc. di armi d&rsquo;attacco, di difesa e vestiario militare, concessi dalla collezione della Galleria Nazionale dell&rsquo;Umbria; livello alto: Sala delle Bertesche - sono esposti lo Statuto del 1560, il codice in cui si delibera la costruzione del Torrione, la statua di San Michele di Polidoro Biti De Caporali (1551-1553), quella di San Sebastiano (1480 ca.) e la Madonna della Cintura.</p>","Sito web":"www.comune.corciano.pg.it/media/k2/attachments/Il_Torrione.pdf|www.comune.corciano.pg.it/media/k2/attachments/Il_Torrione.pdf","Indirizzo email":"infopoint@comune.corciano.pg.it","Numeri di telefono":"075 5188255","Accessibilità":"no"},{"_id":2,"Tipologia":"Altro","Provincia":"PG","Comune":"Perugia","Cap":6121,"Località":"","Indirizzo":"Piazza Italia","Numero civico":"","Georeferenziazione":"43.1091335,12.3883578","Nome":"Rocca Paolina","Descrizione":"<p>La Rocca Paolina, fortezza papale del XVI secolo, si trova all&#39;interno del centro storico di Perugia.<br /> \nFu eretta tra il 1540 e il 1543 su progetto di Antonio da Sangallo per volont&agrave; di papa Paolo III Farnese, da cui prese il nome.<br /> \nFu costruita inglobando parte delle case, torri e strade di un intero quartiere - ancora&nbsp;oggi&nbsp;percorribile all&#39;interno - e in parte abbattendo le case dei Baglioni, del borgo di Santa Giuliana, della chiesa di Santa Maria dei Servi e di molti altri edifici medievali presenti nel sito.<br /> \nSul frontone della Rocca, l&rsquo;architetto Sangallo ricompose la parte superiore della monumentale porta etrusca: porta Marzia, del III sec. a.C.<br /> \nLa Rocca venne abbattuta nel 1860, quando Perugia ottenne l&rsquo;autonomia dal governo pontificio.<br /> \nOggi il sistema di viabilit&agrave; meccanizzata che ne attraversa le strutture &egrave; il principale asse di collegamento pedonale verso il centro cittadino.<br /> \nLungo il percorso &nbsp;ha trovato collocazione una delle opere pi&ugrave; imponenti di Alberto Burri, &ldquo;il Grande Nero&rdquo;, una macchina cinetica scultorea donata dall&rsquo;artista ed esposta permanentemente dal 1984.</p>","Sito web":"","Indirizzo email":"","Numeri di telefono":"","Accessibilità":"no"},{"_id":3,"Tipologia":"Archeologia industriale","Provincia":"PG","Comune":"Città della Pieve","Cap":6062,"Località":"","Indirizzo":"Via Francesco Melosio 20-26","Numero civico":"20-26","Georeferenziazione":"42.95365064434687,12.003571987152101","Nome":"Laboratorio di Cultura Fotografica - ex Forno Bassini","Descrizione":"<p>Il Laboratorio di Cultura Fotografica di Citt&agrave; della Pieve nasce all&#39;interno di un vecchio forno appartenuto per generazioni alla famiglia Bassini. Grazie al restauro conservativo eseguito su progetto dell&rsquo;architetto Firouz Galdo, i locali oggi ospitano: uno spazio per le mostre fotografiche; una biblioteca tematica di circa 600 volumi; una sala corsi attrezzata e capace di ospitare circa 30 persone; una camera oscura per stampa analogica e digitale; una sala di posa; un archivio fotografico che conserva la produzione di Attilio Maria Navarra e degli artisti che collaborano con il Laboratorio.</p> \n \n<p>Dal 15 dicembre 2017 il Forno - Laboratorio &egrave; un luogo di aggregazione, consultazione ed incontri impegnato a valorizzare il patrimonio storico-artistico ed identitario del territorio.</p> \n \n<p>La proposta didattica del Forno-Laboratorio include due mostre ogni anno, un calendario di attivit&agrave; ed eventi per la fotografia e per il territorio. Il Laboratorio ha ospitato un&#39;esposizione di Maurizio Galimberti &quot;Surrealisme Perugino&quot;, che ha realizzato dei mosaici con delle Polaroid sugli affreschi del Perugino conservati a Citt&agrave; della Pieve ed a Panicale; la mostra &quot;Ritratti e memorie pievesi nelle fotografie di Paola Agosti e nelle interviste di Mario Gianni&quot;; l&rsquo;esposizione &ldquo;Dimora teatro&rdquo; di Silvia Camporesi. Il materiale delle mostre temporanee del Laboratorio &egrave; ora conservato e catalogato nell&rsquo;archivio fotografico aperto alla consultazione.</p> \n \n<p>&nbsp;</p>","Sito web":"www.fotografiacittadellapieve.it|www.fotografiacittadellapieve.it","Indirizzo email":"info@fotografiacittadellapieve.it","Numeri di telefono":"05782992202 , 3284659381","Accessibilità":"sì"},{"_id":4,"Tipologia":"Archeologia industriale , Impianto industriale , Apparecchiature elettriche","Provincia":"TR","Comune":"Narni","Cap":5035,"Località":"Narni scalo","Indirizzo":"Via del Lavoro","Numero civico":"8","Georeferenziazione":"42.53140285659241,12.520129336112177","Nome":"Elettrocarbonium","Descrizione":"<p>&nbsp;</p> \n \n<p>L&#39;ampia piana che si estende a est dell&#39;abitato di Narni Scalo, tra il tracciato della ferrovia e il corso del fiume Nera, &egrave; coperta quasi per intero da un complesso industriale, occupato per una buona met&agrave; dallo stabilimento elettrochimico dell&#39;Elettrocarbonium, poi SGL Carbon, destinato alla produzione di elettrodi per forni elettrici e carboni elettrici. Il primo impianto produttivo sorto su quest&#39;area fu quello della Societ&agrave; Italiana per la Concia delle Pelli, costruito nel 1887 per iniziativa del finanziere Alessandro Centurini. La storia dell&#39;Elettrocarbonium S.p.A. inizi&ograve; dieci anni dopo (1897) con la costituzione della Societ&agrave; Italiana dei Forni Elettrici (Sife), impegnata nella produzione di carburo di calcio. Questa impresa nel 1900 diede vita alla Societ&agrave; Italiana dell&#39;Elettrocarbonium (Elettro), con la quale avvi&ograve; in Italia la produzione di elettrodi per l&#39;industria siderurgica ed elettrochimica. Le due societ&agrave; si fusero nel 1917, riunendo in un unico ente gli stabilimenti per la produzione di leghe metalliche al forno elettrico e di carboni elettrici. La denominazione di Elettrocarbonium Spa venne adottata nel 1949 e nel 1954 entr&ograve; in funzione il primo impianto di gravitazione degli elettrodi. L&#39;ingresso dei capitali tedeschi della Siemens consent&igrave; di avviare una nuova fase espansiva, che si interruppe all&#39;inizio degli anni &#39;70.</p> \n \n<p>&nbsp;</p>","Sito web":"Go Source Group|http://gosourcegroup.com/","Indirizzo email":"","Numeri di telefono":"","Accessibilità":""},{"_id":5,"Tipologia":"Archeologia industriale , Impianto industriale , Fornace","Provincia":"PG","Comune":"Todi","Cap":6059,"Località":"Montesanto","Indirizzo":"Località Montesanto","Numero civico":"","Georeferenziazione":"42.779138495351404,12.391534384438728","Nome":"Fornace Toppetti","Descrizione":"<p>Il complesso industriale era destinato alla produzione di laterizi. Sorgeva in una zona di bassa collina in localit&agrave; Montesanto di Todi. Il sito, che interessava un&#39;area di 700 mq, comprendeva due fabbricati comunicanti e due pozzi di raccolta delle acque piovane. Questi ultimi erano utilizzati, oltre all&rsquo;acquedotto comunale, per far fronte alle necessit&agrave; di acqua dello stabilimento, vista la mancanza di sorgenti o fiumi nelle vicinanze. Il primo insediamento risale alla fine del XIX secolo ad opera della societ&agrave; Toppetti, attiva nella produzione di manufatti in terracotta e presto specializzatasi nella realizzazione di laterizi per costruzioni civili. Nella seconda met&agrave; degli anni &lsquo;20 del &lsquo;900 l&rsquo;impianto fu dotato di un forno Hoffmann alimentato con olio combustibile e coke di petrolio, poi sostituito da una fornace a tunnel. Lo stabilimento rimase produttivo fino alla met&agrave; degli anni &rsquo;90, pur limitando la sua produzione ad un solo tipo di laterizi, ovvero il mattone forato &ldquo;a sei fori&rdquo;.</p>","Sito web":"Toppetti 2 S.p.A.|http://www.toppetti.it","Indirizzo email":"t2@tcla.it","Numeri di telefono":"075.8959824","Accessibilità":""},{"_id":6,"Tipologia":"Archeologia industriale , Impianto industriale , Fornace","Provincia":"PG","Comune":"Assisi","Cap":6081,"Località":"Santa Maria degli Angeli","Indirizzo":"Via Protomartiri Francescani","Numero civico":"","Georeferenziazione":"43.05747922791565,12.584512755039668","Nome":"Fornaci Briziarelli Santa Maria degli Angeli","Descrizione":"<p>Il complesso industriale era destinato alla produzione di laterizi. E&#39; situato a Santa Maria degli Angeli, nella pianura assisana in prossimit&agrave; della stazione ferroviaria di Assisi. Interessa un&#39;area di circa 280.000 mq e comprende 6 fabbricati. Il sito nacque nel 1928 come prima espansione della Ditta Fornaci di Marsciano della famiglia Briziarelli, che rilev&ograve; nel 1924 e ristruttur&ograve; completamente una fornace preesistente. La fornace sfruttava originariamente un forno a fuoco continuo Hoffmann, sostituito alla met&agrave; degli anni &rsquo;60 da uno a tunnel. Dopo la cessazione dell&rsquo;attivit&agrave; produttiva, parte del complesso &egrave; stato utilizzato come magazzino. Attualmente non &egrave; pi&ugrave; utilizzato.</p>","Sito web":"","Indirizzo email":"fbm@fbm.it","Numeri di telefono":"075 87461","Accessibilità":""},{"_id":7,"Tipologia":"Archeologia industriale , Impianto industriale , Fornace","Provincia":"PG","Comune":"Foligno","Cap":6034,"Località":"","Indirizzo":"Via Mameli","Numero civico":"","Georeferenziazione":"42.96854462036922,12.71084395903381","Nome":"Fornace Hoffmann","Descrizione":"<p>Il complesso industriale era destinato alla produzione di laterizi. Occupava un&rsquo;area di oltre 8.000 mq a destra del fiume Topino, dal quale&nbsp;traeva forza motrice idraulica impiegata sia per le lavorazioni dell&rsquo;argilla, sia&nbsp;per azionare i macchinari. Il canale di derivazione dell&rsquo;acqua dal fiume Topino era ubicato a circa 1 km di distanza dal sito. Lo stabilimento, fondato nel 1873 dall&rsquo;industriale Macrobio Fazi per sfruttare l&rsquo;argilla locale ottenuta dalle &ldquo;colmate&rdquo; del fiume Topino, comprendeva vari fabbricati divisi in due nuclei dalla strada che collegava Foligno con la frazione di San Giovanni Profiamma e raccordati da binari rotabili dove scorrevano i carrelli con la materia prima. Era considerato il pi&ugrave; vasto e importante dell&rsquo;Umbria ed era molto affermato anche per la sua avanguardia tecnologica. Vantava la prima fornace Hoffmann a fuoco continuo impiantata nel territorio regionale e un vasto allestimento di moderni macchinari azionati da una forza motrice di 30 cavalli. Produceva materiali per via umida e per via secca, lavorati sia a mano sia a macchina e destinati per lo pi&ugrave; al mercato locale. Nel 1936 la fornace venne acquistata dalle Fornaci Briziarelli di Marsciano, attuali proprietari, che la impiegarono come sito produttivo fino agli anni &rsquo;50 e, in seguito, come deposito.</p>","Sito web":"FBM S.p.a.|http://www.fbm.it/","Indirizzo email":"fbm@fbm.it","Numeri di telefono":"075 87461","Accessibilità":""},{"_id":8,"Tipologia":"Archeologia industriale , Impianto industriale , Fornace , Cava/miniera","Provincia":"PG","Comune":"Perugia","Cap":6121,"Località":"Piscille","Indirizzo":"","Numero civico":"","Georeferenziazione":"43.088404705498704,12.419444678679156","Nome":"Fornaci Briziarelli Piscille","Descrizione":"<p>Il complesso industriale era destinato principalmente alla produzione di laterizi, oltre a recipienti vari, a cominciare da vasi da fiori.</p> \n \n<p>Si sviluppa in un&rsquo;area agricola medio collinare, sulla strada che collega Perugia a Ponte San Giovanni, interessando una superficie di circa 1500 mq e comprendendo numerosi fabbricati (9) e due ciminiere. La fornace venne fondata nel 1887 da Ferrini e Paolotti per sfruttare i terreni argillosi delle colline circostanti e fu all&rsquo;avanguardia nello sviluppo tecnologico. Nei primi anni del &lsquo;900 comprendeva ben 12 forni Hoffmann a fuoco continuo, alimentati da un motore a vapore della potenza di 10HP.</p> \n \n<p>Alla fine degli anni &#39;70 il sito &egrave; stato chiuso e rilevato dalla Fornaci Briziarelli di Marsciano, che ne ha impiegato gli spazi all&rsquo;aperto come magazzino di prodotti in laterizio.</p> \n \n<p>Nell&rsquo;aprile 2018 &egrave; stata firmata la convenzione urbanista tra la societ&agrave; Briziarellifin S.r.l. e il Comune di Perugia per avviare un progetto di recupero dell&rsquo;area a fini sia residenziali sia commerciali, che comprender&agrave; anche un&#39;area pedonale con piazze e giardini.</p>","Sito web":"","Indirizzo email":"","Numeri di telefono":"075 5016359","Accessibilità":""},{"_id":9,"Tipologia":"Archeologia industriale , Impianto industriale , Fornace , Cava/miniera","Provincia":"TR","Comune":"Castel Viscardo","Cap":5014,"Località":"Le Trobbe","Indirizzo":"","Numero civico":"3","Georeferenziazione":"42.7571152,12.00762229999998","Nome":"Fornace Sugaroni","Descrizione":"<p>Il complesso industriale, posizionato nella valle ai piedi di Castel Viscardo, era destinato alla produzione di laterizi e in particolare di manufatti in cotto. La Fornace Sugaroni &egrave; una delle pi&ugrave; antiche del territorio: una croce in pietra con la data 1685 ritrovata sulla bocca dell&rsquo;antico forno&nbsp;testimonia l&rsquo;esistenza del sito produttivo fin dal XVII secolo e&nbsp;durante la ristrutturazione del complesso sono stati rinvenuti sul piazzale sovrastante la vecchia fornace forni a pozzo circolari e rettangolaridi diverse dimensioni. Di propriet&agrave; del principe Spada fino al 1920 circa, venne poi acquistata da Domenico Sugaroni che la gestiva da molto tempo. L&rsquo;azienda ha saputo mantenere pressoch&eacute; inalterata la tradizionale lavorazione artigianale del cotto pur innovando parte del processo produttivo, a cominciare dall&rsquo;impiego di forni alimentati a nafta (anni &rsquo;60) fino ad altre soluzioni, come l&rsquo;utilizzo di forni Hofmann al posto di quelli tradizionali a pozzo e di capannoni riscaldati per l&rsquo;essiccazione a crudo, che ha&nbsp;consentito la lavorazione continua (anni &rsquo;80). Dagli anni &rsquo;90 del &lsquo;900 la Fornace Sugaroni ha cos&igrave; assunto dimensioni industriali, sia dal punto di vista dello spazio occupato (comprendeva sei fabbricati interessando un&#39;area di 18.000 mq) sia quanto al volume della produzione, imponendosi come leader nella produzione del vero cotto fatto a mano made in Italy. Ha fornito materiali per il recupero di diversi monumenti nazionali, tra cui le mura perimetrali del Colosseo, il tetto di Palazzo Farnese, l&rsquo;esterno della Domus Aurea a Roma,&nbsp;Palazzo dei Priori a Perugia e il chiostro del convento di San Francesco ad Assisi.</p>","Sito web":"Sugaroni Vincenzo S.r.l.|http://www.sugaroni.it","Indirizzo email":"info@sugaroni.it","Numeri di telefono":"0763 361003","Accessibilità":""},{"_id":10,"Tipologia":"Archeologia industriale , Impianto industriale , Fornace , Cava/miniera","Provincia":"TR","Comune":"Castel Viscardo","Cap":5014,"Località":"Le Trobbe","Indirizzo":"","Numero civico":"","Georeferenziazione":"42.75743749999999,12.008812499999976","Nome":"Fornace Stefani","Descrizione":"<p>Il complesso industriale, posizionato in cima alla collina in Localit&agrave; le Trobbe di Castel Viscardo, era destinato alla produzione di laterizi e in particolare di manufatti in cotto. La cava d&rsquo;argilla si trova ancora sulla parte superiore dell&rsquo;area di pertinenza.</p> \n \n<p>In questo sito la produzione del cotto &egrave; documentata fin dal XVII secolo e la famiglia Stefani la tramanda dalla met&agrave; dell&#39;Ottocento. Durante la prima met&agrave; del &#39;900 l&#39;attivit&agrave; della fornace procedette con continuit&agrave;, venendo interrotta solamente fra settembre 1943 e giugno 1944, quando i tedeschi requisirono lo stabilimento per installarvi&nbsp;una batteria di contraerei. Durante il secondo dopoguerra nella fornace lavorarono quattro ditte differenti, tutte appartenenti a componenti della famiglia Stefani. Fino alla met&agrave; degli anni &rsquo;90 la cottura avveniva esclusivamente nel tradizionale forno a pozzo alimentato a legna, poi affiancato e pian piano sostituito da uno a tunnel alimentato a metano.</p> \n \n<p>Grazie al metodo di lavorazione rimasto uguale nei secoli,&nbsp;la fornace ha fornito materiali per il recupero di diversi monumenti nazionali e non, tra cui il Colosseo, il centro storico di Pienza e il Duomo di Orvieto.</p>","Sito web":"Laterizi D'Arte S.n.c.|http://www.cottostefani.it","Indirizzo email":"info@cottostefani.it","Numeri di telefono":"0763 361619","Accessibilità":""},{"_id":11,"Tipologia":"Archeologia industriale , Impianto industriale , Fornace , Cava/miniera","Provincia":"PG","Comune":"Spoleto","Cap":6049,"Località":"Santa Croce","Indirizzo":"Frazione S. Croce","Numero civico":"58","Georeferenziazione":"42.7717442,12.699033800000052","Nome":"Fornace di laterizi di Morgnano","Descrizione":"<p>Il complesso industriale era sistemato in posizione collinare in ambiente rurale e interessava un&rsquo;area di circa 7.300 mq e 12 corpidi fabbrica.</p> \n \n<p>La Fornace di Morgnano fu costruita agli inizi del &lsquo;900 per volont&agrave; della societ&agrave; Terni, concessionaria del bacino lignifero di Spoleto (concentrato nelle localit&agrave; di Morgnano e di Sant&rsquo;Angelo di Mercole), per aumentare la redditivit&agrave; delle miniere e razionalizzarne lo sfruttamento. Infatti le operazioni di vaglio della lignite immediatamente successive alla sua estrazione comportavano una perdita di polvere di lignite, che veniva impiegata nella fabbrica di laterizi come combustibile. Inoltre le argille che provenivano dalle gallerie sterili della miniera venivano usate come materia prima. I laterizi erano prodotti ad uso interno della stessa societ&agrave; Terni (miniere, opere idrauliche e centrali) e il resto venduto in zona. La chiusura delle miniere nel 1961 per la scarsa competitivit&agrave; della lignite sul mercato del combustibile caus&ograve; anche la fine delle attivit&agrave; della fornace. Il sito industriale riprese la sua attivit&agrave; pochi mesi pi&ugrave; tardi con la Societ&agrave; Industre Laterizi Spoletine, produttrice di materiali da costruzione. Il sito nel 1977 fu acquistato da Giovanni Petrini che vi istall&ograve; una fabbrica di confezioni di maglieria intima. Nei primi anni &rsquo;80 la famiglia Petroni ha ristrutturato il nucleo centrale della fornace,&nbsp;reimpiegandolo nelle attivit&agrave; produttive fino alla chiusura nel 2012.</p>","Sito web":"","Indirizzo email":"","Numeri di telefono":"","Accessibilità":""},{"_id":12,"Tipologia":"Archeologia industriale , Impianto industriale , Industria alimentare","Provincia":"PG","Comune":"Bastia Umbra","Cap":6083,"Località":"","Indirizzo":"Via IV Novembre","Numero civico":"2/4","Georeferenziazione":"43.0662631,12.548916800000029","Nome":"Pastificio Petrini-Spigadoro S.p.A.","Descrizione":"<p>Il complesso industriale era destinato alla molitura di cereali e alla produzione di pasta alimentare in vari formati. E&#39; posizionato a ridosso dell&#39;antico nucleo abitativo di Bastia Umbra in posizione competamente pianeggiante. Interessando un&#39;area di 126.000 mq e comprendendo numerosi fabbricati (16) risalenti a diverse fasi costruttive (anni &#39;30-&#39;90 del &#39;900), &egrave; stato l&#39;elemento chiave dello sviluppo prima industriale e poi urbanistico della citt&agrave; e rappresenta tuttora una nota ben riconoscibile anche a notevole distanza. Sebbene le prime tracce del molino risalgano alla fine del &#39;700 come frantoio per la produzione di olio d&#39;oliva, il sito comparve ufficialmente nel censimento catastale del 1822 come mulino a pale &quot;a tre macine a valchiera&quot; di propriet&agrave; di Antonio Petrini per la produzione di farine di grano sito in localit&agrave; &quot;Le Basse&quot; di Bastia Umbra. Il mulino sfruttava originariamente l&#39;energia idraulica generata dalle acque di un canale del fiume Chiascio e ben presto (fine &#39;800) venne dotato di una officina per la produzione di energia elettrica con cui alimentarsi. Nel 1924 all&#39;attivit&agrave; molitoria si aggiunse la lavorazione della pasta alimentare con il marchio &quot;Spigadoro&quot;. Nel 1955 venne avviata la produzione di alimenti zootecnici, a breve affiancata dall&#39;allevamento di pulcini da carne e uova (1964). Alla fine degli anni &#39;90&nbsp;il pastificio venne chiuso e le relative attivit&agrave; vennero trasferite nello stabilimento di Foligno. Oggi lo stabilimento &egrave; dedicato alla produzione di farine.</p> \n \n<p>&nbsp;</p>","Sito web":"Molini Spigadoro S.p.A.|www.molinispigadoro.com","Indirizzo email":"info@molinispigadoro.com","Numeri di telefono":"389 4607096","Accessibilità":""},{"_id":13,"Tipologia":"Archeologia industriale , Impianto industriale , Industria alimentare","Provincia":"PG","Comune":"Todi","Cap":6059,"Località":"Ponterio","Indirizzo":"Ponterio Stazione","Numero civico":"","Georeferenziazione":"42.78986912586577,12.417805382044207","Nome":"Molini & Pastificio Cappelletti S.p.A.","Descrizione":"<p>Il complesso industriale era destinato alla molitura del grano e alla produzione di paste alimentari. E&rsquo; situato nella periferia cittadina, alle porte di Todi, nei pressi della stazione ferroviaria di Todi Ponterio. Comprendeva pi&ugrave; fabbricati collegati tra loro secondo una precisa logica produttiva e raccordati da una corte comune coperta che consentiva l&rsquo;accesso ai vari ambienti di lavoro. Le diverse fasi costruttive sono testimonianza di un profondo legame con le vicende storiche del territorio. Quanto all&rsquo;origine dello stabilimento, nei primi anni &rsquo;30 del &lsquo;900 Colombo Cappelletti, gi&agrave; titolare da un decennio con il fratello di una ditta attiva nel trasporto di carbone, legname e, solo marginalmente, cereali, acquis&igrave; un piccolo molino a palmenti. Questo venne presto trasformato in un molino industriale, accanto al quale venne costruito un pastificio (1934) progettato dall&rsquo;architetto Dino Lilli, esperto di architettura industriale di matrice razionalista. Lo stabilimento forn&igrave; farine ai pi&ugrave; grandi pastifici dell&rsquo;Italia centrale e non solo, ma la guerra mise a dura prova l&rsquo;attivit&agrave; del pastificio che nel 1944 fu quasi completamente raso al suolo da un bombardamento degli alleati, a causa dell&rsquo;assorbimento pressoch&eacute; totale della produzione da parte delle armate tedesche. Il nuovo stabilimento, ultimato nel 1949, visse un primo periodo di grande rilancio, grazie anche ai moderni macchinari e all&rsquo;entrata in funzione di un nuovo molino che aument&ograve; notevolmente la capacit&agrave; produttiva. La produzione continu&ograve; poi tra alti e bassi e avvicendamenti societari fino alla sua chiusura nel 1960. Dopo un lungo periodo di inattivit&agrave; l&rsquo;edificio venne acquisito nel 1986 dalla societ&agrave; Spazzoni che ne ha impedito la decadenza usandolo, seppur in piccola parte, come deposito di granaglie e sede di uffici. Nel 2009 ragioni di sicurezza hanno determinato la parziale demolizione della ciminiera del pastificio.</p>","Sito web":"Spazzoni Giuseppe S.P.A.|www.spazzoni.com","Indirizzo email":"info@spazzoni.it","Numeri di telefono":"075 8942402","Accessibilità":""},{"_id":14,"Tipologia":"Archeologia industriale , Impianto industriale , Industria meccanica","Provincia":"TR","Comune":"Terni","Cap":5100,"Località":"","Indirizzo":"Piazzale A. Bosco","Numero civico":"3","Georeferenziazione":"42.5681518,12.653327699999977","Nome":"Ex Officine Bosco","Descrizione":"<p>Il complesso industriale era inizialmente destinato alla progettazione e alla costruzione di macchinari per l&rsquo;agricoltura locale. Nacque nel 1890 come piccolo insediamento a ridosso della Porta Spoletina, punta estrema a nord delle mura di Terni, per iniziativa del tecnico torinese Antonio Bosco. L&#39;edificio era dapprima costituito da una piccola officina meccanica con annessa fonderia di bronzo. Orientata la produzione verso la lavorazione di ferro e acciaio per la costruzione di macchinari metallici e la produzione di oggetti fusi in bronzo (1910), le Officine produssero importanti realizzazioni nel campo industriale e si ampliarono nell&#39;area compresa tra la Porta e il torrente Serra. Si sviluppano infine occupando la vasta area a nord della strada Spoletina (o Flaminia), inglobata nel 1939, fino alla stazione ferroviaria, costituendosi come vera e propria cittadella industriale&nbsp; interessando circa 40.000 mq e con una superficie coperta di circa 20.000 mq. La seconda guerra mondiale provoc&ograve; la distruzione di alcuni edifici, il cui ripristino fu possibile grazie alla concessione di finanziamenti da parte di istituti di credito. La crisi del settore meccanico tra il 1958 ed il 1963 comport&ograve; la soppressione della fonderia, l&#39;entrata di capitale straniero nella societ&agrave; e la definitiva uscita di scena della famiglia Bosco (1969). Negli anni &#39;70 l&#39;azienda si specializz&ograve; nella fornitura di macchinari per l&rsquo;industria chimica e petrolifera. Il complesso delle officine Bosco, parzialmente demolito nel 1985, &egrave; stato recuperato con fondi europei e trasformato nell&rsquo;attuale centro multimediale. Oggi l&#39;area &egrave; occupata da un parcheggio, da un Centro Multimediale e da un Istituto professionale.</p>","Sito web":"","Indirizzo email":"","Numeri di telefono":"","Accessibilità":""},{"_id":15,"Tipologia":"Archeologia industriale , Impianto industriale , Materie plastiche","Provincia":"TR","Comune":"Narni","Cap":5035,"Località":"Narni scalo","Indirizzo":"Strada Sant'Anna","Numero civico":"6","Georeferenziazione":"42.5318601,12.523287600000003","Nome":"Linoleum","Descrizione":"<p>Il complesso industriale era destinato alla produzione di linoleum, prodotto che cominci&ograve; ad affermarsi in Italia agli inizi del &lsquo;900 anche grazie alla crescente domanda da parte della Marina e delle Ferrovie dello Stato. Occupa la parte orientale della citt&agrave; industriale che si estende a est dell&rsquo;abitato di Narni Scalo, tra il tracciato della ferrovia e il corso del fiume Nera. Lo stabilimento del Linoleum, riconoscibile per la caratteristica forma cubica di alcuni suoi reparti, costituisce uno dei primi nuclei industriali che a partire dalla fine dell&#39;Ottocento hanno determinato l&#39;industrializzazione del narnese. Il primo impianto produttivo fu fondato nel 1887 dalla Societ&agrave; per la Fabbricazione e per il Commercio degli Oggetti in Caoutchouc, Guttaperca e Affini, costituita per iniziativa del finanziere Alessandro Centurini. Dopo un avvio incerto, caratterizzato comunque da forniture per la Marina Militare, lo stabilimento giunse alla chiusura nel 1894, travolto dal crollo della Banca Romana. L&#39;impianto venne rilevato da Giovanni Battista Pirelli, titolare a Milano di una fabbrica che produceva oggetti in gomma elastica, e conferito nel 1894 alla Societ&agrave; Italiana del Linoleum e Prodotti Affini. L&rsquo;impianto narnese godeva di una favorevole posizione geografica: era raccordato mediante un proprio binario alla linea ferroviaria, permettendo l&#39;afflusso delle varie materie prime (l&#39;olio di lino, le farine di legno o di sughero, le resine naturali) e disponeva di una derivazione d&rsquo;acqua dal fiume Nera. Dopo vari passaggi di propriet&agrave; nel 1985 lo stabilimento chiuse, per essere poi rilevato, due anni dopo, dalla francese Sommer, che ne rilanci&ograve; la produzione a livello mondiale.</p> \n \n<p>&nbsp;</p>","Sito web":"Tarkett S.p.a.|www.tarkett.it","Indirizzo email":"info.it@tarkett.com","Numeri di telefono":"0744 7551","Accessibilità":""},{"_id":16,"Tipologia":"Archeologia industriale , Impianto industriale , Prodotti chimici","Provincia":"TR","Comune":"Terni","Cap":5100,"Località":"","Indirizzo":"Viale Campofregoso","Numero civico":"","Georeferenziazione":"42.55941709949489,12.65107735991478","Nome":"Ex SIRI","Descrizione":"<p>Il complesso industriale era destinato alla produzione di ammoniaca sintetica, utilizzata per esplosivi e concimi azotati, nonch&eacute; prodotti chimici e allo studio e allo sfruttamento di nuovi procedimenti industriali nel campo della chimica, della fisica e della meccanica.&nbsp;</p> \n \n<p>Si sviluppava in un&#39;area pianeggiante di oltre 40.000 mq compresa tra il fiume Nera e le pendici del colle Obito. La SIRI, Societ&agrave; Italiana Ricerche Industriali, venne costituita nel 1925 e and&ograve; ad occupare il complesso della ex Ferriera pontificia, costruita nel 1794. Le grandi capacit&agrave; nel settore della ricerca industriale gli conferirono un notevole successo in Italia e all&rsquo;estero fino agli anni &rsquo;60, quando si manifestarono progressive difficolt&agrave; nell&rsquo;attivit&agrave; industriale, soprattutto per le mutate condizioni di mercato e di tecnologia, fino alla chiusura dell&#39;impianto nel 1983. La crescita dello stabilimento avvenne in maniera disomogenea, con nuove costruzioni che si addossarono alle preesistenti, lasciando un&rsquo;ampia superfice libera centrale, dove ancora &egrave; visibile anche il laghetto formato dalle acque dal Nera con le opere di presa d&rsquo;acqua per le centrali elettriche dello stabilimento. L&#39;accesso principale al complesso &egrave; ancora contrassegnato da un cancello decorato con aquile e sfere cuspidate in ghisa ed &egrave; prossimo alla piccola costruzione un tempo adibita a portineria e abitazione del custode. A destra del secolare viale alberato ancora esistente vi erano le abitazioni operaie, di tipologia lineare e a due livelli, mentre tutti gli altri fabbricati ospitavano i reparti produttivi.</p> \n \n<p>La propriet&agrave; dell&rsquo;area venne in parte rilevata tra il 1997 e il 2002 dal Comune di Terni, che l&rsquo;ha riqualificata per ospitare dal 2009 il CAOS, Centro Arti Opificio Siri.</p> \n \n<p>&nbsp;</p>","Sito web":"CAOS|http://www.caos.museum/info/","Indirizzo email":"info@caos.museum","Numeri di telefono":"0744 285946","Accessibilità":""},{"_id":17,"Tipologia":"Archeologia industriale , Impianto industriale , Prodotti chimici","Provincia":"TR","Comune":"Terni","Cap":5100,"Località":"Collestatte Piano","Indirizzo":"S.S. 209 \"Valnerina\" Km 6+680","Numero civico":"","Georeferenziazione":"42.558210849852784,12.722690611966755","Nome":"Ex Stabilimento Elettrochimico di Collestatte","Descrizione":"<p>Le attuali case lungo la strada della Valnerina, vicinissime alla Cascata delle Marmore, sono quanto rimane delle strutture del complesso di Collestatte Piano. Lo stabilimento, ampio 13.000 mq, sorse nel 1896 come primo impianto elettrochimico della Societ&agrave; Italiana per il Carburo di Calcio Acetilene e altri Gas (SICCAG, costituita nel 1896) ed era destinato alla produzione di carburo di calcio, sostanza chimica largamente impiegata nel campo dell&rsquo;illuminazione, pubblica e privata, a mezzo di gas acetilene. Con la fusione tra Carburo e Societ&agrave; Altiforni Fonderie e Acciaierie di Terni nel 1922 si arriv&ograve; alla chiusura dello stabilimento, che avvenne nel 1929. L&rsquo;insediamento fu allora adattato a residenza per operai e ampliato con nuove abitazioni, una chiesa e un dopolavoro (distrutto dai bombardamenti della seconda guerra mondiale) con attrezzature sportive e per il tempo libero, inclusa una sala cinematografica. L&#39;area, tuttora luogo di servizi pubblici e abitazioni, &egrave; stata recuperata nell&#39;ambito della valorizzazione della Cascata.