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<row _id="1"><Tipologia>Altro</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Corciano</Comune><Cap>6073</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Ballarini</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.1237872,12.289259600000037</Georeferenziazione><Nome>Torrione Porta Santa Maria - Centro Espositivo Permanente sulla Cultura Medievale e Rinascimentale</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il Torrione venne costruito da maestranze lombarde nel XV secolo e venne eretto in circa trent&amp;rsquo;anni. Ha una forma a clessidra, necessaria a contrastare gli attacchi delle nuove armi da fuoco cinquecentesche. La pianta &amp;egrave; circolare, in aggetto rispetto alle mura. L&amp;rsquo;alzato &amp;egrave; concavo, pi&amp;ugrave; stretto al centro e pi&amp;ugrave; largo nella parte inferiore e superiore, al di sopra delle bertesche in laterizio che sostenevano la merlatura, dato che il bastione in origine era privo di copertura.&lt;br /&gt;  L&amp;rsquo;esposizione &amp;egrave; su tre livelli: livello giardini: Sala della Chiave - sono esposte la chiave dell&amp;rsquo;ultimo portone, utilizzata fino agli anni &amp;rsquo;60 e alcune immagini fotografiche che testimoniano la storia dell&amp;rsquo;area fino agli anni sessanta; livello strada: Sala dei Massari - sono presenti originali del XV-XVI secc. di armi d&amp;rsquo;attacco, di difesa e vestiario militare, concessi dalla collezione della Galleria Nazionale dell&amp;rsquo;Umbria; livello alto: Sala delle Bertesche - sono esposti lo Statuto del 1560, il codice in cui si delibera la costruzione del Torrione, la statua di San Michele di Polidoro Biti De Caporali (1551-1553), quella di San Sebastiano (1480 ca.) e la Madonna della Cintura.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.comune.corciano.pg.it/media/k2/attachments/Il_Torrione.pdf|www.comune.corciano.pg.it/media/k2/attachments/Il_Torrione.pdf</Sito web><Indirizzo email>infopoint@comune.corciano.pg.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 5188255</Numeri di telefono><Accessibilita>no</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="2"><Tipologia>Altro</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Perugia</Comune><Cap>6121</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza Italia</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.1091335,12.3883578</Georeferenziazione><Nome>Rocca Paolina</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;La Rocca Paolina, fortezza papale del XVI secolo, si trova all&amp;#39;interno del centro storico di Perugia.&lt;br /&gt;  Fu eretta tra il 1540 e il 1543 su progetto di Antonio da Sangallo per volont&amp;agrave; di papa Paolo III Farnese, da cui prese il nome.&lt;br /&gt;  Fu costruita inglobando parte delle case, torri e strade di un intero quartiere - ancora&amp;nbsp;oggi&amp;nbsp;percorribile all&amp;#39;interno - e in parte abbattendo le case dei Baglioni, del borgo di Santa Giuliana, della chiesa di Santa Maria dei Servi e di molti altri edifici medievali presenti nel sito.&lt;br /&gt;  Sul frontone della Rocca, l&amp;rsquo;architetto Sangallo ricompose la parte superiore della monumentale porta etrusca: porta Marzia, del III sec. a.C.&lt;br /&gt;  La Rocca venne abbattuta nel 1860, quando Perugia ottenne l&amp;rsquo;autonomia dal governo pontificio.&lt;br /&gt;  Oggi il sistema di viabilit&amp;agrave; meccanizzata che ne attraversa le strutture &amp;egrave; il principale asse di collegamento pedonale verso il centro cittadino.&lt;br /&gt;  Lungo il percorso &amp;nbsp;ha trovato collocazione una delle opere pi&amp;ugrave; imponenti di Alberto Burri, &amp;ldquo;il Grande Nero&amp;rdquo;, una macchina cinetica scultorea donata dall&amp;rsquo;artista ed esposta permanentemente dal 1984.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>-</Indirizzo email><Numeri di telefono>-</Numeri di telefono><Accessibilita>no</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="3"><Tipologia>Archeologia industriale</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Citt della Pieve</Comune><Cap>6062</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Francesco Melosio 20-26</Indirizzo><Numero civico>20-26</Numero civico><Georeferenziazione>42.95365064434687,12.003571987152101</Georeferenziazione><Nome>Laboratorio di Cultura Fotografica - ex Forno Bassini</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il Laboratorio di Cultura Fotografica di Citt&amp;agrave; della Pieve nasce all&amp;#39;interno di un vecchio forno appartenuto per generazioni alla famiglia Bassini. Grazie al restauro conservativo eseguito su progetto dell&amp;rsquo;architetto Firouz Galdo, i locali oggi ospitano: uno spazio per le mostre fotografiche; una biblioteca tematica di circa 600 volumi; una sala corsi attrezzata e capace di ospitare circa 30 persone; una camera oscura per stampa analogica e digitale; una sala di posa; un archivio fotografico che conserva la produzione di Attilio Maria Navarra e degli artisti che collaborano con il Laboratorio.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Dal 15 dicembre 2017 il Forno - Laboratorio &amp;egrave; un luogo di aggregazione, consultazione ed incontri impegnato a valorizzare il patrimonio storico-artistico ed identitario del territorio.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;La proposta didattica del Forno-Laboratorio include due mostre ogni anno, un calendario di attivit&amp;agrave; ed eventi per la fotografia e per il territorio. Il Laboratorio ha ospitato un&amp;#39;esposizione di Maurizio Galimberti &amp;quot;Surrealisme Perugino&amp;quot;, che ha realizzato dei mosaici con delle Polaroid sugli affreschi del Perugino conservati a Citt&amp;agrave; della Pieve ed a Panicale; la mostra &amp;quot;Ritratti e memorie pievesi nelle fotografie di Paola Agosti e nelle interviste di Mario Gianni&amp;quot;; l&amp;rsquo;esposizione &amp;ldquo;Dimora teatro&amp;rdquo; di Silvia Camporesi. Il materiale delle mostre temporanee del Laboratorio &amp;egrave; ora conservato e catalogato nell&amp;rsquo;archivio fotografico aperto alla consultazione.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.fotografiacittadellapieve.it|www.fotografiacittadellapieve.it</Sito web><Indirizzo email>info@fotografiacittadellapieve.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>05782992202 , 3284659381</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="4"><Tipologia>Archeologia industriale , Impianto industriale , Apparecchiature elettriche</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Narni</Comune><Cap>5035</Cap><Localita>Narni scalo</Localita><Indirizzo>Via del Lavoro</Indirizzo><Numero civico>8</Numero civico><Georeferenziazione>42.53140285659241,12.520129336112177</Georeferenziazione><Nome>Elettrocarbonium</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;L&amp;#39;ampia piana che si estende a est dell&amp;#39;abitato di Narni Scalo, tra il tracciato della ferrovia e il corso del fiume Nera, &amp;egrave; coperta quasi per intero da un complesso industriale, occupato per una buona met&amp;agrave; dallo stabilimento elettrochimico dell&amp;#39;Elettrocarbonium, poi SGL Carbon, destinato alla produzione di elettrodi per forni elettrici e carboni elettrici. Il primo impianto produttivo sorto su quest&amp;#39;area fu quello della Societ&amp;agrave; Italiana per la Concia delle Pelli, costruito nel 1887 per iniziativa del finanziere Alessandro Centurini. La storia dell&amp;#39;Elettrocarbonium S.p.A. inizi&amp;ograve; dieci anni dopo (1897) con la costituzione della Societ&amp;agrave; Italiana dei Forni Elettrici (Sife), impegnata nella produzione di carburo di calcio. Questa impresa nel 1900 diede vita alla Societ&amp;agrave; Italiana dell&amp;#39;Elettrocarbonium (Elettro), con la quale avvi&amp;ograve; in Italia la produzione di elettrodi per l&amp;#39;industria siderurgica ed elettrochimica. Le due societ&amp;agrave; si fusero nel 1917, riunendo in un unico ente gli stabilimenti per la produzione di leghe metalliche al forno elettrico e di carboni elettrici. La denominazione di Elettrocarbonium Spa venne adottata nel 1949 e nel 1954 entr&amp;ograve; in funzione il primo impianto di gravitazione degli elettrodi. L&amp;#39;ingresso dei capitali tedeschi della Siemens consent&amp;igrave; di avviare una nuova fase espansiva, che si interruppe all&amp;#39;inizio degli anni &amp;#39;70.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>Go Source Group|http://gosourcegroup.com/</Sito web><Indirizzo email>-</Indirizzo email><Numeri di telefono>-</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="5"><Tipologia>Archeologia industriale , Impianto industriale , Fornace</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Todi</Comune><Cap>6059</Cap><Localita>Montesanto</Localita><Indirizzo>Localit Montesanto</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.779138495351404,12.391534384438728</Georeferenziazione><Nome>Fornace Toppetti</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il complesso industriale era destinato alla produzione di laterizi. Sorgeva in una zona di bassa collina in localit&amp;agrave; Montesanto di Todi. Il sito, che interessava un&amp;#39;area di 700 mq, comprendeva due fabbricati comunicanti e due pozzi di raccolta delle acque piovane. Questi ultimi erano utilizzati, oltre all&amp;rsquo;acquedotto comunale, per far fronte alle necessit&amp;agrave; di acqua dello stabilimento, vista la mancanza di sorgenti o fiumi nelle vicinanze. Il primo insediamento risale alla fine del XIX secolo ad opera della societ&amp;agrave; Toppetti, attiva nella produzione di manufatti in terracotta e presto specializzatasi nella realizzazione di laterizi per costruzioni civili. Nella seconda met&amp;agrave; degli anni &amp;lsquo;20 del &amp;lsquo;900 l&amp;rsquo;impianto fu dotato di un forno Hoffmann alimentato con olio combustibile e coke di petrolio, poi sostituito da una fornace a tunnel. Lo stabilimento rimase produttivo fino alla met&amp;agrave; degli anni &amp;rsquo;90, pur limitando la sua produzione ad un solo tipo di laterizi, ovvero il mattone forato &amp;ldquo;a sei fori&amp;rdquo;.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>Toppetti 2 S.p.A.|http://www.toppetti.it</Sito web><Indirizzo email>t2@tcla.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>15/01/1917</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>R</Stato scheda></row>
<row _id="6"><Tipologia>Archeologia industriale , Impianto industriale , Fornace</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Assisi</Comune><Cap>6081</Cap><Localita>Santa Maria degli Angeli</Localita><Indirizzo>Via Protomartiri Francescani</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.05747922791565,12.584512755039668</Georeferenziazione><Nome>Fornaci Briziarelli Santa Maria degli Angeli</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il complesso industriale era destinato alla produzione di laterizi. E&amp;#39; situato a Santa Maria degli Angeli, nella pianura assisana in prossimit&amp;agrave; della stazione ferroviaria di Assisi. Interessa un&amp;#39;area di circa 280.000 mq e comprende 6 fabbricati. Il sito nacque nel 1928 come prima espansione della Ditta Fornaci di Marsciano della famiglia Briziarelli, che rilev&amp;ograve; nel 1924 e ristruttur&amp;ograve; completamente una fornace preesistente. La fornace sfruttava originariamente un forno a fuoco continuo Hoffmann, sostituito alla met&amp;agrave; degli anni &amp;rsquo;60 da uno a tunnel. Dopo la cessazione dell&amp;rsquo;attivit&amp;agrave; produttiva, parte del complesso &amp;egrave; stato utilizzato come magazzino. Attualmente non &amp;egrave; pi&amp;ugrave; utilizzato.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>fbm@fbm.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 87461</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="7"><Tipologia>Archeologia industriale , Impianto industriale , Fornace</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Foligno</Comune><Cap>6034</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Mameli</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.96854462036922,12.71084395903381</Georeferenziazione><Nome>Fornace Hoffmann</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il complesso industriale era destinato alla produzione di laterizi. Occupava un&amp;rsquo;area di oltre 8.000 mq a destra del fiume Topino, dal quale&amp;nbsp;traeva forza motrice idraulica impiegata sia per le lavorazioni dell&amp;rsquo;argilla, sia&amp;nbsp;per azionare i macchinari. Il canale di derivazione dell&amp;rsquo;acqua dal fiume Topino era ubicato a circa 1 km di distanza dal sito. Lo stabilimento, fondato nel 1873 dall&amp;rsquo;industriale Macrobio Fazi per sfruttare l&amp;rsquo;argilla locale ottenuta dalle &amp;ldquo;colmate&amp;rdquo; del fiume Topino, comprendeva vari fabbricati divisi in due nuclei dalla strada che collegava Foligno con la frazione di San Giovanni Profiamma e raccordati da binari rotabili dove scorrevano i carrelli con la materia prima. Era considerato il pi&amp;ugrave; vasto e importante dell&amp;rsquo;Umbria ed era molto affermato anche per la sua avanguardia tecnologica. Vantava la prima fornace Hoffmann a fuoco continuo impiantata nel territorio regionale e un vasto allestimento di moderni macchinari azionati da una forza motrice di 30 cavalli. Produceva materiali per via umida e per via secca, lavorati sia a mano sia a macchina e destinati per lo pi&amp;ugrave; al mercato locale. Nel 1936 la fornace venne acquistata dalle Fornaci Briziarelli di Marsciano, attuali proprietari, che la impiegarono come sito produttivo fino agli anni &amp;rsquo;50 e, in seguito, come deposito.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>FBM S.p.a.|http://www.fbm.it/</Sito web><Indirizzo email>fbm@fbm.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 87461</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="8"><Tipologia>Archeologia industriale , Impianto industriale , Fornace , Cava/miniera</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Perugia</Comune><Cap>6121</Cap><Localita>Piscille</Localita><Indirizzo>-</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.088404705498704,12.419444678679156</Georeferenziazione><Nome>Fornaci Briziarelli Piscille</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il complesso industriale era destinato principalmente alla produzione di laterizi, oltre a recipienti vari, a cominciare da vasi da fiori.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Si sviluppa in un&amp;rsquo;area agricola medio collinare, sulla strada che collega Perugia a Ponte San Giovanni, interessando una superficie di circa 1500 mq e comprendendo numerosi fabbricati (9) e due ciminiere. La fornace venne fondata nel 1887 da Ferrini e Paolotti per sfruttare i terreni argillosi delle colline circostanti e fu all&amp;rsquo;avanguardia nello sviluppo tecnologico. Nei primi anni del &amp;lsquo;900 comprendeva ben 12 forni Hoffmann a fuoco continuo, alimentati da un motore a vapore della potenza di 10HP.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Alla fine degli anni &amp;#39;70 il sito &amp;egrave; stato chiuso e rilevato dalla Fornaci Briziarelli di Marsciano, che ne ha impiegato gli spazi all&amp;rsquo;aperto come magazzino di prodotti in laterizio.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Nell&amp;rsquo;aprile 2018 &amp;egrave; stata firmata la convenzione urbanista tra la societ&amp;agrave; Briziarellifin S.r.l. e il Comune di Perugia per avviare un progetto di recupero dell&amp;rsquo;area a fini sia residenziali sia commerciali, che comprender&amp;agrave; anche un&amp;#39;area pedonale con piazze e giardini.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>-</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 5016359</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="9"><Tipologia>Archeologia industriale , Impianto industriale , Fornace , Cava/miniera</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Castel Viscardo</Comune><Cap>5014</Cap><Localita>Le Trobbe</Localita><Indirizzo>-</Indirizzo><Numero civico>3</Numero civico><Georeferenziazione>42.7571152,12.00762229999998</Georeferenziazione><Nome>Fornace Sugaroni</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il complesso industriale, posizionato nella valle ai piedi di Castel Viscardo, era destinato alla produzione di laterizi e in particolare di manufatti in cotto. La Fornace Sugaroni &amp;egrave; una delle pi&amp;ugrave; antiche del territorio: una croce in pietra con la data 1685 ritrovata sulla bocca dell&amp;rsquo;antico forno&amp;nbsp;testimonia l&amp;rsquo;esistenza del sito produttivo fin dal XVII secolo e&amp;nbsp;durante la ristrutturazione del complesso sono stati rinvenuti sul piazzale sovrastante la vecchia fornace forni a pozzo circolari e rettangolaridi diverse dimensioni. Di propriet&amp;agrave; del principe Spada fino al 1920 circa, venne poi acquistata da Domenico Sugaroni che la gestiva da molto tempo. L&amp;rsquo;azienda ha saputo mantenere pressoch&amp;eacute; inalterata la tradizionale lavorazione artigianale del cotto pur innovando parte del processo produttivo, a cominciare dall&amp;rsquo;impiego di forni alimentati a nafta (anni &amp;rsquo;60) fino ad altre soluzioni, come l&amp;rsquo;utilizzo di forni Hofmann al posto di quelli tradizionali a pozzo e di capannoni riscaldati per l&amp;rsquo;essiccazione a crudo, che ha&amp;nbsp;consentito la lavorazione continua (anni &amp;rsquo;80). Dagli anni &amp;rsquo;90 del &amp;lsquo;900 la Fornace Sugaroni ha cos&amp;igrave; assunto dimensioni industriali, sia dal punto di vista dello spazio occupato (comprendeva sei fabbricati interessando un&amp;#39;area di 18.000 mq) sia quanto al volume della produzione, imponendosi come leader nella produzione del vero cotto fatto a mano made in Italy. Ha fornito materiali per il recupero di diversi monumenti nazionali, tra cui le mura perimetrali del Colosseo, il tetto di Palazzo Farnese, l&amp;rsquo;esterno della Domus Aurea a Roma,&amp;nbsp;Palazzo dei Priori a Perugia e il chiostro del convento di San Francesco ad Assisi.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>Sugaroni Vincenzo S.r.l.|http://www.sugaroni.it</Sito web><Indirizzo email>info@sugaroni.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0763 361003</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="10"><Tipologia>Archeologia industriale , Impianto industriale , Fornace , Cava/miniera</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Castel Viscardo</Comune><Cap>5014</Cap><Localita>Le Trobbe</Localita><Indirizzo>-</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.75743749999999,12.008812499999976</Georeferenziazione><Nome>Fornace Stefani</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il complesso industriale, posizionato in cima alla collina in Localit&amp;agrave; le Trobbe di Castel Viscardo, era destinato alla produzione di laterizi e in particolare di manufatti in cotto. La cava d&amp;rsquo;argilla si trova ancora sulla parte superiore dell&amp;rsquo;area di pertinenza.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;In questo sito la produzione del cotto &amp;egrave; documentata fin dal XVII secolo e la famiglia Stefani la tramanda dalla met&amp;agrave; dell&amp;#39;Ottocento. Durante la prima met&amp;agrave; del &amp;#39;900 l&amp;#39;attivit&amp;agrave; della fornace procedette con continuit&amp;agrave;, venendo interrotta solamente fra settembre 1943 e giugno 1944, quando i tedeschi requisirono lo stabilimento per installarvi&amp;nbsp;una batteria di contraerei. Durante il secondo dopoguerra nella fornace lavorarono quattro ditte differenti, tutte appartenenti a componenti della famiglia Stefani. Fino alla met&amp;agrave; degli anni &amp;rsquo;90 la cottura avveniva esclusivamente nel tradizionale forno a pozzo alimentato a legna, poi affiancato e pian piano sostituito da uno a tunnel alimentato a metano.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Grazie al metodo di lavorazione rimasto uguale nei secoli,&amp;nbsp;la fornace ha fornito materiali per il recupero di diversi monumenti nazionali e non, tra cui il Colosseo, il centro storico di Pienza e il Duomo di Orvieto.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>Laterizi D'Arte S.n.c.|http://www.cottostefani.it</Sito web><Indirizzo email>info@cottostefani.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0763 361619</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="11"><Tipologia>Archeologia industriale , Impianto industriale , Fornace , Cava/miniera</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Spoleto</Comune><Cap>6049</Cap><Localita>Santa Croce</Localita><Indirizzo>Frazione S. Croce</Indirizzo><Numero civico>58</Numero civico><Georeferenziazione>42.7717442,12.699033800000052</Georeferenziazione><Nome>Fornace di laterizi di Morgnano</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il complesso industriale era sistemato in posizione collinare in ambiente rurale e interessava un&amp;rsquo;area di circa 7.300 mq e 12 corpidi fabbrica.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;La Fornace di Morgnano fu costruita agli inizi del &amp;lsquo;900 per volont&amp;agrave; della societ&amp;agrave; Terni, concessionaria del bacino lignifero di Spoleto (concentrato nelle localit&amp;agrave; di Morgnano e di Sant&amp;rsquo;Angelo di Mercole), per aumentare la redditivit&amp;agrave; delle miniere e razionalizzarne lo sfruttamento. Infatti le operazioni di vaglio della lignite immediatamente successive alla sua estrazione comportavano una perdita di polvere di lignite, che veniva impiegata nella fabbrica di laterizi come combustibile. Inoltre le argille che provenivano dalle gallerie sterili della miniera venivano usate come materia prima. I laterizi erano prodotti ad uso interno della stessa societ&amp;agrave; Terni (miniere, opere idrauliche e centrali) e il resto venduto in zona. La chiusura delle miniere nel 1961 per la scarsa competitivit&amp;agrave; della lignite sul mercato del combustibile caus&amp;ograve; anche la fine delle attivit&amp;agrave; della fornace. Il sito industriale riprese la sua attivit&amp;agrave; pochi mesi pi&amp;ugrave; tardi con la Societ&amp;agrave; Industre Laterizi Spoletine, produttrice di materiali da costruzione. Il sito nel 1977 fu acquistato da Giovanni Petrini che vi istall&amp;ograve; una fabbrica di confezioni di maglieria intima. Nei primi anni &amp;rsquo;80 la famiglia Petroni ha ristrutturato il nucleo centrale della fornace,&amp;nbsp;reimpiegandolo nelle attivit&amp;agrave; produttive fino alla chiusura nel 2012.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>-</Indirizzo email><Numeri di telefono>-</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="12"><Tipologia>Archeologia industriale , Impianto industriale , Industria alimentare</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Bastia Umbra</Comune><Cap>6083</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via IV Novembre</Indirizzo><Numero civico>02/04/2025</Numero civico><Georeferenziazione>43.0662631,12.548916800000029</Georeferenziazione><Nome>Pastificio Petrini-Spigadoro S.p.A.</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il complesso industriale era destinato alla molitura di cereali e alla produzione di pasta alimentare in vari formati. E&amp;#39; posizionato a ridosso dell&amp;#39;antico nucleo abitativo di Bastia Umbra in posizione competamente pianeggiante. Interessando un&amp;#39;area di 126.000 mq e comprendendo numerosi fabbricati (16) risalenti a diverse fasi costruttive (anni &amp;#39;30-&amp;#39;90 del &amp;#39;900), &amp;egrave; stato l&amp;#39;elemento chiave dello sviluppo prima industriale e poi urbanistico della citt&amp;agrave; e rappresenta tuttora una nota ben riconoscibile anche a notevole distanza. Sebbene le prime tracce del molino risalgano alla fine del &amp;#39;700 come frantoio per la produzione di olio d&amp;#39;oliva, il sito comparve ufficialmente nel censimento catastale del 1822 come mulino a pale &amp;quot;a tre macine a valchiera&amp;quot; di propriet&amp;agrave; di Antonio Petrini per la produzione di farine di grano sito in localit&amp;agrave; &amp;quot;Le Basse&amp;quot; di Bastia Umbra. Il mulino sfruttava originariamente l&amp;#39;energia idraulica generata dalle acque di un canale del fiume Chiascio e ben presto (fine &amp;#39;800) venne dotato di una officina per la produzione di energia elettrica con cui alimentarsi. Nel 1924 all&amp;#39;attivit&amp;agrave; molitoria si aggiunse la lavorazione della pasta alimentare con il marchio &amp;quot;Spigadoro&amp;quot;. Nel 1955 venne avviata la produzione di alimenti zootecnici, a breve affiancata dall&amp;#39;allevamento di pulcini da carne e uova (1964). Alla fine degli anni &amp;#39;90&amp;nbsp;il pastificio venne chiuso e le relative attivit&amp;agrave; vennero trasferite nello stabilimento di Foligno. Oggi lo stabilimento &amp;egrave; dedicato alla produzione di farine.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>Molini Spigadoro S.p.A.|www.molinispigadoro.com</Sito web><Indirizzo email>info@molinispigadoro.com</Indirizzo email><Numeri di telefono>389 4607096</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="13"><Tipologia>Archeologia industriale , Impianto industriale , Industria alimentare</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Todi</Comune><Cap>6059</Cap><Localita>Ponterio</Localita><Indirizzo>Ponterio Stazione</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.78986912586577,12.417805382044207</Georeferenziazione><Nome>Molini &amp; Pastificio Cappelletti S.p.A.</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il complesso industriale era destinato alla molitura del grano e alla produzione di paste alimentari. E&amp;rsquo; situato nella periferia cittadina, alle porte di Todi, nei pressi della stazione ferroviaria di Todi Ponterio. Comprendeva pi&amp;ugrave; fabbricati collegati tra loro secondo una precisa logica produttiva e raccordati da una corte comune coperta che consentiva l&amp;rsquo;accesso ai vari ambienti di lavoro. Le diverse fasi costruttive sono testimonianza di un profondo legame con le vicende storiche del territorio. Quanto all&amp;rsquo;origine dello stabilimento, nei primi anni &amp;rsquo;30 del &amp;lsquo;900 Colombo Cappelletti, gi&amp;agrave; titolare da un decennio con il fratello di una ditta attiva nel trasporto di carbone, legname e, solo marginalmente, cereali, acquis&amp;igrave; un piccolo molino a palmenti. Questo venne presto trasformato in un molino industriale, accanto al quale venne costruito un pastificio (1934) progettato dall&amp;rsquo;architetto Dino Lilli, esperto di architettura industriale di matrice razionalista. Lo stabilimento forn&amp;igrave; farine ai pi&amp;ugrave; grandi pastifici dell&amp;rsquo;Italia centrale e non solo, ma la guerra mise a dura prova l&amp;rsquo;attivit&amp;agrave; del pastificio che nel 1944 fu quasi completamente raso al suolo da un bombardamento degli alleati, a causa dell&amp;rsquo;assorbimento pressoch&amp;eacute; totale della produzione da parte delle armate tedesche. Il nuovo stabilimento, ultimato nel 1949, visse un primo periodo di grande rilancio, grazie anche ai moderni macchinari e all&amp;rsquo;entrata in funzione di un nuovo molino che aument&amp;ograve; notevolmente la capacit&amp;agrave; produttiva. La produzione continu&amp;ograve; poi tra alti e bassi e avvicendamenti societari fino alla sua chiusura nel 1960. Dopo un lungo periodo di inattivit&amp;agrave; l&amp;rsquo;edificio venne acquisito nel 1986 dalla societ&amp;agrave; Spazzoni che ne ha impedito la decadenza usandolo, seppur in piccola parte, come deposito di granaglie e sede di uffici. Nel 2009 ragioni di sicurezza hanno determinato la parziale demolizione della ciminiera del pastificio.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>Spazzoni Giuseppe S.P.A.|www.spazzoni.com</Sito web><Indirizzo email>info@spazzoni.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 8942402</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="14"><Tipologia>Archeologia industriale , Impianto industriale , Industria meccanica</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Terni</Comune><Cap>5100</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazzale A. Bosco</Indirizzo><Numero civico>3</Numero civico><Georeferenziazione>42.5681518,12.653327699999977</Georeferenziazione><Nome>Ex Officine Bosco</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il complesso industriale era inizialmente destinato alla progettazione e alla costruzione di macchinari per l&amp;rsquo;agricoltura locale. Nacque nel 1890 come piccolo insediamento a ridosso della Porta Spoletina, punta estrema a nord delle mura di Terni, per iniziativa del tecnico torinese Antonio Bosco. L&amp;#39;edificio era dapprima costituito da una piccola officina meccanica con annessa fonderia di bronzo. Orientata la produzione verso la lavorazione di ferro e acciaio per la costruzione di macchinari metallici e la produzione di oggetti fusi in bronzo (1910), le Officine produssero importanti realizzazioni nel campo industriale e si ampliarono nell&amp;#39;area compresa tra la Porta e il torrente Serra. Si sviluppano infine occupando la vasta area a nord della strada Spoletina (o Flaminia), inglobata nel 1939, fino alla stazione ferroviaria, costituendosi come vera e propria cittadella industriale&amp;nbsp; interessando circa 40.000 mq e con una superficie coperta di circa 20.000 mq. La seconda guerra mondiale provoc&amp;ograve; la distruzione di alcuni edifici, il cui ripristino fu possibile grazie alla concessione di finanziamenti da parte di istituti di credito. La crisi del settore meccanico tra il 1958 ed il 1963 comport&amp;ograve; la soppressione della fonderia, l&amp;#39;entrata di capitale straniero nella societ&amp;agrave; e la definitiva uscita di scena della famiglia Bosco (1969). Negli anni &amp;#39;70 l&amp;#39;azienda si specializz&amp;ograve; nella fornitura di macchinari per l&amp;rsquo;industria chimica e petrolifera. Il complesso delle officine Bosco, parzialmente demolito nel 1985, &amp;egrave; stato recuperato con fondi europei e trasformato nell&amp;rsquo;attuale centro multimediale. Oggi l&amp;#39;area &amp;egrave; occupata da un parcheggio, da un Centro Multimediale e da un Istituto professionale.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>-</Indirizzo email><Numeri di telefono>-</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="15"><Tipologia>Archeologia industriale , Impianto industriale , Materie plastiche</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Narni</Comune><Cap>5035</Cap><Localita>Narni scalo</Localita><Indirizzo>Strada Sant'Anna</Indirizzo><Numero civico>6</Numero civico><Georeferenziazione>42.5318601,12.523287600000003</Georeferenziazione><Nome>Linoleum</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il complesso industriale era destinato alla produzione di linoleum, prodotto che cominci&amp;ograve; ad affermarsi in Italia agli inizi del &amp;lsquo;900 anche grazie alla crescente domanda da parte della Marina e delle Ferrovie dello Stato. Occupa la parte orientale della citt&amp;agrave; industriale che si estende a est dell&amp;rsquo;abitato di Narni Scalo, tra il tracciato della ferrovia e il corso del fiume Nera. Lo stabilimento del Linoleum, riconoscibile per la caratteristica forma cubica di alcuni suoi reparti, costituisce uno dei primi nuclei industriali che a partire dalla fine dell&amp;#39;Ottocento hanno determinato l&amp;#39;industrializzazione del narnese. Il primo impianto produttivo fu fondato nel 1887 dalla Societ&amp;agrave; per la Fabbricazione e per il Commercio degli Oggetti in Caoutchouc, Guttaperca e Affini, costituita per iniziativa del finanziere Alessandro Centurini. Dopo un avvio incerto, caratterizzato comunque da forniture per la Marina Militare, lo stabilimento giunse alla chiusura nel 1894, travolto dal crollo della Banca Romana. L&amp;#39;impianto venne rilevato da Giovanni Battista Pirelli, titolare a Milano di una fabbrica che produceva oggetti in gomma elastica, e conferito nel 1894 alla Societ&amp;agrave; Italiana del Linoleum e Prodotti Affini. L&amp;rsquo;impianto narnese godeva di una favorevole posizione geografica: era raccordato mediante un proprio binario alla linea ferroviaria, permettendo l&amp;#39;afflusso delle varie materie prime (l&amp;#39;olio di lino, le farine di legno o di sughero, le resine naturali) e disponeva di una derivazione d&amp;rsquo;acqua dal fiume Nera. Dopo vari passaggi di propriet&amp;agrave; nel 1985 lo stabilimento chiuse, per essere poi rilevato, due anni dopo, dalla francese Sommer, che ne rilanci&amp;ograve; la produzione a livello mondiale.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>Tarkett S.p.a.|www.tarkett.it</Sito web><Indirizzo email>info.it@tarkett.com</Indirizzo email><Numeri di telefono>0744 7551</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="16"><Tipologia>Archeologia industriale , Impianto industriale , Prodotti chimici</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Terni</Comune><Cap>5100</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Viale Campofregoso</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.55941709949489,12.65107735991478</Georeferenziazione><Nome>Ex SIRI</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il complesso industriale era destinato alla produzione di ammoniaca sintetica, utilizzata per esplosivi e concimi azotati, nonch&amp;eacute; prodotti chimici e allo studio e allo sfruttamento di nuovi procedimenti industriali nel campo della chimica, della fisica e della meccanica.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Si sviluppava in un&amp;#39;area pianeggiante di oltre 40.000 mq compresa tra il fiume Nera e le pendici del colle Obito. La SIRI, Societ&amp;agrave; Italiana Ricerche Industriali, venne costituita nel 1925 e and&amp;ograve; ad occupare il complesso della ex Ferriera pontificia, costruita nel 1794. Le grandi capacit&amp;agrave; nel settore della ricerca industriale gli conferirono un notevole successo in Italia e all&amp;rsquo;estero fino agli anni &amp;rsquo;60, quando si manifestarono progressive difficolt&amp;agrave; nell&amp;rsquo;attivit&amp;agrave; industriale, soprattutto per le mutate condizioni di mercato e di tecnologia, fino alla chiusura dell&amp;#39;impianto nel 1983. La crescita dello stabilimento avvenne in maniera disomogenea, con nuove costruzioni che si addossarono alle preesistenti, lasciando un&amp;rsquo;ampia superfice libera centrale, dove ancora &amp;egrave; visibile anche il laghetto formato dalle acque dal Nera con le opere di presa d&amp;rsquo;acqua per le centrali elettriche dello stabilimento. L&amp;#39;accesso principale al complesso &amp;egrave; ancora contrassegnato da un cancello decorato con aquile e sfere cuspidate in ghisa ed &amp;egrave; prossimo alla piccola costruzione un tempo adibita a portineria e abitazione del custode. A destra del secolare viale alberato ancora esistente vi erano le abitazioni operaie, di tipologia lineare e a due livelli, mentre tutti gli altri fabbricati ospitavano i reparti produttivi.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;La propriet&amp;agrave; dell&amp;rsquo;area venne in parte rilevata tra il 1997 e il 2002 dal Comune di Terni, che l&amp;rsquo;ha riqualificata per ospitare dal 2009 il CAOS, Centro Arti Opificio Siri.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>CAOS|http://www.caos.museum/info/</Sito web><Indirizzo email>info@caos.museum</Indirizzo email><Numeri di telefono>0744 285946</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="17"><Tipologia>Archeologia industriale , Impianto industriale , Prodotti chimici</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Terni</Comune><Cap>5100</Cap><Localita>Collestatte Piano</Localita><Indirizzo>S.S. 209 'Valnerina' Km 6+680</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.558210849852784,12.722690611966755</Georeferenziazione><Nome>Ex Stabilimento Elettrochimico di Collestatte</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Le attuali case lungo la strada della Valnerina, vicinissime alla Cascata delle Marmore, sono quanto rimane delle strutture del complesso di Collestatte Piano. Lo stabilimento, ampio 13.000 mq, sorse nel 1896 come primo impianto elettrochimico della Societ&amp;agrave; Italiana per il Carburo di Calcio Acetilene e altri Gas (SICCAG, costituita nel 1896) ed era destinato alla produzione di carburo di calcio, sostanza chimica largamente impiegata nel campo dell&amp;rsquo;illuminazione, pubblica e privata, a mezzo di gas acetilene. Con la fusione tra Carburo e Societ&amp;agrave; Altiforni Fonderie e Acciaierie di Terni nel 1922 si arriv&amp;ograve; alla chiusura dello stabilimento, che avvenne nel 1929. L&amp;rsquo;insediamento fu allora adattato a residenza per operai e ampliato con nuove abitazioni, una chiesa e un dopolavoro (distrutto dai bombardamenti della seconda guerra mondiale) con attrezzature sportive e per il tempo libero, inclusa una sala cinematografica. L&amp;#39;area, tuttora luogo di servizi pubblici e abitazioni, &amp;egrave; stata recuperata nell&amp;#39;ambito della valorizzazione della Cascata.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>-</Indirizzo email><Numeri di telefono>-</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="18"><Tipologia>Archeologia industriale , Impianto industriale , Prodotti chimici</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Narni</Comune><Cap>5035</Cap><Localita>Nera Montoro</Localita><Indirizzo>Via Dello Stabilimento</Indirizzo><Numero civico>1</Numero civico><Georeferenziazione>42.49717,12.475919999999974</Georeferenziazione><Nome>Stabilimento chimico di Nera Montoro</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il complesso industriale era destinato principalmente alla produzione di ammoniaca sintetica e derivati. Costituisce la parte pi&amp;ugrave; significativa del polo chimico che si estende nell&amp;#39;ampia piana al di sotto dell&amp;#39;abitato di Nera Montoro, frutto di due interventi risalenti al 1915 e ai primi anni &amp;rsquo;70. Lo stabilimento della Nuova Terni Industrie Chimiche sorge nei pressi della stazione ferroviaria, sulla sponda destra del fiume Nera, mentre i restanti e pi&amp;ugrave; recenti impianti sorgono sulla sponda opposta, raggiungibile mediante un ponte. La caratteristica principale dello stabilimento &amp;egrave; costituita dall&amp;#39;intrecciarsi delle condutture, che testimoniano il succedersi delle fasi produttive, e dall&amp;#39;emergere di un&amp;#39;incredibile serie di ciminiere, torri e serbatoi delle pi&amp;ugrave; varie forme e materiali costruttivi.&amp;nbsp;Il primo impianto che ha dato vita all&amp;#39;attuale polo industriale sorse nel 1914 per iniziativa della Societ&amp;agrave; Idroelettrica di Villeneuve per produrre clorati. Con la fine della prima guerra mondiale lo stabilimento cess&amp;ograve; l&amp;#39;attivit&amp;agrave; e venne ceduto alla Societ&amp;agrave; per l&amp;#39;Alluminio Italiano. L&amp;#39;attivit&amp;agrave; produttiva riprese soltanto nel 1922, quando la Societ&amp;agrave; Italiana Ammoniaca Sintetica (SIAS) lo rilev&amp;ograve; e ne avvi&amp;ograve; la ristrutturazione. Nel 1925 la Societ&amp;agrave; Terni, incorporando la SIAS, integr&amp;ograve; nella sua organizzazione lo stabilimento di Nera Montoro che, unico in Italia, si avvaleva del processo Casale per la produzione di ammoniaca sintetica. Dagli anni &amp;#39;30 fino agli anni &amp;#39;60 si registr&amp;ograve; un processo di ampliamento e di rinnovamento. Nel 1964, in seguito alla ristrutturazione aziendale, le attivit&amp;agrave; elettrochimiche della Terni vennero costituite in societ&amp;agrave; autonoma, la Terni Industrie Chimiche, inserita nel gruppo Finsider, per poi passare all&amp;#39;ENI nel 1967.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>-</Indirizzo email><Numeri di telefono>0744 7581</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="19"><Tipologia>Archeologia industriale , Impianto industriale , Prodotti chimici , Energia elettrica , Cava/miniera</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Terni</Comune><Cap>5100</Cap><Localita>Papigno</Localita><Indirizzo>Via Carlo Neri</Indirizzo><Numero civico>18</Numero civico><Georeferenziazione>42.5507686,12.694059799999991</Georeferenziazione><Nome>Ex Stabilimento Elettrochimico di Papigno</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il complesso, ampio 105.450 mq di cui 34.500 coperti, &amp;egrave; uno dei pi&amp;ugrave; grandi siti di archeologia industriale dell&amp;rsquo;Italia centrale.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Collocato all&amp;rsquo;inizio della Valnerina a solo 1 chilometro dalla Cascata delle Marmore, ha profondamente trasformato questo paesaggio, segnato dagli imponenti edifici in cemento armato e laterizi, dalle condotte forzate per la centrale idroelettrica, dalla cava sul Monte S. Angelo e dalla teleferica in acciaio reticolare per il trasporto della cianamide che supera il corso del Nera.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Lo stabilimento di Papigno era destinato alla produzione di carburo di calcio, sostanza chimica largamente impiegata nel campo dell&amp;rsquo;illuminazione, pubblica e privata, a mezzo di gas acetilene. Sorse nel 1901 come principale impianto della Societ&amp;agrave; Italiana del Carburo di Calcio Acetilene e Altri Gas (SICCAG, costituita nel 1896). Nel 1911 venne dotato di una grande centrale idroelettrica per le necessit&amp;agrave; dei processi elettrochimici e l&amp;rsquo;energia non utilizzata veniva venduta.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Venne scelto questo luogo per l&amp;rsquo;insediamento industriale perch&amp;eacute; consentiva di ottenere a basso costo le materie prime necessarie per la produzione del carburo di calcio: permetteva infatti di sfruttare il maggior salto utile delle acque derivate dal fiume Velino per la produzione di energia elettrica e i giacimenti di calcare del monte S. Angelo.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Lo stabilimento elettrochimico venne chiuso nel 1973, mentre fino a met&amp;agrave; anni &amp;lsquo;80 rimase in funzione il reparto per la produzione di ossigeno ed idrogeno gestito dalla Terni Siderurgica ad uso del fabbisogno interno della stessa.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;L&amp;#39;area divisa tra l&amp;#39;Ente nazionale idrocarburi e l&amp;#39;Ente nazionale elettricit&amp;agrave;, &amp;egrave; stata acquisita dal Comune tra il 1997 e il 2003 e parzialmente recuperata per creare un centro di produzione cinematografica.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Lo stabilimento di Papigno era destinato alla produzione di carburo di calcio, sostanza chimica largamente impiegata nel campo dell&amp;rsquo;illuminazione, pubblica e privata, a mezzo di gas acetilene. Sorse nel 1901 come principale impianto della Societ&amp;agrave; Italiana del Carburo di Calcio Acetilene e Altri Gas (SICCAG, costituita nel 1896). Nel 1911 venne dotato di una grande centrale idroelettrica per le necessit&amp;agrave; dei processi elettrochimici e l&amp;rsquo;energia non utilizzata veniva venduta.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Venne scelto questo luogo per l&amp;rsquo;insediamento industriale perch&amp;eacute; consentiva di ottenere a basso costo le materie prime necessarie per la produzione del carburo di calcio: permetteva infatti di sfruttare il maggior salto utile delle acque derivate dal fiume Velino per la produzione di energia elettrica e i giacimenti di calcare del monte S. Angelo.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Lo stabilimento elettrochimico venne chiuso nel 1973, mentre fino a met&amp;agrave; anni &amp;lsquo;80 rimase in funzione il reparto per la produzione di ossigeno ed idrogeno gestito dalla Terni Siderurgica ad uso del fabbisogno interno della stessa.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;L&amp;#39;area divisa tra l&amp;#39;Ente nazionale idrocarburi e l&amp;#39;Ente nazionale elettricit&amp;agrave;, &amp;egrave; stata acquisita dal Comune tra il 1997 e il 2003 e parzialmente recuperata per creare un centro di produzione cinematografica.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>-</Indirizzo email><Numeri di telefono>-</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="20"><Tipologia>Archeologia industriale , Impianto industriale , Vetro</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Piegaro</Comune><Cap>6066</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via dell'Industria</Indirizzo><Numero civico>18</Numero civico><Georeferenziazione>42.970124,12.086785999999961</Georeferenziazione><Nome>Ex Vetreria di Piegaro</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il complesso industriale era destinato alla produzione di articoli in vetro, soprattutto fiaschi e bottiglie, attivit&amp;agrave; presente a Piegaro fin dalla seconda met&amp;agrave; del XII secolo.&amp;nbsp; Posizionato all&amp;#39;interno del paese, &amp;egrave; costituito da un unico fabbricato di 200 mq,&amp;nbsp; dotato di locali ampi e funzionali. I lavori per la costruzione di questa nuova vetreria iniziarono nel 1941, rimaneggiando edifici preesistenti che probabilmente ospitavano un impianto produttivo gi&amp;agrave; dal XIX secolo. Il sito rimase in attivit&amp;agrave; fino al 1968, quando la produzione venne spostata in un nuovo stabilimento a valle del paese. L&amp;rsquo;edificio si sviluppa su tre piani. Il piano terra si articola in due corpi, originariamente divisi. Uno &amp;egrave; la parte pi&amp;ugrave; antica dell&amp;rsquo;edificio, come testimoniano i caratteri costruttivi (volte a crociera, archi, ...) e i materiali utilizzati (mattoni di vecchia fattura, copertura in legno, mancanza di elementi in ferro, ...) tipici ottocenteschi. Nell&amp;#39;altra grande sala si svolgeva la fase principale del ciclo produttivo: la lavorazione del vetro. Dell&amp;rsquo;antico forno fusorio resta la base del muro perimetrale che racchiude parte dell&amp;rsquo;ultimo vetro presente al suo interno al momento dello spegnimento. Ancora visibile &amp;egrave; anche la camera in cui veniva raccolto il vetro nella fase di manutenzione del forno, con la grande colata verde smeraldo fattavi confluire dal bacino di fusione al momento della dismissione. Dal finestrone sul fondo &amp;egrave; visibile la ciminiera, perfettamente conservata. Nel piano seminterrato si trovano le gallerie che fungevano da magazzino e il sistema di riscaldamento del forno, costituto da un bruciatore e da una serie di cunicoli che correvano sotto il pavimento e si raccordavano con la base della ciminiera per l&amp;rsquo;espulsione dei fumi prodotti dalla combustione. Il piano superiore, infine, era occupato dagli uffici e da aree in cui avveniva l&amp;rsquo;ultima fase della lavorazione dei fiaschi, ovvero lo sbiancamento dell&amp;rsquo;impagliatura tramite zolfo.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;L&amp;rsquo;edificio &amp;egrave; stato acquisito dall&amp;rsquo;Amministrazione comunale e restaurato, realizzando il Museo del Vetro, attivo dal 2009.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>Museo del vetro di Piegaro|http://www.museodelvetropiegaro.it/</Sito web><Indirizzo email>museodelvetro@comune.piegaro.pg.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 8358525 , 366 9576262</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="21"><Tipologia>Archeologia industriale , Villaggio operaio</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Narni</Comune><Cap>5035</Cap><Localita>Nera Montoro</Localita><Indirizzo>Strada  del Villaggio</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.4980706,12.47377449999999</Georeferenziazione><Nome>Villaggio di Nera Montoro</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il villaggio operaio &amp;egrave; posto su un colle a una quota intermedia tra l&amp;rsquo;area industrializzata e l&amp;rsquo;abitato di Montoro e rappresenta un mondo a s&amp;eacute; stante immerso nel verde. Vi si accede mediante un&amp;rsquo;apposita strada che si inserisce sulla Narni-Orte all&amp;rsquo;altezza dell&amp;rsquo;ingresso dello stabilimento. Il villaggio sorse per far fronte alla necessit&amp;agrave; da parte della Terni Societ&amp;agrave; per l&amp;rsquo;Industria e l&amp;rsquo;Elettricit&amp;agrave; di disponibilit&amp;agrave; fissa, in loco, della manodopera impegnata nello stabilimento elettrochimico di Nera Montoro. Cos&amp;igrave; nel 1930 venne avviata la costruzione del villaggio, ultimato nel 1931. Complessivamente comprendeva 14 costruzioni residenziali, per un totale di 41 appartamenti e tre edifici per i servizi. Nel 1937 venne aggiunta la chiesa e da allora non ha subito modificazioni sostanziali fino all&amp;rsquo;ultimo quarto del &amp;lsquo;900, quando il complesso &amp;egrave; stato inglobato a nord da un insediamento per lo pi&amp;ugrave; di edilizia minore che complica la lettura visiva dell&amp;rsquo;insieme dell&amp;rsquo;intervento edilizio originario. Il complesso presentava un carattere agreste, in accordo con una filosofia padronale che voleva che l&amp;rsquo;operaio vivesse in campagna ma nei pressi dello stabilimento, in modo da poter integrare il reddito con i prodotti della terra. Come in altre esperienze italiane le unit&amp;agrave; abitative si presentavano come villette. Avevano ingresso autonomo, erano circondate da un&amp;rsquo;area verde di pertinenza con orto e lavatoio delimitata da una recinzione e mostravano una certa cura formale, bench&amp;eacute; frutto di tecniche semplici e dunque economiche, come fasce intonacate di diversa intensit&amp;agrave; e ornamentazione plastica prodotta in serie. Notevole risultava la piscina, manifesto delle molteplici possibilit&amp;agrave; di impiego del cemento armato (trampolino) e applicazione della produzione industriale in serie all&amp;rsquo;industrial design (panchine e recinzioni sagomate). Purtroppo molti degli elementi che caratterizzavano e uniformavano il complesso sono stati pesantemente compromessi dagli interventi di ammodernamento degli immobili operati nel corso del tempo per lo pi&amp;ugrave; dai singoli proprietari.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>-</Indirizzo email><Numeri di telefono>-</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="22"><Tipologia>Archivio</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Paciano</Comune><Cap>6060</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>-</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.021466606767234,12.069854736328127</Georeferenziazione><Nome>Archivio comunale di Paciano</Nome><Descrizione>Il Comune di Paciano ha conservato le carte da lui prodotte e quelle dei fondi delle opere pie, tranne quello dell'Opera Rossini, da tempo immemorabile nei locali del Palazzo comunale, esattamente 'in un piccolo deposito idoneo contiguo alla sala consiliare' [1]; in seguito ha trasferito la totalit delle carte relative agli enti assistenziali di beneficenza operanti nel territorio comunale in un edificio di propriet sito in via Nicola Danzetta 40 dove un tempo aveva sede la Camera del Lavoro. I lavori di ristrutturazione dell'attuale sede dell'archivio storico comunale hanno avuto inizio negli anni 1979-1980 e il trasferimento delle carte  avvenuto intorno al 1988 in occasione del riordinamento dell'archivio storico comunale, come ricordato nell'introduzione dell'inventario redatto a cura della cooperativa 'Archivio - Civilt'. Storia a parte ha avuto il fondo dell'Opera pia Tenente Rossini che  stato conservato nei locali del Palazzo Rossini fino all'acquisizione dell'edificio da parte del comune (effettuata intorno al 1979- 1980) e ai lavori di ristrutturazione avvenuti nel 1982; in quest'ultima occasione le carte del fondo furono trasferite anch'esse in municipio dove sono rimaste fino al 2006 quando furono traslocate nell'attuale sede di via Danzetta.  Nessuna notizia certa si ha su eventuali incendi o dispersioni importanti avvenute nel corso degli anni a danno dell'archivio; vi sono stati solo episodi di infriltrazione di acqua i cui danni sono stati riscontrati infatti anche su alcuni documenti.</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>-</Indirizzo email><Numeri di telefono>-</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="23"><Tipologia>Area archeologica</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Spello</Comune><Cap>6038</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Paolina Schicchi Fagotti</Indirizzo><Numero civico>7</Numero civico><Georeferenziazione>42.98797608089037,12.674161791801454</Georeferenziazione><Nome>Villa dei Mosaici di Spello</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Nel cuore dell&amp;rsquo;Umbria, la Villa dei Mosaci di Spello &amp;egrave; una delle scoperte archeologiche pi&amp;ugrave; straordinarie dell&amp;rsquo;Umbria. Riportata alla luce nel 2005, la Villa di et&amp;agrave; imperiale custodisce circa 500 metri quadrati di raffinati mosaici, oltre a tracce di affreschi e stucchi.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;  Dei venti ambienti ritrovati, dieci conservano mosaici policromi di grande bellezza. Gli splendidi pavimenti, unici in Umbria con questo tipo di raffigurazioni, sono un caleidoscopio di temi e soggetti. Si possono ammirare animali selvatici e fantastici, personificazioni delle stagioni, elementi geometrici.&lt;br /&gt;  Scopri il museo della Villa dei Mosaici di Spello. Immergiti nella realt&amp;agrave; virtuale, esplora gli ambienti con le ricostruzioni in 3D, scarica la APP, interattiva e gratuita, per scoprire la vita quotidiana di un antico cittadino romano.&lt;br /&gt;  Il passato e il futuro non sono mai stati cos&amp;igrave; vicini.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il Museo aderisce ai&amp;nbsp;progetti&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.youtube.com/watch?v=0Zkmh0PhVCs'&gt;UMBRIA BOX&lt;/a&gt;&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;e &lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/25569814/Spello/5a8029dd-96e6-4706-9e2c-14c0cd7aa3af' target='_blank'&gt;UMBRIA TIME TRAVEL BOX&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>http://www.villadeimosaicidispello.it/|http://www.villadeimosaicidispello.it/</Sito web><Indirizzo email>info@villadeimosaicidispello.it  , villadeimosaici@vivispello.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>742455579</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="24"><Tipologia>Area archeologica</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Castel Viscardo</Comune><Cap>5014</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Localit Caldane</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.7556992,12.002735099999995</Georeferenziazione><Nome>Necropoli di Caldane</Nome><Descrizione>Compresa nel Parco Archeologico e Ambientale dell'Orvietano (PAAO), la necropoli si estende in un'area boscosa a nord-ovest di Castel Viscardo, nella valle del fiume Paglia.  In luce dal 1986,  costituita da tombe a camera di modeste dimensioni, scavate nella roccia e precedute da un breve corridoio d'accesso (dromos). Ritrovate in parte gi manomesse, quelle intatte contenevano ceramiche dipinte di produzione orvietana, buccheri, ma anche oggetti in metallo, come uno specchio etrusco in bronzo, inciso con raffigurazioni mitologiche.  La necropoli risale per gran parte alla seconda met del VI secolo a.C</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>info@comune.castelviscardo.tr.it , castelviscardo.comune@virgilio.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0763 361010</Numeri di telefono><Accessibilita>in parte</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="25"><Tipologia>Area archeologica</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Orvieto</Comune><Cap>5018</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Str. Statale 71 - Km 1.6 - Localit Le Conce</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.7185068,12.1107446</Georeferenziazione><Nome>Necropoli di Crocifisso del Tufo</Nome><Descrizione>La necropoli  estesa lungo il versante settentrionale della rupe tufacea su cui sorge Orvieto, l'etrusca Velzna.  Scoperta nellOttocento, rappresenta un documento straordinario della storia e della cultura etrusca. La sua visita trova essenziale complemento in quella del Museo Archeologico Nazionale e del Museo Claudio Faina di Orvieto, che ne custodiscono numerosi reperti, soprattutto i ricchi corredi ceramici.  La necropoli fu utilizzata dall VIII al III secolo a.C; al periodo di massimo sviluppo (VI-V secolo a.C) risale la pianificazione della necropoli ad isolati, definiti da strade tra loro ortogonali e occupati da tombe del tipo a dado, secondo una rigida disposizione che riflette un'organizzazione sociale di tipo egualitaria. Ogni sepoltura era riservata a singole famiglie identificate dal nome inciso sullarchitrave, che svela la presenza anche di cittadini stranieri ad Orvieto, sempre pi cosmopolita. Forme di ostentazione della ricchezza raggiunta da un largo strato di cittadini sono, infine,  espresse dai lussuosi oggetti di corredo, acquistati sul mercato greco-orientale, molti dei quali sono oggi visibili al Museo Archeologico Nazionale e al Museo Claudio Faina di Orvieto.</Descrizione><Sito web>www.archeopg.arti.beniculturali.it|www.archeopg.arti.beniculturali.it</Sito web><Indirizzo email>sba-umb@beniculturali.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0763 343611</Numeri di telefono><Accessibilita>in parte</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="26"><Tipologia>Area archeologica</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Baschi</Comune><Cap>5023</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Localit Scoppieto di Baschi</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.7241611,12.289847000000009</Georeferenziazione><Nome>Area archeologica di Scoppieto</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il sito esteso in localit&amp;agrave; Scoppieto, nel comune di Baschi, occupa un pianoro dominante la valle del Tevere, in una zona ricca di giacimenti di argilla, di acqua e terre fertili. La visita allo scavo archeologico rappresenta il punto di partenza o di arrivo di un itinerario naturalistico - archeologico da effettuare nel Parco fluviale del Tevere, che offre un panorama degli insediamenti sorti in antico in funzione del fiume, agile mezzo di comunicazione e trasporto. La visita trova essenziale complemento in quella dell&amp;rsquo;Antiquarium comunale di Baschi, dove sono esposti i materiali messi in luce nell&amp;rsquo;area archeologica. Le indagini, in corso dal 1995 da parte dell&amp;rsquo;Universit&amp;agrave; degli Studi di Perugia, hanno riportato in luce un santuario di IV secolo a.C su cui si impost&amp;ograve;, dalla fine del I secolo a.C., un complesso produttivo di ceramiche. Cessata l&amp;rsquo;attivit&amp;agrave;, l&amp;rsquo;area si trasform&amp;ograve; in un quartiere residenziale fino al IV secolo d.C. L&amp;rsquo;officina, in funzione per circa un secolo, fabbricava vasellame da tavola detto &amp;ldquo;terra sigillata&amp;rdquo;, dal nome del timbro &amp;ndash; sigillum &amp;ndash; che serviva ad imprimere sulle matrici dei vasi i motivi decorativi. Oltre a coppe, tazze, piatti e ciotole, dalla caratteristica superficie levigata di colore rosso corallo, venivano prodotti anche lucerne e laterizi. Dall&amp;rsquo;area sinora scoperta, estesa per circa 2000 mq, sono riemerse le postazioni regolarmente allineate dei vasai, che sedevano vicino ad una vasca per l&amp;rsquo;argilla, al tornio e a un braciere; in situ si svolgevano anche le altre fasi della lavorazione, dalla depurazione dell&amp;rsquo;argilla alla cottura dei prodotti; le firme degli artigiani scoppietani apposte sulla ceramica consentono di risalire alla rete di distribuzione delle merci, diffuse su larga scala in tutto il bacino del Mediterraneo, attraverso la via fluviale del Tevere, estremamente vicina ed economica.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.turismobaschi.it|www.turismobaschi.it</Sito web><Indirizzo email>antiquariumbaschi@gmail.com</Indirizzo email><Numeri di telefono>329 296 9356</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="27"><Tipologia>Area archeologica</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Amelia</Comune><Cap>5022</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>via della Valle</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.55732032399337,12.410661578178408</Georeferenziazione><Nome>Le mura poligonali</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Le mura di Amelia furono edificate quando la citt&amp;agrave; entr&amp;ograve; nell&amp;rsquo;orbita politica romana, cio&amp;egrave; tra il IV e il III secolo a.C., come suggerisce la tecnica edilizia caratteristica delle cinte murarie dei centri laziali e delle colonie fondate da Roma.&lt;br /&gt;  La muratura &amp;egrave; in opera poligonale, ottenuta con grandi blocchi di calcare di forma non regolare, messi in opera senza uso di malta. Di dimensioni monumentali, ha uno spessore complessivo variabile tra i tre e i quattro metri, mentre i singoli blocchi superano a volte i due metri e mezzo di lunghezza. &amp;Egrave; per&amp;ograve; possibile che almeno il tratto settentrionale, successivamente raccordato al circuito pi&amp;ugrave; ampio, sia pi&amp;ugrave; antico. Quest&amp;rsquo;ultimo recingeva probabilmente la cittadella preromana situata nell&amp;rsquo;area attualmente occupata dalla cattedrale.&lt;br /&gt;  La cinta &amp;egrave; conservata in due tratti: nella zona nord-occidentale, lungo via della Valle, e in quella meridionale, lungo la strada statale 205 fino a porta Romana e da questa, lungo la Circonvallazione, fino a porta Leone IV.&lt;br /&gt;  Nel settore iniziale di quest&amp;rsquo;ultimo tratto le mura presentano per circa cinquanta metri un restauro, attribuito a papa Leone IV (847-855), eseguito con la stessa tecnica costruttiva ma con blocchi molto pi&amp;ugrave; piccoli.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>-</Indirizzo email><Numeri di telefono>-</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="28"><Tipologia>Area archeologica</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Perugia</Comune><Cap>6121</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza Braccio Fortebraccio</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.11468242430083,12.389777898788452</Georeferenziazione><Nome>Arco Etrusco</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;L&amp;#39;Arco etrusco o di Augusto,&amp;nbsp;&amp;egrave; un&amp;#39;antica porta monumentale della citt&amp;agrave; di Perugia. Fu edificata nel III secolo a.C. lungo le mura etrusche per collegare il centro cittadino con il contado. Orientata a nord,&amp;nbsp;la porta costituiva il punto di uscita del prolungamento della via Amerina che entrava nella citt&amp;agrave; da sud attraverso Porta Marzia.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Imponente e di aspetto militare, la porta &amp;egrave; costruita in blocchi di travertino e costituita da due torrioni&amp;nbsp;trapezoidali, uniti da&amp;nbsp;una facciata centrale composta da due archi a tutto sesto sovrapposti. Sull&amp;#39;arco inferiore&amp;nbsp;si legge&amp;nbsp;la scritta &amp;quot;Augusta Perusia&amp;quot;, incisa a seguito del Bellum Perusinum (41-40 a.C.), che decret&amp;ograve; la vittoria dell&amp;#39;imperatore Augusto su Lucio, fratello di Marco Antonio,&amp;nbsp;asserragliatosi in citt&amp;agrave; per il controllo di essa. Negli anni successivi allo scontro bellico, culmiinato con l&amp;#39;incendio della citt&amp;agrave;,&amp;nbsp;Perugia&amp;nbsp;fu riportata al suo&amp;nbsp;splendore e la porta venne&amp;nbsp;ristrutturata per volere di Augusto, da cui il nome Arco di Augusto. Lungo la&amp;nbsp;fascia orizzontale sopra l&amp;#39;arco inferiore, &amp;egrave; visibile&amp;nbsp;l&amp;#39;iscrizione &amp;quot;Colonia Vibia&amp;quot;, in ricordo del l&amp;#39;imperatore di origini perugine Vibio Treboniano Gallo (251-253 d.C.)