<data>
<row _id="1"><Id>67</Id><Id Sorgente>5033571</Id Sorgente><Url>http://dati.regione.umbria.it/risorsa/attrattori/5033571</Url><Immagine>https://www.umbriatourism.it//documents/20126/5033531/Foto3 (1).jpg/aee4095a-1a17-509d-52a4-c9d2dc2bc036</Immagine><Municipio>Alviano</Municipio><Latitudine>42.862762155764116</Latitudine><Longitudine>12.863983054614918</Longitudine><Nome>Agliano- antico borgo lungo la via della Spina</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Lungo la via della Spina, un diverticolo della Flaminia, c?? &lt;strong&gt;un paesino dimenticato, ma di grande bellezza&lt;/strong&gt;: Agliano.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Sembra di tornare indietro nel tempo percorrendo l?itinerario che da Spoleto, passando per Eggi, porta fino a questo antico borgo. Sono circa 20 chilometri immersi nella natura, in una via che nei secoli passati era molto transitata dai pastori nei periodi della transumanza collegando, attraverso il valico di Colfiorito, Spoleto con il mare Adriatico. Lungo la via, detta Spina Nuova, si arriva ad un bivio, e dopo tre chilometri in salita si raggiunge finalmente il paese.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Sorto probabilmente sulla fine del sec. XIV, Agliano ? situato a 1030 mt. S.l.m. Si trova elencato tra i luoghi appartenenti al distretto di Spoleto nel.1490, con il nome di &lt;em&gt;Alliano&lt;/em&gt;, che conserver? fino al secolo scorso. Da allora fu sempre alle di?pendenze di questa citt?, cui tuttavia si ribell? nel 1522 con gli altri castelli della montagna, venendo per? subito ricondotto all'obbedienza. Sul finire del sec. XVIII Alliano pass? con il comune di Postignano e dopo il 1860 fu aggregato al Comune di Campello sul Clitunno.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Detto anche &lt;em&gt;Rocca degli Alberici&lt;/em&gt;, Agliano sorge in posizione di &lt;strong&gt;grande bellezza paesaggistica&lt;/strong&gt;. Si rimarr? estasiati dalla visione delle montagne intorno, in particolare i &lt;strong&gt;Sibillini&lt;/strong&gt;, con il monte Vettore che svetta in lontananza con tutta la sua imponenza.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;La piccola piazza del paese, situata in cima, ? dedicata ai &lt;strong&gt;Martiri di Agliano &lt;/strong&gt;in onore dei cinque contadini del paese che nel dicembre del 1943 vennero fucilati dalle truppe tedesche durante un'azione di contrasto alla lotta partigiana.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Dalla piazza ? possibile muoversi con facilit?, percorrendo itinerari naturalistici piuttosto pianeggianti. Tra &lt;strong&gt;pic nic all?aria aperta&lt;/strong&gt; ci si pu? sbizzarrire con i &lt;strong&gt;percorsi trekking&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;mountain bike.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Il paese ? praticamente spopolato durante la stagione fredda; i pochi abitanti rimasti (attualmente Agliano conta un solo residente fisso), praticano l?allevamento del bestiame nei numerosi pascoli montani e in inverno si trasferiscono con i loro animali verso le zone della pianura spoletina. Durante l?estate invece il paese si rianima grazie ai numerosi villeggianti che vengono a ripopolare gli antichi casali.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Sono strutture che ancora conservano il loro &lt;strong&gt;carattere medievale &lt;/strong&gt;con &lt;strong&gt;portali cinquecentesch&lt;/strong&gt;i, &lt;strong&gt;antiche torri colombaie&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;molte finestre in pietra&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Per chi visita il paese, oltre alla porta d?ingresso ? possibile mirare l?&lt;strong&gt;antico forno pubblico&lt;/strong&gt;, i cui resti sono ampiamente visibili nelle vicinanze della piazza principale.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Domina dalla sua posizione centrale la bellissima &lt;strong&gt;chiesa &lt;/strong&gt;in stile romanico del XIV sec., intitolata a &lt;strong&gt;San Pietro&lt;/strong&gt;, che vale sicuramente una visita. Numerosi sono visibili sulla parete di fondo con vari dipinti votivi; al centro, entro una nicchia absidata, ? raffigurata una Crocifissione.&lt;/p&gt;</Descrizione><Abstract>Agliano- antico borgo lungo la via della Spina</Abstract><Descrizione Breve>Splendido borgo lungo l'antica Via della Spina</Descrizione Breve></row>
<row _id="2"><Id>34</Id><Id Sorgente>4134805</Id Sorgente><Url>http://dati.regione.umbria.it/risorsa/attrattori/4134805</Url><Immagine>https://www.umbriatourism.it//documents/20126/331658/Antiquarium_4/7dd058ef-c586-005d-385f-5dcf41f6049d</Immagine><Municipio>Baschi</Municipio><Latitudine>42.670278</Latitudine><Longitudine>12.216331999999966</Longitudine><Nome>Antiquarium - Baschi</Nome><Descrizione>L'Antiquarium di Baschi custodisce i reperti archeologici della fornace romana del I sec. d. C. rinvenuta in localit? Scoppieto. L'itinerario di visita all'interno del museo ? organizzato in sezioni.Pannelli illustrati per spiegare le fasi di lavorazione dell'argilla, cartine geografiche con punti luminosi per individuare le localit? e modellini della fornace e delle navi da trasporto servono a creare un ambiente stimolante e ricco di spunti per le attivit? didattiche.&amp;nbsp; &lt;br&gt; La prima sezione ? dedicata alla produzione della ceramica: qui i pannelli descrivono tutte le fasi di realizzazione della terra sigillata, dall'estrazione e decantazione dell'argilla, alla modellazione e cottura del vasellame.&amp;nbsp; &lt;br&gt; La seconda sezione ? dedicata ai commerci e alla diffusione dei manufatti prodotti a Scoppieto in Italia e nei principali centri del bacino del Mediterraneo, fino a Alessandria d'Egitto.&amp;nbsp; &lt;br&gt; La terza ed ultima sezione del museo, che si sviluppa nei locali del piano interrato, consiste in una mostra fotografica dei reperti archeologici rinvenuti nei secoli scorsi nel territorio e oggi custoditi in vari musei italiani.</Descrizione><Abstract>Antiquarium - Baschi</Abstract><Descrizione Breve>L'Antiquarium di Baschi custodisce i reperti archeologici della fornace romana del I sec. d. C. rinvenuta in localit? Scoppieto. L'itinerario di visita all'interno del museo ? organizzato in sezioni. Pannelli illustrati per spiegare le fasi di lavorazione dell'argilla, cartine geografiche con punti luminosi per individuare le localit? e modellini della fornace e delle navi da trasporto servono a creare un ambiente stimolante e ricco di spunti per le attivit? didattiche.</Descrizione Breve></row>
<row _id="3"><Id>51</Id><Id Sorgente>4137246</Id Sorgente><Url>http://dati.regione.umbria.it/risorsa/attrattori/4137246</Url><Immagine>https://www.umbriatourism.it//documents/20126/303338/FagiolosecondodelPiano.jpeg/ae258252-39cd-20c2-41ff-5245fc928b80</Immagine><Municipio>Orvieto</Municipio><Latitudine>42.7186152</Latitudine><Longitudine>12.1090156</Longitudine><Nome>Fagiolo secondo del Piano di Orvieto</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;L?oro bianco dell?orvietano, salvato dall?estinzione grazie all?impegno dei coltivatori locali.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Il nome di questo &lt;strong&gt;fagiolo &lt;/strong&gt;ne spiega da s? le particolarit?: il ?&lt;strong&gt;Piano di Orvieto&lt;/strong&gt;? ? la pianura alluvionale che si stende lungo il corso del fiume Paglia, nel comune di &lt;a href="https://www.umbriatourism.it/it_IT/-/orvieto"&gt;&lt;strong&gt;Orvieto&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;. Si tratta di un terreno permeabile e perci? ideale per la semina di questa variet? di fagioli ?&lt;strong&gt;secondi&lt;/strong&gt;? perch? di ?&lt;strong&gt;seconda semina&lt;/strong&gt;?, ovvero seminati a inizio estate immediatamente dopo la mietitura del grano, seguendo il ciclo delle coltivazioni, senza bisogno di trattamenti o di fertilizzanti.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt; La pianta del fagiolo produce velocemente i suoi baccelli, che entro ottobre iniziano a ingiallirsi. ? il segnale che possono essere colti, lasciati ad essiccare e infine sgranati per ottenere quattro o cinque semi di piccole e medie dimensioni. Il colore di questo fagiolo lo ha reso famoso negli anni ?50 come l?? &lt;strong&gt;oro bianco del Paglia&lt;/strong&gt;?: per i contadini era una vera ricchezza, dato che era poteva essere facilmente barattato in cambio di olio, non prodotto nell?area del Piano.&lt;br /&gt; Con il Secondo Dopoguerra la coltivazione del &lt;strong&gt;Fagiolo secondo di Orvieto &lt;/strong&gt;ha rischiato di scomparire: solo la buona volont? di alcuni coltivatori, che hanno conservato le sementi utilizzate nelle passate generazioni, ha permesso di salvare questo legume e renderlo una delle ricchezze gastronomiche del territorio, scelto come &lt;strong&gt;Presidio Slowfood&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;In cucina&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt; Diversamente da altre variet? di legumi, non c?? bisogno di lasciare il fagiolo in ammollo prima di bollirlo e di utilizzarlo in cucina. Il gusto, molto delicato, lo rende adatto a consumarlo da solo o come contorno, ma pu? essere utilizzato anche per preparare specialit? a base di fagioli come i ?fagioli all?uccelletto?, piatto tipico del centro Italia.&lt;/p&gt;</Descrizione><Abstract>Fagiolo secondo del Piano di Orvieto</Abstract><Descrizione Breve>L?oro bianco dell?orvietano, salvato dall?estinzione grazie all?impegno dei coltivatori locali.</Descrizione Breve></row>
<row _id="4"><Id>56</Id><Id Sorgente>4137770</Id Sorgente><Url>http://dati.regione.umbria.it/risorsa/attrattori/4137770</Url><Immagine>https://www.umbriatourism.it//documents/20126/331814/borgostorico1/bf595d0a-8996-e82d-4540-023537e84967</Immagine><Municipio>Giove</Municipio><Latitudine>42.5106975</Latitudine><Longitudine>12.334255299999995</Longitudine><Nome>Borgo storico medievale di Giove</Nome><Descrizione>Il centro storico di Giove ? un classico esempio di impianto medioevale: una fitta serie di vicoli si intreccia all'interno del perimetro delimitato dalle mura medievali e caratterizzato dal sovrapporsi di archi, scale e contrafforti.&lt;br&gt; &lt;div&gt; Sulla porta di ingresso del borgo ? posto il monogramma di San Bernardino (IHS), che durante la sua opera di apostolato evangelizz? queste terre nei primi anni del XV secolo. &lt;/div&gt; &lt;div&gt; Nel medioevo il percorso aveva due poli: il Palazzo Comunale all'ingresso e la Chiesa di San Giovanni Battista sull'attuale Piazza Cento Tramonti al lato opposto.&amp;nbsp; &lt;/div&gt;</Descrizione><Abstract>Borgo storico medievale di Giove</Abstract><Descrizione Breve>Il centro storico di Giove ? un classico esempio di impianto medioevale: una fitta serie di vicoli si intreccia all'interno del perimetro delimitato dalle mura medievali e caratterizzato dal sovrapporsi di archi, scale e contrafforti.</Descrizione Breve></row>
<row _id="5"><Id>30</Id><Id Sorgente>4134281</Id Sorgente><Url>http://dati.regione.umbria.it/risorsa/attrattori/4134281</Url><Immagine>https://www.umbriatourism.it//documents/20126/331546/fontana_delfini_1/ef11e62e-0766-e8cf-dfd4-b9344ba86af4</Immagine><Municipio>Attigliano</Municipio><Latitudine>42.514409</Latitudine><Longitudine>12.289209300000039</Longitudine><Nome>Fontana dei Delfini</Nome><Descrizione>Posta nella principale piazza dell'antico borgo di Attigliano, la Fontana dei Delfini e dei Tritoni rimane uno dei simboli principali del luogo, insieme al castello.Venne realizzata nel 1885 ed ebbe la duplice funzione di arredo urbano e di approvigionamento idrico che era garantito da due fonti pubbliche.&amp;nbsp; &lt;br&gt;</Descrizione><Abstract>Fontana dei Delfini</Abstract><Descrizione Breve>Posta nella principale piazza dell'antico borgo di Attigliano, la Fontana dei Delfini e dei Tritoni rimane uno dei simboli principali del luogo, insieme al castello. Venne realizzata nel 1885 ed ebbe la duplice funzione di arredo urbano e di approvigionamento idrico che era garantito da due fonti pubbliche.</Descrizione Breve></row>
<row _id="6"><Id>6</Id><Id Sorgente>4129256</Id Sorgente><Url>http://dati.regione.umbria.it/risorsa/attrattori/4129256</Url><Immagine>https://www.umbriatourism.it//documents/20126/310854/pozzo_san_patrizio/ffe3c954-3939-d997-1474-b26411389aeb</Immagine><Municipio>Orvieto</Municipio><Latitudine>42.722482150000005</Latitudine><Longitudine>12.11658667561991</Longitudine><Nome>Pozzo di San Patrizio</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Al centro di Orvieto, vicino ai giardini che comprendono resti etruschi, si trova il pozzo di San Patrizio, seconda attrazione cittadina dopo il Duomo.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Il pozzo di San Patrizio venne realizzato nel XVI secolo per garantire acqua alla cittadina in ogni momento dell'anno, in caso di calamit? oppure per un prolungato stato di assedio.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;L'area in cui fu edificato il pozzo ? interessante da pi? punti di vista. Consigliamo la visita innanzi tutto per il suggestivo panorama che si pu? ammirare su tutta la valle orvietana ma anche per la vicinanza con il tempio etrusco del Belvedere e la rocca, oggi sistemata a giardino pubblico. L'ingresso si trova accanto alla stazione superiore della funicolare, ideata per rendere pi? agevole il collegamento tra la parte inferiore e la parte superiore della rupe, quindi ? anche facilmente raggiungibile.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Il pozzo di San Patrizio fu fatto scavare da papa Clemente VII che si era rifugiato ad Orvieto durante il sacco di Roma nel 1527. Il progetto volle affidarlo al fiorentino Antonio da Sangallo il Giovane. Durante le assenze del Sangallo i lavori furono diretti da Giovanni Battista da Cortona, mentre le parti decorative sono di Simone Mosca.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Nel 1532 alla profondit? di duecento piedi si trov? anche un sepolcro pre-etrusco. Si scav? prima nel tufo e poi nell'argilla e, raggiunta la falda acquifera, si ricostru? in mattoni il profondo cilindro. I lavori finirono nel 1537.&lt;br /&gt; A sezione circolare ? profondo sessantadue metri e largo tredici. Intorno alla canna del pozzo girano a spirale due scale a chiocciola progettate in maniera tale da correre sovrapposte l'una all'altra senza per? comunicare tra loro: ci? serviva a far si che le persone con i muli che si recavano nel fondo del pozzo ad attingere acqua non intralciassero il cammino di chi, dopo essersi procurato l'acqua, stava risalendo in superficie.&lt;br /&gt; Ogni scala ha duecentoquarantotto scalini comodissimi, facili da scendere anche per le bestie da soma. Le scale prendono luce da settantadue finestre centinate aperte nella canna. La luce viene diminuendo a mano a mano che si discende, fino a diventare penombra. In fondo alla canna un piccolo ponte collega le due scale.&lt;br /&gt; La parte esterna del pozzo, consiste in una larga e bassa costruzione cilindrica, ? decorata da gigli farnesiani di Paolo III, nella quale si aprono due porte ai punti diametralmente opposti.&lt;br /&gt; Sul fondo il livello dell'acqua, alimentata da una sorgente naturale, si mantiene costante per via di un emissario che fa defluire la quantit? eventualmente in eccesso. Il ponte che unisce le due scale ? sempre praticabile.&lt;br /&gt; Il pontefice incaric? anche Benvenuto Cellini di coniare una medaglia, oggi conservata ai musei Vaticani, con la scritta "UT POPULUS BIBAT" ("perch? il popolo beva"), dove ? rappresentato Mos? che colpisce con la verga una roccia da cui sgorga l'acqua davanti al popolo ebreo in fuga, mentre uno di essi ne attinge con una conchiglia.&lt;br /&gt; Sull'entrata la scritta "quod natura munimento inviderat industria adiecit" ("ci? che non aveva dato la natura, procur? l'industria") celebra la potenza dell'ingegno umano capace di sopperire le carenze della natura.&lt;br /&gt; Purtroppo Clemente VII non vide mai realizzata l'opera, che fu portata a termine quando sul soglio pontificio sedeva Paolo III Farnese. Oggi ? possibile visitare il pozzo, per intero, diventato museo.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;L'etimologia del nome ? piuttosto strana, in effetti questo pozzo ? stato collegato ad un'enorme cavit?, quasi senza fine, che si trova in Irlanda. In passato si pensava addirittura che questa cavit? fosse collegata con il mondo dell'aldil?, cio? che oltre questa si aprissero le porte del Purgatorio. Qui san Patrizio, che in Irlanda fece opera di evangelizzazione per molto tempo, amava ritirarsi in preghiera.&lt;br /&gt; Il papa, che conosceva bene la storia del santo decise di dedicargli il pozzo perch? gli ricordava, vista la sua profondit?, il baratro irlandese in cui il santo pregava. Di conseguenza il pozzo da militare acquis? con il nuovo nome un'aurea di sacralit?. Oggi con l'espressione "pozzo di san Patrizio" si usa anche indicare una riserva misteriosa e sconfinata di ricchezze.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</Descrizione><Abstract>Pozzo di San Patrizio</Abstract><Descrizione Breve>Al centro di Orvieto, vicino ai giardini che comprendono resti etruschi, si trova il pozzo di San Patrizio, seconda attrazione cittadina dopo il Duomo.</Descrizione Breve></row>
<row _id="7"><Id>28</Id><Id Sorgente>4134247</Id Sorgente><Url>http://dati.regione.umbria.it/risorsa/attrattori/4134247</Url><Immagine>https://www.umbriatourism.it//documents/20126/315542/castello_attigliano_1/f269c938-a1fc-1305-46aa-51f9fdd24c2d</Immagine><Municipio>Attigliano</Municipio><Latitudine>42.5168389</Latitudine><Longitudine>12.292241999999987</Longitudine><Nome>Castello di Attigliano</Nome><Descrizione>Il castello di Attigliano sorge in posizione pittoresca e panoramica, sul margine di una terrazza dominante la valle del Tevere. Il toponimo, secondo la tradizione popolare, deriverebbe dai numerosi tigli che crescevano nelle vicinanze, dal latino ad tiliam. &lt;br&gt; L'antico borgo emana, ancora oggi, un fascino medioevale, nonostante non rimanga tanto dell'antico castello, solo tratti di mura, sei torrioni e il portale d'ingresso del XV secolo, recentemente restaurato.&lt;br&gt; Originariamente intorno al castello doveva trovarsi un fossato, per cui vi si accedeva soltanto tramite un ponte levatoio. &lt;br&gt; Nel corso dei secoli la propriet? del bene pass? nelle mani di molte famiglie importanti.&amp;nbsp; &lt;br&gt; Nel 1130 le prime notizie: ne era signore Bonconte di Alviano, dopo di lui la propriet? pass? prima al podest? di Todi, poi alla chiesa di Roma. &lt;br&gt; Nei primi anni del Cinquecento, dai documenti, sappiamo che era uno dei feudi di Bartolomeo d'Alviano, il quale, essendo anche un valente architetto militare, apport? miglioramenti all'apparato difensivo. Dur? poco, perch? nel 1527 fu devastato dai Lanzichenecchi. &lt;br&gt; Dopo un lungo periodo di passaggi il feudo di Attigliano, insieme a quello di Alviano e Guardea, and? ad ingrandire il ducato di Castro, del quale ne era signore Pierluigi Farnese, figlio del papa. Accanto al castello, dove gi? esisteva un piccolo agglomerato abitativo, il Farnese fece costruire il palazzo baronale, purtroppo abbattuto qualche secolo dopo.</Descrizione><Abstract>Castello di Attigliano</Abstract><Descrizione Breve>Il castello di Attigliano sorge in posizione pittoresca e panoramica, sul margine di una terrazza dominante la valle del Tevere. Il toponimo, secondo la tradizione popolare, deriverebbe dai numerosi tigli che crescevano nelle vicinanze, dal latino ad tiliam.</Descrizione Breve></row>
<row _id="8"><Id>49</Id><Id Sorgente>4136722</Id Sorgente><Url>http://dati.regione.umbria.it/risorsa/attrattori/4136722</Url><Immagine>https://www.umbriatourism.it//documents/20126/327078/CARNAIOLA1.jpg/ac4dcf15-9f36-05c1-961e-b08af37b321f</Immagine><Municipio>Fabro</Municipio><Latitudine>42.8725104</Latitudine><Longitudine>12.016545400000041</Longitudine><Nome>Castello di Carnaiola</Nome><Descrizione>?Castrum? costruito attorno all'anno Mille dagli orvietani per vigilare sul guado del Chiani, nel punto dove in et? romana era stato eretto come argine praticabile il ?muro grosso? venne trasformato in possente castello con bastioni angolari nel XVI secolo (all'interno, affreschi del XVI-XVII secolo).&amp;nbsp; &lt;br&gt; Appartenuto ai Filippeschi prima e ai conti di Marsciano poi, ha dato origine al borgo di Carnaiola, dalla forma lineare.</Descrizione><Abstract>Castello di Carnaiola</Abstract><Descrizione Breve>?Castrum? costruito attorno all'anno Mille dagli orvietani per vigilare sul guado del Chiani, nel punto dove in et? romana era stato eretto come argine praticabile il ?muro grosso? venne trasformato in possente castello con bastioni angolari nel XVI secolo (all'interno, affreschi del XVI-XVII secolo).</Descrizione Breve></row>
<row _id="9"><Id>40</Id><Id Sorgente>4136191</Id Sorgente><Url>http://dati.regione.umbria.it/risorsa/attrattori/4136191</Url><Immagine>https://www.umbriatourism.it//documents/20126/320247/CastellodelPoggio6.jpg/1cbf80cb-a918-7309-c5e6-8b9b285103c2</Immagine><Municipio>Guardea</Municipio><Latitudine>42.62763889844004</Latitudine><Longitudine>12.29629711803816</Longitudine><Nome>Castello del Poggio - Guardea</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;In cima ad una collina, quasi dirimpetto a Guardea Vecchia, ? situato il castello del Poggiorimasto inalterato per pi? di mille anni.&lt;br /&gt; Costruito probabilmente all?inizio dell? XI sec.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;incorporando strutture preesistenti, ? stato da sempre dimora di personaggi di primo piano: Lucrezia Borgia, che lo ebbe in dono dal fratello Cesare, Filiberto di Savoia, la principessa Olimpia Maidalchini Pamphili, ed il grande comico italo- americano Jimmy Savo.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;br /&gt; Attualmente, dopo un accurato restauro da parte dell?attuale proprietario, ? la sede italiana del Club of Budapest che si occupa dello sviluppo della coscienza universale.&lt;/p&gt;</Descrizione><Abstract>Castello del Poggio - Guardea</Abstract><Descrizione Breve>In cima ad una collina, quasi dirimpetto a Guardea Vecchia, ? situato il castello del Poggiorimasto inalterato per pi? di mille anni.</Descrizione Breve></row>
<row _id="10"><Id>65</Id><Id Sorgente>4494474</Id Sorgente><Url>http://dati.regione.umbria.it/risorsa/attrattori/4494474</Url><Immagine>https://www.umbriatourism.it//documents/20126/4494418/Castello di Montalfina_foto di Dante Stoppacciaro.jpeg/57e66369-3169-7869-29cc-c04b6d8fb162</Immagine><Municipio>Castel Giorgio</Municipio><Latitudine>42.7078559</Latitudine><Longitudine>11.9795026</Longitudine><Nome>Castello di Montalfina</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Dritta come una sentinella a circa 600 metri d?altezza, l? dove oltre mille anni fa fu costruita a scopo difensivo, il suo nome deriva da&lt;em&gt; mons ad fines&lt;/em&gt; e significa ?&lt;em&gt;monte al confine&lt;/em&gt;?, perch? si erge nel Comune di &lt;a href="https://www.umbriatourism.it/it/web/umbria/castel-giorgio" target="_blank"&gt;&lt;strong&gt;Castel Giorgio&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, in provincia di Terni, a pochi chilometri dalla provincia di Viterbo.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Per la sua storia e la sua elegante presenza sul territorio, ? entrata nel censimento dei &lt;strong&gt;Luoghi del cuore del Fai&lt;/strong&gt;, tra quei beni e quelle localit? del nostro Paese da non dimenticare.&lt;br /&gt; La struttura che oggi potete ammirare, placidamente immersa nella campagna a 6 chilometri da Castel Giorgio, ? realizzata in pietra rossa locale, con una pianta rettangolare, cinque torri e una facciata con portale e finestre incorniciati da bugnato. Al centro dello spazio erboso che la circonda fanno scena un pozzo trecentesco, una chiesa neoclassica e alcuni caseggiati, un tempo adibiti a magazzini, granai, scuderie e alloggi per la servit?.&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Non fatevi tuttavia ingannare da questo quadro che sprizza armonia e bellezza. Come tutte le fortezze di ?razza?, anche il &lt;strong&gt;castello di Montalfina &lt;/strong&gt;conserva nella memoria delle sue pietre pi? antiche storie di assedi e distruzioni.&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Secondo la leggenda, le sue fondamenta le pose fra il 756 e il 774 l?imperatore longobardo &lt;strong&gt;Desiderio &lt;/strong&gt;che fece erigere la torre centrale; in seguito, l?edificio fu saccheggiato da &lt;strong&gt;Arrigo&lt;/strong&gt;, figlio del Barbarossa e quindi ancora depredato e menomato dai briganti e dai militari orvietani.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;La sua ricostruzione avvenne per mano dalla famiglia &lt;strong&gt;Monaldeschi&lt;/strong&gt;, che mantenne la propriet? in modo discontinuo per circa un secolo.&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Tra sanguinari colpi di scena, nel 1442 il castello fu conquistato da &lt;strong&gt;Antonio Coletta&lt;/strong&gt;, capitano delle truppe di &lt;strong&gt;Francesco Sforza&lt;/strong&gt; mentre nel 1505 un violento terremoto lo rese inagibile.&lt;br /&gt; Alla fine del ?500, sotto gli Sforza Monaldeschi che lo ricevettero in eredit?, fu trasformato in una dimora residenziale. In seguito, nei primi anni dell?800, pass? alla famiglia &lt;strong&gt;Ravizza &lt;/strong&gt;che lo ristruttur? in solide forme semplificate con minimi dettagli, secondo i canoni dello stile purista: quello che attualmente ? possibile ammirare e che rende speciale la struttura, sospesa tra il verde della campagna e l?immenso del cielo.&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Gli attuali proprietari hanno provveduto ad eseguire interventi di restauro architettonico e di consolidamento e hanno fatto del Castello il centro di una vasta tenuta agricola.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/p&gt;</Descrizione><Abstract>Castello di Montalfina</Abstract><Descrizione Breve>Una fortezza di razza a guardia della zona del territorio umbro al confine con il Lazio. Un suggestivo esempio di castello medievale di campagna a 6 chilometri da Castel Giorgio.</Descrizione Breve></row>