</p>","Sito web":"","Indirizzo email":"","Numeri di telefono":"","Accessibilità":""},{"_id":18,"Tipologia":"Archeologia industriale , Impianto industriale , Prodotti chimici","Provincia":"TR","Comune":"Narni","Cap":5035,"Località":"Nera Montoro","Indirizzo":"Via Dello Stabilimento","Numero civico":"1","Georeferenziazione":"42.49717,12.475919999999974","Nome":"Stabilimento chimico di Nera Montoro","Descrizione":"<p>Il complesso industriale era destinato principalmente alla produzione di ammoniaca sintetica e derivati. Costituisce la parte pi&ugrave; significativa del polo chimico che si estende nell&#39;ampia piana al di sotto dell&#39;abitato di Nera Montoro, frutto di due interventi risalenti al 1915 e ai primi anni &rsquo;70. Lo stabilimento della Nuova Terni Industrie Chimiche sorge nei pressi della stazione ferroviaria, sulla sponda destra del fiume Nera, mentre i restanti e pi&ugrave; recenti impianti sorgono sulla sponda opposta, raggiungibile mediante un ponte. La caratteristica principale dello stabilimento &egrave; costituita dall&#39;intrecciarsi delle condutture, che testimoniano il succedersi delle fasi produttive, e dall&#39;emergere di un&#39;incredibile serie di ciminiere, torri e serbatoi delle pi&ugrave; varie forme e materiali costruttivi.&nbsp;Il primo impianto che ha dato vita all&#39;attuale polo industriale sorse nel 1914 per iniziativa della Societ&agrave; Idroelettrica di Villeneuve per produrre clorati. Con la fine della prima guerra mondiale lo stabilimento cess&ograve; l&#39;attivit&agrave; e venne ceduto alla Societ&agrave; per l&#39;Alluminio Italiano. L&#39;attivit&agrave; produttiva riprese soltanto nel 1922, quando la Societ&agrave; Italiana Ammoniaca Sintetica (SIAS) lo rilev&ograve; e ne avvi&ograve; la ristrutturazione. Nel 1925 la Societ&agrave; Terni, incorporando la SIAS, integr&ograve; nella sua organizzazione lo stabilimento di Nera Montoro che, unico in Italia, si avvaleva del processo Casale per la produzione di ammoniaca sintetica. Dagli anni &#39;30 fino agli anni &#39;60 si registr&ograve; un processo di ampliamento e di rinnovamento. Nel 1964, in seguito alla ristrutturazione aziendale, le attivit&agrave; elettrochimiche della Terni vennero costituite in societ&agrave; autonoma, la Terni Industrie Chimiche, inserita nel gruppo Finsider, per poi passare all&#39;ENI nel 1967.</p> \n \n<p>&nbsp;</p>","Sito web":"","Indirizzo email":"","Numeri di telefono":"0744 7581","Accessibilità":""},{"_id":19,"Tipologia":"Archeologia industriale , Impianto industriale , Prodotti chimici , Energia elettrica , Cava/miniera","Provincia":"TR","Comune":"Terni","Cap":5100,"Località":"Papigno","Indirizzo":"Via Carlo Neri","Numero civico":"18","Georeferenziazione":"42.5507686,12.694059799999991","Nome":"Ex Stabilimento Elettrochimico di Papigno","Descrizione":"<p>Il complesso, ampio 105.450 mq di cui 34.500 coperti, &egrave; uno dei pi&ugrave; grandi siti di archeologia industriale dell&rsquo;Italia centrale.</p> \n \n<p>Collocato all&rsquo;inizio della Valnerina a solo 1 chilometro dalla Cascata delle Marmore, ha profondamente trasformato questo paesaggio, segnato dagli imponenti edifici in cemento armato e laterizi, dalle condotte forzate per la centrale idroelettrica, dalla cava sul Monte S. Angelo e dalla teleferica in acciaio reticolare per il trasporto della cianamide che supera il corso del Nera.</p> \n \n<p>Lo stabilimento di Papigno era destinato alla produzione di carburo di calcio, sostanza chimica largamente impiegata nel campo dell&rsquo;illuminazione, pubblica e privata, a mezzo di gas acetilene. Sorse nel 1901 come principale impianto della Societ&agrave; Italiana del Carburo di Calcio Acetilene e Altri Gas (SICCAG, costituita nel 1896). Nel 1911 venne dotato di una grande centrale idroelettrica per le necessit&agrave; dei processi elettrochimici e l&rsquo;energia non utilizzata veniva venduta.</p> \n \n<p>Venne scelto questo luogo per l&rsquo;insediamento industriale perch&eacute; consentiva di ottenere a basso costo le materie prime necessarie per la produzione del carburo di calcio: permetteva infatti di sfruttare il maggior salto utile delle acque derivate dal fiume Velino per la produzione di energia elettrica e i giacimenti di calcare del monte S. Angelo.</p> \n \n<p>Lo stabilimento elettrochimico venne chiuso nel 1973, mentre fino a met&agrave; anni &lsquo;80 rimase in funzione il reparto per la produzione di ossigeno ed idrogeno gestito dalla Terni Siderurgica ad uso del fabbisogno interno della stessa.</p> \n \n<p>L&#39;area divisa tra l&#39;Ente nazionale idrocarburi e l&#39;Ente nazionale elettricit&agrave;, &egrave; stata acquisita dal Comune tra il 1997 e il 2003 e parzialmente recuperata per creare un centro di produzione cinematografica.</p> \n \n<p>Lo stabilimento di Papigno era destinato alla produzione di carburo di calcio, sostanza chimica largamente impiegata nel campo dell&rsquo;illuminazione, pubblica e privata, a mezzo di gas acetilene. Sorse nel 1901 come principale impianto della Societ&agrave; Italiana del Carburo di Calcio Acetilene e Altri Gas (SICCAG, costituita nel 1896). Nel 1911 venne dotato di una grande centrale idroelettrica per le necessit&agrave; dei processi elettrochimici e l&rsquo;energia non utilizzata veniva venduta.</p> \n \n<p>Venne scelto questo luogo per l&rsquo;insediamento industriale perch&eacute; consentiva di ottenere a basso costo le materie prime necessarie per la produzione del carburo di calcio: permetteva infatti di sfruttare il maggior salto utile delle acque derivate dal fiume Velino per la produzione di energia elettrica e i giacimenti di calcare del monte S. Angelo.</p> \n \n<p>Lo stabilimento elettrochimico venne chiuso nel 1973, mentre fino a met&agrave; anni &lsquo;80 rimase in funzione il reparto per la produzione di ossigeno ed idrogeno gestito dalla Terni Siderurgica ad uso del fabbisogno interno della stessa.</p> \n \n<p>L&#39;area divisa tra l&#39;Ente nazionale idrocarburi e l&#39;Ente nazionale elettricit&agrave;, &egrave; stata acquisita dal Comune tra il 1997 e il 2003 e parzialmente recuperata per creare un centro di produzione cinematografica.</p> \n \n<p>&nbsp;</p>","Sito web":"","Indirizzo email":"","Numeri di telefono":"","Accessibilità":""},{"_id":20,"Tipologia":"Archeologia industriale , Impianto industriale , Vetro","Provincia":"PG","Comune":"Piegaro","Cap":6066,"Località":"","Indirizzo":"Via dell'Industria","Numero civico":"18","Georeferenziazione":"42.970124,12.086785999999961","Nome":"Ex Vetreria di Piegaro","Descrizione":"<p>Il complesso industriale era destinato alla produzione di articoli in vetro, soprattutto fiaschi e bottiglie, attivit&agrave; presente a Piegaro fin dalla seconda met&agrave; del XII secolo.&nbsp; Posizionato all&#39;interno del paese, &egrave; costituito da un unico fabbricato di 200 mq,&nbsp; dotato di locali ampi e funzionali. I lavori per la costruzione di questa nuova vetreria iniziarono nel 1941, rimaneggiando edifici preesistenti che probabilmente ospitavano un impianto produttivo gi&agrave; dal XIX secolo. Il sito rimase in attivit&agrave; fino al 1968, quando la produzione venne spostata in un nuovo stabilimento a valle del paese. L&rsquo;edificio si sviluppa su tre piani. Il piano terra si articola in due corpi, originariamente divisi. Uno &egrave; la parte pi&ugrave; antica dell&rsquo;edificio, come testimoniano i caratteri costruttivi (volte a crociera, archi, ...) e i materiali utilizzati (mattoni di vecchia fattura, copertura in legno, mancanza di elementi in ferro, ...) tipici ottocenteschi. Nell&#39;altra grande sala si svolgeva la fase principale del ciclo produttivo: la lavorazione del vetro. Dell&rsquo;antico forno fusorio resta la base del muro perimetrale che racchiude parte dell&rsquo;ultimo vetro presente al suo interno al momento dello spegnimento. Ancora visibile &egrave; anche la camera in cui veniva raccolto il vetro nella fase di manutenzione del forno, con la grande colata verde smeraldo fattavi confluire dal bacino di fusione al momento della dismissione. Dal finestrone sul fondo &egrave; visibile la ciminiera, perfettamente conservata. Nel piano seminterrato si trovano le gallerie che fungevano da magazzino e il sistema di riscaldamento del forno, costituto da un bruciatore e da una serie di cunicoli che correvano sotto il pavimento e si raccordavano con la base della ciminiera per l&rsquo;espulsione dei fumi prodotti dalla combustione. Il piano superiore, infine, era occupato dagli uffici e da aree in cui avveniva l&rsquo;ultima fase della lavorazione dei fiaschi, ovvero lo sbiancamento dell&rsquo;impagliatura tramite zolfo.</p> \n \n<p>L&rsquo;edificio &egrave; stato acquisito dall&rsquo;Amministrazione comunale e restaurato, realizzando il Museo del Vetro, attivo dal 2009.</p>","Sito web":"Museo del vetro di Piegaro|http://www.museodelvetropiegaro.it/","Indirizzo email":"museodelvetro@comune.piegaro.pg.it","Numeri di telefono":"075 8358525 , 366 9576262","Accessibilità":""},{"_id":21,"Tipologia":"Archeologia industriale , Villaggio operaio","Provincia":"TR","Comune":"Narni","Cap":5035,"Località":"Nera Montoro","Indirizzo":"Strada  del Villaggio","Numero civico":"","Georeferenziazione":"42.4980706,12.47377449999999","Nome":"Villaggio di Nera Montoro","Descrizione":"<p>Il villaggio operaio &egrave; posto su un colle a una quota intermedia tra l&rsquo;area industrializzata e l&rsquo;abitato di Montoro e rappresenta un mondo a s&eacute; stante immerso nel verde. Vi si accede mediante un&rsquo;apposita strada che si inserisce sulla Narni-Orte all&rsquo;altezza dell&rsquo;ingresso dello stabilimento. Il villaggio sorse per far fronte alla necessit&agrave; da parte della Terni Societ&agrave; per l&rsquo;Industria e l&rsquo;Elettricit&agrave; di disponibilit&agrave; fissa, in loco, della manodopera impegnata nello stabilimento elettrochimico di Nera Montoro. Cos&igrave; nel 1930 venne avviata la costruzione del villaggio, ultimato nel 1931. Complessivamente comprendeva 14 costruzioni residenziali, per un totale di 41 appartamenti e tre edifici per i servizi. Nel 1937 venne aggiunta la chiesa e da allora non ha subito modificazioni sostanziali fino all&rsquo;ultimo quarto del &lsquo;900, quando il complesso &egrave; stato inglobato a nord da un insediamento per lo pi&ugrave; di edilizia minore che complica la lettura visiva dell&rsquo;insieme dell&rsquo;intervento edilizio originario. Il complesso presentava un carattere agreste, in accordo con una filosofia padronale che voleva che l&rsquo;operaio vivesse in campagna ma nei pressi dello stabilimento, in modo da poter integrare il reddito con i prodotti della terra. Come in altre esperienze italiane le unit&agrave; abitative si presentavano come villette. Avevano ingresso autonomo, erano circondate da un&rsquo;area verde di pertinenza con orto e lavatoio delimitata da una recinzione e mostravano una certa cura formale, bench&eacute; frutto di tecniche semplici e dunque economiche, come fasce intonacate di diversa intensit&agrave; e ornamentazione plastica prodotta in serie. Notevole risultava la piscina, manifesto delle molteplici possibilit&agrave; di impiego del cemento armato (trampolino) e applicazione della produzione industriale in serie all&rsquo;industrial design (panchine e recinzioni sagomate). Purtroppo molti degli elementi che caratterizzavano e uniformavano il complesso sono stati pesantemente compromessi dagli interventi di ammodernamento degli immobili operati nel corso del tempo per lo pi&ugrave; dai singoli proprietari.</p> \n \n<p>&nbsp;</p>","Sito web":"","Indirizzo email":"","Numeri di telefono":"","Accessibilità":""},{"_id":22,"Tipologia":"Archivio","Provincia":"PG","Comune":"Paciano","Cap":6060,"Località":"","Indirizzo":"","Numero civico":"","Georeferenziazione":"43.021466606767234,12.069854736328127","Nome":"Archivio comunale di Paciano","Descrizione":"Il Comune di Paciano ha conservato le carte da lui prodotte e quelle dei fondi delle opere pie, tranne quello dell'Opera Rossini, da tempo immemorabile nei locali del Palazzo comunale, esattamente \"in un piccolo deposito idoneo contiguo alla sala consiliare\" [1]; in seguito ha trasferito la totalità delle carte relative agli enti assistenziali di beneficenza operanti nel territorio comunale in un edificio di proprietà sito in via Nicola Danzetta 40 dove un tempo aveva sede la Camera del Lavoro. I lavori di ristrutturazione dell'attuale sede dell'archivio storico comunale hanno avuto inizio negli anni 1979-1980 e il trasferimento delle carte è avvenuto intorno al 1988 in occasione del riordinamento dell'archivio storico comunale, come ricordato nell'introduzione dell'inventario redatto a cura della cooperativa \"Archivio - Civiltà\". Storia a parte ha avuto il fondo dell'Opera pia Tenente Rossini che è stato conservato nei locali del Palazzo Rossini fino all'acquisizione dell'edificio da parte del comune (effettuata intorno al 1979- 1980) e ai lavori di ristrutturazione avvenuti nel 1982; in quest'ultima occasione le carte del fondo furono trasferite anch'esse in municipio dove sono rimaste fino al 2006 quando furono traslocate nell'attuale sede di via Danzetta. \nNessuna notizia certa si ha su eventuali incendi o dispersioni importanti avvenute nel corso degli anni a danno dell'archivio; vi sono stati solo episodi di infriltrazione di acqua i cui danni sono stati riscontrati infatti anche su alcuni documenti.","Sito web":"","Indirizzo email":"","Numeri di telefono":"","Accessibilità":""},{"_id":23,"Tipologia":"Area archeologica","Provincia":"PG","Comune":"Spello","Cap":6038,"Località":"","Indirizzo":"Via Paolina Schicchi Fagotti","Numero civico":"7","Georeferenziazione":"42.98797608089037,12.674161791801454","Nome":"Villa dei Mosaici di Spello","Descrizione":"<p>Nel cuore dell&rsquo;Umbria, la Villa dei Mosaci di Spello &egrave; una delle scoperte archeologiche pi&ugrave; straordinarie dell&rsquo;Umbria. Riportata alla luce nel 2005, la Villa di et&agrave; imperiale custodisce circa 500 metri quadrati di raffinati mosaici, oltre a tracce di affreschi e stucchi.&nbsp;<br /> \nDei venti ambienti ritrovati, dieci conservano mosaici policromi di grande bellezza. Gli splendidi pavimenti, unici in Umbria con questo tipo di raffigurazioni, sono un caleidoscopio di temi e soggetti. Si possono ammirare animali selvatici e fantastici, personificazioni delle stagioni, elementi geometrici.<br /> \nScopri il museo della Villa dei Mosaici di Spello. Immergiti nella realt&agrave; virtuale, esplora gli ambienti con le ricostruzioni in 3D, scarica la APP, interattiva e gratuita, per scoprire la vita quotidiana di un antico cittadino romano.<br /> \nIl passato e il futuro non sono mai stati cos&igrave; vicini.</p> \n \n<p>Il Museo aderisce ai&nbsp;progetti&nbsp;<strong><a href=\"https://www.youtube.com/watch?v=0Zkmh0PhVCs\">UMBRIA BOX</a>&nbsp;</strong>e <strong><a href=\"https://www.regione.umbria.it/documents/18/25569814/Spello/5a8029dd-96e6-4706-9e2c-14c0cd7aa3af\" target=\"_blank\">UMBRIA TIME TRAVEL BOX</a></strong>.</p>","Sito web":"http://www.villadeimosaicidispello.it/|http://www.villadeimosaicidispello.it/","Indirizzo email":"info@villadeimosaicidispello.it  , villadeimosaici@vivispello.it","Numeri di telefono":"742455579","Accessibilità":"sì"},{"_id":24,"Tipologia":"Area archeologica","Provincia":"TR","Comune":"Castel Viscardo","Cap":5014,"Località":"","Indirizzo":"Località Caldane","Numero civico":"","Georeferenziazione":"42.7556992,12.002735099999995","Nome":"Necropoli di Caldane","Descrizione":"Compresa nel Parco Archeologico e Ambientale dell'Orvietano (PAAO), la necropoli si estende in un'area boscosa a nord-ovest di Castel Viscardo, nella valle del fiume Paglia. \nIn luce dal 1986, è costituita da tombe a camera di modeste dimensioni, scavate nella roccia e precedute da un breve corridoio d'accesso (dromos). Ritrovate in parte già manomesse, quelle intatte contenevano ceramiche dipinte di produzione orvietana, buccheri, ma anche oggetti in metallo, come uno specchio etrusco in bronzo, inciso con raffigurazioni mitologiche. \nLa necropoli risale per gran parte alla seconda metà del VI secolo a.C","Sito web":"","Indirizzo email":"info@comune.castelviscardo.tr.it , castelviscardo.comune@virgilio.it","Numeri di telefono":"0763 361010","Accessibilità":"in parte"},{"_id":25,"Tipologia":"Area archeologica","Provincia":"TR","Comune":"Orvieto","Cap":5018,"Località":"","Indirizzo":"Str. Statale 71 - Km 1.6 - Località  Le Conce","Numero civico":"","Georeferenziazione":"42.7185068,12.1107446","Nome":"Necropoli di Crocifisso del Tufo","Descrizione":"La necropoli è estesa lungo il versante settentrionale della rupe tufacea su cui sorge Orvieto, l'etrusca Velzna. \nScoperta nell’Ottocento, rappresenta un documento straordinario della storia e della cultura etrusca. La sua visita trova essenziale complemento in quella del Museo Archeologico Nazionale e del Museo Claudio Faina di Orvieto, che ne custodiscono numerosi reperti, soprattutto i ricchi corredi ceramici. \nLa necropoli fu utilizzata dall’ VIII al III secolo a.C; al periodo di massimo sviluppo (VI-V secolo a.C) risale la pianificazione della necropoli ad isolati, definiti da strade tra loro ortogonali e occupati da tombe del tipo “a dado”, secondo una rigida disposizione che riflette un'organizzazione sociale di tipo egualitaria. Ogni sepoltura era riservata a singole famiglie identificate dal nome inciso sull’architrave, che svela la presenza anche di cittadini stranieri ad Orvieto, sempre più cosmopolita. Forme di ostentazione della ricchezza raggiunta da un largo strato di cittadini sono, infine,  espresse dai lussuosi oggetti di corredo, acquistati sul mercato greco-orientale, molti dei quali sono oggi visibili al Museo Archeologico Nazionale e al Museo Claudio Faina di Orvieto.","Sito web":"www.archeopg.arti.beniculturali.it|www.archeopg.arti.beniculturali.it","Indirizzo email":"sba-umb@beniculturali.it","Numeri di telefono":"0763 343611","Accessibilità":"in parte"},{"_id":26,"Tipologia":"Area archeologica","Provincia":"TR","Comune":"Baschi","Cap":5023,"Località":"","Indirizzo":"Località Scoppieto di Baschi","Numero civico":"","Georeferenziazione":"42.7241611,12.289847000000009","Nome":"Area archeologica di Scoppieto","Descrizione":"<p>Il sito esteso in localit&agrave; Scoppieto, nel comune di Baschi, occupa un pianoro dominante la valle del Tevere, in una zona ricca di giacimenti di argilla, di acqua e terre fertili. La visita allo scavo archeologico rappresenta il punto di partenza o di arrivo di un itinerario naturalistico - archeologico da effettuare nel Parco fluviale del Tevere, che offre un panorama degli insediamenti sorti in antico in funzione del fiume, agile mezzo di comunicazione e trasporto. La visita trova essenziale complemento in quella dell&rsquo;Antiquarium comunale di Baschi, dove sono esposti i materiali messi in luce nell&rsquo;area archeologica. Le indagini, in corso dal 1995 da parte dell&rsquo;Universit&agrave; degli Studi di Perugia, hanno riportato in luce un santuario di IV secolo a.C su cui si impost&ograve;, dalla fine del I secolo a.C., un complesso produttivo di ceramiche. Cessata l&rsquo;attivit&agrave;, l&rsquo;area si trasform&ograve; in un quartiere residenziale fino al IV secolo d.C. L&rsquo;officina, in funzione per circa un secolo, fabbricava vasellame da tavola detto &ldquo;terra sigillata&rdquo;, dal nome del timbro &ndash; sigillum &ndash; che serviva ad imprimere sulle matrici dei vasi i motivi decorativi. Oltre a coppe, tazze, piatti e ciotole, dalla caratteristica superficie levigata di colore rosso corallo, venivano prodotti anche lucerne e laterizi. Dall&rsquo;area sinora scoperta, estesa per circa 2000 mq, sono riemerse le postazioni regolarmente allineate dei vasai, che sedevano vicino ad una vasca per l&rsquo;argilla, al tornio e a un braciere; in situ si svolgevano anche le altre fasi della lavorazione, dalla depurazione dell&rsquo;argilla alla cottura dei prodotti; le firme degli artigiani scoppietani apposte sulla ceramica consentono di risalire alla rete di distribuzione delle merci, diffuse su larga scala in tutto il bacino del Mediterraneo, attraverso la via fluviale del Tevere, estremamente vicina ed economica.</p>","Sito web":"www.turismobaschi.it|www.turismobaschi.it","Indirizzo email":"antiquariumbaschi@gmail.com","Numeri di telefono":"329 296 9356","Accessibilità":""},{"_id":27,"Tipologia":"Area archeologica","Provincia":"TR","Comune":"Amelia","Cap":5022,"Località":"","Indirizzo":"via della Valle","Numero civico":"","Georeferenziazione":"42.55732032399337,12.410661578178408","Nome":"Le mura poligonali","Descrizione":"<p>Le mura di Amelia furono edificate quando la citt&agrave; entr&ograve; nell&rsquo;orbita politica romana, cio&egrave; tra il IV e il III secolo a.C., come suggerisce la tecnica edilizia caratteristica delle cinte murarie dei centri laziali e delle colonie fondate da Roma.<br /> \nLa muratura &egrave; in opera poligonale, ottenuta con grandi blocchi di calcare di forma non regolare, messi in opera senza uso di malta. Di dimensioni monumentali, ha uno spessore complessivo variabile tra i tre e i quattro metri, mentre i singoli blocchi superano a volte i due metri e mezzo di lunghezza. &Egrave; per&ograve; possibile che almeno il tratto settentrionale, successivamente raccordato al circuito pi&ugrave; ampio, sia pi&ugrave; antico. Quest&rsquo;ultimo recingeva probabilmente la cittadella preromana situata nell&rsquo;area attualmente occupata dalla cattedrale.<br /> \nLa cinta &egrave; conservata in due tratti: nella zona nord-occidentale, lungo via della Valle, e in quella meridionale, lungo la strada statale 205 fino a porta Romana e da questa, lungo la Circonvallazione, fino a porta Leone IV.<br /> \nNel settore iniziale di quest&rsquo;ultimo tratto le mura presentano per circa cinquanta metri un restauro, attribuito a papa Leone IV (847-855), eseguito con la stessa tecnica costruttiva ma con blocchi molto pi&ugrave; piccoli.</p>","Sito web":"","Indirizzo email":"","Numeri di telefono":"","Accessibilità":""},{"_id":28,"Tipologia":"Area archeologica","Provincia":"PG","Comune":"Perugia","Cap":6121,"Località":"","Indirizzo":"Piazza Braccio Fortebraccio","Numero civico":"","Georeferenziazione":"43.11468242430083,12.389777898788452","Nome":"Arco Etrusco","Descrizione":"<p>L&#39;Arco etrusco o di Augusto,&nbsp;&egrave; un&#39;antica porta monumentale della citt&agrave; di Perugia. Fu edificata nel III secolo a.C. lungo le mura etrusche per collegare il centro cittadino con il contado. Orientata a nord,&nbsp;la porta costituiva il punto di uscita del prolungamento della via Amerina che entrava nella citt&agrave; da sud attraverso Porta Marzia.</p> \n \n<p>Imponente e di aspetto militare, la porta &egrave; costruita in blocchi di travertino e costituita da due torrioni&nbsp;trapezoidali, uniti da&nbsp;una facciata centrale composta da due archi a tutto sesto sovrapposti. Sull&#39;arco inferiore&nbsp;si legge&nbsp;la scritta &quot;Augusta Perusia&quot;, incisa a seguito del Bellum Perusinum (41-40 a.C.), che decret&ograve; la vittoria dell&#39;imperatore Augusto su Lucio, fratello di Marco Antonio,&nbsp;asserragliatosi in citt&agrave; per il controllo di essa. Negli anni successivi allo scontro bellico, culmiinato con l&#39;incendio della citt&agrave;,&nbsp;Perugia&nbsp;fu riportata al suo&nbsp;splendore e la porta venne&nbsp;ristrutturata per volere di Augusto, da cui il nome Arco di Augusto. Lungo la&nbsp;fascia orizzontale sopra l&#39;arco inferiore, &egrave; visibile&nbsp;l&#39;iscrizione &quot;Colonia Vibia&quot;, in ricordo del l&#39;imperatore di origini perugine Vibio Treboniano Gallo (251-253 d.C.)&nbsp;che attribu&igrave; alla citt&agrave; il titolo&nbsp;di colonia romana.&nbsp;</p> \n \n<p>D&#39;epoca rinascimentale l&#39;elegante loggiato edificato&nbsp;in&nbsp;cima al bastione sinistro, mentre risale al XVII secolo&nbsp;la fontana posta alla base dello stesso bastione. A destra dell&#39;arco, lungo l&#39;attuale via Cesare Battisti, si apre uno dei pi&ugrave; suggestivi tratti delle antiche mura etrusche di Perugia.</p>","Sito web":"","Indirizzo email":"","Numeri di telefono":"","Accessibilità":""},{"_id":29,"Tipologia":"Area archeologica","Provincia":"PG","Comune":"Perugia","Cap":6121,"Località":"","Indirizzo":"via San Manno - Località Ferro di Cavallo","Numero civico":"","Georeferenziazione":"43.1039655,12.351829","Nome":"Ipogeo di San Manno","Descrizione":"Poco distante dalla città di Perugia, in località Ferro di Cavallo, si trova all’interno della casa medievale dei Cavalieri di Malta. L’ipogeo è costituito da un ampio vano rettangolare con copertura a volta, rivestito da blocchi di travertino, perfettamente allineati e commessi a secco. Sui lati lunghi si aprono simmetricamente due piccole camere quadrate, anch’esse con copertura a volta. Sopra l’arco di accesso della cella di sinistra è incisa una lunga iscrizione etrusca che corre su tre righe di diversa lunghezza. Il testo menziona la tomba costruita da Aule e Larth della famiglia Precu. Sono ricordati il padre Larth e la madre, della famiglia Cestna.","Sito web":"","Indirizzo email":"","Numeri di telefono":"075 5057190 , 349 6237367","Accessibilità":"no"},{"_id":30,"Tipologia":"Chiesa","Provincia":"PG","Comune":"Assisi","Cap":6081,"Località":"","Indirizzo":"Piazza della Porziuncola, Santa Maria degli Angeli","Numero civico":"","Georeferenziazione":"43.0569495,12.5795169","Nome":"Basilica di Santa Maria degli Angeli","Descrizione":"La basilica di S. Maria degli Angeli viene costruita tra il 1569 e 1679, la sua struttura ingloba le strutture del convento francescano edificate a ridosso della Porziuncola. Pio V a conclusione del Concilio di Trento, volle la costruzione della basilica, sia per riconoscere l’importanza dell’ordine minorita dei francescani sia per accogliere i pellegrini che tuttora vi affluiscono in occasione dell’Indulgenza del Perdono (31 luglio-2 agosto) voluta dallo stesso S. Francesco.  \nLa chiesa compiuta nel 1679  con la costruzione del campanile della parte destra, è a tre navate e fu progettata da Galeazzo Alessi; all’esecuzione della chiesa parteciparono Giacomo Martelli, Giacomo Giorgetti e forse anche il Vignola. \nA causi dei crolli del terremoto del 1832, la basilica fu in parte ricostruita da Luigi Poletti (1836-40) nelle stesse forme. La facciata venne alzata nel 1925-30.Nello stesso 1930 viene posta al vertice della facciata la statua della \"Madonna degli Angeli\" realizzata dallo scultore Colasanti, mentre per l'attuale sistemazione del piazzale antistante, si deve attendere il progetto dell'architetto Nicolosi del 1950. \nL’interno è a tre navate e presenta delle cappelle laterali le cui decorazioni parietali rappresentano la più organica raccolta della pittura umbra del tardo Cinquecento e del primo Seicento. Di notevole interesse artistico ma soprattutto religioso legate alla vita del Santo sono la Cappella della Porziuncola e la Cappella del Transito.  \nLa cappella della Porziuncola risalente al X-XI sec. è dedicata a S. Maria degli Angeli o a S. Maria della Porziuncola. Intorno al 1025, S. Francesco vi stabilì la sua dimora restaurandola e fondandovi l’Ordine francescano (1208). La parte superiore della facciata è decorata da un affresco di Friedrich Overbeck da Lubecca (1829) che raffigura “S. Francesco implora da Gesù e Maria la concessione dell’Indulgenza del Perdono”. Sul lato destro sono visibili frammenti di affreschi di influsso senese risalenti al Quattrocento. All’altare, grande pala di Ilario da Viterbo raffigurante” l’Annunciazione e Storie del Perdono”.  \nLa Cappella del Transito: è la cella dell’infermeria dove S. Francesco morì il 3 ottobre 1226. All’esterno affreschi di Domenico Bruschi (1886), Morte e funerali del Santo Francescano. Nell’interno affreschi dello Spagna. All’interno della cappella si trova la nicchia contenente la statua di S. Francesco, in terracotta smaltata di Andrea della Robbia.  \nDalla sagrestia si accede al corridoio che porta al Roseto legato ad una leggenda sulla vita di S. Francesco, piccolo giardino piantato esclusivamente a rosai senza spine. Adiacente al Roseto è la cappella del Roseto (1518) composta da tre ambienti decorata da affreschi di Tiberio d’Assisi, autore anche degli affreschi parietali dell’Oratorio di S. Bonaventura (1506). Lungo il tragitto d’uscita è visibile a sinistra, il chiostro quattrocentesco e ciò che resta del conventino dell’epoca di S. Bernardino di Siena (sec. XV).","Sito web":"www.porziuncola.org|www.porziuncola.org","Indirizzo email":"basilicaporziuncola@assisiofm.org","Numeri di telefono":"075 8051430","Accessibilità":""},{"_id":31,"Tipologia":"Chiesa","Provincia":"TR","Comune":"Lugnano in Teverina","Cap":5020,"Località":"","Indirizzo":"Piazza Santa Maria","Numero civico":"16","Georeferenziazione":"42.57480297927956,12.330479621887209","Nome":"Collegiata di Santa Maria Assunta","Descrizione":"<p>La Chiesa di Santa Maria Assunta si presenta come uno dei pi&ugrave; interessanti esempi&nbsp;di architettura romanica in Umbria. La datazione delle sue origini &egrave; incerta, sebbene gli studiosi siano concordi nel collocare al sua costruzione intorno al XI secolo&nbsp;o ai primi del XII secolo.</p> \n \n<p>Incastonato&nbsp;nell&#39;antica piazza chiamata &quot;Piazza di Santa Maria&quot;, luogo di ritrovo e centro della vita sociale del paese dal Medioevo in avanti, l&#39;edificio sacro&nbsp;si colloca in maniera armonica nel tessuto urbano del piccolo borgo. Preceduta da un ampio portico costituito da due pilastri ai lati e da quattro colonne centrali, lisce e tortili alternate, la splendida facciata &egrave; costituita da blocchi&nbsp;di&nbsp;travertino ed &egrave;&nbsp;ornata da molti elementi simbolici e proverbiali, facilmente comprensibili anche a un popolo non scolarizzato, riconducibili a messaggi di ammonimento verso le tentazioni ed elevazione spirituale. Al centro di essa vi &egrave; un grande rosone, a simboleggiare Cristo centro dell&#39;Universo che si fa uomo, ed ai lati del quadrato in cui &egrave; inscritto il&nbsp;rosone sono raffigurati i quattro evangelisti: Marco, Matteo, Luca, Giovanni. In cima alla facciata, svetta&nbsp;un&#39;aquila scolpita, dal valore simbolico riconducibile all&#39;Apocalisse.