&amp;nbsp;che attribu&amp;igrave; alla citt&amp;agrave; il titolo&amp;nbsp;di colonia romana.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;D&amp;#39;epoca rinascimentale l&amp;#39;elegante loggiato edificato&amp;nbsp;in&amp;nbsp;cima al bastione sinistro, mentre risale al XVII secolo&amp;nbsp;la fontana posta alla base dello stesso bastione. A destra dell&amp;#39;arco, lungo l&amp;#39;attuale via Cesare Battisti, si apre uno dei pi&amp;ugrave; suggestivi tratti delle antiche mura etrusche di Perugia.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>-</Indirizzo email><Numeri di telefono>-</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="29"><Tipologia>Area archeologica</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Perugia</Comune><Cap>6121</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>via San Manno - Localit Ferro di Cavallo</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.1039655,12.351829</Georeferenziazione><Nome>Ipogeo di San Manno</Nome><Descrizione>Poco distante dalla citt di Perugia, in localit Ferro di Cavallo, si trova allinterno della casa medievale dei Cavalieri di Malta. Lipogeo  costituito da un ampio vano rettangolare con copertura a volta, rivestito da blocchi di travertino, perfettamente allineati e commessi a secco. Sui lati lunghi si aprono simmetricamente due piccole camere quadrate, anchesse con copertura a volta. Sopra larco di accesso della cella di sinistra  incisa una lunga iscrizione etrusca che corre su tre righe di diversa lunghezza. Il testo menziona la tomba costruita da Aule e Larth della famiglia Precu. Sono ricordati il padre Larth e la madre, della famiglia Cestna.</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>-</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 5057190 , 349 6237367</Numeri di telefono><Accessibilita>no</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="30"><Tipologia>Chiesa</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Assisi</Comune><Cap>6081</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza della Porziuncola, Santa Maria degli Angeli</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.0569495,12.5795169</Georeferenziazione><Nome>Basilica di Santa Maria degli Angeli</Nome><Descrizione>La basilica di S. Maria degli Angeli viene costruita tra il 1569 e 1679, la sua struttura ingloba le strutture del convento francescano edificate a ridosso della Porziuncola. Pio V a conclusione del Concilio di Trento, volle la costruzione della basilica, sia per riconoscere limportanza dellordine minorita dei francescani sia per accogliere i pellegrini che tuttora vi affluiscono in occasione dellIndulgenza del Perdono (31 luglio-2 agosto) voluta dallo stesso S. Francesco.   La chiesa compiuta nel 1679  con la costruzione del campanile della parte destra,  a tre navate e fu progettata da Galeazzo Alessi; allesecuzione della chiesa parteciparono Giacomo Martelli, Giacomo Giorgetti e forse anche il Vignola.  A causi dei crolli del terremoto del 1832, la basilica fu in parte ricostruita da Luigi Poletti (1836-40) nelle stesse forme. La facciata venne alzata nel 1925-30.Nello stesso 1930 viene posta al vertice della facciata la statua della 'Madonna degli Angeli' realizzata dallo scultore Colasanti, mentre per l'attuale sistemazione del piazzale antistante, si deve attendere il progetto dell'architetto Nicolosi del 1950.  Linterno  a tre navate e presenta delle cappelle laterali le cui decorazioni parietali rappresentano la pi organica raccolta della pittura umbra del tardo Cinquecento e del primo Seicento. Di notevole interesse artistico ma soprattutto religioso legate alla vita del Santo sono la Cappella della Porziuncola e la Cappella del Transito.   La cappella della Porziuncola risalente al X-XI sec.  dedicata a S. Maria degli Angeli o a S. Maria della Porziuncola. Intorno al 1025, S. Francesco vi stabil la sua dimora restaurandola e fondandovi lOrdine francescano (1208). La parte superiore della facciata  decorata da un affresco di Friedrich Overbeck da Lubecca (1829) che raffigura S. Francesco implora da Ges e Maria la concessione dellIndulgenza del Perdono. Sul lato destro sono visibili frammenti di affreschi di influsso senese risalenti al Quattrocento. Allaltare, grande pala di Ilario da Viterbo raffigurante lAnnunciazione e Storie del Perdono.   La Cappella del Transito:  la cella dellinfermeria dove S. Francesco mor il 3 ottobre 1226. Allesterno affreschi di Domenico Bruschi (1886), Morte e funerali del Santo Francescano. Nellinterno affreschi dello Spagna. Allinterno della cappella si trova la nicchia contenente la statua di S. Francesco, in terracotta smaltata di Andrea della Robbia.   Dalla sagrestia si accede al corridoio che porta al Roseto legato ad una leggenda sulla vita di S. Francesco, piccolo giardino piantato esclusivamente a rosai senza spine. Adiacente al Roseto  la cappella del Roseto (1518) composta da tre ambienti decorata da affreschi di Tiberio dAssisi, autore anche degli affreschi parietali dellOratorio di S. Bonaventura (1506). Lungo il tragitto duscita  visibile a sinistra, il chiostro quattrocentesco e ci che resta del conventino dellepoca di S. Bernardino di Siena (sec. XV).</Descrizione><Sito web>www.porziuncola.org|www.porziuncola.org</Sito web><Indirizzo email>basilicaporziuncola@assisiofm.org</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 8051430</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="31"><Tipologia>Chiesa</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Lugnano in Teverina</Comune><Cap>5020</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza Santa Maria</Indirizzo><Numero civico>16</Numero civico><Georeferenziazione>42.57480297927956,12.330479621887209</Georeferenziazione><Nome>Collegiata di Santa Maria Assunta</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;La Chiesa di Santa Maria Assunta si presenta come uno dei pi&amp;ugrave; interessanti esempi&amp;nbsp;di architettura romanica in Umbria. La datazione delle sue origini &amp;egrave; incerta, sebbene gli studiosi siano concordi nel collocare al sua costruzione intorno al XI secolo&amp;nbsp;o ai primi del XII secolo.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Incastonato&amp;nbsp;nell&amp;#39;antica piazza chiamata &amp;quot;Piazza di Santa Maria&amp;quot;, luogo di ritrovo e centro della vita sociale del paese dal Medioevo in avanti, l&amp;#39;edificio sacro&amp;nbsp;si colloca in maniera armonica nel tessuto urbano del piccolo borgo. Preceduta da un ampio portico costituito da due pilastri ai lati e da quattro colonne centrali, lisce e tortili alternate, la splendida facciata &amp;egrave; costituita da blocchi&amp;nbsp;di&amp;nbsp;travertino ed &amp;egrave;&amp;nbsp;ornata da molti elementi simbolici e proverbiali, facilmente comprensibili anche a un popolo non scolarizzato, riconducibili a messaggi di ammonimento verso le tentazioni ed elevazione spirituale. Al centro di essa vi &amp;egrave; un grande rosone, a simboleggiare Cristo centro dell&amp;#39;Universo che si fa uomo, ed ai lati del quadrato in cui &amp;egrave; inscritto il&amp;nbsp;rosone sono raffigurati i quattro evangelisti: Marco, Matteo, Luca, Giovanni. In cima alla facciata, svetta&amp;nbsp;un&amp;#39;aquila scolpita, dal valore simbolico riconducibile all&amp;#39;Apocalisse.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;La struttura &amp;egrave; orientata ad est, ove sorge il sole e dunque simbolo di Cristo ed ha una pianta a croce latina e ripartita all&amp;#39;interno in tre navate con&amp;nbsp;colonne decorate da capitelli di varie forme. Da ammirare&amp;nbsp;il&amp;nbsp;pavimento, in mosaico di stile cosmatesco. Lo spazio interno &amp;egrave; disposto su tre livelli: navata cripta e presbiterio, che risentono architettonicamente della presenza lombarda sul territorio in epoca alto medievale. Sotto il presbiterio vi &amp;egrave; una piccola cripta ove &amp;egrave; conservato un&amp;nbsp;crocifisso in alabastro del XVII secolo,&amp;nbsp;oggetto di venerazione, all&amp;#39;interno di un reliquiario barocco.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;La chiesa &amp;egrave; chiamata anche Collegiata, poich&amp;eacute; in passato amministrata da un collegio di chierici definiti canonici; questo tipo di gestione, che mirava a rendere pi&amp;ugrave; solenne il culto di Dio,&amp;nbsp;era scelta&amp;nbsp;dalla Santa Sede per le chiese considerate di una certa rilevanza.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>-</Indirizzo email><Numeri di telefono>-</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="32"><Tipologia>Chiesa</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Gualdo Tadino</Comune><Cap>6023</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Corso Italia</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.2310373,12.784580600000027</Georeferenziazione><Nome>Chiesa monumentale di San Francesco</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;La Chiesa di San Francesco &amp;egrave; uno splendido esempio di arte devozionale legata all&amp;rsquo;ordine francescano, fu edificata alla fine del XIII secolo per ospitare i francescani conventuali e consacrata nel 1315. Sorge sulla piazza principale del centro storico di Gualdo Tadino, Piazza Martiri della Libert&amp;agrave;, sul lato opposto alla cattedrale di San Benedetto. La facciata tuttavia si affaccia su Corso Italia, mentre sul fianco sinistro sorgeva il convento. La facciata &amp;egrave; caratterizzata da copertura a capanna e dal grande portale gotico fregiato di capitelli, mentre all&amp;rsquo;interno la chiesa, costituita da un&amp;rsquo;unica ampia navata, ha una struttura simile a quella della Basilica di San Francesco ad Assisi.&lt;br /&gt;  Particolarmente ricca &amp;egrave; la decorazione delle pareti che sono affrescate con dipinti di scuola umbro-marchigiana datati tra il XIV&amp;nbsp;e il XVI secolo. Le opere pi&amp;ugrave; pregevoli sono sicuramente quelle del pittore-notaio rinascimentale Matteo da Gualdo, di grande impatto nella scuola umbra: sue sono la &amp;ldquo;Madonna col Bambino in trono e i Santi Francesco d&amp;rsquo;Assisi e Sebastiano&amp;rdquo;, posta sulla controfacciata di sinistra, la &amp;ldquo;Crocifissione&amp;rdquo; dell&amp;rsquo;abside, la &amp;ldquo;Madonna col Bambino e San Francesco&amp;rdquo; nella terza arcata di sinistra e la &amp;ldquo;Madonna col Bambino e Sant&amp;rsquo;Anna&amp;rdquo; sul pilastro tra la prima e la seconda cappella della chiesa. Da ammirare anche il quattrocentesco coro ligneo, l&amp;rsquo;altare maggiore ed il pulpito sulla sinistra, risalenti al XIV secolo. La Chiesa ospita tra i pi&amp;ugrave; importanti manufatti del XVI secolo, la pala d&amp;rsquo;altare in ceramica policroma, gi&amp;agrave; nell&amp;rsquo;eremo di Serrasanta. Questo dossale d&amp;rsquo;altare a rilievo raffigura l&amp;rsquo;Eterno tra San Sebastiano, la Vergine Orante, San Facondino e San Rocco, entro paraste con trofei d&amp;rsquo;armi e musicali sormontate da un timpano dov&amp;rsquo;&amp;egrave;, aggettante, l&amp;rsquo;Annunciazione. Nella Chiesa dell&amp;rsquo;Eremo di Serrasanta oggi, al posto del manufatto originale, c&amp;rsquo;&amp;egrave; una magnifica copia eseguita nel 1926, con calco dall&amp;rsquo;originale, da Giuseppe Pericoli per la societ&amp;agrave; Luca Della Robbia. Di pregio infine il lavabo di sacrestia, realizzato nel XVII secolo dalla famiglia di maiolicari pi&amp;ugrave; importante a Gualdo Tadino, quella dei Biagioli detti Monina.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>info@emigrazione.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 9142445  , 347754179</Numeri di telefono><Accessibilita>in parte</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="33"><Tipologia>Chiesa</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Umbertide</Comune><Cap>6019</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Badia di Montecorona</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.26448755298061,12.350049018859865</Georeferenziazione><Nome>Abbazia di San Salvatore di Montecorona</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;L &amp;lsquo;Abbazia del San Salvatore di Monte Acuto, primitivo nome di Monte Corona, si trova nelle immediate vicinanze di Umbertide, in contesto isolato.&lt;br /&gt;  L&amp;rsquo;Abbazia &amp;egrave; stato un importante Monastero Benedettino dell&amp;rsquo;XI secolo che si ritiene sia stato fondato intorno al 1008 da San Romualdo (Ravenna, 952 ca/Fabriano, 1027). Il Santo, famoso per essere il fondatore dell&amp;rsquo;Ordine dei Monaci Camaldolesi, riform&amp;ograve; la tradizione benedettina da cui proveniva ispirandosi ad una maggiore semplicit&amp;agrave; ed istitu&amp;igrave; vari eremi e cenobi in tutto l&amp;rsquo;Appennino Umbro Tosco Marchigiano.&lt;br /&gt;  L&amp;rsquo;Abbazia di Montecorona fu un importante centro di meditazione, di preghiera, di cultura e di ricerca con la sua farmacia, ed anche un importante luogo di ospitalit&amp;agrave; per pellegrini e viandanti.&lt;br /&gt;  Dominata dall&amp;#39;inconfondibile campanile a pianta ottagonale, la chiesa, di impostazione romanica con pianta a tre navate, fu consacrata nel 1105. Caratterizzano la navata centrale importanti affreschi di scuola umbra del Trecento.&lt;br /&gt;  Di notevole suggestione la cripta di Santa Maria delle Grazie, a cinque navate e tre absidi sovrastate da volte a crociera sorrette da colonne romane e altomedievali, tutte diverse l&amp;#39;una dall&amp;#39;altra.&lt;br /&gt;  Altro elemento di pregio &amp;egrave; il ciborio dell&amp;#39;VIII secolo, proveniente dalla chiesetta di San Giuliano delle Pignatte e collocato nell&amp;#39;Abbazia solo in occasione dei lavori di ripristino del 1959.&lt;br /&gt;  Una strada mattonata, collega l&amp;rsquo;Abbazia con l&amp;rsquo;Eremo di Montecorona che si trova sulla cima del monte.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>-</Indirizzo email><Numeri di telefono>-</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="34"><Tipologia>Chiesa</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Spoleto</Comune><Cap>6049</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza del Duomo</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.73513767606216,12.740036845207216</Georeferenziazione><Nome>Cattedrale di Santa Maria Assunta</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Nel cuore del centro storico di Spoleto, lungo via Saffi, si apre la stupenda vista della Cattedrale di Santa Maria Assunta, a cui si arriva tramite la scenografica scalinata di via dell&amp;rsquo;Arringo.&lt;br /&gt;  La cattedrale ha origini molto antiche. La prima notizia dell&amp;rsquo;edificio &amp;egrave; datata 956, quando in quest&amp;rsquo;area esisteva gi&amp;agrave; una prima Cattedrale denominata Santa Maria del Vescovato, edificata tra l&amp;rsquo;VIII e il IX secolo. La costruzione del Duomo odierno fu avviata solo dopo il 1155 e termin&amp;ograve; con la sua consacrazione nel 1198 da parte di papa Innocenzo III.&lt;br /&gt;  La facciata si presenta come il risultato di&amp;nbsp;diverse epoche.&lt;br /&gt;  Nel primo ordine il portale centrale e quelli laterali si trovano all&amp;rsquo;interno di un portico rinascimentale realizzato tra la fine del XV e l&amp;rsquo;inizio del XVI secolo. Sotto il portico si trovano i tre portali che danno accesso alla Cattedrale. Quello centrale, detto Porta Paradisi, presenta sugli stipiti e sull&amp;rsquo;architrave una pregevole decorazione scultorea.&lt;br /&gt;  Nel secondo ordine della facciata sono presenti cinque rosoni, realizzati entro la fine del XII secolo; quello centrale, &amp;egrave; inserito in una cornice quadrata, dove sono scolpiti i simboli dei quattro evangelisti.&lt;br /&gt;  Il terzo ordine della facciata, suddiviso dal secondo attraverso una cornice marcapiano e archetti pensili, &amp;egrave; decorato da tre archi a sesto acuto. In quello centrale troneggia il mosaico, firmato e datato, realizzato nel 1207 dal mosaicista Solsterno.&lt;br /&gt;  L&amp;rsquo;interno della Cattedrale &amp;egrave; il risultato del rinnovamento seicentesco.&lt;br /&gt;  Qui sono conservate importanti opere d&amp;rsquo;arte, tra le quali gli affreschi del Pintoricchio nella cappella Eroli (1497), la tela ad olio di Annibale Carracci raffigurante la Madonna col Bambino e i Santi Francesco e Dorotea (1599) e la Santissima Icona, preziosa opera bizantina dell&amp;rsquo;XI-XII secolo donata nel 1185 dall&amp;rsquo;Imperatore Federico Barbarossa in segno di pace.&lt;br /&gt;  L&amp;rsquo;abside &amp;egrave; interamente decorata dai bellissimi affreschi raffiguranti Storie della Vergine, realizzati tra 1467 e 1469 da Fra&amp;rsquo; Filippo Lippi, le cui spoglie sono custodite nel monumento sepolcrale situato nel transetto destro.&lt;br /&gt;  La Cappella delle Reliquie conserva una lettera autografa di San Francesco, mentre nell&amp;rsquo;ultima cappella della navata destra &amp;egrave; esposta la Croce di Alberto Sotio, firmata e datata 1187, uno dei migliori esempi&amp;nbsp;di croce dipinta di epoca romanica in Italia.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>-</Indirizzo email><Numeri di telefono>-</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="35"><Tipologia>Chiesa</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Citt della Pieve</Comune><Cap>6062</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza Gramsci</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.9524413489263,12.004194259643556</Georeferenziazione><Nome>Cattedrale dei Santi Gervasio e Protasio</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;La chiesa dei Santi Gervasio e Protasio&amp;nbsp;si trova nel cuore di Citt&amp;agrave; della Pieve, nell&amp;rsquo;area occupata da Piazza Gramsci e piazza del Plebiscito, nello stesso luogo dove sorgeva l&amp;rsquo;antica pieve da cui tutto ebbe origine.&lt;br /&gt;  La primitiva pieve era dedicata ai Santi Martiri Gervasio e Protasio e fu eretta nell&amp;#39;VIII secolo d.C.&lt;br /&gt;  Successivamente fu ricostruita con accenni decorativi di gusto gotico nel secolo XIII, di tale periodo rimane l&amp;rsquo;ambiente sotto la chiesa, forse una cripta, parte della facciata, su cui si leggono una serie di arcatelle gotiche, e la parte inferiore del campanile con una successione di bifore, trifore e quadrifore.&lt;br /&gt;  Riconsacrata nel 1584, fu di nuovo trasformata in seguito all&amp;rsquo;elevazione a Cattedrale.&lt;br /&gt;  Nel XVI secolo venne rialzato il pavimento della chiesa e costruita la scala esterna; nel 1574 si rifece l&amp;rsquo;abside.&lt;br /&gt;  Il tetto a capriate croll&amp;ograve; nel 1667 e venne sostituito con una volta a mattoni nel 1679.&lt;br /&gt;  Il suo interno, di gusto barocco, &amp;egrave; a croce latina con cappelle laterali.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;  Nella prima cappella &amp;egrave; un bel Crocifisso ligneo attribuito a Pietro Teutonico (XVI secolo); nella seconda cappella &amp;egrave; una Madonna con Bambino tra Angeli e Santi di Domenico Alfani; la terza cappella conserva affreschi di Giacinto Boccanera databili all&amp;rsquo;inizio del XVIII secolo.&lt;br /&gt;  Nel presbiterio sono una Madonna con i Santi Giovanni Evangelista, Giovanni Battista, Pietro martire e il beato Giacomo Villa di Giannicola di Paolo e sul fondo dell&amp;rsquo;abside una Madonna con il Bambino e i Santi Pietro, Paolo, Gervasio e Protasio del Perugino (1514), al quale &amp;egrave; attribuito anche nella prima cappella a sinistra il Battesimo di Cristo&amp;nbsp;(1510).&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>-</Indirizzo email><Numeri di telefono>0578 299234 , 0578 299696</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="36"><Tipologia>Chiesa</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Perugia</Comune><Cap>6121</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Borgo XX Giugno</Indirizzo><Numero civico>74</Numero civico><Georeferenziazione>43.10142155989094,12.395700216293337</Georeferenziazione><Nome>Abbazia di San Pietro</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;L&amp;rsquo;Abbazia di San Pietro si trova di fronte ai Giardini del Frontone, nel centro storico perugino, nel quartiere di Borgo XX Giugno.&lt;br /&gt;  L&amp;rsquo;antica Basilica, sorta sul Colle Calvario, probabilmente in prossimit&amp;agrave; di un&amp;rsquo;area cimiteriale, &amp;egrave; menzionata da Gregorio Magno nel VI secolo come prima sepoltura di Sant&amp;rsquo;Ercolano, il martire che difese la citt&amp;agrave; di Perugia dall&amp;rsquo;attacco del re dei Goti Totila.&lt;br /&gt;  Nel 965 il monaco Pietro Vincioli, nato da una nobile famiglia di Agello, ottenne dal vescovo Onesto l&amp;rsquo;autorizzazione a creare attorno alla chiesa il primo nucleo di un nuovo monastero benedettino, uno dei pi&amp;ugrave; antichi e prestigiosi in Italia centrale. Sin dall&amp;rsquo;origine, San Pietro godette di autonomia rispetto alle gerarchie religiose locali in quanto dipendente direttamente dalla Chiesa di Roma.&lt;br /&gt;  Il potere economico e politico della comunit&amp;agrave; benedettina crebbe nei secoli successivi e raggiunse l&amp;rsquo;apice tra il XIII e XIV secolo, quando gli abati vennero coinvolti nelle principali vicende cittadine.&lt;br /&gt;  Dal 1892, conseguentemente al decreto Pepoli del 1860, che port&amp;ograve; all&amp;rsquo;espropriazione dei beni dei religiosi a favore del nascente Stato italiano, il complesso monumentale &amp;egrave; di propriet&amp;agrave; della Fondazione per l&amp;rsquo;Istruzione Agraria che vi ospita non solo la comunit&amp;agrave; monastica ma anche il Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali, il Centro di Ateneo per i Musei Scientifici e l&amp;rsquo;Orto Botanico dell&amp;rsquo;Universit&amp;agrave; degli Studi di Perugia.&lt;br /&gt;  L&amp;rsquo;interno, di impianto basilicale, a tre navate divise da colonne con capitelli ionici di tarda et&amp;agrave; imperiale, &amp;egrave; un vero e proprio scrigno di opere d&amp;rsquo;arte.&lt;br /&gt;  L&amp;rsquo;altare maggiore &amp;egrave; composto da colonne, pilastri, nicchie e cupola di rari marmi policromi. La principale caratteristica del presbiterio &amp;egrave; l&amp;#39;intarsio del coro ligneo, considerato uno dei pi&amp;ugrave; belli d&amp;#39;Italia.&lt;br /&gt;  Caratteristica del complesso &amp;egrave; l&amp;rsquo;imponente campanile esagonale la cui parte inferiore, che risale al XIII secolo, fu costruita su un sepolcro etrusco-romano ed &amp;egrave; sormontato da una slanciata cuspide piramidale, opera dei fiorentini Giovanni di Betto e Puccio di Paolo (1463- 68), realizzata su disegno di Bernardo Rossellino.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il complesso&amp;nbsp;monumentale di San Pietro aderisce al progetto &lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1MAPP/9b81e0fa-2e70-4a52-adb5-904499da6c3c'&gt;MAPp MuseiAppPerugia&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/pieghevole+complesso+monumentale+di+San+Pietro.pdf/6233e080-92a6-413e-a2b2-7d885963a2b6'&gt;VEDI LA SCHEDA&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>https://www.fondazioneagraria.it/</Sito web><Indirizzo email>info@fiapg.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 33753 , 328 6013446</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="37"><Tipologia>Chiesa</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Todi</Comune><Cap>6059</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Viale Consolazione</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.77776339867919,12.401928305625917</Georeferenziazione><Nome>Chiesa di Santa Maria della Consolazione</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;La chiesa-tempio di Santa Maria della Consolazione di Todi si trova appena fuori dalle mura perimetrali della citt&amp;agrave;, e costituisce uno degli edifici simbolo dell&amp;rsquo;architettura rinascimentale.&lt;br /&gt;  La sua costruzione, iniziata nel 1508, si concluse solo un secolo pi&amp;ugrave; tardi.&lt;br /&gt;  La sua architettura si contrappone a quella del centro storico di Todi, di carattere medievale.&lt;br /&gt;  La posizione periferica offriva il vantaggio di presentare la citt&amp;agrave; con un edificio di prestigio visibile gi&amp;agrave; da lontano.&lt;br /&gt;  La paternit&amp;agrave; del progetto architettonico non &amp;egrave; sicura. Fin dal cinquecento &amp;egrave; stata attribuita a Donato Bramante, ma non vi sono documenti che possano comprovare tale attribuzione. &amp;Egrave; certo che il Bramante non presenzi&amp;ograve; mai ai lavori, mentre sono certi i nomi dei maestri che si sono succeduti nelle varie fasi della costruzione: all&amp;#39;inizio, e fino al 1512, i lavori furono diretti da Cola da Caprarola, successivamente subentrarono Baldassarre Peruzzi (fino al 1518), il Vignola (fino al 1565) e infine Ippolito Scalzi. Anche altri architetti hanno dato il loro contributo alla costruzione: tra questi Antonio da Sangallo il Giovane, Galeazzo Alessi e Michele Sanmicheli.&lt;br /&gt;  La chiesa, a pianta centrale e croce greca, presenta tre absidi poligonali e uno semicircolare. La facciata &amp;egrave; decorata da lesene di ordine corinzio e finestrelle che si alternano a frontoni curvi o triangolari. Agli angoli quattro aquile a simboleggiare la citt&amp;agrave; di Todi.&lt;br /&gt;  L&amp;rsquo;interno &amp;egrave; luminoso, gli elementi architettonici che suddividono gli spazi sono realizzati in pietra chiara.&lt;br /&gt;  Sopra l&amp;rsquo;altare maggiore &amp;egrave; l&amp;rsquo;antica immagine de La Madonna con Bambino. La chiesa fu edificata proprio per custodire questa immagine ritenuta miracolosa, che inizialmente si trovava entro le mura di una piccola cappella andata in rovina nel corso dei secoli.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>-</Indirizzo email><Numeri di telefono>-</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="38"><Tipologia>Chiesa</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Citt di Castello</Comune><Cap>6012</Cap><Localita>Localit Canoscio</Localita><Indirizzo>-</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.38106639634224,12.225787639617922</Georeferenziazione><Nome>Basilica della Madonna del Transito</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il Santuario della Madonna del Transito sorge sul Colle di Canoscio, poco distante dal centro abitato di Citt&amp;agrave; di Castello. Dalla sommit&amp;agrave; del colle si ammira uno splendido panorama&amp;nbsp;su tutta la valle del Tevere. Edificato nella seconda met&amp;agrave; del XIX secolo&amp;nbsp;&amp;egrave; uno dei pi&amp;ugrave; importanti santuari mariani dell&amp;#39;Umbria.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;  Fu eretto&amp;nbsp;nel luogo in cui, nel 1348, un paesano, &lt;em&gt;Vanne&amp;nbsp;di Jacopo&lt;/em&gt;, fece costruire,&amp;nbsp;come promessa votiva di fronte al flagello della peste, una cappellina votiva con dipinta l&amp;rsquo;immagine della Madonna al momento del suo transito. Di questa primitiva pittura rimane soltanto l&amp;rsquo;immagine della Madonna dormiente, oggi dietro l&amp;rsquo;altare maggiore. Nell&amp;#39;anno 1406 fu costruita una prima piccola chiesa attorno alla Maest&amp;agrave; dove la gente dei dintorni veniva a chiedere la grazia.&lt;br /&gt;  Vista la grande affluenza di pellegrini nel 1855 si deciso&amp;nbsp;di abbattere la piccola chiesa per iniziare i lavori di costruzione dell&amp;rsquo;attuale Santuario, realizzati&amp;nbsp;su iniziativa del sacerdote Luigi Piccardini e progettati&amp;nbsp;dal tifernate Giuseppe Baldeschi.&lt;br /&gt;  Nel 1860 il pittore Annibale Gatti arricch&amp;igrave; l&amp;#39;affresco originale del 1348 con l&amp;rsquo;immagine della Madonna dormiente, espandendolo: le dipinse attorno&amp;nbsp;i dodici Apostoli e, sopra, l&amp;#39;incoronazione dell&amp;#39;Assunta.&lt;br /&gt;  L&amp;#39;edificio fu consacrato nel 1878.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;  La chiesa, circondata da un ampio piazzale, all&amp;#39;interno &amp;egrave; in stile neo-cinquecentesco a tre navate.&lt;br /&gt;  Nel 1905 venne inaugurata la maestosa facciata con il nuovo colonnato opera dell&amp;rsquo;architetto fiorentino Giuseppe Castellucci; il porticato &amp;egrave; impreziosito da un soffitto a cassettoni, finemente lavorato.&lt;br /&gt;  Canoscio &amp;egrave; anche conosciuto come il luogo in cui fu rinvenuto il famoso servizio da tavola di arte paleocristiana, costituito da 25 pezzi liturgici in argento. Il ritrovamento avvenne nel 1935, durante la lavorazione di un campo. Il cos&amp;igrave; detto &amp;ldquo;Tesoro di Canoscio&amp;rdquo; &amp;egrave; ora custodito all&amp;#39;interno del Museo del Duomo di Citt&amp;agrave; di Castello.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>-</Indirizzo email><Numeri di telefono>-</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="39"><Tipologia>Chiesa</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Ferentillo</Comune><Cap>5034</Cap><Localita>Macenano</Localita><Indirizzo>Via dell'Abbazia</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.6461302,12.81782469999996</Georeferenziazione><Nome>Chiesa dell'Abbazia di San Pietro in Valle</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;E&amp;rsquo; parte del circuito museale integrato insieme al Museo delle Mummie di Ferentillo. Il percorso di visita vero e proprio &amp;egrave; rappresentato dalla chiesa (X secolo), dal chiostro (XII-XIII secolo) e dalla torre campanaria (XI-XII secolo), mentre l&amp;rsquo;abbazia &amp;egrave; stata trasformata in residenza d&amp;rsquo;epoca. Nella chiesa, di tipo basilicale, si pu&amp;ograve; apprezzare la ricca collezione formata da sarcofagi romani (II-III-IV secolo d.C) e reperti archeologici per lo pi&amp;ugrave; di epoca romana, longobarda, carolingia, oltre che dall&amp;rsquo;altare longobardo &amp;ldquo;di Ursus Magester&amp;rdquo;. I sarcofagi collocati nel transetto e lungo la navata della chiesa abbaziale sono stati utilizzati come sepolture per i santi eremiti Lazzaro e Giovanni, per il Duca Faroaldo II e suoi successori. I sarcofagi sono decorati con scene legate al culto dei primi cristiani e rappresentano una tra le pi&amp;ugrave; grandi collezioni di sarcofagi romani dell&amp;rsquo;Umbria. Lungo le pareti della navata della chiesa abbaziale si trovano invece i numerosi reperti archeologici di et&amp;agrave; romana, longobarda e carolingia la cui sistemazione attuale risale ai restauri effettuati negli anni Trenta. Dietro l&amp;#39;altare si trova un pavimento musivo altomedievale realizzato con tessere e marmi di et&amp;agrave; romana raffigurante una croce gemmata. L&amp;#39;altare maggiore di Ursus Magester &amp;egrave; costituito da due lastre marmoree istoriate fiancheggiate da pilastri marmorei decorati. Sulla lastra anteriore si legge la scritta dedicatoria del Duca longobardo Hilderico Dagileopa &amp;ldquo;HILDERICUS DAGILEOPA IN HONORE SCI. PETRI ET AMORE SCI. LEO ET SCI GRIGORII (p)RO REMEDO A.M.&amp;rdquo;. La lastra sul fronte &amp;egrave; scandita da tre flabelli decorati che racchiudono due figurine maschili. La prima da destra rappresenta il Duca Hilderico nelle vesti militari del Duca di Spoleto con in mano la spada (Scramasax) mentre nell&amp;#39;altra &amp;egrave; raffigurato lo stesso Duca che, spogliatosi delle vesti militari, diviene monaco presso l&amp;#39;Abbazia e riceve i sacri riti del battesimo simboleggiati dal Kantharos e dalle colombe sopra la sua testa. Di notevole importanza storica, vicino alla prima figurina, la firma dello scultore della lastra &amp;ldquo;URSUS MAGESTER FECIT&amp;rdquo; a cui si attribuisce cos&amp;igrave; la paternit&amp;agrave; dell&amp;#39;opera scultorea. La lastra posteriore &amp;egrave; interamente decorata, secondo la tendenza altomedievale dell&amp;#39;horror vacui, con elementi tipici longobardi come i fiori a sei petali, le fuseruole, le cornici, gli intrecci di foglie e le fibbie.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.mummiediferentillo.it|www.mummiediferentillo.it</Sito web><Indirizzo email>info@mummiediferentillo.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>328 6864226; 333 4317673; 335 6543008</Numeri di telefono><Accessibilita>in parte</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="40"><Tipologia>Chiesa</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Citerna</Comune><Cap>6010</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Corso Garibaldi</Indirizzo><Numero civico>36-40</Numero civico><Georeferenziazione>43.49822701817901,12.117147445678711</Georeferenziazione><Nome>Chiesa di San Francesco</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;La chiesa di San Francesco a Citerna fu edificata nella seconda met&amp;agrave; del XV secolo sulle fondamenta di una costruzione preesistente visibile nella parte bassa della facciata. L&amp;rsquo;edificio &amp;egrave; ubicato lungo Corso Garibaldi ed &amp;egrave; adiacente alla sede del Comune di Citerna.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;  Architettonicamente presenta una facciata rinascimentale ed una pianta a croce latina. Lungo la navata sono collocati quattro altari in pietra arenaria e legno, dipinti e dorati, arricchiti di tele pregevoli realizzate tra il XVI e il XVII secolo da artisti come Luca Signorelli, Niccol&amp;ograve; Circignani, Raffaellino del Colle, Alessandro Forzori e Simeone Ciburri.&lt;br /&gt;  Nella sacrestia &amp;egrave; collocata la statua della Madonna con Bambino in terracotta policroma attribuita allo scultore Donatello e una copia della Madonna del Passeggio di Raffaello, assegnata a Raffaellino del Colle.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>http://www.prociterna.it/il-borgo/da-vedere/la-madonna-di-donatello/</Sito web><Indirizzo email>info@donatelloaciterna.it , museoduomocdc@tiscali.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>-</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="41"><Tipologia>Chiesa</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Citt di Castello</Comune><Cap>6012</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>via Sant'Angelo</Indirizzo><Numero civico>1</Numero civico><Georeferenziazione>43.45986582641771,12.237728834152223</Georeferenziazione><Nome>Chiesa di San Michele Arcangelo</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;La chiesa &amp;egrave; situata nel quartiere di San Giacomo a Citt&amp;agrave; di Castello. L&amp;rsquo;antica prioria di San Michele Arcangelo risale probabilmente al XI secolo. Era sede dell&amp;rsquo;Universit&amp;agrave; degli Scalpellini e dei Muratori.&lt;br /&gt;  L&amp;rsquo;edificio all&amp;rsquo;esterno si presenta con una facciata a doppio spiovente al cui centro, in basso, si apre un pregevole portale in pietra sormontato da un&amp;#39;ampia finestra rettangolare. Un piccolo campanile a vela &amp;egrave; collocato lungo la parete che separa la chiesa dalla canonica.&lt;br /&gt;  Lo spazio interno si sviluppa in una unica navata ed &amp;egrave; ritmato dalle quattro cappelle laterali coperte da volte a botte. Queste sono collegate fra di loro e con l&amp;#39;abside attraverso un sistema di paraste con capitelli corinzi che sorreggono un alto cornicione.&lt;br /&gt;  La muratura esterna in pietra e mattoni, a volte finemente squadrata a volte solo sbozzata, &amp;egrave; indicativa delle molteplici modifiche che l&amp;#39;edificio ha subito nel tempo. Un primo grande rinnovamento si ebbe nel 1527 grazie alla famiglia Vitelli che riqualific&amp;ograve; l&amp;#39;intero quartiere di San Giacomo e, di conseguenza, la chiesa di San Michele Arcangelo. La chiesa venne seriamente danneggiata in seguito al terribile terremoto del 1789 e fu in seguito restaurata in quella che &amp;egrave; la sua forma attuale.&lt;br /&gt;  L&amp;rsquo;edificio era anticamente provvisto di un campanile cilindrico: crollato a seguito del sisma del 1789 se ne conserva il basamento nei locali della canonica.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>http://www.cittadicastello.chiesacattolica.it/ufficio-beni-culturali-ecclesiastici/</Sito web><Indirizzo email>-</Indirizzo email><Numeri di telefono>758554511</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="42"><Tipologia>Chiesa</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Orvieto</Comune><Cap>5018</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>via Soliana</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.71673441150803,12.11521625518799</Georeferenziazione><Nome>Chiesa di San Bernardino</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;La Chiesa di San Bernardino, annessa all&amp;rsquo;omonimo monastero, si trova lungo la via Soliana, a pochi passi dalla Cattedrale. La chiesa &amp;egrave; stata eretta dal 1657 al 1666, come si evince da un&amp;rsquo;iscrizione all&amp;rsquo;esterno della facciata, e fu consacrata nel 1739. La chiesa barocca presenta una facciata su due ordini e si caratterizza per un&amp;rsquo;insolita pianta ellittica. La chiesa barocca, ad aula unica, &amp;egrave; scandita da cinque altari ed ornata da raffinate decorazioni in stucco. Tra le opere di rilevanza artistica contenute all&amp;rsquo;interno spiccano l&amp;rsquo;&lt;em&gt;acquasantiera&lt;/em&gt; in travertino attribuita a Ippolito Scalza (1588) e una statua ritenuta miracolosa del Santo Bambino proveniente dal monastero orvietano di Santa Teresa. Sull&amp;rsquo;altare maggiore &amp;egrave; posta la tavola raffigurante &lt;em&gt;Madonna col Bambino e Santi attribuita di recente a Berto di Giovanni.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;  L&amp;rsquo;annesso monastero di San Bernardino risulta&lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;occupato dalle monache del terzo ordine francescano dal 1543. Successivamente, vi giunsero le Sorelle Povere di Santa Chiara Urbaniste o &amp;ldquo;Clarisse Urbaniste&amp;rdquo;, che ancora oggi vi abitano.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.diocesiorvietodi.it</Sito web><Indirizzo email>beniculturali@diocesiorvietotodi.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>763341264</Numeri di telefono><Accessibilita>in parte</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="43"><Tipologia>Chiesa</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Stroncone</Comune><Cap>5039</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>via San Francesco</Indirizzo><Numero civico>13</Numero civico><Georeferenziazione>42.49838055534432,12.65849232673645</Georeferenziazione><Nome>Convento di San Francesco</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il convento di San Francesco a Stroncone &amp;egrave; situato poco fuori dalle mura cittadine. Secondo la tradizione, fu fondato nel 1213 da San Francesco in occasione di una sua visita a Stroncone nel luogo in cui esisteva una piccola edicola della Madonna, cui il popolo era molto devoto. Altri sostengono, invece, che il Convento sorse subito dopo la morte di San Francesco. L&amp;rsquo;edificio duecentesco era dedicato a Santa Maria e solo nel 1550 prese il nome del Santo di Assisi.&lt;br /&gt;  Il convento &amp;egrave; stato un centro di studi teologici, storici ed eruditi: vi hanno abitato i santi Bernardino da Siena, Giacomo della Marca, Giovanni da Capestrano. Il fervore per gli studi ha portato alla costituzione di una biblioteca che, arricchitasi negli anni grazie a numerosi lasciti e donazioni, custodiva una fra le pi&amp;ugrave; ricche raccolte francescane in Umbria. Grazie alla posizione di isolamento del piccolo convento, molti testi sono rimasti nella loro antica collocazione e ancora oggi &amp;egrave; possibile ammirare una biblioteca ricca di volumi e pergamene dal XV secolo a oggi.&lt;br /&gt;  Si accede alla chiesa da un portale lapideo del XV secolo. L&amp;rsquo;interno &amp;egrave; a due navate, una maggiore e una minore, lungo le quali ci sono per lo pi&amp;ugrave; opere realizzate tra il XV e il XVII secolo. All&amp;rsquo;esterno si trovano due cappelle: quella di&amp;nbsp;&lt;em&gt;Sant&amp;rsquo;Antonio da Padova&lt;/em&gt;, affrescata nel 1509 da Tiberio d&amp;rsquo;Assisi, e quella di Sant&amp;rsquo;Antonio abate con la&amp;nbsp;statua del Santo&amp;nbsp;e, intorno e sulla volta, storie della sua vita.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>https://www.assisiofm.it/san-francesco-stroncone-69-1.html</Sito web><Indirizzo email>stroncone@assisiofm.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>3907446011</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="44"><Tipologia>Chiesa</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Todi</Comune><Cap>6059</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>piazza del Popolo</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.78275981856351,12.406144738197327</Georeferenziazione><Nome>Concattedrale della Santissima Annunziata</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;La Cattedrale della Santissima Annunziata domina dall&amp;rsquo;alto Piazza del Popolo a Todi. L&amp;rsquo;edificio fu iniziato nel XII secolo e completato nel XIV. La facciata duecentesca, a coronamento orizzontale, fu completata nei primi anni del Cinquecento. In pietra bianca e rosa, &amp;egrave; suddivisa verticalmente in tre parti da quattro lesene. I tre portali sono sormontati da rosoni tra i quali spicca il rosone centrale, i cui vetri originali furono sostituiti da quelli ottocenteschi di Francesco Moretti su cartoni di Eliseo Fattorini e Giuseppe Francisci. Il portale maggiore strombato &amp;egrave; decorato da una fascia con girali d&amp;rsquo;acanto culminanti al centro con la figura del &lt;em&gt;Cristo benedicente&lt;/em&gt;. Il portone ligneo &amp;egrave; suddiviso in dieci pannelli: i quattro superiori sono opera dello scultore Antonio Bencivenni da Mercatello (1513-1521) e raffigurano l&amp;#39;Annunciata, l&amp;#39;Arcangelo Gabriele, San Pietro e San Paolo. I sei inferiori vennero, invece, realizzati da Carlo Lorenti nel 1639. Il fianco destro dell&amp;rsquo;edificio &amp;egrave; spartito da lesene e ha due ordini di finestre e una decorazione di loggetta pensile su mensoline scolpite. La stessa partizione in lesene e loggette &amp;egrave; visibile nell&amp;rsquo;alta abside romanica a due piani della fine del XII secolo. Il campanile, a pianta quadrata, si erge sul lato destro della facciata.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Si accede tramite un&amp;#39;ampia scalinata, limitata lateralmente da due parapetti. All&amp;rsquo;interno l&amp;rsquo;edificio, a pianta latina, &amp;egrave; suddiviso in tre navate. Una quarta &amp;quot;navatina&amp;quot;, voltata con crociere costolonate, fu aggiunta successivamente oltre quella laterale destra. Il transetto sopraelevato termina in un&amp;#39;abside semicircolare coperta con volta a crociera costolonata. Al di sopra dell&amp;rsquo;altare maggiore si trova un Crocifisso duecentesco della met&amp;agrave; del XIII secolo. A sinistra del presbiterio si trova la cappella Cesi, voluta dal vescovo Angelo Cesi ai primi del Seicento e decorata dal pittore Ferra&amp;ugrave; Faenzone di Faenza. A lui si devono numerose opere all&amp;rsquo;interno della cattedrale tra cui il maestoso &lt;em&gt;Giudizio Universale&lt;/em&gt; affrescato sulla parete di controfacciata. Lungo la navatina sulla destra si trovano un affresco staccato con la &lt;em&gt;Trinit&amp;agrave;&lt;/em&gt; e una &lt;em&gt;Maria Maddalena&lt;/em&gt; dello Spagna e la tavola&amp;nbsp;&lt;em&gt;Madonna col Bambino e i Ss. Caterina d&amp;#39;Alessandria e Rocco&lt;/em&gt;, eseguita intorno al 1516 da Giannicola di Paolo. Ai pilastri che delimitano l&amp;rsquo;abside si trovano due tavole con i santi &lt;em&gt;Pietro&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;Paolo&lt;/em&gt; dello Spagna.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>beniculturali@diocesiorvietotodi.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>758942443</Numeri di telefono><Accessibilita>in parte</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="45"><Tipologia>Chiesa</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Gubbio</Comune><Cap>6024</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>via Sant'Ubaldo</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.35383448790477,12.57983922958374</Georeferenziazione><Nome>Chiesa Cattedrale dei Santi Mariano e Giacomo</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;La chiesa Cattedrale dei Santi Mariano e Giacomo sorge in prossimit&amp;agrave; di Porta Sant&amp;rsquo;Ubaldo, di fronte al Palazzo Ducale e, con il contiguo Palazzo dei Canonici, corona l&amp;rsquo;acropoli cittadina. Frutto di una ricostruzione in stile gotico progettata da Giovanni da Gubbio, fu probabilmente ultimata entro il XII secolo sotto il Vescovo Bentivoglio, poich&amp;eacute; intorno al 1190 i canonici di San Mariano ottennero il permesso di trasferivi le reliquie dei Santi Eugubini Giacomo e Mariano, martiri a Cirta di Numidia nel 259 d.C..&lt;br /&gt;  La facciata, realizzata tra il 1325 e il 1350, ingloba elementi certamente appartenuti al precedente fronte romanico. &amp;Egrave; caratterizzata dall&amp;rsquo;ampio portale a sesto acuto e dal soprastante oculo. Ai lati di quest&amp;rsquo;ultimo si dispongono elementi scultorei simboleggianti il&amp;nbsp;Battista e i quattro Evangelisti.&lt;br /&gt;  Ampliamenti e modifiche si sono susseguiti fino alla met&amp;agrave; del XIV secolo. Intorno alla met&amp;agrave; del XVI secolo furono effettuati numerosi interventi di restauro, tra i quali il rifacimento della pavimentazione. In epoca barocca alcune nobili famiglie eugubine finanziarono la realizzazione dei venti altari laterali. I restauri condotti tra 1913 e 1918 hanno gradualmente eliminato buona parte delle aggiunte, riportando la struttura ad una configurazione simile a quella originaria. Le pareti interne conservano, tuttavia, solo una debole traccia degli affreschi da cui erano un tempo interamente ricoperte. L&amp;rsquo;impianto a croce latina culmina, in corrispondenza del presbiterio, nella tribuna pentagonale con copertura nervata. L&amp;rsquo;interno &amp;egrave; uniformemente scandito da dieci arconi ogivali fortemente aggettanti su cui poggia il tetto a doppia falda. In corrispondenza della quinta campata destra si colloca la seicentesca Cappella del Santissimo Sacramento.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>diocesigubbio@tiscali.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>759273980</Numeri di telefono><Accessibilita>in parte</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="46"><Tipologia>Chiesa</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Gubbio</Comune><Cap>6024</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza Giordano Bruno</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.354540495803754,12.574823498725891</Georeferenziazione><Nome>Chiesa di San Domenico</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;La chiesa di San Domenico fu costruita dai Domenicani, insediatisi nel vicino convento all&amp;rsquo;inizio del XIV secolo, nel luogo della pi&amp;ugrave; ridotta chiesa di San Martino, gi&amp;agrave; esistente nel 1180. L&amp;rsquo;edificio sorge alla fine di&amp;nbsp;via dei Consoli. La chiesa fu ulteriormente ingrandita nel Quattrocento e rinnovata nel Cinquecento. Durante questi lavori andarono perduti gran parte degli affreschi che ornavano la chiesa e le cappelle laterali delle quali restano solo le prime due a sinistra complete e quelle di destra ridotte. L&amp;rsquo;ultimo intervento di trasformazione risale al Settecento. La facciata &amp;egrave; tuttora incompiuta. L&amp;rsquo;aspetto interno, a croce latina e a navata unica, &amp;egrave; quello conferito dal rinnovamento del 1765.&lt;br /&gt;  Custodisce numerose opere d&amp;rsquo;arte realizzate dalla bottega del Nelli, Giuliano Presutti, Francesco Allegrini e Raffaellino del Colle.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>sanmartino.gubbio@virgilio.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0729273710    ; 3285482568</Numeri di telefono><Accessibilita>no</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="47"><Tipologia>Chiesa</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Gubbio</Comune><Cap>6024</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza San Pietro</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.3489312119845,12.580461502075197</Georeferenziazione><Nome>Chiesa di San Pietro</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;La chiesa di San Pietro a Gubbio risale almeno alla met&amp;agrave; del XI secolo. L&amp;rsquo;edificio appartenne inizialmente ai Benedettini Cassinesi, ai quali si sostituirono nel 1519 i Benedettini Olivetani.&lt;br /&gt;  La facciata della chiesa presenta le tracce di diversi interventi. Nella parte inferiore il portale &amp;egrave; affiancato da quattro arcate cieche poggianti su semicolonne coronate da capitelli corinzi (VIII &amp;ndash; IX sec.). Le quattro colonne probabilmente sorreggevano una galleria aperta poi demolita. Nella parte superiore sono visibili le tracce del rosone centrale trecentesco, ora tamponato, e due finestre rettangolari cinquecentesche. Sulla destra sono inserite piccole mensole decorate con motivi animali e fitomorfi.&lt;br /&gt;  L&amp;rsquo;interno &amp;egrave; a navata unica e conserva la conformazione conferita nel Cinquecento.&lt;br /&gt;  Fra le opere d&amp;rsquo;arte conservate spicca in controfacciata il maestoso organo maggiore, opera di V. Beltrami, con ornamento di Antonio e Giambattista Maffei (1580-1585). Nella chiesa sono conservati dipinti di Virgilio Nucci, Francesco Allegrini, Raffaellino del Colle, Rutilio Manetti e Agostino Tofanelli.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>-</Indirizzo email><Numeri di telefono>-</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="48"><Tipologia>Chiesa</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Assisi</Comune><Cap>6081</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza San Francesco</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.0749709,12.605400299999928</Georeferenziazione><Nome>Basilica di San Francesco</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Dopo la morte nel 1226 e in seguito alla canonizzazione di S. Francesco, il pontefice Gregorio IX poneva la prima pietra sul terreno che doveva vedere l&amp;rsquo;edificazione della &amp;ldquo;specialis ecclesia&amp;rdquo;. La Basilica consacrata nel 1253 da Innocenzo IV, &amp;egrave; costituita dalla sovrapposizione di due chiese, inferiore e superiore, che corrispondono a due fasi costruttive diverse, nelle quali collimano elementi del romanico umbro con il linguaggio gotico di ascendenza francese. Fu iniziata nel luglio del 1228 e fu terminata nel 1230, quando vi fu traslatato il corpo del Santo. Il progetto evidenzia la duplice funzione:  la chiesa inferiore destinata a diventare cripta e la superiore di predicazione. L&amp;rsquo;apparato decorativo delle due chiese, rappresenta il pi&amp;ugrave; importante complesso pittorico dell&amp;rsquo;arte del XIII e del XIV sec., infatti, tra i pi&amp;ugrave; eminenti artisti del Duecento e del Trecento italiano vi lavorarono, a partire da Cimabue, Giotto, Simone Martini, Pietro Lorenzetti, Jacopo Torriti e altri.   La facciata della chiesa superiore &amp;egrave; caratterizzata da linee semplici e  coronata da un timpano triangolare secondo il gusto gotico locale. Il portale gemino e al centro del registro mediano, il rosone di forme cosmatesche fra i simboli degli Evangelisti a rilievo. Sul lato sinistro, la loggia delle Benedizioni costruita nel 1607.  Chiesa inferiore: vi si accede per un portale della seconda met&amp;agrave; del Duecento; l&amp;rsquo;interno presenta una pianta a croce egizia con abside semicircolare e corto transetto voltato a botte. La semplice navata &amp;egrave; composta da quattro campate con volte a crociera ribassate. Sui fianchi di ogni campata si aprono archi a sesto acuto che s'immettono nelle cappelle laterali aperte sui i due lati lunghi e alle testate del transetto.  Affreschi del Maestro di S. Francesco: eseguiti nel 1253 ca. e di notevole interesse iconografico, sono attribuibili al pittore detto Maestro di S. Francesco, di origine umbra influenzato dalla personalit&amp;agrave; di Giunta Pisano.  Cappelle laterali di destra:  I cappella di S. Ludovico o di S. Stefano con affreschi di Doni e Giorgetti con quadrifora opera di Giovanni di Bonino e collaboratore. Nel passaggio alla successiva cappella di S. Lorenzo, affreschi della seconda met&amp;agrave; del &amp;lsquo;300.  II cappella di S. Antonio da Padova con affreschi di Sermei con quadrifora opera di maestri giotteschi e di Giovanni di Bonino.  III cappella, della Maddalena, affreschi eseguiti da Giotto e dai suoi collaboratori.  Nel presbiterio, l&amp;rsquo;altare maggiore &amp;egrave; opera di marmorari romani. Nelle quattro vele della volta gli affreschi raffiguranti le Allegorie delle Virt&amp;ugrave; francescane e la Gloria di S. Francesco databili entro il primo ventennio del &amp;lsquo;300. Il braccio destro della crociera &amp;egrave; coperto da due fasce di decorazione ad affresco opera dei collaboratori di Giotto sotto la direzione del maestro; nella prima fascia da destra opera di Cimabue, Madonna con Bambino in trono, quattro angeli e S. Francesco e altri affreschi; nella seconda fascia da destra, Crocifissione opera di Giotto e altri affreschi.  Cappella di S. Nicola con affreschi dei discepoli di Giotto. Il braccio sinistro della crociera &amp;egrave; interamente decorato da affreschi eseguiti tra il 1315 e il 1320 da Pietro Lorenzetti e aiuti. Cappella di S. Giovanni Battista con affresco di Pietro Lorenzetti raffigurante la Madonna col Bambino e i SS. Francesco e Giovanni Battista e bifora che presenta caratteri cimabueschi e romani. Sopra la tribuna in fondo alla nicchia, affreschi attribuiti a Puccio Capanna.  La cappella di S. Martino &amp;egrave; decorata ad affresco interamente da Simone Martini, tra il 1312 e il 1320. Nell&amp;rsquo;archivolto dell&amp;rsquo;arco di ingresso sono raffigurati Sante e Santi e nel resto della cappella Storie di S. Martino. Chiesa superiore: a una navata con quattro campate, transetto ed abside poligonale, interamente coperta da volte a crociera di forma ogivale sostenute da costoloni che terminano con pilastrini a fascio. La luminosit&amp;agrave; dell&amp;rsquo;ambiente &amp;egrave; conferita sia dalla presenza di grandi bifore sia nella navata che nell&amp;rsquo;abside che dalla presenza di quadrifore. Le soluzioni architettoniche adottate sono desunte dal Gotico d&amp;rsquo;oltralpe che trova nella chiesa una fedele applicazione, pur mantenendo caratteristiche della tradizione italiana.  Il transetto e l&amp;rsquo;abside sono interamente decorate da un vasto ciclo di affreschi realizzati da Cimabue a partire dal 1277. Nel braccio sinistro della crociera, Crocifissione, seguono cinque scene apocalittiche. Gli affreschi dell&amp;rsquo;abside raffigurano le Storie di Maria. Il braccio destro della crociera presenta i Fatti della vita di S. Pietro opera di pi&amp;ugrave; maestri legati a Cimabue. A Cimabue sono attribuiti anche gli affreschi della crociera raffigurante i Quattro Evangelisti. All&amp;rsquo;altezza della III campata, nella volta della campata affreschi di Jacopo Torriti; all&amp;rsquo;altezza della prima campata, i quattro dottori della Chiesa, riconducibili a pi&amp;ugrave; maestri tra i quali il Maestro di Isacco e il Maestro della Cattura. Alle pareti della navata, al di sopra del ballatoio e ai lati delle finestre, Storie del Vecchio e Nuovo Testamento attribuiti a Jacopo Torriti, al Maestro della Pentecoste, al Maestro della Cattura e al Maestro di Isacco.   Nel registro pi&amp;ugrave; basso della navata, in tre scene ripartire ciascuna da finte colonne tortili unificate da una falsa mensola e dal soffitto a lacunari, si svolgono le ventotto Storie di S. Francesco di Giotto e di altri autori come il Maestro di Isacco, il Maestro della Cattura, il Maestro del Crocifisso di Montefalco e il Maestro della Santa Cecilia. Il ciclo si ispira alla Vita (Legenda maior) di Bonaventura di Bagnoregio.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>http://www.sanfrancescoassisi.org|www.sanfrancescoassisi.org</Sito web><Indirizzo email>sacroconvento@sanfrancescoassisi.org</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 819001</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="49"><Tipologia>Chiesa</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Spoleto</Comune><Cap>6049</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Aurelio Saffi</Indirizzo><Numero civico>13</Numero civico><Georeferenziazione>42.7346816,12.7380747</Georeferenziazione><Nome>Basilica di Sant'Eufemia</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Parte del percorso del museo diocesano, la chiesa di Sant&amp;rsquo;Eufemia, uno dei pi&amp;ugrave; interessanti edifici romanici in Umbria, sorge entro il recinto del palazzo Arcivescovile di Spoleto, nella centrale via Saffi. Le notizie pi&amp;ugrave; antiche riguardo l&amp;rsquo;edificio risalgono al X secolo, quando ad esso fu congiunto un monastero di monache benedettine. Gunderada, fondatrice del monastero, nel 980 vi oper&amp;ograve; la traslazione del corpo del vescovo spoletino Giovanni, martirizzato sotto i Goti.  La chiesa venne riedificata entro la prima met&amp;agrave; del XII secolo, secondo le forme del romanico spoletino partecipe dell&amp;rsquo;esperienza architettonica lombarda. Durante il XVII secolo, deleteri adattamenti sfigurarono l&amp;rsquo;edificio che venne diviso in due piani; la parte inferiore fu  destinata al culto mentre la parte superiore fu inglobata dal palazzo Vescovile. Tale situazione perdur&amp;ograve; fino al 1907 quando si decise il completo restauro della struttura conclusosi nel 1954.  La sobria facciata, con corpo centrale sopraelevato, &amp;egrave; decorata da un portale a tre rincassi sormontato da un&amp;rsquo;elegante bifora e da monofore.  Il raro ordinamento dell&amp;rsquo;interno a tre navate, divise da pilastri e colonne di spoglio, con tre absidi e matronei, riecheggia la struttura della chiesa veronese di San Lorenzo, documentata dal 1110. All&amp;rsquo;interno il nartece occupa lo spazio della prima campata e rende possibile la comunicazione tra i due matronei. La presenza del matroneo &amp;egrave; stata messa in relazione con la tradizione che vede qui collocata la preesistente cappella del palazzo ducale, edificata su modello della cappella palatina di Aquisgrana. L&amp;rsquo;altare maggiore, proveniente dalla Cattedrale, &amp;egrave; decorato da un bellissimo paliotto del XIII secolo con bassorilievi (Agnus Dei e Simboli degli Evangelisti) e ornati cosmateschi. E&amp;rsquo; in gran parte perduta la decorazione a fresco dell&amp;rsquo;abside che conserva solamente nel catino, l&amp;rsquo;Eterno fra cherubini (XVI secolo). Il percorso museale prevede l'accesso al piano superiore della basilica attraverso la &amp;quot;cappella del Cardinale&amp;quot;. Al piano inferiore della basilica, invece, si accede direttamente dal portale della chiesa.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.arcidiocesidispoletonorcia.it|www.arcidiocesidispoletonorcia.it</Sito web><Indirizzo email>museodiocesano@spoletonorcia.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0743 231022</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="50"><Tipologia>Chiesa</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Perugia</Comune><Cap>6121</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>via Enrico dal Pozzo</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.11173060000001,12.40508060000002</Georeferenziazione><Nome>Complesso templare di San Bevignate</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;La chiesa di San Bevignate si trova alle porte di Perugia, in via Enrico dal Pozzo, di fronte al cimitero monumentale. Alla sua edificazione, intorno alla met&amp;agrave; del XIII secolo, concorse una complessa serie di fattori: il movimento dei flagellanti di Raniero Fasani, che, partito dal capoluogo umbro nel 1260, si diffuse ovunque in Italia; il nuovo ceto del popolo, che, assunta la preminenza politica, sent&amp;igrave; la necessit&amp;agrave; di legittimarsi con un proprio tempio ed un proprio santo e scelse il misterioso Bevignate, mai canonizzato e del quale non esiste documentazione certa. Infine le numerose esperienze di vita eremitica insediatesi in quell&amp;rsquo;area e la presenza dei templari che avevano bisogno di una nuova chiesa in sostituzione a quella di San Giustino d&amp;rsquo;Arna. Proprio i templari riuscirono ad ottenere dal pontefice il patronato dell&amp;rsquo;edificio. Dopo la distruzione dell&amp;rsquo;ordine, nel 1312 la chiesa pass&amp;ograve; ai cavalieri di San Giovanni Gerosolimitano, poi alle monache di San Giovanni e pi&amp;ugrave; tardi a varie confraternite fino a quando nel 1860, divenuta propriet&amp;agrave; dello Stato, fu affidata al Comune di Perugia. La chiesa si presenta esternamente disadorna secondo il modello di edifici fatti costruire dai templari in Palestina. All&amp;rsquo;interno, a navata unica con due campate coperte da crociera e abside quadrata rialzata introdotta da arco trionfale, conserva affreschi due-trecenteschi di grande importanza come la Processione dei flagellanti, la Lotta tra templari e mussulmani, la Leggenda di san Bevignate, sul mantello del quale figurano graffiti incisi tra la fine del XV e il XVI secolo da pellegrini, fedeli e cavalieri templari. Dopo i lunghi e complessi lavori di messa in sicurezza, consolidamento e restauro, il 20 aprile 2009 l&amp;rsquo;ex chiesa templare &amp;egrave; stata ufficialmente &amp;ldquo;riconsegnata&amp;rdquo; alla citt&amp;agrave;. Nella chiesa &amp;egrave; inoltre allestito un nuovo spazio pubblico destinato ad accogliere un Centro di Documentazione sulla storia dell&amp;rsquo;Ordine Templare.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1MAPP/9b81e0fa-2e70-4a52-adb5-904499da6c3c'&gt;MAPp MuseiAppPerugia&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/pieghevole+San+Bevignate.pdf/76fce9ea-7a65-46ad-8f4b-dd69c66584b5'&gt;VEDI LA SCHEDA&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;  &amp;nbsp;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.coopculture.it|www.coopculture.it</Sito web><Indirizzo email>biglietteria.sanbevignate@coopculture.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>06 390807900</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="51"><Tipologia>Chiesa</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Orvieto</Comune><Cap>5018</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza del Duomo, 26</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.717191603686636,12.113263607025146</Georeferenziazione><Nome>Duomo di Santa Maria Assunta in Cielo</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il Duomo ha una storia secolare: la prima pietra venne posta il 14 novembre 1290 da Papa Nicol&amp;ograve; IV, periodo di floridit&amp;agrave; economica e rinnovamento spirituale per la citt&amp;agrave; di Orvieto.&lt;br /&gt;  Se vi &amp;egrave; incertezza nell&amp;#39;attribuzione del progetto iniziale (Arnolfo di Cambio, Bra Bevignate da Perugia) si hanno notizie sicure sulla direzione dei lavori dal 1310 con Lorenzo Maitani, il cui intervento fu molto incisivo per la struttura. L&amp;rsquo;opera venne terminata alla fine del XVI secolo, con la costruzione delle guglie laterali realizzate da Ippolito Scalza.