<row _id="11"><Id>47</Id><Id Sorgente>4136637</Id Sorgente><Url>http://dati.regione.umbria.it/risorsa/attrattori/4136637</Url><Immagine>https://www.umbriatourism.it//documents/20126/302849/CASTELLORUBELLO.jpg/29f34ebe-7e29-54f3-c708-45de72cd6b83</Immagine><Municipio>Porano</Municipio><Latitudine>42.686875976561296</Latitudine><Longitudine>12.102811843793368</Longitudine><Nome>Castel Rubello - Porano</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Contesto: isolato nel contesto agricolo&lt;br /&gt; Datazione: XIII SECOLO&lt;br /&gt; Attuale uso: attivit? ricettiva&lt;br /&gt; Proprieta: Privata&lt;br /&gt; Castel Rubello, edificato su di un?altura (m. 430), fa parte del territorio comunale di Porano.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt; Il castello, in discreto stato di conservazione, ? formato dall?unione di&amp;nbsp; due complessi: il primo ? caratterizzato da unit? edilizie addossate e&amp;nbsp; chiesa, difesi naturalmente da un bastione roccioso e&amp;nbsp; da una grande torre angolare a base quadrata.&lt;br /&gt; Il secondo si compone di un grande edificio ad uso residenziale, che conserva al suo interno uno splendido camino e affreschi di Lombardelli, e di edifici di minori dimensioni disposti a cerchio a creare una corte.&lt;br /&gt; Il castello, che risale al XIII secolo, assunse&amp;nbsp; l?aspetto definitivo agli inizi del Trecento.&lt;br /&gt; Fu motivo di molte contese: nel XIV secolo tra Malcorini e Muffati, nel XV secolo tra Ladislao d? Angi? e la vicina Orvieto.&lt;br /&gt; Dalla met? del Cinquecento fu propriet? dei Valenti; pass? poi alla nobile famiglia degli Avveduti. Nel 1816 apparteneva alla compagnia di Ges? che l?aveva affidato al barone Luigi Salvatori.&lt;br /&gt; Oggi ? di propriet? di Giuseppe Serafini Trinci.&lt;/p&gt;</Descrizione><Abstract>Castel Rubello - Porano</Abstract><Descrizione Breve>Contesto: isolato nel contesto agricolo Datazione: XIII SECOLO Attuale uso: attivit? ricettiva Proprieta: Privata</Descrizione Breve></row>
<row _id="12"><Id>48</Id><Id Sorgente>4136688</Id Sorgente><Url>http://dati.regione.umbria.it/risorsa/attrattori/4136688</Url><Immagine>https://www.umbriatourism.it//documents/20126/327724/castellodimontegiove/5cba552f-aadc-6a90-88d5-3568ffd28192</Immagine><Municipio>Montegabbione</Municipio><Latitudine>42.9174691</Latitudine><Longitudine>12.143521400000054</Longitudine><Nome>Castello di Montegiove</Nome><Descrizione>Il castello di Montegiove sorge su un colle al confine tra l?orvietano ed il perugino, nel comune di&amp;nbsp; &lt;a href="https://www.umbriatourism.it/-/montegabbione"&gt;Montegabbione&lt;/a&gt;, a poca distanza dal Convento della&amp;nbsp; &lt;a href="https://www.umbriatourism.it/-/convento-della-scarzuola-e-citta-buzziana-montegabbione"&gt;Scarzuola e dalla Citt? Ideale&amp;nbsp;&lt;/a&gt;di Tommaso Buzzi. &lt;br&gt; &lt;p&gt;La localit? di Montegiove deve il suo nome all'esistenza di un tempio romano dedicato a "Iuppiter elicius", confermata dal rinvenimento di due teste votive in terracotta della divinit?. La costruzione del castello avvenne per? solo nel XIII secolo, ad opera della famiglia longobarda dei Bulgari o Bulgarelli, conti di Parrano e di Marsciano, il cui stemma (tre gigli sormontati dall?aquila imperiale) ? ancora visibile sull?originaria porta d?ingresso del castello.&lt;/p&gt;I primi riferimenti alla fortificazione risalgono al 1282, con una domanda di licenza al vescovo di Orvieto per fabbricare un oratorio nella tenuta di Monte Giove, "presso il castello": si deduce quindi che a quella data la costruzione fosse gi? completa. &lt;p&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;La forma originaria del castello vedeva una cinta muraria ovoidale, nella quale era posta una torre bassa d'ingresso, aperta da un lato e con una porta munita di saracinesca. La torre sormontava un'arcata abbassata di stile orvietano, ancora esistente. I fabbricati erano addossati a questa cinta muraria, mentre nella corte interna vi era un'alta torre a campanile ed una cisterna.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Nel Quattrocento il castello fu conteso tra i vari capitani di ventura del territorio: tra i pi? famosi, Fortebraccio e il Gattamelata, la moglie del quale esegu? importanti opere di ricostruzione della struttura tra il 1455 e il 1466. Ulteriori migliorie furono poste in essere in seguito all?introduzione della polvere da sparo: una nuova porta d?ingresso accessibile con ponte levatoio e protetta da un rivellino, due nuove torri (una tonda e una quadrata), un generale inspessimento delle mura preesistenti e la costruzione ex novo di una nuova cinta muraria. Il dominio dei Gattamelata ? tuttora testimoniato dalla "treccia", simbolo della famiglia, incisa sia sul nuovo portale&amp;nbsp;che sul camino del salone della parte nuova del fabbricato.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Nuovi ampliamenti furono messi in opera a seguito della riappacificazione dei signori locali: perdendo&amp;nbsp;la sua funzionalit? difensiva, il cstello fu restaurato per renderlo pi? simile ad&amp;nbsp;un palazzo signorile, con abbellimenti e decori pittorici, mentre gli spazi attigui furono allargati per lasciare spazio ai giardini.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Oggi il castello ? in parte adibito a struttura ricettiva, ma ? visitabile (su prenotazione) per tutto l'anno: la visita comincia dal parco e da una parte delle sale del Castello, per poi passare nell'antica cantina del 1500 e infine chiudersi con la degustazione dei vini di produzione della tenuta.&lt;/p&gt; Per informazioni e prenotazioni: &lt;br&gt; &lt;p&gt;sito web:&amp;nbsp;&lt;a href="http://www.castellomontegiove.com"&gt;www.castellomontegiove.com&lt;/a&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;mail:&amp;nbsp;&lt;a href="mailto:info@castellomontegiove.com"&gt;info@castellomontegiove.com&lt;/a&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;telefono:&amp;nbsp;(+39) 0763837473&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</Descrizione><Abstract>Castello di Montegiove</Abstract><Descrizione Breve>Costruito come fortificazione su un colle tra l'orvietano e il perugino e conteso dai capitani di ventura, oggi il Castello di Montegiove ? un'elegante residenza aperta al pubblico, visitabile tutto l'anno.</Descrizione Breve></row>
<row _id="13"><Id>68</Id><Id Sorgente>5086159</Id Sorgente><Url>http://dati.regione.umbria.it/risorsa/attrattori/5086159</Url><Immagine>https://www.umbriatourism.it//documents/20126/5086123/chiesa dei santi pietro e paolo-citta della pieve (1).png/63402446-6fef-a6a0-d1c7-deea2b29ae1f</Immagine><Municipio>Citt? della Pieve</Municipio><Latitudine>42.953967750000004</Latitudine><Longitudine>12.005469660186533</Longitudine><Nome>Chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Citt? della Pieve</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;La chiesa dei Santi Pietro e Paolo, gi? sede della Societ? dei Disciplinati di San Salvatore ? una delle tre Parrocchie della citt?. L?antica chiesa del 1200, collocata a ridosso del perimetro murario, vicino alla localit?, dove si apriva una volta l?antica Porta del Castello, sub? successivi rimaneggiamenti e trasformazioni che si protrassero fino al XIX secolo. Fu dedicata a Sant?Antonio Abate fino al 1815, quando vi furono trasferite la Parrocchia dei Santi Pietro e Paolo e la Confraternita dei Santi Sebastiano e Rocco dalla demolita chiesa posta nei pressi di Palazzo Baglioni.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;L?interno ? caratterizzato da una campata centrale voltata a crociera compresa tra due strette campate d?apertura e di chiusura dell?aula, voltate a botte. Alla Societ? dei Disciplinati di San Salvatore va il merito di una serie di importanti interventi operati nel 1508 sul luogo di culto, fra i quali la commissione a &lt;a href="https://www.umbriatourism.it/it-IT/-/il-perugino-a-citta-della-pieve"&gt;Pietro Vannucci detto il Perugino&lt;/a&gt; di uno dei suoi ultimi affreschi, &lt;strong&gt;&lt;em&gt;Sant?Antonio Abate tra i Santi Paolo Eremita e Marcello&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;, situato dietro l?altare maggiore.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;L?inconfondibile stile pittorico del Vannucci colloca i tre personaggi principali entro una struttura sormontata da una lunetta con Ges? e gli Angeli di notevole effetto illusionistico. Il forte sisma (VIII grado della Scala Mercalli) che colp? Citt? della Pieve il 9 maggio 1861 danneggi? in parte la Chiesa e l?affresco, per essere salvato, fu strappato dalla parete, riportato su tela e nuovamente posizionato nel luogo originario.&lt;/p&gt;</Descrizione><Abstract>Chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Citt? della Pieve</Abstract><Descrizione Breve>La chiesa dei Santi Pietro e Paolo, gi? sede della Societ? dei Disciplinati di San Salvatore ? una delle tre Parrocchie della citt?</Descrizione Breve></row>
<row _id="14"><Id>9</Id><Id Sorgente>4130278</Id Sorgente><Url>http://dati.regione.umbria.it/risorsa/attrattori/4130278</Url><Immagine>https://www.umbriatourism.it//documents/20126/303795/CHIESA-MAESTa3.jpg/fe51ad2b-d687-5924-99d5-7f91106e470c</Immagine><Municipio>Ficulle</Municipio><Latitudine>42.836976</Latitudine><Longitudine>12.06561099999999</Longitudine><Nome>Chiesa della Madonna della Maest?</Nome><Descrizione>Le pi? antiche e certe notizie della chiesa risalgono ai Resoconti delle Visite Pastorali degli inizi del 1600. La chiesa, in quel periodo, era gi? &amp;nbsp;centro di grande devozione e, nel documento del 1616, viene nominata per la prima volta con l'appellativo di Maest? "sub titolo Majestatis". &lt;br&gt; &lt;p&gt;Il titolo ? indubbiamente legato alla raffigurazione della Madonna col Bambino su un trono di nubi, tra Angeli e Santi, affrescata sulla parete di fondo.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;L'attuale aspetto ? il risultato di vari e successivi interventi: la piccola cappella d'origine, ingrandita nel 1848, sub? una radicale trasformazione nel 1890 con l'edificazione di una chiesa gemella. Nel 1926, abbattuto il muro di divisione, venne unificata la copertura delle due costruzioni, mentre nel 1980 si rese necessario, per motivi di restauro e conservazione, il distacco dell'affresco.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;La corona che cinge la testa della Madonna - quella visibile ? una copia dell'originale aureo - ? stata donata dalla popolazione del paese, in segno di ringraziamento, per la scampata distruzione dopo la seconda guerra mondiale.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Nell'antisacrestia ? collocata una tela raffigurante la Madonna Addolorata, posta in adorazione nel 1799.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Molto forte e particolare ? la devozione che i Ficullesi nutrono verso la Madonna della Maest? , festeggiata ogni anno il 21 novembre, quando folle di devoti, anche dai paesi vicini, accorrono alle celebrazioni liturgiche che si svolgono ininterrottamente per tutta la giornata.&lt;/p&gt;</Descrizione><Abstract>Chiesa della Madonna della Maest?</Abstract><Descrizione Breve>Le pi? antiche e certe notizie della chiesa risalgono ai Resoconti delle Visite Pastorali degli inizi del 1600. La chiesa, in quel periodo, era gi? centro di grande devozione e, nel documento del 1616, viene nominata per la prima volta con l'appellativo di Maest? "sub titolo Majestatis".</Descrizione Breve></row>
<row _id="15"><Id>52</Id><Id Sorgente>4137311</Id Sorgente><Url>http://dati.regione.umbria.it/risorsa/attrattori/4137311</Url><Immagine>https://www.umbriatourism.it//documents/20126/315607/ss.crocifisso%281%29.jpg/80a2fe46-fa2f-2169-bb12-ea62fa79c0ed</Immagine><Municipio>Monteleone di Orvieto</Municipio><Latitudine>42.921443</Latitudine><Longitudine>12.053922599999964</Longitudine><Nome>Chiesa del Santissimo Crocefisso</Nome><Descrizione>Poco fuori della porta nord di Monteleone di Orvieto, lungo la Umbro Casentinese, si trova la Chiesa del SS.mo Crocefisso. &lt;br&gt; &lt;p&gt;La costruzione, risalente al sec. XVII ? stata oggetto di un radicale restauro che ha consentito di sottrarla ad un lungo periodo di decadenza e di abbandono: ? stata riaperta al culto il 15 agosto 2004.&lt;br&gt; Nel luogo in cui si trova oggi la chiesa esisteva una piccola cappella nella cui parete di fondo era dipinta una crocifissione: all?immagine del questo SS.mo Crocefisso erano attribuiti tantissimi miracoli e, nel suo altare furono raccolte ingenti elemosine.&lt;/p&gt;Nel 1601 l?amministrazione del tempo, sollecitata dalla popolazione decise di chiedere alle Autorit? Ecclesiastiche l?autorizzazione per costruire, intorno a questa piccola cappella una chiesa. &lt;br&gt; La costruzione inizi? soltanto nel 1612 su disegno dell?architetto Francesco Scalza di Orvieto, figlio del pi? noto Ippolito, e la Comunit? si accoll? gran parte delle spese. Vari problemi, non ultimi quelli legati alle vicende del conflitto tra i Farnese ed il Papa per la supremazia sul Ducato di Castro, portarono enormi ritardi tanto che la chiesa fu aperta al culto soltanto nel 1633; i sei dipinti delle paraste, con motivi legati alla Passione di Ges?, sono di quell?epoca. &lt;br&gt; Della piccola cappella originaria fu lasciata soltanto la parete di fondo con l?immagine del SS.mo Crocefisso quale altare della nuova chiesa; dal punto di vista ecclesiastico, l?edificio di culto fu associato alla Confraternita della Morte, antichissima pia istituzione che per tale evento, da quel momento si chiam? Confraternita della Morte e del SS.mo Crocefisso. &lt;br&gt; Quasi un secolo pi? tardi, nei primi anni del 1700, fu fatta realizzare la macchina lignea dell?altare, e, sempre nel corso del 1700 furono costruite le due cappelle laterali che, dopo varie trasformazioni, vennero dedicate alla Madonna del Buon Consiglio, immagine molto venerata dai Monteleonesi, e &amp;nbsp;alla Madonna Addolorata, posta a destra, dove ? conservata la statua utilizzata nella processione del Venerd? Santo.&amp;nbsp; &lt;p&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;[Fonte: www.comune.monteleone.tr.it]&lt;/p&gt;</Descrizione><Abstract>Chiesa del Santissimo Crocefisso</Abstract><Descrizione Breve>Poco fuori della porta nord di Monteleone di Orvieto, lungo la Umbro Casentinese, si trova la Chiesa del SS.mo Crocefisso.</Descrizione Breve></row>
<row _id="16"><Id>29</Id><Id Sorgente>4134264</Id Sorgente><Url>http://dati.regione.umbria.it/risorsa/attrattori/4134264</Url><Immagine>https://www.umbriatourism.it//documents/20126/331488/chiesa_san_lorenzo_1/4731a9ce-7818-4c7c-f66a-bbf1bcd2feeb</Immagine><Municipio>Attigliano</Municipio><Latitudine>42.515661</Latitudine><Longitudine>12.292450599999938</Longitudine><Nome>Chiesa di San Lorenzo</Nome><Descrizione>La Chiesa, di moderna concezione, risalente al 1983, si fregia di vetrate artistiche concretizzate attraverso l'uso del mosaico.Snella e imponente nella sua struttura moderna presenta sulla facciata grandi vetrate multicolori a "Dalles" che illustrano le verit? della fede ed un grande mosaico raffigurante San Lorenzo che distribuisce le ricchezze della Chiesa ai poveri.&amp;nbsp; &lt;br&gt; All'interno una "Via Crucis" disegnata dal pittore Sassu e due statue in marmo di Carrara, la prima rappresenta Ges? che porta la Croce, l'altra raffigura la Madonna dell'Eucarestia. Notevole la monumentale porta in bronzo, opera della scultrice Nadia Rognoni, che ha per tema centrale la luce irradiata da un'ostia verso la quale convergono due angeli da direzione opposta.</Descrizione><Abstract>Chiesa di San Lorenzo</Abstract><Descrizione Breve>La Chiesa, di moderna concezione, risalente al 1983, si fregia di vetrate artistiche concretizzate attraverso l'uso del mosaico. Snella e imponente nella sua struttura moderna presenta sulla facciata grandi vetrate multicolori a "Dalles" che illustrano le verit? della fede ed un grande mosaico raffigurante San Lorenzo che distribuisce le ricchezze della Chiesa ai poveri.</Descrizione Breve></row>
<row _id="17"><Id>37</Id><Id Sorgente>4135931</Id Sorgente><Url>http://dati.regione.umbria.it/risorsa/attrattori/4135931</Url><Immagine>https://www.umbriatourism.it//documents/20126/313573/ChiesadiSanMicheleArcangelo1/b49ec14d-6541-f1b7-e747-64f1833d9692</Immagine><Municipio>Parrano</Municipio><Latitudine>42.5834384</Latitudine><Longitudine>12.844417600000043</Longitudine><Nome>Chiesa di San Michele Arcangelo - Polino</Nome><Descrizione>La Chiesa di San Michele Arcangelo di Polino, ? il monumento attorno al quale si snoda il nucleo urbano centrale della citt?.&lt;br&gt; Sebbene risalente al XVI secolo, troviamo documentazione presso lo stato civile del comune di Polino che ne attesta la sua attivit? come chiesa parrocchiale solamente a partire dalla fine del secolo successivo e precisamente dal 1792. &lt;br&gt; A partire dal 2013 la chiesa ? stata sottoposta a diversi lavori di recupero e consolidamento. &lt;br&gt; Oggi la parrocchia ? compresa nel Vicariato ternano dell'Arcidiocesi di Spoleto - Norcia.</Descrizione><Abstract>Chiesa di San Michele Arcangelo - Polino</Abstract><Descrizione Breve>La Chiesa di San Michele Arcangelo di Polino, ? il monumento attorno al quale si snoda il nucleo urbano centrale della citt?.</Descrizione Breve></row>
<row _id="18"><Id>32</Id><Id Sorgente>4134434</Id Sorgente><Url>http://dati.regione.umbria.it/risorsa/attrattori/4134434</Url><Immagine>https://www.umbriatourism.it//documents/20126/321489/SANTA-MARIA-ASSUNTA1.jpg/884d427a-23df-c200-0943-dc7044f159b2</Immagine><Municipio>Allerona</Municipio><Latitudine>42.8124603</Latitudine><Longitudine>11.9724208</Longitudine><Nome>Chiesa di Santa Maria Assunta - Allerona</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;La Chiesa Parrocchiale di Santa Maria Assunta (XV sec.) si trova all'interno del borgo.&lt;br /&gt; Documentata come Collegiata fin dal 1275, alle soglie del XVI secolo fu ornata di una preziosa tavola di Nicol? Alunno, rappresentante la Madonna Assunta circondata da angeli glorificanti.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;In origine aveva due sportelli laterali con le figure di San Giovanni Battista e di San Sebastiano, che attualmente si trovano nel Museo Nazionale di Castel Sant'Angelo a Roma.&lt;br /&gt; Interessante anche un affresco di Giovanni Antonio de' Sacchis, detto il Pordenone, commissionato nel 1516 dalla vedova di Bartolomeo d'Alviano, Pantasilea Baglioni, rappresentante la stessa nobildonna e una Madonna e Santi.&lt;/p&gt;</Descrizione><Abstract>Chiesa di Santa Maria Assunta - Allerona</Abstract><Descrizione Breve>La Chiesa Parrocchiale di Santa Maria Assunta (XV sec.) si trova all'interno del borgo.</Descrizione Breve></row>
<row _id="19"><Id>23</Id><Id Sorgente>4134145</Id Sorgente><Url>http://dati.regione.umbria.it/risorsa/attrattori/4134145</Url><Immagine>https://www.umbriatourism.it//documents/20126/304730/ConventodiSanFrancesco5.ok.jpg/b1b21cee-0eb2-4f84-3ab1-772c9ca47ad6</Immagine><Municipio>Monteleone di Orvieto</Municipio><Latitudine>42.6504391</Latitudine><Longitudine>12.951629300000036</Longitudine><Nome>Chiesa e convento di San Francesco - Monteleone di Spoleto</Nome><Descrizione>Il complesso monumentale di S. Francesco di&amp;nbsp; &lt;a href="http://www.umbriatourism.it/-/monteleone-di-spoleto"&gt;Monteleone di Spoleto&lt;/a&gt; ? forse l?opera pi? significativa e suggestiva per complessit? di storia, sviluppo, arte, e fede. E? un libro di storie, santi e simbologie da leggere con cura. &lt;br&gt; &lt;div&gt; La chiesa di San Francesco fu eretta nel corso del XIV secolo su un precedente oratorio benedettino del XII secolo. In realt? ? intitolata a S. Maria (o meglio alla Madonna dell?Assunta), ma ? comunemente nota col nome del Santo da quando&amp;nbsp;vi s?insediarono i primi francescani, intorno al 1280:&amp;nbsp;fino alla soppressione del convento, l?ordine francescano di&amp;nbsp;Monteleone utilizz?&amp;nbsp;in ogni atto ufficiale&amp;nbsp;un sigillo&amp;nbsp;recante l?emblema dell?ordine sovrastato dall?immagine dell?Assunta rapita in cielo, con le iniziali S(anctae) M(ariae). &lt;/div&gt; &lt;div&gt; &lt;br&gt; La chiesa&amp;nbsp;fu restaurata una prima volta nel XV secolo;&amp;nbsp;in&amp;nbsp;seguito al terremoto del gennaio 1703 fu necessario intervenire con un nuovo restauro, che modific?&amp;nbsp;in modo radicale la struttura. La chiesa trecentesca era&amp;nbsp;infatti&amp;nbsp;di proporzioni pi? slanciate rispetto all'attuale, come del resto si pu? intuire osservando la parete esterna in corrispondenza della zona absidale. Il pavimento fu rialzato fra il 1395 e il 1398, con una volta inferiore a tutto sesto, riducendo di un terzo l?altezza della chiesa originaria alla quale si accedeva dalla porta ogivale sul lato destro; fu inoltre&amp;nbsp;creato un nuovo ambiente di culto nella parte inferiore della struttura. &lt;/div&gt;Gli effetti di questa divisione sono ben visibili nel pavimento interno alla chiesa&amp;nbsp;che taglia l'affresco con la crocifissione sulla parete sinistra, ulteriormente mutilato poi dalla successiva apertura di una porta moderna che immette nell'ordine superiore del chiostro. &lt;div&gt; &amp;nbsp; &lt;/div&gt; &lt;div&gt; La facciata principale (volta a nord) ? nella parte superiore:&amp;nbsp;ornata da un portale ogivale di chiaro gusto romano-gotico, arricchito da un fascio di tre colonne tortili e rilievi di vivace sapore naturalistico con animali, figure umane e angeli, opera certa di mastri lombardi, ? per? parzialmente tronca del coronamento originario.&amp;nbsp;Nella lunetta superiore si pu? vedere un affresco raffigurante Maria fra S. Francesco e S. Nicola. Ai lati del paramento esterno, in particolari condizioni di luce, sono visibili tracce di graffiti devozionali e di una croce. Sul fianco destro i possenti contrafforti con finali scolpiti rendono l'edificio simile ad un luogo fortificato: la sensazione ? ulteriormente&amp;nbsp;accentuata&amp;nbsp;dalla sua giacitura e dalla vicinanza alla porta del castello, lungo le mura. &lt;/div&gt; &lt;div&gt; &amp;nbsp; &lt;/div&gt; &lt;div&gt; L'interno ? diviso in&amp;nbsp;due navate&amp;nbsp;da pilastri in pietra; la navata maggiore ? decorata da bel soffitto ligneo dipinto di Giuseppe Frigerio da Norcia (1760), mentre la minore ? coperta con volte a crociera e costoloni. Della decorazione murale interna restano numerosi cicli di affreschi, spesso giustapposti fra loro (realizzati fra il XIV e il XVI secolo), purtroppo in parte danneggiati dai numerosi lavori avvenuti nei secoli. Fra le acquasantiere ne ? presente una di fattura longobarda che riporta il simbolo greco del TAU, simbolo del compimento della parola rivelata da Dio. &lt;/div&gt; &lt;div&gt; &lt;br&gt; Dalla porta che taglia l'affresco con la Crocifissione&amp;nbsp;si accede al chiostro superiore, un tempo coperto da volte a crociera (delle quali rimangono i punti d'imposta), mentre ora presenta una tettoia a spiovente unico; qui sono 9 lunette a tempera realizzate nella prima met? del XVIII secolo, raffiguranti (esclusa la prima) la vita di S. Francesco. Ai piedi di queste lunette&amp;nbsp;e lungo tutta la parete del corridoio sono raggruppati come in un&amp;nbsp;piccolo &lt;em&gt;antiquarium &lt;/em&gt;una raccolta di frammenti epigrafici e scultorei di epoca romana, medioevale e moderna voluta&amp;nbsp;dal parroco Don Angelo Corona. Parte del materiale architettonico medioevale proviene dalla chiesa matrice di S. Nicola, mentre una statua muliebre acefala ? stata recuperata dal Trivio. Qui ? anche l?iscrizione funeraria romana di Sesto Vettuleno, rinvenuta decenni fa a Forca di Usigni (nel&amp;nbsp;comune di Poggiodomo) e recante la seguente iscrizione: SEX VETTVLENVS. P.F. GRAGVS / VETTVLENA. SEX.F. VXOR. &lt;/div&gt; &lt;div&gt; &amp;nbsp; &lt;/div&gt; &lt;div&gt; Nella chiesa inferiore, poi utilizzata come sepolcreto, il vecchio coro conserva vivaci affreschi&amp;nbsp;di soggetto francescano che, sebbene pi? volte pesantemente ridipinte, costituiscono un'interessante testimonianza della pittura umbro meridionale del principio del sec. XV. Nell'ambiente, adibito a teatro, nella parete destra sono stati&amp;nbsp;riportati&amp;nbsp;alla luce alcuni arcosolii che testimoniano il non comune aspetto della chiesa inferiore. Nella sacrestia ? ospitata una piccola ma notevole raccolta di arte sacra che include una scultura lignea del sec. XIII raffigurante una Madonna con Bambino, proveniente da Castevecchio. &lt;/div&gt; &lt;div&gt; &amp;nbsp; &lt;/div&gt; &lt;div&gt; &lt;strong&gt;[Fonte:&lt;a href="http://www.monteleonedispoletoeventi.it"&gt; www.monteleonedispoletoeventi.it&lt;/a&gt;]&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;</Descrizione><Abstract>Chiesa e convento di San Francesco - Monteleone di Spoleto</Abstract><Descrizione Breve>Il complesso monumentale di S. Francesco di Monteleone di Spoleto ? forse l?opera pi? significativa e suggestiva per complessit? di storia, sviluppo, arte, e fede. E? un libro di storie, santi e simbologie da leggere con cura.</Descrizione Breve></row>