</p> \n \n<p>La struttura &egrave; orientata ad est, ove sorge il sole e dunque simbolo di Cristo ed ha una pianta a croce latina e ripartita all&#39;interno in tre navate con&nbsp;colonne decorate da capitelli di varie forme. Da ammirare&nbsp;il&nbsp;pavimento, in mosaico di stile cosmatesco. Lo spazio interno &egrave; disposto su tre livelli: navata cripta e presbiterio, che risentono architettonicamente della presenza lombarda sul territorio in epoca alto medievale. Sotto il presbiterio vi &egrave; una piccola cripta ove &egrave; conservato un&nbsp;crocifisso in alabastro del XVII secolo,&nbsp;oggetto di venerazione, all&#39;interno di un reliquiario barocco.</p> \n \n<p>La chiesa &egrave; chiamata anche Collegiata, poich&eacute; in passato amministrata da un collegio di chierici definiti canonici; questo tipo di gestione, che mirava a rendere pi&ugrave; solenne il culto di Dio,&nbsp;era scelta&nbsp;dalla Santa Sede per le chiese considerate di una certa rilevanza.</p>","Sito web":"","Indirizzo email":"","Numeri di telefono":"","Accessibilità":""},{"_id":32,"Tipologia":"Chiesa","Provincia":"PG","Comune":"Gualdo Tadino","Cap":6023,"Località":"","Indirizzo":"Corso Italia","Numero civico":"","Georeferenziazione":"43.2310373,12.784580600000027","Nome":"Chiesa monumentale di San Francesco","Descrizione":"<p>La Chiesa di San Francesco &egrave; uno splendido esempio di arte devozionale legata all&rsquo;ordine francescano, fu edificata alla fine del XIII secolo per ospitare i francescani conventuali e consacrata nel 1315. Sorge sulla piazza principale del centro storico di Gualdo Tadino, Piazza Martiri della Libert&agrave;, sul lato opposto alla cattedrale di San Benedetto. La facciata tuttavia si affaccia su Corso Italia, mentre sul fianco sinistro sorgeva il convento. La facciata &egrave; caratterizzata da copertura a capanna e dal grande portale gotico fregiato di capitelli, mentre all&rsquo;interno la chiesa, costituita da un&rsquo;unica ampia navata, ha una struttura simile a quella della Basilica di San Francesco ad Assisi.<br /> \nParticolarmente ricca &egrave; la decorazione delle pareti che sono affrescate con dipinti di scuola umbro-marchigiana datati tra il XIV&nbsp;e il XVI secolo. Le opere pi&ugrave; pregevoli sono sicuramente quelle del pittore-notaio rinascimentale Matteo da Gualdo, di grande impatto nella scuola umbra: sue sono la &ldquo;Madonna col Bambino in trono e i Santi Francesco d&rsquo;Assisi e Sebastiano&rdquo;, posta sulla controfacciata di sinistra, la &ldquo;Crocifissione&rdquo; dell&rsquo;abside, la &ldquo;Madonna col Bambino e San Francesco&rdquo; nella terza arcata di sinistra e la &ldquo;Madonna col Bambino e Sant&rsquo;Anna&rdquo; sul pilastro tra la prima e la seconda cappella della chiesa. Da ammirare anche il quattrocentesco coro ligneo, l&rsquo;altare maggiore ed il pulpito sulla sinistra, risalenti al XIV secolo. La Chiesa ospita tra i pi&ugrave; importanti manufatti del XVI secolo, la pala d&rsquo;altare in ceramica policroma, gi&agrave; nell&rsquo;eremo di Serrasanta. Questo dossale d&rsquo;altare a rilievo raffigura l&rsquo;Eterno tra San Sebastiano, la Vergine Orante, San Facondino e San Rocco, entro paraste con trofei d&rsquo;armi e musicali sormontate da un timpano dov&rsquo;&egrave;, aggettante, l&rsquo;Annunciazione. Nella Chiesa dell&rsquo;Eremo di Serrasanta oggi, al posto del manufatto originale, c&rsquo;&egrave; una magnifica copia eseguita nel 1926, con calco dall&rsquo;originale, da Giuseppe Pericoli per la societ&agrave; Luca Della Robbia. Di pregio infine il lavabo di sacrestia, realizzato nel XVII secolo dalla famiglia di maiolicari pi&ugrave; importante a Gualdo Tadino, quella dei Biagioli detti Monina.</p>","Sito web":"","Indirizzo email":"info@emigrazione.it","Numeri di telefono":"075 9142445  , 347754179","Accessibilità":"in parte"},{"_id":33,"Tipologia":"Chiesa","Provincia":"PG","Comune":"Umbertide","Cap":6019,"Località":"","Indirizzo":"Via Badia di Montecorona","Numero civico":"","Georeferenziazione":"43.26448755298061,12.350049018859865","Nome":"Abbazia di San Salvatore di Montecorona","Descrizione":"<p>L &lsquo;Abbazia del San Salvatore di Monte Acuto, primitivo nome di Monte Corona, si trova nelle immediate vicinanze di Umbertide, in contesto isolato.<br /> \nL&rsquo;Abbazia &egrave; stato un importante Monastero Benedettino dell&rsquo;XI secolo che si ritiene sia stato fondato intorno al 1008 da San Romualdo (Ravenna, 952 ca/Fabriano, 1027). Il Santo, famoso per essere il fondatore dell&rsquo;Ordine dei Monaci Camaldolesi, riform&ograve; la tradizione benedettina da cui proveniva ispirandosi ad una maggiore semplicit&agrave; ed istitu&igrave; vari eremi e cenobi in tutto l&rsquo;Appennino Umbro Tosco Marchigiano.<br /> \nL&rsquo;Abbazia di Montecorona fu un importante centro di meditazione, di preghiera, di cultura e di ricerca con la sua farmacia, ed anche un importante luogo di ospitalit&agrave; per pellegrini e viandanti.<br /> \nDominata dall&#39;inconfondibile campanile a pianta ottagonale, la chiesa, di impostazione romanica con pianta a tre navate, fu consacrata nel 1105. Caratterizzano la navata centrale importanti affreschi di scuola umbra del Trecento.<br /> \nDi notevole suggestione la cripta di Santa Maria delle Grazie, a cinque navate e tre absidi sovrastate da volte a crociera sorrette da colonne romane e altomedievali, tutte diverse l&#39;una dall&#39;altra.<br /> \nAltro elemento di pregio &egrave; il ciborio dell&#39;VIII secolo, proveniente dalla chiesetta di San Giuliano delle Pignatte e collocato nell&#39;Abbazia solo in occasione dei lavori di ripristino del 1959.<br /> \nUna strada mattonata, collega l&rsquo;Abbazia con l&rsquo;Eremo di Montecorona che si trova sulla cima del monte.</p>","Sito web":"","Indirizzo email":"","Numeri di telefono":"","Accessibilità":""},{"_id":34,"Tipologia":"Chiesa","Provincia":"PG","Comune":"Spoleto","Cap":6049,"Località":"","Indirizzo":"Piazza del Duomo","Numero civico":"","Georeferenziazione":"42.73513767606216,12.740036845207216","Nome":"Cattedrale di Santa Maria Assunta","Descrizione":"<p>Nel cuore del centro storico di Spoleto, lungo via Saffi, si apre la stupenda vista della Cattedrale di Santa Maria Assunta, a cui si arriva tramite la scenografica scalinata di via dell&rsquo;Arringo.<br /> \nLa cattedrale ha origini molto antiche. La prima notizia dell&rsquo;edificio &egrave; datata 956, quando in quest&rsquo;area esisteva gi&agrave; una prima Cattedrale denominata Santa Maria del Vescovato, edificata tra l&rsquo;VIII e il IX secolo. La costruzione del Duomo odierno fu avviata solo dopo il 1155 e termin&ograve; con la sua consacrazione nel 1198 da parte di papa Innocenzo III.<br /> \nLa facciata si presenta come il risultato di&nbsp;diverse epoche.<br /> \nNel primo ordine il portale centrale e quelli laterali si trovano all&rsquo;interno di un portico rinascimentale realizzato tra la fine del XV e l&rsquo;inizio del XVI secolo. Sotto il portico si trovano i tre portali che danno accesso alla Cattedrale. Quello centrale, detto Porta Paradisi, presenta sugli stipiti e sull&rsquo;architrave una pregevole decorazione scultorea.<br /> \nNel secondo ordine della facciata sono presenti cinque rosoni, realizzati entro la fine del XII secolo; quello centrale, &egrave; inserito in una cornice quadrata, dove sono scolpiti i simboli dei quattro evangelisti.<br /> \nIl terzo ordine della facciata, suddiviso dal secondo attraverso una cornice marcapiano e archetti pensili, &egrave; decorato da tre archi a sesto acuto. In quello centrale troneggia il mosaico, firmato e datato, realizzato nel 1207 dal mosaicista Solsterno.<br /> \nL&rsquo;interno della Cattedrale &egrave; il risultato del rinnovamento seicentesco.<br /> \nQui sono conservate importanti opere d&rsquo;arte, tra le quali gli affreschi del Pintoricchio nella cappella Eroli (1497), la tela ad olio di Annibale Carracci raffigurante la Madonna col Bambino e i Santi Francesco e Dorotea (1599) e la Santissima Icona, preziosa opera bizantina dell&rsquo;XI-XII secolo donata nel 1185 dall&rsquo;Imperatore Federico Barbarossa in segno di pace.<br /> \nL&rsquo;abside &egrave; interamente decorata dai bellissimi affreschi raffiguranti Storie della Vergine, realizzati tra 1467 e 1469 da Fra&rsquo; Filippo Lippi, le cui spoglie sono custodite nel monumento sepolcrale situato nel transetto destro.<br /> \nLa Cappella delle Reliquie conserva una lettera autografa di San Francesco, mentre nell&rsquo;ultima cappella della navata destra &egrave; esposta la Croce di Alberto Sotio, firmata e datata 1187, uno dei migliori esempi&nbsp;di croce dipinta di epoca romanica in Italia.</p>","Sito web":"","Indirizzo email":"","Numeri di telefono":"","Accessibilità":""},{"_id":35,"Tipologia":"Chiesa","Provincia":"PG","Comune":"Città della Pieve","Cap":6062,"Località":"","Indirizzo":"Piazza Gramsci","Numero civico":"","Georeferenziazione":"42.9524413489263,12.004194259643556","Nome":"Cattedrale dei Santi Gervasio e Protasio","Descrizione":"<p>La chiesa dei Santi Gervasio e Protasio&nbsp;si trova nel cuore di Citt&agrave; della Pieve, nell&rsquo;area occupata da Piazza Gramsci e piazza del Plebiscito, nello stesso luogo dove sorgeva l&rsquo;antica pieve da cui tutto ebbe origine.<br /> \nLa primitiva pieve era dedicata ai Santi Martiri Gervasio e Protasio e fu eretta nell&#39;VIII secolo d.C.<br /> \nSuccessivamente fu ricostruita con accenni decorativi di gusto gotico nel secolo XIII, di tale periodo rimane l&rsquo;ambiente sotto la chiesa, forse una cripta, parte della facciata, su cui si leggono una serie di arcatelle gotiche, e la parte inferiore del campanile con una successione di bifore, trifore e quadrifore.<br /> \nRiconsacrata nel 1584, fu di nuovo trasformata in seguito all&rsquo;elevazione a Cattedrale.<br /> \nNel XVI secolo venne rialzato il pavimento della chiesa e costruita la scala esterna; nel 1574 si rifece l&rsquo;abside.<br /> \nIl tetto a capriate croll&ograve; nel 1667 e venne sostituito con una volta a mattoni nel 1679.<br /> \nIl suo interno, di gusto barocco, &egrave; a croce latina con cappelle laterali.&nbsp;<br /> \nNella prima cappella &egrave; un bel Crocifisso ligneo attribuito a Pietro Teutonico (XVI secolo); nella seconda cappella &egrave; una Madonna con Bambino tra Angeli e Santi di Domenico Alfani; la terza cappella conserva affreschi di Giacinto Boccanera databili all&rsquo;inizio del XVIII secolo.<br /> \nNel presbiterio sono una Madonna con i Santi Giovanni Evangelista, Giovanni Battista, Pietro martire e il beato Giacomo Villa di Giannicola di Paolo e sul fondo dell&rsquo;abside una Madonna con il Bambino e i Santi Pietro, Paolo, Gervasio e Protasio del Perugino (1514), al quale &egrave; attribuito anche nella prima cappella a sinistra il Battesimo di Cristo&nbsp;(1510).</p>","Sito web":"","Indirizzo email":"","Numeri di telefono":"0578 299234 , 0578 299696","Accessibilità":""},{"_id":36,"Tipologia":"Chiesa","Provincia":"PG","Comune":"Perugia","Cap":6121,"Località":"","Indirizzo":"Borgo XX Giugno","Numero civico":"74","Georeferenziazione":"43.10142155989094,12.395700216293337","Nome":"Abbazia di San Pietro","Descrizione":"<p>L&rsquo;Abbazia di San Pietro si trova di fronte ai Giardini del Frontone, nel centro storico perugino, nel quartiere di Borgo XX Giugno.<br /> \nL&rsquo;antica Basilica, sorta sul Colle Calvario, probabilmente in prossimit&agrave; di un&rsquo;area cimiteriale, &egrave; menzionata da Gregorio Magno nel VI secolo come prima sepoltura di Sant&rsquo;Ercolano, il martire che difese la citt&agrave; di Perugia dall&rsquo;attacco del re dei Goti Totila.<br /> \nNel 965 il monaco Pietro Vincioli, nato da una nobile famiglia di Agello, ottenne dal vescovo Onesto l&rsquo;autorizzazione a creare attorno alla chiesa il primo nucleo di un nuovo monastero benedettino, uno dei pi&ugrave; antichi e prestigiosi in Italia centrale. Sin dall&rsquo;origine, San Pietro godette di autonomia rispetto alle gerarchie religiose locali in quanto dipendente direttamente dalla Chiesa di Roma.<br /> \nIl potere economico e politico della comunit&agrave; benedettina crebbe nei secoli successivi e raggiunse l&rsquo;apice tra il XIII e XIV secolo, quando gli abati vennero coinvolti nelle principali vicende cittadine.<br /> \nDal 1892, conseguentemente al decreto Pepoli del 1860, che port&ograve; all&rsquo;espropriazione dei beni dei religiosi a favore del nascente Stato italiano, il complesso monumentale &egrave; di propriet&agrave; della Fondazione per l&rsquo;Istruzione Agraria che vi ospita non solo la comunit&agrave; monastica ma anche il Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali, il Centro di Ateneo per i Musei Scientifici e l&rsquo;Orto Botanico dell&rsquo;Universit&agrave; degli Studi di Perugia.<br /> \nL&rsquo;interno, di impianto basilicale, a tre navate divise da colonne con capitelli ionici di tarda et&agrave; imperiale, &egrave; un vero e proprio scrigno di opere d&rsquo;arte.<br /> \nL&rsquo;altare maggiore &egrave; composto da colonne, pilastri, nicchie e cupola di rari marmi policromi. La principale caratteristica del presbiterio &egrave; l&#39;intarsio del coro ligneo, considerato uno dei pi&ugrave; belli d&#39;Italia.<br /> \nCaratteristica del complesso &egrave; l&rsquo;imponente campanile esagonale la cui parte inferiore, che risale al XIII secolo, fu costruita su un sepolcro etrusco-romano ed &egrave; sormontato da una slanciata cuspide piramidale, opera dei fiorentini Giovanni di Betto e Puccio di Paolo (1463- 68), realizzata su disegno di Bernardo Rossellino.</p> \n \n<p>Il complesso&nbsp;monumentale di San Pietro aderisce al progetto <strong><a href=\"https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1MAPP/9b81e0fa-2e70-4a52-adb5-904499da6c3c\">MAPp MuseiAppPerugia</a><br /> \n<br /> \n<a href=\"https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/pieghevole+complesso+monumentale+di+San+Pietro.pdf/6233e080-92a6-413e-a2b2-7d885963a2b6\">VEDI LA SCHEDA</a></strong></p>","Sito web":"https://www.fondazioneagraria.it/","Indirizzo email":"info@fiapg.it","Numeri di telefono":"075 33753 , 328 6013446","Accessibilità":"sì"},{"_id":37,"Tipologia":"Chiesa","Provincia":"PG","Comune":"Todi","Cap":6059,"Località":"","Indirizzo":"Viale Consolazione","Numero civico":"","Georeferenziazione":"42.77776339867919,12.401928305625917","Nome":"Chiesa di Santa Maria della Consolazione","Descrizione":"<p>La chiesa-tempio di Santa Maria della Consolazione di Todi si trova appena fuori dalle mura perimetrali della citt&agrave;, e costituisce uno degli edifici simbolo dell&rsquo;architettura rinascimentale.<br /> \nLa sua costruzione, iniziata nel 1508, si concluse solo un secolo pi&ugrave; tardi.<br /> \nLa sua architettura si contrappone a quella del centro storico di Todi, di carattere medievale.<br /> \nLa posizione periferica offriva il vantaggio di presentare la citt&agrave; con un edificio di prestigio visibile gi&agrave; da lontano.<br /> \nLa paternit&agrave; del progetto architettonico non &egrave; sicura. Fin dal cinquecento &egrave; stata attribuita a Donato Bramante, ma non vi sono documenti che possano comprovare tale attribuzione. &Egrave; certo che il Bramante non presenzi&ograve; mai ai lavori, mentre sono certi i nomi dei maestri che si sono succeduti nelle varie fasi della costruzione: all&#39;inizio, e fino al 1512, i lavori furono diretti da Cola da Caprarola, successivamente subentrarono Baldassarre Peruzzi (fino al 1518), il Vignola (fino al 1565) e infine Ippolito Scalzi. Anche altri architetti hanno dato il loro contributo alla costruzione: tra questi Antonio da Sangallo il Giovane, Galeazzo Alessi e Michele Sanmicheli.<br /> \nLa chiesa, a pianta centrale e croce greca, presenta tre absidi poligonali e uno semicircolare. La facciata &egrave; decorata da lesene di ordine corinzio e finestrelle che si alternano a frontoni curvi o triangolari. Agli angoli quattro aquile a simboleggiare la citt&agrave; di Todi.<br /> \nL&rsquo;interno &egrave; luminoso, gli elementi architettonici che suddividono gli spazi sono realizzati in pietra chiara.<br /> \nSopra l&rsquo;altare maggiore &egrave; l&rsquo;antica immagine de La Madonna con Bambino. La chiesa fu edificata proprio per custodire questa immagine ritenuta miracolosa, che inizialmente si trovava entro le mura di una piccola cappella andata in rovina nel corso dei secoli.</p>","Sito web":"","Indirizzo email":"","Numeri di telefono":"","Accessibilità":""},{"_id":38,"Tipologia":"Chiesa","Provincia":"PG","Comune":"Città di Castello","Cap":6012,"Località":"Località Canoscio","Indirizzo":"","Numero civico":"","Georeferenziazione":"43.38106639634224,12.225787639617922","Nome":"Basilica della Madonna del Transito","Descrizione":"<p>Il Santuario della Madonna del Transito sorge sul Colle di Canoscio, poco distante dal centro abitato di Citt&agrave; di Castello. Dalla sommit&agrave; del colle si ammira uno splendido panorama&nbsp;su tutta la valle del Tevere. Edificato nella seconda met&agrave; del XIX secolo&nbsp;&egrave; uno dei pi&ugrave; importanti santuari mariani dell&#39;Umbria.&nbsp;<br /> \nFu eretto&nbsp;nel luogo in cui, nel 1348, un paesano, <em>Vanne&nbsp;di Jacopo</em>, fece costruire,&nbsp;come promessa votiva di fronte al flagello della peste, una cappellina votiva con dipinta l&rsquo;immagine della Madonna al momento del suo transito. Di questa primitiva pittura rimane soltanto l&rsquo;immagine della Madonna dormiente, oggi dietro l&rsquo;altare maggiore. Nell&#39;anno 1406 fu costruita una prima piccola chiesa attorno alla Maest&agrave; dove la gente dei dintorni veniva a chiedere la grazia.<br /> \nVista la grande affluenza di pellegrini nel 1855 si deciso&nbsp;di abbattere la piccola chiesa per iniziare i lavori di costruzione dell&rsquo;attuale Santuario, realizzati&nbsp;su iniziativa del sacerdote Luigi Piccardini e progettati&nbsp;dal tifernate Giuseppe Baldeschi.<br /> \nNel 1860 il pittore Annibale Gatti arricch&igrave; l&#39;affresco originale del 1348 con l&rsquo;immagine della Madonna dormiente, espandendolo: le dipinse attorno&nbsp;i dodici Apostoli e, sopra, l&#39;incoronazione dell&#39;Assunta.<br /> \nL&#39;edificio fu consacrato nel 1878.&nbsp;<br /> \nLa chiesa, circondata da un ampio piazzale, all&#39;interno &egrave; in stile neo-cinquecentesco a tre navate.<br /> \nNel 1905 venne inaugurata la maestosa facciata con il nuovo colonnato opera dell&rsquo;architetto fiorentino Giuseppe Castellucci; il porticato &egrave; impreziosito da un soffitto a cassettoni, finemente lavorato.<br /> \nCanoscio &egrave; anche conosciuto come il luogo in cui fu rinvenuto il famoso servizio da tavola di arte paleocristiana, costituito da 25 pezzi liturgici in argento. Il ritrovamento avvenne nel 1935, durante la lavorazione di un campo. Il cos&igrave; detto &ldquo;Tesoro di Canoscio&rdquo; &egrave; ora custodito all&#39;interno del Museo del Duomo di Citt&agrave; di Castello.</p>","Sito web":"","Indirizzo email":"","Numeri di telefono":"","Accessibilità":""},{"_id":39,"Tipologia":"Chiesa","Provincia":"TR","Comune":"Ferentillo","Cap":5034,"Località":"Macenano","Indirizzo":"Via dell'Abbazia","Numero civico":"","Georeferenziazione":"42.6461302,12.81782469999996","Nome":"Chiesa dell'Abbazia di San Pietro in Valle","Descrizione":"<p>E&rsquo; parte del circuito museale integrato insieme al Museo delle Mummie di Ferentillo. Il percorso di visita vero e proprio &egrave; rappresentato dalla chiesa (X secolo), dal chiostro (XII-XIII secolo) e dalla torre campanaria (XI-XII secolo), mentre l&rsquo;abbazia &egrave; stata trasformata in residenza d&rsquo;epoca. Nella chiesa, di tipo basilicale, si pu&ograve; apprezzare la ricca collezione formata da sarcofagi romani (II-III-IV secolo d.C) e reperti archeologici per lo pi&ugrave; di epoca romana, longobarda, carolingia, oltre che dall&rsquo;altare longobardo &ldquo;di Ursus Magester&rdquo;. I sarcofagi collocati nel transetto e lungo la navata della chiesa abbaziale sono stati utilizzati come sepolture per i santi eremiti Lazzaro e Giovanni, per il Duca Faroaldo II e suoi successori. I sarcofagi sono decorati con scene legate al culto dei primi cristiani e rappresentano una tra le pi&ugrave; grandi collezioni di sarcofagi romani dell&rsquo;Umbria. Lungo le pareti della navata della chiesa abbaziale si trovano invece i numerosi reperti archeologici di et&agrave; romana, longobarda e carolingia la cui sistemazione attuale risale ai restauri effettuati negli anni Trenta. Dietro l&#39;altare si trova un pavimento musivo altomedievale realizzato con tessere e marmi di et&agrave; romana raffigurante una croce gemmata. L&#39;altare maggiore di Ursus Magester &egrave; costituito da due lastre marmoree istoriate fiancheggiate da pilastri marmorei decorati. Sulla lastra anteriore si legge la scritta dedicatoria del Duca longobardo Hilderico Dagileopa &ldquo;HILDERICUS DAGILEOPA IN HONORE SCI. PETRI ET AMORE SCI. LEO ET SCI GRIGORII (p)RO REMEDO A.M.&rdquo;. La lastra sul fronte &egrave; scandita da tre flabelli decorati che racchiudono due figurine maschili. La prima da destra rappresenta il Duca Hilderico nelle vesti militari del Duca di Spoleto con in mano la spada (Scramasax) mentre nell&#39;altra &egrave; raffigurato lo stesso Duca che, spogliatosi delle vesti militari, diviene monaco presso l&#39;Abbazia e riceve i sacri riti del battesimo simboleggiati dal Kantharos e dalle colombe sopra la sua testa. Di notevole importanza storica, vicino alla prima figurina, la firma dello scultore della lastra &ldquo;URSUS MAGESTER FECIT&rdquo; a cui si attribuisce cos&igrave; la paternit&agrave; dell&#39;opera scultorea. La lastra posteriore &egrave; interamente decorata, secondo la tendenza altomedievale dell&#39;horror vacui, con elementi tipici longobardi come i fiori a sei petali, le fuseruole, le cornici, gli intrecci di foglie e le fibbie.</p>","Sito web":"www.mummiediferentillo.it|www.mummiediferentillo.it","Indirizzo email":"info@mummiediferentillo.it","Numeri di telefono":"328 6864226; 333 4317673; 335 6543008","Accessibilità":"in parte"},{"_id":40,"Tipologia":"Chiesa","Provincia":"PG","Comune":"Citerna","Cap":6010,"Località":"","Indirizzo":"Corso Garibaldi","Numero civico":"36-40","Georeferenziazione":"43.49822701817901,12.117147445678711","Nome":"Chiesa di San Francesco","Descrizione":"<p>La chiesa di San Francesco a Citerna fu edificata nella seconda met&agrave; del XV secolo sulle fondamenta di una costruzione preesistente visibile nella parte bassa della facciata. L&rsquo;edificio &egrave; ubicato lungo Corso Garibaldi ed &egrave; adiacente alla sede del Comune di Citerna.&nbsp;<br /> \nArchitettonicamente presenta una facciata rinascimentale ed una pianta a croce latina. Lungo la navata sono collocati quattro altari in pietra arenaria e legno, dipinti e dorati, arricchiti di tele pregevoli realizzate tra il XVI e il XVII secolo da artisti come Luca Signorelli, Niccol&ograve; Circignani, Raffaellino del Colle, Alessandro Forzori e Simeone Ciburri.<br /> \nNella sacrestia &egrave; collocata la statua della Madonna con Bambino in terracotta policroma attribuita allo scultore Donatello e una copia della Madonna del Passeggio di Raffaello, assegnata a Raffaellino del Colle.</p>","Sito web":"http://www.prociterna.it/il-borgo/da-vedere/la-madonna-di-donatello/","Indirizzo email":"info@donatelloaciterna.it , museoduomocdc@tiscali.it","Numeri di telefono":"","Accessibilità":""},{"_id":41,"Tipologia":"Chiesa","Provincia":"PG","Comune":"Città di Castello","Cap":6012,"Località":"","Indirizzo":"via Sant'Angelo","Numero civico":"1","Georeferenziazione":"43.45986582641771,12.237728834152223","Nome":"Chiesa di San Michele Arcangelo","Descrizione":"<p>La chiesa &egrave; situata nel quartiere di San Giacomo a Citt&agrave; di Castello. L&rsquo;antica prioria di San Michele Arcangelo risale probabilmente al XI secolo. Era sede dell&rsquo;Universit&agrave; degli Scalpellini e dei Muratori.<br /> \nL&rsquo;edificio all&rsquo;esterno si presenta con una facciata a doppio spiovente al cui centro, in basso, si apre un pregevole portale in pietra sormontato da un&#39;ampia finestra rettangolare. Un piccolo campanile a vela &egrave; collocato lungo la parete che separa la chiesa dalla canonica.<br /> \nLo spazio interno si sviluppa in una unica navata ed &egrave; ritmato dalle quattro cappelle laterali coperte da volte a botte. Queste sono collegate fra di loro e con l&#39;abside attraverso un sistema di paraste con capitelli corinzi che sorreggono un alto cornicione.<br /> \nLa muratura esterna in pietra e mattoni, a volte finemente squadrata a volte solo sbozzata, &egrave; indicativa delle molteplici modifiche che l&#39;edificio ha subito nel tempo. Un primo grande rinnovamento si ebbe nel 1527 grazie alla famiglia Vitelli che riqualific&ograve; l&#39;intero quartiere di San Giacomo e, di conseguenza, la chiesa di San Michele Arcangelo. La chiesa venne seriamente danneggiata in seguito al terribile terremoto del 1789 e fu in seguito restaurata in quella che &egrave; la sua forma attuale.<br /> \nL&rsquo;edificio era anticamente provvisto di un campanile cilindrico: crollato a seguito del sisma del 1789 se ne conserva il basamento nei locali della canonica.</p>","Sito web":"http://www.cittadicastello.chiesacattolica.it/ufficio-beni-culturali-ecclesiastici/","Indirizzo email":"","Numeri di telefono":"758554511","Accessibilità":"sì"},{"_id":42,"Tipologia":"Chiesa","Provincia":"TR","Comune":"Orvieto","Cap":5018,"Località":"","Indirizzo":"via Soliana","Numero civico":"","Georeferenziazione":"42.71673441150803,12.11521625518799","Nome":"Chiesa di San Bernardino","Descrizione":"<p>La Chiesa di San Bernardino, annessa all&rsquo;omonimo monastero, si trova lungo la via Soliana, a pochi passi dalla Cattedrale. La chiesa &egrave; stata eretta dal 1657 al 1666, come si evince da un&rsquo;iscrizione all&rsquo;esterno della facciata, e fu consacrata nel 1739. La chiesa barocca presenta una facciata su due ordini e si caratterizza per un&rsquo;insolita pianta ellittica. La chiesa barocca, ad aula unica, &egrave; scandita da cinque altari ed ornata da raffinate decorazioni in stucco. Tra le opere di rilevanza artistica contenute all&rsquo;interno spiccano l&rsquo;<em>acquasantiera</em> in travertino attribuita a Ippolito Scalza (1588) e una statua ritenuta miracolosa del Santo Bambino proveniente dal monastero orvietano di Santa Teresa. Sull&rsquo;altare maggiore &egrave; posta la tavola raffigurante <em>Madonna col Bambino e Santi attribuita di recente a Berto di Giovanni.</em><br /> \nL&rsquo;annesso monastero di San Bernardino risulta<strong> </strong>occupato dalle monache del terzo ordine francescano dal 1543. Successivamente, vi giunsero le Sorelle Povere di Santa Chiara Urbaniste o &ldquo;Clarisse Urbaniste&rdquo;, che ancora oggi vi abitano.</p>","Sito web":"www.diocesiorvietodi.it","Indirizzo email":"beniculturali@diocesiorvietotodi.it","Numeri di telefono":"763341264","Accessibilità":"in parte"},{"_id":43,"Tipologia":"Chiesa","Provincia":"TR","Comune":"Stroncone","Cap":5039,"Località":"","Indirizzo":"via San Francesco","Numero civico":"13","Georeferenziazione":"42.49838055534432,12.65849232673645","Nome":"Convento di San Francesco","Descrizione":"<p>Il convento di San Francesco a Stroncone &egrave; situato poco fuori dalle mura cittadine. Secondo la tradizione, fu fondato nel 1213 da San Francesco in occasione di una sua visita a Stroncone nel luogo in cui esisteva una piccola edicola della Madonna, cui il popolo era molto devoto. Altri sostengono, invece, che il Convento sorse subito dopo la morte di San Francesco. L&rsquo;edificio duecentesco era dedicato a Santa Maria e solo nel 1550 prese il nome del Santo di Assisi.<br /> \nIl convento &egrave; stato un centro di studi teologici, storici ed eruditi: vi hanno abitato i santi Bernardino da Siena, Giacomo della Marca, Giovanni da Capestrano. Il fervore per gli studi ha portato alla costituzione di una biblioteca che, arricchitasi negli anni grazie a numerosi lasciti e donazioni, custodiva una fra le pi&ugrave; ricche raccolte francescane in Umbria. Grazie alla posizione di isolamento del piccolo convento, molti testi sono rimasti nella loro antica collocazione e ancora oggi &egrave; possibile ammirare una biblioteca ricca di volumi e pergamene dal XV secolo a oggi.<br /> \nSi accede alla chiesa da un portale lapideo del XV secolo. L&rsquo;interno &egrave; a due navate, una maggiore e una minore, lungo le quali ci sono per lo pi&ugrave; opere realizzate tra il XV e il XVII secolo. All&rsquo;esterno si trovano due cappelle: quella di&nbsp;<em>Sant&rsquo;Antonio da Padova</em>, affrescata nel 1509 da Tiberio d&rsquo;Assisi, e quella di Sant&rsquo;Antonio abate con la&nbsp;statua del Santo&nbsp;e, intorno e sulla volta, storie della sua vita.</p>","Sito web":"https://www.assisiofm.it/san-francesco-stroncone-69-1.html","Indirizzo email":"stroncone@assisiofm.it","Numeri di telefono":"3907446011","Accessibilità":"sì"},{"_id":44,"Tipologia":"Chiesa","Provincia":"PG","Comune":"Todi","Cap":6059,"Località":"","Indirizzo":"piazza del Popolo","Numero civico":"","Georeferenziazione":"42.78275981856351,12.406144738197327","Nome":"Concattedrale della Santissima Annunziata","Descrizione":"<p>La Cattedrale della Santissima Annunziata domina dall&rsquo;alto Piazza del Popolo a Todi. L&rsquo;edificio fu iniziato nel XII secolo e completato nel XIV. La facciata duecentesca, a coronamento orizzontale, fu completata nei primi anni del Cinquecento. In pietra bianca e rosa, &egrave; suddivisa verticalmente in tre parti da quattro lesene. I tre portali sono sormontati da rosoni tra i quali spicca il rosone centrale, i cui vetri originali furono sostituiti da quelli ottocenteschi di Francesco Moretti su cartoni di Eliseo Fattorini e Giuseppe Francisci. Il portale maggiore strombato &egrave; decorato da una fascia con girali d&rsquo;acanto culminanti al centro con la figura del <em>Cristo benedicente</em>. Il portone ligneo &egrave; suddiviso in dieci pannelli: i quattro superiori sono opera dello scultore Antonio Bencivenni da Mercatello (1513-1521) e raffigurano l&#39;Annunciata, l&#39;Arcangelo Gabriele, San Pietro e San Paolo. I sei inferiori vennero, invece, realizzati da Carlo Lorenti nel 1639. Il fianco destro dell&rsquo;edificio &egrave; spartito da lesene e ha due ordini di finestre e una decorazione di loggetta pensile su mensoline scolpite. La stessa partizione in lesene e loggette &egrave; visibile nell&rsquo;alta abside romanica a due piani della fine del XII secolo. Il campanile, a pianta quadrata, si erge sul lato destro della facciata.