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Di grande impatto &amp;egrave; la facciata della basilica: i bassorilievi presenti sui quattro piloni della parte inferiore rappresentano uno dei pi&amp;ugrave; straordinari esempi di scultura gotica in Italia e in Europa: raccontano i destini dell&amp;#39;umanit&amp;agrave;, dalla Genesi al Giudizio finale. Nella parte alta si collocano invece il magnifico rosone realizzato da Andrea di Cione detto l&amp;#39;Orcagna, le dodici edicole di Petruccio di Benedetto da Orvieto ed i mosaici, realizzati da vari artisti nel XIV secolo.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Gli interni della cattedrale, di pianta basilicale a tre navate, sono caratterizzati da dieci grandi pilastri circolari e ottagonali e dalla bicromia del marmo delle masse murarie e delle colonne. Le numerose opere conservate, sia pittoree che scultoree, compongono un patrimonio artistico di inestimabile valore: basti pensare alla cappella Nuova o di San Brizio affrescata da Luca Signorelli, subentrato al Beato Angelico, al coro, decorato con preziosi intarzi e sculture, o alla Madonna con il Bambino affrescata da Gentile da Fabriano (1425). Particolarmente scenografico il finestrone dalle raffinate linee che ricordano lo stile gotico e l&amp;#39;organo tra i pi&amp;ugrave; grandi d&amp;#39;Italia, composto da 5644 canne.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>opsm@opsm.it , biglietteria@operadelduomo.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0763 342477 , 0763 343592</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="52"><Tipologia>Chiesa</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Amelia</Comune><Cap>-</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via del Duomo</Indirizzo><Numero civico>25</Numero civico><Georeferenziazione>42.557261052422824,12.414432764053345</Georeferenziazione><Nome>Cattedrale di Santa Fermina</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Principale luogo di culto di Amelia, la cattedrale fu costruita nell&amp;rsquo;anno 872 sulla sommit&amp;agrave; del colle su cui sorge il centro storico della citt&amp;agrave;. Nel 1629 venne quasi interamente distrutta da un vasto incendio e fu ricostruita successivamente in stile barocco. E&amp;#39; intitolata ai due Santi Protettori della citt&amp;agrave;, Santa Fermina e Sant&amp;#39;Olimpiade, i cui resti sono custoditi sotto l&amp;#39;altare della chiesa.&lt;br /&gt;  La facciata, completata nel XIX secolo, &amp;egrave; neoclassica e in cotto rosato. Alla sua sinistra, si eleva la torre campanaria a pianta dodecagonale alta trenta metri, risalente al XI secolo. La chiesa ha un impianto a croce latina e gli interni, solenni e maestosi, sono composti da un&amp;#39;unica navata, coperta con volta a botte affrescata, lungo la quale si aprono cinque cappelle. Significativa quella del SS. Sacramento, cinquecentesca e in forma ottagonale, che conserva una tavola attribuita a Taddeo Zuccari e i monumenti marmorei dei Vescovi Bartolomeo e Baldo Farrattini, quest&amp;rsquo;ultimo realizzato dall&amp;#39;artista orvietano Ippolito Scalza.&lt;br /&gt;  La cattedrale custodisce importanti opere d&amp;rsquo;arte tra le quali tele di F. Zuccari, G. F. Perini, Niccol&amp;ograve; Pomarancio; sono inoltre presenti sculture di Agostino di Duccio, Ippolito Scalza e del Dosio. Peculiare il fonte battesimale in stile rinascimentale, con piccola statua in marmo di S. Giovanni Battista, riferibile forse alla scuola del Donatello.&lt;br /&gt;  Nella chiesa sono conservati anche due organi di grande rilevanza: l&amp;#39;organo grande realizzato nel 1904 dalla ditta Rieger di Jaegerndorf nella Slesia Austriaca e un raro organo positivo ad ala del XVII secolo recentemente restaurato.&lt;br /&gt;  La Cattedrale espone anche un presepe, opera artistica del dottor Carlo Chiappafreddo (1914-1967), costituito da personaggi in cartapesta e terracotta, di originale produzione spagnola ed i caratteristici diorami che rappresentano episodi della vit&amp;agrave; di Ges&amp;ugrave;.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.diocesi.terni.it|https://www.diocesi.terni.it/concattedrale-santa-firmina-di-amelia/</Sito web><Indirizzo email>info@diocesi.terninarniamelia.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>744546501</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="53"><Tipologia>Chiesa</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Assisi</Comune><Cap>6081</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza del Comune</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.071309597522976,12.614750862121584</Georeferenziazione><Nome>Chiesa di Santa Maria sopra Minerva</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;&amp;quot;Un tempio romano nel cuore di Assisi&amp;quot;, cos&amp;igrave; &amp;egrave; conosciuta la chiesa di Santa Maria sopra Minerva.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;  L&amp;#39;edificio religioso affaccia sulla piazza principale cittadina, piazza del Comune, fu edificato&amp;nbsp;durante il&amp;nbsp;I se&lt;strong&gt;c&lt;/strong&gt;olo a.C. e intitolato alla dea Minerva, regina della sapienza e della pace nell&amp;rsquo;et&amp;agrave; pagana. Successivamente, dopo con il rinvenimento di una lapide votiva dedicata ad Ercole, si crede pi&amp;ugrave; giusto pensare che il tempo fosse dedicato a lui.&lt;br /&gt;  Nel Medioevo, la cella del Tempio fu trasformata nella chiesa di San Donato, per passare poi all&amp;#39;ordine benedettino che la trasform&amp;ograve; in abitazioni e botteghe.&lt;br /&gt;  Nel XIII secolo&amp;nbsp;fu adattata a sede del Comune, che us&amp;ograve; il piano inferiore come carcere e quello superiore come aula del consiglio cittadino.&lt;br /&gt;  Fu trasformato in chiesa&amp;nbsp;di Santa Maria sopra Minerva solo nel Cinquecento. L&amp;#39;edificio venne quindi rimaneggiato in stile barocco nel XVII secolo.&lt;br /&gt;  La duecentesca Torre del Popolo, posta sul lato sinistro della chiesa, nella versione che noi oggi vediamo, fu ultimata nel 1305.&lt;br /&gt;  Per&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;Goethe, durante il suo&amp;nbsp;&lt;em&gt;Viaggio in Italia&lt;/em&gt;, questo fu il primo monumento integro dell&amp;lsquo;antichit&amp;agrave; che vide e ne rest&amp;ograve; entusiasta (1786).&lt;br /&gt;  La&amp;nbsp;facciata&amp;nbsp;&amp;egrave; sorprendentemente ben conservata, ancora nello stato originale; le sei&amp;nbsp;colonne&amp;nbsp;sono sormontate da un capitello corinzio&amp;nbsp;e poggiano su dei&amp;nbsp;plinti&amp;nbsp;che, per mancanza di spazio, sono collocati sulla scalinata che si inoltra nel&amp;nbsp;pronao.&amp;nbsp;L&amp;rsquo;edificio appartiene alla tipologia del tempio prostilo corinzio &amp;ldquo;&lt;em&gt;in antis&lt;/em&gt;&amp;rdquo;.&lt;br /&gt;  All&amp;rsquo;interno la cella &amp;egrave; andata completamente distrutta durante la ristrutturazione della chiesa nel XVI secolo.&amp;nbsp;Si presenta oggi in stile barocco, ad unica navata.&amp;nbsp;La volta &amp;egrave; stata interamente affrescata nella met&amp;agrave; del XVIII secolo da Francesco Appiani con la&amp;nbsp;Gloria di San Filippo&amp;nbsp;e&amp;nbsp;Virt&amp;ugrave; Cardinali e Teologali.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>-</Indirizzo email><Numeri di telefono>-</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="54"><Tipologia>Chiesa</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Assisi</Comune><Cap>6081</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza Santa Chiara</Indirizzo><Numero civico>1</Numero civico><Georeferenziazione>43.06910331248971,12.616891264915468</Georeferenziazione><Nome>Basilica di Santa Chiara</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;La Chiesa dedicata a Santa Chiara fu costruita tra il 1257 e il 1265&amp;nbsp;riadattando la gi&amp;agrave; esistente Chiesa di&amp;nbsp;San Giorgio, che precedentemente custodiva&amp;nbsp;le spoglie mortali di San Francesco. Il corpo di Santa Chiara venne traslato nel 1260, cinque&amp;nbsp;anni prima della solenne consacrazione della chiesa da parte di Papa Clemente IV.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;In stile architettonico gotico, la Chiesa presenta una facciata costituita da&amp;nbsp;fasce di pietra bianca e rosa del Subasio,&amp;nbsp;suddivisa in 3 parti di cui la&amp;nbsp;centrale &amp;egrave; decorata&amp;nbsp;da un grande rosone a doppio giro di colonnine e archetti. Il portale &amp;egrave; a tutto sesto, con la lunetta sorretta da due leoni a riposo. In alto il timpano, con un oculo al centro. Al lato sinistro della basilica, poggiano tre imponenti archi rampanti risalenti alla fine del XIV secolo.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;L&amp;#39;interno della chiesa &amp;egrave; a croce latina ed ha un&amp;#39;unica navata che termina in un transetto con abside poligonale. La navata era decorata da un ciclo di affreschi sulla vita di Santa Chiara, tuttavia oggi non rimangono che alcuni frammenti, a seguito della scialbatura effettuata nel XVIII secolo e ai danneggiamenti alla struttura causati dal terremoto del 1832.&amp;nbsp;Ai lati del transetto si aprono a sinistra la cappella di Sant&amp;#39;Agnese, dedicata alla sorella di santa Chiara, e destra&amp;nbsp;la cappella, pi&amp;ugrave; antica, di San Giorgio, affrescata da Pace di Bartolo, Puccio Campana, Pietro Lorenzetti.&amp;nbsp;Da questo ambiente si&amp;nbsp;entra&amp;nbsp;nell&amp;#39;oratorio del Crocifisso o delle Reliquie, dove &amp;egrave; custodito il Crocifisso di San Damiano, che si dice parl&amp;ograve; a San Francesco nell&amp;#39;eremo di San Damiano.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Nel transetto sinistro, vi &amp;egrave; un&amp;#39;interessante opera,&amp;nbsp;la tavola con Santa Chiara e otto storie della sua vita attribuita al Maestro&amp;nbsp;di Santa Chiara; gli affreschi sulle quattro vele sopra l&amp;#39;altare sono invece attribuiti al&amp;nbsp;Maestro Espressionista di Santa Chiara (XIV secolo), artista seguace di Giotto,&amp;nbsp;cui &amp;egrave; stato riferito anche il Crocifisso su tavola nell&amp;#39;abside.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Nell&amp;#39;abside, dietro l&amp;#39;altare maggiore,&amp;nbsp;vi &amp;egrave; un organo a canne,&amp;nbsp;in&amp;nbsp;stile neogotico, costruito nel 1935.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>-</Indirizzo email><Numeri di telefono>-</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="55"><Tipologia>Chiesa</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Panicale</Comune><Cap>6064</Cap><Localita>Tavernelle</Localita><Indirizzo>Via Aldo Capitini</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.012037596795324,12.14769244194031</Georeferenziazione><Nome>Santuario di Santa Maria di Mongiovino</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il Santuario mariano di Mongiovino sorge ai piedi del Castello di Mongiovino, nei pressi di Tavernelle. I lavori per la costruzione del Santuario, per volere di Papa Leone XX Medici, iniziarono nel 1524 a seguito di episodi prodigiosi che la leggenda vuole siano accaduti di fronte a una immagine miracolosa della Madonna a partire dagli inizi del XVI secolo.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il progetto venne affidato a Rocco da Vicenza, architetto e lapicida vicentino attivo in Umbria gi&amp;agrave; da qualche tempo, che realizz&amp;ograve;&amp;nbsp;una struttura&amp;nbsp;dalla forma quadrata&amp;nbsp;con un&amp;#39;abside sporgente, sormontata&amp;nbsp;da una cupola centrale, e&amp;nbsp;quattro facciate dotate di&amp;nbsp;timpani orizzontali con rosoni.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il santuario possiede&amp;nbsp;internamente la pi&amp;ugrave; importante decorazione ad affresco del secondo Cinquecento presente nella regione,&amp;nbsp;eseguita in prevalenza da pittori toscani, marchigiani e olandesi.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;La chiesa ha una pianta quadrata con croce greca iscritta. Il vano centrale &amp;egrave; coperto da una cupola con un alto tamburo che poggia su quattro robusti pilastri; sulla volta &amp;egrave; una Incoronazione della Vergine del tifernate Mattia Batini (1709). Sul lato orientale si accede alla cappella della Madonna, al cui interno &amp;egrave; l&amp;rsquo;edicola mariana che ha dato origine al santuario. La cappella &amp;egrave;&amp;nbsp;preceduta da una facciata a due ordini in pietra serena, ornata da tre statue in terracotta del perugino Valentino Martelli, con la Trasfigurazione di Ges&amp;ugrave; tra i profeti Mos&amp;eacute; e Elia (1579-80). L&amp;rsquo;interno della cappella &amp;egrave;&amp;nbsp;decorato da episodi della vita della Vergine, ad opera di&amp;nbsp;Giovanni Wraghe di Anversa (1567) e da Nicol&amp;ograve; Circignani da Pomarance (1569).&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;L&amp;#39;immagine&amp;nbsp;cui &amp;egrave; dedicato il santuario &amp;egrave; una Madonna col Bambino in trono tra quattro angeli, affrescata da&amp;nbsp;un pittore umbro intorno alla met&amp;agrave; del XIV secolo. L&amp;#39;opera &amp;egrave; esposta&amp;nbsp;in un altare isolato in forma di tempietto&amp;nbsp;al centro della cappella della Madonna, la cui costruzione fu completata nel 1525, data che si legge dalle candelabre di un pilastro.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Le pareti retrostanti il coro dell&amp;#39;altare in pietra, sono impreziosite da affreschi di&amp;nbsp;Giovanni Battista Lombardelli (1587) raffiguranti alcuni miracoli successivi a quello della pastorella Andreana, che ispir&amp;ograve; la fondazione del Santuario.&amp;nbsp;La leggenda narra che la pastorella ud&amp;igrave; una voce proveniente da un&amp;#39;edicola vicino a una fonte. La voce le chiedeva di riferire ai castellani di Mongiovino di ripulire l&amp;#39;edicola dai rovi e riportarla a venerazione. I compaesani inizialmente non credettero alla storia raccontata da Andreana, la quale&amp;nbsp;per&amp;ograve; venne creduta quando torn&amp;ograve; con una brocca colma di acqua con l&amp;#39;apertura rivolta verso il basso, come le aveva chiesto la Vergine. Di fronte al miracolo, gli abitanti del castello ripulirono l&amp;#39;edicola.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Oltre alla Cappella della Vergine, il Santuario presenta al proprio interno altre quattro cappelle, coperte da cupolini decorati&amp;nbsp;da angeli musicanti: la cappella della Resurrezione, con&amp;nbsp;l&amp;rsquo;altare della Resurrezione di Nicol&amp;ograve; Circignani detto il Pomarancio (1569); la cappella&amp;nbsp;dell&amp;#39;Ascensione con l&amp;rsquo;altare dell&amp;rsquo;Ascensione di Hendrick van den Broeck da Malines (1585-86), la cappella della Deposizione con l&amp;rsquo;altare della Deposizione di Hendrick van den Broeck da Malines (1564), la Cappella della Madonna del Rosario del perugino Orazio Alfani (1552), il cui altare fu&amp;nbsp;ridipinto da Antonio Castelletti da Paciano nel 1810.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>-</Indirizzo email><Numeri di telefono>-</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="56"><Tipologia>Chiesa</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Foligno</Comune><Cap>6034</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via del Roccolo</Indirizzo><Numero civico>30</Numero civico><Georeferenziazione>42.95640680679768,12.689305543899538</Georeferenziazione><Nome>Chiesa di San Paolo Apostolo</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;La Chiesa di San Paolo Apostolo &amp;egrave; un edificio religioso progettato dagli architetti Massimiliano Fuksas e Doriana Mandrelli Fuksas. Fu edificata&amp;nbsp;nel 2009, a seguito di un concorso bandito dalla Conferenza Episcopale Italiana che ne volle la costruzione dopo il terremoto umbro marchigiano del 1997. L&amp;#39;edificio sorge infatti&amp;nbsp;in un&amp;#39;area&amp;nbsp;precedentemente occupata da container per coloro che avevano perso le loro abitazioni&amp;nbsp;a causa&amp;nbsp;degli eventi sismici.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;A vincere il concorso fu Fuksas,&amp;nbsp;cui venne assegnato il progetto della costruzione della nuova chiesa, ispirato&amp;nbsp;a criteri architettonici moderni e innovativi.&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;La Chiesa, costruita in cemento armato,&amp;nbsp;ha una struttura geometrica composta da due grandi parallelepipedi, uno&amp;nbsp;inserito nell&amp;#39;altro; quello interno &amp;egrave; posto&amp;nbsp;a 3 metri dal pavimento e dalle pareti esterne. Alle pareti del parallelepipedo esterno sono disposte&amp;nbsp;finestre dalle forme irregolari.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;La luce &amp;egrave; elemento fondamentale nel suo rapporto con la struttura: essa giunge prevalentemente dall&amp;#39;alto e dalla base della chiesa.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;L&amp;#39;altare e il presbiterio sono posti al centro del parallelepipedo interno; particolari sono i lampadari longitudinali che pendono dall&amp;#39;alto e creano un effetto suggestivo.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>-</Indirizzo email><Numeri di telefono>-</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="57"><Tipologia>Chiesa</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Panicale</Comune><Cap>6064</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza San Michele</Indirizzo><Numero civico>1/A</Numero civico><Georeferenziazione>43.02900406656985,12.099004983901978</Georeferenziazione><Nome>Collegiata di San Michele Arcangelo</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;La chiesa principale di Panicale &amp;egrave; intitolata a San Michele Arcangelo, santo patrono della nazione longobarda. Di origine altomedievale, non se ne hanno notizie prima del 1159.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Nel 1546 fu ampliato l&amp;rsquo;interno e costruito un nuovo tetto sorretto da tre archi in mattoni. Della chiesa rinascimentale si sono conservate due cornici in pietra e una tavola con il Presepe, un tempo esposto all&amp;rsquo;altare maggiore. Con l&amp;rsquo;ingresso di Panicale nella diocesi di Citt&amp;agrave; della Pieve, nel 1618 San Michele ottenne il titolo di collegiata. Nel 1683 l&amp;rsquo;arciprete Francesco Cavardini prese la decisione di rimuovere l&amp;rsquo;altare maggiore e di costruire un nuovo coro per i canonici. Il 27 settembre 1684, durante i&amp;nbsp;lavori, fu ritrovata all&amp;rsquo;interno di un muro una immagine della Madonna e l&amp;#39;Arcangelo Gabriele, che suscit&amp;ograve; un&amp;rsquo;intensa devozione popolare e provoc&amp;ograve; la ricostruzione dell&amp;rsquo;intero edificio, il cui progetto fu affidato all&amp;#39;architetto Filippo Schinetti da Visso.&amp;nbsp;L&amp;#39;opera &amp;quot;Annunciazione&amp;quot;,&amp;nbsp;&amp;egrave; attribuita&amp;nbsp;a Masolino da Panicale.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;La chiesa &amp;egrave; ad una sola navata, con tribuna, coro e sei cappelle perimetrali, ed &amp;egrave; coperta da una volta in muratura decorata da sette medaglioni con storie della vita della Vergine (1702). L&amp;rsquo;altare maggiore intitolato all&amp;rsquo;Annunziata prende il nome da un antico affresco posto al centro del coro. Agli altari delle cappelle laterali sono esposti quadri dei secoli XVII e XVIII e alcune statue moderne. Le pareti del coro furono decorate con dipinti neoclassici di Antonio Castelletti da Paciano (1815).&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;In fondo alla navata sinistra della chiesa, all&amp;rsquo;altare della Madonna del Carmine &amp;egrave; esposto un importante dipinto su tavola con la storia del Presepe e una lunetta con la figura dell&amp;rsquo;Eterno. La pala, considerata una delle principali opere della pittura&amp;nbsp;rinascimentale umbra,&amp;nbsp;era collocata in origine sopra l&amp;rsquo;altare maggiore, da dove nel marzo 1683 la fece rimuovere l&amp;rsquo;arciprete Francesco Gavardini per consentire la ricostruzione del presbiterio. Successivamente, alla miracolosa Annunciazione venne riservato l&amp;#39;altare maggiore mentre il Presepe rimase nell&amp;#39;altare secondario.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Sul finire del XIX secolo la pala era genericamente riferita alla scuola perugina, prima che Adamo Rossi (1890) rintracciasse presso l&amp;rsquo;Archivio di Stato di Perugia l&amp;rsquo;accordo stipulato il 18 novembre 1519 tra i procuratori del castello di Panicale e il pittore perugino Giovanni Battista Caporali,allievo del&amp;nbsp;Perugino,&amp;nbsp; circa le modalit&amp;agrave; di pagamento del saldo di 80 dei 120 fiorini pattuiti per la pittura di una tavola.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;(Testo&amp;nbsp;tratto&amp;nbsp;dalla Guida&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&amp;quot;&lt;/strong&gt;Panicale in Umbria - Il Castello e il suo territorio&amp;quot;,&lt;em&gt; Sabrina Caciotto, Elvio Lunghi)&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>-</Indirizzo email><Numeri di telefono>-</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="58"><Tipologia>Chiesa</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Terni</Comune><Cap>5100</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Largo San Salvatore</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.56000724273187,12.647897601127626</Georeferenziazione><Nome>Chiesa del SS. Salvatore</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;La Chiesa del SS. Salvatore, la pi&amp;ugrave; antica di Terni, &amp;egrave; ubicata nell&amp;rsquo;omonimo largo San Salvatore, nei pressi di piazzale Europa, antistante al palazzo comunale di Terni.&lt;br /&gt;  E&amp;#39; un edificio di contenute dimensioni, formato da una navata divisa in due campate coperte da volte a crociera e da un vano circolare illuminato da otto fornici con una scarsella finale per l&amp;#39;altare. Sulla parete meridionale della navata si apre una cappella a pianta quadrata, una seconda cappella fu chiusa nel 1909 per far spazio alla sacrestia.&lt;br /&gt;  Sotto la pavimentazione della chiesa sono stati rinvenuti resti di abitazioni risalenti al I secolo d.C. che tolgono ogni fondamento all&amp;#39;opinione tradizionale di una origine pagana della &amp;quot;rotonda&amp;quot;.&lt;br /&gt;  Una prima notizia su una chiesa dedicata al SS. Salvatore risale al 1072, registrata tra le pertinenze dell&amp;#39;abbazia di Farfa in Sabina. Il vano circolare potrebbe, invece, risalire ad un&amp;#39;epoca pi&amp;ugrave; remota per una notizia tramandata da una antica fonte che ricorda l&amp;rsquo;incontro avvenuto nel 742 tra re Liutprando e papa Zaccaria a Temi &lt;em&gt;in oratorio Salvatoris&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;sito intra ecclesia beati Petri&lt;/em&gt;, ipotesi quest&amp;#39;ultima non accertata storicamente per l&amp;#39;impossibilit&amp;agrave;&amp;nbsp;di identificare con precisione la chiesa di San Pietro cui fa riferimento il documento.&lt;br /&gt;  La navata fu aggiunta in epoca romanica tra la seconda met&amp;agrave; e la fine del XII secolo e ancora pi&amp;ugrave; tarda &amp;egrave; la cappella laterale.&lt;br /&gt;  Nel corso dei restauri, eseguiti&amp;nbsp;negli anni 1909-10, furono rimessi in luce numerosi affreschi alle pareti della &amp;ldquo;rotonda&amp;rdquo; e in una cappella. Negli anni del secondo conflitto mondiale San&amp;nbsp;Salvatore fu gravemente danneggiata dai&amp;nbsp;bombardamenti alleati del 1943-44; i restauri che seguirono furono illustrati in un volume a cura della Cassa di Risparmio di Terni (1974).&amp;nbsp;&lt;br /&gt;  Il presente restauro ha restituito una nuova leggibilit&amp;agrave; ai dipinti, eliminando le cause di un degrado che stava alterando in profondit&amp;agrave; le cromie.&lt;br /&gt;  Tra le finestre della &amp;ldquo;rotonda&amp;rdquo; sono visibili poche immagini frammentarie di carattere devozionale dei secoli XIII-XV, la pi&amp;ugrave; antica delle quali &amp;egrave; un San Paolo che risale al secondo quarto del XIII secolo e che potrebbe essere appartenuto ad un ciclo con figure di santi disposti sui pilastri divisori. Nei primi decenni del XVI secolo un modesto imitatore di Pietro Perugino dipinse una Crocifissione e alcune figure di santi, quest&amp;#39;ultime perdute, nella parete della scarsella. Nel secolo successivo anche le pareti della &amp;quot;rotonda&amp;quot; ebbero una nuova decorazione, della quale restano pochi resti con motivi a grottesche.&lt;br /&gt;  Meglio conservata &amp;egrave; la decorazione della cappella di San Giovanni Battista, che appartenne ai conti Manassei, il cui stemma &amp;egrave; ripetuto con insistenza negli sguanci di due monofore.&lt;br /&gt;  &amp;Eacute; questo il pi&amp;ugrave; importante complesso di pittura murale che sia rimasto a Terni dei decenni centrali del XIV secolo, eseguito da un pittore locale che guard&amp;ograve; in direzione di modelli spoletini.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>beni-culturali@libero.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0744/546563</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="59"><Tipologia>Chiesa</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Trevi</Comune><Cap>6039</Cap><Localita>Madonna delle Lacrime</Localita><Indirizzo>-</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.87471790007014,12.749977111816408</Georeferenziazione><Nome>Santuario della Madonna delle Lacrime</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il santuario della Madonna delle Lacrime di Trevi &amp;egrave; un interessante esempio di chiesa rinascimentale in Umbria. La chiesa fu eretta tra 1487 e 1522 su progetto di Francesco di Pietrasanta, per custodire un&amp;rsquo;immagine dipinta della Madonna, creduta miracolosa. L&amp;rsquo;affresco, tutt&amp;rsquo;ora esistente e visibile sull&amp;rsquo;altare del transetto di sinistra, rappresenta la Madonna con il Bambino ed originariamente comprendeva alla sua destra anche la figura di San Francesco d&amp;rsquo;Assisi, ora perduta. L&amp;rsquo;icona devozionale era stata realizzata per volere del cittadino trevano Diotallevi di Antonio in una parete della sua abitazione il 3 ottobre del 1483, vigilia della festa di San Francesco. La sera del 5 agosto 1485 qualcuno vide il volto della Madonna piangere lacrime di sangue e, in seguito all&amp;#39;evento miracoloso, si decise di costruire un santuario a memoria dell&amp;#39;avvenimento.&lt;br /&gt;  Sulla facciata del santuario si apre un portale rinascimentale (1495-1498), opera di Giovanni di Giampietro da Venezia.&lt;br /&gt;  L&amp;rsquo;interno con pianta a croce latina, ad unica navata e coperto da una volta a crociera, &amp;egrave; stato ristrutturato nel 1733. Lungo le pareti si aprono diverse cappelle tra cui due decorate da due tra i pi&amp;ugrave; importanti pittori umbri del Rinascimento, il Perugino e lo Spagna, rispettivamente la cappella del Presepio (1521) e quella di San Francesco con il Trasporto di Cristo (1518-1520). Alternati alle cappelle si ergono i monumenti sepolcrali, scolpiti sulla pietra caciolfa tipica della zona, appartenenti ai membri della famiglia Valenti, tra le pi&amp;ugrave; importanti di Trevi.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>http://www.treviturismo.it/arte_e_cultura/chiesa_delle_lacrime_e_il_perugino</Sito web><Indirizzo email>infoturismo@comune.trevi.pg.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0742 332269 , 074278232</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="60"><Tipologia>Chiesa</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Montefalco</Comune><Cap>6036</Cap><Localita>Localit Turri Centro</Localita><Indirizzo>-</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.885154558557055,12.657526731491089</Georeferenziazione><Nome>Convento di San Fortunato</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il Convento di San Fortunato&amp;nbsp;fu edificata nel luogo dove, nel IV secolo, sorgeva una basilica romana.&lt;br /&gt;  Si trova poco fuori il centro abitato di Montefalco, in cima ad un colle circondata da elci secolari.&lt;br /&gt;  In questo luogo erano state scavate nell&amp;#39;argilla diverse grotte,&amp;nbsp;gi&amp;agrave; usate per i riti pagani e poi paleocristiani quando divennero, come narrato dal longobardo Audelao alla fine del VII secolo, luogo di ritiro per san Fortunato.&amp;nbsp;Audelao narra di San Fortunato&amp;nbsp;come di un contadino, un umile prete della chiesa di Santa Maria di Turrita, a sud di Montefalco, che visse tra il 340 e il 400 e che venne sepolto nella sua campagna.&lt;br /&gt;  Alcuni anni dopo il&amp;nbsp;&lt;em&gt;magister militum&lt;/em&gt;&amp;nbsp;Severo, decise di far costruire proprio in questo luogo una Basilica in onore del Santo, a seguito di una grazia ricevuta.&amp;nbsp;Secondo la tradizione questa fu consacrata nel 422.&lt;br /&gt;  Frutto di vari rimaneggiamenti, San Fortunato, come la possiamo vedere oggi, &amp;egrave; preceduta da un cortile a quadriportico del XV secolo&amp;nbsp;dove ben si notano, tra quelle in&amp;nbsp;mattoni,&amp;nbsp;alcune&amp;nbsp;colonne&amp;nbsp;reimpiegate dall&amp;#39;originaria basilica.&lt;br /&gt;  A sinistra, rispetto all&amp;#39;ingresso principale, troviamo la Cappella delle Rose, edificata anch&amp;#39;essa nella stessa epoca e decorata da Tiberio d&amp;#39;Assisi nel 1512. L&amp;#39;opera risulta firmata nel cartiglio sulla parete destra. Sono rappresentati episodi relativi all&amp;rsquo;Indulgenza della Porziuncola, Santi francescani, l&amp;rsquo;Eterno benedicente&amp;nbsp;sulla volta e &amp;ldquo;Cristo sul sepolcro&amp;rdquo; (paliotto dell&amp;rsquo;altare).&amp;nbsp;&lt;br /&gt;  La porta d&amp;rsquo;accesso alla chiesa ha gli affreschi di sette Angeli sopra l&amp;rsquo;arco, la Madonna col Bambino tra i Santi Francesco e Bernardino da Siena e Santi nella lunetta, opere di Benozzo Gozzoli (1450) e S. Sebastiano alla colonna sul fianco destro, opera di Tiberio d&amp;rsquo;Assisi. A navata unica ha una volta leggermente ogivale e termina con un&amp;rsquo;abside quadrata aggiunta nei restauri.&lt;br /&gt;  Nel bosco del convento ancora rimangono conservate le cosiddette &amp;ldquo;Grotte di San Fortunato&amp;ldquo;.&amp;nbsp;Quella centrale, a forma di croce, probabilmente era usata come oratorio.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>-</Indirizzo email><Numeri di telefono>-</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="61"><Tipologia>Chiesa</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Montefalco</Comune><Cap>6036</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>-</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.8892936,12.6502843</Georeferenziazione><Nome>Chiesa e Convento di S. Francesco</Nome><Descrizione>Ubicata nel centro di Montefalco, nellarea compresa tra la vecchia cinta muraria e quella del 1328, in Via Ringhiera Umbra.  La chiesa  stata edificata intorno al 1340 dai Frati Minori; in un periodo successivo, probabilmente tra la fine del Trecento e linizio del Quattrocento, furono aggiunte sei cappella sul lato destro. Intorno al 1585 sul lato sinistro della chiesa venne aperta una cappella per interessamento del ministro provinciale dei Frati Minori, Clemente Bontadosi, con un imponente prospetto costituito da due colonne in stile corinzio, con architrave decorato con girali e timpano triangolare spezzato. Nel 1876 larchitetto Francesco Salvati da Montefalco realizz il rivestimento della facciata ed apr la bifora sovrastante il portale; ulteriori restauri eseguiti nel 1889, portarono la demolizione degli altari barocchi e la rifazione delle capriate del tetto. Nel 1863 la chiesa divent propriet del Comune di Montefalco e nel 1895 fu adibita a Pinacoteca; gli interventi di restauro eseguiti alla fine del XX secolo hanno consentito la riapertura del Museo al pubblico. La facciata, rivestita in blocchi di pietra chiara,  sagomata a capanna e delimitata da due lesene; al centro si apre un portale ad arco acuto delimitato da due lesene che, poste su un alto basamento e coronate da capitelli con rosoncini, sono unite da una trabeazione di impronta classica con triglifi e metope, a sostegno di un timpano triangolare.Nella zona superiore  una bifora aperta nel 1876. Linterno si presenta con impianto a navata unica terminante con unabside poligonale e due cappelle quadrate; sul lato destro si aprono sei cappelle intercomunicanti ed una sul lato sinistro. La copertura della nave  a capriate lignee, mentre le cappelle sono coperte con volta a crociera e labside ha cupola unghiata. La cupola della zona absidale  rinforzata da costoloni che terminano su peducci decorati con volti femminili, un volto di vescovo, un volto di frate, laquila e il leone; sulla parete centrale si apre una grande bifora a doppio ordine che dona luminosit allambiente. Anche le volte delle cappelle sono costolonate, ed i peducci dei costoloni hanno motivi fogliacei. Nella navata destra, nella prima campata,  la cappella di San Girolamo, affrescata tra il 1450 e il 1452 da Benozzo Gozzoli. Si tratta del primo grande ciclo di affreschi eseguiti autonomamente dal pittore fiorentino, allora trentenne, il quale per anni era stato collaboratore di Beato Angelico. Nella parete maggiore  un finto polittico raffigurante la Madonna col Bambino circondata dai Santi Antonio da Padova, Girolamo, Giovanni Battista e Ludovico da Tolosa; sopra Crocifissione e Santi e due episodi della vita di San Girolamo; nella volta i quattro Evangelisti e altre scene frammentarie della vita del Santo. Nel sottarco, Cristo benedicente e Angeli, San Bernardino da Siena, Santa Cenerina dAlessandria, San Girolamo nel deserto e San Sebastiano. Nella seconda campata  la cappella di San Bernardino con affreschi di Jacopo Vincioli (1461).  Sotto la terza campata  la cappella del Crocifisso che conserva un Crocifisso sagomato con la Vergine e San Giovanni Evangelista ai lati, e San Francesco ai piedi del Cristo opera del Maestro Espressionista di Santa Chiara. La quarta campata conserva la cappella dedicata allAssunta con affreschi di Giovanni di Corraduccio e bottega. La quinta campata ha la cappella dedicata a SantAntonio Abate sempre con affreschi di Giovanni di Corraduccio e bottega e una tavola di Tiberio dAssisi raffigurante la Madonna del Soccorso (1510). Dalla sesta campata attraverso una porta lignea realizzata nel 1610 si accede alla cappella dellAnnunciazione con affreschi di Giovanni di Corraduccio e bottega. Labside destra conserva affreschi del Maestro dellAbside di Montefalco; labside centrale poligonale  affrescata con Storie di San Francesco da Benozzo Gozzoli nel 1452.  Nel sottarco sono San Francesco e i dodici Apostoli entra tondi, nella volta la gloria di San Francesco e i Santi Antonio da Padova, Chiara, Bernardino da Siena, Elisabetta di Ungheria e Ludovico da Tolosa. Alle pareti partendo dal basso a sinistra sono le storie della vita di San Francesco.  Da notare poi in controfacciata, a destra del portale principale, la nicchiaaffrescata dal Perugino (1503) con la Nativit sormontata da Annunciazione e Eterno Benedicente.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>-</Indirizzo email><Numeri di telefono>-</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="62"><Tipologia>Chiesa , Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Foligno</Comune><Cap>6034</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>via Largo Frezzi</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.95429061899636,12.699825167655947</Georeferenziazione><Nome>Oratorio del Crocifisso</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;L&amp;rsquo;Oratorio, di propriet&amp;agrave; del Comune di Foligno dal 2002, &amp;egrave; situato al termine dell&amp;rsquo;attuale via Gramsci (largo Federico Frezzi) e si trova tra Palazzo Candiotti e la parte absidale dell&amp;rsquo;ex chiesa di S.Domenico. E&amp;rsquo; una struttura la cui parte iniziale risale al secolo XVII ed &amp;egrave; stata costruita in tre diversi periodi dalla omonima Confraternita del Crocefisso. E&amp;rsquo; costituita da un&amp;rsquo;unica aula, che nasconde al suo interno una straordinaria ricchezza non rilevabile all&amp;rsquo;esterno, da una sacrestia, mentre sul fianco sinistro si eleva il campanile in pietra sbozzata nella parte inferiore e muratura in laterizio a vista nella cella. L&amp;rsquo;aula &amp;egrave; strutturalmente distinguibile in tre parti che corrispondono ai tre diversi periodi costruttivi: la prima, vicina all&amp;rsquo;ingresso, con soffitto a cassettoni lignei sospeso alla copertura, terminata probabilmente alla fine del 1500; una seconda zona nella parte centrale, coperta con una cupola, realizzata nel 1643 a seguito di una decisione della confraternita di ampliare la chiesa. Infine la parte terminale, al di sopra dell&amp;rsquo;altare, coperta da una volta a botte lunettata a pianta rettangolare, i cui lavori avviati nel 1702 durarono circa un decennio.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Durante i lavori di restauro &amp;egrave; emerso un affresco attribuito al francese Noel Quillerier che risale al 1626 e raffigura il culto di Sant&amp;#39;Elena. Va evidenziato che tra le opere umbre conosciute del pittore questo sembrerebbe essere il primo dipinto eseguito con la tecnica ad affresco.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;L&amp;rsquo;edificio &amp;egrave; una chiesa consacrata e pertanto la sua destinazione principale &amp;egrave; quella di luogo sacro dove si esercita il pubblico culto.&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &amp;nbsp;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.museifoligno.it|www.museifoligno.it</Sito web><Indirizzo email>museotrinci@comune.foligno.pg.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0742 330584</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="63"><Tipologia>Ecomuseo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Campello sul Clitunno</Comune><Cap>6042</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza Ranieri Campello</Indirizzo><Numero civico>1</Numero civico><Georeferenziazione>42.820317,12.776776899999959</Georeferenziazione><Nome>Ecomuseo di Campello sul Clitunno</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;L&amp;rsquo;Ecomuseo di Campello sul Clitunno ricalca i confini comunali e si estende per una superficie di 50 km&amp;sup2;.&lt;br /&gt;  L&amp;rsquo;ambiente risulta molto eterogeneo, alternandosi tra la pianura (coltivata e sede delle principali infrastrutture) e il fiume Clitunno; la fascia pedemontana collinare (caratterizzata dalle coltivazioni di olivo) e l&amp;#39;area montana (quasi interamente ricoperta da bosco); i prati secondari di montagna (adibiti a pascolo) e le conche intermontane.&lt;br /&gt;  Il territorio dell&amp;rsquo;Ecomuseo &amp;egrave; caratterizzato anche da pregevoli luoghi di interesse storico e artistico come il Tempietto del Clitunno (Patrimonio Mondiale dell&amp;rsquo;Umanit&amp;agrave; U.N.E.S.C.O), i castelli medievali di Pissignano e Campello Alto, le Aree S.I.C. (Siti di Interesse Comunitario) delle Fonti del Clitunno, del Fosso di Camposolo e della Valle di Pettino. Nella zona inoltre &amp;egrave; presente l&amp;rsquo;Universit&amp;agrave; Agraria di Pettino.&lt;br /&gt;  Varia e articolata &amp;egrave; l&amp;rsquo;offerta didattica, realizzata in collaborazione con il Laboratorio di Scienze della Terra di Spoleto: percorsi ludico-didattici lungo il fiume Clitunno e percorsi storico-archeologici alla scoperta dei principali monumenti del territorio. I percorsi tematici dell&amp;#39;Ecomuseo oltre le Fonti e il Tempietto del Clitunno offrono la possibilit&amp;agrave; di percorrere a valle l&amp;#39;antica via Flaminia visitando la chiesa di San Sebastiano e la chiesa romanica di San Cipriano e Giustina.&lt;br /&gt;  In montagna invece si pu&amp;ograve; attraversare il &amp;ldquo;Fosso di Camposolo&amp;rdquo;, dove &amp;egrave; ancora presente il Gatto selvatico europeo, e la &amp;ldquo;Valle di Pettino&amp;rdquo; caratterizzata da una estesa lecceta.&lt;br /&gt;  In localit&amp;agrave; Acera &amp;egrave; presente un Centro di Documentazione sulla Transumanza e sui Pastori mentre, in localit&amp;agrave; La Bianca si trova il Museo Civico della Civilt&amp;agrave; Contadina &amp;ldquo;I Cassetti della Memoria&amp;rdquo;.&lt;!--[if !supportLineBreakNewLine]--&gt;&lt;br /&gt;  &lt;!--[endif]--&gt; &lt;!--[endif]--&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.ecomuseocampello.it|www.ecomuseocampello.it</Sito web><Indirizzo email>ecomuseo@comune.campello.pg.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0743 271922 , 0743 271946</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="64"><Tipologia>Ecomuseo</Tipologia><Provincia>-</Provincia><Comune>-</Comune><Cap>-</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>piazza Gramsci, Citt della Pieve</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.95273189609865,12.003673911094667</Georeferenziazione><Nome>Ecomuseo del Paesaggio Orvietano</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;L&amp;#39;Ecomuseo &amp;egrave; costituito da una serie di antenne e punti museali che si snodano nel territorio dei comuni di: Allerona, Castel Viscardo, Fabro, Ficulle, Montegabbione, Monteleone d&amp;rsquo;Orvieto, Parrano e San Venanzo.&lt;br /&gt;  La realizzazione delle diverse antenne ha permesso la creazione di un percorso che valorizza le peculiarit&amp;agrave; di ogni territorio; la presenza di numerose punti di ricerca e laboratori rende l&amp;#39;offerta adatta sia a ragazzi sia a un pubblico adulto.&lt;br /&gt;  L&amp;rsquo;antenna del Comune di Allerona, Museo dei Cicli geologici, offre una ricostruzione del territorio con una sezione dedicata alla paleontologia, ospita fossili antichi risalenti al Pliocene e lo scheletro di un cetaceo.&lt;br /&gt;  Altra antenna presente ad Allerona &amp;egrave; quella denominata Mostra permanente dei Pugnaloni: carri allegorici che riproducono scene della vita e dei lavori dei contadini, prodotti per le celebrazioni in onore di Sant&amp;#39;Isidoro. La mostra permanente raccoglie tutta la documentazione relativa alla festa, oggetti provenienti dai Pugnaloni pi&amp;ugrave; antichi fra quelli realizzati con la tecnica presepiale, foto dei carri e del corteo storico, nonch&amp;eacute; attrezzi agricoli e utensili di uso quotidiano tipici della civilt&amp;agrave; contadina.&lt;br /&gt;  L&amp;rsquo;antenna del Comune di Castel Viscardo, Centro di documentazione delle terrecotte, &amp;egrave; dedicata alla secolare produzione artigianale dei laterizi, pignatte e altro materiale da cucina, ricostruendo attraverso la documentazione i passi pi&amp;ugrave; importanti della storia ininterrotta di questa attivit&amp;agrave; manifatturiera le cui origini risalgono alla prima met&amp;agrave; del Cinquecento. Materiale multimediale (tra cui la ricostruzione in 3D della storia di Castel Viscardo dalla fine del XIII secolo al 1928) e un diorama di alcuni ambienti di produzione del laterizio arricchiscono il percorso museale.&lt;br /&gt;  Altra antenna si trova a San Venanzo, Parco e museo vulcanologico, articolato in diversi temi con allestimenti esplicativi, anche interattivi. La visita pu&amp;ograve; essere integrata con l&amp;#39;escursione al Parco Vulcanologico, naturale estensione, all&amp;#39;aperto, del Museo e con l&amp;rsquo;Antiquarium, che conserva una selezione dei reperti etrusco-romani rinvenuti nel sito di Poggio delle Civitelle.&lt;br /&gt;  Altra antenna di particolare rilievo &amp;egrave; il Centro di documentazione territoriale e Tane del Diavolo di Parrano. Il museo si compone di tre sezioni: una dedicata alle cavit&amp;agrave; naturali, come le &amp;ldquo;Tane del Diavolo&amp;rdquo;, una alla tomba etrusca di &amp;ldquo;Soriano&amp;rdquo; e l&amp;#39;ultima alla storia del castello.&lt;br /&gt;  A Monteleone d&amp;rsquo;Orvieto troviamo il Centro documentazione di arte musicale &amp;quot;Attilio Parelli&amp;quot;, una struttura museale che conserva le opere e gli spartiti del compositore e direttore d&amp;rsquo;orchestra a cui &amp;egrave; intitolato il museo; e il Teatro dei Rustici sede delle prime rappresentazione carnevalesche del luogo. Recentemente restaurato, con i suoi 96 posti &amp;egrave; fra i teatri pi&amp;ugrave; piccoli d&amp;rsquo;Italia.&lt;br /&gt;  A Montegabbione &amp;egrave; presente il Museo della Guerra che affronta diversi temi attraverso lo studio, la ricerca, il recupero, la valorizzazione e la divulgazione della storia locale, con particolare attenzione al passaggio del fronte dopo l&amp;#39;Armistizio dell&amp;#39;8 settembre 1943.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.galto.info|www.galto.info</Sito web><Indirizzo email>galto@galto.info , ecomuseodelpaesaggio@libero.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0578 297042</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="65"><Tipologia>Ecomuseo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Cerreto di Spoleto</Comune><Cap>6041</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Padre Pirri</Indirizzo><Numero civico>29</Numero civico><Georeferenziazione>42.8183872,12.915465100000006</Georeferenziazione><Nome>Ecomuseo della Dorsale Appenninica Umbra</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;L' Ecomuseo della Dorsale Appenninica Umbra valorizza i contesti culturali e ambientali di quest'area montana della regione Umbria attraverso la creazione di un &amp;ldquo;museo diffuso&amp;rdquo;, articolato in centri di accoglienza, dedicati alle &amp;ldquo;parole chiave&amp;rdquo; che descrivono la zona (Devozione - Cascia; Ciarlatano - Cerreto di Spoleto; Farro - Monteleone di Spoleto; Norcino - Norcia; Cardinale Poli - Poggiodomo; Litotomi - Preci; Canapa - Sant'Anatolia di Narco; Tartufo - Scheggino; Raspa - Sellano; Olio d'oliva - Spoleto, Opifici idraulici - Foligno; Blasoni popolari - Vallo di Nera) e in percorsi tematici che ricalcano antichi itinerari storici. L&amp;rsquo;Ecomuseo della Dorsale Appenninica Umbra &amp;egrave; un progetto sviluppato dall&amp;rsquo;attivit&amp;agrave; di studio, ricerca e documentazione del CEDRAV (Centro per la Documentazione e la Ricerca Antropologica in Valnerina e nella dorsale appenninica umbra). La struttura dell&amp;rsquo;Ecomuseo &amp;egrave; organizzata in Antenne Ecomuseali, ovvero centri visita del territorio attraverso i quali &amp;egrave; possibile approfondire un tema specifico della tradizione locale. L'Ecomuseo della Dorsale Appenninica Umbra propone nel corso dell&amp;rsquo;anno attivit&amp;agrave; laboratoriali, visite ed escursioni didattiche, partecipazioni a riti, festivit&amp;agrave; e manifestazioni riguardanti gli antichi mestieri e le produzioni di qualit&amp;agrave;. L'Ecomuseo si propone in questo modo di creare le condizioni per l'esercizio di attivit&amp;agrave; e di antichi mestieri con strutture, attrezzature e modalit&amp;agrave; tradizionali. L'obiettivo principale &amp;egrave; non solo conservare un ricco patrimonio di materiali e manufatti nei contesti culturali ed ambientali in cui sono stati prodotti ed utilizzati fino ai nostri giorni, ma soprattutto recuperare saperi e tecniche operative ancora presenti nelle comunit&amp;agrave; locali, quale prezioso patrimonio di competenze da salvaguardare, e che incontrano ora un crescente interesse in visitatori sempre pi&amp;ugrave; attenti alle culture dei luoghi.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.ecomuseodelladorsaleappenninicaumbra.it|http://www.ecomuseodelladorsaleappenninicaumbra.it</Sito web><Indirizzo email>info@cedrav.net</Indirizzo email><Numeri di telefono>0743 922129</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="66"><Tipologia>Ecomuseo</Tipologia><Provincia>-</Provincia><Comune>-</Comune><Cap>-</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Tagliamento, 50 - Perugia</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.11541861965288,12.436593174934387</Georeferenziazione><Nome>Ecomuseo del Tevere</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;L&amp;rsquo;Ecomuseo del Tevere copre un territorio di quasi trecento chilometri quadrati esteso tra Perugia e i comuni limitrofi di Umbertide e Torgiano, lungo il percorso del Tevere e dei suoi affluenti.&lt;br /&gt;  Si tratta di un vero e proprio progetto di sviluppo socioculturale, economico e turistico, teso a realizzare un dinamico laboratorio territoriale ove particolare rilevanza assumono le tradizioni, i vecchi mestieri, le risorse territoriali e culturali conosciute o abbandonate.&lt;br /&gt;  Sei sono le aree di studio individuate; per ognuna di queste sono state create mappe culturali che censiscono le risorse ambientali, paesaggistiche, storiche, artistiche, archeologiche, architettoniche, antropologiche ed economiche e individuati percorsi pedonali e paesaggistici di valorizzazione, recupero e salvaguardia del territorio.&lt;br /&gt;  I progetti pi&amp;ugrave; rilevanti delle diverse aree sono:&lt;br /&gt;  Area 1 (Umbertide) &lt;em&gt;Il sentiero dei vecchi mulini ad acqua&lt;/em&gt; e il progetto&lt;em&gt; i giochi al fiume&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;  Area 2 (Parlesca - Solfagnano - Rancolfo - La Bruna - Civitella Bertazzone &amp;ndash; Morleschio) la&lt;em&gt; Riscoperta del mestiere del Barcaiolo&lt;/em&gt;, con visita ai luoghi di attracco.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;  Area 3 (Ponte Pattoli - Montelabate Ramazzano - Villa Pitlgnano - Ponte Felcino&lt;em&gt;) Bosco Didattico&lt;/em&gt;, un progetto di valorizzazione ambientale dedicato alla conoscenza del mondo vegetale e &lt;em&gt;Intrecciamo i fili, &lt;/em&gt;un progetto di valorizzazione di archeologia industriale dell&amp;rsquo;Ex lanificio.&lt;br /&gt;  Area 4 (Civitella d&amp;#39;Arna - Ripa - Pianello - Colombella - Piccione - Frattic&amp;igrave;ola S. - Sant&amp;#39;Egidio) insieme ad Area 6 (San Martino in Campo - San Martino in Colle - Santa Maria Rossa - Sant&amp;#39;Andrea d&amp;#39;Agliano) &lt;em&gt;Percorso sulle orme dei banditi e briganti&lt;/em&gt; con escursioni e animazione teatrali e il percorso &lt;em&gt;Dal fiume alla collina tra ex minire e dipinti&lt;/em&gt; alla scoperta dei monumenti del territorio.&lt;br /&gt;  Area 5 (Perugia - Pretola - P. Valleceppi - Parco Santa Margherita - Ponte San Giovanni &amp;ndash; Collestrada) &lt;em&gt;La raccolta di legna sul fiume Tevere praticata dagli uncinatori&lt;/em&gt; , il percorso &lt;em&gt;Sentiero delle lavandaie&lt;/em&gt; e le attivit&amp;agrave; legate alla &amp;ldquo;&lt;em&gt;Brigata Pretolana&lt;/em&gt;&amp;rdquo;, gruppo di canto popolare di tradizione orale.&lt;br /&gt;  Area 2, insieme ad Area 5, progetti dedicati ai mestieri scomparsi e dimenticati.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.ecomuseodeltevere.it|www.ecomuseodeltevere.it</Sito web><Indirizzo email>ecomuseodeltevere@gmail.com</Indirizzo email><Numeri di telefono>334 5347998</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="67"><Tipologia>Ecomuseo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Spoleto</Comune><Cap>6049</Cap><Localita>Morgnano</Localita><Indirizzo>Santa Croce</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.7701061,12.6951184</Georeferenziazione><Nome>Ecomuseo Geologico Minerario</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;L&amp;#39;Ecomuseo Geologico Minerario di Spoleto comprende il territorio che va dai Monti Martani alla valle del Marroggia -Tessino e alla Montagna Spoletina e che, travalicando il crinale, si affaccia sulla Valnerina.&lt;br /&gt;  Il tematismo principale &amp;egrave; quello delle miniere di lignite di Morgnano che hanno caratterizzato il territorio spoletino tra Ottocento e Novecento. Altri tematismi dell&amp;#39;ecomuseo sono le risorse naturali e ambientali, le acque e il loro utilizzo, gli aspetti geopaleontologici, i materiali lapidei con i relativi siti estrattivi e gli utilizzi archeologici e storici per l&amp;#39;edificato, le opere d&amp;#39;arte e le attivit&amp;agrave; produttive.&lt;br /&gt;  Itinerari didattici vengono proposti dal Laboratorio di scienza della terra di Spoleto che gestisce il museo scientifico del comune di Spoleto creato intorno alla collezione geopaleontologica &amp;quot;Toni&amp;quot;.&lt;br /&gt;  L&amp;rsquo;Ecomuseo Geologico Minerario non racconta solo la geografia di pietra del territorio di Spoleto; &amp;egrave; anche e soprattutto la storia degli uomini che hanno vissuto e lavorato nelle viscere della terra, nel cuore di quella che era la pi&amp;ugrave; importante miniera di lignite dell&amp;rsquo;Umbria. Una storia da scoprire visitando il vecchio impianto minerario chiuso nel 1962 e che oggi, dopo lunghi lavori di restauro, &amp;egrave; aperto al pubblico. In esso si pu&amp;ograve; rivivere, grazie alla galleria fotografica ricostruita con il contributo di tutta la popolazione e alle testimonianze dei minatori, la dura vita che si svolgeva in quelle gallerie.&lt;br /&gt;  &amp;nbsp;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.amicidelleminiere.it|www.amicidelleminiere.it</Sito web><Indirizzo email>minieremorgnano@libero.it , info@lst-spoleto.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0743/225700 , 327/3405509 , 328/2740920</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="68"><Tipologia>Ecomuseo</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Porano</Comune><Cap>5010</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Marconi</Indirizzo><Numero civico>2</Numero civico><Georeferenziazione>42.682225,12.100452000000018</Georeferenziazione><Nome>Ecomuseo del Paesaggio degli Etruschi</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;L&amp;#39;Ecomuseo del Paesaggio degli Etruschi protegge e valorizza il notevole patrimonio storico, archeologico e ambientale del territorio del Comune di Porano.&lt;br /&gt;  Il territorio dell&amp;rsquo;Ecomuseo &amp;egrave; anche parte del PAAO (Parco Archeologico Ambientale dell&amp;#39;Orvietano) e si contraddistingue per la presenza di dimore storiche, come la settecentesca Villa Paolina e i suoi incantevoli giardini all&amp;rsquo;italiana, e di tombe etrusche di IV secolo a.C., che conservano le originali pitture parietali visibili sia in situ (Tomba Hescanas) sia al Museo Archeologico Nazionale di Orvieto (Tombe Golini I e II) dove sono conservate in un allestimento che riproduce fedelmente la struttura delle camere funerarie.&lt;br /&gt;  Si segnala anche il piccolo nucleo medievale fortificato di Castel Rubello.&lt;br /&gt;  Tra gli obiettivi dell&amp;#39;Ecomuseo del Paesaggio degli Etruschi vi &amp;egrave; quello di trasmettere, in primo luogo alla comunit&amp;agrave; locale, l&amp;rsquo;identit&amp;agrave; e le caratteristiche del proprio paesaggio, la cultura materiale e immateriale qui radicata nei secoli, al fine di rendere le peculiarit&amp;agrave; del territorio un valore che possa orientare con maggiore coerenza scelte di sviluppo sostenibile.&lt;br /&gt;  In cooperazione con guide turistiche, guide ambientali escursionistiche (associate AIGAE), archeologi e operatori della didattica, svolge da anni attivit&amp;agrave; di promozione e valorizzazione, che si sviluppano a partire dal CEA-Centro Visite PAAO di Villa Paolina, sede dell&amp;rsquo;Ecomuseo del Paesaggio degli Etruschi.&lt;br /&gt;  Presso il CEA-Centro Visite PAAO di Villa Paolina (ex limonaia) sono anche conservate le tele ottocentesche realizzate pochi anni dopo la scoperta della tomba etrusca di Porano (Tomba Hescanas) avvenuta nel 1883, che riproducono fedelmente le originali pitture su parete nell&amp;rsquo;intento di fissare le immagini all&amp;rsquo;epoca ancora nitide. Le tele, restaurate, sono utilizzate nei laboratori come materiale didattico.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.poranoturismo.it|www.poranoturismo.it</Sito web><Indirizzo email>ecomuseoetruschiporano@gmail.com</Indirizzo email><Numeri di telefono>347 6923043 , 334 2555684 (prenotazioni)</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="69"><Tipologia>Ecomuseo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Pietralunga</Comune><Cap>6026</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza Fiorucci</Indirizzo><Numero civico>1</Numero civico><Georeferenziazione>43.51477144575128,12.435353617227989</Georeferenziazione><Nome>Ecomuseo della Valle del Carpina</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il territorio della Valle del Carpina &amp;egrave; incluso nei due comuni compenetranti di Montone e Pietralunga, della provincia di Perugia, in Alta Umbria: si tratta di un bacino idrografico, all&amp;rsquo;interno della Alta Valle del Tevere, che si estende sui contrafforti dell&amp;rsquo;Appennino, di cui il Monte Nerone e Catria ne fanno da sfondo.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;La superfice totale &amp;egrave; pari a 190 Kmq. I fiumi Carpina e Carpinella rappresentano la caratteristica dominante dell&amp;rsquo;intero territorio, pertanto la definizione dei confini dell&amp;rsquo;area dell&amp;rsquo;Ecomuseo tiene conto della direzione di deflusso delle acque superficiali che ruscellano verso questi. Gli spartiacque, costituiti dalle cime dei monti che fiancheggiano i fiumi, rappresentano i naturali confini dell&amp;rsquo;area dell&amp;rsquo;Ecomuseo. Nel territorio sono state individuate due aree omogenee di studio, facenti riferimento ai due paesi di Montone e Pietralunga, collegati da 3 itinerari percorribili seguendo l&amp;rsquo;asse nord-sud&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;L&amp;rsquo;ecomuseo della Valle del Carpina rappresenta un progetto di rigenerazione socioculturale, economico e turistico, volto a realizzare un dinamico laboratorio territoriale. Esso &amp;egrave; caratterizzato da tre componenti fondamentali che ne costituiscono anche l&amp;rsquo;obiettivo di valorizzazione:&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;-&amp;nbsp;&amp;nbsp;Il territorio: ambito privilegiato delle relazioni uomo - natura, visto come luogo del sapere delle comunit&amp;agrave; residenti, come testimonianza dei valori ambientali, come spazio che coniuga le capacit&amp;agrave; relazionali di una comunit&amp;agrave; e le indirizza verso una riacquisizione culturale dei luoghi&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;-&amp;nbsp; Il patrimonio: inteso come tutto ci&amp;ograve; che per le comunit&amp;agrave; merita di essere considerato tale. Trattasi, dunque, non solo di oggetti della vita quotidiana ma anche di paesaggi, architettura, assunzione di consapevolezze e messa in atto delle stesse, testimonianze orali della tradizione&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;-&amp;nbsp; La popolazione: considerata non come concetto astratto o generico, ma come entit&amp;agrave; viva che prende parte attiva nei processi decisionali e gestionali finalizzati alla valorizzazione del patrimonio culturale e di uno sviluppo sostenibile e integrato del territorio.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Particolare rilevanza assume la Mappa di Comunit&amp;agrave;, ovvero l&amp;rsquo;insieme degli itinerari storico-culturali e turistici, che saranno digitalizzati, finalizzati ad essere fruiti dalle comunit&amp;agrave; nel loro processo di ricostruzione della memoria storica territoriale. Elemento totemico dell&amp;rsquo;ecomuseo l&amp;rsquo;Albero Monumentale il Quercione simbolo del paesaggio agrario delle Querce camporili e patriarca della natura, quale rarit&amp;agrave; botanica di Quercia Virgiliana o Castagnara.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Nell&amp;rsquo;ambito dell&amp;rsquo;Ecomuseo della Valle del Carpina si &amp;egrave; ritenuto importante puntare su un progetto di &amp;ldquo;educazione al patrimonio culturale e al paesaggio&amp;rdquo;. Il progetto, che valorizza i tesori nascosti nella valle in una pratica partecipata di sensibilizzazione al patrimonio culturale materiale e immateriale, &amp;egrave; espressione di una pratica partecipative della comunit&amp;agrave; locali, nella prospettiva dello sviluppo consapevole e sostenibile.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il patrimonio culturale come concetto che include anche la sua parte immateriale ed intangibile. In tale ottica gli antichi mestieri e saperi ricoprono un ruolo chiave nel progetto eco-museale.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Infine,&lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;Percorsi tematici permettono di attraversare e visitare l&amp;rsquo;intero territorio dell&amp;rsquo;Ecomuseo.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>https://www.lavalledelcarpina.it|https://www.lavalledelcarpina.it</Sito web><Indirizzo email>segreteria.comune@pietralunga.it , comunemontone@montone.org</Indirizzo email><Numeri di telefono>0759306427 , 0759460296</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="70"><Tipologia>Ecomuseo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Trevi</Comune><Cap>6039</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza Mazzini</Indirizzo><Numero civico>1</Numero civico><Georeferenziazione>44.4847,11.3653</Georeferenziazione><Nome>Ecomuseo del paesaggio olivato e dell'olio</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;L&amp;rsquo;Ecomuseo di Trevi si estende su una superficie di circa 20 km2 ed &amp;egrave; costituito dall&amp;rsquo;area &amp;ldquo;olivata&amp;rdquo; che dal fondovalle riveste il pendio fino all&amp;rsquo;altitudine di circa 800 metri s.l.m avvolgendo tutto il centro storico cittadino, che si erge sul colle da cui &amp;egrave; possibile scorgere, senza interruzione del paesaggio olivato, a nord la citt&amp;agrave; di Assisi e a sud la citt&amp;agrave; di Spoleto.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;L&amp;rsquo;ecomuseo di Trevi &amp;egrave; parte della Fascia Olivata Assisi-Spoleto, gi&amp;agrave; Paesaggio rurale e di interesse storico, iscritta nel Registro nazionale gestito dal MIPAAFT (2018) e Patrimonio Agricolo di importanza mondiale (c.d. Sito GIAHS), riconosciuto dalla FAO (2018). Qui, tutto parla di olivo e di olio! Trevi, cos&amp;igrave; come appare oggi, &amp;egrave; il cuore pulsante di una &amp;ldquo;cultura&amp;rdquo; che affonda le sue radici nei secoli. Dal centro storico &amp;egrave; possibile avviare il percorso di alcuni tratti del &amp;ldquo;Sentiero degli Ulivi&amp;rdquo; e del &amp;ldquo;Cammino di Francesco&amp;rdquo;. Entrambi, ad altitudini diverse, attraversano la Fascia Olivata Assisi-Spoleto ed immergono il viaggiatore in un paesaggio che offre la possibilit&amp;agrave; di godere di scorci naturalistici di incomparabile bellezza. CARATTERISTICHE AMBIENTALI E STRUTTURA La coltivazione della pianta di ulivo &amp;egrave; diventata nell&amp;rsquo;area dell&amp;rsquo;Ecomuseo l&amp;rsquo;elemento caratterizzante. Nel centro storico della citt&amp;agrave; si erge la cinquecentesca Villa Fabri, immersa nel giardino la cui struttura e composizione &amp;egrave; ispirata al ramo d&amp;rsquo;olivo. All&amp;rsquo;interno delle mura &amp;egrave; custodito l&amp;rsquo;uliveto storico con i muretti a secco, l&amp;rsquo;antica pratica terrazzata per la coltivazione di tale pianta. Il giardino di Villa Fabri &amp;egrave; trait d&amp;rsquo;union tra la campagna olivetata circostante e il centro medievale murato. Nel complesso di San Francesco &amp;egrave; presente il Museo della &amp;ldquo;Civilt&amp;agrave; dell&amp;rsquo;olio e dell&amp;rsquo;olivo&amp;rdquo;, unico nel suo genere sul territorio italiano. Grazie al progetto &amp;quot;Trame Naturali&amp;quot; sar&amp;agrave; realizzatoa Trevi il Parco Agricolo che ospiter&amp;agrave; la biodiversit&amp;agrave; floro-vivaistica della zona. Gli oliveti dei pendii sono tempestati dalle tipiche terrazze o &amp;ldquo;muretti a secco&amp;rdquo;, terrazze in pietra e lunette, che modellando l&amp;rsquo;inclinazione dei terreni ne hanno permesso lo sfruttamento e la coltivazione, garantendo stabilit&amp;agrave; al territorio. ATTIVIT&amp;Agrave; E PROPOSTE DIDATTICHE Nell&amp;rsquo;ambito delle manifestazioni culturali che esaltano il paesaggio e le produzioni tipiche del territorio di Trevi vengono organizzate passeggiate ed escursioni alla scoperta del paesaggio olivato. Anche all&amp;rsquo;interno del Complesso Museale di San Francesco che ospita la Raccolta d&amp;rsquo;Arte e il Museo della civilt&amp;agrave; dell&amp;rsquo;olivo vengo organizzati a cura del soggetto gestore laboratori didattici.