<row _id="20"><Id>44</Id><Id Sorgente>4136380</Id Sorgente><Url>http://dati.regione.umbria.it/risorsa/attrattori/4136380</Url><Immagine>https://www.umbriatourism.it//documents/20126/311329/ConventodiSanFrancesco8OK.jpg/d2f88513-4298-9db8-18f0-cd4c5955141f</Immagine><Municipio>Lugnano in Taverina</Municipio><Latitudine>42.57516529999999</Latitudine><Longitudine>12.332084699999996</Longitudine><Nome>Chiesa e Convento di San Francesco - Lugnano in Teverina</Nome><Descrizione>Costruito nel 1229 nello stesso luogo dove nel 1212 il Santo aveva predicato e compiuto un miracolo. &lt;br&gt; &lt;p&gt;Nella chiesa si puo' ammirare l'affresco che ricorda il miracolo: il Santo fa liberate da un'anatra un bambino azzannato da un lupo. Tale affresco e' stato recentemente restaurato. Nell'opera di recupero fatta intorno al 600, con il cambiare dei gusti dell'epoca, l'affresco era stato ritinteggiato con tempera di caseina, alterando i colori di alcuni componenti nonche' inserendo un paesaggio sullo sfondo della pittura.&lt;/p&gt;Dopo vari test nel portare via tutta la parte ritinteggiata, e' venuto alla luce un affresco integro realizzato nel '300 con la tecnica del "buon fresco" raffigurante una scena semplificata con canoni e particolari grotteschi. Un raro affresco dei proto-martiri francescani e' visibile all'interno del convento. &lt;br&gt; Il Convento vive nel '600 un fiorente periodo. Qui muore, il 22 Giugno 1540, il beato Gonella da Norcia. Nel 1608 viene costruito l'elegante chiostro ornato con una serie di eleganti colonne in travertino e da affreschi raffiguranti la vita di san Francesco. E' del 1680 la costruzione del campanile in forme baroccheggianti che si ammira tuttoggi. Fiorente centro religioso fino al 1930. Nel 1988, per opera dell'Associazione san Francesco, viene rifatto il tetto della chiesa; in seguito e' stato rimosso il pavimento in graniglia del 1950 ed e' tornato a splendere l'antico pavimento in cotto. Nell'anno 2004 e' stato realizzato, in memoria di Mario Tessicini, primo Presidente dell'Associazione San Francesco, un bell'altare liturgico ed e' stata restaurata la porta della chiesa in legno di noce. &lt;p&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;br&gt; Fonte: www.turismolugnanointeverina.it&lt;/p&gt;</Descrizione><Abstract>Chiesa e Convento di San Francesco - Lugnano in Teverina</Abstract><Descrizione Breve>Costruito nel 1229 nello stesso luogo dove nel 1212 il Santo aveva predicato e compiuto un miracolo.</Descrizione Breve></row>
<row _id="21"><Id>46</Id><Id Sorgente>4136518</Id Sorgente><Url>http://dati.regione.umbria.it/risorsa/attrattori/4136518</Url><Immagine>https://www.umbriatourism.it//documents/20126/316808/sanbiagio/a27e3904-9a98-baf2-9cf5-09e9684ab169</Immagine><Municipio>Porano</Municipio><Latitudine>42.6868778</Latitudine><Longitudine>12.102810699999964</Longitudine><Nome>Chiesa di San Biagio - Porano</Nome><Descrizione>Ricordata gi? dalla Ratio Decimarum del XIII secolo, il registro delle decime che venivano riscosse dagli enti ecclesiastici, la chiesa parrocchiale di San Biagio a Porano, ha assunto oggi un aspetto molto differente da quello originale in quanto gli interventi sulla struttura sono stati numerosi.&lt;br&gt; Nella chiesa di trovano due affreschi rappresentanti San Biagio e il committente e l'Annunciazione di scuola orvietana del XIV secolo e una bella acquasantiera marmorea del 1608, scolpita da Rutilio Laurenzi. Tra le mura della chiesa si trova una reliquia di Fra' Paolo da Porano, nello specifico lo stemma francescano del suo saio, donato dal convento limitrofo di San Crispino dove il frate ? sepolto. Nella sacrestia, invece, si trova una croce astile del XV secolo.</Descrizione><Abstract>Chiesa di San Biagio - Porano</Abstract><Descrizione Breve>Ricordata gi? dalla Ratio Decimarum del XIII secolo, il registro delle decime che venivano riscosse dagli enti ecclesiastici, la chiesa parrocchiale di San Biagio a Porano, ha assunto oggi un aspetto molto differente da quello originale in quanto gli interventi sulla struttura sono stati numerosi.</Descrizione Breve></row>
<row _id="22"><Id>62</Id><Id Sorgente>4138339</Id Sorgente><Url>http://dati.regione.umbria.it/risorsa/attrattori/4138339</Url><Immagine>https://www.umbriatourism.it//documents/20126/311554/ChiesadiSantaMariadellaNeve/d57aba8a-589c-143b-a6ee-c15c1c5d2a98</Immagine><Municipio>Penna in Teverina</Municipio><Latitudine>42.4933212</Latitudine><Longitudine>12.354819399999997</Longitudine><Nome>Chiesa Santa Maria della Neve</Nome><Descrizione>Situata nella caratteristica Piazza San Valentino, la chiesa ha origini altomedioevali quando era ancora una piccola pieve di campagna intorno alla quale sorse il nucleo abitato successivamente fortificato. &lt;br&gt; Situata nella caratteristica Piazza San Valentino, la chiesa ha origini altomedioevali quando era ancora una piccola pieve di campagna intorno alla quale sorse il nucleo abitato successivamente fortificato. &lt;p&gt;La Chiesa ? stata ampliata e completamente ristrutturata nei secoli XVI e XVII.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;La facciata classicheggiante ? molto semplice, l?interno ? a una navata le cui pareti sono come incorniciate in tre grandi arcate cieche e termina con un abside semicircolare. L?ultimo altare a destra conserva, dietro una protezione di legno dipinto con impresso un simbolo riferito alla Madonna, una tela non esposta, raffigurante la madre di Ges?. Il catino absidale ? ornato con un dipinto del ?600, La Madonna della Neve e San Valentino patrono di Penna in Teverina.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;br&gt; La chiesa di Santa Maria della Neve, situata nella piazza San Valentino di Penne in Teverina, ? ricordata almeno dal 1476, quando ancora era una piccola pieve di campagna, dove in seguito sorse il centro abitato successivamente fortificato.&lt;/p&gt;La struttura fu ampliata e completamente ristrutturata nei secoli XVI e XVII. &lt;br&gt; Oggi la chiesa di presenta con forme classicheggianti molto semplici e lineari, al suo interno le pareti dell?unica navata,&amp;nbsp;probabilmente si trova nello stesso luogo di quella attuale, ma doveva trattarsi di una costruzione molto semplice, certamente pi? piccola dell'attuale.&amp;nbsp; &lt;p&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;La trasformazione nelle forme attuali ? avvenuta nel corso del '600: si hanno infatti molti pagamenti effettuati nell'anno 1639.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Sull'altare maggiore almeno dal XV secolo doveva esserci una tavola raffigurante la Madonna e i santi Valentino e Sebastiano, sostituita nel 1700 con l'attuale quadro.Situata nella caratteristica Piazza San Valentino, la chiesa ha origini altomedioevali quando era ancora una piccola pieve di campagna intorno alla quale sorse il nucleo abitato successivamente fortificato.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;La Chiesa ? stata ampliata e completamente ristrutturata nei secoli XVI e XVII.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;La facciata classicheggiante ? molto semplice, l?interno ? a una navata le cui pareti sono come incorniciate in tre grandi arcate cieche e termina con un abside semicircolare. L?ultimo altare a destra conserva, dietro una protezione di legno dipinto con impresso un simbolo riferito alla Madonna, una tela non esposta, raffigurante la madre di Ges?. Il catino absidale ? ornato con un dipinto del ?600, La Madonna della Neve e San Valentino patrono di Penna in Teverina.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;br&gt; La chiesa di Santa Maria della Neve, situata nella piazza San Valentino di Penne in Teverina, ? ricordata almeno dal 1476, quando ancora era una piccola pieve di campagna, dove in seguito sorse il centro abitato successivamente fortificato. La struttura fu ampliata e completamente ristrutturata nei secoli XVI e XVII.&lt;br&gt; Oggi la chiesa di presenta con forme classicheggianti molto semplici e lineari, al suo interno le pareti dell?unica navata,&amp;nbsp;probabilmente si trova nello stesso luogo di quella attuale, ma doveva trattarsi di una costruzione molto semplice, certamente pi? piccola dell'attuale.&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;La trasformazione nelle forme attuali ? avvenuta nel corso del '600: si hanno infatti molti pagamenti effettuati nell'anno 1639.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Sull'altare maggiore almeno dal XV secolo doveva esserci una tavola raffigurante la Madonna e i santi Valentino e Sebastiano, sostituita nel 1700 con l'attuale quadro."1&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Oggi la chiesa si presenta in forme seicentesche, estremamente semplici e lineari: una facciata semplicissima e tetto a capanna sul quale si erge un campaniletto con due archetti.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Oggi la chiesa si presenta in forme seicentesche, estremamente semplici e lineari: una facciata semplicissima e tetto a capanna sul quale si erge un campaniletto con due archetti.&lt;/p&gt;</Descrizione><Abstract>Chiesa Santa Maria della Neve</Abstract><Descrizione Breve>Situata nella caratteristica Piazza San Valentino, la chiesa ha origini altomedioevali quando era ancora una piccola pieve di campagna intorno alla quale sorse il nucleo abitato successivamente fortificato.</Descrizione Breve></row>
<row _id="23"><Id>21</Id><Id Sorgente>4134094</Id Sorgente><Url>http://dati.regione.umbria.it/risorsa/attrattori/4134094</Url><Immagine>https://www.umbriatourism.it//documents/20126/326332/MonteleonediSpoletoTorreOrologio/72d5b387-4eab-5cff-1e75-2cbf3c82e5db</Immagine><Municipio>Monteleone di Orvieto</Municipio><Latitudine>42.650483617327026</Latitudine><Longitudine>12.951598042134977</Longitudine><Nome>Torre dell'Orologio - Monteleone di Spoleto</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Costruita intorno al XIII secolo, la Torre dell'Orologio di Monteleone di Spoleto ? una delle tre porte della seconda cinta muraria.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt; Sorge imponente all'ingresso del borgo e permette l'accesso alla Chiesa di San Francesco e alla parte pi? antica del centro.&amp;nbsp;&lt;br /&gt; Dalla Torre, sotto la quale si apre la Piazza del Mercato, ? possibile godere di una bellissima veduta sulla valle.&lt;/p&gt;</Descrizione><Abstract>Torre dell'Orologio - Monteleone di Spoleto</Abstract><Descrizione Breve>Costruita intorno al XIII secolo, la Torre dell'Orologio di Monteleone di Spoleto ? una delle tre porte della seconda cinta muraria.</Descrizione Breve></row>
<row _id="24"><Id>4</Id><Id Sorgente>2965448</Id Sorgente><Url>http://dati.regione.umbria.it/risorsa/attrattori/2965448</Url><Immagine>https://www.umbriatourism.it//documents/20126/3926194/Lago di Corbara con vigneti.jpg/1f43c584-3a8b-a86c-669e-6715cc2abf07</Immagine><Municipio>Baschi</Municipio><Latitudine>42.71041577852521</Latitudine><Longitudine>12.236840152495901</Longitudine><Nome>Lago di Corbara</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il Lago di Corbara ? un bacino artificiale, realizzato con lo sbarramento del fiume Tevere nei pressi dell'abitato di Corbara (TR).&lt;br /&gt; La diga che sbarra il Tevere a circa 3 km dalla confluenza con il fiume Paglia, determina l'accumulo di 207 milioni di mc nell'invaso del Lago di Corbara, che raggiunge la profondit? massima di 51 m e si estende su una superficie di circa 10,5 km &lt;sup&gt;2&lt;/sup&gt;.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Il lago occupa una splendida valle che si apre a partire dalle gole del Forello.&lt;br /&gt; Il Lago di Corbara fa parte dell'area protetta Parco Fluviale del Tevere, dove si possono avvistare bellissimi esemplari di aironi, e altre specie di piccoli uccelli anche rari che trovano riparo nella rigogliosa vegetazione del Parco fluviale. Per la fauna si segnala la presenza di daini e mufloni.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Nel settore meridionale sono presenti piantagioni di ulivi e vigneti di grande interesse.&lt;br /&gt; La parte pi? a monte ? ricca di boschi ad alto fusto, la flora conta un numero importante di specie pregiate.&amp;nbsp;&lt;br /&gt; Per chi ama la natura ? possibile passeggiare lungo le sponde del lago, visitare le Gole del Forello, le insenature carsiche scavate dal Tevere e le splendide grotte che si aprono sui fianchi del lago nelle quali ? possibile effettuale visite speleologiche, tra queste la Grotta Bella e le Grotte della Piana. Il lago di Corbara, oltre ad avere un grande interesse paesaggistico, ? ritenuto dai pescatori sportivi uno dei &amp;nbsp;laghi del centro Italia pi? interessanti in particolare per la pesca alla carpa.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</Descrizione><Abstract>Lago di Corbara</Abstract><Descrizione Breve>Il Lago di Corbara ? un bacino artificiale, realizzato con lo sbarramento del fiume Tevere nei pressi dell'abitato di Corbara (TR).</Descrizione Breve></row>
<row _id="25"><Id>35</Id><Id Sorgente>4134822</Id Sorgente><Url>http://dati.regione.umbria.it/risorsa/attrattori/4134822</Url><Immagine>https://www.umbriatourism.it//documents/20126/318657/eremo_pasquarella_1/d9500bb8-fe30-1a97-15f3-88bb61e95b76</Immagine><Municipio>Baschi</Municipio><Latitudine>42.7276897</Latitudine><Longitudine>12.30756359999998</Longitudine><Nome>Eremo della Pasquarella</Nome><Descrizione>A 13 km dal Baschi sulla SS 448, incastrato in mezzo a rocce e fitta vegetazione, nella gola del Forello, viene segnalato come "Centro escursionistico della Pasquarella" andando verso Todi. &lt;br&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;Vi si celebrano tre feste l'anno: l'Epifania, la domenica in Albis, e l'ultima domenica di maggio. La sua costruzione risale all'XI sec.&lt;/p&gt;Il nome Pasquarella deriva da piccola Pasqua o prima Pasqua dell'anno, l'Epifania. Le leggende intorno alla sua origine sono diverse: la pi? diffusa ? quella, secondo la quale, alcuni abitanti di Acqualoreto, trovata l'immagine della madonna, la portano nella chiesa parrocchiale. Dovettero fare ci? pi? volte perch? la Madonna ritornava sempre sul greto del fosso. Fu nel 1873 che Don Giuseppe Bernardi riusc? a riaccendere la devozione per la Madonna della Pasquarella. E nel 1880 riedific? il sacro edificio. Nel suo libro sulla storia della M. Vergine della Pasquarella, Don Bernardi parla di un fenomeno miracoloso: il sudore della Madonna e del Bambino. Fenomeno ripetutosi pi? volte alla sua presenza tra il 1890 e il 1900 e sempre il giorno dell'Epifania, indipendentemente dal clima, dalla piovosit? e dal pubblico presente. &lt;p&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;[Fonte &lt;a href="http://www.turismobaschi.it"&gt;http://www.turismobaschi.it&lt;/a&gt;]&lt;/p&gt;</Descrizione><Abstract>Eremo della Pasquarella</Abstract><Descrizione Breve>A 13 km dal Baschi sulla SS 448, incastrato in mezzo a rocce e fitta vegetazione, nella gola del Forello, viene segnalato come "Centro escursionistico della Pasquarella" andando verso Todi.</Descrizione Breve></row>
<row _id="26"><Id>38</Id><Id Sorgente>4136157</Id Sorgente><Url>http://dati.regione.umbria.it/risorsa/attrattori/4136157</Url><Immagine>https://www.umbriatourism.it//documents/20126/322032/EremodiSantaIlluminata2.jpg/ed15d73d-1926-a270-9c6a-54e6016b0603</Immagine><Municipio>Guardea</Municipio><Latitudine>42.62764</Latitudine><Longitudine>12.296278799999982</Longitudine><Nome>Chiesa e Eremo di Santa Illuminata - Guardea</Nome><Descrizione>A pochi chilometri a sud di Guardea, poco distanti dalla statale 205 amerina, circondati da querce e grandi massi, si ergono i resti della chiesa e del convento di S. Illuminata. &lt;br&gt; &lt;div&gt; La tradizione vuole che il complesso sia stato fondato nell?anno 1007 da S. Romualdo, istitutore dell?ordine dei Camaldolesi, ma dopo circa 200 anni fu ceduto ai Francescani. &lt;/div&gt;Lo stesso S. Francesco vi soggiorn? varie volte, dormendo in una grotta poco distante sopra un masso di travertino, tuttora oggetto di culto. Qui vissero e morirono molti frati, alcuni dei quali raggiunsero gli onori degli altari; il pi? famoso fu il Beato Pascuccio che comp? numerosi miracoli ed i cui resti mortali sono venerati dalla popolazione nella chiesa parrocchiale. &lt;br&gt; La decadenza della chiesa e del convento di S.Illuminata inizi? nel 1653 quando papa Innocenzo X incorpor? i suoi beni alla parrocchia di S. Maria dell?Olmo di Amelia. Nel 1869 la chiesa fu ritenuta pericolante e da allora nessuna messa vi fu pi? celebrata. &lt;div&gt; &amp;nbsp; &lt;/div&gt; &lt;div&gt; Fonte: www.turismoguardea.it &lt;/div&gt;</Descrizione><Abstract>Chiesa e Eremo di Santa Illuminata - Guardea</Abstract><Descrizione Breve>A pochi chilometri a sud di Guardea, poco distanti dalla statale 205 amerina, circondati da querce e grandi massi, si ergono i resti della chiesa e del convento di S. Illuminata.</Descrizione Breve></row>
<row _id="27"><Id>22</Id><Id Sorgente>4134111</Id Sorgente><Url>http://dati.regione.umbria.it/risorsa/attrattori/4134111</Url><Immagine>https://www.umbriatourism.it//documents/20126/321138/ChiesadiSantaCaterina1.ok.jpg/426e70c9-db6f-8e1f-1fb5-ebf2cb9fbf29</Immagine><Municipio>Monteleone di Orvieto</Municipio><Latitudine>42.6504391</Latitudine><Longitudine>12.951629300000036</Longitudine><Nome>Ex Convento e Chiesa di Santa Caterina - Monteleone di Spoleto</Nome><Descrizione>Si conoscono le sue origini da alcuni documenti autentici conservati nell'archivio della Comunit? e del Monastero dai quali si ? desunto che nel 1310, al tempo di Clemente V, dieci monache Agostiniane si riunirono a professare la regola di Chiara di Norcia per propagarne l?Ordine. &lt;br&gt; &lt;p&gt;Dalla comunit? ottennero non solo il beneplacito ma anche il luogo presso le mura castellane attiguo alla cappella di S. Agnese fuori le mura spettante alla chiesa parrocchiale di S.&lt;/p&gt;Nicola e vi edificarono il loro ricovero pi? che un monastero con una chiesa dedicata a S. Caterina V. M. Dopo cinque anni si trasferirono presso la chiesa di S. Giovanni al Borgo in un Monastero ivi costruito a spese dell?illustrissimo D. Napoleone Gilberti (de Tiberti?) che fu chiamato Monastero S. Giovanni. In seguito, non si conosce l?anno, ritornarono al primitivo Monastero. L'attuale chiesa di S. Caterina ora ridotta a rudere fu danneggiata nel terremoto del 1703, ma le Monache la ripararono subito tanto che nel 1715 era di nuovo funzionante. La forma della chiesa ? un ovoide generato da quattro triangoli equilateri intersecantesi tra loro. Con le leggi del 1866 il convento fu soppresso, i beni confiscati dallo Stato e le Monache si trasferirono a Cascia. Lo Stato italiano vendette i terreni a privati, mentre il fabbricato fu affidato al Consorzio dei Possidenti di Monteleone. &lt;p&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;.&lt;br&gt; &lt;strong&gt;[Fonte: &lt;a href="http://www.comune.monteleonedispoleto.pg.it"&gt;www.comune.monteleonedispoleto.pg.it&lt;/a&gt;]&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Abstract>Ex Convento e Chiesa di Santa Caterina - Monteleone di Spoleto</Abstract><Descrizione Breve>Si conoscono le sue origini da alcuni documenti autentici conservati nell'archivio della Comunit? e del Monastero dai quali si ? desunto che nel 1310, al tempo di Clemente V, dieci monache Agostiniane si riunirono a professare la regola di Chiara di Norcia per propagarne l?Ordine.</Descrizione Breve></row>
<row _id="28"><Id>27</Id><Id Sorgente>4134213</Id Sorgente><Url>http://dati.regione.umbria.it/risorsa/attrattori/4134213</Url><Immagine>https://www.umbriatourism.it//documents/20126/318571/farro-monteleoneDOP.jpg/414393f3-76e4-6f74-f6cf-407d6888f843</Immagine><Municipio>Monteleone di Orvieto</Municipio><Latitudine>42.65115635189512</Latitudine><Longitudine>12.951603268469762</Longitudine><Nome>Farro di Monteleone di Spoleto DOP</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Una variet? di farro molto antica, le cui prime tracce risalgono all?Et? del Bronzo, che nel 2010 ha ottenuto la Denominazione di Origine Protetta.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt; Il &lt;strong&gt;Farro di &lt;a href="https://www.umbriatourism.it/it_IT/-/monteleone-di-spoleto"&gt;Monteleone di Spoleto&lt;/a&gt; DOP&lt;/strong&gt; ? una &lt;strong&gt;variet? di farro&lt;/strong&gt; particolarmente adatta alla semina in zone montane: amante dei terreni poveri e resistente al freddo, sembra fatta apposta per il territorio montuoso dello Spoletino. E in effetti ? proprio cos?: a partire dal Cinquecento, generazioni di agricoltori si sono succedute e hanno selezionato le caratteristiche fisiche di questo cereale, in perfetto connubio con l?ambiente e con il clima della regione.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt; Se la storia del farro risale a prima delle cristianit? (ci sono testimonianze riconducibili a tremila anni fa o pi? recentemente al periodo romano), la variet? di Monteleone di Spoleto ? strettamente legata alla figura del &lt;strong&gt;Santo Patrono&lt;/strong&gt; del paese, &lt;strong&gt;San Nicola di Bari&lt;/strong&gt;, il quale passando per Monteleone e impressionato dalla indigenza dei suoi abitanti, secondo la leggenda, inizi? a distribuire il poco farro contenuto nella sua sacca, fino a sfamare tutti i poveri del paese.&amp;nbsp;&lt;br /&gt; Il miracolo ? ricordato il &lt;strong&gt;5 dicembre&lt;/strong&gt; di ogni anno con la celebrazione del santo, durante la quale ? prevista la preparazione e la distribuzione di una minestra preparata dal parroco della Chiesa di San Nicola proprio con il cereale tipico del paese. Il farro viene distribuito a mezzogiorno con sugo di magro agli abitanti di Monteleone, a cominciare dai bambini che sono i destinatari privilegiati del rituale.&lt;br /&gt; Dal 2010, il farro di Monteleone di Spoleto ha ottenuto, in ragione della sua storia e delle sue specificit?, la &lt;strong&gt;Denominazione di Origine Protetta&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt; Ricco di vitamine e sali minerali, il &lt;strong&gt;Farro di Monteleone di Spoleto DOP&lt;/strong&gt; ? ingrediente fondamentale per zuppe e minestre, oltre che di molti piatti tipici locali quali l?imbrecciata e la polenta alla &lt;a href="https://www.umbriatourism.it/it/web/umbria/-/la-valnerina-it"&gt;&lt;strong&gt;Valnerina&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;</Descrizione><Abstract>Farro di Monteleone di Spoleto DOP</Abstract><Descrizione Breve>Una variet? di farro molto antica, le cui prime tracce risalgono all?Et? del Bronzo, che nel 2010 ha ottenuto la Denominazione di Origine Protetta.</Descrizione Breve></row>
<row _id="29"><Id>14</Id><Id Sorgente>4131395</Id Sorgente><Url>http://dati.regione.umbria.it/risorsa/attrattori/4131395</Url><Immagine>https://www.umbriatourism.it//documents/20126/318726/gole_forello_1/4da67bab-ae33-4436-ee10-2de32476dfdc</Immagine><Municipio>Baschi</Municipio><Latitudine>42.7357792</Latitudine><Longitudine>12.3161628</Longitudine><Nome>Gole del Forello</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;La gola del Forello ? una valle umbra situata tra &lt;a href="https://www.umbriatourism.it/it/web/umbria/todi"&gt;&lt;strong&gt;Todi &lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;e &lt;a href="https://www.umbriatourism.it/it/web/umbria/orvieto"&gt;&lt;strong&gt;Orvieto &lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;formata dal fiume Tevere che attraversa la dorsale &lt;a href="https://www.umbriatourism.it/it/web/umbria/-/riserva-mondiale-della-biosfera-unesco-del-monte-peglia-1"&gt;&lt;strong&gt;Monte Peglia&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; - Monti Amerini.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Questo luogo, molto impervio e scarsamente antropizzato, costituisce il cuore del &lt;strong&gt;&lt;a href="https://www.umbriatourism.it/it/web/umbria/-/parco-fluviale-del-tevere"&gt;Parco fluviale del Tevere&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;: &amp;nbsp;non molto distanti da &lt;strong&gt;Civitella del Lago&lt;/strong&gt;, nel territorio di &lt;strong&gt;&lt;a href="https://www.umbriatourism.it/it/baschi"&gt;Baschi&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;, le gole del Forello si presentano affascinanti e superbe con le loro pareti rocciose alte pi? di 200 m coperte da un manto di fitta vegetazione. Voragini circolari e profonde, simili a inghiottitoi, sono visibili per la natura calcarea di questi rilievi che, nel Terziario e Quaternario, circondavano il lago Tiberino.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Vi si trovano insenature carsiche e importanti complessi di grotte scavate dal Tevere nelle rocce calcaree delle pareti, meta ideale per gli appassionati di speleologia. Tra queste &lt;strong&gt;la grotta della Piana&lt;/strong&gt;, cui accedere una volta giunti a Titignano, estesa per 2500 m in un banco di travertino e che ha restituito reperti risalenti al neolitico e all'et? del bronzo, e la &lt;strong&gt;grotta del Vorgozzino&lt;/strong&gt;, nella formazione della scaglia rossa, che raggiunge una profondit? di 123 m:&amp;nbsp;splendide grotte nelle quali ? possibile effettuare &lt;strong&gt;visite speleologiche&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Quest?area, inoltre, regala agli amanti di &lt;strong&gt;arrampicata &lt;/strong&gt;una &lt;strong&gt;falesia &lt;/strong&gt;piccola ma molto suggestiva per l?ambiente ancora intatto e selvaggio in cui si trova, attrezzata con circa 20 vie, ideali da frequentare nelle mezze stagioni o nelle mattine d?estate.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;La splendida valle che si apre a partire dalle gole ? occupata dal &lt;a href="https://www.umbriatourism.it/it/web/umbria/-/lago-di-corbara"&gt;&lt;strong&gt;lago di Corbara&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, un bacino artificiale realizzato con lo sbarramento del fiume Tevere nei pressi dell'abitato di Corbara (frazione di Orvieto), circondato da uliveti e vigneti nella zona meridionale e da boschi ad alto fusto nella zona pi? a monte.&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Non mancano importanti emergenze storiche e culturali ad arricchire quest?area tanto affascinante dal punto di vista naturalistico. Merita una visita, infatti, la vicina &lt;a href="https://www.umbriatourism.it/it/web/umbria/-/area-archeologica-di-scoppieto"&gt;&lt;strong&gt;area archeologica di Scoppieto&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; che racchiude i resti di insediamenti, tra cui un complesso produttivo di ceramiche, sorti nell?antichit? in funzione del Tevere, fondamentale mezzo di comunicazione e trasporto.&amp;nbsp;&lt;br /&gt; A breve distanza, andando verso Todi, incastrato tra rocce e vegetazione, nella gola del Forello si trova anche l?&lt;a href="https://www.umbriatourism.it/it/web/umbria/-/eremo-della-pasquarella"&gt;&lt;strong&gt;Eremo della Pasquarella&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, segnalato come ?Centro escursionistico della Pasquarella?, le cui origini si perdono nelle leggende.&amp;nbsp;&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/p&gt;</Descrizione><Abstract>Gole del Forello</Abstract><Descrizione Breve>La gola del Forello ? una valle umbra situata tra Todi e Orvieto formata dal fiume Tevere che attraversa la dorsale Monte Peglia - Monti Amerini. Questo luogo, molto impervio e scarsamente antropizzato, costituisce il cuore del Parco fluviale del Tevere.</Descrizione Breve></row>