</p> \n \n<p>Si accede tramite un&#39;ampia scalinata, limitata lateralmente da due parapetti. All&rsquo;interno l&rsquo;edificio, a pianta latina, &egrave; suddiviso in tre navate. Una quarta &quot;navatina&quot;, voltata con crociere costolonate, fu aggiunta successivamente oltre quella laterale destra. Il transetto sopraelevato termina in un&#39;abside semicircolare coperta con volta a crociera costolonata. Al di sopra dell&rsquo;altare maggiore si trova un Crocifisso duecentesco della met&agrave; del XIII secolo. A sinistra del presbiterio si trova la cappella Cesi, voluta dal vescovo Angelo Cesi ai primi del Seicento e decorata dal pittore Ferra&ugrave; Faenzone di Faenza. A lui si devono numerose opere all&rsquo;interno della cattedrale tra cui il maestoso <em>Giudizio Universale</em> affrescato sulla parete di controfacciata. Lungo la navatina sulla destra si trovano un affresco staccato con la <em>Trinit&agrave;</em> e una <em>Maria Maddalena</em> dello Spagna e la tavola&nbsp;<em>Madonna col Bambino e i Ss. Caterina d&#39;Alessandria e Rocco</em>, eseguita intorno al 1516 da Giannicola di Paolo. Ai pilastri che delimitano l&rsquo;abside si trovano due tavole con i santi <em>Pietro</em> e <em>Paolo</em> dello Spagna.</p>","Sito web":"","Indirizzo email":"beniculturali@diocesiorvietotodi.it","Numeri di telefono":"758942443","Accessibilità":"in parte"},{"_id":45,"Tipologia":"Chiesa","Provincia":"PG","Comune":"Gubbio","Cap":6024,"Località":"","Indirizzo":"via Sant'Ubaldo","Numero civico":"","Georeferenziazione":"43.35383448790477,12.57983922958374","Nome":"Chiesa Cattedrale dei Santi Mariano e Giacomo","Descrizione":"<p>La chiesa Cattedrale dei Santi Mariano e Giacomo sorge in prossimit&agrave; di Porta Sant&rsquo;Ubaldo, di fronte al Palazzo Ducale e, con il contiguo Palazzo dei Canonici, corona l&rsquo;acropoli cittadina. Frutto di una ricostruzione in stile gotico progettata da Giovanni da Gubbio, fu probabilmente ultimata entro il XII secolo sotto il Vescovo Bentivoglio, poich&eacute; intorno al 1190 i canonici di San Mariano ottennero il permesso di trasferivi le reliquie dei Santi Eugubini Giacomo e Mariano, martiri a Cirta di Numidia nel 259 d.C..<br /> \nLa facciata, realizzata tra il 1325 e il 1350, ingloba elementi certamente appartenuti al precedente fronte romanico. &Egrave; caratterizzata dall&rsquo;ampio portale a sesto acuto e dal soprastante oculo. Ai lati di quest&rsquo;ultimo si dispongono elementi scultorei simboleggianti il&nbsp;Battista e i quattro Evangelisti.<br /> \nAmpliamenti e modifiche si sono susseguiti fino alla met&agrave; del XIV secolo. Intorno alla met&agrave; del XVI secolo furono effettuati numerosi interventi di restauro, tra i quali il rifacimento della pavimentazione. In epoca barocca alcune nobili famiglie eugubine finanziarono la realizzazione dei venti altari laterali. I restauri condotti tra 1913 e 1918 hanno gradualmente eliminato buona parte delle aggiunte, riportando la struttura ad una configurazione simile a quella originaria. Le pareti interne conservano, tuttavia, solo una debole traccia degli affreschi da cui erano un tempo interamente ricoperte. L&rsquo;impianto a croce latina culmina, in corrispondenza del presbiterio, nella tribuna pentagonale con copertura nervata. L&rsquo;interno &egrave; uniformemente scandito da dieci arconi ogivali fortemente aggettanti su cui poggia il tetto a doppia falda. In corrispondenza della quinta campata destra si colloca la seicentesca Cappella del Santissimo Sacramento.</p>","Sito web":"","Indirizzo email":"diocesigubbio@tiscali.it","Numeri di telefono":"759273980","Accessibilità":"in parte"},{"_id":46,"Tipologia":"Chiesa","Provincia":"PG","Comune":"Gubbio","Cap":6024,"Località":"","Indirizzo":"Piazza Giordano Bruno","Numero civico":"","Georeferenziazione":"43.354540495803754,12.574823498725891","Nome":"Chiesa di San Domenico","Descrizione":"<p>La chiesa di San Domenico fu costruita dai Domenicani, insediatisi nel vicino convento all&rsquo;inizio del XIV secolo, nel luogo della pi&ugrave; ridotta chiesa di San Martino, gi&agrave; esistente nel 1180. L&rsquo;edificio sorge alla fine di&nbsp;via dei Consoli. La chiesa fu ulteriormente ingrandita nel Quattrocento e rinnovata nel Cinquecento. Durante questi lavori andarono perduti gran parte degli affreschi che ornavano la chiesa e le cappelle laterali delle quali restano solo le prime due a sinistra complete e quelle di destra ridotte. L&rsquo;ultimo intervento di trasformazione risale al Settecento. La facciata &egrave; tuttora incompiuta. L&rsquo;aspetto interno, a croce latina e a navata unica, &egrave; quello conferito dal rinnovamento del 1765.<br /> \nCustodisce numerose opere d&rsquo;arte realizzate dalla bottega del Nelli, Giuliano Presutti, Francesco Allegrini e Raffaellino del Colle.</p>","Sito web":"","Indirizzo email":"sanmartino.gubbio@virgilio.it","Numeri di telefono":"0729273710    ; 3285482568","Accessibilità":"no"},{"_id":47,"Tipologia":"Chiesa","Provincia":"PG","Comune":"Gubbio","Cap":6024,"Località":"","Indirizzo":"Piazza San Pietro","Numero civico":"","Georeferenziazione":"43.3489312119845,12.580461502075197","Nome":"Chiesa di San Pietro","Descrizione":"<p>La chiesa di San Pietro a Gubbio risale almeno alla met&agrave; del XI secolo. L&rsquo;edificio appartenne inizialmente ai Benedettini Cassinesi, ai quali si sostituirono nel 1519 i Benedettini Olivetani.<br /> \nLa facciata della chiesa presenta le tracce di diversi interventi. Nella parte inferiore il portale &egrave; affiancato da quattro arcate cieche poggianti su semicolonne coronate da capitelli corinzi (VIII &ndash; IX sec.). Le quattro colonne probabilmente sorreggevano una galleria aperta poi demolita. Nella parte superiore sono visibili le tracce del rosone centrale trecentesco, ora tamponato, e due finestre rettangolari cinquecentesche. Sulla destra sono inserite piccole mensole decorate con motivi animali e fitomorfi.<br /> \nL&rsquo;interno &egrave; a navata unica e conserva la conformazione conferita nel Cinquecento.<br /> \nFra le opere d&rsquo;arte conservate spicca in controfacciata il maestoso organo maggiore, opera di V. Beltrami, con ornamento di Antonio e Giambattista Maffei (1580-1585). Nella chiesa sono conservati dipinti di Virgilio Nucci, Francesco Allegrini, Raffaellino del Colle, Rutilio Manetti e Agostino Tofanelli.</p>","Sito web":"","Indirizzo email":"","Numeri di telefono":"","Accessibilità":"sì"},{"_id":48,"Tipologia":"Chiesa","Provincia":"PG","Comune":"Assisi","Cap":6081,"Località":"","Indirizzo":"Piazza San Francesco","Numero civico":"","Georeferenziazione":"43.0749709,12.605400299999928","Nome":"Basilica di San Francesco","Descrizione":"<p>Dopo la morte nel 1226 e in seguito alla canonizzazione di S. Francesco, il pontefice Gregorio IX poneva la prima pietra sul terreno che doveva vedere l&rsquo;edificazione della &ldquo;specialis ecclesia&rdquo;. La Basilica consacrata nel 1253 da Innocenzo IV, &egrave; costituita dalla sovrapposizione di due chiese, inferiore e superiore, che corrispondono a due fasi costruttive diverse, nelle quali collimano elementi del romanico umbro con il linguaggio gotico di ascendenza francese. Fu iniziata nel luglio del 1228 e fu terminata nel 1230, quando vi fu traslatato il corpo del Santo. Il progetto evidenzia la duplice funzione:  la chiesa inferiore destinata a diventare cripta e la superiore di predicazione. L&rsquo;apparato decorativo delle due chiese, rappresenta il pi&ugrave; importante complesso pittorico dell&rsquo;arte del XIII e del XIV sec., infatti, tra i pi&ugrave; eminenti artisti del Duecento e del Trecento italiano vi lavorarono, a partire da Cimabue, Giotto, Simone Martini, Pietro Lorenzetti, Jacopo Torriti e altri.   La facciata della chiesa superiore &egrave; caratterizzata da linee semplici e  coronata da un timpano triangolare secondo il gusto gotico locale. Il portale gemino e al centro del registro mediano, il rosone di forme cosmatesche fra i simboli degli Evangelisti a rilievo. Sul lato sinistro, la loggia delle Benedizioni costruita nel 1607.  Chiesa inferiore: vi si accede per un portale della seconda met&agrave; del Duecento; l&rsquo;interno presenta una pianta a croce egizia con abside semicircolare e corto transetto voltato a botte. La semplice navata &egrave; composta da quattro campate con volte a crociera ribassate. Sui fianchi di ogni campata si aprono archi a sesto acuto che s'immettono nelle cappelle laterali aperte sui i due lati lunghi e alle testate del transetto.  Affreschi del Maestro di S. Francesco: eseguiti nel 1253 ca. e di notevole interesse iconografico, sono attribuibili al pittore detto Maestro di S. Francesco, di origine umbra influenzato dalla personalit&agrave; di Giunta Pisano.  Cappelle laterali di destra:  I cappella di S. Ludovico o di S. Stefano con affreschi di Doni e Giorgetti con quadrifora opera di Giovanni di Bonino e collaboratore. Nel passaggio alla successiva cappella di S. Lorenzo, affreschi della seconda met&agrave; del &lsquo;300.  II cappella di S. Antonio da Padova con affreschi di Sermei con quadrifora opera di maestri giotteschi e di Giovanni di Bonino.  III cappella, della Maddalena, affreschi eseguiti da Giotto e dai suoi collaboratori.  Nel presbiterio, l&rsquo;altare maggiore &egrave; opera di marmorari romani. Nelle quattro vele della volta gli affreschi raffiguranti le Allegorie delle Virt&ugrave; francescane e la Gloria di S. Francesco databili entro il primo ventennio del &lsquo;300. Il braccio destro della crociera &egrave; coperto da due fasce di decorazione ad affresco opera dei collaboratori di Giotto sotto la direzione del maestro; nella prima fascia da destra opera di Cimabue, Madonna con Bambino in trono, quattro angeli e S. Francesco e altri affreschi; nella seconda fascia da destra, Crocifissione opera di Giotto e altri affreschi.  Cappella di S. Nicola con affreschi dei discepoli di Giotto. Il braccio sinistro della crociera &egrave; interamente decorato da affreschi eseguiti tra il 1315 e il 1320 da Pietro Lorenzetti e aiuti. Cappella di S. Giovanni Battista con affresco di Pietro Lorenzetti raffigurante la Madonna col Bambino e i SS. Francesco e Giovanni Battista e bifora che presenta caratteri cimabueschi e romani. Sopra la tribuna in fondo alla nicchia, affreschi attribuiti a Puccio Capanna.  La cappella di S. Martino &egrave; decorata ad affresco interamente da Simone Martini, tra il 1312 e il 1320. Nell&rsquo;archivolto dell&rsquo;arco di ingresso sono raffigurati Sante e Santi e nel resto della cappella Storie di S. Martino. Chiesa superiore: a una navata con quattro campate, transetto ed abside poligonale, interamente coperta da volte a crociera di forma ogivale sostenute da costoloni che terminano con pilastrini a fascio. La luminosit&agrave; dell&rsquo;ambiente &egrave; conferita sia dalla presenza di grandi bifore sia nella navata che nell&rsquo;abside che dalla presenza di quadrifore. Le soluzioni architettoniche adottate sono desunte dal Gotico d&rsquo;oltralpe che trova nella chiesa una fedele applicazione, pur mantenendo caratteristiche della tradizione italiana.  Il transetto e l&rsquo;abside sono interamente decorate da un vasto ciclo di affreschi realizzati da Cimabue a partire dal 1277. Nel braccio sinistro della crociera, Crocifissione, seguono cinque scene apocalittiche. Gli affreschi dell&rsquo;abside raffigurano le Storie di Maria. Il braccio destro della crociera presenta i Fatti della vita di S. Pietro opera di pi&ugrave; maestri legati a Cimabue. A Cimabue sono attribuiti anche gli affreschi della crociera raffigurante i Quattro Evangelisti. All&rsquo;altezza della III campata, nella volta della campata affreschi di Jacopo Torriti; all&rsquo;altezza della prima campata, i quattro dottori della Chiesa, riconducibili a pi&ugrave; maestri tra i quali il Maestro di Isacco e il Maestro della Cattura. Alle pareti della navata, al di sopra del ballatoio e ai lati delle finestre, Storie del Vecchio e Nuovo Testamento attribuiti a Jacopo Torriti, al Maestro della Pentecoste, al Maestro della Cattura e al Maestro di Isacco.   Nel registro pi&ugrave; basso della navata, in tre scene ripartire ciascuna da finte colonne tortili unificate da una falsa mensola e dal soffitto a lacunari, si svolgono le ventotto Storie di S. Francesco di Giotto e di altri autori come il Maestro di Isacco, il Maestro della Cattura, il Maestro del Crocifisso di Montefalco e il Maestro della Santa Cecilia. Il ciclo si ispira alla Vita (Legenda maior) di Bonaventura di Bagnoregio.</p>","Sito web":"http://www.sanfrancescoassisi.org|www.sanfrancescoassisi.org","Indirizzo email":"sacroconvento@sanfrancescoassisi.org","Numeri di telefono":"075 819001","Accessibilità":""},{"_id":49,"Tipologia":"Chiesa","Provincia":"PG","Comune":"Spoleto","Cap":6049,"Località":"","Indirizzo":"Via Aurelio Saffi","Numero civico":"13","Georeferenziazione":"42.7346816,12.7380747","Nome":"Basilica di Sant'Eufemia","Descrizione":"<p>Parte del percorso del museo diocesano, la chiesa di Sant&rsquo;Eufemia, uno dei pi&ugrave; interessanti edifici romanici in Umbria, sorge entro il recinto del palazzo Arcivescovile di Spoleto, nella centrale via Saffi. Le notizie pi&ugrave; antiche riguardo l&rsquo;edificio risalgono al X secolo, quando ad esso fu congiunto un monastero di monache benedettine. Gunderada, fondatrice del monastero, nel 980 vi oper&ograve; la traslazione del corpo del vescovo spoletino Giovanni, martirizzato sotto i Goti.  La chiesa venne riedificata entro la prima met&agrave; del XII secolo, secondo le forme del romanico spoletino partecipe dell&rsquo;esperienza architettonica lombarda. Durante il XVII secolo, deleteri adattamenti sfigurarono l&rsquo;edificio che venne diviso in due piani; la parte inferiore fu  destinata al culto mentre la parte superiore fu inglobata dal palazzo Vescovile. Tale situazione perdur&ograve; fino al 1907 quando si decise il completo restauro della struttura conclusosi nel 1954.  La sobria facciata, con corpo centrale sopraelevato, &egrave; decorata da un portale a tre rincassi sormontato da un&rsquo;elegante bifora e da monofore.  Il raro ordinamento dell&rsquo;interno a tre navate, divise da pilastri e colonne di spoglio, con tre absidi e matronei, riecheggia la struttura della chiesa veronese di San Lorenzo, documentata dal 1110. All&rsquo;interno il nartece occupa lo spazio della prima campata e rende possibile la comunicazione tra i due matronei. La presenza del matroneo &egrave; stata messa in relazione con la tradizione che vede qui collocata la preesistente cappella del palazzo ducale, edificata su modello della cappella palatina di Aquisgrana. L&rsquo;altare maggiore, proveniente dalla Cattedrale, &egrave; decorato da un bellissimo paliotto del XIII secolo con bassorilievi (Agnus Dei e Simboli degli Evangelisti) e ornati cosmateschi. E&rsquo; in gran parte perduta la decorazione a fresco dell&rsquo;abside che conserva solamente nel catino, l&rsquo;Eterno fra cherubini (XVI secolo). Il percorso museale prevede l'accesso al piano superiore della basilica attraverso la &quot;cappella del Cardinale&quot;. Al piano inferiore della basilica, invece, si accede direttamente dal portale della chiesa.</p>","Sito web":"www.arcidiocesidispoletonorcia.it|www.arcidiocesidispoletonorcia.it","Indirizzo email":"museodiocesano@spoletonorcia.it","Numeri di telefono":"0743 231022","Accessibilità":""},{"_id":50,"Tipologia":"Chiesa","Provincia":"PG","Comune":"Perugia","Cap":6121,"Località":"","Indirizzo":"via Enrico dal Pozzo","Numero civico":"","Georeferenziazione":"43.11173060000001,12.40508060000002","Nome":"Complesso templare di San Bevignate","Descrizione":"<p>La chiesa di San Bevignate si trova alle porte di Perugia, in via Enrico dal Pozzo, di fronte al cimitero monumentale. Alla sua edificazione, intorno alla met&agrave; del XIII secolo, concorse una complessa serie di fattori: il movimento dei flagellanti di Raniero Fasani, che, partito dal capoluogo umbro nel 1260, si diffuse ovunque in Italia; il nuovo ceto del popolo, che, assunta la preminenza politica, sent&igrave; la necessit&agrave; di legittimarsi con un proprio tempio ed un proprio santo e scelse il misterioso Bevignate, mai canonizzato e del quale non esiste documentazione certa. Infine le numerose esperienze di vita eremitica insediatesi in quell&rsquo;area e la presenza dei templari che avevano bisogno di una nuova chiesa in sostituzione a quella di San Giustino d&rsquo;Arna. Proprio i templari riuscirono ad ottenere dal pontefice il patronato dell&rsquo;edificio. Dopo la distruzione dell&rsquo;ordine, nel 1312 la chiesa pass&ograve; ai cavalieri di San Giovanni Gerosolimitano, poi alle monache di San Giovanni e pi&ugrave; tardi a varie confraternite fino a quando nel 1860, divenuta propriet&agrave; dello Stato, fu affidata al Comune di Perugia. La chiesa si presenta esternamente disadorna secondo il modello di edifici fatti costruire dai templari in Palestina. All&rsquo;interno, a navata unica con due campate coperte da crociera e abside quadrata rialzata introdotta da arco trionfale, conserva affreschi due-trecenteschi di grande importanza come la Processione dei flagellanti, la Lotta tra templari e mussulmani, la Leggenda di san Bevignate, sul mantello del quale figurano graffiti incisi tra la fine del XV e il XVI secolo da pellegrini, fedeli e cavalieri templari. Dopo i lunghi e complessi lavori di messa in sicurezza, consolidamento e restauro, il 20 aprile 2009 l&rsquo;ex chiesa templare &egrave; stata ufficialmente &ldquo;riconsegnata&rdquo; alla citt&agrave;. Nella chiesa &egrave; inoltre allestito un nuovo spazio pubblico destinato ad accogliere un Centro di Documentazione sulla storia dell&rsquo;Ordine Templare.</p> \n \n<p>Il museo aderisce al progetto&nbsp;<strong><a href=\"https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1MAPP/9b81e0fa-2e70-4a52-adb5-904499da6c3c\">MAPp MuseiAppPerugia</a><br /> \n<br /> \n<a href=\"https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/pieghevole+San+Bevignate.pdf/76fce9ea-7a65-46ad-8f4b-dd69c66584b5\">VEDI LA SCHEDA</a></strong><br /> \n&nbsp;</p>","Sito web":"www.coopculture.it|www.coopculture.it","Indirizzo email":"biglietteria.sanbevignate@coopculture.it","Numeri di telefono":"06 390807900","Accessibilità":"sì"},{"_id":51,"Tipologia":"Chiesa","Provincia":"TR","Comune":"Orvieto","Cap":5018,"Località":"","Indirizzo":"Piazza del Duomo, 26","Numero civico":"","Georeferenziazione":"42.717191603686636,12.113263607025146","Nome":"Duomo di Santa Maria Assunta in Cielo","Descrizione":"<p>Il Duomo ha una storia secolare: la prima pietra venne posta il 14 novembre 1290 da Papa Nicol&ograve; IV, periodo di floridit&agrave; economica e rinnovamento spirituale per la citt&agrave; di Orvieto.<br /> \nSe vi &egrave; incertezza nell&#39;attribuzione del progetto iniziale (Arnolfo di Cambio, Bra Bevignate da Perugia) si hanno notizie sicure sulla direzione dei lavori dal 1310 con Lorenzo Maitani, il cui intervento fu molto incisivo per la struttura. L&rsquo;opera venne terminata alla fine del XVI secolo, con la costruzione delle guglie laterali realizzate da Ippolito Scalza.</p> \n \n<p>Di grande impatto &egrave; la facciata della basilica: i bassorilievi presenti sui quattro piloni della parte inferiore rappresentano uno dei pi&ugrave; straordinari esempi di scultura gotica in Italia e in Europa: raccontano i destini dell&#39;umanit&agrave;, dalla Genesi al Giudizio finale. Nella parte alta si collocano invece il magnifico rosone realizzato da Andrea di Cione detto l&#39;Orcagna, le dodici edicole di Petruccio di Benedetto da Orvieto ed i mosaici, realizzati da vari artisti nel XIV secolo.</p> \n \n<p>Gli interni della cattedrale, di pianta basilicale a tre navate, sono caratterizzati da dieci grandi pilastri circolari e ottagonali e dalla bicromia del marmo delle masse murarie e delle colonne. Le numerose opere conservate, sia pittoree che scultoree, compongono un patrimonio artistico di inestimabile valore: basti pensare alla cappella Nuova o di San Brizio affrescata da Luca Signorelli, subentrato al Beato Angelico, al coro, decorato con preziosi intarzi e sculture, o alla Madonna con il Bambino affrescata da Gentile da Fabriano (1425). Particolarmente scenografico il finestrone dalle raffinate linee che ricordano lo stile gotico e l&#39;organo tra i pi&ugrave; grandi d&#39;Italia, composto da 5644 canne.</p>","Sito web":"","Indirizzo email":"opsm@opsm.it , biglietteria@operadelduomo.it","Numeri di telefono":"0763 342477 , 0763 343592","Accessibilità":""},{"_id":52,"Tipologia":"Chiesa","Provincia":"TR","Comune":"Amelia","Cap":null,"Località":"","Indirizzo":"Via del Duomo","Numero civico":"25","Georeferenziazione":"42.557261052422824,12.414432764053345","Nome":"Cattedrale di Santa Fermina","Descrizione":"<p>Principale luogo di culto di Amelia, la cattedrale fu costruita nell&rsquo;anno 872 sulla sommit&agrave; del colle su cui sorge il centro storico della citt&agrave;. Nel 1629 venne quasi interamente distrutta da un vasto incendio e fu ricostruita successivamente in stile barocco. E&#39; intitolata ai due Santi Protettori della citt&agrave;, Santa Fermina e Sant&#39;Olimpiade, i cui resti sono custoditi sotto l&#39;altare della chiesa.<br /> \nLa facciata, completata nel XIX secolo, &egrave; neoclassica e in cotto rosato. Alla sua sinistra, si eleva la torre campanaria a pianta dodecagonale alta trenta metri, risalente al XI secolo. La chiesa ha un impianto a croce latina e gli interni, solenni e maestosi, sono composti da un&#39;unica navata, coperta con volta a botte affrescata, lungo la quale si aprono cinque cappelle. Significativa quella del SS. Sacramento, cinquecentesca e in forma ottagonale, che conserva una tavola attribuita a Taddeo Zuccari e i monumenti marmorei dei Vescovi Bartolomeo e Baldo Farrattini, quest&rsquo;ultimo realizzato dall&#39;artista orvietano Ippolito Scalza.<br /> \nLa cattedrale custodisce importanti opere d&rsquo;arte tra le quali tele di F. Zuccari, G. F. Perini, Niccol&ograve; Pomarancio; sono inoltre presenti sculture di Agostino di Duccio, Ippolito Scalza e del Dosio. Peculiare il fonte battesimale in stile rinascimentale, con piccola statua in marmo di S. Giovanni Battista, riferibile forse alla scuola del Donatello.<br /> \nNella chiesa sono conservati anche due organi di grande rilevanza: l&#39;organo grande realizzato nel 1904 dalla ditta Rieger di Jaegerndorf nella Slesia Austriaca e un raro organo positivo ad ala del XVII secolo recentemente restaurato.<br /> \nLa Cattedrale espone anche un presepe, opera artistica del dottor Carlo Chiappafreddo (1914-1967), costituito da personaggi in cartapesta e terracotta, di originale produzione spagnola ed i caratteristici diorami che rappresentano episodi della vit&agrave; di Ges&ugrave;.</p>","Sito web":"www.diocesi.terni.it|https://www.diocesi.terni.it/concattedrale-santa-firmina-di-amelia/","Indirizzo email":"info@diocesi.terninarniamelia.it","Numeri di telefono":"744546501","Accessibilità":""},{"_id":53,"Tipologia":"Chiesa","Provincia":"PG","Comune":"Assisi","Cap":6081,"Località":"","Indirizzo":"Piazza del Comune","Numero civico":"","Georeferenziazione":"43.071309597522976,12.614750862121584","Nome":"Chiesa di Santa Maria sopra Minerva","Descrizione":"<p>&quot;Un tempio romano nel cuore di Assisi&quot;, cos&igrave; &egrave; conosciuta la chiesa di Santa Maria sopra Minerva.&nbsp;<br /> \nL&#39;edificio religioso affaccia sulla piazza principale cittadina, piazza del Comune, fu edificato&nbsp;durante il&nbsp;I se<strong>c</strong>olo a.C. e intitolato alla dea Minerva, regina della sapienza e della pace nell&rsquo;et&agrave; pagana. Successivamente, dopo con il rinvenimento di una lapide votiva dedicata ad Ercole, si crede pi&ugrave; giusto pensare che il tempo fosse dedicato a lui.<br /> \nNel Medioevo, la cella del Tempio fu trasformata nella chiesa di San Donato, per passare poi all&#39;ordine benedettino che la trasform&ograve; in abitazioni e botteghe.<br /> \nNel XIII secolo&nbsp;fu adattata a sede del Comune, che us&ograve; il piano inferiore come carcere e quello superiore come aula del consiglio cittadino.<br /> \nFu trasformato in chiesa&nbsp;di Santa Maria sopra Minerva solo nel Cinquecento. L&#39;edificio venne quindi rimaneggiato in stile barocco nel XVII secolo.<br /> \nLa duecentesca Torre del Popolo, posta sul lato sinistro della chiesa, nella versione che noi oggi vediamo, fu ultimata nel 1305.<br /> \nPer<strong>&nbsp;</strong>Goethe, durante il suo&nbsp;<em>Viaggio in Italia</em>, questo fu il primo monumento integro dell&lsquo;antichit&agrave; che vide e ne rest&ograve; entusiasta (1786).<br /> \nLa&nbsp;facciata&nbsp;&egrave; sorprendentemente ben conservata, ancora nello stato originale; le sei&nbsp;colonne&nbsp;sono sormontate da un capitello corinzio&nbsp;e poggiano su dei&nbsp;plinti&nbsp;che, per mancanza di spazio, sono collocati sulla scalinata che si inoltra nel&nbsp;pronao.&nbsp;L&rsquo;edificio appartiene alla tipologia del tempio prostilo corinzio &ldquo;<em>in antis</em>&rdquo;.<br /> \nAll&rsquo;interno la cella &egrave; andata completamente distrutta durante la ristrutturazione della chiesa nel XVI secolo.&nbsp;Si presenta oggi in stile barocco, ad unica navata.&nbsp;La volta &egrave; stata interamente affrescata nella met&agrave; del XVIII secolo da Francesco Appiani con la&nbsp;Gloria di San Filippo&nbsp;e&nbsp;Virt&ugrave; Cardinali e Teologali.</p>","Sito web":"","Indirizzo email":"","Numeri di telefono":"","Accessibilità":""},{"_id":54,"Tipologia":"Chiesa","Provincia":"PG","Comune":"Assisi","Cap":6081,"Località":"","Indirizzo":"Piazza Santa Chiara","Numero civico":"1","Georeferenziazione":"43.06910331248971,12.616891264915468","Nome":"Basilica di Santa Chiara","Descrizione":"<p>La Chiesa dedicata a Santa Chiara fu costruita tra il 1257 e il 1265&nbsp;riadattando la gi&agrave; esistente Chiesa di&nbsp;San Giorgio, che precedentemente custodiva&nbsp;le spoglie mortali di San Francesco. Il corpo di Santa Chiara venne traslato nel 1260, cinque&nbsp;anni prima della solenne consacrazione della chiesa da parte di Papa Clemente IV.&nbsp;</p> \n \n<p>In stile architettonico gotico, la Chiesa presenta una facciata costituita da&nbsp;fasce di pietra bianca e rosa del Subasio,&nbsp;suddivisa in 3 parti di cui la&nbsp;centrale &egrave; decorata&nbsp;da un grande rosone a doppio giro di colonnine e archetti. Il portale &egrave; a tutto sesto, con la lunetta sorretta da due leoni a riposo. In alto il timpano, con un oculo al centro. Al lato sinistro della basilica, poggiano tre imponenti archi rampanti risalenti alla fine del XIV secolo.</p> \n \n<p>L&#39;interno della chiesa &egrave; a croce latina ed ha un&#39;unica navata che termina in un transetto con abside poligonale. La navata era decorata da un ciclo di affreschi sulla vita di Santa Chiara, tuttavia oggi non rimangono che alcuni frammenti, a seguito della scialbatura effettuata nel XVIII secolo e ai danneggiamenti alla struttura causati dal terremoto del 1832.&nbsp;Ai lati del transetto si aprono a sinistra la cappella di Sant&#39;Agnese, dedicata alla sorella di santa Chiara, e destra&nbsp;la cappella, pi&ugrave; antica, di San Giorgio, affrescata da Pace di Bartolo, Puccio Campana, Pietro Lorenzetti.&nbsp;Da questo ambiente si&nbsp;entra&nbsp;nell&#39;oratorio del Crocifisso o delle Reliquie, dove &egrave; custodito il Crocifisso di San Damiano, che si dice parl&ograve; a San Francesco nell&#39;eremo di San Damiano.</p> \n \n<p>Nel transetto sinistro, vi &egrave; un&#39;interessante opera,&nbsp;la tavola con Santa Chiara e otto storie della sua vita attribuita al Maestro&nbsp;di Santa Chiara; gli affreschi sulle quattro vele sopra l&#39;altare sono invece attribuiti al&nbsp;Maestro Espressionista di Santa Chiara (XIV secolo), artista seguace di Giotto,&nbsp;cui &egrave; stato riferito anche il Crocifisso su tavola nell&#39;abside.</p> \n \n<p>Nell&#39;abside, dietro l&#39;altare maggiore,&nbsp;vi &egrave; un organo a canne,&nbsp;in&nbsp;stile neogotico, costruito nel 1935.</p>","Sito web":"","Indirizzo email":"","Numeri di telefono":"","Accessibilità":""},{"_id":55,"Tipologia":"Chiesa","Provincia":"PG","Comune":"Panicale","Cap":6064,"Località":"Tavernelle","Indirizzo":"Via Aldo Capitini","Numero civico":"","Georeferenziazione":"43.012037596795324,12.14769244194031","Nome":"Santuario di Santa Maria di Mongiovino","Descrizione":"<p>Il Santuario mariano di Mongiovino sorge ai piedi del Castello di Mongiovino, nei pressi di Tavernelle. I lavori per la costruzione del Santuario, per volere di Papa Leone XX Medici, iniziarono nel 1524 a seguito di episodi prodigiosi che la leggenda vuole siano accaduti di fronte a una immagine miracolosa della Madonna a partire dagli inizi del XVI secolo.</p> \n \n<p>Il progetto venne affidato a Rocco da Vicenza, architetto e lapicida vicentino attivo in Umbria gi&agrave; da qualche tempo, che realizz&ograve;&nbsp;una struttura&nbsp;dalla forma quadrata&nbsp;con un&#39;abside sporgente, sormontata&nbsp;da una cupola centrale, e&nbsp;quattro facciate dotate di&nbsp;timpani orizzontali con rosoni.&nbsp;</p> \n \n<p>Il santuario possiede&nbsp;internamente la pi&ugrave; importante decorazione ad affresco del secondo Cinquecento presente nella regione,&nbsp;eseguita in prevalenza da pittori toscani, marchigiani e olandesi.</p> \n \n<p>La chiesa ha una pianta quadrata con croce greca iscritta. Il vano centrale &egrave; coperto da una cupola con un alto tamburo che poggia su quattro robusti pilastri; sulla volta &egrave; una Incoronazione della Vergine del tifernate Mattia Batini (1709). Sul lato orientale si accede alla cappella della Madonna, al cui interno &egrave; l&rsquo;edicola mariana che ha dato origine al santuario. La cappella &egrave;&nbsp;preceduta da una facciata a due ordini in pietra serena, ornata da tre statue in terracotta del perugino Valentino Martelli, con la Trasfigurazione di Ges&ugrave; tra i profeti Mos&eacute; e Elia (1579-80). L&rsquo;interno della cappella &egrave;&nbsp;decorato da episodi della vita della Vergine, ad opera di&nbsp;Giovanni Wraghe di Anversa (1567) e da Nicol&ograve; Circignani da Pomarance (1569).</p> \n \n<p>L&#39;immagine&nbsp;cui &egrave; dedicato il santuario &egrave; una Madonna col Bambino in trono tra quattro angeli, affrescata da&nbsp;un pittore umbro intorno alla met&agrave; del XIV secolo. L&#39;opera &egrave; esposta&nbsp;in un altare isolato in forma di tempietto&nbsp;al centro della cappella della Madonna, la cui costruzione fu completata nel 1525, data che si legge dalle candelabre di un pilastro.&nbsp;</p> \n \n<p>Le pareti retrostanti il coro dell&#39;altare in pietra, sono impreziosite da affreschi di&nbsp;Giovanni Battista Lombardelli (1587) raffiguranti alcuni miracoli successivi a quello della pastorella Andreana, che ispir&ograve; la fondazione del Santuario.