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;L&amp;rsquo;Ecomuseo del paesaggio olivato e dell&amp;rsquo;olio di Trevi si propone quale museo del tempo, dove le conoscenze si estendono e diramano attraverso il passato vissuto dalla comunit&amp;agrave; per giungere nel presente, con un&amp;rsquo;apertura sul futuro. Il paesaggio &amp;egrave; il frutto del processo di trasformazione del territorio realizzato gradualmente nel tempo dal succedersi delle popolazioni insediate.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;L&amp;rsquo;Ecomuseo del Paesaggio Olivato di Trevi &amp;egrave; l&amp;rsquo;area compresa all&amp;#39;interno della pi&amp;ugrave; vasta Fascia Olivata Assisi-Spoleto, rispetto alla quale il Comune di Trevi &amp;egrave; stato capofila del Comitato promotore che ne ha ottenuto il riconoscimento quale Paesaggio rurale e di interesse storico (MIPPAFT) e Patrimonio Agricolo di importanza mondiale (c.d. Sito GIAHS della FAO). Il territorio dell&amp;rsquo;Ecomuseo di Trevi ne rappresenta il cuore pulsante. Esso geograficamente &amp;egrave; al centro della Fascia Olivata e il suo centro storico che si erge sul colle di Trevi permette al visitatore di osservare l&amp;rsquo;estensione ininterrotta del paesaggio olivato a nord fino ad Assisi e a sud fino a Spoleto.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.treviturismo.it|http://www.treviturismo.it/arte-cultura/ecomuseo/index.php</Sito web><Indirizzo email>info@comune.trevi.pg.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>17/09/1900</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="71"><Tipologia>Edificio</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Magione</Comune><Cap>6063</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>-</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.13902699614006,12.206475734710695</Georeferenziazione><Nome>Il castello dei Cavalieri di Malta</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il castello nacque come ospedale e venne intitolato a S. Giovanni Battista, santo protettore dei Gerosolimitani ovvero i Cavalieri di Malta.&lt;br /&gt;  Il nucleo originario del castello fu edificato nella met&amp;agrave; del XII secolo, non lontano dall&amp;rsquo;importante asse viario tra Perugia, il Trasimeno e la Toscana.&lt;br /&gt;  Anche se alcuni ritengono che la struttura sia stata in origine di propriet&amp;agrave; dei cavalieri Templari, poi passata ai Gerosolimitani, non vi sono documenti che attestino tale proposta.&lt;br /&gt;  Al contrario, tutti i documenti duecenteschi tendono a mostrare come lo stesso sia sempre appartenuto agli attuali proprietari. Questo ospedale, nel marzo 1261, fu quasi totalmente distrutto dalle milizie del comune di Perugia; della struttura originaria rimase parzialmente in piedi soltanto la chiesa, la base della torre campanaria e alcune parti dell&amp;rsquo;attuale ala occidentale.&lt;br /&gt;  Ristrutturato gi&amp;agrave; nella seconda met&amp;agrave; del Duecento, solo a partire dal &amp;lsquo;300, l&amp;rsquo;edificio cominci&amp;ograve; ad assumere i caratteri di un fortilizio grazie ad alcuni interventi di ampliamento.&lt;br /&gt;  Nella seconda met&amp;agrave; del XV secolo una nuova ristrutturazione&amp;nbsp;sanc&amp;igrave; la definitiva sistemazione da ospedale a castello, in quanto fu aggiunta la torre, i beccatelli e le merlature. Il cortile venne completato secondo lo stile rinascimentale.&lt;br /&gt;  Tra gli eventi storici pi&amp;ugrave; rilevanti che vide&amp;nbsp;il castello protagonista, ci fu la &amp;ldquo;Congiura di Magione&amp;rdquo; del 1502, anno in cui l&amp;rsquo;edificio divenne sede di complotto contro Cesare Borgia, figlio illegittimo di Papa Alessandro VI. La lapide apposta all&amp;rsquo;interno del cortile testimonia l&amp;rsquo;accaduto descrivendo la congiura.&lt;br /&gt;  A partire dal XVII secolo il Castello viene identificato come badia, mentre il nome &amp;ldquo;Magione&amp;rdquo;, titolo precedente di chiara origine Templare, pass&amp;ograve; ad indicare il nucleo urbano di Pian di Carpine.&lt;br /&gt;  Attualmente la struttura &amp;egrave; il centro operativo di una vasta azienda agricola, i cui prodotti si connotano per un&amp;rsquo;elevata qualit&amp;agrave;.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>-</Indirizzo email><Numeri di telefono>-</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="72"><Tipologia>Edificio</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Alviano</Comune><Cap>5020</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza Bartolomeo d'Alviano</Indirizzo><Numero civico>10</Numero civico><Georeferenziazione>42.5879,12.295343</Georeferenziazione><Nome>Castello di Alviano</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il castello situato su un&amp;rsquo;altura alla sinistra del Tevere, tra Orvieto ed Amelia, &amp;egrave; all&amp;rsquo;origine dello sviluppo del nucleo urbano del Comune di Alviano. La costruzione del castello segue la morfologia del luogo che ne determina una forma trapezoidale. Si sviluppa su tre piani, pi&amp;ugrave; attico, ed &amp;egrave; circondato da una cinta muraria con quattro torri d&amp;rsquo;angolo. All&amp;#39;ingresso del castello il leone della gogna e una testa di medusa, posti sulla facciata, stanno a simboleggiare il feudo degli Alviano. Il castello infatti fu voluto dal conte Offredo nel 996, capostipite dalla famiglia Alviano, famiglia che assunse sul territorio cariche sempre pi&amp;ugrave; importanti e tenne il castello fino al 1308, quando fu cacciata dai ghibellini amerini. Il maniero ritorn&amp;ograve; in possesso della famiglia grazie a Francesco d&amp;rsquo;Alviano che ne fece la propria residenza, ma venne distrutto dai Chiaravalle e la sua ricostruzione, avvenuta nel 1495, si deve al figlio Bartolomeo. La nuova struttura venne edificata come una sontuosa residenza baronale, con alcune sale decorate da Giovanni Antonio de&amp;rsquo; Sacchis detto il Pordenone. Essendo Bartolomeo un architetto militare, si premun&amp;igrave; di equipaggiare la struttura di corpi di difesa nei punti strategici, seguendo le regole dell&amp;rsquo;architettura militare ideata da Leon Battista Alberti. Nel 1500 il figlio Bernardino, esperto fonditore, trasform&amp;ograve; la fortezza in una fonderia di cannoni tra le pi&amp;ugrave; importanti dell&amp;rsquo;Umbria. Per mancanza di eredi maschi, nel 1543, gli Alviano persero il feudo e cambiarono il loro nome in Liviani. Da quel momento il castello ha perso la sua importanza militare e da allora ha avuto diversi proprietari, partendo dal marchese Raimondy di Genova per diventare, nel Seicento, di propriet&amp;agrave; di donna Olimpia Maidalchini, sposa di Panfilio Pamphilj, ed infine, per discendenza, nel 1816 fu ereditata dal principe don Andrea II Doria Pamphilj Landi. La fortezza &amp;egrave; in puro stile rinascimentale caratterizzata dal bel cortile interno con doppio loggiato su cui affacciano numerosi ambienti di pregio. Tra questi la cappella di San Francesco con una serie di affreschi del Seicento, di buona fattura, che possono essere considerati come una sorta di memoria visiva della storia di Alviano. Nella cappella &amp;egrave; raffigurato anche il miracolo di san Francesco e le rondini, avvenuto nel 1212 proprio ad Alviano &amp;quot;...si puose a predicare comandando prima alle rondini che cantavano che tenessero silenzio...&amp;quot; (Fioretti), &amp;egrave; presente anche il volto di Donna Olimpia, la committente di quegli affreschi. Ancora oggi il castello, sapientemente restaurato, &amp;egrave; il fulcro della vita cittadina: il piano nobile ospita il municipio; al piano terra si trova il Centro di Documentazione audiovisiva sull&amp;#39;Oasi di Alviano, oltre a un centro convegni moderno e attrezzato; nei sotterranei vi sono mostre permanenti di arte moderna e il museo della Civilt&amp;agrave; Contadina, che conta oltre mille oggetti. Di recente, proprio in onore del suo antico padrone, il castello &amp;egrave; diventato sede del Centro studi sui Capitani di Ventura.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto &lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.humbria2o.it/'&gt;HUmbria2O&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>-</Indirizzo email><Numeri di telefono>-</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="73"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Lugnano in Teverina</Comune><Cap>5020</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Umberto I</Indirizzo><Numero civico>36</Numero civico><Georeferenziazione>42.5751653,12.3320847</Georeferenziazione><Nome>Museo civico</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il Museo ha sede nella struttura denominata &amp;quot;Ex Fabbrica&amp;quot; di Lugnano in Teverina, piccolo borgo dell&amp;#39;Umbria sud-occidentale affacciato sulla bassa valle del Tevere. Consiste di due sezioni: Archeologica e Mostra permanente della Grande Guerra 1915-18. La sezione archeologica rappresenta l&amp;rsquo;occasione per conoscere gli aspetti di vita quotidiana e di organizzazione del lavoro riemersi nella sontuosa villa di Poggio Gramignano abitata da ricchi cittadini romani. Vi sono esposti i materiali recuperati dagli scavi della villa romana, sorta nella seconda met&amp;agrave; del I secolo a.C. presso il Tevere, a valle del borgo medievale. Accanto alle vetrine introduttive, che illustrano la geologia del sito e le caratteristiche dei materiali da costruzione impiegati nella villa, sono sistemati gli oggetti provenienti dal settore residenziale, riccamente decorato con mosaici ed affreschi policromi. Messa in luce da indagini archeologiche svolte tra il 1988 e il 1992, la villa fu abbondata nel II secolo d.C. e nel corso del V secolo alcuni dei suoi ambienti furono utilizzati a scopo cimiteriale. La sezione storica contiene una collezione di cimeli e documenti relativi alla memoria della Prima Guerra mondiale. La visita alla collezione civica pu&amp;ograve; essere arricchita con quella al palazzo Pennone e alla collegiata di Santa Maria Assunta, eretta nel XII secolo nel centro del paese.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1LAVALLEINCANTATA/a82a876a-2b87-46a1-83a6-17fc9cdfc8cc'&gt;LA VALLE INCANTATA&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;a href='http://storicizzati.beniculturali.regione.umbria.it/resources/Depliant/Antiquarium%20Comunale%20di%20Baschi%20Antiquarium%20di%20Lugnano%20in%20Teverina,%20Centro%20di%20documentazione%20di%20Parrano.pdf'&gt;&lt;strong&gt;Scarica in PDF il d&amp;eacute;pliant del Museo&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.museocivicolugnanointeverina.com|https://www.museocivicolugnanointeverina.com/</Sito web><Indirizzo email>gianluca.filiberti@comune.lugnanointeverina.tr.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>344 0450841 , 347 6595375</Numeri di telefono><Accessibilita>no</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="74"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Perugia</Comune><Cap>6121</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza IV Novembre</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.1121261,12.389302</Georeferenziazione><Nome>Museo del Capitolo della Cattedrale di San Lorenzo</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il museo del Capitolo di San Lorenzo si trova nella piazza principale di Perugia, piazza IV Novembre, di fronte alla Fontana Maggiore e adiacente all&amp;rsquo;ingresso della cattedrale. E&amp;#39; stato riaperto al pubblico dal 2000, dopo interventi di restauro che ne hanno notevolmente ampliato gli spazi espositivi. Istituito nel 1923, il museo &amp;egrave; costituito da opere provenienti dalla cattedrale e da chiese della diocesi: oreficerie, paramenti liturgici, dipinti e sculture che offrono una preziosa testimonianza della produzione artistica dall&amp;rsquo;XI al XIX secolo. Nel lapidarium, allestito nelle sale sotterranee recentemente recuperate, sono esposti numerosi pezzi archeologici. Le sale, probabilmente, sono parte di quello che un tempo era il palazzo di Martino IV. I frammenti esposti, databili tra il XIII e il XVI secolo, provengono dall&amp;rsquo;antica cattedrale e da edifici di culto limitrofi. La ricca pinacoteca &amp;egrave; seconda a Perugia, per quantit&amp;agrave; di opere, solo alla Galleria Nazionale dell&amp;rsquo;Umbria. Si segnalano: la pala di Sant&amp;rsquo;Onofrio dipinta da Luca Signorelli nel 1484 per la cattedrale, unica opera del maestro cortonese per la citt&amp;agrave;, la Testa di diacono di Arnolfo di Cambio, il frammento architettonico della bottega di Giovanni Pisano, i due trittici di Meo da Siena e Agnolo Gaddi, la Piet&amp;agrave; di Bartolomeo Caporali e lo Sposalizio della Vergine di Carlo Labruzzi, dipinto nel 1815 per sostituire, sull&amp;rsquo;altare di San Giuseppe, quello dipinto dal Perugino, requisito dalle truppe napoleoniche nel 1797. Da gennaio 2011, visite guidate portano alla scoperta di un percorso archeologico che si sviluppa per circa 1 km al di sotto della cattedrale, edificata proprio sopra un terrazzamento della citt&amp;agrave; etrusca, e permettono al visitatore di affacciarsi su diverse epoche della citt&amp;agrave; (etrusca, romana, tardoantica, medievale). Gli scavi hanno riportato alla luce il grande muro di contenimento della terrazza, costruito con una tecnica simile a quella delle mura etrusche ma assai meglio conservato. L&amp;rsquo;esistenza di edifici sacri nell&amp;rsquo;area, risalenti all&amp;rsquo;et&amp;agrave; arcaica (VI &amp;ndash; IV secolo a.C.), &amp;egrave; testimoniata dai resti delle fondazioni delle strutture e dalle decorazioni in terracotta policrome degli edifici templari (le antefisse a testa di Sileno) oggi esposte al museo Archeologico Nazionale di Perugia. Ai piedi del terrazzamento &amp;egrave; stato rimesso in luce un tratto basolato di un importante asse viario della citt&amp;agrave; etrusco-romana, che si raccorda a quello gi&amp;agrave; da tempo identificato al di sotto di piazza Cavallotti. Probabilmente gi&amp;agrave; a partire dall&amp;rsquo;epoca bizantina, il terrazzamento venne sfruttato a scopi difensivi e dal X secolo attorno alla chiesa cattedrale si form&amp;ograve; progressivamente un insieme monumentale di edifici, torri, palazzi: il &amp;ldquo;castello di San Lorenzo&amp;rdquo;, come viene designato dai documenti medievali.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1MAPP/9b81e0fa-2e70-4a52-adb5-904499da6c3c'&gt;MAPp MuseiAppPerugia&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;a href='http://storicizzati.beniculturali.regione.umbria.it/resources/Depliant/Museo%20Capitolare%20di%20San%20Lorenzo%20di%20Perugia.pdf'&gt;&lt;strong&gt;Scarica in PDF il d&amp;eacute;pliant del Museo&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/pieghevole+Museo+capitolare+di+San+Lorenzo.pdf/fc15666f-e84b-4186-9bd9-2839e7c240e4'&gt;VEDI LA SCHEDA&lt;/a&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;  &amp;nbsp;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>https://isolasanlorenzo.it/|https://isolasanlorenzo.it/</Sito web><Indirizzo email>museo@diocesi.perugia.it , isolasanlorenzo@genesiagency.it , info@secretumbria.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 5724853 , 075 8241011</Numeri di telefono><Accessibilita>in parte</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="75"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Orvieto</Comune><Cap>5018</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via della Cava</Indirizzo><Numero civico>28</Numero civico><Georeferenziazione>42.718426,12.1050558</Georeferenziazione><Nome>Pozzo della Cava</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il complesso, con ingresso in via della Cava, si snoda sotto il quartiere pi&amp;ugrave; antico di Orvieto. Articolato in nove sotterranei &amp;egrave; ricco di ritrovamenti etruschi, medioevali e rinascimentali, riportati alla luce solo recentemente, dopo quasi quattro secoli di abbandono. Il profondo pozzo, da cui l&amp;#39;intero sito prende il nome, fu fatto scavare, utilizzando un preesistente pozzetto etrusco, da papa Clemente VII che, rifugiatosi ad Orvieto nel 1527, ne ordin&amp;ograve; la realizzazione per poter attingere acqua sorgiva in caso di assedio. La sua struttura presenta due parti accorpate: una a sezione circolare l&amp;#39;altra, pi&amp;ugrave; piccola e risalente al V-VI secolo a.C., rettangolare. Accanto al pozzo &amp;egrave; possibile seguitare il percorso con la visita di una cisterna etrusca, alcuni butti, una cantina medioevale e resti di antiche tombe rupestri. Interessanti anche alcuni locali usati nel Medioevo e Rinascimento per produrre ceramica. Nel periodo natalizio, nella cavit&amp;agrave; del pozzo viene realizzato un suggestivo presepe il cui allestimento, diverso ogni anno, &amp;egrave; sempre notevole nell&amp;#39;esecuzione artistica e nell&amp;#39;ambientazione storica.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1MUSEIINRETE/297f7d0c-dd10-48eb-94fb-1ec660da84d1'&gt;Musei in Rete per il Territorio&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.pozzodellacava.it|www.pozzodellacava.it</Sito web><Indirizzo email>info@pozzodellacava.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0763 342373</Numeri di telefono><Accessibilita>no</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="76"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Castel Viscardo</Comune><Cap>5014</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Cavour SNC - presso ex lavatoio</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.7545734,12.0022319</Georeferenziazione><Nome>MUSEC Museo Etnografico e del Cotto di Castel Viscardo</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Allestito all&amp;rsquo;interno di un ex lavatoio e granaio degli anni trenta del Novecento, &amp;egrave; il punto di prima accoglienza della citt&amp;agrave;. Qui &amp;egrave; possibile documentarsi sulle sue tradizioni culturali ed economiche, basate principalmente sulla lavorazione artigianale della terracotta. Postazioni multimediali consentono di conoscere i vari procedimenti della tradizionale manifattura castellese, specializzata nella produzione di laterizi, impiegati anche nel restauro di monumenti antichi fra cui il Pantheon, il Colosseo e le mura Aureliane a Roma, piazza del Campo a Siena e parte del palazzo dei Priori di Perugia. &amp;Egrave; anche possibile prenotare visite guidate alle fornaci del territorio per conoscere il ciclo produttivo completo delle terrecotte, dalla materia prima ai manufatti in laterizio realizzati a mano, e in alcuni casi cotti a legna negli appositi forni &amp;ldquo;a pozzo&amp;rdquo;, secondo una procedura documentata sin dal XIII secolo.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;a href='http://storicizzati.beniculturali.regione.umbria.it/resources/Depliant/TERRECOTTE-italiano.pdf'&gt;&lt;strong&gt;Scarica in PDF il d&amp;eacute;pliant del Museo&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>info@musec-castelviscardo.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>30/06/1900</Numeri di telefono><Accessibilita>in parte</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="77"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Montone</Comune><Cap>6014</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via San Francesco</Indirizzo><Numero civico>5</Numero civico><Georeferenziazione>43.3641725,12.3268164</Georeferenziazione><Nome>Complesso museale di San Francesco</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;&lt;img src='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/logo_orizzontale_ita_colore+%281%29.jpg/e1fc60ce-2ec7-4319-8f50-4e1ee4fc2041?t=1658922943098' style='float:left; height:84px; margin:20px 22px; width:200px' /&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;Il Museo ha ottenuto il riconoscimento&amp;nbsp;&lt;a href='https://www.umbriacultureforfamily.it/' target='_blank'&gt;&lt;strong&gt;Umbria Culture for Family&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&amp;nbsp;per i servizi e le attivit&amp;agrave; che offre alle famiglie con ragazzi di 0-14 anni.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il complesso museale di San Francesco &amp;egrave; costituito dal Museo Civico di San Francesco. Allestito nel convento e nella chiesa di San Francesco, si trova al centro di Montone, alla fine di una strada gradinata che da piazza Fortebracci, centro del paese, arriva a via San Francesco, nel rione Borgo Vecchio. Il museo, inaugurato nel 1995, &amp;egrave; dotato di opere pittoriche di notevole pregio. Nella chiesa gotica che lo ospita, risalente al XIV secolo, sono stati ricollocati, in parte, gli arredi originali, mentre gli annessi spazi conventuali sono stati predisposti per ospitare tutta la collezione storico-artistica. Entrando in chiesa si noter&amp;agrave; subito il bel portale intarsiato opera di Bencivenni da Mercatello, 1514. Interessanti, anche se di frammentaria conservazione, gli affreschi absidali del ferrarese Antonio Alberti. Commissionato nel terzo decennio del Quattrocento dal famoso condottiero Braccio Fortebracci, conte di Montone, il ciclo &amp;egrave; la pi&amp;ugrave; importante testimonianza della cultura cortese di Braccio. Oltre agli stalli del coro, finemente intarsiati, sulla parete di sinistra &amp;egrave; conservato l&amp;rsquo;altare votivo della famiglia Fortebracci con un affresco raffigurante Sant&amp;rsquo;Antonio da Padova tra Santi del perugino Bartolomeo Caporali. Sempre di quest&amp;rsquo;artista &amp;egrave; il gonfalone della Madonna della Misericordia in mostra al museo. Tra le opere esposte di maggior pregio c&amp;rsquo;&amp;egrave;, sicuramente, il gruppo ligneo della Deposizione, proveniente dalla Pieve di San Gregorio e datato XIII secolo. Oltre ad alcuni dipinti di artisti del XVI e XVII secolo, una consistente raccolta di tessuti e oreficeria sacra completa la raccolta.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto &lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1RIM/e111d0e7-e5af-48cf-89c3-1f032bf4cf31'&gt;RIM - Rete Interattiva Museale Altotevere&lt;/a&gt;.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Scarica la Digital Edition per &lt;a href='https://apps.apple.com/it/app/montone-umbria-musei-digital/id955204121'&gt;Apple&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href='http://storicizzati.beniculturali.regione.umbria.it/resources/Depliant/Pinacoteca%20Comunale%20di%20San%20Francesco%20di%20Montone.pdf'&gt;Scarica in PDF il d&amp;eacute;pliant del Museo&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>https://www.sistemamuseo.it/ita/2/musei/29/montone-umbria-museo-civico-di-san-francesco/</Sito web><Indirizzo email>montone@sistemamuseo.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 9306535</Numeri di telefono><Accessibilita>in parte</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="78"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Calvi dell'Umbria</Comune><Cap>5032</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Daniele Radici</Indirizzo><Numero civico>2A</Numero civico><Georeferenziazione>42.40151,12.5678</Georeferenziazione><Nome>Museo del Monastero delle Orsoline</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il museo si trova all&amp;rsquo;interno del centro storico di Calvi dell&amp;rsquo;Umbria, ultimo comune a sud della regione, alle pendici del monte San Pancrazio. Aperto nel 2002, ha sede all&amp;rsquo;interno del complesso monastico delle Orsoline. La struttura, considerevole esempio di architettura italiana del XVIII secolo, nasce dall&amp;rsquo;accorpamento del seicentesco palazzo Ferrini con due chiese, unificate da una monumentale facciata progettata a partire dal 1739 da Ferdinando Fuga. Al celebre architetto si deve anche la porzione di edificio appositamente costruita ad uso del monastero. La collezione &amp;egrave; costituita da opere databili tra il XVI e il XVIII secolo provenienti dalle demaniazioni postunitarie e dallo stesso monastero. Vi si leggono influenze dell&amp;rsquo;arte romana e abruzzese, a conferma della particolare collocazione di Calvi a confine fra Umbria, alto Lazio e Abruzzo. Sono visitabili anche gli ambienti storici del monastero come le cucine, il lavatoio, la spezieria, l&amp;rsquo;area cimiteriale, la cripta, l&amp;rsquo;orto e il giardino. Nel 2012 il Museo &amp;egrave; stato riallestito per ospitare una prestigiosa collezione di opere pervenute per donazione da parte della famiglia romana Chiomenti-Vassalli. La collezione &amp;egrave; costituita da oltre 100 opere, pittoriche e scultoree, di autori quali Pieter Bruegel il Giovane, Guido Reni, Furini, Batoni, Magnasco, Voet, Petruccio Perugino.&lt;br /&gt;  I quattro capolavori della collezione sono: &lt;em&gt;La fuga di Enea da Troia&lt;/em&gt; di Pompeo Batoni, siglata e datata 1755, in cui i bagliori del fuoco modellano sapientemente le figure rappresentate; la tela di Pieter Brueghel il Giovane raffigurante &lt;em&gt;La parabola dei ciechi&lt;/em&gt; databile al primo quarto del XVII secolo, in cui viene rappresentata la parabola evangelica dell&amp;rsquo;accecamento reinterpretata in chiave contemporanea nel contesto delle lotte religiose tra cattolici e protestanti; &lt;em&gt;La Maddalena Penitente&lt;/em&gt;, dipinta da Guido Reni tra il 1634 ed il 1635, una donna dallo sguardo sensuale che colpisce per la bellezza del suo incarnato; infine, l&amp;rsquo;&lt;em&gt;Andromeda&lt;/em&gt; di Francesco Furini, realizzata a fine carriera negli anni 30 e 40 del Seicento, in cui il pittore unisce l&amp;rsquo;interesse per il disegno di derivazione classica ad una eccezionale sensibilit&amp;agrave; coloristica che predilige i toni sfumati e perlacei.&lt;br /&gt;  Parte integrante del percorso museale &amp;egrave; anche la chiesa di Sant&amp;rsquo;Antonio Abate che ospita un monumentale presepe composto da trenta sculture in terracotta policroma realizzato nel 1546 dagli abruzzesi Giovanni e Raffaele da Montereale.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1LAVALLEINCANTATA/a82a876a-2b87-46a1-83a6-17fc9cdfc8cc'&gt;LA VALLE INCANTATA&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;a href='http://storicizzati.beniculturali.regione.umbria.it/resources/Depliant/Museo%20del%20Monastero%20delle%20Orsoline%20di%20Calvi%20dell%27Umbria.pdf'&gt;&lt;strong&gt;Scarica in PDF il d&amp;eacute;pliant del Museo&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.comune.calvidellumbria.tr.it|www.comune.calvidellumbria.tr.it</Sito web><Indirizzo email>info@comunecalvidellumbria.tr.it , museoorsoline@gmail.com</Indirizzo email><Numeri di telefono>0744 710119 , 3339615741</Numeri di telefono><Accessibilita>in parte</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="79"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Spoleto</Comune><Cap>6049</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazzale Ermini</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.7453344,12.7384305</Georeferenziazione><Nome>MuST - Museo delle Scienze e del Territorio</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il MuST - Museo delle Scienze e del Territorio, &amp;egrave; un museo nato nel 2019, ma che ha una storia iniziata nella seconda met&amp;agrave; dell&amp;rsquo;Ottocento quando lo spoletino Conte Francesco Toni, un naturalista autodidatta, inizi&amp;ograve; una intensa attivit&amp;agrave; di raccolta di fossili e rocce. Acquist&amp;ograve; singoli pezzi o intere collezioni provenienti dall&amp;rsquo;Italia e da tutto il mondo. Raccolse inoltre reperti paleoetnologici e naturalistici, manuali, carte e memorie scientifiche cos&amp;igrave; da costituire un museo di scienze naturali, ricco di oltre seimila reperti, meta all&amp;rsquo;epoca di numerosi visitatori. Dopo la morte del Conte la Collezione pass&amp;ograve; di mano in mano, finch&amp;eacute; una volta donata al Comune di Spoleto, nel 1999 &amp;egrave; diventata parte centrale del Laboratorio di Scienze della Terra.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;  Alla collezione Toni si &amp;egrave; aggiunta nel 2019 la collezione naturalistica del Prof. Ragni dell&amp;rsquo;Universit&amp;agrave; di Perugia e nel 2023 &amp;egrave; stato inaugurato il nuovo allestimento che attraverso strumenti diversi (pannelli, schede, guide, sussidi audiovisivi, realt&amp;agrave; aumentata, modelli analogici, visite guidate) fornisce&amp;nbsp;gli elementi conoscitivi indispensabili per comprendere la natura delle collezioni del Museo e per svolgere appieno la funzione di didattica e divulgazione delle tematiche inerenti l&amp;rsquo;ambiente e il territorio.&lt;br /&gt;  Il MuST effettua attivit&amp;agrave; di didattica delle scienze per le scuole di ogni ordine e grado e partecipa a progetti di PCTO con le scuole superiori (catalogazione della collezione, costruzione di modelli analogici per lo studio dei fenomeni geologici).&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  Il museo aderisce al progetto &lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1CONNESSIONIMUSEALI/24da2855-ab54-498f-84f7-ab8959ab2c38'&gt;CONNESSIONI MUSEALI&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.intgeomod.com|https://www.intgeomod.com/must-3-2/?fbclid=IwAR1lRWnZJFjbQkIL9s193BTK5YDohoq2Ns9ZrCNvU4peBHaP84oKAXOkjrU</Sito web><Indirizzo email>info@Ist-spoleto.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0743 225700 , 3518177005</Numeri di telefono><Accessibilita>in parte</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="80"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Perugia</Comune><Cap>6121</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Strada dei Cappuccini</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.1342208,12.3496395</Georeferenziazione><Nome>Fuseum - Museo Brajo Fuso</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il Fuseum si trova a Perugia, in localit&amp;agrave; Monte Malbe; &amp;egrave; un parco-museo che raccoglie quasi 150 opere dell&amp;rsquo;artista e medico perugino Brajo Fuso (1899-1980). Dopo un esordi figurativo, Brajo si diresse verso la sperimentazione, concentrandosi sulle potenzialit&amp;agrave; del colore, del gesto (anticipando i risultati dell&amp;rsquo;Action painting di Pollock) e successivamente della materia, fino a divenire uno dei maggiori rappresentanti della poetica dell&amp;rsquo;&amp;rdquo;arte del rottame&amp;rdquo; e dell&amp;rsquo;oggetto trovato. Il nome Fuseum deriva dalla fusione tra il cognome Fuso e la parola &amp;ldquo;museum&amp;rdquo;, secondo la volont&amp;agrave; dell&amp;rsquo;artista e di sua moglie (Elisabetta Campielli, anche lei pittrice), i quali dal 1961 costruirono nel parco di lecci a nord della citt&amp;agrave; un complesso popolato di sculture realizzate con i pi&amp;ugrave; vari materiali, un&amp;rsquo;opera d&amp;rsquo;arte realizzata nell&amp;rsquo;arco di un ventennio e composta da pi&amp;ugrave; parti indipendenti tra di loro. Alla morte dell&amp;rsquo;artista, la propriet&amp;agrave; pass&amp;ograve;, secondo le sue volont&amp;agrave;, al Sodalizio di San Martino, antica istituzione cittadina di assistenza, beneficenza e cultura sorta nel 1574. Nella &amp;ldquo;Galleria&amp;rdquo; &amp;egrave; stata riunita dal 2008 una ricca selezione di opere di Fuso: undici ambienti gi&amp;agrave; predisposti dall&amp;rsquo;artista ospitano nuclei di oggetti suddivisi per cicli (Straticromie, Acidocromo, Cromoggetti, Legni, Metalloplastiche ecc.), il cosiddetto &amp;ldquo;Coccibus&amp;rdquo; raccoglie gran parte delle sue ceramiche e le prime opere figurative, il &amp;ldquo;Pittocromo&amp;rdquo; ricostruisce il suo atelier con gran parte dei materiali e strumenti usati per realizzare le sue bizzarre composizioni.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1MAPP/9b81e0fa-2e70-4a52-adb5-904499da6c3c'&gt;MAPp MuseiAppPerugia&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;a href='http://storicizzati.beniculturali.regione.umbria.it/MediaCenter/API/Risorse/StreamRisorsa.aspx?guid=750B2C17-7F70-4313-AA1D-B15BE1F754A3'&gt;&lt;strong&gt;Scarica in PDF il d&amp;eacute;pliant del Museo&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/pieghevole+Fuseum.pdf/18086ab0-4e9b-45a1-91db-1c78c8e9a392'&gt;VEDI LA SCHEDA&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &amp;nbsp;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.fuseum.eu|www.fuseum.eu</Sito web><Indirizzo email>info@fuseum.eu</Indirizzo email><Numeri di telefono>349 5774738</Numeri di telefono><Accessibilita>no</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="81"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Assisi</Comune><Cap>6081</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza San Rufino</Indirizzo><Numero civico>3</Numero civico><Georeferenziazione>43.0709825,12.61608620000004</Georeferenziazione><Nome>Museo diocesano e cripta di San Rufino</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il museo si trova in piazza San Rufino, nel settore nord-orientale di Assisi. La zona corrisponde alla terrazza superiore di epoca romana la cui fronte meridionale, costituita da un muro in opera quadrata di travertino, &amp;egrave; visibile all&amp;rsquo;interno della cattedrale e della cripta di San Rufino. Lungo il muro, nei pressi della torre campanaria, &amp;egrave; collocata una cisterna quadrangolare. Il museo si articola all&amp;rsquo;interno della cripta di San Rufino per poi proseguire nel chiostro medievale e nei sotterranei dell&amp;rsquo;attiguo palazzo dei Canonici. Nell&amp;rsquo;area della cattedrale sono state individuate tracce di un centro di produzione ceramica, risalente al I secolo a. C. Il museo &amp;egrave; stato riallestito nel 2006. La raccolta, istituita nel 1941 per volont&amp;agrave; del vescovo Giuseppe Placido Nicolini, comprende opere appartenenti alla cattedrale o provenienti dagli oratori delle confraternite di Assisi e dalle parrocchie soppresse, suddivise in cinque sezioni: affreschi staccati, dipinti su tavola e su tela, paramenti sacri e oggetti di uso liturgico, oreficerie, materiali lapidei di et&amp;agrave; romana e medievale. Tra le opere sono da segnalare gli affreschi del Maestro di Santa Chiara, di Pace di Bartolo e di Puccio Capanna. Provenienti dall&amp;rsquo;oratorio di San Rufinuccio, questi ultimi rappresentano episodi della Passione di Ges&amp;ugrave;. Databili al 1334, sono ispirati ai cicli pittorici della Basilica di San Francesco, specialmente agli affreschi di Pietro Lorenzetti da cui Puccio Capanna deriva l&amp;rsquo;impianto compositivo della Flagellazione. Molto interessanti anche gli stendardi processionali tra i quali quello proveniente dalla Confraternita di Santa Caterina d&amp;rsquo;Alessandria con il Martirio di Santa Caterina d&amp;rsquo;Alessandria e i Santi Giacomo e Antonio Abate, concordemente attribuito al pisano Orazio Riminaldi, datato intorno al 1625. Sono inoltre conservati nel museo un polittico di Niccol&amp;ograve; di Liberatore detto l&amp;rsquo;Alunno e dipinti di Matteo da Gualdo, di Dono Doni e di Cesare Sermei. Occupa uno spazio importante la collezione donata per lascito testamentario dal critico d&amp;rsquo;arte statunitense Frederick Mason Perkins, morto nel 1955 e molto legato alla citt&amp;agrave; di Assisi, comprendente soprattutto opere tre-quattrocentesche di scuola toscana. Tra gli artisti presenti si annoverano Jacopo della Quercia, Filippo Lippi, Francesco di Giorgio Martini e Duccio di Buoninsegna.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1MEU/1bab2211-6e68-44b1-b6e5-98cb6f1f914f'&gt;INCONTRarti&amp;nbsp;OLTRE L&amp;#39;IMMAGINE&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.assisimuseodiocesano.it|www.assisimuseodiocesano.it</Sito web><Indirizzo email>info@assisimuseodiocesano.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 812712</Numeri di telefono><Accessibilita>no</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="82"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Perugia</Comune><Cap>6121</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via dell'Aquilone</Indirizzo><Numero civico>7</Numero civico><Georeferenziazione>43.11372692350959,12.386103272438051</Georeferenziazione><Nome>Gipsoteca dell'Universit degli Studi di Perugia - CAMS</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Le collezioni della Gipsoteca dell&amp;#39;Universit&amp;agrave; degli Studi di Perugia offrono una visione antologica dei capolavori dei maestri dell&amp;#39;antichit&amp;agrave; classica e permettono di esaminare copie di oltre 80 opere tra le pi&amp;ugrave; significative della scultura greca, etrusca e romana.&lt;br /&gt;  Nata come &amp;ldquo;Gabinetto Scientifico&amp;rdquo; per l&amp;rsquo;insegnamento dell&amp;rsquo;archeologia e per lo studio delle opere d&amp;rsquo;arte antiche, deve la sua costituzione a Filippo Magi (1905-1986), professore nell&amp;rsquo;ateneo perugino dal 1960 al 1975.&lt;br /&gt;  Vi sono esposte opere di alto interesse quali il gruppo del &amp;quot;Nilo&amp;quot;, probabilmente realizzato da Antonio Canova (Possagno 1757 - Venezia 1822) per rimpiazzare l&amp;#39;originale trasferito a Parigi a seguito delle requisizioni ordinate da Napoleone Bonaparte, e il calco di un segmento della Colonna Traiana fatto eseguire sotto Napoleone III (1808-1873).&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;La gipsoteca aderisce al progetto&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1MAPP/9b81e0fa-2e70-4a52-adb5-904499da6c3c'&gt;MAPp MuseiAppPerugia&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/pieghevole+Cams.pdf/b136032f-a418-4ac2-8fc6-fa0287d63bdc'&gt;VEDI LA SCHEDA&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;  &amp;nbsp;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.cams.unipg.it</Sito web><Indirizzo email>servizi.cams@unipg.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 9711077 , 3666811012</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="83"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Montefalco</Comune><Cap>6036</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Ringhiera Umbra</Indirizzo><Numero civico>6</Numero civico><Georeferenziazione>42.88929359999999,12.650284300000067</Georeferenziazione><Nome>Complesso museale di San Francesco</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;&lt;img src='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/logo_orizzontale_ita_colore+%281%29.jpg/e1fc60ce-2ec7-4319-8f50-4e1ee4fc2041?t=1658922943098' style='float:left; height:84px; margin:20px 22px; width:200px' /&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il Museo ha ottenuto il riconoscimento &lt;a href='https://www.umbriacultureforfamily.it' target='_blank'&gt;&lt;strong&gt;Umbria Culture for Family&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&amp;nbsp;per i servizi e le attivit&amp;agrave; che offre alle famiglie con ragazzi di 0-14 anni.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo civico di San Francesco si trova a pochi passi dalla piazza centrale di Montefalco. Il borgo medievale, famoso per la pregiata produzione vitivinicola ed in splendida posizione panoramica, domina l&amp;rsquo;intera Valle Umbra da Perugia a Spoleto. Il percorso museale si articola all&amp;rsquo;interno dell&amp;rsquo;ex chiesa di San Francesco, costruita tra il 1335 e il 1338, e negli ambienti storici dell&amp;rsquo;annesso convento. L&amp;rsquo;aspetto attuale della chiesa risale essenzialmente al XV secolo quando i francescani ne promossero la completa ristrutturazione. Il museo ha sede dal 1990 nella chiesa di San Francesco e negli ambienti dell&amp;rsquo;annesso convento. Costruita tra il 1335 e il 1338, la chiesa ospit&amp;ograve; un cantiere pittorico di notevole importanza, soprattutto per la presenza di Benozzo Gozzoli, autore delle decorazioni della cappella di San Girolamo e di quelle dell&amp;rsquo;abside. Le Storie della vita di san Francesco (1452), dodici scene disposte su tre registri, sono tra i pi&amp;ugrave; importanti cicli rinascimentali conservati, secondo in ordine di importanza dopo quello giottesco di Assisi. Alla decorazione delle cappelle laterali lavorarono Jacopo Vincioli, Giovanni di Corraduccio, Ascensidonio Spacca, mentre l&amp;rsquo;affresco nella controfacciata con l&amp;rsquo;Annunciazione con Eterno in gloria tra angeli e Nativit&amp;agrave; &amp;egrave; opera del 1503 di Pietro Vannucci detto il Perugino. Dipinti, sculture, tessuti e altri oggetti provenienti da luoghi diversi della citt&amp;agrave; e del territorio hanno trovato posto nella galleria allestita in alcuni locali dell&amp;rsquo;ex convento. Oltre ad un consistente nucleo di opere del montefalchese Francesco Melanzio, la pinacoteca custodisce affreschi staccati e lavori della cerchia dell&amp;rsquo;Alunno e di Antoniazzo Romano. Nella cripta sono stati riuniti reperti archeologici e altri frammenti lapidei di varie epoche, tra cui, di particolare interesse, una statua di Ercole, di et&amp;agrave; classica e incerta provenienza. Dal 2006 sono aperti al pubblico nuovi spazi sotterranei utilizzati per esposizioni temporanee; durante i lavori di recupero sono riemerse le antiche cantine del convento francescano, oggi visitabili.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il Museo aderisce ai&amp;nbsp;progetti&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.youtube.com/watch?v=0Zkmh0PhVCs'&gt;UMBRIA BOX&lt;/a&gt;&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;e&lt;strong&gt; &lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/25569814/Montefalco/12503cb0-213c-4d46-b5dd-f3339fa77642' target='_blank'&gt;UMBRIA TIME TRAVEL BOX&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Scarica la Digital Edition per &lt;a href='https://apps.apple.com/br/app/id952363165'&gt;Apple &lt;/a&gt;- &lt;a href='https://play.google.com/store/apps/details?id=it.sesinet.ebook.museimontefalco'&gt;Android&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;a href='http://www.regione.umbria.it/documents/18/18607360/Museo+Comunale+di+San+Francesco+di+Montefalco.pdf/0dade16b-d15a-423e-a3f6-42e272bafff8'&gt;&lt;strong&gt;Scarica in PDF il d&amp;eacute;pliant del Museo&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.museodimontefalco.it|www.museomontefalco.it</Sito web><Indirizzo email>museomontefalco@gmail.com</Indirizzo email><Numeri di telefono>0742 379598</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="84"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Montecchio</Comune><Cap>5020</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Localit Copio</Indirizzo><Numero civico>1</Numero civico><Georeferenziazione>42.6625254,12.2871206</Georeferenziazione><Nome>Necropoli umbro-etrusca del Vallone San Lorenzo</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;La Necropoli umbro-etrusca del Vallone San Lorenzo si trova tra Montecchio e Baschi nel Parco Fluviale del Tevere, lungo le pendici digradanti verso il torrente San Lorenzo, piccolo affluente del fiume. &amp;Egrave; una delle pi&amp;ugrave; vaste necropoli preromane sinora scoperte in Umbria, che testimonia l&amp;rsquo;esistenza di un fiorente centro, ancora non individuato, nelle immediate vicinanze del Tevere. La visita alla necropoli, e a questa parte del Parco, &amp;egrave; resa agevole dalla presenza di percorso guidato e attrezzato anche con aree di sosta. Le indagini hanno messo in luce numerose tombe scavate nella roccia, solitamente composte da una sola camera quadrangolare preceduta da un breve corridoio d&amp;rsquo;accesso (dromos). L&amp;rsquo;interno era munito di banchine per la deposizione dei corredi e del defunto, secondo un rituale piuttosto fisso, che consisteva nell&amp;rsquo;ammucchiare ossa e oggetti negli angoli per far posto a nuove sepolture. Nella fase pi&amp;ugrave; antica (VII secolo a.C.) gli oggetti di corredo rivelano una popolazione sensibilmente influenzata dal sito egemone dell&amp;rsquo;etrusca Orvieto. In quella pi&amp;ugrave; recente (IV secolo a.C.) &amp;egrave; documentato un progressivo impoverimento che porter&amp;agrave; al definitivo abbandono della necropoli. Diversi materiali sono esposti all&amp;rsquo;Antiquarium comunale nella vicina frazione di Tenaglie. La necropoli, scoperta nell&amp;rsquo;Ottocento e indagata con metodicit&amp;agrave; nel corso degli anni 70 del Novecento, fu utilizzata dal VII al IV secolo a.C.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>montecchiostorianatura@gmail.com</Indirizzo email><Numeri di telefono>3490642786 , 334 3855055</Numeri di telefono><Accessibilita>in parte</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="85"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Gubbio</Comune><Cap>6024</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via del Teatro Romano</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.3532193,12.5740838</Georeferenziazione><Nome>Antiquarium del Teatro romano</Nome><Descrizione>LAntiquarium  allestito allinterno di un casale che ingloba i resti di una casa romana (domus) con pregevoli decorazioni a mosaico, utilizzata a partire dallet augustea. Dei quattro ambienti conservati, il maggiore presenta un mosaico a decorazione geometrica che inquadra la raffigurazione dellepisodio di Ulisse e Scilla, realizzato con piccolissime tessere policrome (opus vermiculatum) e ispirato a modelli pittorici di et ellenistica. Il resto dellesposizione  centrato sulla storia e sullo sviluppo della citt e del territorio, documentati con pannelli esplicativi e materiali provenienti dagli scavi della citt e delle necropoli. Da quella di San Biagio, in uso tra il VII e il II secolo a.C., provengono i tre crateri a vernice nera che ricordano eleganti forme in metallo prezioso.</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>sba-umb@beniculturali.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 9220992</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="86"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Citt di Castello</Comune><Cap>6012</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Pierucci</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.4514762,12.2471332</Georeferenziazione><Nome>Collezione Burri - Ex seccatoi del tabacco</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Gli Ex seccatoi del Tabacco, sede della Collezione Burri insieme a palazzo Albizzini, si trovano nella periferia meridionale di Citt&amp;agrave; di Castello. La collezione &amp;egrave; stata aperta al pubblico nel luglio del 1990, a seguito dell&amp;#39;acquisizione e ristrutturazione dei capannoni industriali utilizzati fino agli anni &amp;#39;60 per l&amp;#39;essiccazione del tabacco tropicale. Importante museo di arte contemporanea, di circa 7.500 mq, &amp;egrave; interamente dedicato alle opere di Alberto Burri (1915-1995). L&amp;rsquo;artista, di fama internazionale nato a Citt&amp;agrave; di Castello, ha curato direttamente l&amp;rsquo;allestimento interno attraverso un sapiente riuso degli spazi industriali. Lui stesso ha deciso di collocare nei padiglioni i cicli di grandi dimensioni realizzati dal 1970 al 1993.&lt;br /&gt;  Gli spazi esterni sono caratterizzati da alcune monumentali sculture: Grande Ferro Sestante, Grande Ferro K e Ferro U.&lt;br /&gt;  Dal 2017 il museo si &amp;egrave; arricchito di una nuova sezione museale permanente: l&amp;#39;Opera Grafica completa di Alberto Burri, collocata negli spazi sottostanti&amp;nbsp; al piano rialzato degli ex Seccatoi. La&amp;nbsp;sezione accoglie e propone l&amp;#39;intero repertorio grafico e di multipli dell&amp;#39;artista, consistente in oltre duecento opere. Si tratta di un importante aspetto della produzione del Maestro, che a volte precorre, a volte segue e in altri casi &amp;egrave; coeva con le sue opere maggiori e pone in evidenza anche la sua straordinaria manualit&amp;agrave; e attitudine alla sperimentazione costante. Dopo l&amp;rsquo;incontro diretto con i lavori del Maestro, la sezione&amp;nbsp;multimediale documentaria &amp;quot;Burri Documenta&amp;quot; fornisce idonei ed efficaci strumenti visivi e multimediali per la conoscenza, la comprensione e l&amp;rsquo;approfondimento della sua opera. In questa sezione&amp;nbsp;la vita di Alberto Burri (1915 - 1995) &amp;egrave; interamente ripercorsa attraverso materiali originali, inviti, cataloghi, lettere, monografie, testi critici, fotografie, video e film in tre sezioni: A Area Proiezioni, B Area Interattiva, C Sale Cinema.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;a href='http://storicizzati.beniculturali.regione.umbria.it/resources/Depliant/Collezioni%20Burri%20di%20Citt%C3%A0%20di%20Castello.pdf'&gt;&lt;strong&gt;Scarica in PDF il d&amp;eacute;pliant del Museo&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.fondazioneburri.org|www.fondazioneburri.org</Sito web><Indirizzo email>museo@fondazioneburri.org</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 8554649</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="87"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Spoleto</Comune><Cap>6049</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Corso Mazzini, vicolo III</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.73408958535427,12.735815048217773</Georeferenziazione><Nome>Museo del tessuto e del costume</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il museo si trova nel centro storico di Spoleto, in palazzo Rosari Spada. Il palazzo, edificato nei secoli XVII e XVIII, appartenne all&amp;rsquo;antica famiglia spoletina che annovera tra i suoi componenti pi&amp;ugrave; illustri Virgilio Rosari, cardinale nel 1557, acerrimo nemico di san Filippo Neri. Nel 1664 il palazzo diviene propriet&amp;agrave; dei marchesi Spada di Roma e nei primi anni del XIX secolo passa alla famiglia Marignoli. Del maestoso interno rimangono i ricchi soffitti a cassettoni inquadrati in fregi murali che ornano le ampie sale del primo e del secondo piano. Nel cortile si possono vedere i resti di un muro romano di terrazzamento. Il museo &amp;egrave; interessante per la ricca collezione di tessuti ospitata in uno dei palazzi storici pi&amp;ugrave; importanti di Spoleto, ex sede della pinacoteca comunale. Principalmente composta da tessuti, vestiti, ricami e merletti, databili dal XIV al XX secolo, la raccolta si &amp;egrave; costituita in seguito a donazioni di privati e acquisti mirati. Vi fanno anche parte abiti teatrali, libri, copioni e appunti di lavoro dei costumisti Marcel Escoffier e Enrico Sabbatini.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto &lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1CONNESSIONIMUSEALI/24da2855-ab54-498f-84f7-ab8959ab2c38'&gt;CONNESSIONI MUSEALI&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href='http://www.regione.umbria.it/documents/18/18607360/Spoleto-Museo+del+tessuto.pdf/95c60fe9-ae29-4e64-9a87-d9e84d34c341'&gt;Scarica il d&amp;eacute;pliant del museo&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.comune.spoleto.pg.it|www.comune.spoleto.pg.it/turismoecultura/la-citta/musei/museo-del-tessuto-e-del-costume/</Sito web><Indirizzo email>spoleto@sistemamuseo.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0743 45940</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="88"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Citt di Castello</Comune><Cap>6012</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via della Cannoniera</Indirizzo><Numero civico>22/A</Numero civico><Georeferenziazione>43.4544721,12.2384462</Georeferenziazione><Nome>Pinacoteca comunale</Nome><Descrizione>&lt;pre&gt;  &lt;img src='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/logo_orizzontale_ita_colore+%281%29.jpg/e1fc60ce-2ec7-4319-8f50-4e1ee4fc2041?t=1658922943098' style='float:left; height:84px; margin:20px 22px; width:200px' /&gt;  &lt;/pre&gt;    &lt;p&gt;Il Museo ha ottenuto il riconoscimento &lt;a href='https://www.umbriacultureforfamily.it' target='_blank'&gt;&lt;strong&gt;Umbria Culture for Family&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; per i servizi e le attivit&amp;agrave; che offre alle famiglie con ragazzi di 0-14 anni.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Palazzo Vitelli, che ospita al suo interno la Pinacoteca comunale, riaperta al pubblico nel 1995, si trova al centro di Citt&amp;agrave; di Castello, prossimo alle mura urbiche, in via della Cannoniera. La sobria architettura rinascimentale dell&amp;rsquo;edificio &amp;egrave; arricchita sulla facciata verso il giardino da eleganti monocromi di Cristoforo Gherardi, su probabile disegno di Giorgio Vasari, e da un portico con soprastante loggia, al cui interno ha trovato sistemazione la raccolta di sculture, tra cui un nucleo di terrecotte di Andrea Della Robbia. Allo stesso Gherardi spetta parte dell&amp;rsquo;apparato decorativo delle sale interne, alla cui realizzazione partecip&amp;ograve; anche Cola dell&amp;rsquo;Amatrice. Suddivisa in ventisei sale, cui si aggiungono ulteriori spazi espositivi dedicati a mostre temporanee, la pinacoteca comprende opere dal XIV al XX secolo, gran parte delle quali acquisite alla pubblica propriet&amp;agrave; in seguito alle demaniazioni postunitarie. Testimoniano la vitalit&amp;agrave; artistica dell&amp;rsquo;area, al centro di importanti vie di comunicazione e di scambi culturali tra aree diverse, pregevoli opere di artisti in gran parte forestieri: Raffaello, Luca Signorelli, Domenico Ghirlandaio, Andrea Della Robbia, Lorenzo Ghiberti, Antonio Vivarini, Raffaellino del Colle, Pomarancio e Santi di Tito. In ambienti inaugurati nel 2006 trovano sede tre importanti donazioni: la gipsoteca dello scultore tifernate Elmo Palazzi (1871-1915), una collezione di bronzi realizzati da Bruno Bartoccini (1910- 2001), e la collezione Ruggieri, che raccoglie una ventina di quadri di artisti italiani del Novecento. Nelle sale al piano seminterrato &amp;egrave; gratuitamente visitabile un&amp;rsquo;ampia collezione malacologica. Il mobilio esposto nelle diverse sale della pinacoteca non apparteneva all&amp;rsquo;arredamento originale del palazzo, ma fa parte della donazione che Elia Volpi, responsabile dell&amp;#39;ultimo restauro dell&amp;rsquo;edificio e proprietario, fece al Comune di Citt&amp;agrave; di Castello nel 1912. Tavoli cinquecenteschi di fattura tipicamente umbra o di provenienza conventuale, serie di sedie e seggioloni sei-settecenteschi ne sono un esempio. I pezzi di maggior pregio ed interesse sono gli arredi provenienti da chiese e monasteri castellani. Interessante il gruppo di stalli gotici, intagliato e decorato a tarsie, attribuito alla bottega del pi&amp;ugrave; noto legnaiolo fiorentino del primo Quattrocento, Manno di Benincasa Mannucci. Il coro, l&amp;rsquo;armadio da sagrestia, firmato e datato 1501 e il grande sarcofago intagliato e dorato, che custodiva il corpo della Beata Margherita, sono fra i documenti dell&amp;rsquo;altissima qualit&amp;agrave; delle manifatture umbre alla fine del Cinquecento.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1RIM/e111d0e7-e5af-48cf-89c3-1f032bf4cf31'&gt;RIM - Rete Interattiva Museale Altotevere&lt;/a&gt;.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/18607360/Pinacoteca+Comunale+di+Citt%c3%a0%20di+Castello.pdf/bb0999d5-849f-415b-b4f3-f0e883b5d5a0'&gt;&lt;strong&gt;Scarica in PDF il d&amp;eacute;pliant del Museo&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>pinacoteca@cittadicastello.gov.it , cultura@ilpoliedro.org</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 8529249 , 075 8520656 , 075 8554202</Numeri di telefono><Accessibilita>in parte</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="89"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Orvieto</Comune><Cap>5018</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza Duomo</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.7168247,12.1128075</Georeferenziazione><Nome>Museo Emilio Greco</Nome><Descrizione>Situato sulla Piazza del Duomo di Orvieto, sulla destra della Cattedrale e nella sua immediata prossimit, Palazzo Soliano  la pi vasta e imponente delle residenze pontificie orvietane. Fu costruita su sollecitazione di papa Bonifacio VIII Caetani (1294-1303). Gi sede storica del Museo dell'Opera del Duomo, dal settembre 2008  tornato al centro del percorso espositivo del MODO, di cui rappresenta il punto di avvio, per ospitare nel piano terra la collezione Emilio Greco (1913-1995), donata dall'artista alla citt di Orvieto, alla quale era legato artisticamente e umanamente. Dal 1970, infatti, i maestosi portali medievali della cattedrale accolgono le grandi ante bronzee realizzate da Greco tra il 1962 e il 1964. Con questa straordinaria testimonianza di rinnovamento dell'arte sacra del secondo Novecento, prende l'avvio il percorso verso le pi famose icone della raccolta dell'Opera del Duomo nei Palazzi Papali. Le opere esposte nei suggestivi ambienti di Palazzo Soliano vanno dal 1947 al 1990 e segnano le tappe pi significative della carriera dell'artista siciliano: dal Lottatore, esposto a Londra in occasione delle Olimpiadi del 1948, al famoso calco in gesso del Monumento a papa Giovanni XXIII realizzato tra 1965 e il 1967.</Descrizione><Sito web>www.opsm.it|www.opsm.it</Sito web><Indirizzo email>opsm@opsm.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0763 342477</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="90"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>San Venanzo</Comune><Cap>5010</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Parco dei Sette Frati - Monte Peglia</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.8703564,12.270073</Georeferenziazione><Nome>Centro di documentazione flora e fauna del Monte Peglia</Nome><Descrizione>Collocato allinterno del Sistema Territoriale di Interesse Naturalistico e Ambientale (STINA) Monte Peglia e Selva di Meana, il centro illustra i principali ecosistemi del territorio e il mondo delle scienze naturali grazie a pannelli didattici, agli strumenti multimediali e alle raccolte naturalistiche. Lo spazio espositivo  suddiviso in tre ambienti che documentano gli ecosistemi 'bosco', 'acqua dolce' e 'rurale'. La visita si conclude con una facile escursione denominata 'Sentiero Natura'.</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>info@parcovulcanologico.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0763 831075</Numeri di telefono><Accessibilita>no</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="91"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Otricoli</Comune><Cap>5030</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Vittorio Emanuele III</Indirizzo><Numero civico>13/15</Numero civico><Georeferenziazione>42.423347,12.478443</Georeferenziazione><Nome>Antiquarium comunale</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;L&amp;#39;Antiquarium ha sede nel settecentesco palazzo Priorale di Otricoli, borgo di origine preromana situato su un&amp;#39;altura dominante la valle del Tevere, nell&amp;rsquo;Umbria meridionale. Il percorso espositivo illustra le dinamiche insediative di Otricoli, da centro preromano d&amp;rsquo;altura, a citt&amp;agrave; romana ricostruita a valle presso il Tevere, fino a quella attuale sorta sul luogo della prima. Particolare attenzione &amp;egrave; data alla raccolta archeologica che serve ad introdurre la visita al Parco archeologico della citt&amp;agrave; romana, che tra il I secolo a.C. e il I d.C. fu uno dei centri pi&amp;ugrave; ricchi e vitali grazie ai commerci che si svolgevano lungo la Flaminia e il Tevere. Nell&amp;rsquo;Antiquarium comunale, inaugurato nel 2000, l&amp;rsquo;esposizione relativa alla pi&amp;ugrave; cospicua sezione romana si avvale di calchi e riproduzioni fotografiche dei reperti originali, trasferiti via fiume nei Musei Vaticani, dove sono tuttora conservati, subito dopo il loro rinvenimento negli scavi pontifici settecenteschi. La ricchezza e vitalit&amp;agrave; di Otricoli sono in primo luogo testimoniate dalla testa marmorea (alta ben 58 cm) di una statua colossale, raffigurante con ogni probabilit&amp;agrave; il Giove del locale Capitolium, il tempio dedicato alla triade divina composta da Giove, Giunone e Minerva, ed era una copia della statua di Giove collocata all&amp;rsquo;interno del tempio capitolino a Roma. Inoltre dal mosaico policromo delle terme, risalente al II secolo d.C., che ne decorava la sala principale di forma ottagonale. Il percorso didattico chiude con una sezione dedicata al centro medievale e attuale di Otricoli il cui sviluppo architettonico ha visto l&amp;rsquo;impiego e il riutilizzo di numerosi materiali antichi.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1LAVALLEINCANTATA/a82a876a-2b87-46a1-83a6-17fc9cdfc8cc'&gt;LA VALLE INCANTATA&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href='http://storicizzati.beniculturali.regione.umbria.it/resources/Depliant/Antiquarium%20comunale%20di%20Otricoli.pdf'&gt;Scarica in PDF il d&amp;eacute;pliant del Museo&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.comune.otricoli.tr.it|www.comune.otricoli.tr.it</Sito web><Indirizzo email>info@comune.otricoli.tr.it , cmsu.cooperativasociale@gmail.com</Indirizzo email><Numeri di telefono>0744 719628 , 329 9482481</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="92"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Piegaro</Comune><Cap>6066</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>via Garibaldi, 20</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.9627001,12.084799800000042</Georeferenziazione><Nome>Museo del vetro</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il Museo del vetro di Piegaro &amp;egrave; allestito all&amp;rsquo;interno dell&amp;rsquo;antica fabbrica del vetro risalente ai primi dell&amp;rsquo;Ottocento, posta nel centro storico del paese e ristrutturata mantenendo inalterata l&amp;rsquo;architettura e la disposizione dei locali. Costituisce uno dei pochi esempi conservati in Italia di strutture pre-industriali per la lavorazione del vetro. In esposizione i manufatti vetrari qui prodotti nel corso dei secoli: da bicchieri, bottiglie e caraffe finemente lavorati a mano (alcuni dei quali con decorazioni in oro zecchino) a damigiane e fiaschi impagliati che hanno caratterizzato nel tempo la produzione della fabbrica. Il percorso di visita segue quello dell&amp;rsquo;antico ciclo produttivo, dall&amp;rsquo;arrivo delle materie prime al prodotto finito, passando per le fasi della fusione del vetro e della lavorazione, manuale (per soffiatura) e successivamente semiautomatica. Le due sale del piano principale, che conservano le pareti annerite dal fumo, si sviluppano intorno ai resti del forno fusorio. Il piano seminterrato, in antico principalmente destinato a magazzino per materie prime e prodotti finiti, conserva la rete di cunicoli per la circolazione del calore al di sotto del forno. Al centro dell&amp;rsquo;ambiente, un&amp;rsquo;imponente colata di vetro verde, qui convogliato in occasione dello spegnimento definitivo della fornace, avvenuto nel 1968. Grazie al ricco apparato illustrativo multimediale, vengono approfonditi gli aspetti tecnici della produzione del vetro, dall&amp;rsquo;antichit&amp;agrave; all&amp;rsquo;epoca contemporanea, e la storia di Piegaro e del suo territorio, da sempre strettamente legata a quella delle vetrerie. Alcuni interessanti documenti del XIII-XIV secolo testimoniano che nella vetreria di Piegaro venivano realizzate lastre di vetro e tessere musive utilizzate per le vetrate ed i mosaici del Duomo di Orvieto.