<row _id="30"><Id>39</Id><Id Sorgente>4136174</Id Sorgente><Url>http://dati.regione.umbria.it/risorsa/attrattori/4136174</Url><Immagine>https://www.umbriatourism.it//documents/20126/322099/GuardeaVecchia1.jpg/1c917a94-a986-eafa-e54d-a5e75ebeb4ef</Immagine><Municipio>Guardea</Municipio><Latitudine>42.62764</Latitudine><Longitudine>12.296278799999982</Longitudine><Nome>Castello di Guardea Vecchia</Nome><Descrizione>Su un colle situato proprio alle spalle del paese di Guardea, in uno dei luoghi pi? panoramici dell?Amerino, si stagliano i ruderi dell?antico castello di Guardea Vecchia. &lt;br&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;Il complesso si estende su una superficie di circa 8000 mq.&lt;/p&gt;con un perimetro murario conservato nell?alzato per circa 1/3, ma rintracciabile integralmente nel suo sviluppo perimetrale. La cortina muraria presenta molte lacune, ma sono ancora visibili in gran parte il sistema delle otto torri (sei quadrangolari e due semicircolari) oltre al grande mastio centrale. E? senza dubbio un luogo ricco di fascino e di memorie, e chi vi si reca non pu? non restare preso dall?atmosfera quasi magica ed irreale che sprigiona da ogni muro, evocante rumori e suoni di antiche battaglie e di feste, fumo ed odori della vita quotidiana di un tempo. &lt;p&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;br&gt; Fonte: www.turismoguardea.it&lt;/p&gt;</Descrizione><Abstract>Castello di Guardea Vecchia</Abstract><Descrizione Breve>Su un colle situato proprio alle spalle del paese di Guardea, in uno dei luoghi pi? panoramici dell?Amerino, si stagliano i ruderi dell?antico castello di Guardea Vecchia.</Descrizione Breve></row>
<row _id="31"><Id>57</Id><Id Sorgente>4137787</Id Sorgente><Url>http://dati.regione.umbria.it/risorsa/attrattori/4137787</Url><Immagine>https://www.umbriatourism.it//documents/20126/311657/CappelladiSanRocco1/0cf617cb-1a6a-5a1d-9ae4-c72dc5939dce</Immagine><Municipio>Giove</Municipio><Latitudine>42.5155217</Latitudine><Longitudine>12.36326280000003</Longitudine><Nome>Cappella di San Rocco</Nome><Descrizione>La cappella di San Rocco sorge sulla via Amerina, che da Giove conduce ad Amelia, e fu edificata intorno al XVI secolo come offerta al Santo invocato contro la pestilenza.&lt;br&gt; Al suo interno conserva un ciclo di pitture votive attribuite a Lorenzo e Bartolomeo Torresani, in parte ancora sotto scialbo, con tematica iconografica caratteristica dei cicli contro la peste. Da menzionare anche un affresco di scuola folignate del XVI secolo raffigurante una Crocifissione sul cui fondo ? rappresentata la citt? di Gerusalemme. La Cappella ? oggi trasformata in Sacrario dei Caduti.</Descrizione><Abstract>Cappella di San Rocco</Abstract><Descrizione Breve>La cappella di San Rocco sorge sulla via Amerina, che da Giove conduce ad Amelia, e fu edificata intorno al XVI secolo come offerta al Santo invocato contro la pestilenza.</Descrizione Breve></row>
<row _id="32"><Id>11</Id><Id Sorgente>4130641</Id Sorgente><Url>http://dati.regione.umbria.it/risorsa/attrattori/4130641</Url><Immagine>https://www.umbriatourism.it//documents/20126/329879/gervasioprotasio/ca237962-ab8c-9f71-1be6-b30516b4d82b</Immagine><Municipio>Citt? della Pieve</Municipio><Latitudine>42.9463716</Latitudine><Longitudine>12.0030509</Longitudine><Nome>Chiesa dei Santi Gervasio e Protasio</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;&lt;meta charset="utf-8" /&gt;&lt;span id="docs-internal-guid-af025d46-7fff-fda9-ae9b-ae6f834ddd6d" style="font-weight:normal;"&gt;&lt;span&gt;La chiesa dei Santi Gervasio e Protasio, duomo di Citt? della Pieve, ? posizionata nell?area occupata da Piazza Gramsci e Plebiscito, le piazze&amp;nbsp;centrali della citt?.&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;Sorge sul luogo di una primitiva pieve dedicata ai Santi Martiri Gervasio e Protasio, i due patroni della citt?. La chiesa ha subito varie modifiche nel tempo: fu completamente rinnovata nel XVI secolo con la riconsacrazione nel 1584, quindi di nuovo trasformata in seguito all?elevazione prima a Collegiata e poi a Cattedrale. Nel 1714 giunsero a Citt? della Pieve, provenienti da Milano, frammenti ossei dei due martiri, ed anche, proveniente da Napoli, una piccola ampolla di sangue fluido, che la tradizione attribuisce ai due fratelli&lt;/span&gt;&lt;span&gt;.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;meta charset="utf-8" /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p dir="ltr"&gt;&lt;span id="docs-internal-guid-f2e474a0-7fff-4850-9726-fbde6dec04f9" style="font-weight:normal;"&gt;&lt;span&gt;Nel XVI secolo la chiesa sub? un nuovo rinnovamento: venne rialzato il pavimento e costruita la scala esterna; nel 1574 si rifece l?abside. L?ambiente attuale, a navata unica a croce latina, con l?aggiunta delle grandi cappelle laterali (tre per parte) e del campanile che affianca l?edificio, risale al XVI-XVII secolo, quando la chiesa divenne cattedrale della diocesi. Il tetto a capriate croll? nel 1667 e venne sostituito con una volta a mattoni nel 1679.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p dir="ltr"&gt;&lt;span id="docs-internal-guid-74525c44-7fff-7af1-f492-d4ee7b091f74" style="font-weight:normal;"&gt;&lt;span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span id="docs-internal-guid-f2e474a0-7fff-4850-9726-fbde6dec04f9" style="font-weight:normal;"&gt;&lt;span&gt;La chiesa ? ricca di opere d'arte del Cinquecento e Seicento. Sulla controfacciata ai lati dell?organo sono visibili affreschi di &lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span&gt;Annibale Ubertis&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span&gt; della fine del XIX secolo, Notevole la presenza del &lt;a href="https://www.umbriatourism.it/web/umbria/-/il-perugino-a-citta-della-pieve"&gt;Perugino&lt;/a&gt;.&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;Nel primo altare a sinistra, il&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;Battesimo di Cristo&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span&gt;, realizzata intorno al 1510 e la&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span&gt;Madonna In Gloria tra i Santi protettori Gervasio e Protasio&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span&gt;,, del 1514, collocata dietro l?altare maggiore.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;meta charset="utf-8" /&gt;&lt;/p&gt; &lt;p dir="ltr"&gt;&lt;span id="docs-internal-guid-feb1a8d5-7fff-b627-1879-1309c495008b" style="font-weight:normal;"&gt;&lt;span&gt;Tra le varie opere si segnala ancora nel secondo altare a sinistra lo&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;Sposalizio della Vergine&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span&gt;, opera di &lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span&gt;Antonio Circignani detto ?Il Pomarancio?,&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span&gt; risalente al 1606 circa (ma ridipinta nel secolo XVIII), cos? come la &lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;Madonna del Carmine&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;(1528&lt;/span&gt;&lt;span&gt;), conservata nel terzo altare e &lt;/span&gt;&lt;span&gt;una&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span&gt;Gloria celeste&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p dir="ltr"&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p dir="ltr"&gt;&lt;span id="docs-internal-guid-feb1a8d5-7fff-b627-1879-1309c495008b" style="font-weight:normal;"&gt;&lt;span&gt;Nell?Abside, a sinistra si trova una tela raffigurante la&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;Madonna in trono tra i Santi Francesco, Bonaventura&amp;nbsp;e&amp;nbsp;un Servita&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span&gt;, opera di &lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span&gt;Salvio Savini&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span&gt; della fine del XVI secolo&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;, &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span&gt;insieme alla&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;Vergine in Trono col Bambino, San Domenico&amp;nbsp;e&amp;nbsp;Santa Caterina da Siena, &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span&gt;conservata&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span&gt;nella cappella del Rosario.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p dir="ltr"&gt;&lt;span id="docs-internal-guid-feb1a8d5-7fff-b627-1879-1309c495008b" style="font-weight:normal;"&gt;&lt;span&gt;Nella prima cappella destra ? un bel &lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;Crocifisso ligneo&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span&gt; attribuito a &lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span&gt;Giovanni Teutonico &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span&gt;(XVI secolo); nella seconda cappella ? una &lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;Madonna con Bambino tra Angeli e Santi&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;strong&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span&gt;di &lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span&gt;Domenico Alfani&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span&gt;; la terza cappella conserva affreschi di &lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span&gt;Giacinto Boccanera&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span&gt; databili all?inizio del XVIII secolo. Nel presbiterio vi sono una &lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;Madonna con i Santi Giovanni Evangelista, Giovanni Battista, Pietro martire e il beato Giacomo Villa&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span&gt; di &lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span&gt;Giannicola di Paolo&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;meta charset="utf-8" /&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Abstract>Chiesa dei Santi Gervasio e Protasio di Citt? della Pieve</Abstract><Descrizione Breve>La chiesa dei Santi Gervasio e Protasio, duomo di Citt? della Pieve, ? posizionata nell?area occupata da Piazza Gramsci e Plebiscito, le piazze pi? centrali della citt?.</Descrizione Breve></row>
<row _id="33"><Id>26</Id><Id Sorgente>4134196</Id Sorgente><Url>http://dati.regione.umbria.it/risorsa/attrattori/4134196</Url><Immagine>https://www.umbriatourism.it//documents/20126/327149/chiesa_madonna_delle_grazie_2.jpg/3df01e68-db7a-dd61-9097-4822d81d230a</Immagine><Municipio>Montegabbione</Municipio><Latitudine>42.9224411</Latitudine><Longitudine>12.091175099999987</Longitudine><Nome>Chiesa della Madonna delle Grazie - Montegabbione</Nome><Descrizione>La chiesa di Maria SS. delle Grazie sorge ai piedi del colle di Montegabbione: il titolo di questa chiesetta ? tipicamente rinascimentale e tradisce chiaramente il suo carattere di tempio votivo; anche la linea architettonica esterna, a forma di croce latina, e la cupola cilindrica sono da considerarsi rinascimentali mentre, all?interno, altare maggiore e stucchi sono di derivazione barocca.&amp;nbsp; &lt;br&gt; &lt;p&gt;Alla costruzione primitiva si aggiunsero, pi? tardi, sacrestia e abitazione: segno che andava acquistando una certa importanza come ?santuario? locale.&amp;nbsp;&lt;br&gt; Di notevole interesse artistico l?affresco posto sopra l?altare maggiore, rappresentante una ?Madonna del latte?, forse della scuola del Perugino.&amp;nbsp;&lt;br&gt; A questa chiesa era annesso il beneficio terriero della Collegiata, che si polverizz? nel secolo scorso a seguito delle leggi sull?incameramento dei beni ecclesiastici.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;[Fonte: www.comune.montegabbione.tr.it]&lt;/p&gt;</Descrizione><Abstract>Chiesa della Madonna delle Grazie - Montegabbione</Abstract><Descrizione Breve>La chiesa di Maria SS. delle Grazie sorge ai piedi del colle di Montegabbione: il titolo di questa chiesetta ? tipicamente rinascimentale e tradisce chiaramente il suo carattere di tempio votivo; anche la linea architettonica esterna, a forma di croce latina, e la cupola cilindrica sono da considerarsi rinascimentali mentre, all?interno, altare maggiore e stucchi sono di derivazione barocca.</Descrizione Breve></row>
<row _id="34"><Id>20</Id><Id Sorgente>4133854</Id Sorgente><Url>http://dati.regione.umbria.it/risorsa/attrattori/4133854</Url><Immagine>https://www.umbriatourism.it//documents/20126/325020/pancrazio1/a45b5b7f-d871-4116-c621-a95597743a73</Immagine><Municipio>Castel Giorgio</Municipio><Latitudine>42.7078199</Latitudine><Longitudine>11.979396899999983</Longitudine><Nome>Chiesa di San Pancrazio</Nome><Descrizione>Databile al XVII secolo, la chiesa di San Pancrazio si trova al centro del paese in Piazza Giorgio della Rovere.&lt;br&gt; La rossa facciata ? suddivisa da quattro scure lesene poste, a gruppi di due, a sostegno del timpano aggettante di coronamento. In basso si apre un semplice portale architravato e, al centro, una piccola finestra quadrata, entrambi ornati da una scura cornice in stucco. &lt;br&gt; L'interno ha una sola navata con cappelle laterali ed abside semicircolare, un arco trionfale separa l'area absidale dal resto della chiesa. L'abside ? stata affrescata in tempi recenti.</Descrizione><Abstract>Chiesa di San Pancrazio</Abstract><Descrizione Breve>Databile al XVII secolo, la chiesa di San Pancrazio si trova al centro del paese in Piazza Giorgio della Rovere.</Descrizione Breve></row>
<row _id="35"><Id>13</Id><Id Sorgente>4130969</Id Sorgente><Url>http://dati.regione.umbria.it/risorsa/attrattori/4130969</Url><Immagine>https://www.umbriatourism.it//documents/20126/329966/DSC_1184.jpg/e8d7821c-3850-194e-0403-8a77b4ecd962</Immagine><Municipio>Citt? della Pieve</Municipio><Latitudine>42.9463716</Latitudine><Longitudine>12.0030509</Longitudine><Nome>Oratorio di Santa Maria dei Bianchi</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;L?oratorio di Santa Maria dei Bianchi, gi? oratorio dei Disciplinati, si trova al centro di &lt;a href="https://www.umbriatourism.it/it/citta-della-pieve"&gt;Citt? della Pieve&lt;/a&gt;. La chiesa ? &lt;strong&gt;una delle tre parrocchie della citt?&amp;nbsp;e parte di un circuito museale che si articola lungo un percorso cittadino&lt;/strong&gt; che include anche il &lt;a href="https://www.umbriatourism.it/web/umbria/-/palazzo-della-corgna-citta-della-pieve"&gt;Palazzo della Corgna&lt;/a&gt;, il Museo Civico Diocesano di Santa Maria dei Servi, la cattedrale, la chiesa di San Pietro &amp;nbsp;e l'oratorio di San Bartolomeo.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Da alcuni documenti sappiamo che la chiesa gi? esisteva nel XIV secolo e aveva annesso l?ospedale, poi diventato ospizio. A partire dal XVIII secolo si cominci? a costruire una nuova chiesa, su struttura della precedente. Nel 1743 si completarono gli interventi all?interno, nel 1772 si inizi? la facciata, terminata intorno al 1780. Quest?ultima risent? sia del gusto Rococ? che di quello Neoclassico.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;All?interno, da vedere, affreschi e tele del pittore romano&lt;strong&gt; Giovanni Miselli,&lt;/strong&gt; 1743-1744, la &lt;em&gt;&lt;strong&gt;Presentazione al Tempio&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt; dell?altare maggiore e gli stucchi di &lt;strong&gt;Stefano Cremoni&lt;/strong&gt;. Molto interessante ? l?organo che si trova sulla controfacciata, opera di &lt;strong&gt;Claudio Carletti da Fabriano.&lt;/strong&gt; Da menzionare l?affresco che si trova in sagrestia di &lt;strong&gt;Antonio Circignani&lt;/strong&gt; raffigurante &lt;em&gt;La Presentazione di Maria al Tempio &lt;/em&gt;del 1606, purtroppo rovinato dall?umidit?.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;All?interno di questa chiesa il pittore &lt;strong&gt;Pietro Vannucci &lt;/strong&gt;detto &lt;strong&gt;il Perugino&lt;/strong&gt;, invitato nel 1504 dai frati, dipinse tutta la parete di fondo con la scena dell?&lt;em&gt;&lt;a href="https://www.umbriatourism.it/it/-/il-perugino-a-citta-della-pieve"&gt;Adorazione dei Magi&lt;/a&gt;,&lt;/em&gt;&amp;nbsp;uno dei suoi maggiori capolavori. Condusse il lavoro con tanta sollecitudine da terminarlo l?anno stesso. ? una delle pi? grandi e complesse opere che abbia fatto il maestro. Il Presepio concepito da lui, e da lui in gran parte eseguito, ? certamente uno dei lavori pi? belli: dallo splendido paesaggio rappresentato nello sfondo, alla finezza dei personaggi, molto numerosi in questa composizione, trenta solo le figure a grandezza naturale, di pi? le piccole. La parte centrale ? quella pi? curata e dimostra che il Perugino nella parte che maggiormente attrae lo sguardo dell?osservatore, mise in opera tutto il suo ingegno, lasciando ai suoi aiuti i gruppi di figure laterali.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</Descrizione><Abstract>Oratorio di Santa Maria dei Bianchi</Abstract><Descrizione Breve /></row>
<row _id="36"><Id>12</Id><Id Sorgente>4130659</Id Sorgente><Url>http://dati.regione.umbria.it/risorsa/attrattori/4130659</Url><Immagine>https://www.umbriatourism.it//documents/20126/330033/DSC_1129.jpg/71e62f69-8ae5-80fd-d556-f119f0cb078f</Immagine><Municipio>Citt? della Pieve</Municipio><Latitudine>42.9463716</Latitudine><Longitudine>12.0030509</Longitudine><Nome>Chiesa di Santa Maria dei Servi</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;La chiesa gotica di Santa Maria dei Servi si trova subito fuori la cinta medioevale di Citt? della Pieve, vicino a porta Romana. Fin dal XIII secolo si ha notizia di una chiesa dedicata alla Madonna della Stella, situata nei pressi dell?ex Ospedale dei Santi Filippo e Giacomo, in cui si stabilirono, a met? del Duecento, i Servi di Maria, costituendo una piccola parrocchia con annesso convento. I lavori si protrassero per tutto il secolo sia nella chiesa che nel convento, notevolmente ingrandito tra il 1486 e il 1487.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Dopo le soppressioni ecclesiastiche dell?Unit? d?Italia il convento divenne Ospedale Civile. La pianta della chiesa ? tipica degli ordini monastici: interno ad unica navata con abside quadrata e volta a crociera. In facciata sono ancora visibili architetture in stile gotico, successivamente tamponate. La chiesa oggi ospita il &lt;strong&gt;Museo civico diocesano&lt;/strong&gt; che fa parte di un circuito museale che si articola lungo un percorso cittadino che include anche l'oratorio di &lt;a href="https://www.umbriatourism.it/it/-/chiesa-di-santa-maria-dei-bianchi"&gt;&lt;strong&gt;Santa Maria dei Bianchi&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, &lt;strong&gt;&lt;a href="https://www.umbriatourism.it/it/-/palazzo-della-corgna-citta-della-pieve"&gt;Palazzo della Corgna&lt;/a&gt; &lt;/strong&gt;, la &lt;a href="https://www.umbriatourism.it/web/umbria/-/chiesa-dei-santi-gervasio-e-protasio"&gt;&lt;strong&gt;Cattedrale dei Santi Gervasio e Protasio&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, la&lt;strong&gt; chiesa di San Pietro e l'oratorio di San Bartolomeo&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Gli archetti trilobati sono in laterizio. Intorno alla met? del XIX secolo venne addossato alla chiesa un campanile, progettato in stile neoclassico dall?architetto Giovanni Santini. L?interno, rifatto nel XVII secolo, presenta decorazioni a stucco in stile barocco, di particolare interesse il bel coro ligneo e il grande armadio della Sacrestia, commissionati nel 1628 a Giuseppe di Francesco Bendini di Montepulciano. Sul primo altare di destra ? stato riportato alla luce, demolendo una parte di stucco barocco, un affresco raffigurante La Madonna della Stella tra Santi, di ambiente peruginesco. Di particolare effetto scenografico l?altare barocco con ai lati statue berniniane in stucco raffiguranti il Beato Giacomo Villa e il Beato Matteo Lazzari.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Lacunosa ? la &lt;strong&gt;Deposizione dalla Croce&lt;/strong&gt; di &lt;strong&gt;Pietro Vannucci detto il Perugino&lt;/strong&gt;, uno dei momenti pi? alti della sua produzione artistica, ormai arrivato a pochi anni dalla morte, 1517. Qui il Maestro guarda anche al patetismo di Raffaello, suo ex allievo, ormai avviato ad una fama immortale. Il Cristo infatti mostra molte attinenze con l?arte dell?urbinate. L?episodio dello svenimento di Maria evidenzia, riecheggiando l?analogo soggetto rappresentato da Giotto nella basilica di San Francesco ad Assisi, come il Perugino continui a farsi interprete di quel mondo, tipicamente umbro, delle laudi, che affondano le radici nel periodo medioevale.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Il Maestro rappresenta la scena sotto una sua originalissima visione, di estrema sintesi formale, quasi impressionistica, nei tocchi veloci del paesaggio, ma nello stesso tempo sottolinea il dramma dell?evento. L?affresco, nascosto da un?intercapedine, fu riscoperto nel 1834 dal tedesco Antoine Remboux. Dopo di lui l?affresco impression? numerosi pittori tra cui i Nazareni, i Puristi e i Prerafaelliti, che lo intesero come fonte di ispirazione per la loro sensibilit? romantica.&lt;/p&gt;</Descrizione><Abstract>Chiesa di Santa Maria dei Servi</Abstract><Descrizione Breve>La chiesa gotica di Santa Maria dei Servi si trova subito fuori la cinta medioevale di Citt? della Pieve, vicino a porta Romana.</Descrizione Breve></row>
<row _id="37"><Id>10</Id><Id Sorgente>4130295</Id Sorgente><Url>http://dati.regione.umbria.it/risorsa/attrattori/4130295</Url><Immagine>https://www.umbriatourism.it//documents/20126/302808/SANTA-MARIA-VECCHIA2copy.jpg/e6d0b012-1034-af56-503e-025abf9e1c2e</Immagine><Municipio>Ficulle</Municipio><Latitudine>42.836976</Latitudine><Longitudine>12.06561099999999</Longitudine><Nome>Chiesa di Santa Maria Vecchia - Ficulle</Nome><Descrizione>La bella chiesa di Santa Maria Vecchia si trova subito fuori le mura di Ficulle. Fu l?antica parrocchiale fino alla fine del Cinquecento.&amp;nbsp; &lt;br&gt; La struttura della facciata ? quella tipica del gotico, con un bel portale del XIII secolo. L?ingresso ? rialzato e vi si accede mediante doppia scalinata. &lt;br&gt; Restaurata, all?interno custodisce affreschi del XIV e XV secolo, due statue lignee raffiguranti Santa Cristina e l?Assunta del Cinquecento e un interessantissimo cippo romano che presenta la raffigurazione del dio Mitra. Notevoli i capitelli con bassorilievi altomedioevali.</Descrizione><Abstract>Chiesa di Santa Maria Vecchia - Ficulle</Abstract><Descrizione Breve>La bella chiesa di Santa Maria Vecchia si trova subito fuori le mura di Ficulle. Fu l?antica parrocchiale fino alla fine del Cinquecento.</Descrizione Breve></row>