&nbsp;La leggenda narra che la pastorella ud&igrave; una voce proveniente da un&#39;edicola vicino a una fonte. La voce le chiedeva di riferire ai castellani di Mongiovino di ripulire l&#39;edicola dai rovi e riportarla a venerazione. I compaesani inizialmente non credettero alla storia raccontata da Andreana, la quale&nbsp;per&ograve; venne creduta quando torn&ograve; con una brocca colma di acqua con l&#39;apertura rivolta verso il basso, come le aveva chiesto la Vergine. Di fronte al miracolo, gli abitanti del castello ripulirono l&#39;edicola.</p> \n \n<p>Oltre alla Cappella della Vergine, il Santuario presenta al proprio interno altre quattro cappelle, coperte da cupolini decorati&nbsp;da angeli musicanti: la cappella della Resurrezione, con&nbsp;l&rsquo;altare della Resurrezione di Nicol&ograve; Circignani detto il Pomarancio (1569); la cappella&nbsp;dell&#39;Ascensione con l&rsquo;altare dell&rsquo;Ascensione di Hendrick van den Broeck da Malines (1585-86), la cappella della Deposizione con l&rsquo;altare della Deposizione di Hendrick van den Broeck da Malines (1564), la Cappella della Madonna del Rosario del perugino Orazio Alfani (1552), il cui altare fu&nbsp;ridipinto da Antonio Castelletti da Paciano nel 1810.</p> \n \n<p>&nbsp;</p>","Sito web":"","Indirizzo email":"","Numeri di telefono":"","Accessibilità":""},{"_id":56,"Tipologia":"Chiesa","Provincia":"PG","Comune":"Foligno","Cap":6034,"Località":"","Indirizzo":"Via del Roccolo","Numero civico":"30","Georeferenziazione":"42.95640680679768,12.689305543899538","Nome":"Chiesa di San Paolo Apostolo","Descrizione":"<p>La Chiesa di San Paolo Apostolo &egrave; un edificio religioso progettato dagli architetti Massimiliano Fuksas e Doriana Mandrelli Fuksas. Fu edificata&nbsp;nel 2009, a seguito di un concorso bandito dalla Conferenza Episcopale Italiana che ne volle la costruzione dopo il terremoto umbro marchigiano del 1997. L&#39;edificio sorge infatti&nbsp;in un&#39;area&nbsp;precedentemente occupata da container per coloro che avevano perso le loro abitazioni&nbsp;a causa&nbsp;degli eventi sismici.</p> \n \n<p>A vincere il concorso fu Fuksas,&nbsp;cui venne assegnato il progetto della costruzione della nuova chiesa, ispirato&nbsp;a criteri architettonici moderni e innovativi.&nbsp;&nbsp;</p> \n \n<p>La Chiesa, costruita in cemento armato,&nbsp;ha una struttura geometrica composta da due grandi parallelepipedi, uno&nbsp;inserito nell&#39;altro; quello interno &egrave; posto&nbsp;a 3 metri dal pavimento e dalle pareti esterne. Alle pareti del parallelepipedo esterno sono disposte&nbsp;finestre dalle forme irregolari.</p> \n \n<p>La luce &egrave; elemento fondamentale nel suo rapporto con la struttura: essa giunge prevalentemente dall&#39;alto e dalla base della chiesa.</p> \n \n<p>L&#39;altare e il presbiterio sono posti al centro del parallelepipedo interno; particolari sono i lampadari longitudinali che pendono dall&#39;alto e creano un effetto suggestivo.</p> \n \n<p>&nbsp;</p>","Sito web":"","Indirizzo email":"","Numeri di telefono":"","Accessibilità":""},{"_id":57,"Tipologia":"Chiesa","Provincia":"PG","Comune":"Panicale","Cap":6064,"Località":"","Indirizzo":"Piazza San Michele","Numero civico":"1/A","Georeferenziazione":"43.02900406656985,12.099004983901978","Nome":"Collegiata di San Michele Arcangelo","Descrizione":"<p>La chiesa principale di Panicale &egrave; intitolata a San Michele Arcangelo, santo patrono della nazione longobarda. Di origine altomedievale, non se ne hanno notizie prima del 1159.</p> \n \n<p>Nel 1546 fu ampliato l&rsquo;interno e costruito un nuovo tetto sorretto da tre archi in mattoni. Della chiesa rinascimentale si sono conservate due cornici in pietra e una tavola con il Presepe, un tempo esposto all&rsquo;altare maggiore. Con l&rsquo;ingresso di Panicale nella diocesi di Citt&agrave; della Pieve, nel 1618 San Michele ottenne il titolo di collegiata. Nel 1683 l&rsquo;arciprete Francesco Cavardini prese la decisione di rimuovere l&rsquo;altare maggiore e di costruire un nuovo coro per i canonici. Il 27 settembre 1684, durante i&nbsp;lavori, fu ritrovata all&rsquo;interno di un muro una immagine della Madonna e l&#39;Arcangelo Gabriele, che suscit&ograve; un&rsquo;intensa devozione popolare e provoc&ograve; la ricostruzione dell&rsquo;intero edificio, il cui progetto fu affidato all&#39;architetto Filippo Schinetti da Visso.&nbsp;L&#39;opera &quot;Annunciazione&quot;,&nbsp;&egrave; attribuita&nbsp;a Masolino da Panicale.</p> \n \n<p>La chiesa &egrave; ad una sola navata, con tribuna, coro e sei cappelle perimetrali, ed &egrave; coperta da una volta in muratura decorata da sette medaglioni con storie della vita della Vergine (1702). L&rsquo;altare maggiore intitolato all&rsquo;Annunziata prende il nome da un antico affresco posto al centro del coro. Agli altari delle cappelle laterali sono esposti quadri dei secoli XVII e XVIII e alcune statue moderne. Le pareti del coro furono decorate con dipinti neoclassici di Antonio Castelletti da Paciano (1815).</p> \n \n<p>In fondo alla navata sinistra della chiesa, all&rsquo;altare della Madonna del Carmine &egrave; esposto un importante dipinto su tavola con la storia del Presepe e una lunetta con la figura dell&rsquo;Eterno. La pala, considerata una delle principali opere della pittura&nbsp;rinascimentale umbra,&nbsp;era collocata in origine sopra l&rsquo;altare maggiore, da dove nel marzo 1683 la fece rimuovere l&rsquo;arciprete Francesco Gavardini per consentire la ricostruzione del presbiterio. Successivamente, alla miracolosa Annunciazione venne riservato l&#39;altare maggiore mentre il Presepe rimase nell&#39;altare secondario.&nbsp;</p> \n \n<p>Sul finire del XIX secolo la pala era genericamente riferita alla scuola perugina, prima che Adamo Rossi (1890) rintracciasse presso l&rsquo;Archivio di Stato di Perugia l&rsquo;accordo stipulato il 18 novembre 1519 tra i procuratori del castello di Panicale e il pittore perugino Giovanni Battista Caporali,allievo del&nbsp;Perugino,&nbsp; circa le modalit&agrave; di pagamento del saldo di 80 dei 120 fiorini pattuiti per la pittura di una tavola.</p> \n \n<p>(Testo&nbsp;tratto&nbsp;dalla Guida<strong>&nbsp;&quot;</strong>Panicale in Umbria - Il Castello e il suo territorio&quot;,<em> Sabrina Caciotto, Elvio Lunghi)</em></p> \n \n<p>&nbsp;</p>","Sito web":"","Indirizzo email":"","Numeri di telefono":"","Accessibilità":""},{"_id":58,"Tipologia":"Chiesa","Provincia":"TR","Comune":"Terni","Cap":5100,"Località":"","Indirizzo":"Largo San Salvatore","Numero civico":"","Georeferenziazione":"42.56000724273187,12.647897601127626","Nome":"Chiesa del SS. Salvatore","Descrizione":"<p>La Chiesa del SS. Salvatore, la pi&ugrave; antica di Terni, &egrave; ubicata nell&rsquo;omonimo largo San Salvatore, nei pressi di piazzale Europa, antistante al palazzo comunale di Terni.<br /> \nE&#39; un edificio di contenute dimensioni, formato da una navata divisa in due campate coperte da volte a crociera e da un vano circolare illuminato da otto fornici con una scarsella finale per l&#39;altare. Sulla parete meridionale della navata si apre una cappella a pianta quadrata, una seconda cappella fu chiusa nel 1909 per far spazio alla sacrestia.<br /> \nSotto la pavimentazione della chiesa sono stati rinvenuti resti di abitazioni risalenti al I secolo d.C. che tolgono ogni fondamento all&#39;opinione tradizionale di una origine pagana della &quot;rotonda&quot;.<br /> \nUna prima notizia su una chiesa dedicata al SS. Salvatore risale al 1072, registrata tra le pertinenze dell&#39;abbazia di Farfa in Sabina. Il vano circolare potrebbe, invece, risalire ad un&#39;epoca pi&ugrave; remota per una notizia tramandata da una antica fonte che ricorda l&rsquo;incontro avvenuto nel 742 tra re Liutprando e papa Zaccaria a Temi <em>in oratorio Salvatoris</em>, <em>sito intra ecclesia beati Petri</em>, ipotesi quest&#39;ultima non accertata storicamente per l&#39;impossibilit&agrave;&nbsp;di identificare con precisione la chiesa di San Pietro cui fa riferimento il documento.<br /> \nLa navata fu aggiunta in epoca romanica tra la seconda met&agrave; e la fine del XII secolo e ancora pi&ugrave; tarda &egrave; la cappella laterale.<br /> \nNel corso dei restauri, eseguiti&nbsp;negli anni 1909-10, furono rimessi in luce numerosi affreschi alle pareti della &ldquo;rotonda&rdquo; e in una cappella. Negli anni del secondo conflitto mondiale San&nbsp;Salvatore fu gravemente danneggiata dai&nbsp;bombardamenti alleati del 1943-44; i restauri che seguirono furono illustrati in un volume a cura della Cassa di Risparmio di Terni (1974).&nbsp;<br /> \nIl presente restauro ha restituito una nuova leggibilit&agrave; ai dipinti, eliminando le cause di un degrado che stava alterando in profondit&agrave; le cromie.<br /> \nTra le finestre della &ldquo;rotonda&rdquo; sono visibili poche immagini frammentarie di carattere devozionale dei secoli XIII-XV, la pi&ugrave; antica delle quali &egrave; un San Paolo che risale al secondo quarto del XIII secolo e che potrebbe essere appartenuto ad un ciclo con figure di santi disposti sui pilastri divisori. Nei primi decenni del XVI secolo un modesto imitatore di Pietro Perugino dipinse una Crocifissione e alcune figure di santi, quest&#39;ultime perdute, nella parete della scarsella. Nel secolo successivo anche le pareti della &quot;rotonda&quot; ebbero una nuova decorazione, della quale restano pochi resti con motivi a grottesche.<br /> \nMeglio conservata &egrave; la decorazione della cappella di San Giovanni Battista, che appartenne ai conti Manassei, il cui stemma &egrave; ripetuto con insistenza negli sguanci di due monofore.<br /> \n&Eacute; questo il pi&ugrave; importante complesso di pittura murale che sia rimasto a Terni dei decenni centrali del XIV secolo, eseguito da un pittore locale che guard&ograve; in direzione di modelli spoletini.</p>","Sito web":"","Indirizzo email":"beni-culturali@libero.it","Numeri di telefono":"0744/546563","Accessibilità":""},{"_id":59,"Tipologia":"Chiesa","Provincia":"PG","Comune":"Trevi","Cap":6039,"Località":"Madonna delle Lacrime","Indirizzo":"","Numero civico":"","Georeferenziazione":"42.87471790007014,12.749977111816408","Nome":"Santuario della Madonna delle Lacrime","Descrizione":"<p>Il santuario della Madonna delle Lacrime di Trevi &egrave; un interessante esempio di chiesa rinascimentale in Umbria. La chiesa fu eretta tra 1487 e 1522 su progetto di Francesco di Pietrasanta, per custodire un&rsquo;immagine dipinta della Madonna, creduta miracolosa. L&rsquo;affresco, tutt&rsquo;ora esistente e visibile sull&rsquo;altare del transetto di sinistra, rappresenta la Madonna con il Bambino ed originariamente comprendeva alla sua destra anche la figura di San Francesco d&rsquo;Assisi, ora perduta. L&rsquo;icona devozionale era stata realizzata per volere del cittadino trevano Diotallevi di Antonio in una parete della sua abitazione il 3 ottobre del 1483, vigilia della festa di San Francesco. La sera del 5 agosto 1485 qualcuno vide il volto della Madonna piangere lacrime di sangue e, in seguito all&#39;evento miracoloso, si decise di costruire un santuario a memoria dell&#39;avvenimento.<br /> \nSulla facciata del santuario si apre un portale rinascimentale (1495-1498), opera di Giovanni di Giampietro da Venezia.<br /> \nL&rsquo;interno con pianta a croce latina, ad unica navata e coperto da una volta a crociera, &egrave; stato ristrutturato nel 1733. Lungo le pareti si aprono diverse cappelle tra cui due decorate da due tra i pi&ugrave; importanti pittori umbri del Rinascimento, il Perugino e lo Spagna, rispettivamente la cappella del Presepio (1521) e quella di San Francesco con il Trasporto di Cristo (1518-1520). Alternati alle cappelle si ergono i monumenti sepolcrali, scolpiti sulla pietra caciolfa tipica della zona, appartenenti ai membri della famiglia Valenti, tra le pi&ugrave; importanti di Trevi.</p>","Sito web":"http://www.treviturismo.it/arte_e_cultura/chiesa_delle_lacrime_e_il_perugino","Indirizzo email":"infoturismo@comune.trevi.pg.it","Numeri di telefono":"0742 332269 , 074278232","Accessibilità":""},{"_id":60,"Tipologia":"Chiesa","Provincia":"PG","Comune":"Montefalco","Cap":6036,"Località":"Località Turri Centro","Indirizzo":"","Numero civico":"","Georeferenziazione":"42.885154558557055,12.657526731491089","Nome":"Convento di San Fortunato","Descrizione":"<p>Il Convento di San Fortunato&nbsp;fu edificata nel luogo dove, nel IV secolo, sorgeva una basilica romana.<br /> \nSi trova poco fuori il centro abitato di Montefalco, in cima ad un colle circondata da elci secolari.<br /> \nIn questo luogo erano state scavate nell&#39;argilla diverse grotte,&nbsp;gi&agrave; usate per i riti pagani e poi paleocristiani quando divennero, come narrato dal longobardo Audelao alla fine del VII secolo, luogo di ritiro per san Fortunato.&nbsp;Audelao narra di San Fortunato&nbsp;come di un contadino, un umile prete della chiesa di Santa Maria di Turrita, a sud di Montefalco, che visse tra il 340 e il 400 e che venne sepolto nella sua campagna.<br /> \nAlcuni anni dopo il&nbsp;<em>magister militum</em>&nbsp;Severo, decise di far costruire proprio in questo luogo una Basilica in onore del Santo, a seguito di una grazia ricevuta.&nbsp;Secondo la tradizione questa fu consacrata nel 422.<br /> \nFrutto di vari rimaneggiamenti, San Fortunato, come la possiamo vedere oggi, &egrave; preceduta da un cortile a quadriportico del XV secolo&nbsp;dove ben si notano, tra quelle in&nbsp;mattoni,&nbsp;alcune&nbsp;colonne&nbsp;reimpiegate dall&#39;originaria basilica.<br /> \nA sinistra, rispetto all&#39;ingresso principale, troviamo la Cappella delle Rose, edificata anch&#39;essa nella stessa epoca e decorata da Tiberio d&#39;Assisi nel 1512. L&#39;opera risulta firmata nel cartiglio sulla parete destra. Sono rappresentati episodi relativi all&rsquo;Indulgenza della Porziuncola, Santi francescani, l&rsquo;Eterno benedicente&nbsp;sulla volta e &ldquo;Cristo sul sepolcro&rdquo; (paliotto dell&rsquo;altare).&nbsp;<br /> \nLa porta d&rsquo;accesso alla chiesa ha gli affreschi di sette Angeli sopra l&rsquo;arco, la Madonna col Bambino tra i Santi Francesco e Bernardino da Siena e Santi nella lunetta, opere di Benozzo Gozzoli (1450) e S. Sebastiano alla colonna sul fianco destro, opera di Tiberio d&rsquo;Assisi. A navata unica ha una volta leggermente ogivale e termina con un&rsquo;abside quadrata aggiunta nei restauri.<br /> \nNel bosco del convento ancora rimangono conservate le cosiddette &ldquo;Grotte di San Fortunato&ldquo;.&nbsp;Quella centrale, a forma di croce, probabilmente era usata come oratorio.</p>","Sito web":"","Indirizzo email":"","Numeri di telefono":"","Accessibilità":""},{"_id":61,"Tipologia":"Chiesa","Provincia":"PG","Comune":"Montefalco","Cap":6036,"Località":"","Indirizzo":"","Numero civico":"","Georeferenziazione":"42.8892936,12.6502843","Nome":"Chiesa e Convento di S. Francesco","Descrizione":"Ubicata nel centro di Montefalco, nell’area compresa tra la vecchia cinta muraria e quella del 1328, in Via Ringhiera Umbra.  La chiesa è stata edificata intorno al 1340 dai Frati Minori; in un periodo successivo, probabilmente tra la fine del Trecento e l’inizio del Quattrocento, furono aggiunte sei cappella sul lato destro. Intorno al 1585 sul lato sinistro della chiesa venne aperta una cappella per interessamento del ministro provinciale dei Frati Minori, Clemente Bontadosi, con un imponente prospetto costituito da due colonne in stile corinzio, con architrave decorato con girali e timpano triangolare spezzato. Nel 1876 l’architetto Francesco Salvati da Montefalco realizzò il rivestimento della facciata ed aprì la bifora sovrastante il portale; ulteriori restauri eseguiti nel 1889, portarono la demolizione degli altari barocchi e la rifazione delle capriate del tetto. Nel 1863 la chiesa diventò proprietà del Comune di Montefalco e nel 1895 fu adibita a Pinacoteca; gli interventi di restauro eseguiti alla fine del XX secolo hanno consentito la riapertura del Museo al pubblico. La facciata, rivestita in blocchi di pietra chiara, è sagomata a capanna e delimitata da due lesene; al centro si apre un portale ad arco acuto delimitato da due lesene che, poste su un alto basamento e coronate da capitelli con rosoncini, sono unite da una trabeazione di impronta classica con triglifi e metope, a sostegno di un timpano triangolare.Nella zona superiore è una bifora aperta nel 1876. L’interno si presenta con impianto a navata unica terminante con un’abside poligonale e due cappelle quadrate; sul lato destro si aprono sei cappelle intercomunicanti ed una sul lato sinistro. La copertura della nave è a capriate lignee, mentre le cappelle sono coperte con volta a crociera e l’abside ha cupola unghiata. La cupola della zona absidale è rinforzata da costoloni che terminano su peducci decorati con volti femminili, un volto di vescovo, un volto di frate, l’aquila e il leone; sulla parete centrale si apre una grande bifora a doppio ordine che dona luminosità all’ambiente. Anche le volte delle cappelle sono costolonate, ed i peducci dei costoloni hanno motivi fogliacei. Nella navata destra, nella prima campata, è la cappella di San Girolamo, affrescata tra il 1450 e il 1452 da Benozzo Gozzoli. Si tratta del primo grande ciclo di affreschi eseguiti autonomamente dal pittore fiorentino, allora trentenne, il quale per anni era stato collaboratore di Beato Angelico. Nella parete maggiore  è un finto polittico raffigurante la Madonna col Bambino circondata dai Santi Antonio da Padova, Girolamo, Giovanni Battista e Ludovico da Tolosa; sopra  Crocifissione e Santi e due episodi della vita di San Girolamo; nella volta i quattro Evangelisti e altre scene frammentarie della vita del Santo. Nel sottarco, Cristo benedicente e Angeli, San Bernardino da Siena, Santa Cenerina d’Alessandria, San Girolamo nel deserto e San Sebastiano. Nella seconda campata è la cappella di San Bernardino con affreschi di Jacopo Vincioli (1461).  Sotto la terza campata è la cappella del Crocifisso che conserva un Crocifisso sagomato con la Vergine e San Giovanni Evangelista ai lati, e San Francesco ai piedi del Cristo opera del Maestro Espressionista di Santa Chiara. La quarta campata conserva la cappella dedicata all’Assunta con affreschi di Giovanni di Corraduccio e bottega. La quinta campata ha la cappella dedicata a Sant’Antonio Abate sempre con affreschi di Giovanni di Corraduccio e bottega e una tavola di Tiberio d’Assisi raffigurante la Madonna del Soccorso (1510). Dalla sesta campata attraverso una porta lignea realizzata nel 1610 si accede alla cappella dell’Annunciazione con affreschi di Giovanni di Corraduccio e bottega. L’abside destra conserva affreschi del Maestro dell’Abside di Montefalco; l’abside centrale poligonale è affrescata con Storie di San Francesco da Benozzo Gozzoli nel 1452.  Nel sottarco sono San Francesco e i dodici Apostoli entra tondi, nella volta la gloria di San Francesco e i Santi Antonio da Padova, Chiara, Bernardino da Siena, Elisabetta di Ungheria e Ludovico da Tolosa. Alle pareti partendo dal basso a sinistra sono le storie della vita di San Francesco.  Da notare poi in controfacciata, a destra del portale principale, la nicchia affrescata dal Perugino (1503) con la Natività sormontata da Annunciazione e Eterno Benedicente.</p>","Sito web":"","Indirizzo email":"","Numeri di telefono":"","Accessibilità":""},{"_id":62,"Tipologia":"Chiesa , Museo","Provincia":"PG","Comune":"Foligno","Cap":6034,"Località":"","Indirizzo":"via Largo Frezzi","Numero civico":"","Georeferenziazione":"42.95429061899636,12.699825167655947","Nome":"Oratorio del Crocifisso","Descrizione":"<p>L&rsquo;Oratorio, di propriet&agrave; del Comune di Foligno dal 2002, &egrave; situato al termine dell&rsquo;attuale via Gramsci (largo Federico Frezzi) e si trova tra Palazzo Candiotti e la parte absidale dell&rsquo;ex chiesa di S.Domenico. E&rsquo; una struttura la cui parte iniziale risale al secolo XVII ed &egrave; stata costruita in tre diversi periodi dalla omonima Confraternita del Crocefisso. E&rsquo; costituita da un&rsquo;unica aula, che nasconde al suo interno una straordinaria ricchezza non rilevabile all&rsquo;esterno, da una sacrestia, mentre sul fianco sinistro si eleva il campanile in pietra sbozzata nella parte inferiore e muratura in laterizio a vista nella cella. L&rsquo;aula &egrave; strutturalmente distinguibile in tre parti che corrispondono ai tre diversi periodi costruttivi: la prima, vicina all&rsquo;ingresso, con soffitto a cassettoni lignei sospeso alla copertura, terminata probabilmente alla fine del 1500; una seconda zona nella parte centrale, coperta con una cupola, realizzata nel 1643 a seguito di una decisione della confraternita di ampliare la chiesa. Infine la parte terminale, al di sopra dell&rsquo;altare, coperta da una volta a botte lunettata a pianta rettangolare, i cui lavori avviati nel 1702 durarono circa un decennio.</p> \n \n<p>Durante i lavori di restauro &egrave; emerso un affresco attribuito al francese Noel Quillerier che risale al 1626 e raffigura il culto di Sant&#39;Elena. Va evidenziato che tra le opere umbre conosciute del pittore questo sembrerebbe essere il primo dipinto eseguito con la tecnica ad affresco.</p> \n \n<p>L&rsquo;edificio &egrave; una chiesa consacrata e pertanto la sua destinazione principale &egrave; quella di luogo sacro dove si esercita il pubblico culto.<br /> \n<br /> \n&nbsp;</p>","Sito web":"www.museifoligno.it|www.museifoligno.it","Indirizzo email":"museotrinci@comune.foligno.pg.it","Numeri di telefono":"0742 330584","Accessibilità":"sì"},{"_id":63,"Tipologia":"Ecomuseo","Provincia":"PG","Comune":"Campello sul Clitunno","Cap":6042,"Località":"","Indirizzo":"Piazza Ranieri Campello","Numero civico":"1","Georeferenziazione":"42.820317,12.776776899999959","Nome":"Ecomuseo di Campello sul Clitunno","Descrizione":"<p>L&rsquo;Ecomuseo di Campello sul Clitunno ricalca i confini comunali e si estende per una superficie di 50 km&sup2;.<br /> \nL&rsquo;ambiente risulta molto eterogeneo, alternandosi tra la pianura (coltivata e sede delle principali infrastrutture) e il fiume Clitunno; la fascia pedemontana collinare (caratterizzata dalle coltivazioni di olivo) e l&#39;area montana (quasi interamente ricoperta da bosco); i prati secondari di montagna (adibiti a pascolo) e le conche intermontane.<br /> \nIl territorio dell&rsquo;Ecomuseo &egrave; caratterizzato anche da pregevoli luoghi di interesse storico e artistico come il Tempietto del Clitunno (Patrimonio Mondiale dell&rsquo;Umanit&agrave; U.N.E.S.C.O), i castelli medievali di Pissignano e Campello Alto, le Aree S.I.C. (Siti di Interesse Comunitario) delle Fonti del Clitunno, del Fosso di Camposolo e della Valle di Pettino. Nella zona inoltre &egrave; presente l&rsquo;Universit&agrave; Agraria di Pettino.<br /> \nVaria e articolata &egrave; l&rsquo;offerta didattica, realizzata in collaborazione con il Laboratorio di Scienze della Terra di Spoleto: percorsi ludico-didattici lungo il fiume Clitunno e percorsi storico-archeologici alla scoperta dei principali monumenti del territorio. I percorsi tematici dell&#39;Ecomuseo oltre le Fonti e il Tempietto del Clitunno offrono la possibilit&agrave; di percorrere a valle l&#39;antica via Flaminia visitando la chiesa di San Sebastiano e la chiesa romanica di San Cipriano e Giustina.<br /> \nIn montagna invece si pu&ograve; attraversare il &ldquo;Fosso di Camposolo&rdquo;, dove &egrave; ancora presente il Gatto selvatico europeo, e la &ldquo;Valle di Pettino&rdquo; caratterizzata da una estesa lecceta.<br /> \nIn localit&agrave; Acera &egrave; presente un Centro di Documentazione sulla Transumanza e sui Pastori mentre, in localit&agrave; La Bianca si trova il Museo Civico della Civilt&agrave; Contadina &ldquo;I Cassetti della Memoria&rdquo;.<!--[if !supportLineBreakNewLine]--><br /> \n<!--[endif]--> <!--[endif]--></p>","Sito web":"www.ecomuseocampello.it|www.ecomuseocampello.it","Indirizzo email":"ecomuseo@comune.campello.pg.it","Numeri di telefono":"0743 271922  , 0743 271946","Accessibilità":""},{"_id":64,"Tipologia":"Ecomuseo","Provincia":"","Comune":"","Cap":null,"Località":"","Indirizzo":"piazza Gramsci, Città della Pieve","Numero civico":"","Georeferenziazione":"42.95273189609865,12.003673911094667","Nome":"Ecomuseo del Paesaggio Orvietano","Descrizione":"<p>L&#39;Ecomuseo &egrave; costituito da una serie di antenne e punti museali che si snodano nel territorio dei comuni di: Allerona, Castel Viscardo, Fabro, Ficulle, Montegabbione, Monteleone d&rsquo;Orvieto, Parrano e San Venanzo.<br /> \nLa realizzazione delle diverse antenne ha permesso la creazione di un percorso che valorizza le peculiarit&agrave; di ogni territorio; la presenza di numerose punti di ricerca e laboratori rende l&#39;offerta adatta sia a ragazzi sia a un pubblico adulto.<br /> \nL&rsquo;antenna del Comune di Allerona, Museo dei Cicli geologici, offre una ricostruzione del territorio con una sezione dedicata alla paleontologia, ospita fossili antichi risalenti al Pliocene e lo scheletro di un cetaceo.<br /> \nAltra antenna presente ad Allerona &egrave; quella denominata Mostra permanente dei Pugnaloni: carri allegorici che riproducono scene della vita e dei lavori dei contadini, prodotti per le celebrazioni in onore di Sant&#39;Isidoro. La mostra permanente raccoglie tutta la documentazione relativa alla festa, oggetti provenienti dai Pugnaloni pi&ugrave; antichi fra quelli realizzati con la tecnica presepiale, foto dei carri e del corteo storico, nonch&eacute; attrezzi agricoli e utensili di uso quotidiano tipici della civilt&agrave; contadina.<br /> \nL&rsquo;antenna del Comune di Castel Viscardo, Centro di documentazione delle terrecotte, &egrave; dedicata alla secolare produzione artigianale dei laterizi, pignatte e altro materiale da cucina, ricostruendo attraverso la documentazione i passi pi&ugrave; importanti della storia ininterrotta di questa attivit&agrave; manifatturiera le cui origini risalgono alla prima met&agrave; del Cinquecento. Materiale multimediale (tra cui la ricostruzione in 3D della storia di Castel Viscardo dalla fine del XIII secolo al 1928) e un diorama di alcuni ambienti di produzione del laterizio arricchiscono il percorso museale.<br /> \nAltra antenna si trova a San Venanzo, Parco e museo vulcanologico, articolato in diversi temi con allestimenti esplicativi, anche interattivi. La visita pu&ograve; essere integrata con l&#39;escursione al Parco Vulcanologico, naturale estensione, all&#39;aperto, del Museo e con l&rsquo;Antiquarium, che conserva una selezione dei reperti etrusco-romani rinvenuti nel sito di Poggio delle Civitelle.<br /> \nAltra antenna di particolare rilievo &egrave; il Centro di documentazione territoriale e Tane del Diavolo di Parrano. Il museo si compone di tre sezioni: una dedicata alle cavit&agrave; naturali, come le &ldquo;Tane del Diavolo&rdquo;, una alla tomba etrusca di &ldquo;Soriano&rdquo; e l&#39;ultima alla storia del castello.<br /> \nA Monteleone d&rsquo;Orvieto troviamo il Centro documentazione di arte musicale &quot;Attilio Parelli&quot;, una struttura museale che conserva le opere e gli spartiti del compositore e direttore d&rsquo;orchestra a cui &egrave; intitolato il museo; e il Teatro dei Rustici sede delle prime rappresentazione carnevalesche del luogo. Recentemente restaurato, con i suoi 96 posti &egrave; fra i teatri pi&ugrave; piccoli d&rsquo;Italia.<br /> \nA Montegabbione &egrave; presente il Museo della Guerra che affronta diversi temi attraverso lo studio, la ricerca, il recupero, la valorizzazione e la divulgazione della storia locale, con particolare attenzione al passaggio del fronte dopo l&#39;Armistizio dell&#39;8 settembre 1943.</p>","Sito web":"www.galto.info|www.galto.info","Indirizzo email":"galto@galto.info , ecomuseodelpaesaggio@libero.it","Numeri di telefono":"0578 297042","Accessibilità":""},{"_id":65,"Tipologia":"Ecomuseo","Provincia":"PG","Comune":"Cerreto di Spoleto","Cap":6041,"Località":"","Indirizzo":"Via Padre Pirri","Numero civico":"29","Georeferenziazione":"42.8183872,12.915465100000006","Nome":"Ecomuseo della Dorsale Appenninica Umbra","Descrizione":"<p>L' Ecomuseo della Dorsale Appenninica Umbra valorizza i contesti culturali e ambientali di quest'area montana della regione Umbria attraverso la creazione di un &ldquo;museo diffuso&rdquo;, articolato in centri di accoglienza, dedicati alle &ldquo;parole chiave&rdquo; che descrivono la zona (Devozione - Cascia; Ciarlatano - Cerreto di Spoleto; Farro - Monteleone di Spoleto; Norcino - Norcia; Cardinale Poli - Poggiodomo; Litotomi - Preci; Canapa - Sant'Anatolia di Narco; Tartufo - Scheggino; Raspa - Sellano; Olio d'oliva - Spoleto, Opifici idraulici - Foligno; Blasoni popolari - Vallo di Nera) e in percorsi tematici che ricalcano antichi itinerari storici. L&rsquo;Ecomuseo della Dorsale Appenninica Umbra &egrave; un progetto sviluppato dall&rsquo;attivit&agrave; di studio, ricerca e documentazione del CEDRAV (Centro per la Documentazione e la Ricerca Antropologica in Valnerina e nella dorsale appenninica umbra). La struttura dell&rsquo;Ecomuseo &egrave; organizzata in Antenne Ecomuseali, ovvero centri visita del territorio attraverso i quali &egrave; possibile approfondire un tema specifico della tradizione locale. L'Ecomuseo della Dorsale Appenninica Umbra propone nel corso dell&rsquo;anno attivit&agrave; laboratoriali, visite ed escursioni didattiche, partecipazioni a riti, festivit&agrave; e manifestazioni riguardanti gli antichi mestieri e le produzioni di qualit&agrave;. L'Ecomuseo si propone in questo modo di creare le condizioni per l'esercizio di attivit&agrave; e di antichi mestieri con strutture, attrezzature e modalit&agrave; tradizionali. L'obiettivo principale &egrave; non solo conservare un ricco patrimonio di materiali e manufatti nei contesti culturali ed ambientali in cui sono stati prodotti ed utilizzati fino ai nostri giorni, ma soprattutto recuperare saperi e tecniche operative ancora presenti nelle comunit&agrave; locali, quale prezioso patrimonio di competenze da salvaguardare, e che incontrano ora un crescente interesse in visitatori sempre pi&ugrave; attenti alle culture dei luoghi.</p>","Sito web":"www.ecomuseodelladorsaleappenninicaumbra.it|http://www.ecomuseodelladorsaleappenninicaumbra.it","Indirizzo email":"info@cedrav.net","Numeri di telefono":"0743 922129","Accessibilità":""},{"_id":66,"Tipologia":"Ecomuseo","Provincia":"","Comune":"","Cap":null,"Località":"","Indirizzo":"Via Tagliamento, 50 - Perugia","Numero civico":"","Georeferenziazione":"43.11541861965288,12.436593174934387","Nome":"Ecomuseo del Tevere","Descrizione":"<p>L&rsquo;Ecomuseo del Tevere copre un territorio di quasi trecento chilometri quadrati esteso tra Perugia e i comuni limitrofi di Umbertide e Torgiano, lungo il percorso del Tevere e dei suoi affluenti.