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto &lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1_presentazione+aggiornata+GTT/6bd6416c-db5c-451b-b3a5-40b75cad49e8'&gt;Gran Tour Trasimeno 2.0&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;a href='http://www.regione.umbria.it/documents/18/18607360/Piegaro-Museo+del+vetro.pdf/2da82756-038e-4d44-bdd6-fcad0cb5eb35'&gt;&lt;strong&gt;Scarica il d&amp;eacute;pliant del museo&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.museodelvetropiegaro.it|www.museodelvetropiegaro.it</Sito web><Indirizzo email>museodelvetro@comune.piegaro.pg.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 8358525 , 366 9576262</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="93"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Spoleto</Comune><Cap>6049</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Gregorio Elladio</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.7373126047712,12.737252712249758</Georeferenziazione><Nome>Complesso museale di San Nicol</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;L&amp;rsquo;ex chiesa gotica di San Nicol&amp;ograve; fu eretta nel 1304 assieme al monastero agostiniano, uno dei maggiori centri della cultura della citt&amp;agrave; di Spoleto fino al XVII secolo. Nel 1767 fu abbandonato dai monaci a causa del terremoto e nel corso degli anni utilizzato per usi differenti. Attualmente, grazie al recente restauro, &amp;egrave; stato adibito ad uso congressuale ed espositivo. &lt;br /&gt;  La chiesa si presenta con facciata a due spioventi, oggi priva del rosone, e un bel portale ad arco acuto e pilastrini sormontati da una lunetta affrescata con una &lt;em&gt;Madonna tra i Santi Agostino e Nicol&amp;ograve;&lt;/em&gt; (1402). L'interno &amp;egrave; ad una sola navata con resti di affreschi del XVI secolo, degni di nota gli affreschi della cappella raffiguranti &lt;em&gt;La lapidazione di Santo Stefano&lt;/em&gt; di &amp;Eacute;tienne Parrocel.&lt;br /&gt;  L&amp;rsquo;ex convento si distribuisce attorno a due chiostri di epoche diverse.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>annarita.cosso@comune.spoleto.pg.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0743 46434</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="94"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Perugia</Comune><Cap>-</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza San Francesco al Prato</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.1138168,12.3837856</Georeferenziazione><Nome>Museo dell'Accademia di Belle Arti</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;L&amp;#39;Accademia di Belle Arti Pietro Vannucci di Perugia nasce, seconda dopo Firenze, come Accademia del Disegno fondata nel 1573 dal pittore Orazio Alfani e dall&amp;#39;architetto e matematico Raffaele Sozi. Dal 1901 ha sede nell&amp;#39;antico Convento di San Francesco al Prato, luogo prestigioso accanto all&amp;#39;Oratorio di San Bernardino di Agostino di Duccio, che dal 1974 &amp;egrave; anche la sede espositiva delle prestigiose raccolte d&amp;#39;arte, ordinate in tre sezioni: Gipsoteca (o galleria dei gessi); Galleria dei Dipinti; Gabinetto dei Disegni e delle Stampe. Il primo nucleo delle collezioni si forma con i monumentali Gessi michelangioleschi (Aurora, Giorno, Crepuscolo, Notte), calchi dalla cappella Medicea di Firenze nel complesso della Basilica di San Lorenzo, eseguiti e donati nel Cinquecento dal perugino Vincenzo Danti. In epoca napoleonica entrano nel patrimonio accademico le opere delle soppresse compagnie religiose, primo nucleo di quella raccolta d&amp;#39;arte che diventer&amp;agrave; la Galleria Nazionale dell&amp;#39;Umbria. Dopo l&amp;#39;Unit&amp;agrave; d&amp;#39;Italia, l&amp;rsquo;Accademia &amp;egrave; guida e motore artistico della creativit&amp;agrave; dell&amp;rsquo;Umbria e incrementa le sue collezioni con donazioni di enti e di privati e specialmente degli artisti e degli accademici. Dopo una chiusura dovuta al terremoto del 1997, il Museo dell&amp;rsquo;Accademia &amp;egrave; stato riallestito nella stessa sede secondo criteri moderni e razionali: espone oltre duecento opere della sua collezione con la stessa articolazione in Gessi, Dipinti, Disegni e Stampe e prevede spazi per mostre temporanee. Fra i gessi, eccezionali per fattura e variet&amp;agrave;, si distinguono il gigantesco Ercole Farnese, Le Tre Grazie di Antonio Canova, copia originale donata dall&amp;#39;artista, Il Laocoonte, Il Pastorello di Bertel Thorvaldsen, Il pugilatore Dam&amp;ograve;sseno di Canova, Amore e Psiche. Fra i dipinti spiccano Autoritratto con pappagallo di Mariano Guardabassi, e quadri di Annibale Brugnoli, Domenico Bruschi, Armando Spadini, Mario Mafai, Alberto Burri, Gerardo Dottori.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.abaperugia.org/|http://www.abaperugia.org/</Sito web><Indirizzo email>info@abaperugia.org</Indirizzo email><Numeri di telefono>Sistema Museo 199 151 123</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="95"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Citt di Castello</Comune><Cap>6012</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Vocabolo San Lorenzo, localit Lerchi</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.47406094346194,12.190006971359255</Georeferenziazione><Nome>Fondazione Archeologia Arborea</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;La Fondazione Archeologia Arborea &amp;egrave; stata costituita nel corso degli anni, nella piccola azienda agricola privata a San Lorenzo di Lerchi, Citt&amp;agrave; di Castello, ed &amp;egrave; nata con lo scopo della salvaguardia di alcune variet&amp;agrave; di piante ed ecotipi della zona.&lt;br /&gt;  La ricerca sulle vecchie variet&amp;agrave; locali di piante da frutto &amp;egrave; cominciata circa 40 anni fa da Livio e Isabella Dalla Ragione, inizialmente nei territori dell&amp;rsquo;Alta Valle del Tevere, cercando di salvare dalla scomparsa definitiva queste piante. L&amp;rsquo;attivit&amp;agrave; viene chiamata Archeologia Arborea perch&amp;eacute;, come gli archeologi da un frammento ricostruiscono una civilt&amp;agrave;, cos&amp;igrave; da una mela o pera si &amp;egrave; cercato di ricostruire la vita delle comunit&amp;agrave; rurali. I luoghi privilegiati della ricerca sono stati prima quelli ancora abitati dagli anziani agricoltori o sempre pi&amp;ugrave; spesso poderi abbandonati, gli orti dei monasteri benedettini e francescani e gli antichi luoghi di coltivazione distrutti dallo sviluppo industriale. I grandi alberi da frutto erano come testimoni ormai muti della antica cultura rurale, che poco potevano dire sulla loro stessa storia. Attraverso la ricerca sulle fonti, tra cui antichi documenti e antichi testi di agricoltura, cattedre ambulanti di agricoltura, antiche strade commerciali e di pellegrini, antiche riproduzioni e dipinti del Rinascimento, ma soprattutto le testimonianze di anziani agricoltori, &amp;egrave; stata ricostruita la storia di queste specie.&lt;br /&gt;  Sono state ritrovate e salvate decine di variet&amp;agrave; di pere, mele, fichi, susine e molte altre specie, e riprodotte pazientemente tramite innesto. Il grande frutteto &amp;egrave; costituito ora da 600 piante tra diverse specie in 150 variet&amp;agrave; differenti. Esso rappresenta un serbatoio di geni e di cultura, per condividere questo importante patrimonio storico e agricolo con le nuove generazioni. Le piante sono coltivate con i sistemi tradizionali del luogo e inserite in un paesaggio agricolo di grande bellezza e suggestione.&lt;br /&gt;  Dal 2014 &amp;egrave; stata creata la &amp;quot;Fondazione Archeologia Arborea onlus&amp;quot; riconosciuta legalmente come Fondazione regionale, che si occupa di conservare questo straordinario patrimonio e sviluppare attivit&amp;agrave; di conservazione della biodiversit&amp;agrave;.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.archeologiaarborea.org</Sito web><Indirizzo email>info@archeologiaarborea.org</Indirizzo email><Numeri di telefono>335 6128439</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="96"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Perugia</Comune><Cap>6121</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza Danti</Indirizzo><Numero civico>18</Numero civico><Georeferenziazione>43.1127221,12.389112</Georeferenziazione><Nome>Pozzo etrusco</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;&amp;Egrave; inglobato nei sotterranei del seicentesco palazzo Bourbon-Sorbello situato all&amp;rsquo;estremit&amp;agrave; orientale di piazza Danti, ai piedi della parte pi&amp;ugrave; elevata del centro di Perugia, chiamata Monte di Porta Sole, corrispondente in antico all&amp;rsquo;acropoli della citt&amp;agrave;. Rappresenta la pi&amp;ugrave; monumentale tra le infrastrutture idriche della citt&amp;agrave;. Costruito in epoca etrusca con la duplice funzione di pozzo e cisterna, era posto lungo il principale asse viario est &amp;ndash; ovest, che collegava l&amp;rsquo;arco dei Gigli a porta San Luca. La sua visita trova essenziale complemento in quella della cinta muraria, che offre un&amp;rsquo;ulteriore testimonianza dello sviluppo urbanistico raggiunto da Perugia in epoca etrusca. Realizzato con lo stesso travertino della cinta muraria, &amp;egrave; scavato nel cosiddetto &amp;ldquo;tassello mandorlato&amp;rdquo;, conglomerato tipico della citt&amp;agrave;. E&amp;rsquo; costituito da una canna cilindrica profonda oltre 30 metri, dal diametro massimo di 5,60 metri, che si riduce ad imbuto nel settore inferiore. Presenta una copertura formata da due capriate, ciascuna costituita da quattro grandi blocchi di travertino, due orizzontali e due obliqui, sorretti da una chiave di volta centrale. Tale sistema, che trova strette affinit&amp;agrave; tecniche con la cisterna di via Caporali situata al capo opposto della citt&amp;agrave;, serviva a sostenere una pavimentazioni a lastroni di travertino in cui doveva essere ricavata la bocca di attingimento dell&amp;rsquo;acqua. L&amp;rsquo;opera, la cui centralit&amp;agrave; e monumentalit&amp;agrave; non lasciano dubbi sulla sua destinazione pubblica, &amp;egrave; datata al III secolo a.C., sulla base delle somiglianze tecniche riscontrate con la cinta muraria. La capacit&amp;agrave; massima calcolata ammonta a 424.000 litri, risultando la pi&amp;ugrave; grande tra i vari pozzi e cisterne della citt&amp;agrave;, anch&amp;rsquo;essi in uso fino alla costruzione del primo acquedotto pubblico del XIII secolo.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1MAPP/9b81e0fa-2e70-4a52-adb5-904499da6c3c'&gt;MAPp MuseiAppPerugia&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/pieghevole+Pozzo+Etusco.pdf/1a96be0c-db57-46e7-b672-9e1b4e16d6b1'&gt;VEDI LA SCHEDA&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;  &amp;nbsp;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.pozzoetrusco.it|www.pozzoetrusco.it</Sito web><Indirizzo email>pozzoetrusco@fondazioneranieri.org , promoter@fondazioneranieri.org</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 5733669</Numeri di telefono><Accessibilita>no</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="97"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Perugia</Comune><Cap>6121</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Corso Vannucci</Indirizzo><Numero civico>25</Numero civico><Georeferenziazione>43.111354,12.38841</Georeferenziazione><Nome>Nobile Collegio del Cambio</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Costruito tra 1452 e 1457 entro l&amp;rsquo;ala nuova di palazzo dei Priori, fu la sede della corporazione dei cambiatori di moneta. Dalla sala dei Legisti, con tribunale sulla parete di fondo e stalli lignei laterali intagliati e intarsiati da Gian Pietro Zuccari, si accede alla sala delle Udienze, destinata alle riunioni e al ricevimento del pubblico. La met&amp;agrave; della parete destra &amp;egrave; occupata dal tribunale e dai banconi realizzati da Domenico Tasso, mentre le pareti ospitano un ciclo di affreschi realizzato di Pietro Vannucci detto il Perugino tra il 1498 e il 1500. Ispirato ad un programma iconografico dell&amp;rsquo;umanista perugino Francesco Maturanzio, raffigura Figure mitologiche (volta), Personaggi illustri della storia greca e romana, Arti liberali, Sibille e profeti (pareti destra e sinistra) e la Trasfigurazione di Cristo e il Presepe (parete di fondo). Da qui si accede alla cappella di San Giovanni Battista, con affreschi di Giannicola di Paolo.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1MAPP/9b81e0fa-2e70-4a52-adb5-904499da6c3c'&gt;MAPp MuseiAppPerugia&lt;/a&gt;&amp;nbsp;-&amp;nbsp;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/pieghevole+Nobile+Collegio+del+Cambio.pdf/7e3414ef-1af2-4922-bc97-047e92127b2a'&gt;vedi la scheda&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;  &amp;nbsp;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.collegiodelcambio.it|www.collegiodelcambio.it</Sito web><Indirizzo email>info@collegiodelcambio.it , prenotazioni@collegiodelcambio.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 5728599</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="98"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Tuoro sul Trasimeno</Comune><Cap>6069</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza Garibaldi 7</Indirizzo><Numero civico>snc</Numero civico><Georeferenziazione>43.2079079,12.0705893</Georeferenziazione><Nome>Centro di documentazione sulla battaglia del Trasimeno e Annibale Giancarlo Susini</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il Centro di documentazione sulla battaglia del Trasimeno e Annibale &amp;ldquo;Giancarlo Susini&amp;rdquo;si &amp;egrave; recentemente trasferito&amp;nbsp;&amp;nbsp;in Piazza Garibaldi n.7.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Nella sede attuale &amp;egrave; possibile vedere&amp;nbsp; il materiale che documenta la battaglia del Trasimeno&amp;nbsp;e approfondire le vicende storiche e il territorio cui sono legate da diversi punti di vista; geologico, antropologico, storico, storiografico e iconografico.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto &lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1_presentazione+aggiornata+GTT/6bd6416c-db5c-451b-b3a5-40b75cad49e8'&gt;Gran Tour Trasimeno 2.0&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>annibale.tuoro@gmail.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>75825220</Numeri di telefono><Accessibilita>no</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="99"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Perugia</Comune><Cap>6121</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Corso Vannucci</Indirizzo><Numero civico>16</Numero civico><Georeferenziazione>43.11152608214685,12.388678193092346</Georeferenziazione><Nome>Galleria Nazionale dell'Umbria</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;La Galleria Nazionale dell&amp;#39;Umbria &amp;egrave; ospitata ai piani superiori del Palazzo dei Priori con ingresso lungo corso Vannucci.&amp;nbsp;La sua storia segue un percorso affascinante che si snoda tra la prima apertura al pubblico nel 1863, la successiva trasformazione in museo statale nel 1918 fino alla nomina a istituto museale autonomo nel 2015. Nata dall&amp;rsquo;originario nucleo della locale Accademia del Disegno (seconda met&amp;agrave; del XVI secolo), la raccolta &amp;egrave; stata ampliata in maniera significativa tra la fine del Settecento e la met&amp;agrave; dell&amp;rsquo;Ottocento e ulteriormente arricchita in seguito alla soppressione postunitaria degli ordini religiosi. Attualmente la Galleria accoglie pi&amp;ugrave; di 3000 opere tra dipinti, sculture, ceramiche, tessuti e oreficerie: di queste sono esposte&amp;nbsp;pi&amp;ugrave; di 500, mentre le altre sono conservate nei depositi. Il recente riallestimento del museo (2022) si snoda su una superficie di 3500 metri quadri disposta su due livelli, con un percorso museografico distribuito in 40 sale, una torre e una cappella. Il viaggio alla Galleria Nazionale dell&amp;rsquo;Umbria comincia tra Duecento e Trecento, tra gli affreschi di Benedetto Bonfigli nella cappella dei Priori e la Madonna con Bambino di Duccio di Buoninsegna. Prosegue con il tardogotico perugino di Gentile da Fabriano e si inoltra tra i capolavori di esponenti del Rinascimento come Beato Angelico, Benozzo Gozzoli, Nicola e Giovanni Pisano e Piero della Francesca. E proprio nella sala 13 si trova il capolavoro simbolo della Galleria Nazionale dell&amp;rsquo;Umbria: il polittico di Sant&amp;rsquo;Antonio di Piero della Francesca. Fulcro dell&amp;rsquo;esposizione sono le sale monografiche dedicate a Pinturicchio e al maestro Perugino, del quale la Galleria raccoglie la collezione pi&amp;ugrave; ricca e completa al mondo. La sala di Raffaello, invece, celebra l&amp;rsquo;eredit&amp;agrave; del grande maestro umbro con copie e opere di artisti ispirati dalla sua arte. Importanti anche le decorazioni dei soffitti, come quelle nella Sala Farnesiana, decorata con gli affreschi delle Storie di personaggi della famiglia Farnese. Sono presenti nelle sale della Galleria sedute e strumenti multimediali per permettere ai visitatori di scoprire tutti i dettagli delle opere. L&amp;rsquo;ultima parte del percorso museale &amp;egrave; dedicato all&amp;rsquo;arte in Umbria tra Seicento e Novecento: tra gli altri, sono esposte opere di artisti quali Orazio Gentileschi, Valentin de Boulogne, Pietro da Cortona, il Sassoferrato, Francesco Trevisani, Gerardo Dottori, Piero Dorazio e Alberto Burri e Piero Dorazio. La Galleria ospita anche un laboratorio di restauro, una biblioteca specializzata in Storia dell&amp;rsquo;Arte con oltre 25.000 volumi aperta a studiosi e studenti, una sala convegni e l&amp;rsquo;affrescata Sala Podiani, dove vengono ospitate mostre temporanee, concerti e spettacoli.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1-depliant+GNU+aggiornato/cb94e2c2-1dd3-40fa-a3b3-b317dcffee57'&gt;&lt;strong&gt;Scarica in PDF il d&amp;eacute;pliant del Museo&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.gallerianazionaleumbria.it|https://gallerianazionaledellumbria.it/visita/</Sito web><Indirizzo email>gnu@sistemamuseo.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 5721009</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="100"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Foligno</Comune><Cap>6034</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Garibaldi</Indirizzo><Numero civico>153/A</Numero civico><Georeferenziazione>42.9579592,12.707891000000018</Georeferenziazione><Nome>Ex chiesa della Santissima Trinit in Annunziata e Centro Italiano Arte Contemporanea (CIAC)</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:WordDocument&gt;  &lt;w:View&gt;Normal&lt;/w:View&gt;  &lt;w:Zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;  &lt;w:HyphenationZone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;  &lt;w:PunctuationKerning /&gt;  &lt;w:ValidateAgainstSchemas /&gt;  &lt;w:SaveIfXMLInvalid&gt;false&lt;/w:SaveIfXMLInvalid&gt;  &lt;w:IgnoreMixedContent&gt;false&lt;/w:IgnoreMixedContent&gt;  &lt;w:AlwaysShowPlaceholderText&gt;false&lt;/w:AlwaysShowPlaceholderText&gt;  &lt;w:Compatibility&gt;  &lt;w:BreakWrappedTables /&gt;  &lt;w:SnapToGridInCell /&gt;  &lt;w:WrapTextWithPunct /&gt;  &lt;w:UseAsianBreakRules /&gt;  &lt;w:DontGrowAutofit /&gt;  &lt;/w:Compatibility&gt;  &lt;w:BrowserLevel&gt;MicrosoftInternetExplorer4&lt;/w:BrowserLevel&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt;  &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;La chiesa, nel centro storico di Foligno, &amp;egrave; opera incompiuta di Carlo Murena (1713-1764) allievo del noto architetto Luigi Vanvitelli. Restaurata dopo due secoli di abbandono, dal 2011 ospita in modo permanente la &amp;quot;Calamita Cosmica&amp;quot;, capolavoro di Gino De Dominicis, acquisita dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Foligno per arricchire la propria collezione di arte contemporanea. Prima della sua collocazione definitiva, l&amp;rsquo;opera &amp;egrave; stata esposta in altre prestigiose sedi tra Italia ed Europa (Ancona, Bruxelles, Parigi, Milano, Roma). Considerata una delle testimonianze artistiche pi&amp;ugrave; importanti del XX secolo, la Calamita Cosmica riproduce fedelmente uno scheletro umano di oltre 24 metri, con un lungo naso a becco d&amp;rsquo;uccello, e prende il nome dall&amp;rsquo;asta dorata che parte da una delle falangi e si proietta idealmente verso l&amp;rsquo;universo.&amp;nbsp; L&amp;rsquo;ex chiesa &amp;egrave; anche il secondo polo museale del Centro Italiano Arte Contemporanea (CIAC) della Fondazione Cassa di Risparmio di Foligno: un parallelepipedo in corten caratterizzato esternamente dal classico color ruggine del materiale. Il Centro, articolato su tre piani, ospita mostre, eventi culturali e conferenze.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:LatentStyles DefLockedState='false' LatentStyleCount='156'&gt;  &lt;/w:LatentStyles&gt;  &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if !mso]&gt;&lt;object  classid='clsid:38481807-CA0E-42D2-BF39-B33AF135CC4D' id=ieooui&gt;&lt;/object&gt;  &lt;style&gt;  st1\\:*{behavior:url(#ieooui) }  &lt;/style&gt;  &lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if gte mso 10]&gt;  &lt;style&gt;  /* Style Definitions */  table.MsoNormalTable  {mso-style-name:'Tabella normale';  mso-tstyle-rowband-size:0;  mso-tstyle-colband-size:0;  mso-style-noshow:yes;  mso-style-parent:'';  mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt;  mso-para-margin:0cm;  mso-para-margin-bottom:.0001pt;  mso-pagination:widow-orphan;  font-size:10.0pt;  font-family:'Times New Roman';  mso-ansi-language:#0400;  mso-fareast-language:#0400;  mso-bidi-language:#0400;}  &lt;/style&gt;  &lt;![endif]--&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.centroitalianoartecontemporanea.com|www.centroitalianoartecontemporanea.com</Sito web><Indirizzo email>info@centroitalianoartecontemporanea.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0742 357035</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="101"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Perugia</Comune><Cap>6121</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Corso Vannucci</Indirizzo><Numero civico>66</Numero civico><Georeferenziazione>43.110324,12.3884305</Georeferenziazione><Nome>Palazzo Baldeschi al Corso</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Palazzo Baldeschi al Corso &amp;egrave; lo storico immobile di propriet&amp;agrave; della&amp;nbsp;Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia&amp;nbsp;gi&amp;agrave; adibito a sede espositiva. Assai attiva nel campo della promozione delle arti, la Fondazione organizza esposizioni a cadenza regolare.&lt;br /&gt;  Oltre al piano nobile, gi&amp;agrave; da tempo fruibile, attualmente &amp;egrave; possibile visitare, dopo accurati interventi di restauro e riqualificazione, anche il terzo e il quarto piano.&lt;br /&gt;  I nuovi spazi ospitano la&amp;nbsp;collezione storica di opere d&amp;rsquo;arte&amp;nbsp;della Fondazione che, compresi i vari lasciti che hanno impreziosito la raccolta negli anni, si compone di oltre 200 pezzi tra dipinti, sculture e disegni eseguiti da artisti umbri o che, comunque, in Umbria hanno operato.&lt;br /&gt;  Tra le opere della collezione una Madonna con il Bambino e due cherubini di Pietro Vannucci, detto il Perugino, una Madonna con il Bambino di Matteo da Gualdo e numerose opere di Gian Domenico Cerrini detto il Cavalier Perugino.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1MAPP/9b81e0fa-2e70-4a52-adb5-904499da6c3c'&gt;MAPp MuseiAppPerugia&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/pieghevole+Palazzo+Baldeschi.pdf/b3fa29bf-bd18-4eef-ae49-3fa566f8a199'&gt;VEDI LA SCHEDA&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;  &amp;nbsp;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.fondazionecariperugiaarte.it|www.fondazionecariperugiaarte.it</Sito web><Indirizzo email>info@fondazionecariperugiaarte.it , palazzobaldeschi@fondazionecariperugiaarte.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 5734760</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="102"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Corciano</Comune><Cap>6073</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Tarragone</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.1286852,12.28783820000001</Georeferenziazione><Nome>Museo della Pievania 'Giuseppe Laudati'</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Ha sede all'interno della chiesa di San Cristoforo, nel centro di Corciano, eretta nel 1537 sul luogo e con i resti di un sacello etrusco. Spicca in facciata il sobrio portale di fattura rinascimentale. Il museo &amp;egrave; intitolato all'artista corcianese Giuseppe Laudati, vissuto tra il 1669 e il 1737. Vi sono raccolte le testimonianze pi&amp;ugrave; significative della storia della comunit&amp;agrave; cristiana di Corciano. Tra le opere esposte, tutte provenienti dalle chiese cittadine, vi sono affreschi del XIV e XV secolo, tele del Laudati, sculture di Romano Alberti da San Sepolcro, preziose suppellettili liturgiche, paramenti sacri, ex voto e reliquari. La religiosit&amp;agrave; popolare &amp;egrave; documentata dai numerosi ex-voto e reliquiari finemente intagliati. Completano la raccolta antichi documenti, pergamene e bolle ma anche foto, manifesti e circolari relative all'attivit&amp;agrave; parrocchiale degli ultimi anni.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.comune.corciano.pg.it|www.comune.corciano.pg.it</Sito web><Indirizzo email>cultura@comune.corciano.pg.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 5188255 , 075 5188260</Numeri di telefono><Accessibilita>no</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="103"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Citt di Castello</Comune><Cap>6012</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Sant'Antonio</Indirizzo><Numero civico>3</Numero civico><Georeferenziazione>43.4577551,12.2410917</Georeferenziazione><Nome>Collezione tessile di 'Tela Umbra'</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;La Collezione tessile di &amp;quot;Tela Umbra&amp;quot; si trova a Citt&amp;agrave; di Castello al secondo piano di palazzo Tommasini in via Sant&amp;rsquo;Antonio nel centro storico della citt&amp;agrave;. L&amp;rsquo;esposizione si snoda in 9 sale e ricostruisce la storia dell&amp;rsquo;azienda &amp;quot;Tela Umbra&amp;quot; fondata da Alice Hallgarten e Leopoldo Franchetti nel 1908. Nel percorso espositivo particolare rilievo &amp;egrave; dato alla figura della baronessa Franchetti, amica di Maria Montessori, cui si deve la creazione all&amp;rsquo;interno dei suoi laboratori di una piccola scuola, ove, mentre le madri lavoravano i loro figli potevano studiare con il metodo didattico Montessori. Vecchi banchi di scuola e strumenti didattici ricostruiscono lo straordinario connubio tra il metodo Montessori e l&amp;rsquo;intenso impegno sociale di Alice Hallgarten. Il museo, che ha come scopo quello di tutelare e promuovere l&amp;rsquo;arte tessile nella realt&amp;agrave; socio-cultuale del territorio, espone creazioni tessili, filati, telai d&amp;rsquo;epoca, trine, merletti oltre a strumenti di vario genere per la tessitura e campionari di tutti i tessuti prodotti nel laboratorio. L&amp;#39;itinerario museale prevede la visita alla Collezione Tessile e al Laboratorio di tessitura, in cui, ancora oggi, sono effettuate manualmente tutte le fasi della lavorazione dei tessuti. La newyorkese Alice Hallgarten &amp;egrave; conosciuta, oltre che per il Laboratorio di Tela Umbra, per aver fondato nel 1901 le scuole di villa Montesca e di Rovigliano, entrambe aperte gratuitamente ai figli dei contadini fino alla sesta classe. Lo scopo &amp;egrave; quello di fornire una formazione ai contadini attraverso lezioni pratiche che fossero utili nella vita quotidiana.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto &lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1RIM/e111d0e7-e5af-48cf-89c3-1f032bf4cf31'&gt;RIM - Rete Interattiva Museale Altotevere&lt;/a&gt;.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;a href='http://storicizzati.beniculturali.regione.umbria.it/resources/Depliant/TESSILE-italiano.pdf'&gt;&lt;strong&gt;Scarica in PDF il d&amp;eacute;pliant del Museo&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.telaumbra.it|www.telaumbra.it</Sito web><Indirizzo email>info@telaumbra.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 8554337</Numeri di telefono><Accessibilita>no</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="104"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Assisi</Comune><Cap>6081</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Localit C Piombino</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.0707017,12.6195966</Georeferenziazione><Nome>Laboratorio ecologico di Geo-paleontologia</Nome><Descrizione>Allestita all'interno della sede del Parco del monte Subasio, la mostra presenta il patrimonio geologico e paleontologico del territorio nel pi generale contesto delle ere geologiche e dei principi di fossilizzazione.  L'esposizione si articola in tre sale: nella prima vengono illustrati i temi della formazione dei fossili e delle ere geologiche; la seconda analizza le rocce e i fossili tipici dell'area del monte Subasio; nella terza si trovano rettili fossili dell'era mesozoica provenienti da giacimenti fossiliferi internazionali, viene messo a confronto il Giurassico dell'Umbria con quello di altre zone d'Europa (Holzmaden e Thouars) e illustrato il processo di estinzione delle ammoniti e dei dinosauri.</Descrizione><Sito web>www.gumpassisi.it|www.gumpassisi.it</Sito web><Indirizzo email>foxilgump@libero.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>339 7743826 , 338 5664463</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="105"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Spoleto</Comune><Cap>6049</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Aurelio Saffi</Indirizzo><Numero civico>13</Numero civico><Georeferenziazione>42.7346816,12.7380747</Georeferenziazione><Nome>Museo diocesano e Basilica di Sant'Eufemia</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il museo diocesano &amp;egrave; situato nel centro storico di Spoleto, nelle immediate vicinanze del duomo di Santa Maria Assunta, entro l&amp;#39;area occupata dal palazzo Arcivescovile. L&amp;#39;area oggi occupata dal palazzo vescovile era anticamente residenza dei duchi Longobardi. Una visita al museo &amp;egrave; consigliata per poter ammirare le opere provenienti dalle tante localit&amp;agrave; della diocesi di Spoleto-Norcia qui riunite per esigenze di tutela del patrimonio artistico gravemente soggetto a furti, alienazioni illecite e degrado conservativo. Ospitata nel piano nobile del palazzo nell&amp;#39;ala detta &amp;ldquo;appartamento del cardinale&amp;rdquo;, la vasta raccolta di opere, nata nel 1976, riconosciuta da critici e studiosi fra le pi&amp;ugrave; interessanti dell&amp;rsquo;Italia centrale, si fregia di notevoli dipinti che vanno dal XII al XVIII secolo, fra cui spiccano le opere del Maestro della Madonna Strauss, Filippino Lippi, Domenico Beccafumi, Cavalier d&amp;rsquo;Arpino e Sebastiano Conca. Notevole anche la raccolta di sculture che presenta una ricca variet&amp;agrave; di stili e materiali dai gruppi lignei romanici del XIII secolo, alla rinascimentale Madonna con Bambino del Maestro della Madonna di Macereto, fino all&amp;#39; Urbano VIII in bronzo di Gian Lorenzo Bernini e al San Filippo Neri di Alessando Algardi, veri e propri capolavori di epoca barocca. Sono presenti inoltre raccolte di paramenti liturgici e di suppellettili in metalli preziosi. Completa il percorso museale la visita alla basilica di Santa Eufemia, alla quale si accede attraverso la cappella del cardinale decorata con affreschi attribuiti ad Andrea Sacchi databili all&amp;#39;inizio del XVII secolo. Uno dei pi&amp;ugrave; notevoli edifici romanici dell&amp;#39;Umbria, la chiesa, della prima met&amp;agrave; dell&amp;#39;XI secolo, appartiene a quella fase di fioritura architettonica del territorio spoletino che coincide con il periodo di massima estensione e potenza della diocesi di Spoleto. Tra le opere pi&amp;ugrave; celebri conservate nel museo si ricorda il ritratto bronzeo di Urbano VIII di Gian Lorenzo Bernini donato dallo stesso alla citt&amp;agrave; di Spoleto nel 1644, in ricordo non soltanto degli anni trascorsi in citt&amp;agrave; come vescovo (dal 1608 al 1617) ma soprattutto in memoria della ricostruzione totale dell&amp;#39;interno del duomo voluta dal pontefice e dal cardinal nipote, Francesco Barberini, protettore di Spoleto.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Alla parte inferiore della chiesa si accede, invece, direttamente dal portale, dopo aver superato una biglietteria automatica. All&amp;#39;interno sono presenti informazioni sulle vicende costruttive della basilica.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1MEU/1bab2211-6e68-44b1-b6e5-98cb6f1f914f'&gt;INCONTRarti&amp;nbsp;OLTRE L&amp;#39;IMMAGINE&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;a href='http://storicizzati.beniculturali.regione.umbria.it/resources/Depliant/SPOLETO-DIOC-italiano.pdf'&gt;&lt;strong&gt;Scarica in PDF il d&amp;eacute;pliant del Museo&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.duomospoleto.it|www.duomospoleto.it</Sito web><Indirizzo email>duomospoleto@operalaboratori.com</Indirizzo email><Numeri di telefono>0577 286300</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="106"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Todi</Comune><Cap>6059</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Paolo Rolli</Indirizzo><Numero civico>12</Numero civico><Georeferenziazione>42.7829511,12.4051912</Georeferenziazione><Nome>Complesso delle Lucrezie e Lapidarium</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il museo Lapidario di Todi &amp;egrave; collocato all&amp;rsquo;interno del complesso delle Lucrezie, polo museale di cui il Lapidario costituisce la prima sezione, in particolare la ex chiesa di San Giovanni Battista e i due locali adiacenti. Il complesso delle Lucrezie, situato nel rione Nidola, ha origine nella prima met&amp;agrave; del XV secolo, quando una nobile della Marca Anconetana, madonna Lucrezia della Genga nel 1425 lascia in eredit&amp;agrave; alle consorelle un edificio posto a ridosso delle mura della citt&amp;agrave; di Todi. La sede monastica appartenente al Terz&amp;rsquo;ordine francescano nel giro di pochi anni si amplia con l&amp;rsquo;acquisto di immobili adiacenti. La prosperit&amp;agrave; del monastero fu tuttavia arrestata prima dalla crisi economica che interess&amp;ograve; gli ordini religiosi alla fine del Quattrocento, poi a causa delle frane che interessarono la zona intorno al 1760 e in ultimo dall&amp;rsquo;incameramento per effetto delle leggi napoleoniche e relativa soppressione delle corporazioni religiose del 1862. Dopo la prima guerra mondiale e fino al 1987, il complesso di propriet&amp;agrave; comunale, viene adibito ad attivit&amp;agrave; rispondenti a funzionalit&amp;agrave; diverse fino a quando nel contesto della legge speciale n. 545 del 1987 per il consolidamento della rupe di Orvieto e del colle di Todi, l&amp;rsquo;intera struttura &amp;egrave; stata sottoposta all&amp;rsquo;intervento di restauro. Il Lapidario conserva materiali lapidei di et&amp;agrave; antica, medievale e moderna di propriet&amp;agrave; comunale che sono stati rinvenuti nel corso dei secoli nella citt&amp;agrave; e nel suo territorio subendo negli anni diversi spostamenti, fino a trovare nel 2008 l&amp;rsquo;attuale sede espositiva. Il percorso museale comprende pi&amp;ugrave; sezioni che seguono l&amp;rsquo;ordine cronologico dei pezzi a partire dall&amp;rsquo;et&amp;agrave; romana, fino al XIX secolo.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto &lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.humbria2o.it/'&gt;HUmbria2O&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>iat.todi@coopculture.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 8956227</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="107"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Assisi</Comune><Cap>6081</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza inferiore San Francesco</Indirizzo><Numero civico>2</Numero civico><Georeferenziazione>43.0740413,12.6083611</Georeferenziazione><Nome>Museo del Tesoro della Basilica di San Francesco e Collezione Perkins</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il museo si trova nel centro storico di Assisi, all&amp;rsquo;interno del Sacro Convento - attiguo alla Basilica di San Francesco. Il percorso museale si articola all&amp;rsquo;interno del salone gotico del Sacro Convento e in una sala adiacente. Riaperto al pubblico nel 2000, si compone di due differenti raccolte: il Tesoro della Basilica e la collezione Perkins. Il Tesoro comprende tessuti orientali, sinopie e dipinti databili tra il XIII e il XVI secolo, oreficerie &amp;ndash; tra cui preziosi reliquiari dal XIII al XVII secolo &amp;ndash;, codici miniati e avori donati da papi, sovrani e personaggi illustri a partire dal 1230 come segno di devozione a San Francesco. Tra le opere pi&amp;ugrave; interessanti l&amp;rsquo;arazzo di manifattura fiamminga raffigurante l&amp;rsquo;Albero di San Francesco, dell&amp;#39; ottavo decennio del XV secolo: secondo la tradizione fu papa Sisto IV, effigiato nel registro inferiore, a donare l&amp;rsquo;arazzo alla basilica. Dal 1986 sono esposte cinquantasei tavole dipinte, in gran parte di maestri fiorentini e senesi attivi tra il XIV e il XVI secolo, e un bassorilievo in marmo raffigurante la Madonna col Bambino, degli inizi del XIV secolo, lascito testamentario del critico d&amp;rsquo;arte americano Federico Mason Perkins. Fra le opere, dipinti attribuiti a Lorenzo Monaco, Pietro Lorenzetti, Taddeo di Bartolo, Bartolo di Fredi, Beato Angelico, Sassetta, Sano di Pietro, Antoniazzo Romano, Bartolomeo della Gatta, Garofalo. La Collezione Perkins pu&amp;ograve; vantare tra le altre opere un trittico firmato da Francesco di Gentile raffigurante la Madonna col Bambino e due angeli musicanti con ai lati san Giovanni Battista e Cristo legato alla colonna.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1MEU/1bab2211-6e68-44b1-b6e5-98cb6f1f914f'&gt;INCONTRarti&amp;nbsp;OLTRE L&amp;#39;IMMAGINE&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;a href='http://storicizzati.beniculturali.regione.umbria.it/resources/Depliant/Museo%20della%20Basilica%20di%20San%20Francesco%20e%20collezione%20Perkins%20di%20Assisi.pdf'&gt;&lt;strong&gt;Scarica in PDF il d&amp;eacute;pliant del Museo&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>sito web|www.sanfrancescoassisi.org/it/esplora/museo-del-tesoro|www.sanfrancescoassisi.org/it/esplora/museo-del-tesoro</Sito web><Indirizzo email>museosc@gmail.com</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 819001</Numeri di telefono><Accessibilita>in parte</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="108"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Stroncone</Comune><Cap>5039</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza della Libert</Indirizzo><Numero civico>1</Numero civico><Georeferenziazione>42.49812346900814,12.662225961685182</Georeferenziazione><Nome>Museo di Storia Naturale</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il Museo di Storia Naturale, nato nel 1976 grazie alla collaborazione dei&amp;nbsp;volontari del Gruppo Speleologico di Stroncone, conserva al suo interno numerosi reperti attestanti&amp;nbsp;l&amp;rsquo;evoluzione della Terra e del territorio. Qui i visitatori, anche attraverso funzionali spazi dedicati&amp;nbsp;alla didattica, potranno immergersi in un vero e proprio viaggio nel tempo: nel museo sono&amp;nbsp;custodite diverse collezioni caratteristiche dell&amp;rsquo;ambiente umbro e del territorio stronconese. &amp;Egrave; inoltre&amp;nbsp;possibile visionare reperti zoologici provenienti dall&amp;rsquo;esplorazione delle grotte (soprattutto resti ossei&amp;nbsp;di chirotteri, roditori, carnivori, ungulati, anfibi, rettili e faune entomologiche del territorio).&amp;nbsp;&lt;br /&gt;  Passeggiando all&amp;rsquo;interno del museo, si potr&amp;agrave; partire dal pi&amp;ugrave; lontano Giurassico per avvicinarsi al pi&amp;ugrave; recente Pleistocene. A ogni passo, si potranno confrontare materiali, ambienti e collezioni&amp;nbsp;geologiche. Nello specifico, &amp;egrave; presente un&amp;rsquo;ampia raccolta di fossili risalenti al Giurassico inferiore,&amp;nbsp;caratterizzata da corniola, marne del monte Serrone e rosso ammonitico, contenenti resti di&amp;nbsp;molluschi (principalmente bivalvi e ammoniti), brachiopodi, echinoidi, crinoidi, spugne e denti di&amp;nbsp;pesce.&lt;br /&gt;  Alla fine del percorso sono presenti anche collezioni mineralogiche, litologiche,&amp;nbsp;malacologiche delle coste mediterranee, entomologiche ed etnologiche del quartenario, queste ultime testimonianza della vita nelle grotte durante i periodi glaciali Riss-Wurm.&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  Il museo aderisce al progetto&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1LAVALLEINCANTATA/a82a876a-2b87-46a1-83a6-17fc9cdfc8cc'&gt;LA VALLE INCANTATA&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.comune.stroncone.tr.it|www.comune.stroncone.tr.it</Sito web><Indirizzo email>info@comune.stroncone.tr.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0744/6098202 , 0744/609811</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="109"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Polino</Comune><Cap>5030</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza Dante Fiorelli - Rocca di Polino</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.585064,12.8435033</Georeferenziazione><Nome>Museo - laboratorio dell'Appennino Umbro 'Sotto - Sopra'</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il museo si trova nel centro storico di Polino, all&amp;rsquo;interno della rocca. Il piccolo borgo, situato nell&amp;rsquo;area meridionale dell&amp;rsquo;Umbria, si erge maestoso tra il monte Petano ed il monte Pelosa a confine con la provincia di Rieti. La rocca di Polino fu fondata nel XII secolo dalla famiglia Polini. Dell&amp;rsquo;originario sistema difensivo a doppia cinta muraria rimane solamente la struttura con un impianto poligonale arricchita da due gruppi di torri di forma cilindrica diametralmente opposte. Il museo-laboratorio offre l&amp;rsquo;opportunit&amp;agrave; di comprendere, attraverso plastici interattivi ed altri sistemi multimediali, la storia evolutiva dell&amp;rsquo;Appennino Umbro. E&amp;rsquo; consigliabile estendere la visita al piccolo borgo medievale e al territorio circostante: uscendo dall&amp;rsquo;abitato, si pu&amp;ograve; ammirare un vasto panorama che spazia a sud-est verso Greccio, il lago di Piediluco, Rieti e Leonessa, a nord-est verso Monteleone di Spoleto, a nord verso il Salto del Ciedo con i magnifici monte Aspra e monte Coscerno con la possibilit&amp;agrave; di dominare con lo sguardo quasi tutta la Valnerina. La visita al museo-laboratorio di Polino &amp;egrave; un viaggio di scoperta nel &amp;ldquo;sotto&amp;rdquo; (la geologia) e nel &amp;ldquo;sopra&amp;rdquo; (la vegetazione, la fauna e il paesaggio) dell&amp;rsquo;Appennino Umbro. Questo viaggio si riflette anche nella struttura fisica del museo i cui due piani ospitano rispettivamente i temi legati alla geologia/paleontologia e alle scienze naturali. Una serie di temi correlabili con questi, ma dotati di una loro autonomia, sono invece ospitati al primo piano del palazzo Castelli, dove insieme alla reception e il bookshop, una grande foto aerea della zona e un plastico con curve di livello, permette al visitatore di orientarsi e familiarizzare subito con la struttura di questo vero e proprio parco scientifico. Nel palazzo &amp;egrave; ospitato anche il laboratorio didattico, per lo studio e la classificazione delle ammoniti. A poca distanza dal borgo di Polino una piccola cava di pietra prolunga l&amp;rsquo;esperienza museale con un&amp;rsquo;attivit&amp;agrave; pratica. Il museo &amp;egrave; stato recentemente ampliato ed &amp;egrave; stato aperto un infopoint denominato La finestra sul Nera. Con l&amp;rsquo;aiuto di apposito personale, i visitatori possono imparare a cercare e ad estrarre dalla roccia le ammoniti fossili che potranno essere separati dalla matrice rocciosa utilizzando strumenti analoghi a quelli impiegati dai paleontologi.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;a href='http://storicizzati.beniculturali.regione.umbria.it/resources/Depliant/Museo-laboratorio%20dell%27Appennino%20Umbro%20di%20Polino.pdf'&gt;&lt;strong&gt;Scarica in PDF il d&amp;eacute;pliant del Museo&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>comune.polino@virgilio.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0744 789262</Numeri di telefono><Accessibilita>in parte</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="110"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Attigliano</Comune><Cap>5012</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Roma</Indirizzo><Numero civico>95</Numero civico><Georeferenziazione>42.51765980893409,12.29412076834721</Georeferenziazione><Nome>Simmetria Institute Library Museum</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;La Fondazione Lanzi &amp;egrave; al tempo stesso un Museo ed una Biblioteca e si dedica alla ricerca ed alla divulgazione della conoscenza delle tradizioni scientifiche, religiose, mitologiche, spirituali d&amp;rsquo;Oriente e d&amp;rsquo;Occidente. Ospita una collezione di circa 10000 testi, alcuni antichi, consultabili da chiunque sia interessato ad effettuare ricerche negli stessi ambiti, ed una collezione di quadri e oggetti collegati con i libri della Biblioteca da un filo conduttore, come viene esposto nelle targhe che accompagnano ogni opera. La concierge, situata all&amp;rsquo;ingresso del Museo-Biblioteca, &amp;egrave; provvista di un bookshop per i libri editi dalle Edizioni Simmetria (tra cui un catalogo in quattro lingue illustrato con le immagini e le descrizioni delle opere pi&amp;ugrave; interessanti) e un&amp;rsquo;esposizione di gadget di oggetti connessi alle finalit&amp;agrave; della Fondazione.&lt;br /&gt;  La Fondazione organizza periodicamente convegni, conferenze, eventi, nella sua sala interna&amp;nbsp;(che ospita un massimo di 40 persone) o all&amp;rsquo;esterno (fino a 100 persone). Gli ambienti della Fondazione possono essere richiesti in uso anche da enti o associazioni esterne, per fini esclusivamente culturali e non in contrasto con gli scopi, l&amp;rsquo;etica e i programmi dell&amp;rsquo;Istituto.&lt;br /&gt;  La Fondazione organizza inoltre visite guidate in citt&amp;agrave; e siti archeologici nelle quali non &amp;egrave; privilegiata la fruizione &amp;ldquo;turistica&amp;quot; quanto piuttosto la ricerca delle origini, gli scopi e i ritmi delle vestigia degli &amp;ldquo;Antichi&amp;rdquo;.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.simmetriainstitute.com/it|https://www.simmetriainstitute.com/it/</Sito web><Indirizzo email>info@simmetriainstitute.com</Indirizzo email><Numeri di telefono>0744 992104</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="111"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Costacciaro</Comune><Cap>6021</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Corso Mazzini</Indirizzo><Numero civico>7</Numero civico><Georeferenziazione>43.3595973,12.7108897</Georeferenziazione><Nome>Museo-laboratorio del Parco del Monte Cucco</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il Museo-laboratorio del Parco del Monte Cucco si trova nel centro storico di Costacciaro, piccolo borgo medievale a difesa della via Flaminia, all&amp;#39;interno della ex chiesa di San Marco. Propone al visitatore un percorso finalizzato alla comprensione dei principali fenomeni geologici dell&amp;rsquo;Appennino umbro-marchigiano e del percorso che segue la pioggia nelle viscere delle montagne prima di rivedere la luce alle sorgenti e alimentare le falde di pianura. Per semplificare la spiegazione e rendere immediatamente visibili i fenomeni descritti viene fatto largo uso di pannelli espositivi, filmati e postazioni multimediali attraverso un sistema computerizzato che permette di sintetizzare le principali emergenze naturalistiche del parco e delle sue grotte.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;La visita inizia con la rappresentazione dello spaccato della grotta di Monte Cucco all&amp;rsquo;interno della quale l&amp;rsquo;acqua della pioggia discende attraverso la roccia calcarea fino a raggiungere la sorgente di Scirca posta quasi 1000 metri pi&amp;ugrave; in basso. Altre sezioni riguardano l&amp;rsquo;orogenesi, cio&amp;egrave; le cause ed i principali movimenti che hanno portato al sollevamento della catena appenninica e del Monte Cucco in particolare, l&amp;rsquo;origine e la costituzione delle rocce dell&amp;rsquo;Appennino, la descrizione della fauna che anticamente popolava l&amp;rsquo;area e della vegetazione del parco. Nella parte finale &amp;egrave; esposto un plastico del territorio che permette di avere una visione d&amp;rsquo;insieme delle emergenze e delle morfologie superficiali. A completamento del percorso espositivo &amp;egrave; un centro di documentazione sulle aree carsiche che raccoglie volumi e documenti relativi alla storia delle ricerche speleologiche nel mondo e a Monte Cucco, dai secoli scorsi fino alle recenti vicende.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;In via Galeazzi, in un edificio a 200 m dal museo, sono state recentemente allestite le &amp;quot;Aule laboratorio ENERGIA &amp;amp; VITA&amp;quot; ove e ripercorsa in modo didattico, con video, modellini e sperimentazioni, la storia dell&amp;#39;energia e il rapporto uomo-energia nei millenni.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1PASSAGG/dcab5106-3cae-4a59-9afe-7ee0511e2d3b'&gt;PASSAGGIO A NORD-EST&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;a href='http://storicizzati.beniculturali.regione.umbria.it/resources/Depliant/COSTACCIARO-italiano.pdf'&gt;&lt;strong&gt;Scarica in PDF il d&amp;eacute;pliant del Museo&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>https://www.grottamontecucco.umbria.it/laboratorio-e-didattica|https://www.grottamontecucco.umbria.it/laboratorio-e-didattica</Sito web><Indirizzo email>info@grottamontecucco.umbria.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 9171046 , +39 351 282 7335</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="112"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Orvieto</Comune><Cap>5018</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza Duomo</Indirizzo><Numero civico>23</Numero civico><Georeferenziazione>42.7168247,12.1128075</Georeferenziazione><Nome>Orvieto Underground</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;La particolare natura geologica del masso su cui sorge Orvieto ha consentito agli abitanti di scavare, nel corso di circa 2500 anni, un incredibile numero di cavit&amp;agrave; che si stendono, si accavallano, si intersecano al di sotto del moderno tessuto urbano. Queste sono un prezioso serbatoio di informazioni storiche ed archeologiche. Dalla centrale piazza Duomo di Orvieto, di fronte alla Cattedrale, presso l&amp;#39;Ufficio Informazioni Turistiche, partono tutti i giorni, a diversi orari, le visite guidate per &amp;quot;Orvieto Underground&amp;quot;. La visita, della durata di circa un&amp;#39;ora, si svolge all&amp;#39;interno di uno dei complessi sotterranei pi&amp;ugrave; interessanti e articolati della citt&amp;agrave;. Personale qualificato accompagna i visitatori alla scoperta delle tracce lasciate dagli antichi abitanti di Orvieto, in un percorso agevole e godibile. Qui, il gioco di luci e ombre che ritaglia l&amp;#39;oscurit&amp;agrave; millenaria del sottosuolo, svela pozzi profondi e strettissimi con i quali gli Etruschi inseguivano le falde sotterranee alla ricerca dell&amp;#39;acqua, grandi macine in pietra e lunghe teorie di cunicoli.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1MUSEIINRETE/297f7d0c-dd10-48eb-94fb-1ec660da84d1'&gt;Musei in Rete per il Territorio&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.orvietounderground.it|www.orvietounderground.it</Sito web><Indirizzo email>info@orvietounderground</Indirizzo email><Numeri di telefono>0763 340688 , 339 7332764 , 347 3831472</Numeri di telefono><Accessibilita>no</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="113"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Spello</Comune><Cap>6038</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza G. Matteotti</Indirizzo><Numero civico>10</Numero civico><Georeferenziazione>42.987653,12.67118979999998</Georeferenziazione><Nome>Pinacoteca civica</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;La Pinacoteca civica &amp;egrave; situata nel centro storico di Spello, in piazza Matteotti. Dal 1994 &amp;egrave; ospitata nel palazzo dei Canonici, edificio cinquecentesco attiguo alla chiesa di Santa Maria Maggiore. La visita al museo permetter&amp;agrave; di entrare in contatto con la storia della citt&amp;agrave; attraverso le sue preziose testimonianze. La collezione nacque nel 1916, quando il priore della Collegiata di Santa Maria Maggiore riun&amp;igrave; un primo gruppo di opere scelte tra i pezzi pi&amp;ugrave; significativi conservati in Santa Maria Maggiore e negli oratori da essa dipendenti. A ci&amp;ograve; si aggiunsero oggetti precedentemente acquisiti in seguito alle demaniazioni postunitarie. L&amp;rsquo;attuale percorso di visita, articolato in sette sale, si ispira a criteri cronologici e tipologici che permettono di apprezzare i rapporti intercorsi tra Spello e gli altri centri artistici dell&amp;rsquo;Umbria nel corso di secoli. Oltre ai numerosi dipinti, tessuti e arredi sacri, di rilevante interesse &amp;egrave; una Madonna lignea del XIII secolo,&amp;nbsp;il Crocifisso deposto di inizio Trecento, la Croce astile in argento dorato di Paolo Vanni del 1398 e la Madonna col Bambino attribuita al Pinturicchio. Proveniente dall&amp;rsquo;attigua chiesa di Santa Maria Maggiore, quest&amp;rsquo;ultima invita a visitare la Cappella Bella, mirabile opera affrescata dal medesimo artista.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il Museo aderisce ai&amp;nbsp;progetti&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.youtube.com/watch?v=0Zkmh0PhVCs'&gt;UMBRIA BOX&lt;/a&gt;&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;e&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/25569814/Spello/5a8029dd-96e6-4706-9e2c-14c0cd7aa3af' target='_blank'&gt;UMBRIA TIME TRAVEL BOX&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Scarica la Digital Edition per&amp;nbsp;&lt;a href='https://apps.apple.com/it/app/spello-umbria-musei-digital/id955204126'&gt;Apple&amp;nbsp;&lt;/a&gt;-&amp;nbsp;&lt;a href='https://play.google.com/store/apps/details?id=it.sesinet.ebook.museispello'&gt;Android&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href='http://storicizzati.beniculturali.regione.umbria.it/resources/Depliant/Pinacoteca%20Comunale%20di%20Spello.pdf'&gt;Scarica in PDF il d&amp;eacute;pliant del Museo&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>pinacoteca@vivispello.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>742450645</Numeri di telefono><Accessibilita>in parte</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="114"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>San Giustino</Comune><Cap>6016</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Toscana</Indirizzo><Numero civico>5/E</Numero civico><Georeferenziazione>43.549466,12.175051</Georeferenziazione><Nome>Museo storico e scientifico del tabacco</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il museo &amp;egrave; ubicato all&amp;#39;interno dell&amp;#39;ex Consorzio Tabacchicoltori, nei pressi dello scalo ferroviario di San Giustino. Il magazzino, ora sede del museo, venne fatto costruire alla fine del XIX secolo dal comune di San Giustino. La struttura &amp;egrave; stata ampliata negli anni successivi e rimane funzionante fino al 1992, quando la lavorazione del tabacco venne trasferita all&amp;#39;interno di nuovi capannoni nella zona industriale. Il museo, unico nel suo genere, e la struttura che lo ospita sono di notevole interesse storico poich&amp;egrave; documentano le fasi della coltivazione e della lavorazione del tabacco e l&amp;#39;importanza che esso ha avuto nell&amp;#39;economia del territorio. Primo in Italia interamente dedicato al tabacco, il museo &amp;egrave; nato per volont&amp;agrave; di una Fondazione costituita nel 1997 da tutti i soggetti della filiera, dai coltivatori ai tabaccai. Il museo esamina la legislazione in materia e ricostruisce e diverse fasi di lavorazione, distinguendo tra quella agricola (la coltivazione), quella premanifatturiera (la selezione e il trattamento delle foglie) e quella manifatturiera (la realizzazione dei vari prodotti: dal tabacco da fiuto, al sigaro, alle sigarette). La Fondazione vede il coinvolgimento anche dei comuni dell&amp;#39;Alta Valle del Tevere, dove la lavorazione del tabacco &amp;egrave; stato importata in Italia per la prima volta alla fine del XVI secolo, all&amp;#39;interno del territorio compreso nell&amp;#39;ex Repubblica di Cospaia (1441-1826).&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto &lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1RIM/e111d0e7-e5af-48cf-89c3-1f032bf4cf31'&gt;RIM - Rete Interattiva Museale Altotevere&lt;/a&gt;.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.museotabacco.org|http://62.149.208.192/hosting/museotabacco.org/86/ITA/Contattaci</Sito web><Indirizzo email>info@museotabacco.org</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 8554202</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="115"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Torgiano</Comune><Cap>6089</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Localit Brufa</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.0588811,12.473302099999955</Georeferenziazione><Nome>Parco di sculture di Brufa</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;&amp;ldquo;Scultori a Brufa&amp;rdquo;, parco di sculture en plein air, fu ideato nel 1987 invitando uno scultore all&amp;rsquo;anno ad esporre i propri lavori per le strade che dominano i vigneti e le piazzette del borgo e acquisendo un&amp;rsquo;opera realizzata appositamente per il paese. Brufa, sulle cui colline sono situati i vigneti della prestigiosa produzione enologica torgianese; domina la piana del Tevere e la pianura di Assisi fino a Foligno. Fa parte della dorsale Torgiano - Brufa - Miralduolo - Torgiano, dove si sviluppa &amp;ldquo;La Strada del Vino e dell&amp;rsquo;Arte&amp;rdquo;. In questo paesaggio sono state inserite grandi sculture di artisti contemporanei (Pierucci, Sforna, Pizzoni, Miniucchi, Giuman, De Felice, Liberatore, Caruso, Sguanci, Mastroianni, Carroli, Lorenzetti, Roca-Rey, Carrino, Giuliani, Marotta, Mattiacci, Staccioli, Trubbiani, Cascella, Magnoni, Brook, Corsucci), volute dalla Pro Loco di Brufa, dal Comune di Torgiano e dalla Provincia di Perugia per creare dei punti di attrazione per lo sguardo.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>ufficio-turismo@comune.torgiano.pg.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 988601</Numeri di telefono><Accessibilita>in parte</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="116"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Gubbio</Comune><Cap>6024</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via della Cattedrale</Indirizzo><Numero civico>1</Numero civico><Georeferenziazione>43.353219,12.580071999999973</Georeferenziazione><Nome>Museo di palazzo Ducale</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il museo si trova nel terrazzamento pi&amp;ugrave; in alto del centro storico di Gubbio, di fronte alla cattedrale dedicata ai Santi Giacomo e Mariano. Il palazzo venne fatto costruire da Federico da Montefeltro (1422-1482), duca di Urbino, la cui famiglia domin&amp;ograve; Gubbio tra il 1480 e il 1508. Il palazzo merita sicuramente una visita per le eleganti forme rinascimentali che lo caratterizzano e che richiamano da vicino il palazzo ducale di Urbino. Per la costruzione del palazzo vennero trasformati, in forme rinascimentali, spazi ed edifici medievali, tra cui la &amp;ldquo;corte&amp;rdquo; longobarda e un vasto ambiente di pertinenza del primitivo palazzo comunale. Probabilmente ideato dal Laurana e da Francesco di Giorgio Martini, il complesso venne ultimato nel 1480, anno in cui fu solennemente donato dalla citt&amp;agrave; al Duca. La pianta si articola su due diversi corpi di fabbrica raccordati dal cortile centrale, racchiuso su tre lati da un elegante portico in pietra serena e mattoni. L&amp;#39;interno conserva, in parte, elementi decorativi originari, come alcune porte, pregevoli camini e un soffitto a cassettoni. Alcuni ambienti sono adibiti ad esposizioni temporanee, il piano nobile &amp;egrave; in fase di riallestimento. Durante il percorso di visita &amp;egrave; possibile accedere all&amp;#39;area archeologica sottostante. L&amp;rsquo;interno &amp;egrave; stato completamente spogliato agli inizi dell&amp;rsquo;Ottocento: lo studiolo quattrocentesco in tarsie lignee, realizzato dalla bottega di Giuliano da Maiano, si trova oggi al Metropolitan Museum di New York. Oggi &amp;egrave; per&amp;ograve; possibile ammirare all&amp;#39;interno una copia dello studiolo realizzata da una ditta artigiana locale.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>drm-umb.ducalegubbio@cultura.gov.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 9275872</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="117"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Gualdo Tadino</Comune><Cap>6023</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via della Rocca</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.2330919,12.788403900000048</Georeferenziazione><Nome>Museo civico - Rocca Flea</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Dal 1999 la Rocca Flea &amp;egrave; sede del Museo Civico. Il suo nome, derivato dal vicino fiume Flebeo, poi chiamato Feo, compare gi&amp;agrave; in documenti del XII secolo. Con il succedersi delle diverse dominazioni imposte alla citt&amp;agrave;, vi si insediarono dapprima le milizie di Federico Barbarossa, poi quelle del papa e nel 1208 quelle della guelfa Perugia. Danneggiata dai molti conflitti, venne&amp;nbsp;&lt;strong&gt;restaurata da Federico II&lt;/strong&gt; intorno al 1242. Nel XVI secolo divenne la residenza dei legati pontifici, mentre nel 1888 la Rocca diventa sede carceraria. Riportata al suo precedente aspetto grazie a recenti restauri la fortezza &amp;egrave; diventata dal 1999 sede del museo civico. Il museo si articola in tre sezioni. Quella archeologica ospita reperti archeologici che testimoniano il popolamento di Gualdo Tadino dalla preistoria al Medioevo. La sezione della ceramica con opere del XIX e XX secolo, ben rappresenta l&amp;rsquo;antica tradizione artigiana della citt&amp;agrave; con una particolare attenzione all&amp;rsquo;antica tecnica del lustro. La pinacoteca comprende opere per lo pi&amp;ugrave; provenienti da chiese della zona e pienamente rappresentative della cultura figurativa di confine tra Umbria e Marche. Di notevole interesse i dipinti del capostipite della scuola locale Matteo da Gualdo e il grande polittico di Niccol&amp;ograve; di Liberatore, detto l&amp;acute;Alunno (1471) proveniente da San Francesco, Affreschi di Matteo da Gualdo sono anche nella chiesa di San Francesco, visitabile in occasione di iniziative.