<row _id="38"><Id>41</Id><Id Sorgente>4136243</Id Sorgente><Url>http://dati.regione.umbria.it/risorsa/attrattori/4136243</Url><Immagine>https://www.umbriatourism.it//documents/20126/331589/chiesa_san_nicolo_3/bf607660-55b9-4e1f-826d-4b90de38d1b2</Immagine><Municipio>Baschi</Municipio><Latitudine>42.6694651</Latitudine><Longitudine>12.216334800000027</Longitudine><Nome>Chiesa di San Nicol?</Nome><Descrizione>Nel 1576 ebbe inizio il rifacimento della chiesa di S. Niccol? (la prima risaliva al XII sec.), progettista Ippolito Scalza, "urbevetanus" (come si definisce lui stesso nella firma apposta sul gruppo marmoreo della Piet?, che si trova nel Duomo di Orvieto), il quale segu? personalmente i lavori per circa 10 anni; soltanto nell'ultimo periodo fu sostituito da Antonio Carrarino, durante la costruzione del campanile. &lt;br&gt; &lt;p&gt;S. Niccol? ? il primo edificio religioso dello Scalza. La chiesa ha un'intonazione toscana sia all'interno che all'esterno.&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;L'interno di S.&lt;/p&gt;Niccol? ? ad una sola aula con due cappelle; alle pareti lo Scalza propone un ordine di paraste inquadranti archi, sormontato da un attico finestrato. La pietra grigia basaltina e l'intonaco danno un'intonazione toscana, brunelleschiana. Le finestre, internamente, presentano una rifinitura da esterno, nell'impossibilit? di trattare le pareti esterne che sono rustiche. Il grande arco prima del coro ? di ispirazione bramantesca. Nella cappella del SS. Sacramento, a destra, un prezioso trittico di Giovanni di Paolo, senese (1440), rappresenta la Madonna, S. Nicola e un altro santo. Sotto l'altare riposa il corpo di S. Longino, compatrono del paese. Il soffitto, a cassettoni, ? stato restaurato da Paolo Zampi, ingegnere orvietano, nei primi anni del 1900; precedentemente era ricoperto da un grande telo sul quale erano dipinti la Madonna tra gli angeli sopra una grande nuvola e S. Nicola in basso. Sopra la porta centrale, nel 1700, fu posto un bellissimo organo.&amp;nbsp; &lt;p&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Per quanto riguarda la facciata, ecco come viene osservata dall'architetto Renato Bonelli, di Orvieto: "...armonia felice nella zona inferiore; purezza di linee, purezza compositiva e di disegno: una facciata disegnata che pian piano sfuma in alto in una diversa plastica. In basso la trabeazione corre rettilinea, non ha risalti, ha solo un risalto d'angolo, invece in alto la trabeazione ? rotta pi? volte in corrispondenza del timpano secondario e delle lesene superiori. Quindi la facciata man mano che marcia verso l'alto si sfrangia, si articola, ha delle variazioni che contribuiscono a darle slancio. Le porte hanno un'aria fiorentina, sembrano disegnate da un toscano".&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</Descrizione><Abstract>Chiesa di San Nicol?</Abstract><Descrizione Breve>Nel 1576 ebbe inizio il rifacimento della chiesa di S. Niccol? (la prima risaliva al XII sec.), progettista Ippolito Scalza, "urbevetanus" (come si definisce lui stesso nella firma apposta sul gruppo marmoreo della Piet?, che si trova nel Duomo di Orvieto), il quale segu? personalmente i lavori per circa 10 anni; soltanto nell'ultimo periodo fu sostituito da Antonio Carrarino, durante la costruzione del campanile.</Descrizione Breve></row>
<row _id="39"><Id>25</Id><Id Sorgente>4134179</Id Sorgente><Url>http://dati.regione.umbria.it/risorsa/attrattori/4134179</Url><Immagine>https://www.umbriatourism.it//documents/20126/309534/ChiesadiMariaSS.AssuntainCielo%281%29.jpg/2033a960-b81f-4986-421a-b1852b49d96e</Immagine><Municipio>Montegabbione</Municipio><Latitudine>42.9224411</Latitudine><Longitudine>12.091175099999987</Longitudine><Nome>Chiesa di Maria SS.Assunta in Cielo - Montegabbione</Nome><Descrizione>La chiesa di Maria SS.Assunta in Cielo ? l?attuale chiesa parrocchiale di Montegabbione.&amp;nbsp; &lt;br&gt; &lt;p&gt;Edificata a partire dal 1873, sorge in prosecuzione dell?antica cappella circolare e dell?annessa torre campanaria (forse un tempo facente parte del complesso del castello), ambedue in pietra viva, ed in parte poggia sull?antico cimitero (che ? stato portato fuori le mura nel 1864).&lt;/p&gt;&amp;nbsp; &lt;br&gt; In stile bizantino, ? stata decorata dagli artisti perugini Francesco Biscar?ni e Raffaele Angeletti. &lt;br&gt; All?interno vi sono tre altari, con mensa di pietra, in terracotta: l?altare maggiore, dedicato a Maria SS.ma Assunta in cielo; l?altare di S. Giuseppe, patrono del comune di Montegabbione e l?altare di Maria SS.ma.&amp;nbsp; &lt;br&gt; In fondo alla chiesa si trova la cantoria, sopraelevata, con un organo a mantice, opera di Nicomede Agati di Pistoia. Attigua alla chiesa parrocchiale vi sono la cappella del SS.mo Sacramento (gi? dedicata a S. Rita) e la sacrestia. &lt;br&gt; Accanto alla chiesa sorge attualmente un campanile in struttura di cemento, costruito negli anni cinquanta, in sostituzione del vecchio. &lt;p&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;[Fonte: www.comune.montegabbione.tr.it]&lt;/p&gt;</Descrizione><Abstract>Chiesa di Maria SS.Assunta in Cielo - Montegabbione</Abstract><Descrizione Breve>La chiesa di Maria SS.Assunta in Cielo ? l?attuale chiesa parrocchiale di Montegabbione.</Descrizione Breve></row>
<row _id="40"><Id>15</Id><Id Sorgente>4132078</Id Sorgente><Url>http://dati.regione.umbria.it/risorsa/attrattori/4132078</Url><Immagine>https://www.umbriatourism.it//documents/20126/317088/fabro3/1853578e-be8d-d9bc-764e-548feefc5ec4</Immagine><Municipio>Fabro</Municipio><Latitudine>42.8725104</Latitudine><Longitudine>12.016545400000041</Longitudine><Nome>Chiesa di San Martino - Fabro</Nome><Descrizione>In bella posizione panoramica, al centro di Fabro, si trova la chiesa di San Martino, intitolata al santo patrono dei cavalieri e dei viaggiatori.&lt;br&gt; Fu edificata nel XIX secolo. La piacevole facciata, realizzata in mattoni, ? coronata da una semplice sagomatura.&amp;nbsp; &lt;br&gt; Due lesene laterali riquadrano il fronte.&amp;nbsp; &lt;br&gt; L?interno della chiesa, molto semplice, ? a croce latina con unica navata ed abside semicircolare. Fra gli arredi va ricordato un bassorilievo ligneo del 1930 scolpito in Val Gardena e raffigurante San Martino.</Descrizione><Abstract>Chiesa di San Martino - Fabro</Abstract><Descrizione Breve>In bella posizione panoramica, al centro di Fabro, si trova la chiesa di San Martino, intitolata al santo patrono dei cavalieri e dei viaggiatori.</Descrizione Breve></row>
<row _id="41"><Id>55</Id><Id Sorgente>4137753</Id Sorgente><Url>http://dati.regione.umbria.it/risorsa/attrattori/4137753</Url><Immagine>https://www.umbriatourism.it//documents/20126/323169/santamariaassunta1/3e3c945c-560a-984e-66c0-5c14ef16f858</Immagine><Municipio>Giove</Municipio><Latitudine>42.509462</Latitudine><Longitudine>12.32496500000002</Longitudine><Nome>Chiesa di Santa Maria Assunta - Giove</Nome><Descrizione>La chiesa di Santa Maria Assunta, custodita all'interno delle mura cittadine, ? stata costruita nel 1740 e presenta una facciata armonica custodita fra due campanili.&lt;br&gt; Vi si conserva una tavola di interesse artistico con l'immagine della "Madonna Assunta". Il dipinto, secondo alcuni, ? opera di Niccol? Alunno, per altri di scuola dell'Alunno. L'organo, posto sopra la porta d'ingresso, presenta peculiari caratteristiche che ne fanno lo strumento pi? interessante, fra quelli di nuova costruzione, dell'intera provincia di Terni.</Descrizione><Abstract>Chiesa di Santa Maria Assunta - Giove</Abstract><Descrizione Breve>La chiesa di Santa Maria Assunta, custodita all'interno delle mura cittadine, ? stata costruita nel 1740 e presenta una facciata armonica custodita fra due campanili.</Descrizione Breve></row>
<row _id="42"><Id>64</Id><Id Sorgente>4492192</Id Sorgente><Url>http://dati.regione.umbria.it/risorsa/attrattori/4492192</Url><Immagine>https://www.umbriatourism.it//documents/20126/4492132/necropoli Lauscello.jpeg/b4c5f794-b72c-205c-d142-8feb0f8ae809</Immagine><Municipio>Castel Giorgio</Municipio><Latitudine>42.7078559</Latitudine><Longitudine>11.9795026</Longitudine><Nome>La Necropoli del Lauscello</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Vi proponiamo un emozionante viaggio nel tempo e nello spazio, a pochi chilometri da &lt;a href="https://www.umbriatourism.it/it/web/umbria/castel-giorgio" target="_blank"&gt;&lt;strong&gt;Castel Giorgio&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, al confine tra Umbria e Lazio, dove fanno capolino nella vegetazione &lt;strong&gt;decine di tombe risalenti al III e al IV secolo a. C.&lt;/strong&gt;, con tesori e misteri ancora da regalare.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Per raggiungere il sito potete partire da &lt;strong&gt;Castel Giorgio&lt;/strong&gt;, in provincia di Terni, percorrendo per circa quattro km la strada regionale 74 ter Maremmana fino alla localit? &lt;strong&gt;Casa Perazza&lt;/strong&gt;, e continuando lungo due rettifili; dopo meno di un chilometro, prima di una curva dove ? posizionato il cartello del km 91, imboccate un sentiero sulla destra, segnalato da pannelli dedicati agli escursionisti, che vi conduce su un tratto di un cammino ben pi? impegnativo, anch?esso da sperimentare: la traversata &lt;strong&gt;Orvieto-Bolsena&lt;/strong&gt;.&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Dopo poche centinaia di metri, nella vegetazione, appaiono di colpo alla vista gli ingressi squadrati delle &lt;strong&gt;tombe etrusche a camera scavate nel tufo&lt;/strong&gt;, che sono disposte a scacchiera una ogni cinque metri e si sviluppano nell?area per oltre 800 metri.&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Furono scoperte nel 1189 e a lungo depredate dai tombaroli, ma nell?ultima campagna di qualche anno fa, i &lt;strong&gt;sedici sepolcri scavati&lt;/strong&gt; (ma secondo gli studiosi sono diverse decine) hanno sorpreso gli archeologi della Soprintendenza dell?Umbria per i &lt;strong&gt;settanta preziosi reperti&lt;/strong&gt; affiorati dall?oblio, a testimonianza della quantit? dei manufatti e della loro raffinatezza, a dispetto del tempo e dei furti.&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Tra gli oggetti rinvenuti, un &lt;strong&gt;pistrice &lt;/strong&gt;? nella classicit? drago marino con la coda di serpente ? uno &lt;strong&gt;specchio&lt;/strong&gt;, un &lt;strong&gt;brucia profumo&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;vasellame&lt;/strong&gt; di varie dimensioni, attualmente custoditi nei depositi della Soprintendenza, in attesa di essere esposti.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;In tutto, le meravigliose ?memorie? etrusche rinvenute nelle tre campagne di scavo organizzate a partire dagli anni 90, sono circa 230.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Da segnalare anche la diversit? tra una tomba e l?altra: alcune presentano un &lt;em&gt;dromos &lt;/em&gt;(corridoio di varia lunghezza, scavato nel terreno o ricavato nel tufo, che conduce all?ingresso della sepoltura) lungo pochi metri, altre addirittura venti, altre ancora il tetto a finto cassettone.&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Volete provare ancora emozioni&lt;/strong&gt;?&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Oltrepassate la necropoli rimanendo sempre sullo stesso sentiero, e vedrete dall?alto le sfumature d?argento del lago di &lt;strong&gt;Bolsena&lt;/strong&gt;. Potrete anche toccare con mano, nei pressi, un tratto della &lt;strong&gt;Via Traiana Nova&lt;/strong&gt;, voluta dall?&lt;strong&gt;imperatore Traiano&lt;/strong&gt; nel 108 d. C., con i basoli irregolari di antica roccia eruttiva provenienti dal complesso vulcanico dei Monti Vulsini.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Informazioni e visite guidate&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt; Gruppo archeologico dell?Alfina, tel. +39 328 5424738&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/p&gt;</Descrizione><Abstract>La Necropoli del Lauscello</Abstract><Descrizione Breve>Un prezioso sepolcreto etrusco immerso nel bosco a pochi chilometri da Castel Giorgio, al confine tra Umbria e Lazio, dove fanno capolino nella vegetazione decine di tombe risalenti al III e al IV secolo a. C.</Descrizione Breve></row>
<row _id="43"><Id>63</Id><Id Sorgente>4457104</Id Sorgente><Url>http://dati.regione.umbria.it/risorsa/attrattori/4457104</Url><Immagine>https://www.umbriatourism.it//documents/20126/4457069/Necropoli Montecchio3.JPG/019ea23d-6447-966a-2bae-126a2a5b0b8f</Immagine><Municipio>Montecchio</Municipio><Latitudine>42.6626008</Latitudine><Longitudine>12.2872363889025</Longitudine><Nome>La necropoli del Vallone di San Lorenzo a Montecchio</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;La &lt;strong&gt;necropoli del Vallone di San Lorenzo&lt;/strong&gt;, a circa 5 km da &lt;a href="https://www.umbriatourism.it/it/web/umbria/montecchio" target="_blank"&gt;&lt;strong&gt;Montecchio&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, si estende in un luogo coperto da folti boschi di elci e da fitte ginepraie.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Potete lasciare l?auto a pochi minuti di cammino dalla prime tombe, nei pressi del &lt;strong&gt;Fosso di San Lorenzo&lt;/strong&gt;, affluente del Tevere: un territorio che in et? preromana era occupato da diversi villaggi di cui, quello pi? importante, si sviluppava sull?altura di Copio, che domina la zona.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;E mentre vi avviate verso la necropoli gi? vedrete biancheggiare in lontananza la &lt;strong&gt;pietra antica delle sepolture&lt;/strong&gt;, che contrasta con il verde circostante. Quelle che potete visitare sono &lt;strong&gt;cinquanta tombe a camera&lt;/strong&gt;, scavate direttamente nella roccia naturale, a cui ? possibile accedere attraverso un breve dromos, cio? un corridoio a cielo aperto.&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;I sepolcri si presentano con camere singole o doppie in cui il secondo ambiente, spesso di ridotte dimensioni, veniva destinato esclusivamente alla deposizione di oggetti di corredo. Nel primo vano invece era deposto il corpo del defunto.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Alcune tombe, a differenza delle altre, sono scavate nel terreno naturale e si trovano all?esterno delle camere principali, lungo i corridoi o in corrispondenza degli ingressi: si tratta di sepolture a fossa, destinate solo ai bambini.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Come spiega l?archeologo che guida la visita (solo su prenotazione) le prime notizie sul sito risalgono al 1855 ad opera dell?archeologo &lt;strong&gt;Domenico Golini &lt;/strong&gt;che esegu? accurati scavi ipotizzando nell?area l?esistenza di una vastissima necropoli.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Una visita all?&lt;strong&gt;Antiquarium comunale&lt;/strong&gt; nel piccolo borgo di &lt;strong&gt;Tenaglie&lt;/strong&gt;, una frazione di Montecchio da cui dista circa 3 km comunale, pu? aiutare a capire meglio com?erano la vita e la morte di quelle genti. Allineati nelle bacheche in buono stato di conservazione, potrete osservare i manufatti dei corredi maschili rinvenuti nei sepolcri e composti da spade, punte di lance in ferro e altri armi in metallo; accanto, quelli di ornamento femminile, come fermagli in metallo, anelli a spirale d?oro e d?argento per fermare i capelli, monili e contenitori per unguenti.&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Vi consigliamo di tornare presto all?Antiquarium perch? fra breve saranno esposti i materiali ritrovati nell?ultima campagna di scavo con al centro le vestigia di una tomba a edicola (cio? a forma di tempio) non scavata nel terreno naturale, ma costruita con grandi blocchi di travertino: una sepoltura completamente diversa da quelle fino ad oggi conosciute nel Vallone di San Lorenzo, che secondo gli archeologi apparteneva a un personaggio importante, forse un principe della zona.&amp;nbsp;&lt;br /&gt; Potrete cos? ammirare inediti oggetti in oro, bronzo e, in particolare, uno scettro presente in poche tombe etrusche, umbre e picene.&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Per informazioni&lt;/strong&gt;:&lt;br /&gt; Necropoli del Vallone di San Lorenzo, tel. +39 349 0642786&lt;br /&gt; Antiquarium comunale di Montecchio, Via del Barracano 1 Tenaglie, tel. +39 0744 951698&lt;br /&gt; Associazione Acqua, via G. Marconi 2 Porano (Tr), tel. +39 328 5430394&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/p&gt;</Descrizione><Abstract>La necropoli del Vallone di San Lorenzo a Montecchio</Abstract><Descrizione Breve>Una vastissima area sepolcrale della civilt? umbro-etrusca risalente al VI-IV sec. a.C. lungo le colline che digradano verso il Tevere. Un meraviglioso patrimonio archeologico che riserva inaspettate sorprese.</Descrizione Breve></row>
<row _id="44"><Id>19</Id><Id Sorgente>4132562</Id Sorgente><Url>http://dati.regione.umbria.it/risorsa/attrattori/4132562</Url><Immagine>https://www.umbriatourism.it//documents/20126/308489/Alviano_6.jpg/2dfb9c27-9459-64d7-2be6-5fa0d4663fb5</Immagine><Municipio>Alviano</Municipio><Latitudine>42.58798175</Latitudine><Longitudine>12.29574651530461</Longitudine><Nome>La Rocca di Alviano</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Rivivete l?appassionante storia dell?antico castello che domina su un?altura alla sinistra del Tevere, tra &lt;a href="https://www.umbriatourism.it/it_IT/-/orvieto"&gt;Orvieto &lt;/a&gt;e &lt;a href="https://www.umbriatourism.it/it_IT/-/amelia"&gt;Amelia&lt;/a&gt;.&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Il maniero, perfettamente restaurato, vi accoglie all?ingresso del borgo a cui ha dato origine e da qualsiasi punto lo ammirate, appare possente come un macigno e imbattibile come un capitano di ventura. Il suo principale artefice fu&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Bartolomeo d?Alviano&lt;/strong&gt;, grande guerriero, ma anche brillante architetto e uomo di cultura, conosciuto a quei tempi in tutta Europa.&amp;nbsp;&lt;br /&gt; Se volete conoscere la sua vita, visitate la fortezza e il centro di documentazione a lui dedicato. Ne scoprirete delle belle.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Sulle orme di conflitti, arte e capitani di ventura&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt; Il borgo di &lt;a href="https://www.umbriatourism.it/it_IT/-/alviano"&gt;&lt;strong&gt;Alviano&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, situato dentro una cerchia di colli erosi da calanchi, vive del suo castello, una pietra dell?uno ha creato nel tempo una pietra dell?altro. La prima, fra tutte, la pose il capostipite della casata: il conte &lt;strong&gt;Offredo&lt;/strong&gt;, amico dell?imperatore del Sacro romano impero, &lt;strong&gt;Ottone III&lt;/strong&gt;. Correva l?anno 996. Quel primo fortilizio segn? l?inizio della ?nostra? storia.&lt;br /&gt; Prima di entrare nel castello, fate attenzione allo stemma posto al suo ingresso, raffigurante il &lt;strong&gt;leone della gogna&lt;/strong&gt; e la &lt;strong&gt;testa di medusa&lt;/strong&gt;: ? il simbolo della potente famiglia che tenne la fortezza fino al 1308, anno in cui fu cacciata dai ghibellini amerini.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt; Ma gli Alviano, proprio come leoni, rientrarono in possesso della propriet? grazie a un altro combattente della loro genia, &lt;strong&gt;Francesco&lt;/strong&gt;, il quale ne fece la propria residenza, che per? non ebbe lunga vita: i &lt;strong&gt;Chiaravalle&lt;/strong&gt;, potente famiglia ghibellina di &lt;a href="https://www.umbriatourism.it/it_IT/-/todi"&gt;&lt;strong&gt;Todi&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, ne decretarono la sua distruzione.&amp;nbsp;&lt;br /&gt; Il poderoso maniero che vedete oggi si deve al figlio di Francesco d?Alviano, &lt;strong&gt;Bartolomeo&lt;/strong&gt;, il ?nostro? &lt;strong&gt;capitano di ventura&lt;/strong&gt;, esperto architetto militare.&amp;nbsp;&lt;br /&gt; Il grandioso castello a pianta quadrata con torri angolari venne da lui edificato nel 1495 come una sontuosa ed elegante residenza baronale, equipaggiata nei punti strategici di corpi di difesa, secondo le regole dell?architettura militare ideata da Leon Battista Alberti.&lt;br /&gt; Rimarrete piacevolmente sorpresi dal bel cortile rinascimentale della fortezza, che si presenta con doppio loggiato e su cui affacciano ambienti di pregio con alcune sale decorate da &lt;strong&gt;Giovanni Antonio de? Sacchis&lt;/strong&gt; detto il &lt;strong&gt;Pordenone &lt;/strong&gt;(dalla citt? dove il pittore nacque verosimilmente nel 1483-84).&amp;nbsp;&lt;br /&gt; Non perdete la visita alla &lt;strong&gt;cappella di San Francesco &lt;/strong&gt;con una serie di affreschi del Seicento, tra cui il &lt;strong&gt;Miracolo di San Francesco e le rondini&lt;/strong&gt;, avvenuto nel 1212 proprio ad Alviano. Secondo i Fioretti, infatti, il Santo fece tacere il garrire delle rondini, che disturbava la predica.&amp;nbsp;&lt;br /&gt; Tra le figure dipinte, spunta anche il volto di una donna, la committente di quegli affreschi. ? &lt;strong&gt;Olimpia Pamphili Maidalchini&lt;/strong&gt;, cognata di papa Innocenzo X, che nel 1654 acquist? all?asta il castello. Era infatti accaduto che - dopo un passaggio secolare in cui nel 1500 il figlio di Bartolomeo, &lt;strong&gt;Bernardino&lt;/strong&gt;, esperto fonditore, trasform? la fortezza in una fonderia di cannoni tra le pi? importanti dell?Umbria ? la famiglia degli Alviano si estinse per mancanza di eredi maschi perdendo il feudo.&lt;br /&gt; In seguito, per discendenza, la fortezza fu ereditata nel 1816 dal principe &lt;strong&gt;don Andrea II Doria Pamphilj Landi&lt;/strong&gt;. Oggi ? di propriet? del Comune.&lt;br /&gt; Sono pagine e pagine di storia che trasudano dalle mura del maniero, ancora oggi fulcro pulsante della comunit?. Ve ne accorgerete esplorando le sue sale.&lt;br /&gt; Il piano nobile della struttura ospita il municipio dove, nella sala consiliare, troneggia il quadro con il volto di Bartolomeo, opera contemporanea che riproduce le reali fattezze del nostro capitano di ventura, tratte da una moneta del Cinquecento coniata dalla Repubblica di Venezia di cui il condottiero era al soldo.&lt;br /&gt; Nel piano seminterrato potete visitare due esposizioni: il &lt;strong&gt;Museo della Civilt? Contadina&lt;/strong&gt;, la terra e lo strumento, che racconta attraverso oltre mille oggetti appartenuti a famiglie locali tra la fine del XIX secolo e il dopoguerra, la produzione del vino e dell?olio, la lavorazione della canapa e del frumento, l?attivit? della pesca, la cura degli animali da cortile e l?allevamento dei bovini e suini; il &lt;strong&gt;Centro di Documentazione Bartolomeo d'Alviano e Capitani di Ventura Umbri &lt;/strong&gt;dove grazie a strumenti multimediali potrete ripercorrere le imprese del grande condottiero tra cui tre importanti battaglie tra la fine del ?400 e l'inizio del ?500: &lt;strong&gt;Marignano&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Agnadello &lt;/strong&gt;e &lt;strong&gt;Garigliano&lt;/strong&gt;.&amp;nbsp;&lt;br /&gt; Di notevole rilievo, l?equipaggiamento tipico del Capitano di ventura, con la ricostruzione di armi e armature dell?epoca.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Per informazioni&lt;/strong&gt;:&lt;br /&gt; &lt;a href="http://www.castellodialviano.com/"&gt;www.castellodialviano.com&amp;nbsp;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt; Societ? cooperativa Lympha, tel. + 39 333 7576283&lt;/p&gt;</Descrizione><Abstract>La Rocca di Alviano</Abstract><Descrizione Breve>Rivivete l?appassionante storia dell?antico castello che domina su un?altura alla sinistra del Tevere, tra Orvieto e Amelia.</Descrizione Breve></row>
<row _id="45"><Id>61</Id><Id Sorgente>4137888</Id Sorgente><Url>http://dati.regione.umbria.it/risorsa/attrattori/4137888</Url><Immagine>https://www.umbriatourism.it//documents/20126/322200/Orvieto_Museo-Emilio_Greco%281%29.jpg/b2e8cb03-11e7-d522-4d8a-e0abc6ec08e0</Immagine><Municipio>Orvieto</Municipio><Latitudine>42.7185068</Latitudine><Longitudine>12.110744599999975</Longitudine><Nome>Museo Emilio Greco - Orvieto</Nome><Descrizione>Situato sulla Piazza del Duomo di Orvieto, sulla destra della Cattedrale e nella sua immediata prossimit?, Palazzo Soliano ? la pi? vasta e imponente delle residenze pontificie orvietane. &lt;br&gt; Fu costruita su sollecitazione di papa Bonifacio VIII Caetani (1294-1303).Gi? sede storica del Museo dell'Opera del Duomo, dal settembre 2008 ? tornato al centro del percorso espositivo del MODO, di cui rappresenta il punto di avvio, per ospitare nel piano terra la collezione Emilio Greco (1913-1995), donata dall'artista alla citt? di Orvieto, alla quale era legato artisticamente e umanamente. Dal 1970, infatti, i maestosi portali medievali della cattedrale accolgono le grandi ante bronzee realizzate da Greco tra il 1962 e il 1964. Con questa straordinaria testimonianza di rinnovamento dell'arte sacra del secondo Novecento, prende l'avvio il percorso verso le pi? famose icone della raccolta dell'Opera del Duomo nei Palazzi Papali. Le opere esposte nei suggestivi ambienti di Palazzo Soliano vanno dal 1947 &lt;br&gt; al 1990 e segnano le tappe pi? significative della carriera dell'artista siciliano: dal Lottatore, esposto a Londra in occasione delle Olimpiadi del 1948, al famoso calco in gesso del Monumento a papa Giovanni XXIII realizzato tra 1965 e il 1967.</Descrizione><Abstract>Museo Emilio Greco - Orvieto</Abstract><Descrizione Breve>Situato sulla Piazza del Duomo di Orvieto, sulla destra della Cattedrale e nella sua immediata prossimit?, Palazzo Soliano ? la pi? vasta e imponente delle residenze pontificie orvietane.</Descrizione Breve></row>