<br /> \nSi tratta di un vero e proprio progetto di sviluppo socioculturale, economico e turistico, teso a realizzare un dinamico laboratorio territoriale ove particolare rilevanza assumono le tradizioni, i vecchi mestieri, le risorse territoriali e culturali conosciute o abbandonate.<br /> \nSei sono le aree di studio individuate; per ognuna di queste sono state create mappe culturali che censiscono le risorse ambientali, paesaggistiche, storiche, artistiche, archeologiche, architettoniche, antropologiche ed economiche e individuati percorsi pedonali e paesaggistici di valorizzazione, recupero e salvaguardia del territorio.<br /> \nI progetti pi&ugrave; rilevanti delle diverse aree sono:<br /> \nArea 1 (Umbertide) <em>Il sentiero dei vecchi mulini ad acqua</em> e il progetto<em> i giochi al fiume</em>.<br /> \nArea 2 (Parlesca - Solfagnano - Rancolfo - La Bruna - Civitella Bertazzone &ndash; Morleschio) la<em> Riscoperta del mestiere del Barcaiolo</em>, con visita ai luoghi di attracco.&nbsp;<br /> \nArea 3 (Ponte Pattoli - Montelabate Ramazzano - Villa Pitlgnano - Ponte Felcino<em>) Bosco Didattico</em>, un progetto di valorizzazione ambientale dedicato alla conoscenza del mondo vegetale e <em>Intrecciamo i fili, </em>un progetto di valorizzazione di archeologia industriale dell&rsquo;Ex lanificio.<br /> \nArea 4 (Civitella d&#39;Arna - Ripa - Pianello - Colombella - Piccione - Frattic&igrave;ola S. - Sant&#39;Egidio) insieme ad Area 6 (San Martino in Campo - San Martino in Colle - Santa Maria Rossa - Sant&#39;Andrea d&#39;Agliano) <em>Percorso sulle orme dei banditi e briganti</em> con escursioni e animazione teatrali e il percorso <em>Dal fiume alla collina tra ex minire e dipinti</em> alla scoperta dei monumenti del territorio.<br /> \nArea 5 (Perugia - Pretola - P. Valleceppi - Parco Santa Margherita - Ponte San Giovanni &ndash; Collestrada) <em>La raccolta di legna sul fiume Tevere praticata dagli uncinatori</em> , il percorso <em>Sentiero delle lavandaie</em> e le attivit&agrave; legate alla &ldquo;<em>Brigata Pretolana</em>&rdquo;, gruppo di canto popolare di tradizione orale.<br /> \nArea 2, insieme ad Area 5, progetti dedicati ai mestieri scomparsi e dimenticati.</p>","Sito web":"www.ecomuseodeltevere.it|www.ecomuseodeltevere.it","Indirizzo email":"ecomuseodeltevere@gmail.com","Numeri di telefono":"334 5347998","Accessibilità":""},{"_id":67,"Tipologia":"Ecomuseo","Provincia":"PG","Comune":"Spoleto","Cap":6049,"Località":"Morgnano","Indirizzo":"Santa Croce","Numero civico":"","Georeferenziazione":"42.7701061,12.6951184","Nome":"Ecomuseo Geologico Minerario","Descrizione":"<p>L&#39;Ecomuseo Geologico Minerario di Spoleto comprende il territorio che va dai Monti Martani alla valle del Marroggia -Tessino e alla Montagna Spoletina e che, travalicando il crinale, si affaccia sulla Valnerina.<br /> \nIl tematismo principale &egrave; quello delle miniere di lignite di Morgnano che hanno caratterizzato il territorio spoletino tra Ottocento e Novecento. Altri tematismi dell&#39;ecomuseo sono le risorse naturali e ambientali, le acque e il loro utilizzo, gli aspetti geopaleontologici, i materiali lapidei con i relativi siti estrattivi e gli utilizzi archeologici e storici per l&#39;edificato, le opere d&#39;arte e le attivit&agrave; produttive.<br /> \nItinerari didattici vengono proposti dal Laboratorio di scienza della terra di Spoleto che gestisce il museo scientifico del comune di Spoleto creato intorno alla collezione geopaleontologica &quot;Toni&quot;.<br /> \nL&rsquo;Ecomuseo Geologico Minerario non racconta solo la geografia di pietra del territorio di Spoleto; &egrave; anche e soprattutto la storia degli uomini che hanno vissuto e lavorato nelle viscere della terra, nel cuore di quella che era la pi&ugrave; importante miniera di lignite dell&rsquo;Umbria. Una storia da scoprire visitando il vecchio impianto minerario chiuso nel 1962 e che oggi, dopo lunghi lavori di restauro, &egrave; aperto al pubblico. In esso si pu&ograve; rivivere, grazie alla galleria fotografica ricostruita con il contributo di tutta la popolazione e alle testimonianze dei minatori, la dura vita che si svolgeva in quelle gallerie.<br /> \n&nbsp;</p>","Sito web":"www.amicidelleminiere.it|www.amicidelleminiere.it","Indirizzo email":"minieremorgnano@libero.it , info@lst-spoleto.it","Numeri di telefono":"0743/225700 , 327/3405509 , 328/2740920","Accessibilità":""},{"_id":68,"Tipologia":"Ecomuseo","Provincia":"TR","Comune":"Porano","Cap":5010,"Località":"","Indirizzo":"Via Marconi","Numero civico":"2","Georeferenziazione":"42.682225,12.100452000000018","Nome":"Ecomuseo del Paesaggio degli Etruschi","Descrizione":"<p>L&#39;Ecomuseo del Paesaggio degli Etruschi protegge e valorizza il notevole patrimonio storico, archeologico e ambientale del territorio del Comune di Porano.<br /> \nIl territorio dell&rsquo;Ecomuseo &egrave; anche parte del PAAO (Parco Archeologico Ambientale dell&#39;Orvietano) e si contraddistingue per la presenza di dimore storiche, come la settecentesca Villa Paolina e i suoi incantevoli giardini all&rsquo;italiana, e di tombe etrusche di IV secolo a.C., che conservano le originali pitture parietali visibili sia in situ (Tomba Hescanas) sia al Museo Archeologico Nazionale di Orvieto (Tombe Golini I e II) dove sono conservate in un allestimento che riproduce fedelmente la struttura delle camere funerarie.<br /> \nSi segnala anche il piccolo nucleo medievale fortificato di Castel Rubello.<br /> \nTra gli obiettivi dell&#39;Ecomuseo del Paesaggio degli Etruschi vi &egrave; quello di trasmettere, in primo luogo alla comunit&agrave; locale, l&rsquo;identit&agrave; e le caratteristiche del proprio paesaggio, la cultura materiale e immateriale qui radicata nei secoli, al fine di rendere le peculiarit&agrave; del territorio un valore che possa orientare con maggiore coerenza scelte di sviluppo sostenibile.<br /> \nIn cooperazione con guide turistiche, guide ambientali escursionistiche (associate AIGAE), archeologi e operatori della didattica, svolge da anni attivit&agrave; di promozione e valorizzazione, che si sviluppano a partire dal CEA-Centro Visite PAAO di Villa Paolina, sede dell&rsquo;Ecomuseo del Paesaggio degli Etruschi.<br /> \nPresso il CEA-Centro Visite PAAO di Villa Paolina (ex limonaia) sono anche conservate le tele ottocentesche realizzate pochi anni dopo la scoperta della tomba etrusca di Porano (Tomba Hescanas) avvenuta nel 1883, che riproducono fedelmente le originali pitture su parete nell&rsquo;intento di fissare le immagini all&rsquo;epoca ancora nitide. Le tele, restaurate, sono utilizzate nei laboratori come materiale didattico.</p>","Sito web":"www.poranoturismo.it|www.poranoturismo.it","Indirizzo email":"ecomuseoetruschiporano@gmail.com","Numeri di telefono":"347 6923043 , 334 2555684 (prenotazioni)","Accessibilità":""},{"_id":69,"Tipologia":"Ecomuseo","Provincia":"PG","Comune":"Pietralunga","Cap":6026,"Località":"","Indirizzo":"Piazza Fiorucci","Numero civico":"1","Georeferenziazione":"43.51477144575128,12.435353617227989","Nome":"Ecomuseo della Valle del Carpina","Descrizione":"<p>Il territorio della Valle del Carpina &egrave; incluso nei due comuni compenetranti di Montone e Pietralunga, della provincia di Perugia, in Alta Umbria: si tratta di un bacino idrografico, all&rsquo;interno della Alta Valle del Tevere, che si estende sui contrafforti dell&rsquo;Appennino, di cui il Monte Nerone e Catria ne fanno da sfondo.</p> \n \n<p>La superfice totale &egrave; pari a 190 Kmq. I fiumi Carpina e Carpinella rappresentano la caratteristica dominante dell&rsquo;intero territorio, pertanto la definizione dei confini dell&rsquo;area dell&rsquo;Ecomuseo tiene conto della direzione di deflusso delle acque superficiali che ruscellano verso questi. Gli spartiacque, costituiti dalle cime dei monti che fiancheggiano i fiumi, rappresentano i naturali confini dell&rsquo;area dell&rsquo;Ecomuseo. Nel territorio sono state individuate due aree omogenee di studio, facenti riferimento ai due paesi di Montone e Pietralunga, collegati da 3 itinerari percorribili seguendo l&rsquo;asse nord-sud</p> \n \n<p>L&rsquo;ecomuseo della Valle del Carpina rappresenta un progetto di rigenerazione socioculturale, economico e turistico, volto a realizzare un dinamico laboratorio territoriale. Esso &egrave; caratterizzato da tre componenti fondamentali che ne costituiscono anche l&rsquo;obiettivo di valorizzazione:</p> \n \n<p>-&nbsp;&nbsp;Il territorio: ambito privilegiato delle relazioni uomo - natura, visto come luogo del sapere delle comunit&agrave; residenti, come testimonianza dei valori ambientali, come spazio che coniuga le capacit&agrave; relazionali di una comunit&agrave; e le indirizza verso una riacquisizione culturale dei luoghi</p> \n \n<p>-&nbsp; Il patrimonio: inteso come tutto ci&ograve; che per le comunit&agrave; merita di essere considerato tale. Trattasi, dunque, non solo di oggetti della vita quotidiana ma anche di paesaggi, architettura, assunzione di consapevolezze e messa in atto delle stesse, testimonianze orali della tradizione</p> \n \n<p>-&nbsp; La popolazione: considerata non come concetto astratto o generico, ma come entit&agrave; viva che prende parte attiva nei processi decisionali e gestionali finalizzati alla valorizzazione del patrimonio culturale e di uno sviluppo sostenibile e integrato del territorio.</p> \n \n<p>Particolare rilevanza assume la Mappa di Comunit&agrave;, ovvero l&rsquo;insieme degli itinerari storico-culturali e turistici, che saranno digitalizzati, finalizzati ad essere fruiti dalle comunit&agrave; nel loro processo di ricostruzione della memoria storica territoriale. Elemento totemico dell&rsquo;ecomuseo l&rsquo;Albero Monumentale il Quercione simbolo del paesaggio agrario delle Querce camporili e patriarca della natura, quale rarit&agrave; botanica di Quercia Virgiliana o Castagnara.</p> \n \n<p>Nell&rsquo;ambito dell&rsquo;Ecomuseo della Valle del Carpina si &egrave; ritenuto importante puntare su un progetto di &ldquo;educazione al patrimonio culturale e al paesaggio&rdquo;. Il progetto, che valorizza i tesori nascosti nella valle in una pratica partecipata di sensibilizzazione al patrimonio culturale materiale e immateriale, &egrave; espressione di una pratica partecipative della comunit&agrave; locali, nella prospettiva dello sviluppo consapevole e sostenibile.</p> \n \n<p>Il patrimonio culturale come concetto che include anche la sua parte immateriale ed intangibile. In tale ottica gli antichi mestieri e saperi ricoprono un ruolo chiave nel progetto eco-museale.</p> \n \n<p>Infine,<strong> </strong>Percorsi tematici permettono di attraversare e visitare l&rsquo;intero territorio dell&rsquo;Ecomuseo.</p>","Sito web":"https://www.lavalledelcarpina.it|https://www.lavalledelcarpina.it","Indirizzo email":"segreteria.comune@pietralunga.it , comunemontone@montone.org","Numeri di telefono":"0759306427 , 0759460296","Accessibilità":""},{"_id":70,"Tipologia":"Ecomuseo","Provincia":"PG","Comune":"Trevi","Cap":6039,"Località":"","Indirizzo":"Piazza Mazzini","Numero civico":"1","Georeferenziazione":"44.4847,11.3653","Nome":"Ecomuseo del paesaggio olivato e dell'olio","Descrizione":"<p>L&rsquo;Ecomuseo di Trevi si estende su una superficie di circa 20 km2 ed &egrave; costituito dall&rsquo;area &ldquo;olivata&rdquo; che dal fondovalle riveste il pendio fino all&rsquo;altitudine di circa 800 metri s.l.m avvolgendo tutto il centro storico cittadino, che si erge sul colle da cui &egrave; possibile scorgere, senza interruzione del paesaggio olivato, a nord la citt&agrave; di Assisi e a sud la citt&agrave; di Spoleto.</p> \n \n<p>L&rsquo;ecomuseo di Trevi &egrave; parte della Fascia Olivata Assisi-Spoleto, gi&agrave; Paesaggio rurale e di interesse storico, iscritta nel Registro nazionale gestito dal MIPAAFT (2018) e Patrimonio Agricolo di importanza mondiale (c.d. Sito GIAHS), riconosciuto dalla FAO (2018). Qui, tutto parla di olivo e di olio! Trevi, cos&igrave; come appare oggi, &egrave; il cuore pulsante di una &ldquo;cultura&rdquo; che affonda le sue radici nei secoli. Dal centro storico &egrave; possibile avviare il percorso di alcuni tratti del &ldquo;Sentiero degli Ulivi&rdquo; e del &ldquo;Cammino di Francesco&rdquo;. Entrambi, ad altitudini diverse, attraversano la Fascia Olivata Assisi-Spoleto ed immergono il viaggiatore in un paesaggio che offre la possibilit&agrave; di godere di scorci naturalistici di incomparabile bellezza. CARATTERISTICHE AMBIENTALI E STRUTTURA La coltivazione della pianta di ulivo &egrave; diventata nell&rsquo;area dell&rsquo;Ecomuseo l&rsquo;elemento caratterizzante. Nel centro storico della citt&agrave; si erge la cinquecentesca Villa Fabri, immersa nel giardino la cui struttura e composizione &egrave; ispirata al ramo d&rsquo;olivo. All&rsquo;interno delle mura &egrave; custodito l&rsquo;uliveto storico con i muretti a secco, l&rsquo;antica pratica terrazzata per la coltivazione di tale pianta. Il giardino di Villa Fabri &egrave; trait d&rsquo;union tra la campagna olivetata circostante e il centro medievale murato. Nel complesso di San Francesco &egrave; presente il Museo della &ldquo;Civilt&agrave; dell&rsquo;olio e dell&rsquo;olivo&rdquo;, unico nel suo genere sul territorio italiano. Grazie al progetto &quot;Trame Naturali&quot; sar&agrave; realizzatoa Trevi il Parco Agricolo che ospiter&agrave; la biodiversit&agrave; floro-vivaistica della zona. Gli oliveti dei pendii sono tempestati dalle tipiche terrazze o &ldquo;muretti a secco&rdquo;, terrazze in pietra e lunette, che modellando l&rsquo;inclinazione dei terreni ne hanno permesso lo sfruttamento e la coltivazione, garantendo stabilit&agrave; al territorio. ATTIVIT&Agrave; E PROPOSTE DIDATTICHE Nell&rsquo;ambito delle manifestazioni culturali che esaltano il paesaggio e le produzioni tipiche del territorio di Trevi vengono organizzate passeggiate ed escursioni alla scoperta del paesaggio olivato. Anche all&rsquo;interno del Complesso Museale di San Francesco che ospita la Raccolta d&rsquo;Arte e il Museo della civilt&agrave; dell&rsquo;olivo vengo organizzati a cura del soggetto gestore laboratori didattici.</p> \n \n<p>L&rsquo;Ecomuseo del paesaggio olivato e dell&rsquo;olio di Trevi si propone quale museo del tempo, dove le conoscenze si estendono e diramano attraverso il passato vissuto dalla comunit&agrave; per giungere nel presente, con un&rsquo;apertura sul futuro. Il paesaggio &egrave; il frutto del processo di trasformazione del territorio realizzato gradualmente nel tempo dal succedersi delle popolazioni insediate.</p> \n \n<p>L&rsquo;Ecomuseo del Paesaggio Olivato di Trevi &egrave; l&rsquo;area compresa all&#39;interno della pi&ugrave; vasta Fascia Olivata Assisi-Spoleto, rispetto alla quale il Comune di Trevi &egrave; stato capofila del Comitato promotore che ne ha ottenuto il riconoscimento quale Paesaggio rurale e di interesse storico (MIPPAFT) e Patrimonio Agricolo di importanza mondiale (c.d. Sito GIAHS della FAO). Il territorio dell&rsquo;Ecomuseo di Trevi ne rappresenta il cuore pulsante. Esso geograficamente &egrave; al centro della Fascia Olivata e il suo centro storico che si erge sul colle di Trevi permette al visitatore di osservare l&rsquo;estensione ininterrotta del paesaggio olivato a nord fino ad Assisi e a sud fino a Spoleto.&nbsp;</p>","Sito web":"www.treviturismo.it|http://www.treviturismo.it/arte-cultura/ecomuseo/index.php","Indirizzo email":"info@comune.trevi.pg.it","Numeri di telefono":"0742.332221","Accessibilità":""},{"_id":71,"Tipologia":"Edificio","Provincia":"PG","Comune":"Magione","Cap":6063,"Località":"","Indirizzo":"","Numero civico":"","Georeferenziazione":"43.13902699614006,12.206475734710695","Nome":"Il castello dei Cavalieri di Malta","Descrizione":"<p>Il castello nacque come ospedale e venne intitolato a S. Giovanni Battista, santo protettore dei Gerosolimitani ovvero i Cavalieri di Malta.<br /> \nIl nucleo originario del castello fu edificato nella met&agrave; del XII secolo, non lontano dall&rsquo;importante asse viario tra Perugia, il Trasimeno e la Toscana.<br /> \nAnche se alcuni ritengono che la struttura sia stata in origine di propriet&agrave; dei cavalieri Templari, poi passata ai Gerosolimitani, non vi sono documenti che attestino tale proposta.<br /> \nAl contrario, tutti i documenti duecenteschi tendono a mostrare come lo stesso sia sempre appartenuto agli attuali proprietari. Questo ospedale, nel marzo 1261, fu quasi totalmente distrutto dalle milizie del comune di Perugia; della struttura originaria rimase parzialmente in piedi soltanto la chiesa, la base della torre campanaria e alcune parti dell&rsquo;attuale ala occidentale.<br /> \nRistrutturato gi&agrave; nella seconda met&agrave; del Duecento, solo a partire dal &lsquo;300, l&rsquo;edificio cominci&ograve; ad assumere i caratteri di un fortilizio grazie ad alcuni interventi di ampliamento.<br /> \nNella seconda met&agrave; del XV secolo una nuova ristrutturazione&nbsp;sanc&igrave; la definitiva sistemazione da ospedale a castello, in quanto fu aggiunta la torre, i beccatelli e le merlature. Il cortile venne completato secondo lo stile rinascimentale.<br /> \nTra gli eventi storici pi&ugrave; rilevanti che vide&nbsp;il castello protagonista, ci fu la &ldquo;Congiura di Magione&rdquo; del 1502, anno in cui l&rsquo;edificio divenne sede di complotto contro Cesare Borgia, figlio illegittimo di Papa Alessandro VI. La lapide apposta all&rsquo;interno del cortile testimonia l&rsquo;accaduto descrivendo la congiura.<br /> \nA partire dal XVII secolo il Castello viene identificato come badia, mentre il nome &ldquo;Magione&rdquo;, titolo precedente di chiara origine Templare, pass&ograve; ad indicare il nucleo urbano di Pian di Carpine.<br /> \nAttualmente la struttura &egrave; il centro operativo di una vasta azienda agricola, i cui prodotti si connotano per un&rsquo;elevata qualit&agrave;.</p>","Sito web":"","Indirizzo email":"","Numeri di telefono":"","Accessibilità":""},{"_id":72,"Tipologia":"Edificio","Provincia":"TR","Comune":"Alviano","Cap":5020,"Località":"","Indirizzo":"Piazza Bartolomeo d'Alviano","Numero civico":"10","Georeferenziazione":"42.5879,12.295343","Nome":"Castello di Alviano","Descrizione":"<p>Il castello situato su un&rsquo;altura alla sinistra del Tevere, tra Orvieto ed Amelia, &egrave; all&rsquo;origine dello sviluppo del nucleo urbano del Comune di Alviano. La costruzione del castello segue la morfologia del luogo che ne determina una forma trapezoidale. Si sviluppa su tre piani, pi&ugrave; attico, ed &egrave; circondato da una cinta muraria con quattro torri d&rsquo;angolo. All&#39;ingresso del castello il leone della gogna e una testa di medusa, posti sulla facciata, stanno a simboleggiare il feudo degli Alviano. Il castello infatti fu voluto dal conte Offredo nel 996, capostipite dalla famiglia Alviano, famiglia che assunse sul territorio cariche sempre pi&ugrave; importanti e tenne il castello fino al 1308, quando fu cacciata dai ghibellini amerini. Il maniero ritorn&ograve; in possesso della famiglia grazie a Francesco d&rsquo;Alviano che ne fece la propria residenza, ma venne distrutto dai Chiaravalle e la sua ricostruzione, avvenuta nel 1495, si deve al figlio Bartolomeo. La nuova struttura venne edificata come una sontuosa residenza baronale, con alcune sale decorate da Giovanni Antonio de&rsquo; Sacchis detto il Pordenone. Essendo Bartolomeo un architetto militare, si premun&igrave; di equipaggiare la struttura di corpi di difesa nei punti strategici, seguendo le regole dell&rsquo;architettura militare ideata da Leon Battista Alberti. Nel 1500 il figlio Bernardino, esperto fonditore, trasform&ograve; la fortezza in una fonderia di cannoni tra le pi&ugrave; importanti dell&rsquo;Umbria. Per mancanza di eredi maschi, nel 1543, gli Alviano persero il feudo e cambiarono il loro nome in Liviani. Da quel momento il castello ha perso la sua importanza militare e da allora ha avuto diversi proprietari, partendo dal marchese Raimondy di Genova per diventare, nel Seicento, di propriet&agrave; di donna Olimpia Maidalchini, sposa di Panfilio Pamphilj, ed infine, per discendenza, nel 1816 fu ereditata dal principe don Andrea II Doria Pamphilj Landi. La fortezza &egrave; in puro stile rinascimentale caratterizzata dal bel cortile interno con doppio loggiato su cui affacciano numerosi ambienti di pregio. Tra questi la cappella di San Francesco con una serie di affreschi del Seicento, di buona fattura, che possono essere considerati come una sorta di memoria visiva della storia di Alviano. Nella cappella &egrave; raffigurato anche il miracolo di san Francesco e le rondini, avvenuto nel 1212 proprio ad Alviano &quot;...si puose a predicare comandando prima alle rondini che cantavano che tenessero silenzio...&quot; (Fioretti), &egrave; presente anche il volto di Donna Olimpia, la committente di quegli affreschi. Ancora oggi il castello, sapientemente restaurato, &egrave; il fulcro della vita cittadina: il piano nobile ospita il municipio; al piano terra si trova il Centro di Documentazione audiovisiva sull&#39;Oasi di Alviano, oltre a un centro convegni moderno e attrezzato; nei sotterranei vi sono mostre permanenti di arte moderna e il museo della Civilt&agrave; Contadina, che conta oltre mille oggetti. Di recente, proprio in onore del suo antico padrone, il castello &egrave; diventato sede del Centro studi sui Capitani di Ventura.</p> \n \n<p>Il museo aderisce al progetto <strong><a href=\"https://www.humbria2o.it/\">HUmbria2O</a></strong></p>","Sito web":"","Indirizzo email":"","Numeri di telefono":"","Accessibilità":""},{"_id":73,"Tipologia":"Museo","Provincia":"TR","Comune":"Lugnano in Teverina","Cap":5020,"Località":"","Indirizzo":"Via Umberto I","Numero civico":"36","Georeferenziazione":"42.5751653,12.3320847","Nome":"Museo civico","Descrizione":"<p>Il Museo ha sede nella struttura denominata &quot;Ex Fabbrica&quot; di Lugnano in Teverina, piccolo borgo dell&#39;Umbria sud-occidentale affacciato sulla bassa valle del Tevere. Consiste di due sezioni: Archeologica e Mostra permanente della Grande Guerra 1915-18. La sezione archeologica rappresenta l&rsquo;occasione per conoscere gli aspetti di vita quotidiana e di organizzazione del lavoro riemersi nella sontuosa villa di Poggio Gramignano abitata da ricchi cittadini romani. Vi sono esposti i materiali recuperati dagli scavi della villa romana, sorta nella seconda met&agrave; del I secolo a.C. presso il Tevere, a valle del borgo medievale. Accanto alle vetrine introduttive, che illustrano la geologia del sito e le caratteristiche dei materiali da costruzione impiegati nella villa, sono sistemati gli oggetti provenienti dal settore residenziale, riccamente decorato con mosaici ed affreschi policromi. Messa in luce da indagini archeologiche svolte tra il 1988 e il 1992, la villa fu abbondata nel II secolo d.C. e nel corso del V secolo alcuni dei suoi ambienti furono utilizzati a scopo cimiteriale. La sezione storica contiene una collezione di cimeli e documenti relativi alla memoria della Prima Guerra mondiale. La visita alla collezione civica pu&ograve; essere arricchita con quella al palazzo Pennone e alla collegiata di Santa Maria Assunta, eretta nel XII secolo nel centro del paese.</p> \n \n<p>Il museo aderisce al progetto&nbsp;<strong><a href=\"https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1LAVALLEINCANTATA/a82a876a-2b87-46a1-83a6-17fc9cdfc8cc\">LA VALLE INCANTATA</a></strong></p> \n \n<p><a href=\"http://storicizzati.beniculturali.regione.umbria.it/resources/Depliant/Antiquarium%20Comunale%20di%20Baschi%20Antiquarium%20di%20Lugnano%20in%20Teverina,%20Centro%20di%20documentazione%20di%20Parrano.pdf\"><strong>Scarica in PDF il d&eacute;pliant del Museo</strong></a></p>","Sito web":"www.museocivicolugnanointeverina.com|https://www.museocivicolugnanointeverina.com/","Indirizzo email":"gianluca.filiberti@comune.lugnanointeverina.tr.it","Numeri di telefono":"344 0450841  , 347 6595375","Accessibilità":"no"},{"_id":74,"Tipologia":"Museo","Provincia":"PG","Comune":"Perugia","Cap":6121,"Località":"","Indirizzo":"Piazza IV Novembre","Numero civico":"","Georeferenziazione":"43.1121261,12.389302","Nome":"Museo del Capitolo della Cattedrale di San Lorenzo","Descrizione":"<p>Il museo del Capitolo di San Lorenzo si trova nella piazza principale di Perugia, piazza IV Novembre, di fronte alla Fontana Maggiore e adiacente all&rsquo;ingresso della cattedrale. E&#39; stato riaperto al pubblico dal 2000, dopo interventi di restauro che ne hanno notevolmente ampliato gli spazi espositivi. Istituito nel 1923, il museo &egrave; costituito da opere provenienti dalla cattedrale e da chiese della diocesi: oreficerie, paramenti liturgici, dipinti e sculture che offrono una preziosa testimonianza della produzione artistica dall&rsquo;XI al XIX secolo. Nel lapidarium, allestito nelle sale sotterranee recentemente recuperate, sono esposti numerosi pezzi archeologici. Le sale, probabilmente, sono parte di quello che un tempo era il palazzo di Martino IV. I frammenti esposti, databili tra il XIII e il XVI secolo, provengono dall&rsquo;antica cattedrale e da edifici di culto limitrofi. La ricca pinacoteca &egrave; seconda a Perugia, per quantit&agrave; di opere, solo alla Galleria Nazionale dell&rsquo;Umbria. Si segnalano: la pala di Sant&rsquo;Onofrio dipinta da Luca Signorelli nel 1484 per la cattedrale, unica opera del maestro cortonese per la citt&agrave;, la Testa di diacono di Arnolfo di Cambio, il frammento architettonico della bottega di Giovanni Pisano, i due trittici di Meo da Siena e Agnolo Gaddi, la Piet&agrave; di Bartolomeo Caporali e lo Sposalizio della Vergine di Carlo Labruzzi, dipinto nel 1815 per sostituire, sull&rsquo;altare di San Giuseppe, quello dipinto dal Perugino, requisito dalle truppe napoleoniche nel 1797. Da gennaio 2011, visite guidate portano alla scoperta di un percorso archeologico che si sviluppa per circa 1 km al di sotto della cattedrale, edificata proprio sopra un terrazzamento della citt&agrave; etrusca, e permettono al visitatore di affacciarsi su diverse epoche della citt&agrave; (etrusca, romana, tardoantica, medievale). Gli scavi hanno riportato alla luce il grande muro di contenimento della terrazza, costruito con una tecnica simile a quella delle mura etrusche ma assai meglio conservato. L&rsquo;esistenza di edifici sacri nell&rsquo;area, risalenti all&rsquo;et&agrave; arcaica (VI &ndash; IV secolo a.C.), &egrave; testimoniata dai resti delle fondazioni delle strutture e dalle decorazioni in terracotta policrome degli edifici templari (le antefisse a testa di Sileno) oggi esposte al museo Archeologico Nazionale di Perugia. Ai piedi del terrazzamento &egrave; stato rimesso in luce un tratto basolato di un importante asse viario della citt&agrave; etrusco-romana, che si raccorda a quello gi&agrave; da tempo identificato al di sotto di piazza Cavallotti. Probabilmente gi&agrave; a partire dall&rsquo;epoca bizantina, il terrazzamento venne sfruttato a scopi difensivi e dal X secolo attorno alla chiesa cattedrale si form&ograve; progressivamente un insieme monumentale di edifici, torri, palazzi: il &ldquo;castello di San Lorenzo&rdquo;, come viene designato dai documenti medievali.&nbsp;</p> \n \n<p>Il museo aderisce al progetto&nbsp;<strong><a href=\"https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1MAPP/9b81e0fa-2e70-4a52-adb5-904499da6c3c\">MAPp MuseiAppPerugia</a></strong></p> \n \n<p><a href=\"http://storicizzati.beniculturali.regione.umbria.it/resources/Depliant/Museo%20Capitolare%20di%20San%20Lorenzo%20di%20Perugia.pdf\"><strong>Scarica in PDF il d&eacute;pliant del Museo</strong></a><br /> \n<br /> \n<a href=\"https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/pieghevole+Museo+capitolare+di+San+Lorenzo.pdf/fc15666f-e84b-4186-9bd9-2839e7c240e4\">VEDI LA SCHEDA</a>&nbsp;<br /> \n&nbsp;</p>","Sito web":"https://isolasanlorenzo.it/|https://isolasanlorenzo.it/","Indirizzo email":"museo@diocesi.perugia.it , isolasanlorenzo@genesiagency.it , info@secretumbria.it","Numeri di telefono":"075 5724853 , 075 8241011","Accessibilità":"in parte"},{"_id":75,"Tipologia":"Museo","Provincia":"TR","Comune":"Orvieto","Cap":5018,"Località":"","Indirizzo":"Via della Cava","Numero civico":"28","Georeferenziazione":"42.718426,12.1050558","Nome":"Pozzo della Cava","Descrizione":"<p>Il complesso, con ingresso in via della Cava, si snoda sotto il quartiere pi&ugrave; antico di Orvieto. Articolato in nove sotterranei &egrave; ricco di ritrovamenti etruschi, medioevali e rinascimentali, riportati alla luce solo recentemente, dopo quasi quattro secoli di abbandono. Il profondo pozzo, da cui l&#39;intero sito prende il nome, fu fatto scavare, utilizzando un preesistente pozzetto etrusco, da papa Clemente VII che, rifugiatosi ad Orvieto nel 1527, ne ordin&ograve; la realizzazione per poter attingere acqua sorgiva in caso di assedio. La sua struttura presenta due parti accorpate: una a sezione circolare l&#39;altra, pi&ugrave; piccola e risalente al V-VI secolo a.C., rettangolare. Accanto al pozzo &egrave; possibile seguitare il percorso con la visita di una cisterna etrusca, alcuni butti, una cantina medioevale e resti di antiche tombe rupestri. Interessanti anche alcuni locali usati nel Medioevo e Rinascimento per produrre ceramica. Nel periodo natalizio, nella cavit&agrave; del pozzo viene realizzato un suggestivo presepe il cui allestimento, diverso ogni anno, &egrave; sempre notevole nell&#39;esecuzione artistica e nell&#39;ambientazione storica.</p> \n \n<p>Il museo aderisce al progetto&nbsp;<strong><a href=\"https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1MUSEIINRETE/297f7d0c-dd10-48eb-94fb-1ec660da84d1\">Musei in Rete per il Territorio</a></strong></p>","Sito web":"www.pozzodellacava.it|www.pozzodellacava.it","Indirizzo email":"info@pozzodellacava.it","Numeri di telefono":"0763 342373","Accessibilità":"no"},{"_id":76,"Tipologia":"Museo","Provincia":"TR","Comune":"Castel Viscardo","Cap":5014,"Località":"","Indirizzo":"Via Cavour SNC - presso ex lavatoio","Numero civico":"","Georeferenziazione":"42.7545734,12.0022319","Nome":"MUSEC Museo Etnografico e del Cotto di Castel Viscardo","Descrizione":"<p>Allestito all&rsquo;interno di un ex lavatoio e granaio degli anni trenta del Novecento, &egrave; il punto di prima accoglienza della citt&agrave;. Qui &egrave; possibile documentarsi sulle sue tradizioni culturali ed economiche, basate principalmente sulla lavorazione artigianale della terracotta. Postazioni multimediali consentono di conoscere i vari procedimenti della tradizionale manifattura castellese, specializzata nella produzione di laterizi, impiegati anche nel restauro di monumenti antichi fra cui il Pantheon, il Colosseo e le mura Aureliane a Roma, piazza del Campo a Siena e parte del palazzo dei Priori di Perugia. &Egrave; anche possibile prenotare visite guidate alle fornaci del territorio per conoscere il ciclo produttivo completo delle terrecotte, dalla materia prima ai manufatti in laterizio realizzati a mano, e in alcuni casi cotti a legna negli appositi forni &ldquo;a pozzo&rdquo;, secondo una procedura documentata sin dal XIII secolo.