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1PASSAGG/dcab5106-3cae-4a59-9afe-7ee0511e2d3b'&gt;PASSAGGIO A NORD-EST&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href='http://storicizzati.beniculturali.regione.umbria.it/resources/Depliant/Museo%20civico-%20Rocca%20Flea%20di%20Gualdo%20Tadino.pdf'&gt;Scarica in PDF il d&amp;eacute;pliant del Museo&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.polomusealegualdotadino.it|www.polomusealegualdotadino.it</Sito web><Indirizzo email>info@roccaflea.com</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 9142445</Numeri di telefono><Accessibilita>in parte</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="118"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Foligno</Comune><Cap>6034</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>piazza della Repubblica</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.9556571,12.703671699999973</Georeferenziazione><Nome>Museo della Stampa</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il Museo della Stampa raccoglie testimonianze sulla produzione della carta e sull&amp;rsquo;editoria folignate dal XV secolo ad oggi. &amp;Egrave; ospitato nell&amp;rsquo;antico palazzo tardo quattrocentesco dimora della famiglia Orfini, ricchi zecchieri pontifici nel luogo in cui ebbe sede la tipografia Orfini Numeister, nata grazie alla collaborazione tra Emiliano Orfini e Johannes Numeister, allievo di Gutenberg. Presso la tipografia venne stampata, l&amp;rsquo;11 aprile 1472, la prima edizione a stampa della Divina Commedia di Dante Alighieri.&lt;br /&gt;  Si accede al museo dal portale rinascimentale in via Pertichetti, sormontato dall&amp;#39;iscrizione &amp;ldquo;Laborandum Ut Quiescas&amp;rdquo; [&amp;egrave; necessario affaticarsi per potersi riposare].&lt;br /&gt;  A piano terra la prima sezione &amp;egrave; dedicata alla produzione della carta a Foligno, dalle prime cartiere fino ad oggi. Vi &amp;egrave; esposta la ricostruzione di un torchio a stampa quattrocentesco. Al terzo piano &amp;egrave; possibile ripercorrere le tappe dell&amp;rsquo;evoluzione della stampa a Foligno. Nella Sala degli incunaboli sono mostrate le carte con filigrana e le matrici per stampa. Le teche raccolgono alcune edizioni quattrocentesche della prototipografia Orfini Numeister. A seguire, la Sala del civil consesso, raccoglie encomi, epitalami, dottorati, monacazioni e i giornali editi a Foligno. Nella Sala dei Lunari &amp;egrave; esposta una panoramica di lunari e almanacchi, tra i quali spicca il famoso Barbanera, locandine e testimonianze del teatro Apollo Piermarini (1827-1944). Nella loggia dei Trinci, infine, interamente affrescata con monocromi che raccontano il mito fondativo della famiglia e le origini della citt&amp;agrave;, si trova la sezione dedicata ai tipografi presenti a Foligno tra XVI e XIX secolo.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto &lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.humbria2o.it/'&gt;HUmbria2O&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.museifoligno.it|http://www.museifoligno.it/i-musei/museo-della-stampa</Sito web><Indirizzo email>museotrinci@comune.foligno.pg.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>+39 0742 330584; +39 0742 330343</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="119"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Nocera Umbra</Comune><Cap>6025</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via San Rinaldo</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.1106607,12.790299000000005</Georeferenziazione><Nome>Torre dei Trinci o Campanaccio</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Maschio residuo della grande rocca sorta in epoca alto &amp;ndash; medioevale (XI sec. d.C.) e distrutta dalle truppe di Federico II nel 1248. La piccola rocca divenne, prima palazzo comunale, Palazzo dei Trinci (fino al 1439), poi sede del comune di Nocera fino al XVIII secolo. La torre &amp;egrave; alta trenta metri e l&amp;rsquo;antica entrata era posta alcuni metri pi&amp;ugrave; in alto rispetto all&amp;rsquo;attuale ed &amp;egrave; ancora visibile in rientranza; le feritoie e i grandi archi sulla sommit&amp;agrave; facevano spaziare la visione del territorio nocerino e dell&amp;rsquo;intera contea.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;La torre, nel 1421, fu anche teatro di un drammatico fatto di sangue che vide protagonisti i Trinci, signori di Foligno, e Pietro da Rasiglia, Castellano di Nocera: per vendicarsi di un torto sub&amp;igrave;to, Pietro uccise i fratelli Niccol&amp;ograve; e Bartolomeo Trinci e sua moglie Orsolina, prima di finire anch&amp;#39;egli vittima di rappresaglia da parte dei membri superstiti della nobile famiglia folignate.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.nocerainumbria.it|www.nocerainumbria.it</Sito web><Indirizzo email>museinoceraumbra@gmail.com</Indirizzo email><Numeri di telefono>0742 834011 (centralino comune)</Numeri di telefono><Accessibilita>in parte</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="120"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Terni</Comune><Cap>5100</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Vocabolo Cascata, Marmore</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.54793337663667,12.720124886002381</Georeferenziazione><Nome>Hydra - Museo della Cascata</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;HYDRA - Museo Multimediale Cascata delle Marmore&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&amp;egrave; un&amp;rsquo;esposizione multimediale &amp;ndash; che si estende per 450 mq - &amp;nbsp;allestita nei&amp;nbsp;locali&amp;nbsp;seminterrati della Scuola Don Milani di Marmore&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;ed &amp;egrave; stata&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;pensata per valorizzare la storia&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;di questo&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;territorio. Attraverso l&amp;rsquo;utilizzo delle pi&amp;ugrave; moderne tecnologie espositive (plastici territoriali, modelli tridimensionali, installazioni di realt&amp;agrave; aumentata/ virtuale, app digitale per la fruizione dei contenuti) &amp;nbsp;il visitatore pu&amp;ograve; comprendere e arricchire la propria visita alla Cascata con nozioni e riferimenti interessanti, vivendo un&amp;rsquo;esperienza immersiva unica. Il contesto della Cascata cos&amp;igrave; come appare oggi, infatti, &amp;egrave; il risultato di una complessa interazione tra evoluzione geologica ed intervento umano, iniziata&amp;nbsp;pi&amp;ugrave;&amp;nbsp;di duemila anni fa, che ha prodotto una costruzione artificiale del paesaggio in un ambiente naturale unico. Per questo si parla di&amp;nbsp;Opera della&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;Cascata, intendendo con il termine tutti gli interventi con i quali l&amp;rsquo;uomo ha cercato di risolvere il problema delle paludi del Velino e contestualmente di usare la risorsa acqua, sia per l&amp;rsquo;agricoltura che per usi energetici e produttivi.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.museodellacascata.it|www.museodellacascata.it</Sito web><Indirizzo email>info@museodellacascata.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>3297351808 - 3498689102</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="121"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Avigliano Umbro</Comune><Cap>5020</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Vocabolo Pennicchia, localit Dunarobba</Indirizzo><Numero civico>46</Numero civico><Georeferenziazione>42.6516036,12.429611</Georeferenziazione><Nome>Centro di Paleontologia vegetale della foresta fossile di Dunarobba</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;&lt;img src='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/logo_orizzontale_ita_colore+%281%29.jpg/e1fc60ce-2ec7-4319-8f50-4e1ee4fc2041?t=1658922943098' style='float:left; height:84px; margin:20px 22px; width:200px' /&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il Museo&amp;nbsp;ha ottenuto il riconoscimento&amp;nbsp;&lt;a href='https://www.umbriacultureforfamily.it/' target='_blank'&gt;&lt;strong&gt;Umbria Culture for Family&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&amp;nbsp;per i servizi e le attivit&amp;agrave; che offre alle famiglie con ragazzi di 0-14 anni.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il Centro di Paleontologia Vegetale &amp;egrave; stato realizzato alla fine degli anni &amp;rsquo;90 per supportare l&amp;rsquo;attivit&amp;agrave; di studio sulla Foresta Fossile di Dunarobba ricostruendone le caratteristiche geologiche, climatiche, faunistiche attraverso reperti, pannelli esplicativi e modelli in scala. La Foresta Fossile venne alla luce verso la fine degli anni &amp;rsquo;70, all&amp;rsquo;interno di una cava di argilla destinata alla fabbricazione di mattoni per l&amp;rsquo;edilizia. I resti dei circa cinquanta tronchi di gigantesche conifere attualmente visibili costituiscono un&amp;rsquo;eccezionale e rara testimonianza di alcune essenze vegetali che caratterizzavano questo settore della penisola italiana nell&amp;rsquo;arco di tempo compreso fra i 3 e i 2 milioni di anni fa, cio&amp;egrave; nel periodo geologico noto come Pliocene. Ancora in gran parte sepolta dal sedimento, questa antica foresta indica condizioni ambientali sostanzialmente diverse da quelle attuali, caratterizzate anche da un clima sensibilmente pi&amp;ugrave; caldo. La conservazione dei tronchi in posizione di vita e il mantenimento pressoch&amp;eacute; totale delle caratteristiche del legno originario, sono ragionevolmente ascrivibili ad un seppellimento continuo e graduale avvenuto all&amp;rsquo;interno di un&amp;rsquo;area paludosa situata sulle rive di un ampio lago. Inoltre l&amp;rsquo;area era sottoposta ad un graduale sprofondamento, cio&amp;egrave; ad fenomeno geologico noto come subsidenza. Le particolari caratteristiche di questo sito paleontologico lo rendono un monumento naturalistico unico al mondo e di grande rilevanza scientifica. La Soprintendenza per i Beni Archeologici dell&amp;rsquo;Umbria, negli anni successivi alla scoperta ha iniziato un lungo lavoro di documentazione finalizzato allo studio, alla salvaguardia e conservazione del sito paleontologico. Attualmente i maggiori sforzi sono finalizzati a contrastare il disfacimento del legno da parte degli agenti atmosferici, causa principale di degrado.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto &lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.humbria2o.it/'&gt;HUmbria2O&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;a href='http://storicizzati.beniculturali.regione.umbria.it/resources/Depliant/Foresta%20fossile%20di%20Dunarobba.pdf'&gt;&lt;strong&gt;Scarica in PDF il d&amp;eacute;pliant del Museo&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.forestafossile.it|www.forestafossile.it</Sito web><Indirizzo email>forestafossile@libero.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0744 940348</Numeri di telefono><Accessibilita>in parte</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="122"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Stroncone</Comune><Cap>5039</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza della Torre c/o chiesa della Madonna del Gonfalone</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.49768839741595,12.66279995441437</Georeferenziazione><Nome>Museo dei Corali di Stroncone</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Appartengono al Comune di Stroncone nove preziosi codici liturgico-musicali di grande formato, su pergamena, databili al XIV secolo&amp;nbsp;in notazione &amp;ldquo;corale&amp;rdquo;. Al loro&amp;nbsp;interno&amp;nbsp;&amp;egrave; possibile osservare preziose miniature dal notevole valore artistico. Provenienti dalla&amp;nbsp;chiesa collegiata di San Michele Arcangelo e della chiesa di San Nicol&amp;ograve; di Stroncone, i Corali&amp;nbsp;vannero rinvenuti alla fine dell&amp;rsquo;800 dallo storico locale Luigi Lanzi e da allora sono custoditi nella&amp;nbsp;sede municipale.&lt;br /&gt;  In Piazza della Torre, nell&amp;rsquo;antica chiesa della Madonna del Gonfalone, &amp;egrave; possibile&amp;nbsp;visitare il museo ad essi dedicato.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.comune.stroncone.tr.it|www.comune.stroncone.tr.it</Sito web><Indirizzo email>info@comune.stroncone.tr.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0744/6098202 e 0744/609811</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="123"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Assisi</Comune><Cap>6081</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza del Comune</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.07129627383808,12.614634071495294</Georeferenziazione><Nome>Torre del Capitano del Popolo</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;A ridosso del Tempio di Minerva sorge l&amp;rsquo;altissima Torre del Popolo (47 m.). La torre fu costruita per la&lt;br /&gt;  magistratura del Capitano del Popolo, della quale si ha notizia ad Assisi nell&amp;rsquo;anno 1267. L&amp;rsquo;edificio era in parte ultimato nel 1274, data un tempo leggibile sopra una campana e nel 1279 ospitava la famiglia del Capitano. Una iscrizione posta alla base della torre recita che la costruzione fu portata a termine nel 1305, al tempo del Capitano Cabrino da Parma. Nella ricorrenza del VII centenario della morte di san Francesco (1926) fu realizzato il coronamento con merli ghibellini della sommit&amp;agrave;.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Nel 1349 il Capitano del Popolo Angelo di Latero da Perugia fece murare alla base della Torre una lapide in&lt;br /&gt;  pietra rossa del Subasio, con le misure e lo spessore dei laterizi utilizzati ad Assisi &amp;ndash; mattoni, pianelle,&lt;br /&gt;  quadrelli e coppi &amp;ndash; pi&amp;ugrave; tre verghette di ferro con la lunghezza della canna, del passetto e del palmo, seguiti&lt;br /&gt;  per i panni di lana, di seta e di lino. Lo Statuto comunale del 1469 prescriveva l&amp;rsquo;uso di questi modelli applicati alla base della torre, cos&amp;igrave; come disciplinava tempi e luoghi nell&amp;rsquo;esercizio delle professioni artigiane e nella vendita delle merci, in ragione degli odori e dei rumori.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Nel 1501 i locali a piano terra della Torre del Popolo furono ceduti al Collegio dei Notai per destinarvi la sala&lt;br /&gt;  dell&amp;rsquo;Udienza. Nel 1524 il lapicida Massimo di Puzio ne scolp&amp;igrave; il portale in pietra, su disegno del pittore Cecco di Bernardino (Assisi, 1511-1547). Sulla chiave dell&amp;rsquo;arco si trova uno scudo in pietra con gli strumenti di lavoro dei notai: libro, penna e calamaio. Sull&amp;rsquo;architrave &amp;egrave; scolpito il motto dell&amp;rsquo;Arte: unica mundi fides. Lo stemma e le iniziali visibili sullo stipite destro sono quelle del notaio Francesco Bovi. Nel 1531 il maestro di legname Paolo di Jacopo da Gubbio esegu&amp;igrave; la porta a imitazione delle imposte del Collegio del Cambio di Perugia.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Nel secondo decennio del Cinquecento la sala a pianterreno della torre fu arredata per l&amp;rsquo;Arte dei Notai con un tribunale a spalliera, ornato da candelabre e da tarsie con lettere antiche e figure, secondo il modello&lt;br /&gt;  presentato il 7 novembre 1515 da Lorenzo di Paolo, mastro legnaiolo fiorentino residente in Assisi. L&amp;rsquo;arredo&lt;br /&gt;  ligneo &amp;egrave; andato perduto. Si &amp;egrave; invece conservato un malconcio affresco risalente ai decenni finali del XVI&lt;br /&gt;  secolo, che raffigura l&amp;rsquo;Assunzione in cielo della Vergine alla presenza dei santi patroni Giovanni Evangelista e Rufino, Chiara e Francesco. Da qui si accede a un cortile che conduce al retro del Tempio di Minerva.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>info@iat.assisi.pg.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 8138680</Numeri di telefono><Accessibilita>no</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="124"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Todi</Comune><Cap>6059</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via delle Mura Antiche</Indirizzo><Numero civico>25</Numero civico><Georeferenziazione>42.77929347205824,12.41259370576629</Georeferenziazione><Nome>Casa Dipinta</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;La casa, di origine ottocentesca, venne acquistata nel 1975 dall&amp;rsquo;artista irlandese&amp;nbsp;O&amp;rsquo;Doherty&amp;nbsp; e dalla moglie Barbara, per le proprie vacanze e per godere del loro tempo libero. Immersa&amp;nbsp;nella magica atmosfera di Todi, due anni dopo l&amp;#39;avvenuto acquisto,&amp;nbsp;nel 1977,&amp;nbsp;Brian, anche per esaudire i desideri di sua moglie Barbara, ha cominciato a dipingere la casa, trasformandola in una straordinaria opera d&amp;rsquo;arte complessiva.&lt;br /&gt;  La &amp;ldquo;Casa Dipinta&amp;rdquo;, negli anni &amp;egrave; diventata un &lt;em&gt;unicum&lt;/em&gt; mondiale, con tutte le pareti affrescate con opere dell&amp;rsquo;artista e con la riproduzione dell&amp;rsquo;antico alfabeto Ogham, usato in Irlanda fino al VII secolo.&lt;br /&gt;  Il luogo, non solo fisico, dove l&amp;rsquo;amore dei coniugi O&amp;rsquo;Doherty e la loro passione per Todi e per l&amp;rsquo;arte ha trovato la massima espressione.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.coopculture.it|https://www.coopculture.it/it/poi/casa-dipinta-di-todi/</Sito web><Indirizzo email>iat.todi@coopculture.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>+39 075 8956227</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="125"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Paciano</Comune><Cap>6060</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Sensini</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.0221731,12.071038499999986</Georeferenziazione><Nome>TrasiMemo Banca della Memoria del Trasimeno</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;TrasiMemo &amp;egrave; un museo con laboratori ed eventi sui temi del legno, ferro e metalli, tessile e cotto del Trasimeno.&lt;br /&gt;  Trasimemo &amp;egrave; un progetto di innovazione culturale capace di trovare risposte imprenditoriali sostenibili e competenze &amp;ldquo;nascoste&amp;rdquo; nel territorio, basato su un patto tra cittadini che si prendono cura del loro patrimonio, istituzioni e professionisti dei beni culturali.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto &lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1_presentazione+aggiornata+GTT/6bd6416c-db5c-451b-b3a5-40b75cad49e8'&gt;Gran Tour Trasimeno 2.0&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;a href='https://www.facebook.com/trasimemo'&gt;TrasiMemo Banca della Memoria del Trasimeno &amp;egrave; su facebook&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;  &amp;nbsp;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.trasimemo.it|www.trasimemo.it</Sito web><Indirizzo email>trasimemo@gmail.com</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 830340;  075 830186 int 4; 331 1170780</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="126"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Perugia</Comune><Cap>6121</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via dei Priori</Indirizzo><Numero civico>84</Numero civico><Georeferenziazione>43.11248,12.385409999999979</Georeferenziazione><Nome>Casa Museo degli Oddi Marini Clarelli</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il palazzo, costruito nel XVI secolo, appartenne alla nobile famiglia degli Oddi, le cui origini risalgono al XII secolo e sopra il portale si legge ancora &amp;ldquo;Hostel delli Oddi&amp;rdquo;.&amp;nbsp; &lt;br /&gt;  Del primitivo impianto resta soltanto il salone al piano terra dipinto nel seicento con storie dell&amp;rsquo;epopea familiare. Al tardo settecento si deve invece la realizzazione della facciata, terminata nel 1768.&lt;br /&gt;  A seguito del matrimonio di Maria Vittoria degli Oddi e Luigi Marini Clarelli avvenuto nel 1881, il Palazzo assunse il nome dei Marini Clarelli. La casa museo conserva intatti gli arredi storici e un archivio consultabile previo appuntamento.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.fondazionemariniclarellisanti.org|www.fondazionemariniclarellisanti.org</Sito web><Indirizzo email>info@fondazionemariniclarellisanti.org</Indirizzo email><Numeri di telefono>075/5734844     , 349/2861861</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="127"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Gualdo Tadino</Comune><Cap>6023</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>via Giuseppe Discepoli</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.234139,12.78224130000001</Georeferenziazione><Nome>Museo Opificio Rubboli</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il Museo Rubboli, allestito negli antichi locali ottocenteschi dell&amp;rsquo;opificio, ospita un&amp;rsquo;importante collezione di maioliche a lustro Rubboli&lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;che vanno dal 1878 agli anni sessanta del Novecento, oltre ad alcune opere significative di altre importanti manifatture ceramiche dello stesso periodo.&lt;br /&gt;  La sezione Tradizione Contemporanea, comprende lavori a lustro progettati da alcuni designer italiani e realizzati dalla Rubboli in occasione della Triennale della Ceramica d&amp;#39;Arte Contemporanea di Gualdo Tadino del 2009.&lt;br /&gt;  Il percorso museale comprende quattro stanze che corrispondono alle fasi produttive della manifattura e il locale delle muffole: antichi forni risalenti al 1884 utilizzati per ottenere, mediante una terza cottura con fumo di ginestra, i lustri oro e rubino.&lt;br /&gt;  Le muffole della Rubboli sono identiche a quelle illustrate da Cipriano Piccolpasso nel suo celebre trattato &lt;em&gt;Li tre libri dell&amp;rsquo;arte del vasaio del 1558&lt;/em&gt;. Secondo lo studioso inglese Alan Caiger-Smith, considerato il principale esperto della tecnica a lustro, &amp;ldquo;il forno a muffola dei Rubboli, progettato da Paolo Rubboli intorno al 1870, &amp;egrave; una versione modificata di quello di Mastrogiorgio da Gubbio. Probabilmente si tratta dell&amp;rsquo;unico esempio di questo tipo di forno per il lustro rimasto al mondo&amp;rdquo;.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1PASSAGG/dcab5106-3cae-4a59-9afe-7ee0511e2d3b'&gt;PASSAGGIO A NORD-EST&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>https://polomusealegualdotadino.it|https://polomusealegualdotadino.it/museo-opificio-rubboli/</Sito web><Indirizzo email>info@roccaflea.com</Indirizzo email><Numeri di telefono>Segreteria Polo Museale 075 9142445 - 339 2298013</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="128"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Deruta</Comune><Cap>6053</Cap><Localita>Casalina</Localita><Indirizzo>Via del Risorgimento - Manifattura ex Tabacchi</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.9508342,12.399566100000015</Georeferenziazione><Nome>Laboratorio di Storia dell'Agricoltura dell'Universit degli Studi di Perugia - CAMS</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;&lt;img src='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/logo_orizzontale_ita_colore+%281%29.jpg/e1fc60ce-2ec7-4319-8f50-4e1ee4fc2041?t=1658922943098' style='float:left; height:84px; margin:20px 22px; width:200px' /&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;Il Museo ha ottenuto il riconoscimento&amp;nbsp;&lt;a href='https://www.umbriacultureforfamily.it' target='_blank'&gt;&lt;strong&gt;Umbria Culture for Family&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&amp;nbsp;per i servizi e le attivit&amp;agrave; che offre alle famiglie con ragazzi di 0-14 anni.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il Laboratorio di Storia dell&amp;rsquo;Agricoltura illustra l&amp;rsquo;evoluzione dell&amp;rsquo;agricoltura nel corso del tempo attraverso l&amp;rsquo;esposizione dei primi macchinari moderni introdotti in Umbria. Nel 1898 il Ministero dell&amp;rsquo;Agricoltura sovvenzion&amp;ograve; la costituzione del &amp;ldquo;Regio deposito di macchine agricole&amp;rdquo; annesso all&amp;rsquo;Istituto Superiore Agrario di Perugia allo scopo di permettere &amp;laquo;a titolo di sperimento alle Scuole, ai Comizi, alle Associazioni e ai privati agricoltori, le macchine e gli strumenti rurali moderni in modo da diffonderne l&amp;#39;uso per l&amp;#39;incremento dell&amp;#39;agricoltura&amp;raquo;; per questo scopo il deposito era fornito di macchinari di provenienza estera, tra cui attrezzature americane, inglesi, tedesche e francesi. Le attrezzature mantengono ancora le vernici originali, con le antiche scritte e decalcomanie, fatto che ne aumenta il valore storico e documentario.&lt;br /&gt;  Oltre alle macchine del Regio Deposito, all&amp;rsquo;interno del laboratorio sono esposti dei macchinari della Fondazione per l&amp;rsquo;Istruzione Agraria di Perugia, interessanti in quanto sono provenienti dall&amp;rsquo;azienda che circonda il museo. Un terzo nucleo di attrezzature proviene da una donazione di Banca Etruria e ha consentito di ampliare notevolmente alcuni settori dell&amp;rsquo;esposizione, in particolare quelli riguardanti la trasformazione dei prodotti agricoli.&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/pieghevole+Cams.pdf/b136032f-a418-4ac2-8fc6-fa0287d63bdc'&gt;VEDI LA SCHEDA&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;  &amp;nbsp;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.cams.unipg.it</Sito web><Indirizzo email>marco.maovaz@unipg.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>+39 075 5857979; Mobile +39 3202223164</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="129"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Spoleto</Comune><Cap>6049</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Morgnano</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.7763074,12.6958055</Georeferenziazione><Nome>Museo delle miniere di Morgnano</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il museo delle Miniere, realizzato sull&amp;rsquo;antico pozzo di estrazione del complesso minerario spoletino, &amp;egrave; un luogo simbolo della memoria, sia per l&amp;rsquo;importanza dell&amp;rsquo;opera, sia per la sua centralit&amp;agrave; nel sistema estrattivo, sia per le tragiche vicende che lo videro spettatore nel 1955 e che segnarono per sempre la memoria collettiva della citt&amp;agrave; di Spoleto. Il museo propone ingresso e visita alla mostra espositiva SpoletoMiniere, alle raccolte di materiali, reperti, documenti conservati e vista di filmati realizzati con la raccolta di testimonianze dirette di ex minatori.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto &lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1CONNESSIONIMUSEALI/24da2855-ab54-498f-84f7-ab8959ab2c38'&gt;CONNESSIONI MUSEALI&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.amicidelleminiere.it|www.amicidelleminiere.it</Sito web><Indirizzo email>info@amicidelleminiere.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0743 225700</Numeri di telefono><Accessibilita>in parte</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="130"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Massa Martana</Comune><Cap>6056</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Viale della Pace</Indirizzo><Numero civico>87</Numero civico><Georeferenziazione>42.7779079,12.525460299999963</Georeferenziazione><Nome>Centro documentazione Monti Martani</Nome><Descrizione>&lt;pre&gt;  &lt;img src='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/logo_orizzontale_ita_colore+%281%29.jpg/e1fc60ce-2ec7-4319-8f50-4e1ee4fc2041?t=1658922943098' style='float:left; height:84px; margin:20px 22px; width:200px' /&gt;  &lt;/pre&gt;    &lt;p&gt;La biblioteca&amp;nbsp;ha ottenuto il riconoscimento &lt;a href='https://www.umbriacultureforfamily.it' target='_blank'&gt;&lt;strong&gt;Umbria Culture for Family&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&amp;nbsp;per i servizi e le attivit&amp;agrave; che offre alle famiglie con ragazzi di 0-14 anni.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Inaugurato nel 2006, fornisce un panorama cronologicamente completo della storia del centro e del suo territorio attraverso l&amp;rsquo;esposizione di manufatti legati alle attivit&amp;agrave; produttive, in primis l&amp;rsquo;agricoltura, e i reperti archeologici romani rinvenuti in seguito a scavi degli anni settanta e novanta del Novecento.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto &lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.humbria2o.it/'&gt;HUmbria2O&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>biblioteca@comune.massamartana.pg.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 889371</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="131"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>-</Provincia><Comune>-</Comune><Cap>-</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Sant'Antonio</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.0702635,12.615213799999992</Georeferenziazione><Nome>Domus del Lararium</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;La domus rinvenuta nel 2001 sotto Palazzo Giamp&amp;egrave; &amp;egrave; detta del Lararium poich&amp;eacute; in uno degli ambienti scavati &amp;egrave; stato ritrovato un larario in terracotta raffigurante il dio protettore della casa. E&amp;rsquo; databile tra la seconda met&amp;agrave; del I secolo a.C. e i primi decenni del I secolo d.C. Gli ambienti gravitano sul peristilio, il giardino porticato interno, di cui sono riemerse colonne in laterizio rivestite di stucchi visibili per tutta la loro altezza e pavimentazione a mosaico a tessere bianche e nere. Tre ambienti adiacenti, a nord del peristilio, sono identificati con un soggiorno (&lt;em&gt;diaeta&lt;/em&gt;), la sala da pranzo (&lt;em&gt;oecus triclinare&lt;/em&gt;), il &lt;em&gt;tablinium&lt;/em&gt;. Tutte le pareti dei vari ambienti presentano pitture di alto livello tecnico, con colori sempre assai vivi in rosso pompeiano e ocra e da quadretti con scene di vita familiare. Questa domus &amp;egrave; fruibile esclusivamente con visione dall&amp;#39;alto per garantire la conservazione degli splendidi mosaici e degli affreschi appena restaurati. La visita trova essenziale complemento con quella della &lt;a href='http://www.umbriacultura.it/samira_fe/loadcard.do?id_card=158606&amp;amp;force=1'&gt;domus cosiddetta di Properzio&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.coopculture.it</Sito web><Indirizzo email>info@iat.assisi.pg.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 8138680</Numeri di telefono><Accessibilita>no</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="132"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Spello</Comune><Cap>6038</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Torri di Properzio</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.9914363,12.670139999999947</Georeferenziazione><Nome>Porta Venere e Torri di Properzio</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;A met&amp;agrave; del tratto occidentale della cinta muraria di epoca romana si apre la Porta Venere, inquadrata da due Torri medievali dette &amp;ldquo;di Properzio&amp;rdquo;. L&amp;rsquo;aspetto attuale del complesso porta-torre &amp;egrave; frutto della ricostruzione, piuttosto fedele, effettuata negli anni Quaranta del Novecento. La porta, realizzata in blocchi regolari di travertino, &amp;egrave; a tre fornici e si apre perpendicolare all&amp;rsquo;andamento della cortina, in direzione del santuario extraurbano, oggi occupato dalla cinquecentesca Villa Fidelia. Le torri in pietra bianca e rosa del Monte Subasio hanno all&amp;rsquo;esterno una pianta dodecagonale, all&amp;rsquo;interno circolare; presentano quattro piani muniti di finestre ad arco, per uno sviluppo in altezza di oltre 18 metri. Attraverso le scale a chiocciola allestite all&amp;rsquo;interno della torre occidentale si pu&amp;ograve; raggiungere il terrazzo panoramico con vista sull&amp;rsquo;intera vallata.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>spello@sistemamuseo.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0742 301909</Numeri di telefono><Accessibilita>no</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="133"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Gualdo Tadino</Comune><Cap>6023</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Imbriani</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.2304576,12.782919799999945</Georeferenziazione><Nome>Centro culturale Casa Cajani - Museo archeologico 'Antichi Umbri' e Museo della Ceramica a lustro</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;La residenza storica di Casa Cajani &amp;egrave; parte del Polo Museale Citt&amp;agrave; di Gualdo Tadino e ospita il Museo archeologico &amp;quot;Antichi Umbri&amp;quot; e il Museo della Ceramica a lustro. Nel primo sono esposti i reperti recuperati sul territorio di Gualdo Tadino tra gli anni Venti e Cinquanta del secolo scorso dall&amp;#39;archeologo Enrico Stefani. Pi&amp;ugrave; di 1.500 i reperti proposti al pubblico, con un arco cronologico che va dal XIII sec. a.C. al III sec. a.C. e che permettono di ricostruire le dinamiche socio-culturali delle popolazioni del Centro Italia, direttamente collegabili con le genti che a partire da tali date hanno trovato qui il loro luogo ideale di vita. Numerosi sono gli esempi di importazioni dall&amp;#39;Etruria, dal Lazio e dal Piceno. Il Museo Archeologico Antichi Umbri &amp;egrave; suddiviso in tre sezioni, attraverso le quali si ricostruiscono a livello cronologico le fasi di sviluppo dell&amp;rsquo;antico popolo umbro dei Tarsinati. Dopo una breve presentazione del territorio dal punto di vista storiografico e archeologico si accede alla seconda sala, con i materiali pi&amp;ugrave; antichi provenienti dall&amp;rsquo;abitato di Colle i Mori e dalla necropoli ad esso pertinente di localit&amp;agrave; San Facondino. Nel piano sottostante il visitatore pu&amp;ograve; ammirare ci&amp;ograve; che &amp;egrave; stato scoperto in questo sito archeologico tra i pi&amp;ugrave; interessanti dell&amp;rsquo;intera regione, ove insiste nella parte pi&amp;ugrave; alta un santuario. Le sale contengono oggetti di uso quotidiano e una nutrita sezione di manufatti pertinenti all&amp;rsquo;area del tempio. Nel percorso museale &amp;egrave; stata collocata anche la famosa epigrafe proveniente da Colle i Mori, in cui in lingua umbra si traccia il confine della citt&amp;agrave; umbra di Tarinas. La rimanente parte espositiva &amp;egrave; stata dedicata alle necropoli rintracciate nei primi decenni del Novecento dall&amp;rsquo;archeologo Enrico Stefani, a cui va il merito di aver indagato con estrema accuratezza l&amp;rsquo;intero territorio comunale. Grazie a questo interessante viaggio nella storia, il visitatore pu&amp;ograve; ricostruire la vita, l&amp;rsquo;economia e gli scambi culturali degli antichi Umbri.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;br /&gt;  All&amp;#39;ultimo piano di Casa Cajani, il Museo della Ceramica a lustro di Gualdo Tadino presenta la collezione civica di ceramiche.&amp;nbsp;Il Museo della Ceramica di Casa Cajani &amp;egrave; parte di un ampio progetto che ha come obiettivo quello di esporre e valorizzare il patrimonio della citt&amp;agrave;: la collezione civica di ceramiche, proveniente dal pubblico, da acquisizioni e donazioni. Un progetto legato alla storia artistica, produttiva ed&lt;br /&gt;  economica di questo territorio, che documenta i prestigiosi traguardi raggiunti nel corso dei secoli dalle manifatture ceramiche gualdesi. Con le sezioni del Museo della Ceramica presso la Rocca Flea, Casa Cajani, l&amp;rsquo;Opificio Rubboli, e con la prospettiva dell&amp;rsquo;esposizione delle opere del Concorso Internazionale della Ceramica, ha preso forma l&amp;rsquo;idea del museo come sistema costituito da pi&amp;ugrave; punti espositivi che presentano materiali che vanno dalla seconda met&amp;agrave; del XIX secolo fino agli ultimi decenni del XX. La sede di Casa Cajani presenta una collezione di manufatti, prodotti non solo nell&amp;rsquo;area di Gualdo Tadino, ma anche in quelle di Firenze, Pesaro-Urbino, Deruta e Napoli, che testimonia la grande vitalit&amp;agrave; di Gualdo Tadino in ambito ceramico e lo scambio culturale con altre citt&amp;agrave; della ceramica. Altre sale invece sono interamente dedicate ad Alfredo Santarelli, un omaggio alla sua maestosa opera con manufatti di importanti opifici nati nel &amp;lsquo;900 dall&amp;rsquo;impronta del Santarelli, come Luca della Robbia, la Societ&amp;agrave; Ceramica Mastro Giorgio e l&amp;rsquo;Industria Ceramiche Angelo Pascucci. Un&amp;rsquo;altra sezione &amp;egrave; dedicata alla prestigiosa manifattura di Paolo Rubboli che reintrodusse a Gualdo Tadino la tecnica dei lustri oro e rubino di ttradizione mastrogiorgesca.&amp;nbsp;(N. Teodori)&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1PASSAGG/dcab5106-3cae-4a59-9afe-7ee0511e2d3b'&gt;PASSAGGIO A NORD-EST&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>info@roccaflea.com</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 9142445</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="134"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Gubbio</Comune><Cap>6024</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza 40 Martiri</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.3518876,12.5764178</Georeferenziazione><Nome>Raccolta d'arte di San Francesco</Nome><Descrizione>La raccolta  ospitata in alcuni ambienti del chiostro della chiesa di San Francesco a Gubbio.      Attigua al chiostro si trova la duecentesca chiesa di San Francesco, eretta presso il fondaco degli Spadalonga, famiglia che accolse San Francesco dopo labbandono della casa paterna e la rinuncia ai beni.    La raccolta e gli ambienti che la ospitano contribuiscono a meglio contestualizzare l'importante vicenda dell'Ordine francescano a Gubbio, citt molto cara a San Francesco nella quale si rifugi in seguito all'abbandono della casa del padre e dove ammans il lupo che insediava la popolazione.  In alcuni ambienti del chiostro della duecentesca chiesa  ospitata una raccolta darte che costituisce una sorta di appendice documentaria della chiesa.  infatti formata da materiali per lo pi rimossi in seguito ai ripetuti interventi di rimaneggiamento del primitivo edificio gotico, compiuti tra il XVIII e il XIX secolo. Oltre ad una Nativit, attribuita a Timoteo Viti, e ad un San Francesco di Jusepe de Ribera, arredi liturgici testimoniano la vita della comunit francescana di Gubbio dal XV al XVIII secolo. La raccolta comprende anche alcuni reperti archeologici, tra cui vasellame magnogreco dei secolo IX-IV a.C.  Il museo  visitabile solamente su prenotazione.</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>ofmconvgubbio@libero.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 9273460</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="135"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Terni</Comune><Cap>5100</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Franco Mol</Indirizzo><Numero civico>25</Numero civico><Georeferenziazione>42.559339475202506,12.652441263198854</Georeferenziazione><Nome>Museo archeologico 'Claudia Giontella'</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;&lt;img alt='' src='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/logo_orizzontale_ita_colore+%281%29.jpg/e1fc60ce-2ec7-4319-8f50-4e1ee4fc2041?t=1658922943098' style='float:left; height:84px; margin:20px 22px; width:200px' /&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il Museo ha ottenuto il riconoscimento &lt;a href='https://www.umbriacultureforfamily.it' target='_blank'&gt;&lt;strong&gt;Umbria Culture for Family&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&amp;nbsp;per i servizi e le attivit&amp;agrave; che offre alle famiglie con ragazzi di 0-14 anni.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il Museo si trova a Terni all&amp;#39;interno del Centro Arti Opificio Siri (C.A.O.S.) che ospita anche il Museo d&amp;#39;Arte moderna e contemporanea &amp;quot;Aurelio de Felice&amp;quot;, un teatro sperimentale, una caffetteria, un bookshop e laboratori didattici. Il museo &amp;egrave; allestito negli spazi al piano terra dell&amp;rsquo;ex stabilimento Siri. La collocazione del museo rappresenta un esempio eccellente di riutilizzo di una area industriale dismessa. Attraverso i reperti esposti sono illustrati gli aspetti di vita e l&amp;rsquo;evoluzione di Interamna - Terni, la citt&amp;agrave; tra i due fiumi abitata dai Nahartes, il popolo umbro che occup&amp;ograve; fin dalla preistoria la conca tra i fiumi Nera (Nahr) e Serra. In particolare per quanto riguarda il museo archeologico il percorso inaugurato nel 2004, si snoda attraverso diciassette sale organizzate in due sezioni, una dedicata alla storia preromana, l&amp;rsquo;altra a quella romana. La sezione preromana, ordinata in rigorosa sequenza cronologica, ospita nelle prime sale i reperti protostorici (X secolo a.C.) provenienti dalle grotte nella zona delle Marmore e dalla grande necropoli delle Acciaierie, scoperta alla fine del XIX secolo. Frequentata dall&amp;rsquo;et&amp;agrave; del bronzo finale (X secolo a.C.) fino alla prima et&amp;agrave; del ferro (VIII secolo a.C.) ha restituito numerosi oggetti di corredo che testimoniano la progressiva monumentalizzazione dei rituali di sepoltura, segno della mutata organizzazione sociale della popolazione dei Naharci. Le sale centrali espongono tombe orientalizzanti (VII secolo a.C.) ricostruite nelle dimensioni originarie, facenti parte delle necropoli rinvenute in citt&amp;agrave;. Al termine della sezione, l&amp;rsquo;ottava sala &amp;egrave; interamente dedicata allo scavo di monte Torre Maggiore, un luogo di culto frequentato dal VI secolo a.C fino alla tarda et&amp;agrave; imperiale. Il nucleo costitutivo della sezione romana deriva dal trasferimento, alla fine del XIX secolo, della collezione Sconocchia nei grandi ambienti al pianterreno del palazzo Comunale (oggi Biblioteca), poi trasferita nel chiostro del convento di San Francesco dove rimasero fino al secondo dopoguerra, quando l&amp;rsquo;intera collezione fu ospitata nel palazzo dei Carrara. Esposti nelle restanti nove sale, i materiali sono raggruppati secondo un criterio tematico basato su singoli aspetti della vita quotidiana e dell&amp;rsquo;organizzazione sociale di Interamna Nahars, dalla conquista romana del III secolo a.C fino all&amp;rsquo;epoca tardo antica, testimoniata dalle epigrafi, dalla scultura rappresentativa e dai monumenti funerari.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1LAVALLEINCANTATA/a82a876a-2b87-46a1-83a6-17fc9cdfc8cc'&gt;LA VALLE INCANTATA&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/Depliant+Archeologico+480x340+ITA.pdf/96bf7d69-d5e7-4263-bbc8-d51068a292f7' target='_blank'&gt;Scarica in PDF il d&amp;eacute;pliant del Museo&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.caos.museum|https://www.caos.museum/musei/museo-archeologico/</Sito web><Indirizzo email>info@caos.museum</Indirizzo email><Numeri di telefono>342 6241721</Numeri di telefono><Accessibilita>in parte</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="136"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Citt di Castello</Comune><Cap>6012</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Villa Capelletti - Localit Garavelle</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.4357696,12.250108599999976</Georeferenziazione><Nome>Museo Malacologico Malakos, Garavelle</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;&lt;img alt='' src='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/logo_orizzontale_ita_colore+%281%29.jpg/e1fc60ce-2ec7-4319-8f50-4e1ee4fc2041?t=1658922943098' style='float:left; height:84px; margin-left:22px; margin-right:22px; width:200px' /&gt;Il&amp;nbsp;Museo ha ottenuto il riconoscimento &lt;a href='https://www.umbriacultureforfamily.it' target='_blank'&gt;&lt;strong&gt;Umbria Culture for Family&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&amp;nbsp;per i servizi e le attivit&amp;agrave; che offre alle famiglie con ragazzi di 0-14 anni.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;La Collezione di Gianluigi Bini, con i suoi 600.000 esemplari per oltre 15.000 specie, &amp;egrave; considerata la pi&amp;ugrave; vasta raccolta privata d&amp;rsquo;Europa. Le 41 vetrine offrono una panoramica completa di tutte le regioni del mondo, in una visione moderna e didattica della materia.&lt;br /&gt;  Il percorso espositivo &amp;egrave; progettato come un viaggio esplorativo del mondo attraverso le conchiglie di tutti i mari. La sezione di biologia introduce al mondo dei molluschi con le loro tante curiosit&amp;agrave;; la sala di paleontologia fornisce informazioni sul passato degli invertebrati, come le note ammoniti. Le sale di biogeografia illustrano la fauna e le abitudini di vita di ogni mare, i mangrovieti e le zone abissali, esemplari curiosi come lumache di terra dalle dimensioni decisamente extralarge e predatori marini dal veleno mortale.&lt;br /&gt;  Malakos ospita al suo interno anche la ricostruzione di una barriera corallina australiana, composta da materiali provenienti dai sequestri del corpo forestale dello stato, con specie endemiche, rare ed a rischio di estinzione.&lt;br /&gt;  Su prenotazione &amp;egrave; possibile consultare le collezioni scientifiche.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo Malacologico &amp;quot;Malakos&amp;quot;&amp;egrave; visitabile on line in alta definzione su Google Art &amp;amp; Culture cliccando&amp;nbsp;&lt;a href='http://artsandculture.google.com/partner/museo-malacologico-malakos'&gt;qui&lt;/a&gt;.&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto &lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1RIM/e111d0e7-e5af-48cf-89c3-1f032bf4cf31'&gt;RIM - Rete Interattiva Museale Altotevere&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;a href='http://artsandculture.google.com/partner/museo-malacologico-malakos'&gt;&amp;nbsp;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.malakos.it|www.malakos.it</Sito web><Indirizzo email>info@malakos.it , gianluigi.bini@malakos.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 8552119 , 3495823613</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="137"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Terni</Comune><Cap>5100</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Franco Mol</Indirizzo><Numero civico>25</Numero civico><Georeferenziazione>42.55915376343608,12.65251100063324</Georeferenziazione><Nome>Museo d'arte moderna e contemporanea 'Aurelio De Felice' - CAOS (CENTRO ARTI OPIFICIO SIRI)</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;&lt;img alt='' src='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/logo_orizzontale_ita_colore+%281%29.jpg/e1fc60ce-2ec7-4319-8f50-4e1ee4fc2041?t=1658922943098' style='float:left; height:84px; margin:20px 22px; width:200px' /&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il Museo ha ottenuto il riconoscimento &lt;a href='https://www.umbriacultureforfamily.it' target='_blank'&gt;&lt;strong&gt;Umbria Culture for Family&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&amp;nbsp;per i servizi e le attivit&amp;agrave; che offre alle famiglie con ragazzi di 0-14 anni.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;La sede del museo &amp;egrave; stata ristrutturata dal Comune di Terni per ospitare negli spazi dismessi della ex fabbrica Siri, raccolte d&amp;#39;arte e mostre. Il primo insediamento industriale della zona fu un&amp;#39;antica ferriera pontificia voluta dalla Camera Apostolica nel 1793. Al momento dell&amp;#39;Unit&amp;agrave; nazionale questa era ancora la maggiore fabbrica umbra con un&amp;#39;estensione di 12000 mq e una forza lavoro di circa 200 unit&amp;agrave;. Chiusa nel 1905, dal 1919 lo stabilimento, composto da diversi fabbricati, magazzini, uffici, abitazioni delle maestranze e depositi di minerale, fu destinato a lavorazioni metalmeccaniche e chimiche, prevalentemente a scopo bellico. Nel 1925, sotto l&amp;#39;impulso di Luigi Casale e dopo una serie di modificazione e acquisizioni societarie, la Sias venne trasformata in SIRI (Societ&amp;agrave; Italiana Ricerche Industriali). Principali attivit&amp;agrave; della societ&amp;agrave; furono la produzione di ammoniaca sintetica e di altri prodotti chimici. A partire dagli anni Trenta, la Siri si concentr&amp;ograve; principalmente sulla ricerca abbandonando la grande produzione. L&amp;#39;attivit&amp;agrave; prosegu&amp;igrave; fino agli anni Settanta, con un progressivo calo della produzione, fino alla definitiva chiusura nel 1983. Nel nuovo museo d&amp;#39;Arte Moderna e Contemporanea, allestito con criteri innovativi, sono ospitate opere d&amp;#39;arte che vanno dal XV al XIX secolo, gi&amp;agrave; esposte nella pinacoteca Comunale &amp;ldquo;Orneore Metelli&amp;rdquo; di palazzo Gazzoli, tra le quali spiccano quelle dei maestri del Rinascimento italiano come Piermatteo d&amp;#39;Amelia e Benozzo Gozzoli o artisti di ambito locale come Niccol&amp;ograve; Alunno, Giovanni di Pietro detto Lo Spagna e Pompeo Cocchi. Trovano spazio nel nuovo museo anche la collezione di dipinti naif di Orneore Metelli e quella di sculture di Aurelio De Felice. Sono a disposizione dei visitatori anche le opere grafiche di artisti come Chagall, Mir&amp;ograve;, Leger e Kandinsky. Ampio spazio &amp;egrave; dedicato all&amp;#39;arte contemporanea con opere di artisti come Turcato, Mastroianni, Pomodoro, Severini, Montanarini, Minucchi, Passalacqua, Chung Eun Mo ed altri. La propriet&amp;agrave; dell&amp;#39;intera area &amp;egrave; stata rilevata, in pi&amp;ugrave; fasi dal 1997 al 2002, dal Comune di Terni. Unitamente alla conservazione del viale di accesso e dello slargo centrale del sistema insediativo originario, la totalit&amp;agrave; degli edifici preesistenti &amp;egrave; stata recuperata per servizi culturali e tempo libero, mentre al primo piano del corpo perimetrale &amp;egrave; stata ripristinata la funzione abitativa.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto &lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1LAVALLEINCANTATA/a82a876a-2b87-46a1-83a6-17fc9cdfc8cc'&gt;LA VALLE INCANTATA&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>https://www.caos.museum/|https://www.caos.museum/</Sito web><Indirizzo email>info@caos.museum</Indirizzo email><Numeri di telefono>0744 1031864</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="138"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Assisi</Comune><Cap>6081</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza della Porziuncola, Santa Maria degli Angeli</Indirizzo><Numero civico>2</Numero civico><Georeferenziazione>43.0572858,12.5780388</Georeferenziazione><Nome>Museo della Porziuncola</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il museo della Porziuncola si trova nel comune di Assisi all&amp;rsquo;interno del percorso di visita del santuario di Santa Maria degli Angeli, uno dei luoghi pi&amp;ugrave; importanti legati alla vicenda umana e spirituale di san Francesco. Il museo &amp;egrave; parte integrante del percorso di visita al santuario di Santa Maria degli Angeli, di cui occupa alcuni ambienti dell&amp;rsquo;attiguo convento di San Bernardino. Costituito gi&amp;agrave; nel 1924, &amp;egrave; stato riallestito in occasione del giubileo del 2000 secondo un ordinamento sia cronologico che tematico. Introdotto da un plastico che riproduce il territorio circostante la Porziuncola prima dell&amp;rsquo;insediamento francescano, il percorso si articola attorno ai temi della Porziuncola tra il XIII e il XVI secolo, dell&amp;rsquo;iconografia mariana e della basilica realizzata da Galeazzo Alessi. La sala A vuole mostrare la storia ed il paesaggio della Porziuncola &amp;ldquo;chiesetta pre-francescana&amp;rdquo;; in essa &amp;egrave; esposta una lastra marmorea decorata con due croci inscritte in una cornice architettonica risalente al IX-X secolo, che probabilmente doveva rivestire l&amp;rsquo;antico altare. Nella sala B sono collocati il Crocifisso raffigurante il Cristo Patiens di Giunta Pisano, e la pala del Maestro di San Francesco dello stesso secolo: secondo la tradizione su di essa giacque il corpo del santo quando fu trasportato dalla Porziuncola ad Assisi per ricevere la solenne sepoltura. Il pulpito ligneo detto di San Bernardino, databile ai primi anni del XV secolo, e il dossale in terracotta invetriata raffigurante l&amp;rsquo;Incoronazione della Vergine di Andrea della Robbia realizzato intorno al 1475 si trovano nella sala C. Di seguito, la sala D che dedicata all&amp;rsquo;iconografia mariana ospita la Madonna del Latte, fine del XIV secolo, in origine posta entro un tabernacolo al di sopra della facciata della Porziuncola. L&amp;rsquo;ultimo ambiente, sala E, descrive attraverso testimonianze grafiche, le fasi costruttive della Basilica Alessiana; in essa sono inoltre contenuti dipinti seicenteschi raffiguranti i santi pi&amp;ugrave; importanti dell&amp;rsquo;Ordine di artisti quali Francesco Providoni e Cesare Sermei.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1MEU/1bab2211-6e68-44b1-b6e5-98cb6f1f914f'&gt;INCONTRarti&amp;nbsp;OLTRE L&amp;#39;IMMAGINE&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>sito web|www.porziuncola.org/museo|www.porziuncola.org/museo</Sito web><Indirizzo email>museo@porziuncola.org</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 8051419</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="139"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Assisi</Comune><Cap>6081</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza Vescovado</Indirizzo><Numero civico>3</Numero civico><Georeferenziazione>43.06986999999999,12.614373</Georeferenziazione><Nome>Museo della Memoria</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il &amp;ldquo;Museo della Memoria, Assisi 1943-1944&amp;rdquo; si trova all&amp;rsquo;interno del palazzo vescovile di Assisi ed &amp;egrave; costituito da documenti inediti, foto, riconoscimenti, oggetti, saggi, testimonianze inerenti ai vari personaggi che si spesero in prima persona per salvare gli ebrei arrivati in Assisi negli anni 1943-1944. Si parla di Don Aldo Brunacci, uno dei protagonisti dei fatti, del vescovo monsignor Giuseppe Placido Nicolini, vera guida di tutta l&amp;#39;organizzazione clandestina, di padre Rufino Niccacci, frate minore, padre guardiano del convento di S. Damiano, del podest&amp;agrave; di Assisi Arnaldo Fortini, degli ordini religiosi femminili, del frate conventuale padre Michele Todde. Ebbe poi un ruolo importante alche il colonnello tedesco Valentin M&amp;uuml;ller, governatore militare delle truppe tedesche in citt&amp;agrave;. Tutti si prodigarono per salvare la vita a tante persone, destinate altrimenti alla deportazione. Uno spazio importante &amp;egrave; dedicato a Luigi e Trento Brizi, i tipografi assisani che stamparono documenti falsi per gli ebrei: nel Museo &amp;egrave; esposta la loro autentica macchina tipografica con cassettiere, taglierina e timbri. Il Museo, allestito tutto in doppia lingua &amp;ndash; italiano ed inglese - segue un percorso a sezioni e oltre agli scritti, comprende una sala consultazione con un documentario che contiene le interviste ad alcuni protagonisti che raccontano cosa fecero per aiutare i perseguitati oltre ad approfondimenti sul periodo storico e alcune testimonianze dirette degli ebrei salvati. Nel Museo della Memoria c&amp;rsquo;&amp;egrave; anche una sezione che comprende la documentazione relativa a Gino Bartali che in quel periodo trasport&amp;ograve;, nella canna della sua bicicletta, documenti falsi tra Assisi e Firenze. A dimostrare la sua grande fede cristiana e la sua riservatezza &amp;egrave; ricostruita anche la cappellina ove egli pregava in solitudine. Facendo seguito a questa straordinaria pagina di storia, di accoglienza e fratellanza, la citt&amp;agrave; di Assisi &amp;egrave; entrata a far parte di Gariwo, la rete internazionale dei Giardini dei Giusti creata da Gabriele Nissim per attualizzare il concetto di &amp;quot;Giusto&amp;quot; ai nostri giorni e dare merito a chi ancora oggi si spende per il bene altrui. Cos&amp;igrave;, nel 2015, presso il vescovado di Assisi &amp;egrave; stato inaugurato il Primo Giardino dei Giusti dell&amp;#39;Umbria.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>assisimuseodellamemoria@gmail.com</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 812467 , 075 812483 , 339 6378067</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="140"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Assisi</Comune><Cap>6081</Cap><Localita>Santa Maria degli Angeli</Localita><Indirizzo>Viale Gabriele DAnnunzio</Indirizzo><Numero civico>19</Numero civico><Georeferenziazione>43.05617515794037,12.58893091330577</Georeferenziazione><Nome>Museo Nazionale del Pugilato</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il Museo, inaugurato a Santa Maria degli Angeli, frazione di Assisi, il 24 febbraio 2017 &amp;egrave; situato in viale Gabriele D&amp;#39;annunzio presso il complesso industriale ex stabilimento chimico della Montedison, disegnato dall&amp;#39;Arch. Morandi e sottoposto a tutela architettonica. Il Museo espone e valorizza oggetti legati alla memoria di importanti eventi pugilistici e di atleti-pugili che hanno reso indimenticabile la storia del pugilato italiano nel mondo. Inoltre, raccoglie ed espone oggetti e cimeli storici, nonch&amp;eacute; materiale librario, testimonianze audio-visive su ogni supporto, donati o recuperati. Infine, Il Museo offre un servizio di carattere culturale, garantendo l&amp;rsquo;accessibilit&amp;agrave; e l&amp;rsquo;esposizione al pubblico delle proprie collezioni per fini di studio, educazione e diletto. Pu&amp;ograve; altres&amp;igrave; svolgere attivit&amp;agrave; informative e formative sui temi legati alle proprie collezioni.&lt;br /&gt;  Annesso al Museo vi &amp;egrave; una Biblioteca della Federazione Pugilistica Italiana un vero e proprio centro di cultura sportiva nella quale &amp;egrave; possibile consultare qualsivoglia tipo di libro o rivista di pugilato o testi didattici di formazione, sia per una ricerca specifica che per una semplice lettura di passione, nonch&amp;eacute; di un catalogo di circa 40.000 foto.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>http://museodelpugilato.fpi.it/</Sito web><Indirizzo email>museopugilato@fpi.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075/8044720</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="141"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Monteleone di Spoleto</Comune><Cap>6045</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Corso Vittorio Emanuele</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.65211823225219,12.952516078948976</Georeferenziazione><Nome>Museo della Biga</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il museo si trova all&amp;#39;interno della chiesa di San Francesco, l&amp;#39;edificio pi&amp;ugrave; importante di Monteleone di Spoleto.&lt;br /&gt;  La sua origine si fa risalire alla fine del XIII secolo, ad opera dei frati francescani che la edificarono sopra un insediamento benedettino gi&amp;agrave; dedicato alla Madonna. All&amp;rsquo;interno della Chiesa, ancora oggi, sono presenti numerose opere d&amp;rsquo;arte.&lt;br /&gt;  Nel complesso di San Francesco &amp;egrave; conservata una copia dell&amp;rsquo;antica Biga bronzea di fattura etrusca della I met&amp;agrave; del VI secolo&amp;nbsp; a.C., rinvenuta in un tumulo in localit&amp;agrave; Colle del Capitano.&lt;br /&gt;  La Biga originale, di notevole importanza storica ed artistica, &amp;egrave; oggi esposta al Metropolitan Museum di New York.&lt;br /&gt;  La biga &amp;egrave; realizzata in legno di noce, interamente ricoperto di lamine in bronzo dorato e decorata con raffinate figurazioni a sbalzo, principalmente nei tre pannelli arrotondati del corpo centrale, dove si vedono alcune scene della vita di Achille.&lt;br /&gt;  &amp;nbsp;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>-</Indirizzo email><Numeri di telefono>0743 70421 , 074371147</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="142"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Spoleto</Comune><Cap>6049</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza del Municipio</Indirizzo><Numero civico>1</Numero civico><Georeferenziazione>42.734223552823096,12.73842751979828</Georeferenziazione><Nome>Museo Comune di Spoleto</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il palazzo, il cui nucleo originario si data al secolo XIII, &amp;egrave; oggi visibile nel suo aspetto settecentesco, scaturito da numerose fasi edilizie che si resero necessarie nel corso dei secoli a causa dei frequenti terremoti e degli accorpamenti di edifici circostanti. L&amp;rsquo;unico elemento duecentesco ancora visibile &amp;egrave; l&amp;rsquo;alta torre che sovrasta il resto della struttura, mentre il corpo principale presenta due prospetti: quello sul lato nord, realizzato tra 1784 e 1786 dall&amp;rsquo;architetto Pietro Ferrari, e quello sul lato sud, prospiciente la Piazza del Comune, progettato dall&amp;rsquo;architetto locale Francesco Angelo Amadio detto &amp;ldquo;Lo Scheggino&amp;rdquo;. Conclude questo lato la neogotica facciata del Palazzo Brancaleoni, l&amp;rsquo;ultimo degli accorpamenti operati allo scopo di ingrandire la sede comunale, decorata nel 1913 dagli artisti spoletini Giuseppe Moscatelli e Benigno Peruzzi. A questi ultimi si attribuisce anche la decorazione pittorica ed in stucco di gran parte delle sale interne, recentemente restaurate (2007), che ospitano inoltre pregevoli opere d&amp;rsquo;arte provenienti dalla ex Pinacoteca Comunale, tra le quali, una grande tela del Guercino e due affreschi staccati del pittore rinascimentale Giovanni di Pietro detto &amp;ldquo;Lo Spagna&amp;rdquo;. Notevoli sono la Sala dei Duchi, ornata nel soffitto dai ritratti idealizzati dei pi&amp;ugrave; importanti duchi longobardi di Spoleto, la Sala Caput Umbriae, il cui programma decorativo &amp;egrave; basato sull&amp;rsquo;esaltazione degli spoletini pi&amp;ugrave; illustri delle varie epoche, e la cappella interna al palazzo, dedicata a San Ponziano.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.comune.spoleto.pg.it/turismoecultura</Sito web><Indirizzo email>comune.spoleto@postacert.umbria.