<row _id="46"><Id>50</Id><Id Sorgente>4136892</Id Sorgente><Url>http://dati.regione.umbria.it/risorsa/attrattori/4136892</Url><Immagine>https://www.umbriatourism.it//documents/20126/316739/museodell%27appenninoumbro.1.jpg/5d944291-a682-4dbf-25af-6ce8e3cf9ad9</Immagine><Municipio>Parrano</Municipio><Latitudine>42.5834384</Latitudine><Longitudine>12.844417600000043</Longitudine><Nome>Museo - Laboratorio dell'Appennino Umbro</Nome><Descrizione>Il museo si trova nel centro storico di Polino, all?interno della rocca. &lt;br&gt; Il piccolo borgo, situato nell?area meridionale dell?Umbria, si erge maestoso tra il monte Petano ed il monte Pelosa a confine con la provincia di Rieti. La rocca di Polino fu fondata nel XII secolo dalla famiglia Polini. Dell?originario sistema difensivo a doppia cinta muraria rimane solamente la struttura con un impianto poligonale arricchita da due gruppi di torri di forma cilindrica diametralmente opposte. Il museo-laboratorio offre l?opportunit? di comprendere, attraverso plastici interattivi ed altri sistemi multimediali, la storia evolutiva dell?Appennino Umbro.E? consigliabile estendere la visita al piccolo borgo medievale e al territorio circostante: uscendo dall?abitato, si pu? ammirare un vasto panorama che spazia a sud-est verso Greccio, il lago di Piediluco, Rieti e Leonessa, a nord-est verso Monteleone di Spoleto, a nord verso il Salto del Ciedo con i magnifici monte Aspra e monte Coscerno con la possibilit? di dominare con lo sguardo quasi tutta la Valnerina. La visita al museo-laboratorio di Polino ? un viaggio di scoperta nel ?sotto? (la geologia) e nel ?sopra? (la vegetazione, la fauna e il paesaggio) dell?Appennino Umbro. Questo viaggio si riflette anche nella struttura fisica del museo i cui due piani ospitano rispettivamente i temi legati alla geologia/paleontologia e alle scienze naturali. Una serie di temi correlabili con questi, ma dotati di una loro autonomia, sono invece ospitati al primo piano del palazzo Castelli, dove insieme alla reception e il bookshop, una grande foto aerea della zona e un plastico con curve di livello, permette al visitatore di orientarsi e familiarizzare subito con la struttura di questo vero e proprio parco scientifico. Nel palazzo ? ospitato anche il laboratorio didattico, per lo studio e la classificazione delle ammoniti. A poca distanza dal borgo di Polino una piccola cava di pietra prolunga l?esperienza museale con un?attivit? pratica. Il museo ? stato recentemente ampliato ed ? stato aperto un infopoint denominato La finestra sul Nera. Con l?aiuto di apposito personale, i visitatori possono imparare a cercare e ad estrarre dalla roccia le ammoniti fossili che potranno essere separati dalla matrice rocciosa utilizzando strumenti analoghi a quelli impiegati dai paleontologi.</Descrizione><Abstract>Museo - Laboratorio dell'Appennino Umbro</Abstract><Descrizione Breve>Il museo si trova nel centro storico di Polino, all?interno della rocca.</Descrizione Breve></row>
<row _id="47"><Id>36</Id><Id Sorgente>4134839</Id Sorgente><Url>http://dati.regione.umbria.it/risorsa/attrattori/4134839</Url><Immagine>https://www.umbriatourism.it//documents/20126/327461/ovopinto/92d08075-f9ec-b19e-e66b-00b4450f9dff</Immagine><Municipio>Baschi</Municipio><Latitudine>42.7118251</Latitudine><Longitudine>12.281919199999948</Longitudine><Nome>Museo dell'Ovo Pinto a Civitella del Lago</Nome><Descrizione>Un museo unico al mondo che raccoglie migliaia di uova dipinte e scolpite, opere frutto della Mostra Concorso Nazionale "OVO PINTO" nata nel 1982, a Civitella del Lago, dalla geniale intuizione di Bernardini Anacleto, presidente di un'Associazione Culturale giovanile.&lt;br&gt; &lt;p&gt;Dipingere le uova durante il periodo pasquale ? un?antichissima usanza, molto diffusa in Europa e soprattutto nel centro Italia: le uova si coloravano utilizzando colori naturali derivati da infusi di fiori, erbe, cipolle ed altro.&lt;br&gt; Dal 1982, da Pasqua al 1? maggio, viene organizzata quindi la Mostra Concorso Nazionale Ovo Pinto, aperta a tutti, professionisti e non, che vogliono esprimere la propria creativit?. Molti artisti, nei vari concorsi, si sono cimentati a trovare nuove forme e tecniche che stupiscono ogni anno l?immaginazione.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Nel 2005 a Civitella del Lago ? stato aperto al pubblico questo&amp;nbsp;originale&amp;nbsp;Museo,&amp;nbsp;in cui sono esposte, dipinte o scolpite, migliaia di uova di tutte le specie animali.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Per maggiori informazioni:&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;a href="http://www.turismobaschi.it/ita/6/arte-e-cultura/2/museo-dellovo-pinto"&gt;http://www.turismobaschi.it/&lt;/a&gt;&lt;br&gt; &lt;a href="http://www.ovopinto.it/"&gt;http://www.ovopinto.it/&lt;/a&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</Descrizione><Abstract>Museo dell'Ovo Pinto a Civitella del Lago</Abstract><Descrizione Breve>Un museo unico al mondo che raccoglie migliaia di uova dipinte e scolpite, opere frutto della Mostra Concorso Nazionale "OVO PINTO" nata nel 1982, a Civitella del Lago, dalla geniale intuizione di Bernardini Anacleto, presidente di un'Associazione Culturale giovanile.</Descrizione Breve></row>
<row _id="48"><Id>66</Id><Id Sorgente>4541602</Id Sorgente><Url>http://dati.regione.umbria.it/risorsa/attrattori/4541602</Url><Immagine>https://www.umbriatourism.it//documents/20126/4541504/aironi bianchi.JPG/4b4a21b8-100a-ee8d-8cb1-1f5c824ae510</Immagine><Municipio>Alviano</Municipio><Latitudine>42.60598815</Latitudine><Longitudine>12.250411074556187</Longitudine><Nome>Oasi di Alviano</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;L?&lt;strong&gt;Oasi di Alviano&lt;/strong&gt; ? una delle aree umide pi? importanti dell?Italia centrale, uno scrigno di biodiversit? unico.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Compresa tra i comuni di &lt;a href="https://www.umbriatourism.it/it/alviano" target="_blank"&gt;&lt;strong&gt;Alviano&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, &lt;a href="https://www.umbriatourism.it/it/guardea" target="_blank"&gt;&lt;strong&gt;Guardea&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, &lt;strong&gt;&lt;a href="https://www.umbriatourism.it/it/montecchio" target="_blank"&gt;Montecchio&lt;/a&gt; &lt;/strong&gt;e &lt;strong&gt;Civitella d?Agliano&lt;/strong&gt;, al confine tra &lt;strong&gt;Lazio&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Umbria&lt;/strong&gt;, nasce per tutelare un angolo di Tevere a suo tempo modificato e trasformato da parte dell?uomo. La Riserva ? parte del &lt;a href="https://www.umbriatourism.it/it/web/umbria/-/parco-fluviale-del-tevere" target="_blank"&gt;&lt;strong&gt;Parco fluviale del Tevere&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; e comprende tutti gli ambienti tipici delle zone umide ad acqua dolce e custodisce ambienti scomparsi da oltre un secolo.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Ha una estensione complessiva di circa &lt;strong&gt;900 ettari&lt;/strong&gt;, suddivisa in una superficie paludosa di circa 500 ha e oltre 300 ha di bosco igrofilo, oltre a prati umidi e stagni. Grazie alla diversificazione degli ambienti l?oasi ? abitata da oltre &lt;strong&gt;200 specie di uccelli&lt;/strong&gt;, sia migratorie che stanziali, tra le quali si annoverano: la&amp;nbsp;&lt;strong&gt;folaga&lt;/strong&gt;, il &lt;strong&gt;falco di palude&lt;/strong&gt;, il &lt;strong&gt;martin pescatore&lt;/strong&gt;, lo &lt;strong&gt;svasso&lt;/strong&gt; e numerose anatre.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;L'&lt;strong&gt;Oasi di Alviano&lt;/strong&gt;, oltre a essere una fondamentale zona di sosta durante il passaggio migratorio, ? anche un sito di particolare interesse per la nidificazione. In particolare ospita &lt;strong&gt;una delle pi? importanti garzaie d?Italia&lt;/strong&gt;, in cui nidificano l?&lt;strong&gt;airone guardabuoi&lt;/strong&gt;, la &lt;strong&gt;nitticora&lt;/strong&gt;, l?&lt;strong&gt;airone&lt;/strong&gt; &lt;strong&gt;cenerino&lt;/strong&gt;, la &lt;strong&gt;garzetta &lt;/strong&gt;e la sgarza ciuffetto con un totale di oltre 200 nidi. Tra i mammiferi, abitano l?Oasi la &lt;strong&gt;volpe&lt;/strong&gt;, il &lt;strong&gt;tasso&lt;/strong&gt;, l?&lt;strong&gt;istrice&lt;/strong&gt;, il &lt;strong&gt;riccio&lt;/strong&gt;, la &lt;strong&gt;martora &lt;/strong&gt;e lo &lt;strong&gt;scoiattolo europeo&lt;/strong&gt; e il raro &lt;strong&gt;gatto selvatico&lt;/strong&gt;. Importante la presenza di numerosi anfibi tra i quali troviamo la &lt;strong&gt;rana verde&lt;/strong&gt;, la &lt;strong&gt;rana &amp;nbsp;dalmatina&lt;/strong&gt;, il &lt;strong&gt;tritone punteggiato&lt;/strong&gt; e il &lt;strong&gt;tritone crestato&lt;/strong&gt;. Tra i rettili, si annovera la presenza della &lt;strong&gt;biscia dal collare&lt;/strong&gt;, del &lt;strong&gt;cervone&lt;/strong&gt;, del &lt;strong&gt;biacco &lt;/strong&gt;e dell?elusivo &lt;strong&gt;orbettino&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;L?Oasi ? ben attrezzata con capanni per il &lt;a href="https://www.umbriatourism.it/it/web/umbria/-/birdwatching-all-oasi-wwf-lago-di-alviano" target="_blank"&gt;&lt;strong&gt;birdwatching&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&amp;nbsp;e per la &lt;strong&gt;fotografia naturalistica&lt;/strong&gt;, con una torretta e un?aula all?aperto, proprio in mezzo alla palude, per un totale di 12 strutture, compreso un laboratorio didattico per le scuole.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Due i sentieri immersi nella natura. Il primo (&lt;strong&gt;Sentiero natura principale&lt;/strong&gt;), lungo 1,5 km ad anello, costeggia in parte la palude per poi addentrarsi nel bosco igrofilo ed ? accessibile a tutti. Il secondo &lt;strong&gt;Sentiero Vecchio&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;? lungo 3,5 km, si snoda lungo il corso del fiume Tevere all?interno del bosco igrofilo e consente un approccio pi? selvaggio alla riserva. ? possibile unire i due sentieri e percorrere un giro di circa 7 km.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;L?&lt;strong&gt;Oasi di Alviano &lt;/strong&gt;? tutto questo e molto altro, ma ? innanzi tutto un luogo bellissimo, dove poter trascorrere una giornata serena, un luogo dove immergersi e perdersi nelle bellezze della natura in cui ogni scorcio regala emozioni ed esperienze indimenticabili.&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;L?Oasi ? aperta la &lt;strong&gt;domenica &lt;/strong&gt;e i &lt;strong&gt;festivi &lt;/strong&gt;dalle 10.00 a un?ora prima del tramonto dal 1 Settembre al 3 giugno.&amp;nbsp;&lt;br /&gt; Per visite al di fuori dei giorni e degli orari sopra indicati occorre prenotare al +39 333 7576283.&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Per le scolaresche e i gruppi organizzati di almeno 15 persone ? possibile prenotare una visita guidata in qualsiasi giorno. La durata della visita ? di circa due ore e mezza.&lt;br /&gt; L?Oasi ? chiusa il &lt;strong&gt;24&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;25 &lt;/strong&gt;e &lt;strong&gt;26 Dicembre&lt;/strong&gt; e il &lt;strong&gt;1&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;6 Gennaio&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;L?area ? dotata di bar, servizi igienici e un?area pic-nic. Nelle immediate vicinanze ci sono anche due ristoranti.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Per informazioni&lt;/strong&gt;:&lt;br /&gt; &lt;a href="http://www.oasidialviano.org/" target="_blank"&gt;www.oasidialviano.org&lt;/a&gt; - lagodialviano@wwf.it&lt;/p&gt;</Descrizione><Abstract>Oasi di Alviano</Abstract><Descrizione Breve>Una delle Oasi pi? grandi del WWF, luogo dalla bellezza romantica, simbolo di qualit? ambientale e di biodiversit?.</Descrizione Breve></row>
<row _id="49"><Id>53</Id><Id Sorgente>4137431</Id Sorgente><Url>http://dati.regione.umbria.it/risorsa/attrattori/4137431</Url><Immagine>https://www.umbriatourism.it//documents/20126/320122/palazzoBaldeschi1.jpg/01191103-aafb-00a1-76eb-37009b1dd181</Immagine><Municipio>Parrano</Municipio><Latitudine>43.0279889</Latitudine><Longitudine>12.060402999999951</Longitudine><Nome>Palazzo Baldeschi ? Museo Banca della Memoria del Trasimeno</Nome><Descrizione>Palazzo Baldeschi sorge all?interno del piccolo borgo di Paciano. &lt;br&gt; Venne costruito nel XVII secolo integrando tra loro numerose case-torri del quartiere e fu restaurato nel 1461 e nel 1477. &lt;br&gt; La struttura si presenta semplice e composta caratterizzata com?? dalla prevalenza del cotto e della pietra arenaria.&lt;br&gt; Sul portone principale campeggia uno stemma in travertino, mentre all?interno degno di nota ? un grande scalone attribuito al Vignola. &lt;br&gt; Il palazzo ospita al suo interno "TrasiMemo", la Banca della Memoria del Trasimeno: un progetto che mira a tutelare il patrimonio culturale del territorio del lago e della sua comunit?. &lt;br&gt; Uno spazio in cui costruire e resituire la memoria sui saperi del lavoro artigianale, agricolo ed enogastronomico, documentandone i processi culturali, le pratiche e i contesti sociali. &lt;br&gt; ? un museo con laboratori ed eventi, sui temi del legno, ferro e metalli, tessile e cotto del Trasimeno.&amp;nbsp;</Descrizione><Abstract>Palazzo Baldeschi ? Museo Banca della Memoria del Trasimeno</Abstract><Descrizione Breve>Palazzo Baldeschi sorge all?interno del piccolo borgo di Paciano.</Descrizione Breve></row>
<row _id="50"><Id>16</Id><Id Sorgente>4132163</Id Sorgente><Url>http://dati.regione.umbria.it/risorsa/attrattori/4132163</Url><Immagine>https://www.umbriatourism.it//documents/20126/307327/PalazzodellaCorgna1/139837c4-ec17-6728-6739-33b143c23a63</Immagine><Municipio>Citt? della Pieve</Municipio><Latitudine>42.9477738</Latitudine><Longitudine>12.003295699999967</Longitudine><Nome>Palazzo della Corgna - Citt? della Pieve</Nome><Descrizione>Palazzo della Corgna ? certamente la pi? rilevante delle dimore signorili di Citt? della Pieve.&amp;nbsp; &lt;br&gt; Fu edificato al centro del paese, in piazza Gramsci, di fronte alla chiesa Cattedrale, specchio delle fortune politiche ed economiche legate alla famiglia. I lavori di costruzione del palazzo iniziarono intorno agli anni cinquanta, sessanta del XVI secolo diretti dall?architetto perugino Galeazzo Alessi su commissione di Ascanio della Corgna, inglobando la palazzina di caccia appartenuta alla famiglia Baglioni, a sua volta ricavata da antiche case torri medioevali.Ascanio, nel 1550, era stato nominato dallo zio Giulio II governatore perpetuo di Castel della Pieve, antico nome di Citt? della Pieve, e riusc? a mantenere il palazzo fino al 1571, anno della sua morte. Dalle fonti sappiamo che era anche dotato di un bellissimo giardino, di cui oggi poco rimane. Attualmente di propriet? municipale, ? stato restaurato sia nella struttura edilizia che nell?apparato decorativo. Tutte le decorazioni a rilievo della facciata sono realizzate in pietra serena e mostrano evidenti segni di degrado, essendo questo materiale molto poco resistente agli agenti esterni. All?interno sia le volte delle sale che quelle delle scale sono coperte da affreschi. Al primo piano, in cui si trovano gli ambienti di rappresentanza e l?appartamento di Ascanio della Corgna, le volte sono affrescate da Niccol? Circignani detto il Pomarancio raffiguranti il Concerto di Muse e datati al 1564. Il piano terra, invece, che fungeva da parte ?segreta? del palazzo, di solito usata come luogo di svago intellettuale, si pensa affrescata da Salvio Savini che vi dipinse un Convito degli Dei. Attualmente il palazzo insieme all'oratorio di Santa Maria dei Bianchi, alla chiesa di San Pietro e alla chiesa di Santa Maria dei Servi fa parte del Circuito Museale Aperto cittadino. All'interno del palazzo ha sede la biblioteca comunale "Francesco Melosio".</Descrizione><Abstract>Palazzo della Corgna - Citt? della Pieve</Abstract><Descrizione Breve>Palazzo della Corgna ? certamente la pi? rilevante delle dimore signorili di Citt? della Pieve.</Descrizione Breve></row>
<row _id="51"><Id>54</Id><Id Sorgente>4137719</Id Sorgente><Url>http://dati.regione.umbria.it/risorsa/attrattori/4137719</Url><Immagine>https://www.umbriatourism.it//documents/20126/323734/PalazzoDucale1/a962a481-0c7f-be97-3898-ab1eedb3aab5</Immagine><Municipio>Giove</Municipio><Latitudine>42.551054012071276</Latitudine><Longitudine>12.353634085289794</Longitudine><Nome>Palazzo Ducale - Giove</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il Castello di Giove, cos? come lo conosciamo oggi, ? il risultato dell'opera di restauro iniziata dalla famiglia Farnese nel XVI secolo e continuata dai duchi Ciriaco e Asdrubale Mattei, su quella che era una fortificazione medievale a scopo difensivo.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;La trasformazione da fortificazione a Palazzo Ducale fu eseguita su consiglio dell'architetto orvietano Ippolito Scalza. L'edificio si compone di due parti: una a nord, che si sviluppa su sei piani di altezza e nella quale si trova l'ingresso principale, e l'altra a sud, pi? antica e caratterizzata da tre piani e un torrione a pianta circolare.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;L'ingresso ? costituito da un portale di travertino bugnato attraverso il quale si entra in un vasto androne decorato da colonne doriche. Sulla destra, una rampa a spirale conduceva le carrozze alla loggia del palazzo dalla quale si poteva ammirare lo splendido panorama della Valle del Tevere, per poi percorrere un corridoio a portico che conduceva agli appartamenti. Verso est il castello ? caratterizzato dalla presenza di un ampio mastio, cio? un'alta torre fortificata, coronata da un attico con cornice merlata del tipo ghibellino, aggettante su beccatelli. Il terzo piano ? caratterizzato da sfarzosi saloni, i cui soffitti sono decorati con affreschi di argomento mitologico della Scuola bolognese e ferrarese, mentre i dipinti sono attribuiti a Domenico Zampieri detto il Domenichino (1581-1641), a Paolo Caliari detto il Veronese (1528-88) e a Orazio Alfani ( 1510-83). Al quarto piano si trovano alcune stanze adibite a prigione, con celle di isolamento e un trabocchetto dove venivano fatti precipitare i condannati. Nelle facciate si aprono 365 finestre, una per ogni giorno dell'anno.&lt;/p&gt;</Descrizione><Abstract>Palazzo Ducale - Giove</Abstract><Descrizione Breve>Il Castello di Giove, cos? come lo conosciamo oggi, ? il risultato dell'opera di restauro iniziata dalla famiglia Farnese nel XVI secolo e continuata dai duchi Ciriaco e Asdrubale Mattei, su quella che era una fortificazione medievale a scopo difensivo.</Descrizione Breve></row>
<row _id="52"><Id>43</Id><Id Sorgente>4136329</Id Sorgente><Url>http://dati.regione.umbria.it/risorsa/attrattori/4136329</Url><Immagine>https://www.umbriatourism.it//documents/20126/320707/PalazzoFarneseRidolfi5ok.jpg/f6e6f292-53c1-ef19-30e0-bfe60049cae8</Immagine><Municipio>Lugnano in Taverina</Municipio><Latitudine>42.575190627231244</Latitudine><Longitudine>12.332071715473873</Longitudine><Nome>Palazzo Pennone - Lugnano in Teverina</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;L'edificio, curiosamente tagliato in due dalla Galleria omonima, ha pianta rattangolare e si articola su tre piani.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Gli angoli del Palazzo, le balaustre ed il bugnato dei portali sono realizzati in travertino. L'edificio e' noto come Palazzo Ridolfi-Farnese, cardinali governatori di Lugnano.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Il nome Pennone sembra far riferimento all'immagine suggestiva del pennone di una nave, come punto piu' alto di Lugnano il palazzo svetta imponente sul borgo.&lt;br /&gt; E' stato costruito intorno al 1650, probabilmente sul sito dell'antico palazzo comunale, la Chiesa di San Pietro e la Cancelleria. In realta' il nome deriva da Antonio Pennoni, primo proprietario o committente del Palazzo. Divenne successivamente proprieta' della famiglia Vannicelli, della quale conserva, sopra il pozzo, uno stemma in ferro battuto. Fino al secolo XVIII e' stato dimora del Governatore della Sede Apostolica, quindi vicendevolmente granaio, mulino centro di allevamento di bachi da seta, fino a cadere in completo disuso. Recentemente ristrutturato, e' oggi sede del Comune.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;br /&gt; Fonte:www.turismolugnanointeverina.it&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</Descrizione><Abstract>Palazzo Pennone - Lugnano in Teverina</Abstract><Descrizione Breve>L'edificio, curiosamente tagliato in due dalla Galleria omonima, ha pianta rattangolare e si articola su tre piani.</Descrizione Breve></row>
<row _id="53"><Id>1</Id><Id Sorgente>2959161</Id Sorgente><Url>http://dati.regione.umbria.it/risorsa/attrattori/2959161</Url><Immagine>https://www.umbriatourism.it//documents/20126/324689/allerona4/694b1c66-8229-773c-92fb-9101f40ecc65</Immagine><Municipio>Allerona</Municipio><Latitudine>42.8193841</Latitudine><Longitudine>11.9099452</Longitudine><Nome>Parco di Villalba</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Area boschiva di oltre 20 ha. situata ad un'altitudine fra i 600 ed i 700 metri, ?&amp;nbsp;stata destinata dalla Comunit? Montana a parco attrezzato.&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;L'area, situata al confine con la Riserva Naturale di Monte Rufeno e all'interno della vasta foresta demaniale della &lt;strong&gt;Selva di Meana&lt;/strong&gt; presenta caratteristiche di elevato pregio dal punto di vista ambientale ed ? ricompresa in una vasta area destinata a Parco Interregionale.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;I boschi, avviati ad alto fusto, sono caratterizzati prevalentemente dalla presenza di specie quercine, con altre specie sporadiche o rare, ma comunque significative quali aceri, frassini, faggi e castagni. Tra gli arbusti ? possibile annoverare la rara frassinella, mentre si segnalano numerose orchidee selvatiche, di cui sono state censite oltre trenta specie diverse proprio all'interno del parco.&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Ricca anche la fauna con la presenza di ungulati, predominante quella del cinghiale, ma significative anche quelle di daini e caprioli, numerosi sono poi i rapaci.&lt;/p&gt;</Descrizione><Abstract>Parco di Villalba</Abstract><Descrizione Breve>Area boschiva di oltre 20 ha. situata ad un'altitudine fra i 600 ed i 700 metri ed ? stata destinata dalla Comunit? Montana a parco attrezzato.</Descrizione Breve></row>
<row _id="54"><Id>8</Id><Id Sorgente>4129836</Id Sorgente><Url>http://dati.regione.umbria.it/risorsa/attrattori/4129836</Url><Immagine>https://www.umbriatourism.it//documents/20126/315787/presepe1.jpg/7ca1e26d-a681-53d8-d07e-0b44cf87a483</Immagine><Municipio>Penna in Teverina</Municipio><Latitudine>42.4933212</Latitudine><Longitudine>12.354819399999997</Longitudine><Nome>Presepe de la Penna</Nome><Descrizione>Il presepe si trova in Piazza San Valentino al n. 31, vicino alla Chiesa Parrocchiale e al suo ingresso ? stato realizzato un magnifico portone, sulle cui ante sono visibili i re Magi e la Nativit?. &lt;br&gt; &lt;p&gt;Scendendo alcuni gradini ricoperti di vecchi mattoni prodotti da antiche fornaci e contornati da pareti di roccia calcarea, si ha l'idea di entrare in un ambiente antico e suggestivo e&amp;nbsp;il visitatore, durante tutta la sua visita, viene accompagnato da una melodiosa colonna sonora scritta da Riccardo Cocciante (cantautore e regista), e dalla voce narrante di Alberto Lori.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Ecco alcuni dati che dimostrano la straordinariet? del Presepe:&lt;br&gt; Il presepe consta di circa 30mq di base con un camminamento per l?osservazione dell?opera che raggiunge i 40 mq; le statuine in movimento sono circa 140; in due punti diversi sono visibili i Re Magi su cammelli; tre sono i percorsi di acqua e mare con 300 lt. di acqua comprensivi di un magnifico scenario di nebbia; vera neve sulle montagne; la pioggia; gli effetti speciali di luci; 512 stelle nella costellazione fissata al 25 dicembre dove si notano la stella del sud e il piccolo e il grande carro.&lt;br&gt; Al Presepe della Penna sono stati attribuiti riconoscimenti alle mostre Presepiali a cui a partecipato e precisamente, alla rassegna Internazionale del Presepe di Verona nel 2007 e quelle di Citt? di Castello del 2011 e 2012.&amp;nbsp;&lt;a href="http://www.presepepenna.it/modulo/home/"&gt;&lt;strong&gt;www.presepepenna.it&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</Descrizione><Abstract>Presepe de la Penna</Abstract><Descrizione Breve>Il presepe si trova in Piazza San Valentino al n.31, vicino alla Chiesa Parrocchiale ed al suo ingresso ? stato realizzato un magnifico portone, sulle cui ante sono visibili i re Magi e la Nativit?.</Descrizione Breve></row>