</p> \n \n<p><a href=\"http://storicizzati.beniculturali.regione.umbria.it/resources/Depliant/TERRECOTTE-italiano.pdf\"><strong>Scarica in PDF il d&eacute;pliant del Museo</strong></a></p>","Sito web":"","Indirizzo email":"info@musec-castelviscardo.it","Numeri di telefono":"328.0242663","Accessibilità":"in parte"},{"_id":77,"Tipologia":"Museo","Provincia":"PG","Comune":"Montone","Cap":6014,"Località":"","Indirizzo":"Via San Francesco","Numero civico":"5","Georeferenziazione":"43.3641725,12.3268164","Nome":"Complesso museale di San Francesco","Descrizione":"<p><img src=\"https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/logo_orizzontale_ita_colore+%281%29.jpg/e1fc60ce-2ec7-4319-8f50-4e1ee4fc2041?t=1658922943098\" style=\"float:left; height:84px; margin:20px 22px; width:200px\" /></p> \n \n<p>&nbsp;</p> \n \n<p>&nbsp;Il Museo ha ottenuto il riconoscimento&nbsp;<a href=\"https://www.umbriacultureforfamily.it/\" target=\"_blank\"><strong>Umbria Culture for Family</strong></a>&nbsp;per i servizi e le attivit&agrave; che offre alle famiglie con ragazzi di 0-14 anni.</p> \n \n<p>&nbsp;</p> \n \n<p>&nbsp;</p> \n \n<p>&nbsp;</p> \n \n<p>Il complesso museale di San Francesco &egrave; costituito dal Museo Civico di San Francesco. Allestito nel convento e nella chiesa di San Francesco, si trova al centro di Montone, alla fine di una strada gradinata che da piazza Fortebracci, centro del paese, arriva a via San Francesco, nel rione Borgo Vecchio. Il museo, inaugurato nel 1995, &egrave; dotato di opere pittoriche di notevole pregio. Nella chiesa gotica che lo ospita, risalente al XIV secolo, sono stati ricollocati, in parte, gli arredi originali, mentre gli annessi spazi conventuali sono stati predisposti per ospitare tutta la collezione storico-artistica. Entrando in chiesa si noter&agrave; subito il bel portale intarsiato opera di Bencivenni da Mercatello, 1514. Interessanti, anche se di frammentaria conservazione, gli affreschi absidali del ferrarese Antonio Alberti. Commissionato nel terzo decennio del Quattrocento dal famoso condottiero Braccio Fortebracci, conte di Montone, il ciclo &egrave; la pi&ugrave; importante testimonianza della cultura cortese di Braccio. Oltre agli stalli del coro, finemente intarsiati, sulla parete di sinistra &egrave; conservato l&rsquo;altare votivo della famiglia Fortebracci con un affresco raffigurante Sant&rsquo;Antonio da Padova tra Santi del perugino Bartolomeo Caporali. Sempre di quest&rsquo;artista &egrave; il gonfalone della Madonna della Misericordia in mostra al museo. Tra le opere esposte di maggior pregio c&rsquo;&egrave;, sicuramente, il gruppo ligneo della Deposizione, proveniente dalla Pieve di San Gregorio e datato XIII secolo. Oltre ad alcuni dipinti di artisti del XVI e XVII secolo, una consistente raccolta di tessuti e oreficeria sacra completa la raccolta.</p> \n \n<p>Il museo aderisce al progetto <strong><a href=\"https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1RIM/e111d0e7-e5af-48cf-89c3-1f032bf4cf31\">RIM - Rete Interattiva Museale Altotevere</a>.</strong></p> \n \n<p><strong>Scarica la Digital Edition per <a href=\"https://apps.apple.com/it/app/montone-umbria-musei-digital/id955204121\">Apple</a></strong></p> \n \n<p><strong><a href=\"http://storicizzati.beniculturali.regione.umbria.it/resources/Depliant/Pinacoteca%20Comunale%20di%20San%20Francesco%20di%20Montone.pdf\">Scarica in PDF il d&eacute;pliant del Museo</a></strong></p>","Sito web":"https://www.sistemamuseo.it/ita/2/musei/29/montone-umbria-museo-civico-di-san-francesco/","Indirizzo email":"montone@sistemamuseo.it","Numeri di telefono":"075 9306535","Accessibilità":"in parte"},{"_id":78,"Tipologia":"Museo","Provincia":"TR","Comune":"Calvi dell'Umbria","Cap":5032,"Località":"","Indirizzo":"Via Daniele Radici","Numero civico":"2A","Georeferenziazione":"42.40151,12.5678","Nome":"Museo del Monastero delle Orsoline","Descrizione":"<p>Il museo si trova all&rsquo;interno del centro storico di Calvi dell&rsquo;Umbria, ultimo comune a sud della regione, alle pendici del monte San Pancrazio. Aperto nel 2002, ha sede all&rsquo;interno del complesso monastico delle Orsoline. La struttura, considerevole esempio di architettura italiana del XVIII secolo, nasce dall&rsquo;accorpamento del seicentesco palazzo Ferrini con due chiese, unificate da una monumentale facciata progettata a partire dal 1739 da Ferdinando Fuga. Al celebre architetto si deve anche la porzione di edificio appositamente costruita ad uso del monastero. La collezione &egrave; costituita da opere databili tra il XVI e il XVIII secolo provenienti dalle demaniazioni postunitarie e dallo stesso monastero. Vi si leggono influenze dell&rsquo;arte romana e abruzzese, a conferma della particolare collocazione di Calvi a confine fra Umbria, alto Lazio e Abruzzo. Sono visitabili anche gli ambienti storici del monastero come le cucine, il lavatoio, la spezieria, l&rsquo;area cimiteriale, la cripta, l&rsquo;orto e il giardino. Nel 2012 il Museo &egrave; stato riallestito per ospitare una prestigiosa collezione di opere pervenute per donazione da parte della famiglia romana Chiomenti-Vassalli. La collezione &egrave; costituita da oltre 100 opere, pittoriche e scultoree, di autori quali Pieter Bruegel il Giovane, Guido Reni, Furini, Batoni, Magnasco, Voet, Petruccio Perugino.<br /> \nI quattro capolavori della collezione sono: <em>La fuga di Enea da Troia</em> di Pompeo Batoni, siglata e datata 1755, in cui i bagliori del fuoco modellano sapientemente le figure rappresentate; la tela di Pieter Brueghel il Giovane raffigurante <em>La parabola dei ciechi</em> databile al primo quarto del XVII secolo, in cui viene rappresentata la parabola evangelica dell&rsquo;accecamento reinterpretata in chiave contemporanea nel contesto delle lotte religiose tra cattolici e protestanti; <em>La Maddalena Penitente</em>, dipinta da Guido Reni tra il 1634 ed il 1635, una donna dallo sguardo sensuale che colpisce per la bellezza del suo incarnato; infine, l&rsquo;<em>Andromeda</em> di Francesco Furini, realizzata a fine carriera negli anni 30 e 40 del Seicento, in cui il pittore unisce l&rsquo;interesse per il disegno di derivazione classica ad una eccezionale sensibilit&agrave; coloristica che predilige i toni sfumati e perlacei.<br /> \nParte integrante del percorso museale &egrave; anche la chiesa di Sant&rsquo;Antonio Abate che ospita un monumentale presepe composto da trenta sculture in terracotta policroma realizzato nel 1546 dagli abruzzesi Giovanni e Raffaele da Montereale.</p> \n \n<p>Il museo aderisce al progetto&nbsp;<strong><a href=\"https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1LAVALLEINCANTATA/a82a876a-2b87-46a1-83a6-17fc9cdfc8cc\">LA VALLE INCANTATA</a></strong></p> \n \n<p><a href=\"http://storicizzati.beniculturali.regione.umbria.it/resources/Depliant/Museo%20del%20Monastero%20delle%20Orsoline%20di%20Calvi%20dell%27Umbria.pdf\"><strong>Scarica in PDF il d&eacute;pliant del Museo</strong></a></p>","Sito web":"www.comune.calvidellumbria.tr.it|www.comune.calvidellumbria.tr.it","Indirizzo email":"info@comunecalvidellumbria.tr.it , museoorsoline@gmail.com","Numeri di telefono":"0744 710119 , 3339615741","Accessibilità":"in parte"},{"_id":79,"Tipologia":"Museo","Provincia":"PG","Comune":"Spoleto","Cap":6049,"Località":"","Indirizzo":"Piazzale Ermini","Numero civico":"","Georeferenziazione":"42.7453344,12.7384305","Nome":"MuST - Museo delle Scienze e del Territorio","Descrizione":"<p>Il MuST - Museo delle Scienze e del Territorio, &egrave; un museo nato nel 2019, ma che ha una storia iniziata nella seconda met&agrave; dell&rsquo;Ottocento quando lo spoletino Conte Francesco Toni, un naturalista autodidatta, inizi&ograve; una intensa attivit&agrave; di raccolta di fossili e rocce. Acquist&ograve; singoli pezzi o intere collezioni provenienti dall&rsquo;Italia e da tutto il mondo. Raccolse inoltre reperti paleoetnologici e naturalistici, manuali, carte e memorie scientifiche cos&igrave; da costituire un museo di scienze naturali, ricco di oltre seimila reperti, meta all&rsquo;epoca di numerosi visitatori. Dopo la morte del Conte la Collezione pass&ograve; di mano in mano, finch&eacute; una volta donata al Comune di Spoleto, nel 1999 &egrave; diventata parte centrale del Laboratorio di Scienze della Terra.&nbsp;<br /> \nAlla collezione Toni si &egrave; aggiunta nel 2019 la collezione naturalistica del Prof. Ragni dell&rsquo;Universit&agrave; di Perugia e nel 2023 &egrave; stato inaugurato il nuovo allestimento che attraverso strumenti diversi (pannelli, schede, guide, sussidi audiovisivi, realt&agrave; aumentata, modelli analogici, visite guidate) fornisce&nbsp;gli elementi conoscitivi indispensabili per comprendere la natura delle collezioni del Museo e per svolgere appieno la funzione di didattica e divulgazione delle tematiche inerenti l&rsquo;ambiente e il territorio.<br /> \nIl MuST effettua attivit&agrave; di didattica delle scienze per le scuole di ogni ordine e grado e partecipa a progetti di PCTO con le scuole superiori (catalogazione della collezione, costruzione di modelli analogici per lo studio dei fenomeni geologici).<br /> \n<br /> \nIl museo aderisce al progetto <strong><a href=\"https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1CONNESSIONIMUSEALI/24da2855-ab54-498f-84f7-ab8959ab2c38\">CONNESSIONI MUSEALI</a></strong></p>","Sito web":"www.intgeomod.com|https://www.intgeomod.com/must-3-2/?fbclid=IwAR1lRWnZJFjbQkIL9s193BTK5YDohoq2Ns9ZrCNvU4peBHaP84oKAXOkjrU","Indirizzo email":"info@Ist-spoleto.it","Numeri di telefono":"0743 225700 , 3518177005","Accessibilità":"in parte"},{"_id":80,"Tipologia":"Museo","Provincia":"PG","Comune":"Perugia","Cap":6121,"Località":"","Indirizzo":"Strada dei Cappuccini","Numero civico":"","Georeferenziazione":"43.1342208,12.3496395","Nome":"Fuseum - Museo Brajo Fuso","Descrizione":"<p>Il Fuseum si trova a Perugia, in localit&agrave; Monte Malbe; &egrave; un parco-museo che raccoglie quasi 150 opere dell&rsquo;artista e medico perugino Brajo Fuso (1899-1980). Dopo un esordi figurativo, Brajo si diresse verso la sperimentazione, concentrandosi sulle potenzialit&agrave; del colore, del gesto (anticipando i risultati dell&rsquo;Action painting di Pollock) e successivamente della materia, fino a divenire uno dei maggiori rappresentanti della poetica dell&rsquo;&rdquo;arte del rottame&rdquo; e dell&rsquo;oggetto trovato. Il nome Fuseum deriva dalla fusione tra il cognome Fuso e la parola &ldquo;museum&rdquo;, secondo la volont&agrave; dell&rsquo;artista e di sua moglie (Elisabetta Campielli, anche lei pittrice), i quali dal 1961 costruirono nel parco di lecci a nord della citt&agrave; un complesso popolato di sculture realizzate con i pi&ugrave; vari materiali, un&rsquo;opera d&rsquo;arte realizzata nell&rsquo;arco di un ventennio e composta da pi&ugrave; parti indipendenti tra di loro. Alla morte dell&rsquo;artista, la propriet&agrave; pass&ograve;, secondo le sue volont&agrave;, al Sodalizio di San Martino, antica istituzione cittadina di assistenza, beneficenza e cultura sorta nel 1574. Nella &ldquo;Galleria&rdquo; &egrave; stata riunita dal 2008 una ricca selezione di opere di Fuso: undici ambienti gi&agrave; predisposti dall&rsquo;artista ospitano nuclei di oggetti suddivisi per cicli (Straticromie, Acidocromo, Cromoggetti, Legni, Metalloplastiche ecc.), il cosiddetto &ldquo;Coccibus&rdquo; raccoglie gran parte delle sue ceramiche e le prime opere figurative, il &ldquo;Pittocromo&rdquo; ricostruisce il suo atelier con gran parte dei materiali e strumenti usati per realizzare le sue bizzarre composizioni.</p> \n \n<p>Il museo aderisce al progetto&nbsp;<strong><a href=\"https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1MAPP/9b81e0fa-2e70-4a52-adb5-904499da6c3c\">MAPp MuseiAppPerugia</a></strong></p> \n \n<p><a href=\"http://storicizzati.beniculturali.regione.umbria.it/MediaCenter/API/Risorse/StreamRisorsa.aspx?guid=750B2C17-7F70-4313-AA1D-B15BE1F754A3\"><strong>Scarica in PDF il d&eacute;pliant del Museo</strong></a><br /> \n<br /> \n<a href=\"https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/pieghevole+Fuseum.pdf/18086ab0-4e9b-45a1-91db-1c78c8e9a392\">VEDI LA SCHEDA</a><br /> \n<br /> \n&nbsp;</p>","Sito web":"www.fuseum.eu|www.fuseum.eu","Indirizzo email":"info@fuseum.eu","Numeri di telefono":"349 5774738","Accessibilità":"no"},{"_id":81,"Tipologia":"Museo","Provincia":"PG","Comune":"Assisi","Cap":6081,"Località":"","Indirizzo":"Piazza San Rufino","Numero civico":"3","Georeferenziazione":"43.0709825,12.61608620000004","Nome":"Museo diocesano e cripta di San Rufino","Descrizione":"<p>Il museo si trova in piazza San Rufino, nel settore nord-orientale di Assisi. La zona corrisponde alla terrazza superiore di epoca romana la cui fronte meridionale, costituita da un muro in opera quadrata di travertino, &egrave; visibile all&rsquo;interno della cattedrale e della cripta di San Rufino. Lungo il muro, nei pressi della torre campanaria, &egrave; collocata una cisterna quadrangolare. Il museo si articola all&rsquo;interno della cripta di San Rufino per poi proseguire nel chiostro medievale e nei sotterranei dell&rsquo;attiguo palazzo dei Canonici. Nell&rsquo;area della cattedrale sono state individuate tracce di un centro di produzione ceramica, risalente al I secolo a. C. Il museo &egrave; stato riallestito nel 2006. La raccolta, istituita nel 1941 per volont&agrave; del vescovo Giuseppe Placido Nicolini, comprende opere appartenenti alla cattedrale o provenienti dagli oratori delle confraternite di Assisi e dalle parrocchie soppresse, suddivise in cinque sezioni: affreschi staccati, dipinti su tavola e su tela, paramenti sacri e oggetti di uso liturgico, oreficerie, materiali lapidei di et&agrave; romana e medievale. Tra le opere sono da segnalare gli affreschi del Maestro di Santa Chiara, di Pace di Bartolo e di Puccio Capanna. Provenienti dall&rsquo;oratorio di San Rufinuccio, questi ultimi rappresentano episodi della Passione di Ges&ugrave;. Databili al 1334, sono ispirati ai cicli pittorici della Basilica di San Francesco, specialmente agli affreschi di Pietro Lorenzetti da cui Puccio Capanna deriva l&rsquo;impianto compositivo della Flagellazione. Molto interessanti anche gli stendardi processionali tra i quali quello proveniente dalla Confraternita di Santa Caterina d&rsquo;Alessandria con il Martirio di Santa Caterina d&rsquo;Alessandria e i Santi Giacomo e Antonio Abate, concordemente attribuito al pisano Orazio Riminaldi, datato intorno al 1625. Sono inoltre conservati nel museo un polittico di Niccol&ograve; di Liberatore detto l&rsquo;Alunno e dipinti di Matteo da Gualdo, di Dono Doni e di Cesare Sermei. Occupa uno spazio importante la collezione donata per lascito testamentario dal critico d&rsquo;arte statunitense Frederick Mason Perkins, morto nel 1955 e molto legato alla citt&agrave; di Assisi, comprendente soprattutto opere tre-quattrocentesche di scuola toscana. Tra gli artisti presenti si annoverano Jacopo della Quercia, Filippo Lippi, Francesco di Giorgio Martini e Duccio di Buoninsegna.</p> \n \n<p>Il museo aderisce al progetto&nbsp;<strong><a href=\"https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1MEU/1bab2211-6e68-44b1-b6e5-98cb6f1f914f\">INCONTRarti&nbsp;OLTRE L&#39;IMMAGINE</a></strong></p>","Sito web":"www.assisimuseodiocesano.it|www.assisimuseodiocesano.it","Indirizzo email":"info@assisimuseodiocesano.it","Numeri di telefono":"075 812712","Accessibilità":"no"},{"_id":82,"Tipologia":"Museo","Provincia":"PG","Comune":"Perugia","Cap":6121,"Località":"","Indirizzo":"Via dell'Aquilone","Numero civico":"7","Georeferenziazione":"43.11372692350959,12.386103272438051","Nome":"Gipsoteca dell'Università degli Studi di Perugia - CAMS","Descrizione":"<p>Le collezioni della Gipsoteca dell&#39;Universit&agrave; degli Studi di Perugia offrono una visione antologica dei capolavori dei maestri dell&#39;antichit&agrave; classica e permettono di esaminare copie di oltre 80 opere tra le pi&ugrave; significative della scultura greca, etrusca e romana.<br /> \nNata come &ldquo;Gabinetto Scientifico&rdquo; per l&rsquo;insegnamento dell&rsquo;archeologia e per lo studio delle opere d&rsquo;arte antiche, deve la sua costituzione a Filippo Magi (1905-1986), professore nell&rsquo;ateneo perugino dal 1960 al 1975.<br /> \nVi sono esposte opere di alto interesse quali il gruppo del &quot;Nilo&quot;, probabilmente realizzato da Antonio Canova (Possagno 1757 - Venezia 1822) per rimpiazzare l&#39;originale trasferito a Parigi a seguito delle requisizioni ordinate da Napoleone Bonaparte, e il calco di un segmento della Colonna Traiana fatto eseguire sotto Napoleone III (1808-1873).</p> \n \n<p>La gipsoteca aderisce al progetto&nbsp;<strong><a href=\"https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1MAPP/9b81e0fa-2e70-4a52-adb5-904499da6c3c\">MAPp MuseiAppPerugia</a><br /> \n<br /> \n<a href=\"https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/pieghevole+Cams.pdf/b136032f-a418-4ac2-8fc6-fa0287d63bdc\">VEDI LA SCHEDA</a></strong><br /> \n&nbsp;</p>","Sito web":"www.cams.unipg.it","Indirizzo email":"servizi.cams@unipg.it","Numeri di telefono":"075 9711077 , 3666811012","Accessibilità":""},{"_id":83,"Tipologia":"Museo","Provincia":"PG","Comune":"Montefalco","Cap":6036,"Località":"","Indirizzo":"Via Ringhiera Umbra","Numero civico":"6","Georeferenziazione":"42.88929359999999,12.650284300000067","Nome":"Complesso museale di San Francesco","Descrizione":"<p><img src=\"https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/logo_orizzontale_ita_colore+%281%29.jpg/e1fc60ce-2ec7-4319-8f50-4e1ee4fc2041?t=1658922943098\" style=\"float:left; height:84px; margin:20px 22px; width:200px\" /></p> \n \n<p>&nbsp;</p> \n \n<p>Il Museo ha ottenuto il riconoscimento <a href=\"https://www.umbriacultureforfamily.it\" target=\"_blank\"><strong>Umbria Culture for Family</strong></a>&nbsp;per i servizi e le attivit&agrave; che offre alle famiglie con ragazzi di 0-14 anni.</p> \n \n<p>&nbsp;</p> \n \n<p>&nbsp;</p> \n \n<p>Il museo civico di San Francesco si trova a pochi passi dalla piazza centrale di Montefalco. Il borgo medievale, famoso per la pregiata produzione vitivinicola ed in splendida posizione panoramica, domina l&rsquo;intera Valle Umbra da Perugia a Spoleto. Il percorso museale si articola all&rsquo;interno dell&rsquo;ex chiesa di San Francesco, costruita tra il 1335 e il 1338, e negli ambienti storici dell&rsquo;annesso convento. L&rsquo;aspetto attuale della chiesa risale essenzialmente al XV secolo quando i francescani ne promossero la completa ristrutturazione. Il museo ha sede dal 1990 nella chiesa di San Francesco e negli ambienti dell&rsquo;annesso convento. Costruita tra il 1335 e il 1338, la chiesa ospit&ograve; un cantiere pittorico di notevole importanza, soprattutto per la presenza di Benozzo Gozzoli, autore delle decorazioni della cappella di San Girolamo e di quelle dell&rsquo;abside. Le Storie della vita di san Francesco (1452), dodici scene disposte su tre registri, sono tra i pi&ugrave; importanti cicli rinascimentali conservati, secondo in ordine di importanza dopo quello giottesco di Assisi. Alla decorazione delle cappelle laterali lavorarono Jacopo Vincioli, Giovanni di Corraduccio, Ascensidonio Spacca, mentre l&rsquo;affresco nella controfacciata con l&rsquo;Annunciazione con Eterno in gloria tra angeli e Nativit&agrave; &egrave; opera del 1503 di Pietro Vannucci detto il Perugino. Dipinti, sculture, tessuti e altri oggetti provenienti da luoghi diversi della citt&agrave; e del territorio hanno trovato posto nella galleria allestita in alcuni locali dell&rsquo;ex convento. Oltre ad un consistente nucleo di opere del montefalchese Francesco Melanzio, la pinacoteca custodisce affreschi staccati e lavori della cerchia dell&rsquo;Alunno e di Antoniazzo Romano. Nella cripta sono stati riuniti reperti archeologici e altri frammenti lapidei di varie epoche, tra cui, di particolare interesse, una statua di Ercole, di et&agrave; classica e incerta provenienza. Dal 2006 sono aperti al pubblico nuovi spazi sotterranei utilizzati per esposizioni temporanee; durante i lavori di recupero sono riemerse le antiche cantine del convento francescano, oggi visitabili.</p> \n \n<p>Il Museo aderisce ai&nbsp;progetti&nbsp;<strong><a href=\"https://www.youtube.com/watch?v=0Zkmh0PhVCs\">UMBRIA BOX</a>&nbsp;</strong>e<strong> <a href=\"https://www.regione.umbria.it/documents/18/25569814/Montefalco/12503cb0-213c-4d46-b5dd-f3339fa77642\" target=\"_blank\">UMBRIA TIME TRAVEL BOX</a></strong>.</p> \n \n<p><strong>Scarica la Digital Edition per <a href=\"https://apps.apple.com/br/app/id952363165\">Apple </a>- <a href=\"https://play.google.com/store/apps/details?id=it.sesinet.ebook.museimontefalco\">Android</a></strong></p> \n \n<p><a href=\"http://www.regione.umbria.it/documents/18/18607360/Museo+Comunale+di+San+Francesco+di+Montefalco.pdf/0dade16b-d15a-423e-a3f6-42e272bafff8\"><strong>Scarica in PDF il d&eacute;pliant del Museo</strong></a></p>","Sito web":"www.museodimontefalco.it|www.museomontefalco.it","Indirizzo email":"museomontefalco@gmail.com","Numeri di telefono":"0742 379598","Accessibilità":"sì"},{"_id":84,"Tipologia":"Museo","Provincia":"TR","Comune":"Montecchio","Cap":5020,"Località":"","Indirizzo":"Località Copio","Numero civico":"1","Georeferenziazione":"42.6625254,12.2871206","Nome":"Necropoli umbro-etrusca del Vallone San Lorenzo","Descrizione":"<p>La Necropoli umbro-etrusca del Vallone San Lorenzo si trova tra Montecchio e Baschi nel Parco Fluviale del Tevere, lungo le pendici digradanti verso il torrente San Lorenzo, piccolo affluente del fiume. &Egrave; una delle pi&ugrave; vaste necropoli preromane sinora scoperte in Umbria, che testimonia l&rsquo;esistenza di un fiorente centro, ancora non individuato, nelle immediate vicinanze del Tevere. La visita alla necropoli, e a questa parte del Parco, &egrave; resa agevole dalla presenza di percorso guidato e attrezzato anche con aree di sosta. Le indagini hanno messo in luce numerose tombe scavate nella roccia, solitamente composte da una sola camera quadrangolare preceduta da un breve corridoio d&rsquo;accesso (dromos). L&rsquo;interno era munito di banchine per la deposizione dei corredi e del defunto, secondo un rituale piuttosto fisso, che consisteva nell&rsquo;ammucchiare ossa e oggetti negli angoli per far posto a nuove sepolture. Nella fase pi&ugrave; antica (VII secolo a.C.) gli oggetti di corredo rivelano una popolazione sensibilmente influenzata dal sito egemone dell&rsquo;etrusca Orvieto. In quella pi&ugrave; recente (IV secolo a.C.) &egrave; documentato un progressivo impoverimento che porter&agrave; al definitivo abbandono della necropoli. Diversi materiali sono esposti all&rsquo;Antiquarium comunale nella vicina frazione di Tenaglie. La necropoli, scoperta nell&rsquo;Ottocento e indagata con metodicit&agrave; nel corso degli anni 70 del Novecento, fu utilizzata dal VII al IV secolo a.C.</p>","Sito web":"","Indirizzo email":"montecchiostorianatura@gmail.com","Numeri di telefono":"3490642786 , 334 3855055","Accessibilità":"in parte"},{"_id":85,"Tipologia":"Museo","Provincia":"PG","Comune":"Gubbio","Cap":6024,"Località":"","Indirizzo":"Via del Teatro Romano","Numero civico":"","Georeferenziazione":"43.3532193,12.5740838","Nome":"Antiquarium del Teatro romano","Descrizione":"L’Antiquarium è allestito all’interno di un casale che ingloba i resti di una casa romana (domus) con pregevoli decorazioni a mosaico, utilizzata a partire dall’età augustea. Dei quattro ambienti conservati, il maggiore presenta un mosaico a decorazione geometrica che inquadra la raffigurazione dell’episodio di Ulisse e Scilla, realizzato con piccolissime tessere policrome (opus vermiculatum) e ispirato a modelli pittorici di età ellenistica. Il resto dell’esposizione è centrato sulla storia e sullo sviluppo della città e del territorio, documentati con pannelli esplicativi e materiali provenienti dagli scavi della città e delle necropoli. Da quella di San Biagio, in uso tra il VII e il II secolo a.C., provengono i tre crateri a vernice nera che ricordano eleganti forme in metallo prezioso.","Sito web":"","Indirizzo email":"sba-umb@beniculturali.it","Numeri di telefono":"075 9220992","Accessibilità":"sì"},{"_id":86,"Tipologia":"Museo","Provincia":"PG","Comune":"Città di Castello","Cap":6012,"Località":"","Indirizzo":"Via Pierucci","Numero civico":"","Georeferenziazione":"43.4514762,12.2471332","Nome":"Collezione Burri - Ex seccatoi del tabacco","Descrizione":"<p>Gli Ex seccatoi del Tabacco, sede della Collezione Burri insieme a palazzo Albizzini, si trovano nella periferia meridionale di Citt&agrave; di Castello. La collezione &egrave; stata aperta al pubblico nel luglio del 1990, a seguito dell&#39;acquisizione e ristrutturazione dei capannoni industriali utilizzati fino agli anni &#39;60 per l&#39;essiccazione del tabacco tropicale. Importante museo di arte contemporanea, di circa 7.500 mq, &egrave; interamente dedicato alle opere di Alberto Burri (1915-1995). L&rsquo;artista, di fama internazionale nato a Citt&agrave; di Castello, ha curato direttamente l&rsquo;allestimento interno attraverso un sapiente riuso degli spazi industriali. Lui stesso ha deciso di collocare nei padiglioni i cicli di grandi dimensioni realizzati dal 1970 al 1993.<br /> \nGli spazi esterni sono caratterizzati da alcune monumentali sculture: Grande Ferro Sestante, Grande Ferro K e Ferro U.<br /> \nDal 2017 il museo si &egrave; arricchito di una nuova sezione museale permanente: l&#39;Opera Grafica completa di Alberto Burri, collocata negli spazi sottostanti&nbsp; al piano rialzato degli ex Seccatoi. La&nbsp;sezione accoglie e propone l&#39;intero repertorio grafico e di multipli dell&#39;artista, consistente in oltre duecento opere. Si tratta di un importante aspetto della produzione del Maestro, che a volte precorre, a volte segue e in altri casi &egrave; coeva con le sue opere maggiori e pone in evidenza anche la sua straordinaria manualit&agrave; e attitudine alla sperimentazione costante. Dopo l&rsquo;incontro diretto con i lavori del Maestro, la sezione&nbsp;multimediale documentaria &quot;Burri Documenta&quot; fornisce idonei ed efficaci strumenti visivi e multimediali per la conoscenza, la comprensione e l&rsquo;approfondimento della sua opera. In questa sezione&nbsp;la vita di Alberto Burri (1915 - 1995) &egrave; interamente ripercorsa attraverso materiali originali, inviti, cataloghi, lettere, monografie, testi critici, fotografie, video e film in tre sezioni: A Area Proiezioni, B Area Interattiva, C Sale Cinema.</p> \n \n<p><a href=\"http://storicizzati.beniculturali.regione.umbria.it/resources/Depliant/Collezioni%20Burri%20di%20Citt%C3%A0%20di%20Castello.pdf\"><strong>Scarica in PDF il d&eacute;pliant del Museo</strong></a></p>","Sito web":"www.fondazioneburri.org|www.fondazioneburri.org","Indirizzo email":"museo@fondazioneburri.org","Numeri di telefono":"075 8554649","Accessibilità":"sì"},{"_id":87,"Tipologia":"Museo","Provincia":"PG","Comune":"Spoleto","Cap":6049,"Località":"","Indirizzo":"Corso Mazzini, vicolo III","Numero civico":"","Georeferenziazione":"42.73408958535427,12.735815048217773","Nome":"Museo del tessuto e del costume","Descrizione":"<p>Il museo si trova nel centro storico di Spoleto, in palazzo Rosari Spada. Il palazzo, edificato nei secoli XVII e XVIII, appartenne all&rsquo;antica famiglia spoletina che annovera tra i suoi componenti pi&ugrave; illustri Virgilio Rosari, cardinale nel 1557, acerrimo nemico di san Filippo Neri. Nel 1664 il palazzo diviene propriet&agrave; dei marchesi Spada di Roma e nei primi anni del XIX secolo passa alla famiglia Marignoli. Del maestoso interno rimangono i ricchi soffitti a cassettoni inquadrati in fregi murali che ornano le ampie sale del primo e del secondo piano. Nel cortile si possono vedere i resti di un muro romano di terrazzamento. Il museo &egrave; interessante per la ricca collezione di tessuti ospitata in uno dei palazzi storici pi&ugrave; importanti di Spoleto, ex sede della pinacoteca comunale. Principalmente composta da tessuti, vestiti, ricami e merletti, databili dal XIV al XX secolo, la raccolta si &egrave; costituita in seguito a donazioni di privati e acquisti mirati. Vi fanno anche parte abiti teatrali, libri, copioni e appunti di lavoro dei costumisti Marcel Escoffier e Enrico Sabbatini.</p> \n \n<p>Il museo aderisce al progetto <strong><a href=\"https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1CONNESSIONIMUSEALI/24da2855-ab54-498f-84f7-ab8959ab2c38\">CONNESSIONI MUSEALI</a></strong></p> \n \n<p><strong><a href=\"http://www.regione.umbria.it/documents/18/18607360/Spoleto-Museo+del+tessuto.pdf/95c60fe9-ae29-4e64-9a87-d9e84d34c341\">Scarica il d&eacute;pliant del museo</a></strong></p>","Sito web":"www.comune.spoleto.pg.it|www.comune.spoleto.pg.it/turismoecultura/la-citta/musei/museo-del-tessuto-e-del-costume/","Indirizzo email":"spoleto@sistemamuseo.it","Numeri di telefono":"0743 45940","Accessibilità":"sì"},{"_id":88,"Tipologia":"Museo","Provincia":"PG","Comune":"Città di Castello","Cap":6012,"Località":"","Indirizzo":"Via della Cannoniera","Numero civico":"22/A","Georeferenziazione":"43.4544721,12.2384462","Nome":"Pinacoteca comunale","Descrizione":"<pre> \n<img src=\"https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/logo_orizzontale_ita_colore+%281%29.jpg/e1fc60ce-2ec7-4319-8f50-4e1ee4fc2041?t=1658922943098\" style=\"float:left; height:84px; margin:20px 22px; width:200px\" /> \n</pre> \n \n<p>Il Museo ha ottenuto il riconoscimento <a href=\"https://www.umbriacultureforfamily.it\" target=\"_blank\"><strong>Umbria Culture for Family</strong></a> per i servizi e le attivit&agrave; che offre alle famiglie con ragazzi di 0-14 anni.