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>7432181</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="143"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Spoleto</Comune><Cap>6049</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via dei tessili</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.7508253977908,12.710591554641725</Georeferenziazione><Nome>Deposito di Santo Chiodo</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il Deposito di Santo Chiodo, concesso in comodato d&amp;rsquo;uso dalla Regione Umbria al MiBACT a seguito di una convenzione stipulata tra le due istituzioni all&amp;rsquo;indomani del terremoto, &amp;egrave; una struttura di circa 5.000 mq, realizzata secondo criteri antisismici, attrezzata per la conservazione ottimale delle opere d&amp;rsquo;arte prelevate da situazioni di rischio per calamit&amp;agrave; naturali.&lt;br /&gt;  L&amp;rsquo;idea di realizzare un deposito prese il via all&amp;rsquo;indomani del sisma del 1997 che colp&amp;igrave; la regione Umbria. L&amp;rsquo;edificio &amp;egrave; stato ultimato nel 2008.&lt;br /&gt;  Al momento vi sono conservate le opere d&amp;rsquo;arte e centinaia di cassette con materiale archeologico provenienti dalle chiese, dai palazzi e dai musei colpiti dal sisma del 2016. All&amp;rsquo;interno del deposito vengono effettuate operazioni di messa in sicurezza, ricomposizione ai fini della definizione delle azioni di restauro necessarie.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;Egrave; visitabile su richiesta.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>http://www.umbria.beniculturali.it/index.php?it/324/deposito-di-santo-chiodo-spoleto</Sito web><Indirizzo email>-</Indirizzo email><Numeri di telefono>-</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="144"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Deruta</Comune><Cap>6053</Cap><Localita>Casalina</Localita><Indirizzo>Via del Risorgimento</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.9883524,12.4265952</Georeferenziazione><Nome>Museo di Anatomia Umana  dell'Universit  degli Studi di Perugia -  CAMS</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;&lt;img src='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/logo_orizzontale_ita_colore+%281%29.jpg/e1fc60ce-2ec7-4319-8f50-4e1ee4fc2041?t=1658922943098' style='float:left; height:84px; margin:20px 22px; width:200px' /&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;Il Museo ha ottenuto il riconoscimento&amp;nbsp;&lt;a href='https://www.umbriacultureforfamily.it' target='_blank'&gt;&lt;strong&gt;Umbria Culture for Family&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&amp;nbsp;per i servizi e le attivit&amp;agrave; che offre alle famiglie con ragazzi di 0-14 anni.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il Museo di Anatomia Umana dell&amp;#39;Universit&amp;agrave; degli Studi di Perugia &amp;egrave; stato fondato a scopo didattico nel 1814 da due importanti medici perugini: Cesare Massari e Goffredo Belisari. A loro si deve la commissione al ceroplasta della Specola fiorentina, Francesco Calenzuoli, delle &amp;laquo;preparazioni in cera pel Gabinetto anatomico da formarsi&amp;raquo;.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo, allestito nel 2017, completa il polo museale di Casalina del CAMS e documenta come l&amp;rsquo;anatomia sia stata percepita nel corso del tempo dai docenti e dal pubblico, raccontando non solo l&amp;rsquo;evoluzione delle scienze mediche, ma anche della cultura e della societ&amp;agrave;.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il Museo raccoglie oltre 500 crani, una Venere di cera (scuola fiorentina XIX secolo), altri preparati in cera (scuola fiorentina XIX secolo), preparati anatomici inclusi encefali essiccati, scheletri interi (XIX e XX secolo), collezione di ossa umane rappresentative di varie fasi di sviluppo (XIX secolo), tavole anatomiche del Mascagni (XIX secolo), libri di anatomia.&lt;br /&gt;  L&amp;rsquo;esposizione &amp;egrave; suddivisa in tre sezioni: la prima riguarda l&amp;rsquo;anatomia artificiale, dove sono esposte le opere d&amp;rsquo;arte realizzate tra il 1600 e il 1830 da pittori, scultori ed incisori. La seconda sezione, dedicata all&amp;rsquo;anatomia naturale, &amp;egrave; costituita dai reperti ottenuti tra il 1830 e il 1930 da corpi reali; gli unici in grado di assicurare quel rigore scientifico richiesto dalla sempre maggiore specializzazione. Della sezione fanno parte anche tre mummie di Ferentillo, databili tra il XVII e l&amp;#39;inizio del XIX secolo. La terza ed ultima sezione &amp;egrave; quella dell&amp;rsquo;antropologia criminale, una pseudoscienza ideata intorno al 1875 dallo studioso Cesare Lombroso, che ricercava una propensione degli individui al crimine, analizzando le loro caratteristiche morfologiche e fisiologiche.&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/pieghevole+Cams.pdf/b136032f-a418-4ac2-8fc6-fa0287d63bdc'&gt;VEDI LA SCHEDA&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;  &amp;nbsp;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>https://www.cams.unipg.it/|https://www.cams.unipg.it/</Sito web><Indirizzo email>servizi.cams@unipg.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>+39 0759711077 , +39 3666811012</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="145"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Nocera Umbra</Comune><Cap>6025</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via San Rinaldo</Indirizzo><Numero civico>7</Numero civico><Georeferenziazione>43.1106665,12.7903828</Georeferenziazione><Nome>Museo archeologico e centro di documentazione siti territoriali</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il centro, inaugurato nel 2010 ha sede nell&amp;#39;ex palazzo comunale e ospita una documentazione relativa al materiale rinvenuto a partire dalla fine degli anni &amp;rsquo;80; si distingue in tre sezioni appartenenti al periodo preistorico e protostorico, romano, tardo antico ed alto medievale. Nella sezione Preistorica e Protostorica sono esposti molti reperti di industria litica, in selce e calcare, su ciottoli e schegge, risalenti all&amp;rsquo;Homo Erectus e all&amp;rsquo;Homo Sapiens oltre a frammenti di ceramica e materiali metallici, sia in bronzo che in ferro. La sezione Romana presenta prodotti in terracotta, ceramica a vernice nera, marmi, iscrizioni e mosaici provenienti dalle molte strutture insediative e sepolcreti dislocate lungo il percorso della Via Flaminia, (220-219 a.C.). Infine la sezione Tardo-Antica ed Alto-Medievale che raccoglie soprattutto reperti provenienti dalla necropoli longobarda del Portone, uno dei complessi pi&amp;ugrave; ricchi d&amp;rsquo;Italia con ben 165 tombe con oggetti in oro, argento, pietre preziose, ceramiche e metalli. Ad oggi la maggior parte dei corredi si trova esposta nel museo dell&amp;rsquo;Alto Medioevo di Roma. L&amp;rsquo;edificio dispone inoltre di una sala congressi con affreschi del &amp;lsquo;400. Quest&amp;rsquo;ala dell&amp;rsquo;edificio nasce come chiesa dedicata a Santa Maria della Mattonata; nel 569 diviene Seminario per poi subire nel corso dei secoli ulteriori modifiche fino a diventare, dopo l&amp;rsquo;Unit&amp;agrave; d&amp;rsquo;Italia, parte integrante del Palazzo Comunale.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Nel 2023 il Museo ha riaperto con&amp;nbsp;nuovi allestimenti multimediali nelle sezione dell&amp;rsquo;Alto Medioevo.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1PASSAGG/dcab5106-3cae-4a59-9afe-7ee0511e2d3b'&gt;PASSAGGIO A NORD-EST&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.nocerainumbria.it|www.nocerainumbria.it</Sito web><Indirizzo email>museinoceraumbra@gmail.com</Indirizzo email><Numeri di telefono>333 2852940</Numeri di telefono><Accessibilita>in parte</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="146"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Passignano sul Trasimeno</Comune><Cap>6065</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Nazionale</Indirizzo><Numero civico>47</Numero civico><Georeferenziazione>43.1838343385401,12.138047218322754</Georeferenziazione><Nome>Rocca</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Sopraelevata rispetto alla zona urbana sulle rive del lago, la Rocca &amp;egrave; ubicata nel centro storico del borgo di Passignano sul Trasimeno. Della struttura rimangono i ruderi che testimoniano l&amp;#39;imponenza della struttura nei secoli passati: a ricordare l&amp;#39;assetto originario permangono le mura quadrate, un torrione semidistrutto, la parte del castello che guarda a nord con la torre di forma triangolare.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;La costruzione della rocca risale al V/VI&amp;nbsp;secolo, sebbene le mura quadrate siano da ascrivere a un periodo pi&amp;ugrave; tardo, intorno al 820-850, ad opera dei marchesi di Toscana, che ne furono proprietari fino al XI secolo. La rocca fu ampliata e fortificata a partire dal 1202 sotto la propriet&amp;agrave; del Capitolo di San Lorenzo di Perugia, inglobando le case limitrofi, cos&amp;igrave; da costituire una vera roccaforte con una&amp;nbsp;struttura ben attrezzata alla difesa dei territori perugini sul versante toscano. Le due porte che inframezzano le possenti mura sono conosciute come&amp;nbsp;&amp;quot;Porta aretina&amp;quot;, in direzione Toscana, &amp;quot;Porta Valle&amp;quot;, diretta verso Perugia.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Nel 1479, durante la guerra tra lo Stato Pontificio e il Ducato di Toscana, la rocca sub&amp;igrave; notevoli danni, con la distruzione di alcune torri e diverse abitazioni. In&amp;nbsp;epoca rinascimentale, il&amp;nbsp;castello fu conteso tra&amp;nbsp;famiglie pi&amp;ugrave; in vista della zona:&amp;nbsp;i Della Corgna, i Baglioni e i Degli Oddi.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;La rocca fu demolita progressivamente tra il 1778 e il 1816, anno in cui il Governo Pontificio diede ordine di distruggere interamente il complesso e utilizzare il materiale proveniente da torri e mura per innalzare&amp;nbsp;il manto&amp;nbsp;stradale, pi&amp;ugrave; volte superato dal livello delle acque del lago, inondando le case sulla riva.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>info@iat.castiglione-del-lago.pg.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0759652484 , 0759652738</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="147"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Narni</Comune><Cap>5035</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>via Feronia</Indirizzo><Numero civico>1</Numero civico><Georeferenziazione>42.5140489605712,12.520594596862793</Georeferenziazione><Nome>Rocca Albornoziana</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Splendido il luogo su cui essa sorge e da cui &amp;egrave; possibile ammirare la citt&amp;agrave; di Narni e il suo territorio. Vista la sua dominante posizione non &amp;egrave; un caso che la struttura fu voluta, come molte altre nel XIV secolo, dal Cardinale spagnolo Egidio Alvarez Albornoz, per riportare l&amp;rsquo;egemonia papale nei territori centrali della nostra penisola durante la cattivit&amp;agrave; avignonese.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;La fortezza militare rappresenta ancora oggi una finestra reale affacciata sul Medioevo narnese. Attraverso delle visite guidate si potr&amp;agrave; entrare all&amp;rsquo;interno di uno degli ambienti pi&amp;ugrave; suggestivi del territorio. Separata dal centro storico ma capace di osservarne ogni movimento, la Rocca di Narni racconta la citt&amp;agrave; grazie ad una veduta privilegiata. Al suo interno poi: la scarpa, il &amp;ldquo;mastio&amp;rdquo;e la &amp;ldquo;femmina&amp;rdquo;, l&amp;rsquo;antica corte, gli stemmi e il ricordo dell&amp;rsquo;attacco dei Lanzichenecchi tornano ad essere raccontati .&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Nel piano nobile il nuovo allestimento tematico accompagner&amp;agrave; i visitatori nell&amp;rsquo;affascinante mondo medievale; qui sar&amp;agrave; infatti possibile ammirare delle ricostruzioni che rappresentano dei focus sulla vita del XIV secolo.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.roccadinarni.it|www.roccadinarni.it    www.facebook.com/museoeroli</Sito web><Indirizzo email>narni@sistemamuseo.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0744.717117     , 392.8783537</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="148"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Tuoro sul Trasimeno</Comune><Cap>6069</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Loc. Punta Navaccia</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.19238042978533,12.077879905700684</Georeferenziazione><Nome>Museo all'aperto 'Campo del Sole'</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;ll museo all'aperto Campo del Sole si trova presso punta Navaccia sul lido di Tuoro, in una zona di grande interesse naturalistico. Si compone di 27 grandi colonne-sculture in pietra serena che formano una spirale del diametro di 44 m. Progettata da Pietro Cascella, in collaborazione con Mauro Berrettini e Cordelia von den Steinen, e sotto la direzione di Enrico Crispolti, si propone come luogo della memoria (l&amp;rsquo;area fu teatro della battaglia di Annibale) ma anche come invito al dialogo e all&amp;rsquo;incontro, cos&amp;igrave; come  idealmente esprime il desco centrale realizzato da Cascella.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>info@prolocotuorosultrasimeno.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 825220</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="149"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Trevi</Comune><Cap>6039</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Largo Don Bosco</Indirizzo><Numero civico>14</Numero civico><Georeferenziazione>42.878609,12.746749</Georeferenziazione><Nome>Raccolta d'arte di San Francesco e Museo della Civilt dell'Ulivo</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;&lt;img src='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/logo_orizzontale_ita_colore+%281%29.jpg/e1fc60ce-2ec7-4319-8f50-4e1ee4fc2041?t=1658922943098' style='float:left; height:84px; margin:20px 22px; width:200px' /&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;Il Museo ha ottenuto il riconoscimento&amp;nbsp;&lt;a href='https://www.umbriacultureforfamily.it' target='_blank'&gt;&lt;strong&gt;Umbria Culture for Family&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&amp;nbsp;per i servizi e le attivit&amp;agrave; che offre alle famiglie con ragazzi di 0-14 anni.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il complesso museale allestito all&amp;rsquo;interno dell&amp;rsquo;ex convento di San Francesco, edificato a partire dal XIII secolo, ricostruito e decorato nella prima met&amp;agrave; del XVII, con un chiostro esterno affrescato da Bernardino Gagliardi con le Storie della vita di San Francesco, sorge nel centro storico di Trevi e ospita la Raccolta d&amp;#39;arte di San Francesco e il Museo della Civilt&amp;agrave; dell&amp;#39;ulivo. In particolare, la Raccolta d&amp;#39;arte di San Francesco, rinomata per le importanti opere due-trecentesche di scuola umbra e i dipinti su tela eseguiti tra il XVI e XVIII secolo, si articola in due distinte sezioni. Al piano terra, disposta su tre sale, si trova la sezione archeologica, che raccoglie reperti italici e di epoca romana e un corredo funebre proveniente dalla necropoli longobarda della vicina Pietrarossa. Nello stesso piano &amp;egrave; ospitata una sezione dedicata alla citt&amp;agrave; e al territorio con materiali che ne documentano gli sviluppi. La sezione storico-artistica, allestita ai piani superiori, espone opere entrate a far parte della raccolta in seguito alle demaniazioni del patrimonio ecclesiastico avvenute dopo l&amp;#39;unit&amp;agrave; nazionale. Si tratta prevalentemente di tavole trecentesche e di importanti dipinti su tela eseguiti tra il XVI e XVIII secolo, tra cui di particolare interesse &amp;egrave; L&amp;rsquo;Assunzione della Vergine del veronese Alessandro Turchi detto l&amp;rsquo;Orbetto. Tra le opere raccolte spiccano in particolare il Gonfalone processionale raffigurante La Madonna della Misericordia e Monogramma, eseguito nella seconda met&amp;agrave; del XV secolo da un seguace di Niccol&amp;ograve; Alunno e L&amp;rsquo;Incoronazione della Vergine, del 1522, eseguita da Giovanni di Pietro detto lo Spagna per l&amp;#39;altare maggiore della chiesa di San Martino. Nell&amp;rsquo;allestimento, numerosi sono i rimandi ai luoghi di provenienza delle opere, primo fra tutti il vicino santuario della Madonna delle Lacrime, di propriet&amp;agrave; comunale, che ospita affreschi dello Spagna e del Perugino. All&amp;rsquo;interno del complesso si trova anche il Museo della Civilt&amp;agrave; dell&amp;#39;ulivo, interamente dedicato all&amp;#39;olio extra vergine di oliva DOP. Lo spazio &amp;egrave; articolato in quattro sezioni: &amp;ldquo;Botanica&amp;rdquo;; &amp;ldquo;Conosciamo l&amp;#39;olio e l&amp;#39;ulivo&amp;rdquo;; &amp;ldquo;L&amp;#39;ulivo simbolo di pace&amp;rdquo; e &amp;ldquo;Storia dell&amp;#39;ulivo&amp;rdquo;. Attraverso pannelli informativi, postazioni multimediali, reperti archeologici e macchine olearie, il museo documenta i diversi aspetti legati alla coltura dell&amp;#39;ulivo, che cos&amp;igrave; fortemente caratterizza il paesaggio delle colline circostanti e l&amp;#39;economia di tutto il territorio. Un vero e proprio viaggio, con audio-guida, nel microcosmo legato alla produzione dell&amp;#39;olio. Fa parte del Circuito museale cittadino, insieme alla Raccolta d&amp;#39;arte di San Francesco e al Museo della Civilt&amp;agrave; dell&amp;#39;ulivo anche Palazzo Lucarini, con i suoi spazi dedicati alla promozione dell&amp;rsquo;arte contemporanea mediante mostre e manifestazioni complementari.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il Museo aderisce ai&amp;nbsp;progetti&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.youtube.com/watch?v=0Zkmh0PhVCs'&gt;UMBRIA BOX&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;e &lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/25569814/Trevi/93bda5c2-950c-421d-97d7-d0869cfebd16' target='_blank'&gt;&lt;strong&gt;UMBRIA TIME TRAVEL BOX&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Scarica la Digital Edition per &lt;a href='https://apps.apple.com/it/app/trevi-umbria-musei-digital/id952363193'&gt;Apple&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href='http://storicizzati.beniculturali.regione.umbria.it/resources/Depliant/Museo%20civico%20di%20Trevi.pdf'&gt;Scarica in PDF il d&amp;eacute;pliant del Museo&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.museitrevi.it/#|https://www.museitrevi.it/#</Sito web><Indirizzo email>museitrevisanfrancesco@gmail.com , servizioturisticotrevi@gmail.com</Indirizzo email><Numeri di telefono>742381628</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="150"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Terni</Comune><Cap>5100</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Bertani</Indirizzo><Numero civico>4</Numero civico><Georeferenziazione>42.5645353,12.657158299999992</Georeferenziazione><Nome>Museo del Motorismo ternano</Nome><Descrizione>Il museo  dedicato a Umberto Borzacchini e Libero Liberati, rispettivamente campioni mondiali di automobilismo e di motociclismo, entrambi nativi di Terni. Vi sono esposte foto, trofei e documenti riguardanti la storia delle loro vittorie tra gli anni venti e cinquanta del Novecento.</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>info@motoclub-terni.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0744 403365</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="151"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Nocera Umbra</Comune><Cap>6025</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza Caprera</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.111007,12.7901028</Georeferenziazione><Nome>Museo civico di San Francesco</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il museo si trova nel centro storico di Nocera Umbra, in piazza Caprera, la medievale piazza del Comune, all&amp;rsquo;interno di San Francesco. Riaperto nel 2003, dopo interventi dovuti all&amp;rsquo;evento sismico del 1997, il museo &amp;egrave; allestito all&amp;rsquo;interno dell&amp;rsquo;ex chiesa di San Francesco. Edificata a partire dal XIII secolo, fu successivamente ampliata e decorata da una serie di affreschi del Quattrocento e del primo Cinquecento, molti dei quali ascrivibili a Matteo da Gualdo (San Francesco riceve le stimmate, Madonna col Bambino, Annunciazione) e alla sua cerchia. La struttura conserva opere mobili di particolare rilievo come la Croce sagomata della seconda met&amp;agrave; del XIII, proveniente dall&amp;rsquo;antica chiesa di San Francesco, il grande polittico di Niccol&amp;ograve; di Liberatore detto l&amp;rsquo;Alunno eseguito nel 1483 per l&amp;rsquo;altare maggiore del duomo della citt&amp;agrave; e l&amp;rsquo;Incontro tra Gioacchino e Anna alla Porta Aurea di Matteo da Gualdo. Dal Museo dell&amp;rsquo;Alto Medioevo di Roma sono stati concessi in deposito permanente due corredi longobardi (uno maschile e uno femminile), provenienti dalla necropoli rinvenuta alla fine del XIX secolo in localit&amp;agrave; il Portone nei pressi di Nocera.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1PASSAGG/dcab5106-3cae-4a59-9afe-7ee0511e2d3b'&gt;PASSAGGIO A NORD-EST&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href='http://storicizzati.beniculturali.regione.umbria.it/resources/Depliant/Pinacoteca%20comunale%20di%20Nocera%20Umbra.pdf'&gt;Scarica in PDF il d&amp;eacute;pliant del Museo&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.comune.noceraumbra.pg.it|www.comune.noceraumbra.pg.it</Sito web><Indirizzo email>museinoceraumbra@gmail.com</Indirizzo email><Numeri di telefono>349 8739373</Numeri di telefono><Accessibilita>in parte</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="152"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Citt di Castello</Comune><Cap>6012</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Localit Garavelle</Indirizzo><Numero civico>2</Numero civico><Georeferenziazione>43.4376309,12.2531378</Georeferenziazione><Nome>Centro delle tradizioni popolari 'Livio Dalla Ragione', Garavelle</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il Museo si trova nella periferia sud di Citt&amp;agrave; di Castello, nella casa colonica di pertinenza di villa Capelletti. Istituito nel 1974 il museo &amp;egrave; uno dei primi esempi realizzati in Italia di raccolta di oggetti legati alla tradizione contadina. Nelle successive sale sono documentate le lavorazioni artigianali necessarie alla produzione di beni di consumo quotidiani e alla loro conservazione nel pieno rispetto delle abitudini dell&amp;#39;economia domestica del tempo. La visita comincia a piano terra dove si trovano la bottega del fabbro con conservati mantice in cuoio e arnesi di uso comune, le stalle con oggetti per l&amp;#39;uso e la cura degli animali come gioghi, trinciaforaggi, finimenti e ceste e la cantina con fiaschi, imbuti, botti, tine e torchi. Nel locale adibito a frantoio, oltre gli orci, le anfore per olio e le ceste, &amp;egrave; conservata una macina di pietra e un gigantesco torchio del settecento. Al piano superiore &amp;egrave; la grande cucina, tipica della famiglia patriarcale, con il focolare in pietra e il soffitto da cui pende l&amp;#39;uva messa ad appassire per fare il vinsanto mentre alle pareti sono piccoli strumenti da lavoro di tutti i giorni come passini per pomodori, &amp;quot;battilarde&amp;quot; consunte, &amp;quot;grattacascie&amp;quot; di varie forme e setacci per la farina. La camera da letto &amp;egrave; in ferro battuto con materasso riempito di foglie di granturco e lenzuola e coperte realizzate al telaio. Segue la bottega del ciabattino e quella del falegname. Nella grande soffitta sono stati raccolti tutti gli attrezzi necessari alla cernita e alla lavorazione dei cereali, i telai, e gli strumenti necessari alla filatura.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto &lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1RIM/e111d0e7-e5af-48cf-89c3-1f032bf4cf31'&gt;RIM - Rete Interattiva Museale Altotevere&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;a href='http://storicizzati.beniculturali.regione.umbria.it/resources/Depliant/CASA%20CONTADINA-italiano.pdf'&gt;&lt;strong&gt;Scarica in PDF il d&amp;eacute;pliant del Museo&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>cultura@ilpoliedro.org</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 8552119</Numeri di telefono><Accessibilita>no</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="153"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Montecchio</Comune><Cap>5020</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via del Barracano, Localit Tenaglie</Indirizzo><Numero civico>1</Numero civico><Georeferenziazione>42.6496814,12.2872129</Georeferenziazione><Nome>Antiquarium comunale</Nome><Descrizione>&lt;pre&gt;  &lt;img src='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/logo_orizzontale_ita_colore+%281%29.jpg/e1fc60ce-2ec7-4319-8f50-4e1ee4fc2041?t=1658922943098' style='float:left; height:84px; margin:20px 22px; width:200px' /&gt;  &lt;/pre&gt;    &lt;p&gt;Il museo ha ottenuto il riconoscimento &lt;a href='https://www.umbriacultureforfamily.it' target='_blank'&gt;&lt;strong&gt;Umbria Culture for Family&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&amp;nbsp;per i servizi e le attivit&amp;agrave; che offre alle famiglie con ragazzi di 0-14 anni.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;L&amp;#39;Antiquarium &amp;egrave; situato nel piccolo borgo medievale di Tenaglie, frazione del comune di Montecchio (TR). La visita all&amp;rsquo;Antiquarium rappresenta l&amp;rsquo;occasione per conoscere, attraverso gli oggetti esposti, gli usi e i costumi della vasta necropoli del Fosso San Lorenzo, estesa nelle immediate vicinanze di un affluente del Tevere, oggi nell&amp;rsquo;area protetta del Parco fluviale, di notevole interesse naturalistico. Espone alcuni oggetti di corredo della necropoli umbro-etrusca, in particolare quelli di due tombe ritrovate intatte, attribuite rispettivamente a sepolture di adulti e bambini. Oltre alle suppellettili pi&amp;ugrave; comuni, sono illustrati anche gli oggetti di ornamento che connotavano sesso e status sociale del defunto: le donne portavano fermagli in metallo e anellini a spirale d&amp;rsquo;oro o d&amp;rsquo;argento per fermare ciocche di capelli, monili e contenitori per unguenti e belletti; punte di lancia in ferro e altri vari armamentari in metallo accompagnavano invece gli uomini. La necropoli, scoperta nell&amp;rsquo;Ottocento e indagata con metodicit&amp;agrave; nel corso degli anni 70 del Novecento, fu utilizzata dal VII al IV secolo a.C.&lt;br /&gt;  Da marzo 2016 l&amp;#39;Antiquarium si &amp;egrave; arricchito della collezione di strumenti musicali, foto e ricordi della Banda di Santa Cecilia di Montecchio, nata nel 1882 e tuttora attiva.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto &lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.humbria2o.it/'&gt;HUmbria2O&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>montecchiostorianatura@gmail.com</Indirizzo email><Numeri di telefono>3490642786 , 334 3855011</Numeri di telefono><Accessibilita>in parte</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="154"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Cannara</Comune><Cap>6033</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via del Convitto</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.995513,12.5820968</Georeferenziazione><Nome>Museo della citt e del territorio</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il museo ha sede nei tre piani di un palazzo appositamente riqualificato, affacciato su piazza IV Novembre, nel settore meridionale della citt&amp;agrave; di Cannara. Dedicato alla storia di Cannara e del suo territorio, il Museo offre l&amp;#39;occasione di conoscere e approfondire la storia del territorio comunale dalle origini fino all&amp;#39;et&amp;agrave; moderna. La visita trova essenziale complemento in quella dei numerosi palazzi e chiese della citt&amp;agrave; e dello scavo archeologico e dell&amp;#39; Antiquarium di Hurvinum Ortense, situati nella vicina Collemancio. Di recente allestimento (2008), documenta soprattutto la continuit&amp;agrave; di vita sul pianoro La Pieve di Collemancio sede dell&amp;#39;importante insediamento romano di Hurvinum Ortense sorto nel II secolo a.C., fino all&amp;#39;abbandono tra il VI e il IX secolo, e all&amp;#39;edificazione della pieve di Santa Maria de Orbinum (di Urbino). Nella sede trova esposizione il mosaico policromo con scene nilotiche proveniente dalle terme dell&amp;#39;insediamento, staccato al momento del rinvenimento per meglio garantirne la conservazione e fino a poco tempo fa custodito nel Museo Nazionale Romano di Roma.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il Museo aderisce ai&amp;nbsp;progetti&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.youtube.com/watch?v=0Zkmh0PhVCs'&gt;UMBRIA BOX&lt;/a&gt;&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;e&lt;strong&gt; &lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/25569814/Cannara/e4c253e6-cf1c-4a06-b943-51dd33d2153f' target='_blank'&gt;UMBRIA TIME TRAVEL BOX&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Servizi:&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;- Servizi di visita guidata in Italiano e Inglese&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;- attivit&amp;agrave; didattiche&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.umbriaterremusei.it|www.umbriaterremusei.it</Sito web><Indirizzo email>museo.cannara.pg@gmail.com</Indirizzo email><Numeri di telefono>+39 338 961 3266</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="155"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Spello</Comune><Cap>6038</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza della Repubblica</Indirizzo><Numero civico>10</Numero civico><Georeferenziazione>42.9915987,12.6716499</Georeferenziazione><Nome>Collezione permanente Emilio Greco</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;La mostra permanente di Emilio Greco &amp;egrave; stata allestita per rendere omaggio all&amp;rsquo;artista in occasione del 25&amp;deg; anniversario della prima esposizione a Spello, protagonista di Incontri per le strade del 1983, e destinatario nel 1985 della cittadinanza onoraria. A seguito di ci&amp;ograve;, l&amp;rsquo;artista don&amp;ograve; una cospicua selezione di opere al comune. La collezione &amp;egrave; suddivisa in tre sale secondo l&amp;rsquo;ordine cronologico delle opere, tra cui grafiche, litografie, acqueforti, disegni ed una selezione di sculture in bronzo, gesso e resina, datate tra la met&amp;agrave; degli anni Sessanta e la fine degli anni Ottanta del &amp;lsquo;900. Senza dubbio del percorso museale, l&amp;rsquo;opera Accocolata, rappresenta quella pi&amp;ugrave; suggestiva. Proseguendo la visita al museo, l&amp;rsquo;attenzione del visitatore non pu&amp;ograve; non essere attratta dalle figure femminili proposte dall&amp;rsquo;artista, frequenti soprattutto nella sua produzione di ritratti realizzati tra la met&amp;agrave; degli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>spello@sistemamuseo.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0742 301497 , 0742 302239 , 0742301909</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="156"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Gubbio</Comune><Cap>6024</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza Grande</Indirizzo><Numero civico>1</Numero civico><Georeferenziazione>43.3531925,12.5794543</Georeferenziazione><Nome>Museo civico Palazzo dei Consoli</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;&lt;img src='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/logo_orizzontale_ita_colore+%281%29.jpg/e1fc60ce-2ec7-4319-8f50-4e1ee4fc2041?t=1658922943098' style='float:left; height:84px; margin:20px 22px; width:200px' /&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il Museo ha ottenuto il riconoscimento&amp;nbsp;&lt;a href='https://www.umbriacultureforfamily.it' target='_blank'&gt;&lt;strong&gt;Umbria Culture for Family&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&amp;nbsp;per i servizi e le attivit&amp;agrave; che offre alle famiglie con ragazzi di 0-14 anni.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il Museo civico di Gubbio si trova all&amp;rsquo;interno del palazzo dei Consoli, nel centro storico della citt&amp;agrave;. L&amp;rsquo;edificio &amp;egrave; ben visibile anche da lontano; la sua facciata prospetta infatti sulla piazza Grande, terrazza pensile, fulcro politico della Gubbio trecentesca. Il palazzo dei Consoli venne costruito nel XIV secolo per essere la residenza della suprema magistratura del libero comune ed attualmente &amp;egrave; sede del Museo civico della citt&amp;agrave; di Gubbio. Il Museo civico di Gubbio merita sicuramente una visita non solo per lo scenario suggestivo in cui si inserisce, ma soprattutto per le raccolte d&amp;rsquo;arte che si trovano al suo interno. La raccolta archeologica conserva le famosissime Tavole eugubine, il pi&amp;ugrave; importante documento in lingua umbra e la pi&amp;ugrave; ampia descrizione di riti religiosi mai rinvenuta. Importanti sono anche le opere della pinacoteca come il Crocifisso ligneo opera del Maestro della Croce di Gubbio e il gonfalone di Sinibaldo Ibi, raffigurante la Madonna della Misericordia e Sant&amp;rsquo;Ubaldo. Il museo si compone di diverse sezioni. La raccolta archeologica &amp;egrave; tra le pi&amp;ugrave; ricche dell&amp;#39;Umbria ed include reperti risalenti all&amp;#39;epoca umbra e romana, alcune iscrizioni e una cospicua raccolta numismatica. Il cuore della raccolta &amp;egrave; rappresentato delle Tavole eugubine, sette lastre bronzee incise che rappresentano il pi&amp;ugrave; importante testo in lingua umbra ad oggi conosciuto. Degna di nota &amp;egrave; anche la raccolta di ceramica, allestita nella sala della loggetta e lungo il corridoio segreto, che raccoglie maioliche che vanno dal XIV al XIX secolo. Tra queste spicca la produzione rinascimentale di Mastro Giorgio Andreoli che rese celebre la tecnica eugubina del lustro rosso e dorato.Nel museo &amp;egrave; altres&amp;igrave; documentata la produzione dei protagonisti del revival ottocentesco, che a Gubbio ebbero i nomi di Angelico Fabbri, Luigi Carocci, Giovanni Spinaci, Giuseppe Magni e Antonio Passalboni. Va anche segnalata l&amp;#39;opportuna e felice esposizione di corredi farmaceutici, tra cui spiccano originali duomi d&amp;#39;alambicco in terracotte rossa, tutti prodotti a Gubbio tra il XVIII e il XIX secolo.Recentemente la collezione ceramica&amp;nbsp;si &amp;egrave; arricchita di una sezione dedicata ad Aldo Aj&amp;ograve; (1901-1982), poliedrico e prolifico artista. Le sale del piano nobile del palazzo ospitano la pinacoteca civica. La raccolta comprende grandi croci dipinte come il Crocifisso ligneo opera del Maestro della Croce di Gubbio e polittici su tavola come il reliquiario miniato del XIV secolo. All&amp;rsquo;interno della collezione sono inoltre presenti affreschi staccati provenienti da chiese della citt&amp;agrave; eseguiti da pittori eugubini nel XIV secolo e numerose opere realizzate tra XVI e XVII secolo da artisti forestieri e locali. Tra questi spiccano gli eugubini Pietro Paolo Baldinacci, Benedetto e Virgilio Nucci, Federico Brunori, Felice Damiani ed i perugini Orlando Merlini e Sinibaldo Ibi. Al piano terra del museo sono state recentemente inaugurate due nuove sezioni: una illustra opere, documenti ed oggetti del Risorgimento italiano ed eugubino, l&amp;#39;altra espone una collezione di antichi oggetti orientali, provenienti da India, Tibet e sud-est asiatico, donati al Comune di Gubbio negli anni &amp;#39;20 del secolo scorso.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto &lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1PASSAGG/dcab5106-3cae-4a59-9afe-7ee0511e2d3b'&gt;PASSAGGIO A NORD-EST&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;a href='http://storicizzati.beniculturali.regione.umbria.it/resources/Depliant/Museo%20archeologico%20di%20Gubbio.pdf'&gt;&lt;strong&gt;Scarica in PDF il d&amp;eacute;pliant della Raccolta archeologica&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;a href='http://storicizzati.beniculturali.regione.umbria.it/resources/Depliant/Pinacoteca%20Civica%20di%20Gubbio.pdf'&gt;&lt;strong&gt;Scarica in PDF il d&amp;eacute;pliant della Pinacoteca&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.palazzodeiconsoli.it|http://www.palazzodeiconsoli.it/</Sito web><Indirizzo email>museo@gubbiocm.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 9274298</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="157"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Orvieto</Comune><Cap>5018</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Viale Sangallo</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.7185068,12.1107446</Georeferenziazione><Nome>Pozzo di San Patrizio</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il pozzo si trova in posizione panoramica al centro di Orvieto.  Fu realizzato per volere di papa Clemente VII, rifugiatosi ad Orvieto durante il sacco di Roma del 1527. Il progetto fu affidato al fiorentino Antonio da Sangallo il Giovane. I lavori finirono nel 1537. A sezione circolare &amp;egrave; profondo sessantadue metri e largo tredici. Intorno alla canna del pozzo girano a spirale due scale a chiocciola progettate in maniera tale da correre sovrapposte l&amp;rsquo;una all&amp;rsquo;altra senza per&amp;ograve; comunicare tra loro. Ogni scala ha duecentoquarantotto scalini comodissimi, facili da scendere anche per le bestie da soma. In fondo alla canna un piccolo ponte collega le due scale. La parte esterna del pozzo, consiste in una larga e bassa costruzione cilindrica, &amp;egrave; decorata da gigli farnesiani di papa Paolo III, succeduto a Clemente VII. All'ingresso la lapide &amp;ldquo;quod natura munimento inviderat industria adiecit&amp;rdquo; (&amp;ldquo;ci&amp;ograve; che non aveva dato la natura, procur&amp;ograve; l&amp;rsquo;industria&amp;rdquo;) celebra la potenza dell&amp;rsquo;ingegneria umana capace di sopperire alle carenze naturali come la mancanza di acqua in citt&amp;agrave;. Papa Clemente VII non vide mai realizzata l'opera, che fu portata a termine da Simone Mosca nel 1543, quando sul soglio pontificio sedeva Paolo III. Il pozzo della Rocca, questo era il suo nome in principio, soltanto nell'Ottocento assunse la denominazione proverbiale di San Patrizio, quando la rocca aveva perduto la sua funzione militare. Il nome del Pozzo non ha alcuna attinenza con personaggi del luogo, ma fa riferimento all'abisso irlandese dove era solito pregare san Patrizio. Durante la costruzione del pozzo vennero ritrovati numerosi reperti archeologici risalenti all&amp;rsquo;epoca etrusca.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.sistemamuseo.it|www.sistemamuseo.it</Sito web><Indirizzo email>orvieto@sistemamuseo.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0763 343768</Numeri di telefono><Accessibilita>no</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="158"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Costacciaro</Comune><Cap>6021</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Massarelli</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.35938481464255,12.711181640625</Georeferenziazione><Nome>Antico frantoio dell'olio</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;L&amp;#39;Antico frantoio dell&amp;#39;olio di Costacciaro si trova nel centro storico della citt&amp;agrave;, in via Massarelli all&amp;#39;interno di un antico locale recentemente ristrutturato. Il luogo merita una visita in quanto ripropone tutte le fasi della lavorazione dell&amp;#39;oliva partendo dalla molitura fino alla spremitura e raccolta dell&amp;rsquo;olio. Il frantoio, databile al XVII-XVIII secolo, &amp;egrave; stato in attivit&amp;agrave; fino a non molti anni fa, quando apparteneva al signor Carlo Bartoletti. Si tratta del pi&amp;ugrave; grande ed antico frantoio oleario dell&amp;#39;area; &amp;egrave; importante testimonianza della coltura dell&amp;#39;ulivo, largamente diffusa, gi&amp;agrave; nel XV secolo, nel ducato dei Montefeltro. Fin dalle origini il frantoio venne chiamato &amp;quot;Il Montano&amp;quot;. Il termine deriva forse dal latino &amp;quot;molendium&amp;quot; che significa appunto mulino, attraverso una serie di trasformazioni linguistiche. La struttura si compone di una macina per la pigiatura e la spremitura delle olive e di una poderosa trave in legno di quercia, alla quale &amp;egrave; ancorato un contrappeso in pietra. Nel travone in quercia si notano ancora incise le astine con le quali veniva contata la quantit&amp;agrave; d&amp;rsquo;oliva arrivata, o quella d&amp;rsquo;olio ricavata dalla spremitura delle olive, mentre, in un cassetto del Montano stesso, si trova ancora il vecchio blocchetto d&amp;rsquo;appunti sul quale si segnalavano le entrate e le uscite del frantoio.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1PASSAGG/dcab5106-3cae-4a59-9afe-7ee0511e2d3b'&gt;PASSAGGIO A NORD-EST&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.comunecostacciaro.it|http://www.comunecostacciaro.it/storia.htm</Sito web><Indirizzo email>info.segreteria@comunecostacciaro.it , info@comunecostacciaro.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>-</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="159"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Baschi</Comune><Cap>5023</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza Mazzini - localit Civitella del Lago</Indirizzo><Numero civico>9</Numero civico><Georeferenziazione>42.7118251,12.2819192</Georeferenziazione><Nome>Museo  Ovo Pinto</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il museo si trova a Civitella del Lago, suggestivo borgo medievale nel comune di Baschi a dominio del lago di Corbara. La collezione comprende un gran numero di uova dipinte o scolpite da artisti professionisti, dilettanti e studenti in occasione della Mostra Concorso Nazionale &amp;ldquo;Ovo Pinto&amp;rdquo; che si svolge dal 1982 durante il periodo pasquale. Gestito dall&amp;rsquo;Associazione Culturale &amp;ldquo;Ovo Pinto&amp;rdquo;, il museo &amp;egrave; nato con la volont&amp;agrave; di promuovere questa tradizione risalente al periodo romano e ancor oggi viva soprattutto nel centro Italia.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>http://www.ovopinto.it/|http://www.ovopinto.it/</Sito web><Indirizzo email>ovopinto@gmail.com , info@ovopinto.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>3408995074 , 3311098798 , 3406517082</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="160"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Fossato di Vico</Comune><Cap>6022</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Mazzini</Indirizzo><Numero civico>16</Numero civico><Georeferenziazione>43.2955941,12.761833</Georeferenziazione><Nome>Antiquarium comunale</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;L&amp;rsquo;Antiquarium si trova nel centro medievale di Fossato di Vico. &amp;Egrave; ospitato nell&amp;rsquo;edificio che fu la prima sede del Comune e accolse poi il teatro comunale. La visita alla raccolta civica di Fossato di Vico rappresenta un&amp;rsquo;occasione per conoscere la vita di un&amp;rsquo;area, la cui fortuna e centralit&amp;agrave; risiede nella favorevole posizione in prossimit&amp;agrave; di numerosi assi di traffico che qui s&amp;rsquo;incrociavano. Fu di fatto inserita lungo il percorso della strada consolare Flaminia, aperta nel 220 a.C., di cui rimangono importanti tracce dei suoi ponti che servivano a scavalcare corsi d&amp;rsquo;acqua ora scomparsi. Gli oggetti esposti mostrano che il piccolo centro fu vitale dalla protostoria fino all&amp;rsquo;epoca tardo-antica, e menzionato in modo costante negli itineraria romani, le guide di viaggio che contenevano indicazioni sulle strade, le distanze e i centri urbani. Inaugurato nel 2001, &amp;egrave; situato al piano superiore dell&amp;rsquo;edificio medievale che fu gi&amp;agrave; sede del Comune e del teatro comunale. Articolato in due sale, &amp;egrave; centrato sulla storia del territorio e dello sviluppo di Fossato di Vico, l&amp;rsquo;antica Helvillum, sorta in prossimit&amp;agrave; del valico di Fossato (740 m s.l.m.), gi&amp;agrave; dalla preistoria funzionale al collegamento dei pascoli estivi dell&amp;rsquo;Appennino con quelli invernali della costa adriatica. Nella prima sala il territorio &amp;egrave; illustrato da antiche carte geografiche, mappe e vedute dal XVI al XIX secolo, nonch&amp;eacute; da una piccola selezione di oggetti dall&amp;rsquo;et&amp;agrave; romana all&amp;rsquo;et&amp;agrave; moderna. Seguono reperti ordinati cronologicamente e anche materiali ed elementi architettonici, recuperati da vecchi scavi sulla sommit&amp;agrave; del borgo, pertinenti a una domus e a una cisterna della fine del I secolo a.C. Relativamente ai tracciati viari antichi che hanno interessato in modo diretto Fossato di Vico, si consiglia la visita ai resti dei ponti romani presso la localit&amp;agrave; Palazzolo, a sud del paese, e verso nord, ai piedi del borgo dove &amp;egrave; visibile il ponte di San Giovanni: entrambi indicano il percorso antico della via Flaminia che in questa zona si trovava leggermente pi&amp;ugrave; a ovest dell&amp;rsquo;attuale strada statale.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1PASSAGG/dcab5106-3cae-4a59-9afe-7ee0511e2d3b'&gt;PASSAGGIO A NORD-EST&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href='http://storicizzati.beniculturali.regione.umbria.it/resources/Depliant/Antiquarium%20di%20Fossato%20di%20Vico%20.pdf'&gt;Scarica in PDF il d&amp;eacute;pliant del Museo&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>c.bagnarelli@comune.fossatodivico.pg.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 9149528</Numeri di telefono><Accessibilita>no</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="161"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Ferentillo</Comune><Cap>5034</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Precetto - Via della Torre</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.618385,12.795082</Georeferenziazione><Nome>Cimitero-Museo 'Le Mummie di Ferentillo'</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il museo si trova nella cripta della chiesa di Santo Stefano, al centro di Ferentillo. La chiesa venne eretta nel XV secolo sopra un altro edificio religioso poi divenutane la cripta. La facciata, molto semplice, &amp;egrave; caratterizzata, al centro, da un rosone decorato da piccole sculture sotto al quale si trova il portale d&amp;rsquo;ingresso, in pietra bianca, inserito tra due colonne che alla base recano gli stemmi di Lorenzo Cybo e del Capitolo Lateranense. L&amp;rsquo;interno &amp;egrave; a tre navate, nell&amp;rsquo;abside, circolare, in stile barocco, si aprono due piccole logge con balaustre in legno di gusto rococ&amp;ograve;. Al centro una grande tela raffigura il Martirio di Santo Stefano, opera di Giuseppe Rosi, 1759. Da menzionare anche l&amp;rsquo;affresco di Pierino Cesarei, datato 1595, raffigurante il Presepe e lo splendido fonte battesimale. Nel presbiterio, sul pilastro destro, &amp;egrave; incastonato un tabernacolo per la conservazione degli oli sacri che risale al XVI secolo. Nella cripta romanica della chiesa sono conservate alcune mummie, scoperte nel 1805 quando un editto napoleonico ordin&amp;ograve; l&amp;#39;esumazione delle salme dall&amp;#39;interno delle chiese. Sono una ventina i corpi mummificati visibili all&amp;rsquo;interno di teche: il pi&amp;ugrave; antico risale a circa quattro secoli fa, il pi&amp;ugrave; recente &amp;egrave; del XIX secolo. La conservazione dei corpi &amp;egrave; dovuta a particolari microrganismi presenti nella terra e ad una ventilazione costante.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1LAVALLEINCANTATA/a82a876a-2b87-46a1-83a6-17fc9cdfc8cc'&gt;LA VALLE INCANTATA&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.mummiediferentillo.it|www.mummiediferentillo.it</Sito web><Indirizzo email>info@mummiediferentillo.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>335 6543008 , 0744 780708</Numeri di telefono><Accessibilita>no</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="162"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Orvieto</Comune><Cap>5018</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza del Duomo</Indirizzo><Numero civico>29</Numero civico><Georeferenziazione>42.7169165,12.1126158</Georeferenziazione><Nome>Museo 'Claudio Faina' e Museo civico</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;&lt;img src='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/logo_orizzontale_ita_colore+%281%29.jpg/e1fc60ce-2ec7-4319-8f50-4e1ee4fc2041?t=1658922943098' style='float:left; height:84px; margin:20px 22px; width:200px' /&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il Museo&amp;nbsp;ha ottenuto il riconoscimento&amp;nbsp;&lt;a href='https://www.umbriacultureforfamily.it' target='_blank'&gt;&lt;strong&gt;Umbria Culture for Family&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&amp;nbsp;per i servizi e le attivit&amp;agrave; che offre alle famiglie con ragazzi di 0-14 anni.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo Claudio Faina e il museo civico archeologico hanno sede nel palazzo Faina, situato in piazza Duomo di Orvieto. Edificato a met&amp;agrave; dell&amp;rsquo;Ottocento, il palazzo fu costruito riutilizzando le strutture della casa dei Monaldeschi, dal Duecento tra le famiglie pi&amp;ugrave; importanti d&amp;rsquo;Orvieto. Nel palazzo, acquistato a&amp;nbsp;met&amp;agrave; Ottocento dal conte Claudio Faina senior, fu trasferita la collezione di famiglia ospitata inizialmente nella residenza di Perugia. L&amp;#39;edificio &amp;egrave; sede museale dal 1954, quando l&amp;rsquo;ultimo erede Claudio junior lasci&amp;ograve; per testamento al Municipio di Orvieto tutte le propriet&amp;agrave; per finanziare la &amp;quot;Fondazione per il Museo Claudio Faina&amp;quot;. Il percorso espositivo mira ad illustrare le tappe di formazione della raccolta, dal nucleo originario costituito a partire dal 1864 dal conte Mauro secondo gli indirizzi collezionistici del tempo fino alla raccolta incrementata dall&amp;rsquo;erede Eugenio che limit&amp;ograve; le acquisizioni a reperti di area orvietana e promosse la formazione di un museo civico anzich&amp;eacute; arricchire la collezione di famiglia. Dalla galleria situata al secondo piano del palazzo si pu&amp;ograve; ammirare una prospettiva particolare del Duomo. Dall&amp;rsquo;ingresso in piazza Duomo si accede al Museo Civico archeologico, sistemato al piano terra del palazzo, interamente dedicato ai reperti provenienti dagli scavi della citt&amp;agrave; e del territorio d&amp;rsquo;Orvieto, che testimoniano l&amp;rsquo;eccezionale fioritura di Volsinii, l&amp;rsquo;etrusca Orvieto. Delle produzioni di altissima qualit&amp;agrave; artistica realizzate nel corso del V sec.&amp;nbsp;a.C. dalle botteghe volsiniesi sono esposte le terrecotte architettoniche provenienti dal tempio del Belvedere. Ispirati direttamente all&amp;rsquo;arte classica greca, costituivano l&amp;rsquo;apparato decorativo e di rivestimento degli edifici sacri. Dall&amp;rsquo;area sacra di Cannicella, complesso santuariale all&amp;rsquo;interno della necropoli posta a sud della citt&amp;agrave;, proviene la celebre statuetta della Venere, e della necropoli del Crocifisso del Tufo sono esposti alcuni cippi in pietra, i segnacoli delle tombe in genere recanti il nome del defunto. Del territorio orvietano sono illustrati materiali collezionati nel corso dell&amp;rsquo;Ottocento, tra cui il sarcofago di Torre San Severo, con scene scolpite raffiguranti episodi mediati dalla mitologia greca, di ispirazione funeraria. La collezione Faina &amp;egrave; sistemata al piano nobile e al secondo piano del palazzo in un allestimento rinnovato nel 1996. Al piano nobile, che conserva la decorazione ottocentesca, sono sistemati i reperti recuperati o acquistati dai Faina, con particolare attenzione all&amp;#39;attivit&amp;agrave; collezionistica di Mauro, specie per quanto riguarda la collezione numismatica di monete, in grande maggioranza romane di epoca repubblicana e imperiale, sono esposte in rigorosa sequenza cronologica. Al secondo piano i reperti sono ordinati secondo un criterio tipologico e cronologico: dai materiali pre-protostorici alla ceramica attica, mentre alcuni ambienti sono interamente dedicati alla ceramica etrusca.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href='http://storicizzati.beniculturali.regione.umbria.it/resources/Depliant/Museo%20Claudio%20Faina%20e%20museo%20civico%20di%20Orvieto%20.pdf'&gt;Scarica in PDF il d&amp;eacute;pliant del Museo&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.museofaina.it|www.museofaina.it</Sito web><Indirizzo email>info@museofaina.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0763 341511</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="163"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Magione</Comune><Cap>6063</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Loc. San Feliciano, Via Lungolago della Pace e del Lavoro</Indirizzo><Numero civico>20</Numero civico><Georeferenziazione>43.1177778,12.1669444</Georeferenziazione><Nome>Museo della pesca del Lago Trasimeno</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il Museo della Pesca e del Lago Trasimeno &amp;egrave; situato a San Feliciano, accanto al porto nord dei pescatori. Dal 19 luglio 1997 &amp;egrave; stato riaperto al pubblico nella sede che un tempo ospitava il Consorzio Pesca ed Acquicoltura del Trasimeno.&lt;br /&gt;  Il Museo consta di un allestimento fisso e di sale dedicate a mostre di carattere temporaneo, laboratori didattici per scolaresche e gruppi, sala conferenze.&lt;br /&gt;  La base dell&amp;rsquo;allestimento del Museo della Pesca e del Lago Trasimeno sta nel ricchissimo patrimonio di conoscenze raccolto in decenni di indagini svolte da tanti studiosi (Progetto A.L.L.I. - Universit&amp;agrave; di Perugia), studenti e ricercatori che, con il contributo determinante dei pescatori-cacciatori, hanno indagato la &amp;quot;cultura dell&amp;rsquo;acqua&amp;rdquo;, la lingua, la storia e la vita delle comunit&amp;agrave; insediate lungo le rive del grande lago, seguendo in particolare l&amp;rsquo;evolversi dell&amp;rsquo;attivit&amp;agrave; produttiva che per molti secoli ha costituito la prima risorsa: la pesca.&lt;br /&gt;  Entrare al Museo della Pesca e del Lago Trasimeno significa per il visitatore perdere la sua abituale cognizione di abitante della terra e immettersi nel mondo fluido dell&amp;rsquo;acqua. Pu&amp;ograve; seguire passo dopo passo una storia affascinante e poco nota, per comprendere la grandiosit&amp;agrave; e i messaggi che vengono da una tradizione, di regole, di consuetudini, di saperi e di saggezza.&lt;br /&gt;  A venti anni dal precedente progetto museale, l&amp;rsquo;allestimento &amp;egrave; stato ripensato e arricchito sia a livello scientifico che tecnologico. Ci&amp;ograve; ha imposto innanzi tutto una nuova denominazione:&amp;nbsp; &amp;quot;Museo della pesca e del Lago Trasimeno&amp;rdquo;. I visitatori possono accedere oggi ad un ricco patrimonio di informazioni -che chiameremo &amp;quot;archivio generale&amp;rdquo;- consultabile attraverso dei totem touch screen dislocati nella sala espositiva. Questo archivio pu&amp;ograve; essere continuamente arricchito dando al museo la possibilit&amp;agrave; di crescere e di rinnovarsi.&lt;br /&gt;  Nell&amp;rsquo;esposizione viene proposta una lettura meditata di un patrimonio ricchissimo in cui la conoscenza del lago, con i suoi&amp;nbsp; particolari caratteri geo-fisici e ambientali, aggiornati alle ultime acquisizioni, si lega ai &amp;quot;saperi&amp;rdquo; acquisiti nel tempo dalle comunit&amp;agrave; di pescatori-cacciatori che con esso sono entrati in relazione.&lt;br /&gt;  Questa ampia sezione, che ha per titolo &amp;quot;Conoscere il lago&amp;rdquo;, precede la presentazione dello sviluppo storico della grande tradizione peschereccia del lago umbro e dei suoi passaggi chiave. Questo insieme organizzato di materiali archeologici, etnografici, storico-archivistici e di studi dedicati, che copre un periodo lunghissimo che va dal Neolitico antico ai giorni nostri, non ha uguali nelle altre zone umide del Paese.&lt;br /&gt;  Molto interessante e affascinante &amp;egrave; il nuovo capitolo aperto sull&amp;rsquo;avifauna, una delle ricchezze del lago, di cui vengono presentati alcuni aspetti naturalistici e culturali. &amp;Egrave; consultabile una ricca documentazione sulle cacce praticate in questo lago, di cui fa cenno gi&amp;agrave; Strabone nel I secolo d.C. e che leggiamo in dettaglio a partire dagli autori del Quattro-Cinquecento Giannantonio Campano e Matteo dall&amp;rsquo;Isola che descrivono tecniche senza l&amp;rsquo;uso delle armi da fuoco. Di grande richiamo la rara collezione di uccelli acquatici impagliati offerta al museo da Pietro Ceroni e gli interessanti approfondimenti di Vincenzo Valente e Giovanni Moretti sui nomi dialettali di queste specie nell&amp;rsquo;areale italiano.&lt;br /&gt;  La presentazione dei passaggi pi&amp;ugrave; significativi della gestione dell&amp;rsquo;ambiente lacustre, dal sec. XIII ai nostri giorni, unisce con una specie di&amp;nbsp; filo rosso l&amp;rsquo;inizio e la fine dell&amp;rsquo;allestimento. L&amp;rsquo;equilibrio tra provvedimenti di sfruttamento e tutela delle risorse del lago caratterizza l&amp;rsquo;epoca comunale e buona parte di quella pontificia. Dallo scorcio del Settecento in poi si fa strada un&amp;rsquo;idea di sfruttamento strumentale di questo bene che mette&amp;nbsp; in discussione l&amp;rsquo;ordine precedente. Il lago nel corso dell&amp;rsquo;Ottocento &amp;egrave; visto dai possidenti come terra da conquistare e acqua per irrigare le redditizie colture cerealicole. Si riduce cos&amp;igrave; l&amp;rsquo;interesse per la pesca professionale di tipo imprenditoriale. I livelli lacustri vengono abbassati drasticamente eliminando la fascia di rispetto tra le colture e le acque con danni notevoli all&amp;rsquo;ambiente spondale e alla pesca.&lt;br /&gt;  Chiude l&amp;rsquo;allestimento una sezione dedicata alla pesca di oggi, con un Bollettino della Cooperativa Pescatori del Trasimeno, che ha sede a San Feliciano, a cui partecipano soci provenienti da Torricella, San Feliciano e S. Arcangelo. Qui vengono presentate le novit&amp;agrave; che la nuova gestione ha portato nel settore della trasformazione e commercializzazione del pescato e nello sviluppo di collaborazioni con analoghe realt&amp;agrave; presenti in altri laghi italiani. Interessante anche l&amp;rsquo;iniziativa intrapresa nel settore della pesca-turismo.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il Museo aderisce al progetto &lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1GTT/94800159-603a-459d-857a-be0f9698dd3c'&gt;&lt;strong&gt;Gran Tour Trasimeno&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.magionecultura.it|www.magionecultura.it</Sito web><Indirizzo email>magione@sistemamuseo.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 8479261 , 3356871130</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="164"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Deruta</Comune><Cap>6053</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza dei Consoli</Indirizzo><Numero civico>15</Numero civico><Georeferenziazione>42.9821734,12.4201496</Georeferenziazione><Nome>Pinacoteca comunale</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;La Pinacoteca comunale &amp;egrave; allestita dal 1999 all&amp;rsquo;interno di palazzo dei Consoli. L&amp;#39;edificio trecentesco presenta forme gotiche nella parte inferiore mentre la fascia soprastante &amp;egrave; frutto di rifacimento settecentesco. Primitiva sede del museo Regionale della Ceramica, con il definitivo trasferimento nel 1998 di quest&amp;#39;ultimo nella nuova sede del convento di San Francesco, il palazzo &amp;egrave; stato interamente dedicato ad accogliere la collezione storico-artistica. Formatasi a partire dagli inizi del Novecento con opere gi&amp;agrave; appartenenti a chiese demaniate, la raccolta si &amp;egrave; andata via via arricchendo nel corso del secolo, e soprattutto nel 1931, quando Consilia Pascoli, erede del collezionista e scrittore d&amp;#39;arte Lione Pascoli vissuto nel XVII secolo, don&amp;ograve; al comune circa quaranta opere. Conserva al primo piano pitture provenienti dalla chiesa di San Francesco e del circondario tra cui spiccano la Madonna dei Consoli e il gonfalone di Sant&amp;rsquo;Antonio Abate di Niccol&amp;ograve; di Liberatore detto l&amp;rsquo;Alunno e l&amp;rsquo;Eterno e i santi Romano e Rocco di Pietro Vannucci detto il Perugino. Al secondo piano &amp;egrave; stata collocata la collezione Pascoli: le circa quaranta opere donate sono state realizzate da artisti attivi tra XVII e XVIII secolo come Giovan Battista Gaulli, Sebastiano Conca, Francesco Trevisani, Antonio Amorosi, Francesco Graziani e Pietr Van Blomen e sono altamente rappresentative del collezionismo romano di primo Settecento.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il Museo aderisce ai progetti&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.youtube.com/watch?v=0Zkmh0PhVCs'&gt;UMBRIA BOX&lt;/a&gt;&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;e&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/25569814/Deruta/afd8bede-2e4c-4c4c-8b41-4cdae06ca944' target='_blank'&gt;UMBRIA TIME TRAVEL BOX&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Scarica la Digital Edition per&amp;nbsp;&lt;a href='https://apps.apple.com/it/app/deruta-umbria-musei-digital/id952363103'&gt;Apple&amp;nbsp;&lt;/a&gt;-&amp;nbsp;&lt;a href='https://play.google.com/store/apps/details?id=it.sesinet.ebook.museideruta'&gt;Android&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href='http://storicizzati.beniculturali.regione.umbria.it/resources/Depliant/Pinacoteca%20comunale%20di%20Deruta%20.pdf'&gt;Scarica in PDF il d&amp;eacute;pliant del Museo&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.museoceramicadideruta.it|https://www.museoceramicadideruta.it/it/</Sito web><Indirizzo email>deruta@sistemamuseo.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 9711000 , 800 961 993 (servizi didattici)</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="165"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Terni</Comune><Cap>5100</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Vollusiano</Indirizzo><Numero civico>1</Numero civico><Georeferenziazione>42.5686,12.6535172</Georeferenziazione><Nome>Museo delle Armi</Nome><Descrizione>La collezione della raccolta tecnica della ex Fabbrica darmi dellEsercito, attuale Polo di Mantenimento delle Armi Leggere,  costituita da oltre 1500 armi prodotte dallOttocento ad oggi anche, ma non solo, dallo stabilimento ternano.  Ha sede in quella che fu la prima fabbrica darmi dellItalia unita, inaugurata nel 1880 nellambito di una politica volta allemancipazione dallestero per le forniture militari. Ricca di forza motrice idraulica, lontana dai confini e inattaccabile dalle cannoniere nemiche, Terni venne scelta anche per ospitare la prima acciaieria dItalia, capace di fornire alla Marina militare piastre corazzate e cannoni.  Nonostante i pesanti bombardamenti aerei subiti dalla citt durante la Seconda guerra mondiale, e sebbene la fabbrica sia oggi destinata soltanto alla riparazione e manutenzione delle armi leggere, conserva tutti i suoi edifici nel loro aspetto originario. Questo consente di comprendere, anche grazie ad un plastico, sia lorganizzazione funzionale della  fabbrica sia lutilizzo della forza motrice idraulica.