<row _id="55"><Id>5</Id><Id Sorgente>2965870</Id Sorgente><Url>http://dati.regione.umbria.it/risorsa/attrattori/2965870</Url><Immagine>https://www.umbriatourism.it//documents/20126/317413/RiservaMontePeglia2.jpg/0ed53e1f-0da0-0fb5-c2dc-6d4d5b15ae4e</Immagine><Municipio>San Venanzo</Municipio><Latitudine>42.8177952</Latitudine><Longitudine>12.2094685</Longitudine><Nome>Riserva Mondiale della Biosfera Unesco del Monte Peglia</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;La Riserva Naturale del Monte Peglia si trova nel ternano, racchiusa tra i bacini fluviali del fiume &lt;a href="https://www.umbriatourism.it/it_IT/-/parco-fluviale-del-teve-1"&gt;Tevere&lt;/a&gt;, che lo delimita ad est, e del fiume Peglia, a ovest.&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;A nord, le colline su cui crescono i boschi rigogliosi che caratterizzano la Riserva si estendono in direzione dell?area del&lt;a href="https://www.umbriatourism.it/it_IT/-/parco-del-lago-trasimeno"&gt;&lt;strong&gt; Lago Trasimeno&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, mentre a sud si possono trovare rilievi di altezza maggiore, tra i quali spicca il &lt;strong&gt;Monte Peglia&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;L?intera Riserva, compresa nei quattro comuni di &lt;a href="https://www.umbriatourism.it/it_IT/-/san-venanzo"&gt;&lt;strong&gt;San Venanzo&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, &lt;a href="https://www.umbriatourism.it/it_IT/-/orvieto"&gt;&lt;strong&gt;Orvieto&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, &lt;a href="https://www.umbriatourism.it/it_IT/-/parrano"&gt;&lt;strong&gt;Parrano &lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;e&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Ficulle&lt;/strong&gt;, non ha mai conosciuto il forte incremento demografico di altri centri della Regione: le localit? e i piccoli borghi che ne punteggiano i 40 mila ettari non hanno mai sfruttato intensamente le risorse del territorio, conservando la grande variet? di flora che abita i boschi della zona, da secoli rimasta pressoch? intatta. Lecci, cerri, querce e aceri, insieme a molte altre specie arboree, come il cerro e il carpino nero, che si consociano a specie arbustive, quali l?erica arborea e il corbezzolo, costituiscono un &lt;strong&gt;piccolo polmone verde&lt;/strong&gt; nel ?cuore verde d?Italia?.&amp;nbsp;Nel comprensorio&amp;nbsp; si osservano attualmente 44 specie di mammiferi selvatici.&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Sul Monte Peglia si&amp;nbsp;trovano&amp;nbsp;&lt;strong&gt;giacimenti preistorici&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;risalenti a pi? di 700.000 anni fa, e i vulcani spenti di San Venanzo, sorto sul crinale di uno di essi, dove ? possibile osservare l?associazione di &lt;strong&gt;rocce rarissime&lt;/strong&gt;, presenti solo a Quing Ling in Cina, a Bunyaruguru, Katwe Kykorongo in Uganda e a Mata de Corda in Brasile.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Non che l?attivit? umana sia stata completamente assente: di particolare interesse per chiunque voglia esplorare la zona, oltre ai percorsi aperti e segnati pi? recentemente, ? l?antico sentiero che dal piccolo borgo di &lt;strong&gt;Poggio Aquilone&lt;/strong&gt; si inoltra nella Riserva per raggiungere Parrano e le sorgenti termali delle ?&lt;a href="https://www.umbriatourism.it/it_IT/-/tane-del-diavolo-parrano"&gt;&lt;strong&gt;Tane del Diavolo&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;?. Poco pi? a nord, gli appassionati di arte possono invece visitare la &lt;a href="https://www.umbriatourism.it/it_IT/-/convento-della-scarzuola-e-citta-buzziana-montegabbione"&gt;&lt;strong&gt;Scarzuola&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, dove a partire da un convento duecentesco l?artista milanese &lt;strong&gt;Tommaso Buzzi&lt;/strong&gt; ide? e costru? la sua visionaria ?Citt? Ideale?.&lt;br /&gt; La percezione che si ha camminando tra questi boschi, o esplorando lo stile di vita ?lento? dei centri pi? o meno grandi della zona, come Ficulle, &lt;a href="https://www.umbriatourism.it/it_IT/-/castello-di-montegio-1"&gt;&lt;strong&gt;Montegiove &lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;col suo castello o Orvieto, ?citt? slow? per eccellenza, ? quella di un equilibrio unico tra uomo e natura. Proprio questo rapporto virtuoso ha fatto guadagnare a questo territorio il suo status di &lt;strong&gt;Riserva della Biosfera Unesco&lt;/strong&gt;, nell?ambito del Programma ?MAB-Man and Biosphere?.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Per informazioni&lt;/strong&gt;:&lt;br /&gt; &lt;a href="https://www.montepegliaperunesco.it/"&gt;www.montepegliaperunesco.it&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Abstract>Riserva Mondiale della Biosfera Unesco del Monte Peglia</Abstract><Descrizione Breve>Quarantamila ettari di boschi, racchiusa tra il fiume Paglia e il Tevere, tra le colline che vanno dall'orvietano al ternano, si estende la Riserva Naturale del Monte Peglia un piccolo "polmone verde" che dal 2018 ? Riserva Mondiale della Biosfera Mab Unesco.</Descrizione Breve></row>
<row _id="56"><Id>24</Id><Id Sorgente>4134162</Id Sorgente><Url>http://dati.regione.umbria.it/risorsa/attrattori/4134162</Url><Immagine>https://www.umbriatourism.it//documents/20126/326050/castello_castelfiori_1.jpg/b6a35bc5-3ea5-19df-a868-c9f1949f5f44</Immagine><Municipio>Montegabbione</Municipio><Latitudine>42.9224411</Latitudine><Longitudine>12.091175099999987</Longitudine><Nome>Castello di Castel di Fiori</Nome><Descrizione>Il borgo di Castelfiori, nel comune di Montegabbione, si trova immerso nel verde e circondato da boschi.&amp;nbsp; &lt;br&gt; Recentemente ristrutturato, ? cinto da mura che ne hanno mantenuto il fascino medievale ed ? dominato dal Castello, di cui si hanno notizie gi? nel 1350, e dalla sua Torre, risalente ai primi del 1200.&lt;br&gt; Nella piazza centrale si trova la statua dell'Arcangelo Michele, realizzata nel 1937 dallo scultore Michele Perla e ispirata a quella conservata nel Santuario di San Michele Arcangelo a Monte Sant'Angelo, in provincia di Foggia. &lt;br&gt; Sempre sulla piazza centrale sorge la Chiesa di Santa Maria Maddalena ricostruita tra il XVII e il XVIII secolo, probabilmente sui resti dell'antica chiesa castellana. &lt;br&gt; L'edificio, costruito in pietra, ? a navata unica. All'interno, nella nicchia sulla parete di fondo, ? presente un dipinto murale mariano, mentre lungo la parete sinistra si trova l'edicoletta di Santa Maria Maddalena.</Descrizione><Abstract>Castello di Castel di Fiori</Abstract><Descrizione Breve>Il borgo di Castelfiori, nel comune di Montegabbione, si trova immerso nel verde e circondato da boschi.</Descrizione Breve></row>
<row _id="57"><Id>18</Id><Id Sorgente>4132418</Id Sorgente><Url>http://dati.regione.umbria.it/risorsa/attrattori/4132418</Url><Immagine>https://www.umbriatourism.it//documents/20126/307828/castello_fabro%283%29.jpg/7b446688-fbfa-c334-0eae-057b480ffb28</Immagine><Municipio>Fabro</Municipio><Latitudine>42.8725104</Latitudine><Longitudine>12.016545400000041</Longitudine><Nome>Castello di Fabro</Nome><Descrizione>Il castello di Fabro, parte del territorio comunale di Fabro, ? posizionato su un panoramico colle ( m. 364) a est del torrente Chiani.&amp;nbsp; &lt;br&gt; Di matrice fortificata, con caratteristica forma a mandorla, fu fondato intorno al Mille e restaurato nel Quattrocento e ancora nel Cinquecento. L?intervento progettuale cinquecentesco ? opera di Antonio da Sangallo il Giovane (Firenze 1484- Terni 1564).&lt;br&gt; Il complesso, oggi di propriet? privata, mostra una struttura ancora in gran parte integra con possente e compatta cinta muraria e grande torrione cilindrico. &lt;br&gt; Il castello fu feudo dei Filippeschi dalla fondazione fino al 1313; pass? poi ai Monaldeschi e nel 1488 a Cesario Bandini di Citt? della Pieve, i cui eredi a causa delle lotte di potere con la citt? di Orvieto, furono costretti ad andarsene nel 1494. &lt;br&gt; In seguito divenne roccaforte di grande importanza per lo stato pontificio. &lt;br&gt; Nel XVII secolo la localit? divenne comune con i propri Statuti mentre nel 1817 apparteneva ai marchesi Antinori. &lt;br&gt; A causa della distruzione dell? archivio comunale, conservato nel Palazzo Comunale della cittadina, sono andate perduta la maggior parte delle memorie storiche del castello.&amp;nbsp;</Descrizione><Abstract>Castello di Fabro</Abstract><Descrizione Breve>Il castello di Fabro, parte del territorio comunale di Fabro, ? posizionato su un panoramico colle ( m. 364) a est del torrente Chiani.</Descrizione Breve></row>
<row _id="58"><Id>33</Id><Id Sorgente>4134770</Id Sorgente><Url>http://dati.regione.umbria.it/risorsa/attrattori/4134770</Url><Immagine>https://www.umbriatourism.it//documents/20126/328392/AreaArcheologicadiScoppieto1/9ffbbb13-8e2d-51dc-74e7-07e77c2e107f</Immagine><Municipio>Baschi</Municipio><Latitudine>42.72347106652171</Latitudine><Longitudine>12.292883695844791</Longitudine><Nome>Area Archeologica di Scoppieto</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il sito esteso in localit? Scoppieto, nel comune di Baschi, occupa un pianoro dominante la valle del Tevere, in una zona ricca di giacimenti di argilla, di acqua e terre fertili.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;La visita allo scavo archeologico rappresenta il punto di partenza o di arrivo di un itinerario naturalistico - archeologico da effettuare nel Parco fluviale del Tevere, che offre un panorama degli insediamenti sorti in antico in funzione del fiume, agile mezzo di comunicazione e trasporto.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;La visita trova essenziale complemento in quella dell'Antiquarium comunale di Baschi, dove sono esposti i materiali messi in luce nell'area archeologica.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Le indagini, in corso dal 1995 da parte dell'Universit? degli Studi di Perugia, hanno riportato in luce un santuario di IV secolo a.C. su cui si impost?, dalla fine del I secolo a.C., un complesso produttivo di ceramiche. Cessata l'attivit?, l'area si trasform? in un quartiere residenziale fino al IV secolo d.C. L'officina, in funzione per circa un secolo, fabbricava vasellame da tavola detto "terra sigillata" , dal nome del timbro ? sigillum ? che serviva ad imprimere sulle matrici dei vasi i motivi decorativi. Oltre a coppe, tazze, piatti e ciotole, dalla caratteristica superficie levigata di colore rosso corallo, venivano prodotti anche lucerne e laterizi. Dall'area sinora scoperta, estesa per circa 2000 mq., sono riemerse le postazioni regolarmente allineate dei vasai, che sedevano vicino ad una vasca per l'argilla, al tornio e a un braciere; in situ si svolgevano anche le altre fasi della lavorazione, dalla depurazione dell'argilla alla cottura dei prodotti; le firme degli artigiani scoppietani apposte sulla ceramica consentono di risalire alla rete di distribuzione delle merci, diffuse su larga scala in tutto il bacino del Mediterraneo, attraverso la via fluviale del Tevere, estremamente vicina ed economica.&lt;/p&gt;</Descrizione><Abstract>Area Archeologica di Scoppieto</Abstract><Descrizione Breve>Il sito esteso in localit? Scoppieto, nel comune di Baschi, occupa un pianoro dominante la valle del Tevere, in una zona ricca di giacimenti di argilla, di acqua e terre fertili.</Descrizione Breve></row>
<row _id="59"><Id>3</Id><Id Sorgente>2963738</Id Sorgente><Url>http://dati.regione.umbria.it/risorsa/attrattori/2963738</Url><Immagine>https://www.umbriatourism.it//documents/20126/322154/tane2.jpg/dc520633-d577-a80b-0f40-d82795b51e3d</Immagine><Municipio>Parrano</Municipio><Latitudine>42.8767804</Latitudine><Longitudine>12.1019873</Longitudine><Nome>Tane del Diavolo - Parrano</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Alle pendici dell?altura ove sorge il paese di Parrano (poco a Nord di Orvieto) sulle pareti di una forra, lungo il fosso del Bagno, si apre un articolato complesso di grotte di origine carsica, noto con il suggestivo toponimo di Tane del Diavolo.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Da queste cavit? provengono rilevanti materiali archeologici di epoche diverse, che, dall?et? eneolitica (il momento di passaggio tra l?et? della pietra e quella dei metalli, all?inizio del III millennio a.C.), giungono fino alle fasi pi? tarde dell?et? del Bronzo.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;All?inizio della forra si trova una sorgente le cui acque sono caratterizzate da un fenomeno di termalismo piuttosto accentuato, sgorgando ad una temperatura di ca. 28?C. Qui si trova un laghetto termale, dove poter fare un bel bagno ristoratore una volta usciti dalle grotte!&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Il Centro di Documentazione Territoriale o Museo del Territorio ? un piccolo complesso espositivo situato all?ingresso del paese di Parrano, al piano inferiore dell?edificio che ospita la Scuola Elementare Sante De Sanctis.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Si compone di 4 sezioni: la prima sulla geologia del territorio e la formazione del canyon sul quale si aprono le Tane del Diavolo; la seconda sulla storia degli scavi archeologici alle Tane e sui loro risultati, corredata dall?esposizione di materiali del Paleolitico Superiore e dell?Et? del Bronzo Finale; la terza ? relativa alla scoperta e allo scavo della tomba etrusca di localit? Soriano, con alcuni pezzi del corredo, tra i quali importanti vasi del Gruppo Orvieto (VI sec. a. C.); la quarta ? relativa alla storia del castrum di Parrano dal Medioevo ai nostri giorni, con la riproduzione di una nutrita serie di documenti d?archivio, tra i quali alcune carte dello Statutum Castri Parrani, risalente al 1559.&lt;br /&gt; La visita del Centro pu? essere abbinata o indipendente dall?escursione alle Tane del Diavolo.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;br /&gt; &lt;strong&gt;Fonte: &lt;a href="http://www.comune.parrano.tr.it"&gt;www.comune.parrano.tr.it&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Abstract>Le Tane del Diavolo a Parrano</Abstract><Descrizione Breve>Alle pendici dell?altura ove sorge il paese di Parrano (poco a Nord di Orvieto) sulle pareti di una forra, lungo il fosso del Bagno, si apre un articolato complesso di grotte di origine carsica, noto con il suggestivo toponimo di Tane del Diavolo.</Descrizione Breve></row>
<row _id="60"><Id>7</Id><Id Sorgente>4129478</Id Sorgente><Url>http://dati.regione.umbria.it/risorsa/attrattori/4129478</Url><Immagine>https://www.umbriatourism.it//documents/20126/312926/biga%282a%29%282%29.jpg/e52cb477-28be-fca2-0ff5-02f18eb070a9</Immagine><Municipio>Monteleone di Orvieto</Municipio><Latitudine>42.6504391</Latitudine><Longitudine>12.951629300000036</Longitudine><Nome>La Biga - Monteleone di Spoleto</Nome><Descrizione>Il gioiello di Monteleone ? la c.d.? Biga etrusca?, un antico carro da parata in legno di noce completamente rivestito da lamine di bronzo dorato decorate a sbalzo con applicazione di placche in avorio. &lt;br&gt; &lt;p&gt;Consta di tre parapetti di cui quello mediano, frontale ? pi? alto degli altri due laterali elegantemente decorato con raffigurazioni mitologiche raffiguranti scene della vita di Achille: Teti&lt;br&gt; consegna le armi al figlio; Achille e Memnone che combattono sul cadavere di Antilochos; apoteosi di Achille.&lt;br&gt; La datazione del carro intorno alla met? del VI secolo a.C. ? possibile, oltre che dallo stile, grazie al numeroso corredo tombale che la stessa conteneva, composto fra l'altro, da due k?likes attiche con figurazioni miniaturistiche a figure nere, databili intorno agli anni 560-550 circa.&lt;/p&gt;&amp;nbsp; &lt;br&gt; Per decenni si ? dibattuto sulla sua origine e sull?ipotesi di fattura di mano etrusca, ma grazie a recenti e pi? approfonditi studi ? possibile, con maggiori certezze, attribuire l?opera di cesellatura e decorazione di bronzo a un artista greco-ionico immigrato in Etruria. Difatti dal punto di vista stilistico le &lt;br&gt; figurazioni appartengono a quella cultura che troviamo anche in prodotti affini (tripodi Loeb, bronzi di Castel S. Mariano) in cui l'esperienza ionica si unisce a motivi etruschi indigeni. &lt;br&gt; Il prezioso reperto archeologico fu ritrovato fortuitamente nel 1902 da Isidoro Vannozzi in una necropoli a pochi chilometri dal paese in localit? Colle del Capitano, dove era deposta in una grandiosa tomba a tumulo. Questa localit? ha restituito negli anni un?importante necropoli appartenente al periodo di transizione fra l'Et? del Bronzo e quella del Ferro, composta da almeno quarantaquattro tombe a cremazione, a pozzetti cilindrici, di varie dimensioni con ossuari cilindrici, &lt;br&gt; globulari e biconici. La prestigiosa biga ? oggi conservata nel Metropolitan Museum di New York, che la acquist? nel 1903 da un trafficante di antichit?, riuscito a trafugarla e a portarla oltreconfine. &lt;br&gt; Il reperto ? stato al centro di aspre battaglie fra il museo newyorchese e l'amministrazione comunale di Monteleone, che ne chiede da qualche tempo la restituzione. &lt;br&gt; A Monteleone, presso i locali sottostanti il complesso monumentale di S. Francesco ? visibile una buona copia a grandezza naturale eseguita dalla Scuola d?Arte del maestro Manz? a seguito delle celebrazioni del 1985 in occasione dell?anno degli Etruschi.&amp;nbsp; &lt;br&gt; La mostra permanente della biga permette attraverso pannelli esplicativi di conoscere non solo il manufatto, ma anche il contesto storico-archeologico del ritrovamento. Nelle due sale sono, infatti, documentate sia le vicende del ritrovamento e del rocambolesco trafugamento, che i reperti provenienti dal corredo della camera &lt;br&gt; funeraria. La ricchezza e frequentazione del territorio di Monteleone di Spoleto ? infine attestata da una carta archeologica con i siti di epoca preistorica, protostorica e romano-repubblicana. &lt;p&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;[Fonte: www.monteleonedispoletoeventi.it]&lt;/p&gt;</Descrizione><Abstract>La Biga - Monteleone di Spoleto</Abstract><Descrizione Breve>Il gioiello di Monteleone ? la c.d.? Biga etrusca?, un antico carro da parata in legno di noce completamente rivestito da lamine di bronzo dorato decorate a sbalzo con applicazione di placche in avorio.</Descrizione Breve></row>
<row _id="61"><Id>60</Id><Id Sorgente>4137870</Id Sorgente><Url>http://dati.regione.umbria.it/risorsa/attrattori/4137870</Url><Immagine>https://www.umbriatourism.it//documents/20126/311244/torre%281%29.jpg/5d25f329-4acd-8ecb-e01d-38aadcd5d91b</Immagine><Municipio>Monteleone di Orvieto</Municipio><Latitudine>42.921443</Latitudine><Longitudine>12.053922599999964</Longitudine><Nome>Torre dell'orologio - Monteleone di Orvieto</Nome><Descrizione>Sulla Piazza Pietro Bilancini di Monteleone di Orvieto, quasi come il fondale di un palcoscenico &amp;nbsp;si eleva la torre dell?orologio: fu costruita, alla fine del 1800, su disegno dell?architetto monteleonese Filidio Lemmi, con i laterizi fabbricati nelle locali fornaci, che danno alla costruzione un tono caldo ed armonioso.&lt;br&gt; &lt;p&gt;Nella torre si pu? ammirare il quadrante del grande orologio le cui lancette erano mosse da una elaborata e monumentale macchina a pendolo, i cui pesi di pietra, scendendo lungo la torre, davano movimento al meccanismo. La facciata ? ulteriormente impreziosita da un bassorilievo, sempre in laterizi, rappresentante lo stemma di Monteleone, realizzato dal prof. Michele Lemmi.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;[Fonte: www.comune.monteleone.tr.it]&lt;/p&gt;</Descrizione><Abstract>Torre dell'orologio - Monteleone di Orvieto</Abstract><Descrizione Breve>Sulla Piazza Pietro Bilancini di Monteleone di Orvieto, quasi come il fondale di un palcoscenico si eleva la torre dell?orologio: fu costruita, alla fine del 1800, su disegno dell?architetto monteleonese Filidio Lemmi, con i laterizi fabbricati nelle locali fornaci, che danno alla costruzione un tono caldo ed armonioso.</Descrizione Breve></row>
<row _id="62"><Id>42</Id><Id Sorgente>4136312</Id Sorgente><Url>http://dati.regione.umbria.it/risorsa/attrattori/4136312</Url><Immagine>https://www.umbriatourism.it//documents/20126/315731/ChiesadiSantaMariaAssunta1ok.jpg/11e53875-53ca-b897-7b5f-941672498016</Immagine><Municipio>Lugnano in Taverina</Municipio><Latitudine>42.57516529999999</Latitudine><Longitudine>12.332084699999996</Longitudine><Nome>Chiesa di Santa Maria Assunta - Lugnano in Teverina</Nome><Descrizione>La Chiesa di S. Maria ? il simbolo e il fulcro della Comunit? della Terra di Lugnano. &lt;br&gt; &lt;div&gt; La chiesa di S. Maria Assunta, armonicamente inserita all?interno del tessuto urbano di Lugnano, pu? essere considerata l?espressione pi? matura delle chiese romaniche presenti nel territorio dell?Umbria meridionale. &lt;br&gt; ? sicuramente l?edificio di culto pi? importante di questo piccolo borgo, sia per il suo pregio artistico ed architettonico, che per il suo alto valore simbolico, manifestazione di straordinaria ricchezza e vitalit? della cultura religiosa di una piccola comunit? medievale. Essa, armonicamente inserita all?interno del tessuto urbano, ? considerata da alcuni ?un prodotto completamente locale? di ?origine autoctona?, che nasce dall?idea e dalla cultura degli abitanti di Lugnano, da sempre centro di arrivo e di permanenza di gente da ogni parte d?Italia. &lt;br&gt; La Chiesa domina con il suo prospetto l?antica piazza medioevale chiamata ?Platea di S. Maria?, la quale costituiva il punto di riferimento e di unificazione di tutte le Contrade componenti la Terra di Lugnano. Nel 1500, certo anche prima e dopo, era il centro della vita sociale e il cuore ideale e pratico di tutto il paese, dove il popolo si raccoglieva per assemblee pubbliche , per ogni evenienza importante e straordinaria ed era anche il luogo di tutte le feste e dei giochi medievali. Il suo perimetro era delimitato dal Palazzo del Podest? con la Cancelleria e le carceri, la Chiesa di S. Pietro , il Cemeterium , la Chiesa di S. Eutizio e la Chiesa di S. Maria. Sul lato destro vi era anche un caratteristico pozzo, scomparso intorno al 1950 e questo intervento ha ridimensionato la piazza, precedentemente pi? ampia. &lt;br&gt; La Collegiata ha nel suo pronao una lapide con una rubrica della Statuto, corrispondente alla rubrica n. 21 del I Libro dello Statuto del 1508. L?Eroli sostiene che ? una prova per la datazione della Chiesa e dice: ?Ecco dunque che la medesima iscrizione ci assicura che la presente rinnovata Collegiata era gi? in piedi nel 1230, e chi sa quanti anni prima, per cui i due secoli, da me dati alla sua ricostruzione, non ponnosi per alcuna ragione mettere in dubbio?. &lt;br&gt; L?edificio, volto ad oriente, verso il sole che sorge, simbolo di Cristo, presenta la tipica pianta a croce latina, con la facciata tripartita a salienti interrotti, coronata da timpano triangolare, che evidenza la ripartizione interna a tre navate. Essa ? realizzata da blocchi di travertino locale perfettamente squadrati e ornata da un portico che presenta una copertura a semivolta, sostenuta da costoloni semicircolari, eseguiti interamente in pietra. &lt;br&gt; La facciata ? ricca di elementi numerici e iconografici, cio? simboli religiosi, con significati precisi che potevano essere facilmente ?letti? e compresi anche dal popolo solitamente analfabeta. Queste raffigurazioni, veri e propri proverbi scolpiti nella pietra, avevano lo scopo di ammonire il popolo e difenderlo dalle tentazioni, simboli che i nostri antenati capivano con naturale semplicit?. &lt;br&gt; Il timpano, cio? il punto pi? alto del tetto, ? sormontato da un?Aquila che indica tutte le chiese romaniche dedicate alla Madonna. Le due ali della grande Aquila furono date a Maria per volare nel ? nel deserto degli uomini?, cio? il mondo, dove nascer? la Chiesa di Cristo. A differenza delle altre Aquile la nostra tiene tra gli artigli un agnello immolato, sacrificato, che ? il simbolo di Ges? Crocifisso. &lt;br&gt; Il Rosone sottostante pi? piccolo diviso in sei raggi significa il tempo della Creazione avvenuta in 6 giorni. E? circondato da 7 dischi in ceramica, 7 ? il numero perfetto, composto da 3, numero del Cielo e 4 numero della Terra. &lt;/div&gt;&lt;br&gt; Il grande Rosone ? simbolo di Cristo centro dell? Universo e ha questi significati: il cerchio ? il Cielo simbolo di Dio, inscritto in un quadrato che rappresenta la Terra dell?uomo. L?insieme di cerchio e quadrato rappresenta Dio che si fa Uomo con la venuta di Cristo. La ruota ha 16 doppi, cio? 32 all?esterno e 8, cio? 16 all?interno. Tutto il rosone ? costruito sui multipli di 8, numero simbolo della Resurrezione attraverso il Battesimo, che ci toglie il Peccato originale. &lt;br&gt; Le quattro figure scolpite agli angoli del quadrato rappresentano i 4 Evangelisti, Matteo, Luca, Giovanni, Marco, considerati i 4 punti cardinali del Nuovo Testamento, cio? il Vangelo. &lt;br&gt; Le stesse figure si ripetono sull?architrave del portico: l?Angelo visto frontalmente rappresenta Matteo aperto verso l?umanit?; il Leone raffigura Marco, difensore di Cristo; l?Aquila raffigura Giovanni simbolo della Resurrezione; il Toro rappresenta Luca, simbolo di passione e di sacrificio. &lt;br&gt; Accanto a Luca ? rappresentato Adamo con le sembianze di un animale, per ricordare a tutti il peccato originale commesso da Adamo e che gli caus? la cacciata dal Paradiso Terrestre, dall?altro lato l?animale impaurito ? il simbolo del Peccato. &lt;br&gt; Ciascuno dei capitelli delle colonne laterali raffigura una doppia Y, che sta ad indicare le due strade che l?uomo pu? percorrere: la Salvezza o la dannazione. &lt;br&gt; Sul capitello, sotto l?Angelo di Matteo, sono scolpite due Aquile con le ali che si toccano per indicare l?importanza dell?unit? e della fratellanza tra gli uomini. &lt;br&gt; Sotto l?Aquila di Giovanni, l?ultimo capitello presenta un soggetto curioso e molto discusso, ma si ? arrivati alla conclusione che i nastri nascenti dalle orecchie di due uomini e che terminano in un fiore, simboleggino l?Ascolto e l?Obbedienza dell?Uomo alla parola di Dio. &lt;div&gt; &amp;nbsp; &lt;/div&gt; &lt;div&gt; &lt;strong&gt;INTERNO&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt; &lt;div&gt; L?architettura interna con un?articolazione dello spazio su tre livelli ? navata, cripta e presbiterio ? profitta sicuramente di contributi lombardi, la cui presenza sul territorio ? attestata da fonti storiche gi? a partire dal medioevo. La sua struttura compatta e solida sottolinea un?armonia volumetrica, mentre le linee semplici della costruzione sono espressione di un?arte forte ed austera, che si era ispirata per secoli a forme di arte classica, ancora presenti nella regione. &lt;br&gt; La copertura a volta della navata centrale, realizza lo totale continuit? muraria della struttura ed offre l?immagine di un vano avvolgente e massivo, sviluppato in profondit? e plasticamente scandito da una duplice fila di quattro colonne massicce, poco rastremate e prive di entasi, poggiate