</p> \n \n<p>&nbsp;</p> \n \n<p>&nbsp;</p> \n \n<p>Palazzo Vitelli, che ospita al suo interno la Pinacoteca comunale, riaperta al pubblico nel 1995, si trova al centro di Citt&agrave; di Castello, prossimo alle mura urbiche, in via della Cannoniera. La sobria architettura rinascimentale dell&rsquo;edificio &egrave; arricchita sulla facciata verso il giardino da eleganti monocromi di Cristoforo Gherardi, su probabile disegno di Giorgio Vasari, e da un portico con soprastante loggia, al cui interno ha trovato sistemazione la raccolta di sculture, tra cui un nucleo di terrecotte di Andrea Della Robbia. Allo stesso Gherardi spetta parte dell&rsquo;apparato decorativo delle sale interne, alla cui realizzazione partecip&ograve; anche Cola dell&rsquo;Amatrice. Suddivisa in ventisei sale, cui si aggiungono ulteriori spazi espositivi dedicati a mostre temporanee, la pinacoteca comprende opere dal XIV al XX secolo, gran parte delle quali acquisite alla pubblica propriet&agrave; in seguito alle demaniazioni postunitarie. Testimoniano la vitalit&agrave; artistica dell&rsquo;area, al centro di importanti vie di comunicazione e di scambi culturali tra aree diverse, pregevoli opere di artisti in gran parte forestieri: Raffaello, Luca Signorelli, Domenico Ghirlandaio, Andrea Della Robbia, Lorenzo Ghiberti, Antonio Vivarini, Raffaellino del Colle, Pomarancio e Santi di Tito. In ambienti inaugurati nel 2006 trovano sede tre importanti donazioni: la gipsoteca dello scultore tifernate Elmo Palazzi (1871-1915), una collezione di bronzi realizzati da Bruno Bartoccini (1910- 2001), e la collezione Ruggieri, che raccoglie una ventina di quadri di artisti italiani del Novecento. Nelle sale al piano seminterrato &egrave; gratuitamente visitabile un&rsquo;ampia collezione malacologica. Il mobilio esposto nelle diverse sale della pinacoteca non apparteneva all&rsquo;arredamento originale del palazzo, ma fa parte della donazione che Elia Volpi, responsabile dell&#39;ultimo restauro dell&rsquo;edificio e proprietario, fece al Comune di Citt&agrave; di Castello nel 1912. Tavoli cinquecenteschi di fattura tipicamente umbra o di provenienza conventuale, serie di sedie e seggioloni sei-settecenteschi ne sono un esempio. I pezzi di maggior pregio ed interesse sono gli arredi provenienti da chiese e monasteri castellani. Interessante il gruppo di stalli gotici, intagliato e decorato a tarsie, attribuito alla bottega del pi&ugrave; noto legnaiolo fiorentino del primo Quattrocento, Manno di Benincasa Mannucci. Il coro, l&rsquo;armadio da sagrestia, firmato e datato 1501 e il grande sarcofago intagliato e dorato, che custodiva il corpo della Beata Margherita, sono fra i documenti dell&rsquo;altissima qualit&agrave; delle manifatture umbre alla fine del Cinquecento.</p> \n \n<p>Il museo aderisce al progetto&nbsp;<strong><a href=\"https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1RIM/e111d0e7-e5af-48cf-89c3-1f032bf4cf31\">RIM - Rete Interattiva Museale Altotevere</a>.</strong></p> \n \n<p><a href=\"https://www.regione.umbria.it/documents/18/18607360/Pinacoteca+Comunale+di+Citt%c3%a0%20di+Castello.pdf/bb0999d5-849f-415b-b4f3-f0e883b5d5a0\"><strong>Scarica in PDF il d&eacute;pliant del Museo</strong></a></p> \n \n<p>&nbsp;</p>","Sito web":"","Indirizzo email":"pinacoteca@cittadicastello.gov.it , cultura@ilpoliedro.org","Numeri di telefono":"075 8529249 , 075 8520656 , 075 8554202","Accessibilità":"in parte"},{"_id":89,"Tipologia":"Museo","Provincia":"TR","Comune":"Orvieto","Cap":5018,"Località":"","Indirizzo":"Piazza Duomo","Numero civico":"","Georeferenziazione":"42.7168247,12.1128075","Nome":"Museo Emilio Greco","Descrizione":"Situato sulla Piazza del Duomo di Orvieto, sulla destra della Cattedrale e nella sua immediata prossimità, Palazzo Soliano è la più vasta e imponente delle residenze pontificie orvietane. Fu costruita su sollecitazione di papa Bonifacio VIII Caetani (1294-1303). Già sede storica del Museo dell'Opera del Duomo, dal settembre 2008 è tornato al centro del percorso espositivo del MODO, di cui rappresenta il punto di avvio, per ospitare nel piano terra la collezione Emilio Greco (1913-1995), donata dall'artista alla città di Orvieto, alla quale era legato artisticamente e umanamente. Dal 1970, infatti, i maestosi portali medievali della cattedrale accolgono le grandi ante bronzee realizzate da Greco tra il 1962 e il 1964. Con questa straordinaria testimonianza di rinnovamento dell'arte sacra del secondo Novecento, prende l'avvio il percorso verso le più famose icone della raccolta dell'Opera del Duomo nei Palazzi Papali. Le opere esposte nei suggestivi ambienti di Palazzo Soliano vanno dal 1947 al 1990 e segnano le tappe più significative della carriera dell'artista siciliano: dal Lottatore, esposto a Londra in occasione delle Olimpiadi del 1948, al famoso calco in gesso del Monumento a papa Giovanni XXIII realizzato tra 1965 e il 1967.","Sito web":"www.opsm.it|www.opsm.it","Indirizzo email":"opsm@opsm.it","Numeri di telefono":"0763 342477","Accessibilità":"sì"},{"_id":90,"Tipologia":"Museo","Provincia":"TR","Comune":"San Venanzo","Cap":5010,"Località":"","Indirizzo":"Parco dei Sette Frati - Monte Peglia","Numero civico":"","Georeferenziazione":"42.8703564,12.270073","Nome":"Centro di documentazione flora e fauna del Monte Peglia","Descrizione":"Collocato all’interno del Sistema Territoriale di Interesse Naturalistico e Ambientale (STINA) Monte Peglia e Selva di Meana, il centro illustra i principali ecosistemi del territorio e il mondo delle scienze naturali grazie a pannelli didattici, agli strumenti multimediali e alle raccolte naturalistiche. Lo spazio espositivo è suddiviso in tre ambienti che documentano gli ecosistemi \"bosco\", \"acqua dolce\" e \"rurale\". La visita si conclude con una facile escursione denominata \"Sentiero Natura\".","Sito web":"","Indirizzo email":"info@parcovulcanologico.it","Numeri di telefono":"0763 831075","Accessibilità":"no"},{"_id":91,"Tipologia":"Museo","Provincia":"TR","Comune":"Otricoli","Cap":5030,"Località":"","Indirizzo":"Via Vittorio Emanuele III","Numero civico":"13/15","Georeferenziazione":"42.423347,12.478443","Nome":"Antiquarium comunale","Descrizione":"<p>L&#39;Antiquarium ha sede nel settecentesco palazzo Priorale di Otricoli, borgo di origine preromana situato su un&#39;altura dominante la valle del Tevere, nell&rsquo;Umbria meridionale. Il percorso espositivo illustra le dinamiche insediative di Otricoli, da centro preromano d&rsquo;altura, a citt&agrave; romana ricostruita a valle presso il Tevere, fino a quella attuale sorta sul luogo della prima. Particolare attenzione &egrave; data alla raccolta archeologica che serve ad introdurre la visita al Parco archeologico della citt&agrave; romana, che tra il I secolo a.C. e il I d.C. fu uno dei centri pi&ugrave; ricchi e vitali grazie ai commerci che si svolgevano lungo la Flaminia e il Tevere. Nell&rsquo;Antiquarium comunale, inaugurato nel 2000, l&rsquo;esposizione relativa alla pi&ugrave; cospicua sezione romana si avvale di calchi e riproduzioni fotografiche dei reperti originali, trasferiti via fiume nei Musei Vaticani, dove sono tuttora conservati, subito dopo il loro rinvenimento negli scavi pontifici settecenteschi. La ricchezza e vitalit&agrave; di Otricoli sono in primo luogo testimoniate dalla testa marmorea (alta ben 58 cm) di una statua colossale, raffigurante con ogni probabilit&agrave; il Giove del locale Capitolium, il tempio dedicato alla triade divina composta da Giove, Giunone e Minerva, ed era una copia della statua di Giove collocata all&rsquo;interno del tempio capitolino a Roma. Inoltre dal mosaico policromo delle terme, risalente al II secolo d.C., che ne decorava la sala principale di forma ottagonale. Il percorso didattico chiude con una sezione dedicata al centro medievale e attuale di Otricoli il cui sviluppo architettonico ha visto l&rsquo;impiego e il riutilizzo di numerosi materiali antichi.</p> \n \n<p>Il museo aderisce al progetto&nbsp;<strong><a href=\"https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1LAVALLEINCANTATA/a82a876a-2b87-46a1-83a6-17fc9cdfc8cc\">LA VALLE INCANTATA</a></strong></p> \n \n<p><strong><a href=\"http://storicizzati.beniculturali.regione.umbria.it/resources/Depliant/Antiquarium%20comunale%20di%20Otricoli.pdf\">Scarica in PDF il d&eacute;pliant del Museo</a></strong></p>","Sito web":"www.comune.otricoli.tr.it|www.comune.otricoli.tr.it","Indirizzo email":"info@comune.otricoli.tr.it , cmsu.cooperativasociale@gmail.com","Numeri di telefono":"0744 719628 , 329 9482481","Accessibilità":"sì"},{"_id":92,"Tipologia":"Museo","Provincia":"PG","Comune":"Piegaro","Cap":6066,"Località":"","Indirizzo":"via Garibaldi, 20","Numero civico":"","Georeferenziazione":"42.9627001,12.084799800000042","Nome":"Museo del vetro","Descrizione":"<p>Il Museo del vetro di Piegaro &egrave; allestito all&rsquo;interno dell&rsquo;antica fabbrica del vetro risalente ai primi dell&rsquo;Ottocento, posta nel centro storico del paese e ristrutturata mantenendo inalterata l&rsquo;architettura e la disposizione dei locali. Costituisce uno dei pochi esempi conservati in Italia di strutture pre-industriali per la lavorazione del vetro. In esposizione i manufatti vetrari qui prodotti nel corso dei secoli: da bicchieri, bottiglie e caraffe finemente lavorati a mano (alcuni dei quali con decorazioni in oro zecchino) a damigiane e fiaschi impagliati che hanno caratterizzato nel tempo la produzione della fabbrica. Il percorso di visita segue quello dell&rsquo;antico ciclo produttivo, dall&rsquo;arrivo delle materie prime al prodotto finito, passando per le fasi della fusione del vetro e della lavorazione, manuale (per soffiatura) e successivamente semiautomatica. Le due sale del piano principale, che conservano le pareti annerite dal fumo, si sviluppano intorno ai resti del forno fusorio. Il piano seminterrato, in antico principalmente destinato a magazzino per materie prime e prodotti finiti, conserva la rete di cunicoli per la circolazione del calore al di sotto del forno. Al centro dell&rsquo;ambiente, un&rsquo;imponente colata di vetro verde, qui convogliato in occasione dello spegnimento definitivo della fornace, avvenuto nel 1968. Grazie al ricco apparato illustrativo multimediale, vengono approfonditi gli aspetti tecnici della produzione del vetro, dall&rsquo;antichit&agrave; all&rsquo;epoca contemporanea, e la storia di Piegaro e del suo territorio, da sempre strettamente legata a quella delle vetrerie. Alcuni interessanti documenti del XIII-XIV secolo testimoniano che nella vetreria di Piegaro venivano realizzate lastre di vetro e tessere musive utilizzate per le vetrate ed i mosaici del Duomo di Orvieto.</p> \n \n<p>Il museo aderisce al progetto <strong><a href=\"https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1_presentazione+aggiornata+GTT/6bd6416c-db5c-451b-b3a5-40b75cad49e8\">Gran Tour Trasimeno 2.0</a></strong></p> \n \n<p><a href=\"http://www.regione.umbria.it/documents/18/18607360/Piegaro-Museo+del+vetro.pdf/2da82756-038e-4d44-bdd6-fcad0cb5eb35\"><strong>Scarica il d&eacute;pliant del museo</strong></a></p>","Sito web":"www.museodelvetropiegaro.it|www.museodelvetropiegaro.it","Indirizzo email":"museodelvetro@comune.piegaro.pg.it","Numeri di telefono":"075 8358525 , 366 9576262","Accessibilità":""},{"_id":93,"Tipologia":"Museo","Provincia":"PG","Comune":"Spoleto","Cap":6049,"Località":"","Indirizzo":"Via Gregorio Elladio","Numero civico":"","Georeferenziazione":"42.7373126047712,12.737252712249758","Nome":"Complesso museale di San Nicolò","Descrizione":"<p>L&rsquo;ex chiesa gotica di San Nicol&ograve; fu eretta nel 1304 assieme al monastero agostiniano, uno dei maggiori centri della cultura della citt&agrave; di Spoleto fino al XVII secolo. Nel 1767 fu abbandonato dai monaci a causa del terremoto e nel corso degli anni utilizzato per usi differenti. Attualmente, grazie al recente restauro, &egrave; stato adibito ad uso congressuale ed espositivo. <br /> \nLa chiesa si presenta con facciata a due spioventi, oggi priva del rosone, e un bel portale ad arco acuto e pilastrini sormontati da una lunetta affrescata con una <em>Madonna tra i Santi Agostino e Nicol&ograve;</em> (1402). L'interno &egrave; ad una sola navata con resti di affreschi del XVI secolo, degni di nota gli affreschi della cappella raffiguranti <em>La lapidazione di Santo Stefano</em> di &Eacute;tienne Parrocel.<br /> \nL&rsquo;ex convento si distribuisce attorno a due chiostri di epoche diverse.</p>","Sito web":"","Indirizzo email":"annarita.cosso@comune.spoleto.pg.it","Numeri di telefono":"0743 46434","Accessibilità":"sì"},{"_id":94,"Tipologia":"Museo","Provincia":"PG","Comune":"Perugia","Cap":null,"Località":"","Indirizzo":"Piazza San Francesco al Prato","Numero civico":"","Georeferenziazione":"43.1138168,12.3837856","Nome":"Museo dell'Accademia di Belle Arti","Descrizione":"<p>L&#39;Accademia di Belle Arti Pietro Vannucci di Perugia nasce, seconda dopo Firenze, come Accademia del Disegno fondata nel 1573 dal pittore Orazio Alfani e dall&#39;architetto e matematico Raffaele Sozi. Dal 1901 ha sede nell&#39;antico Convento di San Francesco al Prato, luogo prestigioso accanto all&#39;Oratorio di San Bernardino di Agostino di Duccio, che dal 1974 &egrave; anche la sede espositiva delle prestigiose raccolte d&#39;arte, ordinate in tre sezioni: Gipsoteca (o galleria dei gessi); Galleria dei Dipinti; Gabinetto dei Disegni e delle Stampe. Il primo nucleo delle collezioni si forma con i monumentali Gessi michelangioleschi (Aurora, Giorno, Crepuscolo, Notte), calchi dalla cappella Medicea di Firenze nel complesso della Basilica di San Lorenzo, eseguiti e donati nel Cinquecento dal perugino Vincenzo Danti. In epoca napoleonica entrano nel patrimonio accademico le opere delle soppresse compagnie religiose, primo nucleo di quella raccolta d&#39;arte che diventer&agrave; la Galleria Nazionale dell&#39;Umbria. Dopo l&#39;Unit&agrave; d&#39;Italia, l&rsquo;Accademia &egrave; guida e motore artistico della creativit&agrave; dell&rsquo;Umbria e incrementa le sue collezioni con donazioni di enti e di privati e specialmente degli artisti e degli accademici. Dopo una chiusura dovuta al terremoto del 1997, il Museo dell&rsquo;Accademia &egrave; stato riallestito nella stessa sede secondo criteri moderni e razionali: espone oltre duecento opere della sua collezione con la stessa articolazione in Gessi, Dipinti, Disegni e Stampe e prevede spazi per mostre temporanee. Fra i gessi, eccezionali per fattura e variet&agrave;, si distinguono il gigantesco Ercole Farnese, Le Tre Grazie di Antonio Canova, copia originale donata dall&#39;artista, Il Laocoonte, Il Pastorello di Bertel Thorvaldsen, Il pugilatore Dam&ograve;sseno di Canova, Amore e Psiche. Fra i dipinti spiccano Autoritratto con pappagallo di Mariano Guardabassi, e quadri di Annibale Brugnoli, Domenico Bruschi, Armando Spadini, Mario Mafai, Alberto Burri, Gerardo Dottori.</p>","Sito web":"www.abaperugia.org/|http://www.abaperugia.org/","Indirizzo email":"info@abaperugia.org","Numeri di telefono":"Sistema Museo 199 151 123","Accessibilità":"sì"},{"_id":95,"Tipologia":"Museo","Provincia":"PG","Comune":"Città di Castello","Cap":6012,"Località":"","Indirizzo":"Vocabolo San Lorenzo, località Lerchi","Numero civico":"","Georeferenziazione":"43.47406094346194,12.190006971359255","Nome":"Fondazione Archeologia Arborea","Descrizione":"<p>La Fondazione Archeologia Arborea &egrave; stata costituita nel corso degli anni, nella piccola azienda agricola privata a San Lorenzo di Lerchi, Citt&agrave; di Castello, ed &egrave; nata con lo scopo della salvaguardia di alcune variet&agrave; di piante ed ecotipi della zona.<br /> \nLa ricerca sulle vecchie variet&agrave; locali di piante da frutto &egrave; cominciata circa 40 anni fa da Livio e Isabella Dalla Ragione, inizialmente nei territori dell&rsquo;Alta Valle del Tevere, cercando di salvare dalla scomparsa definitiva queste piante. L&rsquo;attivit&agrave; viene chiamata Archeologia Arborea perch&eacute;, come gli archeologi da un frammento ricostruiscono una civilt&agrave;, cos&igrave; da una mela o pera si &egrave; cercato di ricostruire la vita delle comunit&agrave; rurali. I luoghi privilegiati della ricerca sono stati prima quelli ancora abitati dagli anziani agricoltori o sempre pi&ugrave; spesso poderi abbandonati, gli orti dei monasteri benedettini e francescani e gli antichi luoghi di coltivazione distrutti dallo sviluppo industriale. I grandi alberi da frutto erano come testimoni ormai muti della antica cultura rurale, che poco potevano dire sulla loro stessa storia. Attraverso la ricerca sulle fonti, tra cui antichi documenti e antichi testi di agricoltura, cattedre ambulanti di agricoltura, antiche strade commerciali e di pellegrini, antiche riproduzioni e dipinti del Rinascimento, ma soprattutto le testimonianze di anziani agricoltori, &egrave; stata ricostruita la storia di queste specie.<br /> \nSono state ritrovate e salvate decine di variet&agrave; di pere, mele, fichi, susine e molte altre specie, e riprodotte pazientemente tramite innesto. Il grande frutteto &egrave; costituito ora da 600 piante tra diverse specie in 150 variet&agrave; differenti. Esso rappresenta un serbatoio di geni e di cultura, per condividere questo importante patrimonio storico e agricolo con le nuove generazioni. Le piante sono coltivate con i sistemi tradizionali del luogo e inserite in un paesaggio agricolo di grande bellezza e suggestione.<br /> \nDal 2014 &egrave; stata creata la &quot;Fondazione Archeologia Arborea onlus&quot; riconosciuta legalmente come Fondazione regionale, che si occupa di conservare questo straordinario patrimonio e sviluppare attivit&agrave; di conservazione della biodiversit&agrave;.</p>","Sito web":"www.archeologiaarborea.org","Indirizzo email":"info@archeologiaarborea.org","Numeri di telefono":"335 6128439","Accessibilità":""},{"_id":96,"Tipologia":"Museo","Provincia":"PG","Comune":"Perugia","Cap":6121,"Località":"","Indirizzo":"Piazza Danti","Numero civico":"18","Georeferenziazione":"43.1127221,12.389112","Nome":"Pozzo etrusco","Descrizione":"<p>&Egrave; inglobato nei sotterranei del seicentesco palazzo Bourbon-Sorbello situato all&rsquo;estremit&agrave; orientale di piazza Danti, ai piedi della parte pi&ugrave; elevata del centro di Perugia, chiamata Monte di Porta Sole, corrispondente in antico all&rsquo;acropoli della citt&agrave;. Rappresenta la pi&ugrave; monumentale tra le infrastrutture idriche della citt&agrave;. Costruito in epoca etrusca con la duplice funzione di pozzo e cisterna, era posto lungo il principale asse viario est &ndash; ovest, che collegava l&rsquo;arco dei Gigli a porta San Luca. La sua visita trova essenziale complemento in quella della cinta muraria, che offre un&rsquo;ulteriore testimonianza dello sviluppo urbanistico raggiunto da Perugia in epoca etrusca. Realizzato con lo stesso travertino della cinta muraria, &egrave; scavato nel cosiddetto &ldquo;tassello mandorlato&rdquo;, conglomerato tipico della citt&agrave;. E&rsquo; costituito da una canna cilindrica profonda oltre 30 metri, dal diametro massimo di 5,60 metri, che si riduce ad imbuto nel settore inferiore. Presenta una copertura formata da due capriate, ciascuna costituita da quattro grandi blocchi di travertino, due orizzontali e due obliqui, sorretti da una chiave di volta centrale. Tale sistema, che trova strette affinit&agrave; tecniche con la cisterna di via Caporali situata al capo opposto della citt&agrave;, serviva a sostenere una pavimentazioni a lastroni di travertino in cui doveva essere ricavata la bocca di attingimento dell&rsquo;acqua. L&rsquo;opera, la cui centralit&agrave; e monumentalit&agrave; non lasciano dubbi sulla sua destinazione pubblica, &egrave; datata al III secolo a.C., sulla base delle somiglianze tecniche riscontrate con la cinta muraria. La capacit&agrave; massima calcolata ammonta a 424.000 litri, risultando la pi&ugrave; grande tra i vari pozzi e cisterne della citt&agrave;, anch&rsquo;essi in uso fino alla costruzione del primo acquedotto pubblico del XIII secolo.</p> \n \n<p>Il museo aderisce al progetto&nbsp;<strong><a href=\"https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1MAPP/9b81e0fa-2e70-4a52-adb5-904499da6c3c\">MAPp MuseiAppPerugia</a><br /> \n<br /> \n<a href=\"https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/pieghevole+Pozzo+Etusco.pdf/1a96be0c-db57-46e7-b672-9e1b4e16d6b1\">VEDI LA SCHEDA</a></strong><br /> \n&nbsp;</p>","Sito web":"www.pozzoetrusco.it|www.pozzoetrusco.it","Indirizzo email":"pozzoetrusco@fondazioneranieri.org , promoter@fondazioneranieri.org","Numeri di telefono":"075 5733669","Accessibilità":"no"},{"_id":97,"Tipologia":"Museo","Provincia":"PG","Comune":"Perugia","Cap":6121,"Località":"","Indirizzo":"Corso Vannucci","Numero civico":"25","Georeferenziazione":"43.111354,12.38841","Nome":"Nobile Collegio del Cambio","Descrizione":"<p>Costruito tra 1452 e 1457 entro l&rsquo;ala nuova di palazzo dei Priori, fu la sede della corporazione dei cambiatori di moneta. Dalla sala dei Legisti, con tribunale sulla parete di fondo e stalli lignei laterali intagliati e intarsiati da Gian Pietro Zuccari, si accede alla sala delle Udienze, destinata alle riunioni e al ricevimento del pubblico. La met&agrave; della parete destra &egrave; occupata dal tribunale e dai banconi realizzati da Domenico Tasso, mentre le pareti ospitano un ciclo di affreschi realizzato di Pietro Vannucci detto il Perugino tra il 1498 e il 1500. Ispirato ad un programma iconografico dell&rsquo;umanista perugino Francesco Maturanzio, raffigura Figure mitologiche (volta), Personaggi illustri della storia greca e romana, Arti liberali, Sibille e profeti (pareti destra e sinistra) e la Trasfigurazione di Cristo e il Presepe (parete di fondo). Da qui si accede alla cappella di San Giovanni Battista, con affreschi di Giannicola di Paolo.</p> \n \n<p>Il museo aderisce al progetto&nbsp;<strong><a href=\"https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1MAPP/9b81e0fa-2e70-4a52-adb5-904499da6c3c\">MAPp MuseiAppPerugia</a>&nbsp;-&nbsp;<a href=\"https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/pieghevole+Nobile+Collegio+del+Cambio.pdf/7e3414ef-1af2-4922-bc97-047e92127b2a\">vedi la scheda</a></strong><br /> \n&nbsp;</p>","Sito web":"www.collegiodelcambio.it|www.collegiodelcambio.it","Indirizzo email":"info@collegiodelcambio.it , prenotazioni@collegiodelcambio.it","Numeri di telefono":"075 5728599","Accessibilità":"sì"},{"_id":98,"Tipologia":"Museo","Provincia":"PG","Comune":"Tuoro sul Trasimeno","Cap":6069,"Località":"","Indirizzo":"Piazza Garibaldi 7","Numero civico":"snc","Georeferenziazione":"43.2079079,12.0705893","Nome":"Centro di documentazione sulla battaglia del Trasimeno e Annibale “Giancarlo Susini”","Descrizione":"<p>Il Centro di documentazione sulla battaglia del Trasimeno e Annibale &ldquo;Giancarlo Susini&rdquo;si &egrave; recentemente trasferito&nbsp;&nbsp;in Piazza Garibaldi n.7.</p> \n \n<p>Nella sede attuale &egrave; possibile vedere&nbsp; il materiale che documenta la battaglia del Trasimeno&nbsp;e approfondire le vicende storiche e il territorio cui sono legate da diversi punti di vista; geologico, antropologico, storico, storiografico e iconografico.</p> \n \n<p>Il museo aderisce al progetto <strong><a href=\"https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1_presentazione+aggiornata+GTT/6bd6416c-db5c-451b-b3a5-40b75cad49e8\">Gran Tour Trasimeno 2.0</a></strong></p>","Sito web":"","Indirizzo email":"annibale.tuoro@gmail.it","Numeri di telefono":"75825220","Accessibilità":"no"},{"_id":99,"Tipologia":"Museo","Provincia":"PG","Comune":"Perugia","Cap":6121,"Località":"","Indirizzo":"Corso Vannucci","Numero civico":"16","Georeferenziazione":"43.11152608214685,12.388678193092346","Nome":"Galleria Nazionale dell'Umbria","Descrizione":"<p>La Galleria Nazionale dell&#39;Umbria &egrave; ospitata ai piani superiori del Palazzo dei Priori con ingresso lungo corso Vannucci.&nbsp;La sua storia segue un percorso affascinante che si snoda tra la prima apertura al pubblico nel 1863, la successiva trasformazione in museo statale nel 1918 fino alla nomina a istituto museale autonomo nel 2015. Nata dall&rsquo;originario nucleo della locale Accademia del Disegno (seconda met&agrave; del XVI secolo), la raccolta &egrave; stata ampliata in maniera significativa tra la fine del Settecento e la met&agrave; dell&rsquo;Ottocento e ulteriormente arricchita in seguito alla soppressione postunitaria degli ordini religiosi. Attualmente la Galleria accoglie pi&ugrave; di 3000 opere tra dipinti, sculture, ceramiche, tessuti e oreficerie: di queste sono esposte&nbsp;pi&ugrave; di 500, mentre le altre sono conservate nei depositi. Il recente riallestimento del museo (2022) si snoda su una superficie di 3500 metri quadri disposta su due livelli, con un percorso museografico distribuito in 40 sale, una torre e una cappella. Il viaggio alla Galleria Nazionale dell&rsquo;Umbria comincia tra Duecento e Trecento, tra gli affreschi di Benedetto Bonfigli nella cappella dei Priori e la Madonna con Bambino di Duccio di Buoninsegna. Prosegue con il tardogotico perugino di Gentile da Fabriano e si inoltra tra i capolavori di esponenti del Rinascimento come Beato Angelico, Benozzo Gozzoli, Nicola e Giovanni Pisano e Piero della Francesca. E proprio nella sala 13 si trova il capolavoro simbolo della Galleria Nazionale dell&rsquo;Umbria: il polittico di Sant&rsquo;Antonio di Piero della Francesca. Fulcro dell&rsquo;esposizione sono le sale monografiche dedicate a Pinturicchio e al maestro Perugino, del quale la Galleria raccoglie la collezione pi&ugrave; ricca e completa al mondo. La sala di Raffaello, invece, celebra l&rsquo;eredit&agrave; del grande maestro umbro con copie e opere di artisti ispirati dalla sua arte. Importanti anche le decorazioni dei soffitti, come quelle nella Sala Farnesiana, decorata con gli affreschi delle Storie di personaggi della famiglia Farnese. Sono presenti nelle sale della Galleria sedute e strumenti multimediali per permettere ai visitatori di scoprire tutti i dettagli delle opere. L&rsquo;ultima parte del percorso museale &egrave; dedicato all&rsquo;arte in Umbria tra Seicento e Novecento: tra gli altri, sono esposte opere di artisti quali Orazio Gentileschi, Valentin de Boulogne, Pietro da Cortona, il Sassoferrato, Francesco Trevisani, Gerardo Dottori, Piero Dorazio e Alberto Burri e Piero Dorazio. La Galleria ospita anche un laboratorio di restauro, una biblioteca specializzata in Storia dell&rsquo;Arte con oltre 25.000 volumi aperta a studiosi e studenti, una sala convegni e l&rsquo;affrescata Sala Podiani, dove vengono ospitate mostre temporanee, concerti e spettacoli.</p> \n \n<p><a href=\"https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1-depliant+GNU+aggiornato/cb94e2c2-1dd3-40fa-a3b3-b317dcffee57\"><strong>Scarica in PDF il d&eacute;pliant del Museo</strong></a></p>","Sito web":"www.gallerianazionaleumbria.it|https://gallerianazionaledellumbria.it/visita/","Indirizzo email":"gnu@sistemamuseo.it","Numeri di telefono":"075 5721009","Accessibilità":"sì"},{"_id":100,"Tipologia":"Museo","Provincia":"PG","Comune":"Foligno","Cap":6034,"Località":"","Indirizzo":"Via Garibaldi","Numero civico":"153/A","Georeferenziazione":"42.9579592,12.707891000000018","Nome":"Ex chiesa della Santissima Trinità in Annunziata e Centro Italiano Arte Contemporanea (CIAC)","Descrizione":"<p><!--[if gte mso 9]><xml> \n<w:WordDocument> \n<w:View>Normal</w:View> \n<w:Zoom>0</w:Zoom> \n<w:HyphenationZone>14</w:HyphenationZone> \n<w:PunctuationKerning /> \n<w:ValidateAgainstSchemas /> \n<w:SaveIfXMLInvalid>false</w:SaveIfXMLInvalid> \n<w:IgnoreMixedContent>false</w:IgnoreMixedContent> \n<w:AlwaysShowPlaceholderText>false</w:AlwaysShowPlaceholderText> \n<w:Compatibility> \n<w:BreakWrappedTables /> \n<w:SnapToGridInCell /> \n<w:WrapTextWithPunct /> \n<w:UseAsianBreakRules /> \n<w:DontGrowAutofit /> \n</w:Compatibility> \n<w:BrowserLevel>MicrosoftInternetExplorer4</w:BrowserLevel> \n</w:WordDocument> \n</xml><![endif]-->La chiesa, nel centro storico di Foligno, &egrave; opera incompiuta di Carlo Murena (1713-1764) allievo del noto architetto Luigi Vanvitelli. Restaurata dopo due secoli di abbandono, dal 2011 ospita in modo permanente la &quot;Calamita Cosmica&quot;, capolavoro di Gino De Dominicis, acquisita dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Foligno per arricchire la propria collezione di arte contemporanea. Prima della sua collocazione definitiva, l&rsquo;opera &egrave; stata esposta in altre prestigiose sedi tra Italia ed Europa (Ancona, Bruxelles, Parigi, Milano, Roma). Considerata una delle testimonianze artistiche pi&ugrave; importanti del XX secolo, la Calamita Cosmica riproduce fedelmente uno scheletro umano di oltre 24 metri, con un lungo naso a becco d&rsquo;uccello, e prende il nome dall&rsquo;asta dorata che parte da una delle falangi e si proietta idealmente verso l&rsquo;universo.&nbsp; L&rsquo;ex chiesa &egrave; anche il secondo polo museale del Centro Italiano Arte Contemporanea (CIAC) della Fondazione Cassa di Risparmio di Foligno: un parallelepipedo in corten caratterizzato esternamente dal classico color ruggine del materiale. Il Centro, articolato su tre piani, ospita mostre, eventi culturali e conferenze.</p> \n \n<p><!--[if gte mso 9]><xml> \n<w:LatentStyles DefLockedState=\"false\" LatentStyleCount=\"156\"> \n</w:LatentStyles> \n</xml><![endif]--><!--[if !mso]><object \nclassid=\"clsid:38481807-CA0E-42D2-BF39-B33AF135CC4D\" id=ieooui></object> \n<style> \nst1\\:*{behavior:url(#ieooui) } \n</style> \n<![endif]--><!--[if gte mso 10]> \n<style> \n/* Style Definitions */ \ntable.MsoNormalTable \n{mso-style-name:\"Tabella normale\"; \nmso-tstyle-rowband-size:0; \nmso-tstyle-colband-size:0; \nmso-style-noshow:yes; \nmso-style-parent:\"\"; \nmso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt; \nmso-para-margin:0cm; \nmso-para-margin-bottom:.0001pt; \nmso-pagination:widow-orphan; \nfont-size:10.0pt; \nfont-family:\"Times New Roman\"; \nmso-ansi-language:#0400; \nmso-fareast-language:#0400; \nmso-bidi-language:#0400;} \n</style> \n<![endif]--></p>","Sito web":"www.centroitalianoartecontemporanea.com|www.centroitalianoartecontemporanea.com","Indirizzo email":"info@centroitalianoartecontemporanea.it","Numeri di telefono":"0742 357035","Accessibilità":"sì"}], "fields": [{"id": "_id", "type": "int"}, {"id": "Tipologia", "type": "text"}, {"id": "Provincia", "type": "text"}, {"id": "Comune", "type": "text"}, {"id": "Cap", "type": "numeric"}, {"id": "Localit\u00e0", "type": "text"}, {"id": "Indirizzo", "type": "text"}, {"id": "Numero civico", "type": "text"}, {"id": "Georeferenziazione", "type": "text"}, {"id": "Nome", "type": "text"}, {"id": "Descrizione", "type": "text"}, {"id": "Sito web", "type": "text"}, {"id": "Indirizzo email", "type": "text"}, {"id": "Numeri di telefono", "type": "text"}, {"id": "Accessibilit\u00e0", "type": "text"}], "_links": {"start": "/api/3/action/datastore_search?resource_id=e732fa8b-a874-43f6-bbdd-b6946f616776", "next": "/api/3/action/datastore_search?resource_id=e732fa8b-a874-43f6-bbdd-b6946f616776&offset=100"}, "total": 339, "total_was_estimated": false}}