su basamenti quadrangolari e congiunte da archi a tutto sesto. &lt;br&gt; I capitelli presentano una variet? di forme che rivelano, secondo alcuni studiosi, una differenza di mano, oltre che di tecnica e di stile, confermando l?ipotesi di una possibile ricostruzione della chiesa. &lt;br&gt; Ad un primo gruppo appartengono capitelli cubici, lisci o imitanti esemplari pi? antichi ad intreccio. Ad essi si associano i capitelli palmati ad uno o pi? ordini, che rivelano una fattura rustica e profili che si avvicinano a quelli coevi di Sant?Al? a Terni e di S. Pietro a Tuscania. &lt;br&gt; Ad un secondo gruppo di capitelli appartengono gli esemplari molto pi? evoluti imitanti direttamente qualche modello antico in un composito mosso ed elaborato e quello, unico nel suo genere, in cui ? raffigurato un altare con due sacerdoti in paramenti e nell?angolo destro un serpente a testa d?uomo, figura del demonio e del paganesimo, mentre nell?angolo sinistro una donna in trono benedicente. Sono diverse le interpretazioni sul significato simbolico delle figure che svolgono ?in sequenze successive scene illustranti l?Eucarestia nella sua rappresentazione concreta ? cio? il celebrante assistito da diaconi ? e la Chiesa nella sua rappresentazione allegorica ? cio? donna in trono benedicente ? contrapposte alla spaventosa allegoria dell?umanit? peccatrice fra le spire del demonio, affiancata da simboli diabolici, quali la luna piena e la civetta?. &lt;/div&gt; &lt;div&gt; &amp;nbsp; &lt;/div&gt; &lt;div&gt; &lt;strong&gt;SCHOLA CANTORUM E AMBONI&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt; &lt;div&gt; I restauri fatti nel 1936 -37 hanno interessato la rimozione dell?intonaco e il suo rifacimento, la chiusura delle nicchie dei confessionali e delle quattro cappelle laterali, rettificate le scale del presbiterio, ricostruito l?altare a ciborio, l?abside fu riportata sulla ritrovata fondazione risultando molto pi? accorciata. I numerosi avanzi ritrovati hanno consentito di ricostruire la schola cantorum e gli amboni, che una volta servivano per la lettura del Vangelo e dell?Epistola. Vengono adoperati ?cinque pannelli in mosaico e cinque pilastrini pure con mosaico, due pilastrini con il caratteristico pomo e frammenti di altri, numerose cornici corrispondenti a pannelli, alcuni con rilievi?? (Grassini). &lt;/div&gt; &lt;div&gt; &amp;nbsp; &lt;/div&gt; &lt;div&gt; &lt;strong&gt;BASSORILIEVI&lt;/strong&gt; &lt;br&gt; Sempre per ci? che riguarda le origini, va presa in considerazione un?indagine di Guerriero Bolli, ricercatore, su due bassorilievi esistenti nella Chiesa di S. Maria di Lugnano in Teverina. &lt;br&gt; Il primo rappresenta S. Michele Arcangelo che con una lancia uccide un dragone. Questo bassorilievo trova un riscontro con quello posto sulla facciata di S. Pietro in Spoleto, ora al Louvre di Parigi. E non va dimenticato Spoleto Ducato Longobardo. S. Michele Arcangelo, oltre ad essere il patrono del popolo ebraico, era anche ufficialmente compatrono del popolo longobardo. Nella ?Terra di Lugnano? S. Michele viene chiamato ?S. Angelo?. Le due festivit? di S. Michele, 8 maggio (S. Angelo di Maggio) e il 29 settembre (S. Angelo di settembre), determinano il tempo della vendita dei pascoli o ?erbatici? e in questo rientra il fenomeno della transumanza. Sempre nella ?Terra di Lugnano?, a S. Michele Arcangelo viene dedicata una chiesa in Via Garibaldi; S. Angelo diventa il nome di una contrada nella ?Terra?, di vocaboli di terreni e, nel 1622, il nome della seconda porta della Terra di Lugnano. Questo dimostra, in un certo senso, come la presenza dei Longobardi, oltre che da documentazioni storiche, sia, in qualche modo, provata dal costume, da leggi e da tradizioni. &lt;br&gt; Tutto ci? non certifica la sicura presenza del popolo longobardo, ma una cosa ? certa: anche se la Terra di Lugnano apparteneva al Ducato Romano, confinava con la Tuscia longobarda ed era soltanto il Tevere a stabilire, eventualmente, questo confine. Quindi, non solo la presenza, ma anche l?influenza culturale dei longobardi pu? essere ipotizzata in quella che sar? la Terra di Lugnano o Lugnano della Teverina. Tutto ci? negli anni 500, 600 e 700. Non va neppure dimenticato che, negli anni 1000, i possedimenti di Matilde di Canossa, longobarda, arrivavano fino al Lazio settentrionale. &lt;br&gt; Il secondo bassorilievo potrebbe essere ancora pi? interessante. Si riporta la descrizione di Guerriero Bolli, fin dove si pu? essere completamente d?accordo: ?L?altro bassorilievo omologo all?altare della Collegiata di Lugnano rappresenta due personaggi in vesti da magistrato, che si scambiano la pace si offrono vicendevolmente una piccola anfora. Nel suo insieme il bassorilievo non ha la finezza del bassorilievo di S. Michele, pure riconoscendo alle due figure di magistrati una certa monumentalit? dovuta al convergere delle due figure, che nella parte inferiore del bassorilievo occupano l?intera base del rettangolo e si stringono verso l?alto. Anche questi personaggi portano sulla loro veste, ricca di fonde pieghe, un corsetto dalle larghe maniche, che termina in una arricciatura, che dovrebbe servire a coprire la cintura, che stringe la veste alla vita. Un indumento questo che fa pensare al ?rocchetto?, che i Vescovi o i Canonici indossavano sulla cotta prima della riforma liturgica e che era anche un indumento in uso nelle antiche corti. Questo ?rocchetto? era un indumento di origine nordica, perch? il suo nome al vocabolo ?rock?, cio? ?abito?. &lt;br&gt; ? evidente che ci troviamo di fronte al racconto di un avvenimento di un certo rilievo storico, degno di essere immortalato in una scultura di cui ci incuriosisce il particolare delle due piccole anfore: esse potrebbero ricordare il ?lahone chilt?, cio? il dono che si offriva nel diritto longobardo per testimoniare l?accettazione incondizionata del patto.? (Indagini del C.E.S.T.R.E.S. ? Giugno 1998). &lt;/div&gt; &lt;div&gt; &amp;nbsp; &lt;/div&gt; &lt;div&gt; &lt;strong&gt;Fonte: www.turismolugnanointeverina.it&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;</Descrizione><Abstract>Chiesa di Santa Maria Assunta - Lugnano in Teverina</Abstract><Descrizione Breve>La Chiesa di S. Maria ? il simbolo e il fulcro della Comunit? della Terra di Lugnano.</Descrizione Breve></row>
<row _id="63"><Id>17</Id><Id Sorgente>4132401</Id Sorgente><Url>http://dati.regione.umbria.it/risorsa/attrattori/4132401</Url><Immagine>https://www.umbriatourism.it//documents/20126/307744/ApostoliPietroePaolo%281%29.jpg/e1d41813-172b-dcdc-2efa-9cb5f44c92d8</Immagine><Municipio>Monteleone di Orvieto</Municipio><Latitudine>42.921443</Latitudine><Longitudine>12.053922599999964</Longitudine><Nome>Chiesa parrocchiale dei SS. Apostoli Pietro e Paolo</Nome><Descrizione>Era il centro della vita del primo nucleo del castello di Monteleone di Orvieto; davanti e di lato aveva un portico, la cui testimonianza resta ancora leggibile sul muro del lato Nord, accanto sorgeva il cimitero. &lt;br&gt; &lt;p&gt;Originariamente la chiesa aveva una sola navata sulla quale si aprivano quattro cappelle; dietro all?altare principale era posto un coro.&lt;br&gt; Nel corso dei secoli l?edificio di culto ha subito successivi ampliamenti e varie trasformazioni fino a raggiungere la struttura attuale; in particolare tra il 1815 ed il 1821 vennero realizzati la facciata ed il campanile in laterizi, tutto proveniente dalle fornaci locali.&lt;/p&gt;&amp;nbsp; &lt;br&gt; Nel campanile vi sono quattro campane: la pi? grande, posta a nord, possiede un bellissimo timbro armonico ed un tono maestoso: ? il ?Campanone?. Anche le cappelle laterali sono state eliminate e la chiesa ha oggi tre navate. &lt;br&gt; La pala d?altare ? opera della scuola di Pietro Vannucci detto il Perugino (Citt? della Pieve 1445? Fontignano 1523), noto maestro della pittura umbra del Rinascimento. La tavola rappresenta la Madonna con il Bambino, con ai lati gli Apostoli Pietro e Paolo, riconoscibili dagli attributi: le chiavi, la spada ed il libro; nella lunetta Ges? che sorge dal Sepolcro con gli angeli ai lati. &amp;nbsp; &lt;br&gt; Il Guardabassi (1872) attribuisce l?opera a Pietro Vannucci; lo Gnoli (1923) proponeva invece il nome di Giacomo di Guglielmo da Citt? della Pieve, che collabor? in tutte le opere del Perugino eseguite nella sua citt? natale dopo il 1510 (http://www.comune.monteleone.tr.it/index.php/2011/07/10/madonna-col-bambino-tra-i-santi-pietro-e-paolo/). &lt;br&gt; Al posto del vecchio coro si trova l?abside al di sotto della quale ? &amp;nbsp;stata realizzata la cripta in cui ? custodito il corpo di San Teodoro Martire. La cripta ? stata decorata nel corso degli anni trenta dal prof. Guglielmo Ascanio; fu per? nel corso degli anni ?50 che la chiesa assunse l?aspetto attuale: fu elevata, in alto vennero aperte delle grandi finestre che garantiscono un?abbondante illuminazione e successivamente fu interamente decorata: la pavimentazione attuale ? stata realizzata negli anni ottanta. &lt;br&gt; L?altare dedicato all?Annunciazione ? posto a sinistra dell?altare maggiore, mentre alla destra vi ? la cappella del Sacro Cuore, fatta realizzare dalla Comunit? per celebrare la sospirata fine del secondo conflitto mondiale. &lt;p&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;[Fonte: www.comune.monteleone.tr.it]&lt;/p&gt;</Descrizione><Abstract>Chiesa parrocchiale dei SS. Apostoli Pietro e Paolo</Abstract><Descrizione Breve>Era il centro della vita del primo nucleo del castello di Monteleone di Orvieto; davanti e di lato aveva un portico, la cui testimonianza resta ancora leggibile sul muro del lato Nord, accanto sorgeva il cimitero.</Descrizione Breve></row>
<row _id="64"><Id>2</Id><Id Sorgente>2960961</Id Sorgente><Url>http://dati.regione.umbria.it/risorsa/attrattori/2960961</Url><Immagine>https://www.umbriatourism.it//documents/20126/308298/tanediavolo/76ce04ae-2807-bb9f-8c39-8d9bc5d60b0e</Immagine><Municipio>Parrano</Municipio><Latitudine>42.8768082</Latitudine><Longitudine>12.1029388</Longitudine><Nome>L'acqua termale di Parrano</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Situato nella parte occidentale dell'Umbria, &lt;strong&gt;&lt;a href="https://www.umbriatourism.it/-/parrano"&gt;Parrano&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt; ? un piccolo borgo che spazia su un vasto panorama che si affaccia sulla valle del Chiani fino a Citt? della Pieve.&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Immerso nella collina umbra, ? un'apprezzata meta turistica per la presenza di numerose sorgenti di acqua utilizzate nelle cure idropiniche.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Ai piedi del paese, si trova il Parco Termale "&lt;strong&gt;Bagno del Diavolo&lt;/strong&gt;" che, circondato dal verde, ? il luogo ideale per concedersi una pausa all'insegna del relax e del benessere.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Il Torrente Bagno, infatti, ? da sempre famoso per la presenza di sorgenti di acqua termale (come conferma il toponimo stesso della zona "Bagno"), le cui qualit? terapeutiche sono note sin dall'antichit?, sia per la diminuzione di disturbi digestivi che per la cura di disfunzioni epatiche, come spiega anche Andrea Bacci nel suo "De Thermis" (1571), nel quale le definisce ?Argenteae Aquae Sub Parrano Castro".&lt;/p&gt;&lt;p&gt;L?acqua termale di Parrano ? un?acqua bicarbonato carbonica alcalino terrosa ipotermale.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Allo stato attuale la temperatura di 30 ?C, insieme alla notevole produttivit? dell?acquifero, rendono questo complesso carbonatico uno dei pi? interessanti dell?Umbria.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Il suo utilizzo ? attualmente limitato in stagione fredda in ambienti all?aperto, ma nulla ne circoscrive l?impiego in strutture chiuse o richiudibili stagionalmente e per le consuete attivit? termali (come fanghi, bagni, idromassaggi o cure idropiniche).&lt;/p&gt; &lt;p&gt;L'area ? inoltre caratterizzata dalla suggestiva forra delle "&lt;a href="https://www.umbriatourism.it/-/da-todi-a-orvieto-passando-per-spoleto-e-parrano-alla-scoperta-delle-grotte-naturali-dell-umbria"&gt;&lt;strong&gt;Tane del Diavolo&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;", un articolato complesso di grotte di origine carsica.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Parrano, nascosta nel verde dell'Umbria in un contesto naturalistico di rara bellezza, grazie alla sua acqua, intatta e pura, non pu? che definirsi un vero e proprio ?Borgo del Benessere?.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Per maggiori informazioni:&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;a href="http://parrano.it/"&gt;http://parrano.it/&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Abstract>L'acqua termale di Parrano</Abstract><Descrizione Breve>Parrano, immerso nella collina umbra, ? un'apprezzata meta turistica per la presenza di numerose sorgenti di acqua utilizzate nelle cure idropiniche</Descrizione Breve></row>
<row _id="65"><Id>59</Id><Id Sorgente>4137853</Id Sorgente><Url>http://dati.regione.umbria.it/risorsa/attrattori/4137853</Url><Immagine>https://www.umbriatourism.it//documents/20126/326288/teatrorustici%281%29.jpg/bdb9f282-9fad-ba46-9f9e-16032efcefd4</Immagine><Municipio>Monteleone di Orvieto</Municipio><Latitudine>42.921443</Latitudine><Longitudine>12.053922599999964</Longitudine><Nome>Teatro dei Rustici</Nome><Descrizione>&lt;strong&gt;Dove si trova&lt;/strong&gt; &lt;br&gt; Il Teatro dei Rustici di sorge all?interno di Monteleone di Orvieto, piccolo borgo storico situato all?estremo nord della provincia di Terni. &lt;br&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Un tempo fu&lt;/strong&gt;&lt;br&gt; Il teatro di Monteleone di Orvieto era inizialmente il &amp;nbsp;granaio dell?antico palazzo pubblico del paese. Ci? si pu? facilmente leggere nell? iscrizione a tempera posta nell'ingresso della sala, che dice: "La comunit? di Monteleone che nell'anno 1732 questo luogo di granaio trasform? in teatro testimonia l'amore cittadino alla civile educazione per gli allenamenti sereni dell'arte".&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Perch? visitarla&lt;/strong&gt;&lt;br&gt; Il piccolo teatro di Monteleone di Orvieto merita una visita sia per la bellezza dell?interno strutturato in due ordini di palchi, sia per la rassegna teatrale che vi viene tenuta durante l?anno.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Descrizione&lt;/strong&gt;&lt;br&gt; Il teatro di Monteleone di Orvieto venne edificato nel 1732 in quello che era il granaio dell'antico palazzo pubblico del paese su iniziativa di alcuni giovani monteleonesi i quali chiesero ed ottennero dal comune l'autorizzazione per poter rappresentare alcune commedie nel periodo di carnevale.&lt;br&gt; Nonostante i contrasti delle pubbliche autorit? ed in particolar modo del governo pontificio, che temeva che le rappresentazioni fossero ispirate alle idee rivoluzionarie del risorgimento, l'attivit? teatrale and? avanti anche nei secoli successivi.&lt;br&gt; Con il passare del tempo l?edificio venne pi? volte ampliato e restaurato, in particolare nel 1894, ed oggi si presenta con una pianta a ferro di cavallo e due ordini di palchi che possono ospitare fino a 96 posti.&lt;/p&gt;</Descrizione><Abstract>Teatro dei Rustici</Abstract><Descrizione Breve>Il Teatro dei Rustici di sorge all?interno di Monteleone di Orvieto, piccolo borgo storico situato all?estremo nord della provincia di Terni.</Descrizione Breve></row>
<row _id="66"><Id>45</Id><Id Sorgente>4136501</Id Sorgente><Url>http://dati.regione.umbria.it/risorsa/attrattori/4136501</Url><Immagine>https://www.umbriatourism.it//documents/20126/319681/tombe1/e6a7768d-6ae8-d736-cdc2-b0b43bb01e59</Immagine><Municipio>Porano</Municipio><Latitudine>42.7185024</Latitudine><Longitudine>12.110654328052725</Longitudine><Nome>Tomba degli Hescanas</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il sepolcro ? situato in localit? Molinella presso Castel Rubello nel comune di&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Porano&lt;/strong&gt;, e scavato nel tufo di una piccola collina boscosa, lambita alla base dal torrente Montacchione.&lt;br /&gt; Appartenne all'aristocratica famiglia&amp;nbsp;&lt;em&gt;Hescanas&lt;/em&gt;&amp;nbsp;che, vissuta alla fine del IV secolo a.C., commission? la decorazione pittorica della tomba incentrata sul tema di moda in quel tempo: il banchetto funebre celebrato alla presenza del defunto.&lt;br /&gt; Visitare la tomba degli&amp;nbsp;&lt;em&gt;Hescanas&lt;/em&gt;&amp;nbsp;? un'occasione per scoprire le usanze del popolo etrusco viste negli aspetti della vita quotidiana e delle credenze religiose, raffigurati nelle pitture parietali ancora conservate sul posto. Nello stesso territorio di Porano si trovano le due tombe Golini (dal nome dello scopritore) che assieme a quella degli&lt;em&gt;Hescanas&lt;/em&gt;&amp;nbsp;sono le uniche tombe dipinte finora scoperte nel territorio orvietano.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Descrizione&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt; Scoperta gi? depredata alla fine dell'Ottocento nel corso di lavori per l'estrazione del tufo, la tomba degli&amp;nbsp;&lt;em&gt;Hescanas&amp;nbsp;&lt;/em&gt;? dal nome dei titolari della tomba ? ? un ipogeo scavato nel tufo, a pianta quadrata preceduto da un corridoio lungo circa 16 metri, in leggero declivio verso l'ingresso della tomba, nella quale si entra attraverso una doppia porta.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Le pareti del piccolo vano d'ingresso erano intonacate e su entrambe era dipinto un serpente, motivo funerario assai diffuso. Oggi si scorgono scarsissime tracce di colore. Il soffitto a doppio spiovente riproduce l'intelaiatura lignea del tetto con finti travi ricavati nel tufo. Lungo le pareti corre una banchina su cui sono deposti due sarcofagi in peperino che imitano casse di legno, un coperchio di urna e un'urna con coperchio, sul quale ? incisa l'iscrizione:&amp;nbsp; &lt;em&gt;vel hescnas&amp;nbsp;&lt;/em&gt;restituente il prenome maschile&amp;nbsp; &lt;em&gt;vel&lt;/em&gt;&amp;nbsp;e il gentilizio&amp;nbsp; &lt;em&gt;hescnas&lt;/em&gt;&amp;nbsp;(Hescanas) dei titolari della tomba, ripetuto poi nelle iscrizioni dipinte sulle pareti e oggi quasi del tutto scomparse.&amp;nbsp;&lt;br /&gt; Tutte le pareti erano interessate da un fregio pittorico definito in basso da un motivo ad onde, ma larghe zone di intonaco sono cadute con la conseguente perdita di parte della decorazione pittorica. A destra dell'ingresso ? rappresentato il defunto che su una biga dai cavalli rossi si dirige verso l'oltretomba; ma la figura forse meglio rappresentata della tomba indossa un abito giallo bordato in rosso da un motivo a fiamme e incede verso sinistra appena sollevando la veste e dirigendosi verso due giovani abbracciati: accanto ad uno di essi era dipinta un'epigrafe in cui si leggeva la parola&amp;nbsp; &lt;em&gt;zil&amp;nbsp;&lt;/em&gt;( &lt;em&gt;zilath&lt;/em&gt;) che indicava un'importante carica della magistratura etrusca, corrispondente al latino&amp;nbsp; &lt;em&gt;praetor&amp;nbsp;&lt;/em&gt;. Un corteo di tre personaggi precedeva il defunto al suo ingresso negli inferi. Altri personaggi e scene di purificazione erano sulla parete di fondo ma oggi sono quasi illeggibili. La parte sinistra era occupata da una rappresentazione assai frequente nelle tombe etrusche dipinte: quella del banchetto, che terminava a sinistra dell'ingresso con la raffigurazione del tavolo con i vasi destinati al convito. La tomba degli Hescanas ? datata alla fine del IV secolo a.C., anche se alcuni materiali rinvenuti al suo interno ne testimoniano un uso anche in epoca successiva.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Curiosit?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt; La tomba degli Hescanas, assieme alle numerose necropoli e tombe disseminate nei dintorni di Orvieto, riflette la volont? del nuovo ceto sociale di tipo aristocratico, che dall'inizio del IV secolo a.C. comincia a prediligere la campagna alla citt? e a preferire aree pi? distanti dall'insediamento urbano come luogo di sepoltura. Non ? un caso che parallelamente cessano di essere frequentate dalle famiglie pi? eminenti le grandi necropoli urbane di&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Cannicella&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;e di&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Crocefisso del Tufo&lt;/strong&gt;, poste ad anello sulla rupe tufacea di&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Orvieto&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;</Descrizione><Abstract>Tomba degli Hescanas</Abstract><Descrizione Breve>Il sepolcro ? situato in localit? Molinella presso Castel Rubello nel comune di Porano, e scavato nel tufo di una piccola collina boscosa, lambita alla base dal torrente Montacchione.</Descrizione Breve></row>
<row _id="67"><Id>58</Id><Id Sorgente>4137836</Id Sorgente><Url>http://dati.regione.umbria.it/risorsa/attrattori/4137836</Url><Immagine>https://www.umbriatourism.it//documents/20126/328348/torre_moro/e524ca83-0857-2186-27aa-6b4903468c7d</Immagine><Municipio>Orvieto</Municipio><Latitudine>42.7185068</Latitudine><Longitudine>12.110744599999975</Longitudine><Nome>Torre del Moro</Nome><Descrizione>La torre si trova al centro di Orvieto, lungo il corso cittadino. &lt;br&gt; &lt;p&gt;Alla fine del Duecento Orvieto ebbe un nuovo assetto urbano e colloc? in posizione strategicamente centrale il palazzo dei Sette con la torre detta del Papa, alta 47 metri e orientata quasi perfettamente secondo i quattro punti cardinali.&lt;/p&gt;Le sue imponenti dimensioni consentivano, infatti, la dominazione visiva dell'allora vasto territorio dello stato orvietano. Nel XVI secolo la torre venne cos? chiamata da Raffaele di Sante, detto il Moro, che diede il suo nome anche al sottostante palazzo Gualtiero, di sua propriet?, e all'intera contrada. Nel 1865, all'altezza di diciotto metri, fu sistemata nella torre del Moro la vasca distributrice del nuovo acquedotto e, a seguito dei restauri del 1866, venne installato l'orologio meccanico e due campane civiche. La campana pi? piccola proveniva dalla torre di Sant'Andrea e quella pi? grande dal palazzo del Popolo. &lt;p&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Il palazzo dei Sette con la torre del Moro, recentemente restaurato e adibito a centro culturale, appartenne all'antica famiglia dei Della Terza, poi fu di propriet? del Papato, sede dei Sette, del pontefice e sembra che vi abit? anche Antonio da Sangallo.&lt;/p&gt;</Descrizione><Abstract>Torre del Moro</Abstract><Descrizione Breve>La torre si trova al centro di Orvieto, lungo il corso cittadino.</Descrizione Breve></row>
<row _id="68"><Id>31</Id><Id Sorgente>4134400</Id Sorgente><Url>http://dati.regione.umbria.it/risorsa/attrattori/4134400</Url><Immagine>https://www.umbriatourism.it//documents/20126/324646/allerona5/9eb2e7dd-4da6-cfb9-c3e1-45032761fc43</Immagine><Municipio>Allerona</Municipio><Latitudine>42.793171900000004</Latitudine><Longitudine>11.953195379545452</Longitudine><Nome>Villa Cahen</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;La Villa fu costruita nel territorio del Comune di Allerona nel 1880 dal ricchissimo finanziere di Anversa Edouard Cahen, il quale, innamorato dell'Italia e dei suoi paesaggi, aveva acquistato dalla nobile famiglia dei Bourbon del Monte la tenuta che si estendeva per una trentina di chilometri di circonferenza tra un crinale e l'altro della valle del fiume &lt;strong&gt;Paglia &lt;/strong&gt;nella zona ora nota con il nome di &lt;strong&gt;Selva di Meana&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;La caratteristica particolare e affascinante di questo luogo ? costituita dal giardino all'italiana ricco delle pi? varie specie arboree e erbacee, anche rarissime, che il proprietario faceva arrivare dai luoghi pi? lontani. Si tratta di una architettura studiata con molta cura e arricchita da arredi naturali e artificiali che ne fanno un raro esempio di stile liberty. Altre particolarit? &amp;nbsp;sono costituite dalla limonaia e dalle serre per la protezione delle piante durante l'inverno. Recentemente ? stato restaurato anche il giardino giapponese posto, nel parco, tra il giardino all'italiana e le serre.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;La villa ha una forma esterna sobria ed elegante, nello stile dell'epoca, il Liberty. La struttura esterna della Villa ? esaltata dalle superfici candide delle pareti cui aggiungono note di colore le persiane, le modulazioni degli aggetti e soprattutto il corpo della torretta.&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;La villa ? distribuita su vari piani: un piano seminterrato adibito a magazzini e locali per i servizi elettrici e termici, un piano terra per le sale da studio, da ricevere e da pranzo ampie e signorili, un terzo piano per le camere da letto e loro annessi riservati ai proprietari, un ulteriore piano per le stanze da letto per la servit?.&lt;/p&gt;</Descrizione><Abstract>Villa Cahen</Abstract><Descrizione Breve>La Villa fu costruita nel territorio del Comune di Allerona nel 1880 dal ricchissimo finanziere di Anversa Edouard Cahen, il quale, innamorato dell'Italia e dei suoi paesaggi, aveva acquistato dalla nobile famiglia dei Bourbon del Monte la tenuta che si estendeva per una trentina di chilometri di circonferenza tra un crinale e l'altro della valle del fiume Paglia nella zona ora nota con il nome di Selva di Meana.</Descrizione Breve></row>
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