</Descrizione><Sito web>www.museodellearmi.com|www.museodellearmi.com</Sito web><Indirizzo email>info@museodellearmi.com</Indirizzo email><Numeri di telefono>0744 4971</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="166"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Cannara</Comune><Cap>6033</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza Santo Stefano, localit Collemancio</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.9806266,12.5204721</Georeferenziazione><Nome>Antiquarium comunale  'Urvinum Hortense'</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;L&amp;#39;antiquarium &amp;egrave; allestito nel trecentesco palazzetto del Podest&amp;agrave; di Collemancio, piccolo borgo di collina nel territorio comunale di Cannara. Allestito dal 2003 nel trecentesco palazzetto del Podest&amp;agrave;, l&amp;rsquo;Antiquarium ospita i materiali provenienti dalle ricerche sul territorio e dagli scavi tuttora in corso ad Urvinum Hortense. Si tratta dell&amp;rsquo;antico centro localizzato immediatamente a nord-est del borgo di Collemancio, sulla sommit&amp;agrave; del pianoro della Pieve. L&amp;rsquo;area &amp;egrave; oggetto di sistematiche campagne di scavo condotte dall&amp;rsquo;Universit&amp;agrave; degli Studi di Perugia dal 1998, che hanno messo in luce un abitato racchiuso da una cinta muraria, in parte visibile nel settore occidentale del pianoro, con un impianto strutturato sull&amp;rsquo;asse viario che collegava Urvinum Hortense con Mevania (Bevagna) e Vettona (Bettona), lungo il quale si affacciava un tempio datato al II secolo a.C. La piccola ma significativa selezione degli oggetti dell&amp;rsquo;Antiquarium illustra tutte le fasi di occupazione emerse dallo scavo e dai ritrovamenti di superficie. Sono esposti il bronzetto di devoto (VI-V secolo a.C), tipica offerta nei santuari umbri che attesta l&amp;rsquo;esistenza di un culto preromano sul sito; un gruppo di terrecotte architettoniche che rivestiva le facciate del tempio rinvenuto sullo scavo, che testimonia la monumentalizzazione delle aree di culto con la diffusione della cultura romana nella regione. Tra queste spicca la lastra con Potnia ther&amp;ograve;n - la &amp;ldquo;signora degli animali&amp;rdquo;- termine che nell&amp;rsquo;Iliade indica la dea cacciatrice Artemide. Altri materiali (ceramica, epigrafi ed elementi architettonici) completano la raccolta. Il palazzo &amp;egrave; anche sede della Fondazione Urvinum Hortense, che dal 1986 promuove attivit&amp;agrave; di valorizzazione, tra cui gli scavi, delle antichit&amp;agrave; urbinate.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Scarica la Digital Edition per&amp;nbsp;&lt;a href='https://apps.apple.com/us/app/cannara-umbria-musei-digital/id952363064'&gt;Apple&amp;nbsp;&lt;/a&gt;-&amp;nbsp;&lt;a href='https://play.google.com/store/apps/details?id=it.sesinet.ebook.museicannara'&gt;Android&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href='http://storicizzati.beniculturali.regione.umbria.it/resources/Depliant/Antiquarium%20comunale%20di%20Urvinum%20Hortensedi%20Collemancio.pdf'&gt;Scarica in PDF il d&amp;eacute;pliant del Museo&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>antiquarium.comune@libero.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0742 731811</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="167"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Citt di Castello</Comune><Cap>6012</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Localit Morra</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.3864662,12.132987</Georeferenziazione><Nome>Oratorio di San Crescentino</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;L&amp;#39;oratorio si trova a Morra, distante pochi chilometri da Citt&amp;agrave; di Castello. Edificato nel 1420 e ampliato nel 1507, l&amp;rsquo;oratorio &amp;egrave; dedicato al soldato romano Crescentino, testimone della fede cristiana nell&amp;rsquo;Alta Valle del Tevere e martire nel 303 d.C. per ordine dell&amp;rsquo;imperatore Diocleziano. L&amp;rsquo;interno, a navata unica, conserva nella sagrestia affreschi tardogotici relativi alla struttura originale e, lungo le pareti, una decorazione eseguita dalla bottega del cortonese Luca Signorelli (1450-1523). Di mano dell&amp;rsquo;artista sono soltanto le scene della Flagellazione e della Crocifissione.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.museoduomocdc.it|www.museoduomocdc.it</Sito web><Indirizzo email>museoduomo@tiscali.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 8554705</Numeri di telefono><Accessibilita>no</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="168"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Torgiano</Comune><Cap>6089</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Garibaldi</Indirizzo><Numero civico>10</Numero civico><Georeferenziazione>43.02549,12.43349</Georeferenziazione><Nome>Museo dell'olivo e dell'olio</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Programmato da Giorgio Lungarotti negli anni &amp;rsquo;80, l&amp;rsquo;et&amp;agrave; del rilancio di una olivicoltura aggiornata,&amp;nbsp;il Museo dell&amp;rsquo;Olivo e dell&amp;rsquo;Olio-MOO &amp;egrave; stato realizzato da Maria Grazia Marchetti Lungarotti ad aperto al pubblico il 13 maggio del 2000. Nato in continuit&amp;agrave; di intenti con il MUVIT, il museo &amp;egrave; situato in un piccolo nucleo di abitazioni medievali all&amp;rsquo;interno delle mura castellane. Il percorso si snoda lungo undici sale e si apre con informazioni redatte dal C.N.R. sulle caratteristiche botaniche dell&amp;rsquo;olivo, sulle&amp;nbsp;&lt;em&gt;cultivar&amp;nbsp;&lt;/em&gt;pi&amp;ugrave; diffuse in Umbria, sulle tecniche tradizionali e d&amp;rsquo;avanguardia di messa a coltura e di estrazione dell&amp;rsquo;olio, affiancate da mappe sulla diffusione storica dell&amp;rsquo;olivicoltura. Le sale successive, ambientate nei locali che furono gi&amp;agrave; sede di un frantoio attivo fino a pochi decenni fa, ospitano una ricca documentazione relativa alla storia e all&amp;rsquo;evoluzione delle macchine olearie: dai primi mortai in pietra del V millennio a.C. all&amp;rsquo;introduzione del&amp;nbsp;&lt;em&gt;trapetum&lt;/em&gt;&amp;nbsp;(la vasca di origine greca, utilizzata dai romani, in cui si muovono le due ruote emisferiche), sino al richiamo ai pi&amp;ugrave; moderni impianti e all&amp;rsquo;invenzione del sistema &amp;ldquo;a ciclo continuo&amp;rdquo; che ha segnato l&amp;rsquo;avvio per la nuova elaiotecnica. Il percorso prosegue nei due piani superiori, dove la presenza dell&amp;rsquo;olio e dell&amp;rsquo;olivo nel quotidiano, gli usi e le valenze ad essi attribuiti nel corso del tempo sono documentati in sezioni: l&amp;rsquo;origine mitologica della pianta, il rilievo dell&amp;rsquo;olivicoltura, dall&amp;rsquo;economia romana alla ripresa medievale sino ai secoli recenti, l&amp;rsquo;olio come fonte di illuminazione, nelle religioni monoteiste mediterranee, nella medicina e nell&amp;rsquo;alimentazione, nello sport, nella cosmesi, come fonte di riscaldamento e come elemento significativo di un immaginario popolare che alla pianta e al prodotto derivato dal suo frutto ha attribuito &amp;ndash; e in parte ancora attribuisce &amp;ndash; valenze simboliche, propiziatorie, apotropaiche e curative.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1MAPP/9b81e0fa-2e70-4a52-adb5-904499da6c3c'&gt;MAPp MuseiAppPerugia&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/pieghevole+Moo.pdf/cc0f888e-f0eb-44e1-b495-87f59c62884d'&gt;VEDI LA SCHEDA&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;  &amp;nbsp;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.muvit.it|www.muvit.it</Sito web><Indirizzo email>prenotazionimusei@lungarotti.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 9880200</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="169"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Assisi</Comune><Cap>6081</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via delle Fonti di Mojano 9</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.0729495,12.6094124</Georeferenziazione><Nome>Museo Arti e Mestieri dell'Umbria</Nome><Descrizione>La raccolta etnografica si compone di attrezzi del lavoro artigianale, di oggetti curiosi e singolari, di arredi e suppellettili tipici della casa contadina umbra e di un gruppo di giocattoli d'epoca.    Ospita pi di duemila 'oggetti' di uso comune e una vasta collezione di attrezzi agricoli dal XVII secolo fino all'avvento delle nuove tecnologie.</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>museoartiemestieridellumbria@gmail.com</Indirizzo email><Numeri di telefono>330 650743 , 075/816674</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="170"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Parrano</Comune><Cap>5010</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Viale della Stazione</Indirizzo><Numero civico>1</Numero civico><Georeferenziazione>42.87620012115099,12.101116294673384</Georeferenziazione><Nome>Centro di documentazione territoriale e Tane del Diavolo</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Articolato in quattro sezioni, il centro offre una sintesi della storia del territorio dalle origini all&amp;rsquo;et&amp;agrave; moderna, con particolare riguardo agli aspetti geologici e archeologici delle cavit&amp;agrave; naturali delle Tane del Diavolo, subito fuori l&amp;rsquo;abitato di Parrano. Oltre ai reperti preistorici, che testimoniano la presenza umana fin dal Paleolitico superiore (20.000 anni a.C.), sono esposti alcuni oggetti del ricco corredo rinvenuto nella tomba di et&amp;agrave; arcaica (VI-V secolo a.C.) in localit&amp;agrave; Podere Soriano (Parrano), all&amp;rsquo;epoca ricadente nel territorio sottoposto alle influenze di Orvieto e Chiusi. L&amp;rsquo;ultima sezione &amp;egrave; dedicata alla storia comunale dal Medioevo all&amp;rsquo;et&amp;agrave; moderna, illustrata attraverso documenti di archivio e fotografie. Con la visita al Centro si coniuga l&amp;rsquo;interesse storico-archeologico con quello naturalistico. Su prenotazione, &amp;egrave; possibile visitare - con la guida di esperti speleologi &amp;ndash; le Tane del Diavolo, il complesso di grotte e forre scavate dall&amp;rsquo;acqua termale del torrente Bagno, da cui provengono i pi&amp;ugrave; antichi materiali del territorio orvietano.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il centro di documentazione&amp;nbsp;aderisce al progetto&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1MUSEIINRETE/297f7d0c-dd10-48eb-94fb-1ec660da84d1'&gt;Musei in Rete per il Territorio&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;a href='http://storicizzati.beniculturali.regione.umbria.it/resources/Depliant/Antiquarium%20Comunale%20di%20Baschi%20Antiquarium%20di%20Lugnano%20in%20Teverina,%20Centro%20di%20documentazione%20di%20Parrano.pdf'&gt;&lt;strong&gt;Scarica in PDF il d&amp;eacute;pliant del Museo&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.parrano.it|www.parrano.it</Sito web><Indirizzo email>comparrano@virgilio.it , rosavidi@email.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>3405768843 , 3339752738</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="171"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Corciano</Comune><Cap>6073</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via della Torre</Indirizzo><Numero civico>10</Numero civico><Georeferenziazione>43.12871,12.28755000000001</Georeferenziazione><Nome>Centro valorizzazione prodotti tipici</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il Centro si trova all&amp;rsquo;interno di Corciano, presso il complesso monumentale di Sant&amp;rsquo;Antonio Abate, che occupa la parte sommitale del colle su cui sorge il borgo.  E' uno spazio espositivo - museale sull&amp;rsquo;alimentazione tradizionale ed i prodotti tipici locali. Raccogliere, coltivare, conservare, preparare e consumare cibo sono attivit&amp;agrave; che in ogni cultura appaiono fondamentali, tanto che servono non solo a caratterizzarla profondamente, ma anche e soprattutto a differenziarla rispetto ad altre culture; non a caso l&amp;rsquo;appartenenza e l&amp;rsquo;identit&amp;agrave; culturale degli individui e dei gruppi viene spesso designata attraverso la specificit&amp;agrave; delle loro tipiche pratiche alimentari. Il Centro si compone di quattro piccoli locali: tre sale espositive di documentazione sulla storia e sulla cultura dell&amp;rsquo;alimentazione ed una sala di esposizione di prodotti tipici locali. La sala d&amp;rsquo;ingresso, al piano terra, offre un quadro degli stili alimentari e della loro trasformazione nel corso del tempo, fino ai tempi moderni, per comprendere da dove viene ci&amp;ograve; che mangiamo oggi, evidenziando le principali cesure che hanno modificato gli stili medesimi. La stanza accanto &amp;egrave; dedicata all&amp;rsquo;esposizione di prodotti tipici espressione del contesto locale. Al piano superiore, la prima sala, dove &amp;egrave; allestita anche una postazione multimediale, illustra i regimi alimentari tradizionali, facendo riferimento alla condizione rurale di fine &amp;lsquo;800 &amp;ndash; primi &amp;lsquo;900. La seconda sala &amp;egrave; dedicata all&amp;rsquo;alimentazione festiva, intesa come preparazione e consumo di cibi straordinari legati ad eventi festivi di carattere religioso, familiare e lavorativo.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.comune.corciano.pg.it|http://www.comune.corciano.pg.it/index.php/turismo-e-cultura/217-nel-centro-potete-ammirare/217-nel-centro-potete-ammirare</Sito web><Indirizzo email>infopoint@comune.corciano.pg.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 5188255</Numeri di telefono><Accessibilita>no</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="172"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Narni</Comune><Cap>5035</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via San Bernardo</Indirizzo><Numero civico>12</Numero civico><Georeferenziazione>42.5205253,12.5143593</Georeferenziazione><Nome>Narni sotterranea</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Gli ambienti della Narni Sotterranea si trovano nel centro storico di Narni e vi si accede dall&amp;#39;interno dei giardini pubblici restrostanti la ex chiesa di San Domenico. La scoperta degli ambienti sotterranei &amp;egrave; avvenuta fortuitamente nel 1979. Negli anni successivi sono stati riportati alla luce e restaurati diversi locali tra cui una chiesa protoromanica, scavata nella roccia e risalente al XII-XIII secolo, con ciclo pittorico di poco posteriore raffigurante tra gli altri dipinti, quello di San Michele Arcangelo cui l&amp;#39;edificio religioso &amp;egrave; dedicato. Oltre questo ambiente si pu&amp;ograve; visitare l&amp;#39;aula che fu destinata a Tribunale dell&amp;#39;Inquisizione ove sono esposti, a scopo dimostrativo, strumenti di tortura dell&amp;#39;epoca e la cella dove venivano rinchiusi i condannati che conserva toccanti tracce della permanenza dai prigionieri nel locale. La visita guidata si conclude all&amp;#39;interno della ex chiesa di San Domenico dove &amp;egrave; stato riportatato alla luce un mosaico bizantino del VI secolo. Il viaggio alla scoperta della Narni Sotterranea pu&amp;ograve; esser integrato con la visita della chiesa di Santa Maria Impensole, che, nella cripta, conserva due cisterne romane e al Lacus, altra grande cisterna, di epoca altomedioevale, collocata esattamente sotto la fontana di piazza Garibaldi, anticamente detta piazza del Lago. Si pu&amp;ograve; inoltre visitare l&amp;#39;acquedotto romano della Formina.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1LAVALLEINCANTATA/a82a876a-2b87-46a1-83a6-17fc9cdfc8cc'&gt;LA VALLE INCANTATA&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.narnisotterranea.it|www.narnisotterranea.it</Sito web><Indirizzo email>info@narnisotterranea.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>339 1041645 , 0744 722292</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="173"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Montegabbione</Comune><Cap>5010</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Montegiove</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.915433,12.145112700000027</Georeferenziazione><Nome>Convento della Scarzuola e Citt Buzziana</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;La Scarzuola si trova in localit&amp;agrave; Montegiove nel comune di Montegabbione. Deve forse il suo nome ad una capanna di scorza (paglia) che, secondo la tradizione, San Francesco costru&amp;igrave; durante una delle sue  peregrinazioni. In quel luogo venne edificata nel 1282 dal nobile Nerio di Bulgaruccio dei Conti di Montegiove, una chiesa con un piccolo convento francescano. Nell'abside della chiesa, dedicata alla Santissima Annunziata, &amp;egrave; un affresco della prima met&amp;agrave; del XIII secolo, raffigurante san Francesco in levitazione. Si tratta di una delle prime raffigurazioni del santo, ancora fuori dai canoni dell&amp;rsquo;iconografia ufficiale. Il convento, abbandonato dai frati nel Settecento, fu possesso dei marchesi Misciattelli di Orvieto fino al 1956 quando fu rilevato da uno dei maggiori architetti italiani del Novecento, il milanese Tommaso Buzzi (1900-1981), che vi volle costruire, nel corso di ventina d&amp;rsquo;anni una sua citt&amp;agrave; ideale, incentrata su sette teatri e ispirata all&amp;rsquo;ideale umanistico della composizione armonica di natura e cultura. Lungo il percorso si incontrano edifici dal forte valore simbolico, anche nel nome (la torre di Babele, la scala Musicale delle Sette Ottave, la scala di Giobbe, etc.), e il culmine della rappresentazione giunge con l&amp;rsquo;Acropoli, una montagna di edifici, vuoti all&amp;rsquo;interno e spesso sovrapposti. Grande opera globale sempre aperta, mai finita, in cui elementi del passato si sovrappongono a quelli del presente e del futuro, presenta un uso-abuso di  scale, sproporzioni volute, mostri, percorsi labirintici, geometrici e astronomici.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.lascarzuola.com|www.lascarzuola.com</Sito web><Indirizzo email>info@lascarzuola.com , info@pec.lascarzuola.com</Indirizzo email><Numeri di telefono>0763 837463</Numeri di telefono><Accessibilita>in parte</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="174"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Foligno</Comune><Cap>6034</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Plestia</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.0282473,12.892720000000054</Georeferenziazione><Nome>Museo archeologico Colfiorito (MAC)</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il Museo &amp;egrave; situato a Colfiorito, piccola localit&amp;agrave; di montagna nel comune di Foligno posta lungo un importante snodo viario che collegava gi&amp;agrave; in antico l&amp;#39;Umbria, la Sabina e la costa Adriatica. La visita rappresenta un&amp;#39;occasione per conoscere le dinamiche di sviluppo culturale di questa parte dell&amp;#39;Umbria appenninica, frequentata dall&amp;#39;uomo sin dalla preistoria e stabilmente occupata dall&amp;#39;et&amp;agrave; arcaica dal popolo umbro dei Plestini. Completa la visita quella al Parco naturalistico di Colfiorito e al museo a lui dedicato, situato nelle immediate vicinanze. Espone reperti provenienti da scavi effettuati in gran parte nell&amp;rsquo;area di Colfiorito e dei suoi Altipiani a partire dagli anni sessanta del Novecento. &amp;Egrave; dedicato ai Plestini, popolazione di origine umbra qui soprattutto attestata nel momento pi&amp;ugrave; maturo del suo sviluppo (VII-V secolo a.C.).&lt;br /&gt;  Il percorso &amp;egrave; organizzato in sezioni tematiche, dove, oltre a pannelli illustrativi e postazioni multimediali, vi sono anche ricostruzioni di alcuni contesti di ritrovamento. Al piano terra &amp;egrave; il lapidario, composto da reperti provenienti dall&amp;rsquo;area della citt&amp;agrave; romana e dal territorio plestino: vasche, cornici e colonne, ma anche iscrizioni. Il primo piano &amp;egrave; interamente dedicato alla necropoli preromana di Colfiorito, frequentata dal IX al III secolo, con l&amp;rsquo;esposizione dei corredi e di due tombe ricostruite in dimensioni reali.&lt;br /&gt;  Al secondo piano sono illustrati gli abitati e i santuari, e in particolare il castelliere di monte Orve e il santuario della dea Cupra, da cui provengono quattro lamine bronzee con iscrizioni che indicano la divinit&amp;agrave; come &amp;ldquo;madre dei Plestini&amp;rdquo;.&lt;br /&gt;  Chiude il percorso la sezione dedicata all&amp;rsquo;organizzazione urbana di Plestia e agli insediamenti rustici sorti nell&amp;rsquo;area degli Altipiani.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto &lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.humbria2o.it/'&gt;HUmbria2O&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.museifoligno.it|www.museifoligno.it</Sito web><Indirizzo email>museotrinci@comune.foligno.pg</Indirizzo email><Numeri di telefono>0742 681198</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="175"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Spoleto</Comune><Cap>6049</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza Campello</Indirizzo><Numero civico>1</Numero civico><Georeferenziazione>42.7578071,12.729509699999994</Georeferenziazione><Nome>Rocca Albornoziana</Nome><Descrizione>La Rocca si trova nella parte alta del centro storico di Spoleto, sulla sommit di colle Sant'Elia.  La Rocca, la cui costruzione inizi nel 1359, fu edificata per volere del Cardinale spagnolo Egidio Albornoz allo scopo di riportare la citt sotto il dominio pontificio. L'eugubino Matteo di Giovannello, detto il Gattapone, fu incaricato dei lavori.   Ufficialmente strumenti di difesa per la pace cittadina, le rocche furono il simbolo dellobbedienza e della sottomissione del popolo alla Chiesa, diventando la pi evidente caratteristica della sua azione di conquista. Cos fu per le rocche di Spoleto, di Narni, di Orvieto, di Assisi, di Todi e di Spello.  La sua collocazione era strategica per il controllo della via Flaminia, punto di appoggio e di partenza ideale per le azioni militari volte al recupero dei territori dell'Umbria, delle Marche e della Romagna. La fortezza costitu il perno del sistema difensivo dello Stato della Chiesa, ma fu concepita anche come sede residenziale per i Rettori del Ducato, prima, i governatori della citt e i legati pontifici, dopo, e quindi affrescata come le raffinate dimore signorili dell'epoca.   Sei torri, quattro angolari e due mediane corrono lungo il perimetro. Internamente, il corpo di fabbrica si trova tra due cortili: quello delle Armi, a sud, e quello d'Onore, a nord. Con il progressivo recupero degli ambienti e dei dipinti murali il complesso ha finalmente ritrovato il suo fascino primitivo. Il Salone d'Onore e la Camera Pinta, decorata da un raro ciclo di affreschi a tema cavalleresco (XV secolo) ne testimoniano la bellezza di un tempo.  Al suo interno si trova il Museo Nazionale del Ducato di Spoleto.</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>spoleto@sistemamuseo.it , museoducatospoleto@sistemamuseo.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0743 224952</Numeri di telefono><Accessibilita>in parte</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="176"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Allerona</Comune><Cap>5011</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza A. Lupi</Indirizzo><Numero civico>52</Numero civico><Georeferenziazione>42.811462,11.973907</Georeferenziazione><Nome>Museo dei Cicli geologici</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Istituito nel 2003 all&amp;#39;interno della sede del Comune, il museo documenta la storia geologica dell&amp;#39;Umbria sud-occidentale. Vi si conservano fossili marini pleistocenici (resti di balene, denti di squalo, molluschi, ricci, coralli ecc.) e altri reperti geologici e botanici provenienti dal territorio intorno Allerona. Il museo promuove inoltre ricerche scientifiche, programmi di educazione ambientale ed escursioni tematiche sul territorio, in collegamento con il Laboratorio Ambiente Distrettuale della scuola di Allerona.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto &lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1MUSEIINRETE/297f7d0c-dd10-48eb-94fb-1ec660da84d1'&gt;Musei in rete per il Territorio&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.museidiallerona.it|https://www.museidiallerona.it/museo-dei-cicli-geologici-di-allerona/</Sito web><Indirizzo email>info@museidiallerona.it , petittour.al@gmail.com</Indirizzo email><Numeri di telefono>3471454728 , 3357638719</Numeri di telefono><Accessibilita>in parte</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="177"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Citt della Pieve</Comune><Cap>6062</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza Gramsci</Indirizzo><Numero civico>4</Numero civico><Georeferenziazione>42.9523335,12.0038567</Georeferenziazione><Nome>Raccolta d'arte della cattedrale</Nome><Descrizione>La raccolta si trova all'interno della cattedrale dei Santi Gervasio e Protasio, al centro di Citt della Pieve.  Di propriet ecclesiastica, cominci a formarsi nel secondo dopoguerra come allestimento di oggetti e paramenti ecclesiastici dell'adiacente Cattedrale cittadina e di altre chiese del territorio di Citt della Pieve. La sede, attualmente chiusa per motivi di restauro, si sta allineando alle nuove normative architettoniche.  Come molte raccolte capitolari del territorio anche questa  caratterizzata dalla presenza di numerosi paramenti sacri e suppellettili ecclesiastiche, interessanti per uno studio sull'evoluzione delle arti minori e pi in particolare dell'oreficeria e della storia del tessuto.</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>aldogat@tiscali.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0578 299234</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="178"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Perugia</Comune><Cap>6121</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Borgo XX Giugno</Indirizzo><Numero civico>74</Numero civico><Georeferenziazione>43.100575524221874,12.396086454391481</Georeferenziazione><Nome>Orto medievale dell'Universit degli Studi di Perugia - CAMS</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;L&amp;rsquo;orto medievale dell&amp;rsquo;Universit&amp;agrave; degli Studi di Perugia &amp;egrave; collocato all&amp;rsquo;interno del complesso di San Pietro, nel luogo dove originariamente si trovava l&amp;rsquo;orto-giardino dei monaci benedettini. In seguito alla demaniazione del complesso, il terreno venne trasformato dapprima in Orto botanico (1896 &amp;ndash; 1996) e successivamente in orto medievale.&lt;br /&gt;  Contrariamente all&amp;rsquo;orto botanico, nell&amp;rsquo;orto medievale le specie coltivate sono organizzate in maniera tale da illustrare le credenze e le mitologie medievali legate al mondo vegetale.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;L&amp;#39;orto medievale&amp;nbsp;aderisce al progetto&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1MAPP/9b81e0fa-2e70-4a52-adb5-904499da6c3c'&gt;MAPp MuseiAppPerugia&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/pieghevole+Cams.pdf/b136032f-a418-4ac2-8fc6-fa0287d63bdc'&gt;VEDI LA SCHEDA&lt;/a&gt;&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;  &amp;nbsp;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.cams.unipg.it</Sito web><Indirizzo email>servizi.cams@unipg.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 5856311 , 075 5856432 , 075 5857979 , 3202223164</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="179"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Spoleto</Comune><Cap>6049</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza Campello</Indirizzo><Numero civico>1</Numero civico><Georeferenziazione>42.7578071,12.729509699999994</Georeferenziazione><Nome>Museo Nazionale del Ducato di Spoleto</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il museo si trova all&amp;#39;interno della Rocca, nella parte alta del centro storico di Spoleto. Il museo nasce per documentare la storia del Ducato, nato grazie ai Longobardi, popolazione germanica che ruppe l&amp;#39;unit&amp;agrave; politica della penisola italiana nel VI secolo d.C. La Rocca fu edificata per volere del Cardinale spagnolo Egidio Albornoz a partire dal 1360. Fu sede di legati pontifici e papi. Oggi, con il progressivo recupero degli ambienti e dei dipinti murali che ancora ne ornano le pareti, il complesso ha finalmente ritrovato il suo fascino primitivo dopo essere stato per lungo tempo utilizzato come carcere. Il museo propone un interessante documento di conoscenza del territorio spoletino dal IV al XV secolo e contemporaneamente illustra, tramite pannelli, la bellezza degli ambienti affrescati in cui le opere sono esposte. Inaugurato nel 2007, il museo nasce grazie ad un progetto di raccolta di opere d&amp;#39;arte e materiali, gi&amp;agrave; in gran parte conservate presso i locali del museo civico e pinacoteca, utili a documentare l&amp;#39;origine, lo sviluppo e le molteplici ricadute storiche e culturali del longobardo Ducato di Spoleto. Articolato in due spazi attorno al cortile d&amp;#39;Onore, uno al pianterreno e l&amp;#39;altro al primo piano, si suddivide in quindici sale. Nel complesso la raccolta delle opere copre un arco di tempo che va dal IV secolo d.C., con testimonianze delle prime comunit&amp;agrave; cristiane, fino al XV secolo. Pensato quale strumento adeguato alla conoscenza della citt&amp;agrave; e del territorio, il museo intende far percepire al visitatore la complessit&amp;agrave; delle vicende storiche che lo interessarono e contemporaneamente la sua vivacit&amp;agrave; culturale anche dopo la caduta del Ducato. Il percorso inizia dal IV secolo illustrando le prime comunit&amp;agrave; cristiane con materiali provenienti dalle aree funerarie e dagli edifici di culto limitrofi, ponendo l&amp;#39;accento sul fenomeno del monachesimo. Si prosegue con opere che vanno dal VI al IX secolo, testimoni dell&amp;#39;evoluzione artistica territoriale, e si conclude con sculture e pitture dal XII al XV secolo che ben documentano la straordinaria fioritura artistica della citt&amp;agrave; e del territorio come il Trittico di Santa Maria delle Grazie di Niccol&amp;ograve; di Liberatore. Nel percorso completano l&amp;#39;itinerario pannelli illustrativi che danno conto della funzione storica di ciascun ambiente attraversato.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;a href='http://storicizzati.beniculturali.regione.umbria.it/resources/Depliant/SPOLETO-DUCATO-italiano.pdf'&gt;&lt;strong&gt;Scarica in PDF il d&amp;eacute;pliant del Museo&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>sbsae-umb@beniculturali.it , museoducatospoleto@sistemamuseo.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0743 223055</Numeri di telefono><Accessibilita>in parte</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="180"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Norcia</Comune><Cap>6046</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Roma</Indirizzo><Numero civico>36</Numero civico><Georeferenziazione>42.7919524,13.0947083</Georeferenziazione><Nome>Mostra archeologica permanente presso il Criptoportico romano di porta Ascolana</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Il museo &amp;egrave; attualmente chiuso al pubblico.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  La Mostra &amp;egrave; allestita nell&amp;rsquo;edificio che ingloba i resti del criptoportico romano, situato presso porta Ascolana, nel settore meridionale di Norcia. I locali che ospitano la raccolta inglobano i resti di un criptoportico, struttura sotterranea ideata nella seconda met&amp;agrave; del I secolo a.C. per assicurare un passaggio coperto nell&amp;#39;area forense della citt&amp;agrave;. La Mostra, oltre a rappresentare un&amp;rsquo;occasione di visita ai resti del criptoportico, &amp;egrave; parte del circuito museale nursino che comprende il Museo civico e diocesano &amp;ldquo;La Castellina&amp;rdquo;, affacciato sulla piazza centrale di Norcia, e il Museo dei mulini e delle marcite, che offrono nel complesso un&amp;rsquo; esauriente sintesi delle conoscenze archeologiche e storico artistiche su Norcia. La mostra espone i materiali recuperati in localit&amp;agrave; Campo Boario in occasione di scavi eseguiti nel 2000. Nel percorso si documentano un villaggio di capanne del IX-VIII secolo a.C. e una necropoli del VI-III secolo a.C., una delle tante dislocate intorno alla citt&amp;agrave;, caratterizzata da tombe a fossa per l&amp;rsquo;inumazione di personaggi di ceto elevato, sepolti con ricche suppellettili in ceramica, ferro e bronzo. Una raccolta lapidaria comprensiva di steli sepolcrali, cippi miliari e basi onorarie documenta parte del ricco patrimonio epigrafico della Nursia romana, mentre due cippi neoattici con scene dionisiache attestano la pratica in loco di culti pagani dedicati a Dioniso-Bacco. I locali che ospitano la raccolta inglobano i resti di un criptoportico, struttura sotterranea ideata nella seconda met&amp;agrave; del I secolo a.C. per assicurare un passaggio coperto nell&amp;rsquo;area forense. Collegato tramite una scala ad una parte superiore porticata, il criptoportico era illuminato da una fila di finestre a bocca di lupo poste poco sopra l&amp;rsquo;imposta della volta di copertura.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.museolacastellina.it|http://www.museolacastellina.it/index.php/criptoportico-romano/</Sito web><Indirizzo email>info@museolacastellina.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0743 828711</Numeri di telefono><Accessibilita>in parte</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="181"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Terni</Comune><Cap>5100</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Largo Liberotti</Indirizzo><Numero civico>24</Numero civico><Georeferenziazione>42.5651274,12.6501931</Georeferenziazione><Nome>PALEOLAB - Museo delle raccolte paleontologiche dell'Umbria meridionale</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;La Mostra &amp;egrave; allestita presso la trecentesca ex chiesa di San Tommaso, situata nel settore orientale della centro storico di Terni. La raccolta &amp;egrave; nel suo insieme un interessante nucleo di materiali tra i pi&amp;ugrave; completi d&amp;rsquo;Italia per la conoscenza dei micromammiferi sviluppati durante il Plio-Pleistocene e tra i pi&amp;ugrave; importanti dell&amp;rsquo;Umbria per la presenza di vertebrati. La struttura ospita diverse migliaia di pezzi, di cui sono esposti circa 300 esemplari, relativi a fossili di origine sia continentale che marina provenienti dall&amp;rsquo;Umbria meridionale. Mediante la collaborazione con altri istituti di ricerca viene garantito il continuo aggiornamento scientifico della struttura, che periodicamente arricchisce la propria collezione attraverso scavi e ricognizioni sul campo. Una sezione &amp;egrave; interamente dedicata alla storia evoluta del genere Homo.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1LAVALLEINCANTATA/a82a876a-2b87-46a1-83a6-17fc9cdfc8cc'&gt;LA VALLE INCANTATA&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.caos.museum|https://www.caos.museum/musei/paleolab/</Sito web><Indirizzo email>info@caos.museum</Indirizzo email><Numeri di telefono>0744 1031864</Numeri di telefono><Accessibilita>in parte</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="182"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Foligno</Comune><Cap>6034</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza della Repubblica</Indirizzo><Numero civico>25</Numero civico><Georeferenziazione>42.95637000000001,12.702930000000038</Georeferenziazione><Nome>Museo della citt di Palazzo Trinci</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;&lt;img src='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/logo_orizzontale_ita_colore+%281%29.jpg/e1fc60ce-2ec7-4319-8f50-4e1ee4fc2041?t=1658922943098' style='float:left; height:84px; margin:20px 22px; width:200px' /&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il Museo&amp;nbsp;ha ottenuto il riconoscimento &lt;a href='https://www.umbriacultureforfamily.it' target='_blank'&gt;&lt;strong&gt;Umbria Culture for Family&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&amp;nbsp;per i servizi e le attivit&amp;agrave; che offre alle famiglie con ragazzi di 0-14 anni.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il Museo della citt&amp;agrave;, collocato all&amp;rsquo;interno di palazzo Trinci, sorge sulla piazza principale di Foligno, l&amp;rsquo;antica piazza Grande. Palazzo Trinci venne edificato tra XIV e XV secolo come residenza della nobile famiglia Trinci che govern&amp;ograve; la citt&amp;agrave; tra il 1305 ed il 1439. In seguito all&amp;#39;annessione di Foligno allo Stato della Chiesa, il palazzo divenne la sede dei governatori pontifici fino all&amp;#39;Unit&amp;agrave; d&amp;#39;Italia e fu poi destinato ad ospitare gli uffici della Pretura, del Demanio e del Monopolio oltre che la caserma della Guardia di Finanza. Nel 1985, in seguito a numerose modifiche nella struttura dell&amp;rsquo;edificio avvenute nel corso dei secoli ed ai danni riportati dopo il terremoto del 1831-32 ed ai bombardamenti della seconda guerra mondiale, il palazzo venne chiuso e restaurato. Nel 1997 fu riaperto al pubblico e dal 2000, istituito in Museo della citt&amp;agrave;, ospita il nuovo allestimento della pinacoteca e delle due sezioni archeologiche. Il nobile palazzo Trinci merita un&amp;rsquo;approfondita visita sia per l&amp;rsquo;eleganza dell&amp;rsquo;esterno e la ricchezza decorativa degli interni, sia per le importanti collezioni d&amp;rsquo;arte che raccoglie. La pinacoteca in particolare conserva opere di importanti artisti vissuti a cavallo tra il XIV ed il XVI secolo come Dono Doni, Bernardino di Mariotto, Giovanni di Corraduccio, Pierantonio Mezzastris e Niccol&amp;ograve; Alunno. All&amp;rsquo;interno dell&amp;rsquo;edificio degna di nota &amp;egrave; soprattutto la sala affrescata con la rappresentazione delle Arti liberali e dei Pianeti che una recente scoperta ha attribuito al celebre pittore marchigiano Gentile da Fabriano e la cappella decorata con gli affreschi di Ottaviano Nelli raffiguranti lo Sposalizio di Sant&amp;rsquo;Anna. Il percorso museale, che si snoda su tre piani a partire dalla scala gotica, comprende il Museo archeologico, la Pinacoteca, il Museo dell&amp;rsquo;istituzione comunale e il Museo multimediale delle giostre e dei tornei. Il Museo archeologico &amp;egrave; costituito da un&amp;rsquo;ampia documentazione sulle popolazioni umbre dei Fulginates e dei Plestini, nonch&amp;eacute; da una raccolta di materiali lapidei, urne cinerarie e sarcofagi di epoca romana e tardo romana. Altri reperti archeologici, gi&amp;agrave; appartenuti alla collezione Trinci, sono distribuiti nelle sale affrescate del palazzo, nel rispetto di quella che fu la loro originaria collocazione. Nella Pinacoteca, la cui origine risale al 1863, sono raccolte opere provenienti da edifici ecclesiastici cittadini e soprattutto affreschi che, staccati con l&amp;rsquo;intento di evitarne la distruzione, offrono uno spaccato piuttosto esaustivo dello sviluppo della cultura artistica locale tra Trecento e Cinquecento. La sezione dedicata all&amp;rsquo;Istituzione comunale raccoglie testimonianze sul comune dal Quattrocento all&amp;rsquo;Unit&amp;agrave; d&amp;rsquo;Italia, mentre il Museo multimediale delle giostre e dei tornei, inaugurato nel 2001, &amp;egrave; punto di riferimento per la ricerca, lo studio e la storia delle giostre e dei tornei dal Medioevo ad oggi.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto &lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.humbria2o.it/'&gt;HUmbria2O&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;a href='http://storicizzati.beniculturali.regione.umbria.it/resources/Depliant/Museo%20della%20citt%C3%A0%20di%20Palazzo%20Trinci%20di%20Foligno.%20Raccolta%20archeologica%20.pdf'&gt;&lt;strong&gt;Scarica in PDF il d&amp;eacute;pliant della Raccolta archeologica&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;a href='http://storicizzati.beniculturali.regione.umbria.it/resources/Depliant/Museo%20della%20citt%C3%A0%20di%20Palazzo%20Trinci%20di%20Foligno.Pinacoteca.pdf'&gt;&lt;strong&gt;Scarica in PDF il d&amp;eacute;pliant della Pinacoteca&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>sito web|http://www.museifoligno.it/i-musei/palazzo-trinci/pinacoteca-civica</Sito web><Indirizzo email>museotrinci@comune.foligno.pg.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0742 330584</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="183"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Passignano sul Trasimeno</Comune><Cap>6065</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Rocca medievale</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.18372202528421,12.138295869134426</Georeferenziazione><Nome>Centro di documentazione Imbarcazioni tradizionali delle acque interne italiane</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il Centro di documentazione ha sede a Passignano sul Trasimeno, all&amp;#39;interno delle mura della Rocca medievale. Nato da un progetto dell&amp;#39;Universit&amp;agrave; di Perugia, l&amp;#39;Atlante Linguistico dei Laghi Italiani, &amp;egrave; stato inaugurato nel 2004 ed espone alcune imbarcazioni tradizionali sia del lago Trasimeno che di altri laghi e corsi d&amp;#39;acqua italiani. Lungo il percorso trova collocazione, tra le barche del lago Trasimeno, la ricostruzione del cosiddetto &amp;quot;barchetto del gorro&amp;quot;, imbarcazione utilizzata fino agli anni &amp;#39;30 del XX secolo per la pesca con la grande rete a strascico, detta appunto gorro. Oltre a queste, vi sono altre imbarcazioni utilizzate per la pesca provenienti dal lago di Piediluco, dal Padule di Fucecchio, dallo Stagno di Cabras in Sardegna. I pezzi pi&amp;ugrave; importanti sono le due imbarcazioni ricavate scavando un unico tronco di quercia (monossili), datate al XIII secolo, rinvenute sul litorale di Passignano in seguito ai dragaggi compiuti lungo le rive del lago. I reperti esposti sono accompagnati da 21 pannelli tematici che consentono l&amp;#39;inquadramento generale e una lettura linguistica, storica e archeologica dei contenuti.&amp;ugrave;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto &lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1_presentazione+aggiornata+GTT/6bd6416c-db5c-451b-b3a5-40b75cad49e8'&gt;Gran Tour Trasimeno 2.0&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>info@comune.passignano-sul-trasimeno.pg.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 829801</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="184"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Monte Santa Maria Tiberina</Comune><Cap>-</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza Castello</Indirizzo><Numero civico>1</Numero civico><Georeferenziazione>43.4361357,12.1631837</Georeferenziazione><Nome>Palazzo Museo Bourbon del Monte</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il Palazzo Museo di Monte Santa Maria ha sede in Palazzo Bourbon del Monte in Piazza Castello 1, nel borgo di Monte Santa Maria Tiberina. Il percorso museale illustra la storia della famiglia Bourbon del Monte e del loro Marchesato, che fu feudo imperiale dal 1250 al 1815, e del suo rapporto con la citt&amp;agrave; e con il territorio dell&amp;#39;Alta Valle del Tevere. Recentemente &amp;egrave; stata arricchita da una sezione archeologica che documenta i ritrovamenti del territorio.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto &lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1RIM/e111d0e7-e5af-48cf-89c3-1f032bf4cf31'&gt;RIM - Rete Interattiva Museale Altotevere&lt;/a&gt;.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.montesantamariatiberina.org/|https://www.montesantamariatiberina.org/comune/turismo/palazzo-bourbon-del-monte</Sito web><Indirizzo email>info@montesantamariatiberina.org , prolocomonte@live.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 8571003/4</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="185"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Piegaro</Comune><Cap>6066</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Papa Giovanni XXIII</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.9918018,12.2158293</Georeferenziazione><Nome>Museo Paleontologico 'Luigi Boldrini' di Pietrafitta</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Il Museo Paleontologico &amp;quot;Luigi&amp;nbsp;Boldrini&amp;quot; di Pietrafitta &amp;egrave; temporaneamente chiuso.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;  &amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Nella struttura, realizzata appositamente e che consta di oltre 3000 metri quadrati, &amp;egrave; esposta una delle maggiori raccolte a livello europeo di reperti fossili di mammiferi, rettili, anfibi e insetti risalenti al Pleistocene inferiore (1,6 &amp;ndash; 1,4 milioni di anni fa). I resti dei mammiferi di grandi dimensioni sono esposti nelle &amp;ldquo;culle&amp;rdquo; (cos&amp;igrave; vengono chiamati i nuclei che contengono i fossili nella giacitura di scavo), contornate da un allestimento pensato in modo comunicativo e didattico. I reperti sono stati restaurati solo in parte e si continuer&amp;agrave; a farlo anche a museo aperto, dal momento che &amp;egrave; previsto un laboratorio di restauro al suo interno. I fossili provengono da un grande giacimento di lignite che si trova a breve distanza dal museo e l&amp;rsquo;intitolazione del museo ricorda il dipendente della miniera che per primo raccolse e salv&amp;ograve; dalla distruzione l&amp;rsquo;importante scoperta. L&amp;rsquo;attivit&amp;agrave; mineraria sviluppatasi nel Bacino di Pietrafitta, con il suo bagaglio di &amp;quot;archeologia industriale&amp;quot;, intesa non solo come storia delle opere e dei macchinari utilizzati dall&amp;#39;industria, ma soprattutto come vicende di quanti hanno lavorato nella miniera e quindi storia sociale di un particolare ambito industriale e geografico, costituisce un ulteriore elemento a riconferma dell&amp;#39;importanza culturale dell&amp;#39;area.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto &lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1_presentazione+aggiornata+GTT/6bd6416c-db5c-451b-b3a5-40b75cad49e8'&gt;Gran Tour Trasimeno 2.0&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>https://www.beniculturali.it/luogo/museo-paleontologico-luigi-boldrini-di-pietrafitta</Sito web><Indirizzo email>drm-umb.muboldrini@cultura.gov.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 575 9610 , 3203097808</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="186"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Gubbio</Comune><Cap>6024</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Convento di Sant'Ubaldo - V. M.Te Ingino</Indirizzo><Numero civico>5</Numero civico><Georeferenziazione>43.356401,12.584715500000016</Georeferenziazione><Nome>Raccolta delle Memorie Ubaldiane</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;La raccolta delle Memorie Ubaldiane, collocata nel convento di Sant'Ubaldo sul Monte Ingino, &amp;egrave; un'esposizione museale permanente che, tramite oggetti, documenti ed opere d'arte illustra la vita di Ubaldo, patrono di Gubbio vissuto tra il 1085 e il 1160 e il culto a lui dedicato nel corso dei secoli, con riferimento anche alla nota Festa dei Ceri, celebrazione cittadina che da circa ottocento anni ha luogo a Gubbio il 15 maggio, vigilia della morte del santo. Tra le opere esposte, oltre a dipinti, oggetti lignei e oggetti votivi, sono conservati manufatti tessili rinvenuti all'interno dell'urna dove erano riposte le reliquie di Sant'Ubaldo. In particolare  spiccano per importanza: un &amp;quot;camice di panno grosso lacero e rattoppato e sudicio con le maniche spaiate&amp;quot; in tela di lino e un drappo in seta e lino di colore giallo con decorazione in rossso costituita da una serie di uccelli  e leoni rampanti, affrontati alternati in file parallele e chiusi all'interno di una rigida struttura geometrica a dente di lupo, entrambe databili al XIII secolo.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>sito web|http://www.comune.gubbio.pg.it/turismo/raccolta-memorie-ubaldiane</Sito web><Indirizzo email>gp_memorieubaldiane@libero.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 9273872 , 334.9924935</Numeri di telefono><Accessibilita>no</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="187"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Monte Castello di Vibio</Comune><Cap>6057</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Regina Margherita</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.8379472,12.348275400000034</Georeferenziazione><Nome>Torre di Porta Maggio</Nome><Descrizione>La torre medievale di Porta di Maggio di Monte Castello di Vibio  costituisce una delle due principali porte della cinta muraria, posta nel versante di sud est.   Dalla sommit della torre si pu ammirare Todi e lo splendido panorama della Media Valle del  Tevere.  I lavori di restauro hanno messo in evidenza le caratteristiche feritoie e le nicchie interne, nonch i merli che coronano la parte superiore della torre, tornata ad essere agibile grazie alla creazione di una scala interna.  Nella torre si trova oggi una raccolta di cimeli che testimoniano le vicende storiche di Monte Castello di Vibio.   Tra i tanti oggetti vi sono armi antiche, fregi, stemmi nobiliari, mappe catastali di fine Settecento e inizio Ottocento e reperti archeologici di epoca romana rinvenuti nei pressi del paese.  Degni di nota sono, oltre ad alcuni moschetti risalenti al primo Novecento, dei fucili a bacchetta del 1822, probabilmente utilizzati da alcuni garibaldini montecastellesi e una lettera autografa di Giuseppe Garibaldi,  indirizzata nel 1862 al Comune di Monte Castello di Vibio.</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>segreteria@montecastellovibio.pg.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 8780217 , 075 8780737</Numeri di telefono><Accessibilita>no</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="188"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Umbertide</Comune><Cap>6019</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>piazza C. Marx</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.30606,12.3361925</Georeferenziazione><Nome>Galleria Rometti</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;La Galleria Rometti espone una collezione di oltre 300 pezzi realizzati dagli artisti attivi nell&amp;#39;azienda Ceramiche Rometti. Il percorso espositivo illustra la storia dell&amp;#39;azienda, fondata nel 1927, e lo stretto legame con la citt&amp;agrave; di Umbertide, riconosciuta a livello internazionale per le sue produzioni ceramiche d&amp;#39;artista. A Dino Finocchi si deve il recupero dei pezzi che formano gran parte della collezione esposta, dispersi sul mercato antiquario e presso privati. Il repertorio degli oggetti &amp;egrave; composto da vasi, lampade, sculture, piatti, servizi da tavola. Sono illustrate la ineguagliabile tecnica del &amp;quot;nero fratta&amp;quot; (colore metallico con riflessi cangianti) e la innovativa tecnica dell&amp;#39;incisione su &amp;quot;bianchetto&amp;quot; che ha contraddistinto le produzioni della Rometti gi&amp;agrave; dagli anni &amp;#39;30 del secolo scorso. Tra Dec&amp;ograve;, Bauhaus e Futurismo si inserisce con forza la creativit&amp;agrave; dei giovanissimi Cagli, Baldelli, Di Giacomo, Settimio ed Aspromonte Rometti. L&amp;rsquo;originale raccolta, tra cui molti inediti, dimostra che anche l&amp;rsquo;oggetto d&amp;rsquo;uso semplice &amp;egrave; interpretato in modo creativo, essenziale ma forte nella sua simbologia.&lt;br /&gt;  In mostra si passa dal primo vaso &amp;ldquo;bucolico&amp;rdquo; prodotto nel 1927 con la firma &amp;ldquo;Ars umbra-Fornace Rometti&amp;rdquo;, al Santone di Corrado Cagli, ai cavalli (altro tema caro alla Rometti) ai vasi degli anni 60 con lustri, corallo ed oro. Sono esposte, inoltre, le creazioni pi&amp;ugrave; recenti dell&amp;#39;azienda che comprende la &amp;ldquo;Venere&amp;rdquo; del designer Ambrogio Pozzi alta 180 centimetri, scultura &amp;ldquo;provocatoria&amp;rdquo; e i &amp;ldquo;Koans&amp;rdquo; dell&amp;rsquo;artista inglese Liliane Lijn.&lt;br /&gt;  La Galleria &amp;egrave; arricchita dalla sezione &amp;quot;Premio Rometti&amp;quot; che raccoglie i tre pezzi vincitori di ogni edizione realizzati durante lo stage in manifattura. Il concorso, ideato da Dino Finocchi, &amp;egrave; riservato agli stufendi di prestigiose accademie e istituti di design italiani ed esteri.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>http://www.cinemametropolis.it/museo-ceramiche-rometti/|http://www.cinemametropolis.it/museo-ceramiche-rometti/</Sito web><Indirizzo email>g.violini@comune.umbertide.pg.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 9414256</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="189"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Cerreto di Spoleto</Comune><Cap>6041</Cap><Localita>Borgo Cerreto</Localita><Indirizzo>via della Torre</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.8215544,12.9181991</Georeferenziazione><Nome>Centro di documentazione Baronio Vincenzi - Museo delle Mummie di Borgo Cerreto</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il Centro di documentazione &amp;ldquo;Baronio Vincenzi&amp;rdquo; intende essere un polo scientifico e culturale che approfondisce la vita e le opere del medico e chirurgo attivo a Cerreto di Spoleto tra la fine del Cinquecento e i primi anni del Seicento e, allo stesso tempo, espone una consistente raccolta di reperti antropologici. Ospitato all&amp;rsquo;interno dell&amp;rsquo;ex chiesa cinquecentesca dei SS. Ges&amp;ugrave; e Maria, &amp;egrave; articolato in tre sezioni principali: una sala polivalente a livello stradale, due sale espositive per i reperti antropologici nei locali delle cripte e un laboratorio di studio e ricerca nel livello pi&amp;ugrave; basso dell&amp;rsquo;edificio. Vi sono ventitr&amp;eacute; mummie di uomini, donne e bambini, con uno stato di conservazione diversificato che va dalla completa mummificazione, riscontrata in otto individui, alla mummificazione parziale, per sette individui, fino alla totale scheletrizzazione riscontrata in otto corpi. L&amp;rsquo;analisi dei corpi rinvenuti insieme all&amp;rsquo;indagine paleopatologica ha permesso, inoltre, di diagnosticare casi di malattie che colpirono la popolazione locale tra il XVIII e la met&amp;agrave; del XIX secolo. Di estremo interesse per la storia della chirurgia cranica nell&amp;rsquo;Umbria di fine Rinascimento &amp;egrave; la presenza di un cranio appartenente ad un maschio giovane-adulto di circa 20-25 anni, con trapanazione e lunga sopravvivenza.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto &lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1CONNESSIONIMUSEALI/24da2855-ab54-498f-84f7-ab8959ab2c38'&gt;CONNESSIONI MUSEALI&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>info@dimensionenatura.net</Indirizzo email><Numeri di telefono>-</Numeri di telefono><Accessibilita>in parte</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="190"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Perugia</Comune><Cap>6121</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Guardabassi</Indirizzo><Numero civico>10</Numero civico><Georeferenziazione>43.1133808,12.3857686</Georeferenziazione><Nome>Centro Studi Americanistici Circolo Amerindiano</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Il museo &amp;egrave; momentaneamente chiuso per trasferimento&amp;nbsp;sede.&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il &amp;ldquo;Circolo Amerindiano&amp;rdquo; Onlus, fondato nel 1977 a Perugia, &amp;egrave; un&amp;rsquo;associazione di studiosi ed appassionati di americanistica, che si occupano delle culture sviluppatesi nel continente americano, senza limiti di spazio e di tempo, dallo Stretto di Bering alla Terra del Fuoco e dal primo popolamento umano sino ai giorni nostri. Le attivit&amp;agrave; del Circolo sono orientate allo studio e alla divulgazione della cultura delle Americhe e, inoltre, offrono alla fruizione pubblica il patrimonio costituito dalla Collezione etnografica&amp;nbsp;sulle Americhe &amp;ldquo;Gerardo Bamonte&amp;rdquo; (650 pezzi etnografici, riproduzioni museali e plastici), dalla Biblioteca (oltre 8.000 volumi, fascicoli e altra documentazione) e dal Centro di Documentazione Audio e Video &amp;ldquo;Daniela Fava&amp;rdquo; (decine di migliaia di foto, diapositive, nastri audio e video, DVD).&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.amerindiano.org|http://www.amerindiano.org</Sito web><Indirizzo email>info@amerindiano.org</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 5720716</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="191"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Norcia</Comune><Cap>6046</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza San Benedetto</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.7924115,13.0924385</Georeferenziazione><Nome>Museo civico e diocesano 'La Castellina'</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Il museo &amp;egrave; attualmente chiuso al pubblico.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  II museo civico e diocesano &amp;rdquo;La Castellina&amp;rdquo; occupa l&amp;rsquo;intero lato occidentale di piazza San Benedetto, fulcro del centro storico di Norcia. L&amp;rsquo;edificio, realizzato nel 1554 su progetto di Jacopo Barozzi da Vignola per volont&amp;agrave; di papa Giulio III, nacque come residenza fortificata per i governatori apostolici e fu utilizzato sin dall&amp;rsquo;origine per il controllo dei territori periferici da parte della Stato della Chiesa. Quando nel 1569 venne istituita la Prefettura della montagna la Castellina ne divenne la naturale sede. Restaurata nel XVIII secolo a seguito dei frequenti terremoti, a partire dal 1860 divenne sede degli uffici del Comune fino a quando nel 1967 divenne sede del museo. Oltre all&amp;rsquo;interessante museo che ospita, la Castellina, &amp;egrave; importante dal punto di vista architettonico. Visitare il museo vuol dire anche ammirare il suo contenitore, una possente e compatta rocca dalla forma quadrilatera. Oggi vi trovano collocazione il Museo civico e diocesano, la collezione Massenzi e la mostra archeologica permanente &amp;ldquo;Partire per l&amp;rsquo;aldil&amp;agrave;&amp;rdquo;. Il primo riunisce opere d&amp;rsquo;arte di provenienza locale (arredi sacri, affreschi, dipinti su tela o tavola, sculture policrome lignee o in pietra, terracotte invetriate), di propriet&amp;agrave; ecclesiastica o comunale, databili tra XII e XVIII secolo, tra cui la duecentesca croce lignea di Petrus Pictor, proveniente dalla frazione di Campi, o la grande pala di Antonio da Faenza con la Madonna col Bambino e santi francescani (1519), in origine nella chiesa della Santissima Annunziata. A Giovanni Dalmata si devono le sculture in pietra (Madonna col Bambino e i santi Giovanni Battista ed Evangelista, 1469) provenienti dalla chiesa di San Giovanni, mentre &amp;egrave; attribuito a Luca Della Robbia il raffinato gruppo dell&amp;rsquo;Annunciazione in terracotta invetriata, degli inizi del Cinquecento. Donata nel 2002, la collezione Massenzi, una delle maggiori raccolte private umbre, si compone in prevalenza di reperti bronzei e vasi etruschi, greci e in minor misura magnogreci, databili dal IX secolo all&amp;rsquo;et&amp;agrave; romana. Appartiene alla donazione anche una statua in terracotta policroma attribuita a Jacopo della Quercia. Dal 2003 &amp;egrave; infine allestita la Mostra archeologica permanente &amp;ldquo;Partire per l&amp;rsquo;aldil&amp;agrave;&amp;rdquo;, costituita dai recenti rinvenimenti di ricchi corredi tombali, databili tra la fine del IV e il I secolo a.C., nelle necropoli ellenistiche di Colle dell&amp;rsquo;Annunziata, Popoli e del piano di Santa Scolastica.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href='http://storicizzati.beniculturali.regione.umbria.it/resources/Depliant/Museo%20Civico%20e%20Diocesano%20La%20Castellina%20di%20Norcia.pdf'&gt;Scarica in PDF il d&amp;eacute;pliant del Museo&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.museolacastellina.it|http://www.museolacastellina.it/</Sito web><Indirizzo email>info@museolacastellina.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0743 828711 int. 303</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="192"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Deruta</Comune><Cap>6053</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>L'Antica Deruta. Fabbrica Maioliche d'Arte SS. E 45 - Km 73</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.98166980158637,12.413778305053711</Georeferenziazione><Nome>Fondazione ceramica contemporanea d'autore 'Alviero Moretti'</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;La raccolta &amp;egrave; allestita in alcuni spazi attigui alla fabbrica di maioliche &amp;ldquo;L&amp;rsquo;Antica Deruta&amp;rdquo; lungo la SS. E-45, al Km 73.800, poco distante dal centro storico di Deruta. Una collezione di oltre 200 opere firmate da prestigiosi artisti italiani ed internazionali. La Fondazione Ceramica Contemporanea d&amp;rsquo;Autore Alviero Moretti di Deruta &amp;egrave; un&amp;rsquo;altra opportunit&amp;agrave; per i cultori dell&amp;rsquo;artigianato artistico d&amp;rsquo;autore, oltre al Museo Regionale della Ceramica di Deruta, per ammirare pezzi unici, trait d&amp;rsquo;union fra l&amp;rsquo;iconografia classica della ceramica derutese e l&amp;rsquo;arte contemporanea. La visita alla raccolta potr&amp;agrave; esser integrata con quella ai laboratori ove le ceramiche artistiche sono forgiate e decorate, secondo la centenaria tradizione derutese. La raccolta nasce dall&amp;rsquo;iniziativa di Alviero Moretti, proprietario della fabbrica, che sin dai primi anni Settanta propose ad artisti di chiara fama di sperimentare nei suoi laboratori nuove forme e nuove tecniche. Tra gli artisti chiamati a realizzare le opere esposte si segnalano Edgardo Abbozzo, Piero Dorazio, Nuvolo, Turcato, Carla Accardi, Romeo Mancini e Renato Guttuso e gli stranieri Sebastian Matta, Francois Morellet, Philippe Artisan, Yumiko, Sarai Sherman, J.R. Shoto, Joy Caros e Gabriel Caruana.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.fondazionemoretti.it|www.fondazionemoretti.it</Sito web><Indirizzo email>info@fondazionemoretti.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 9711171</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="193"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Citt della Pieve</Comune><Cap>6062</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza Gramsci</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.9523463,12.0038537</Georeferenziazione><Nome>Museo di Storia naturale e del territorio 'A. Verri' - Palazzo della Corgna</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Ospitato al piano nobile di palazzo della Corgna, al centro di Citt&amp;agrave; della Pieve, il museo &amp;egrave; costituito da raccolte di campioni minerali, rocce, fossili, preparati vegetali e animali e da strumenti scientifici. Sono principalmente frutto dell'attivit&amp;agrave; del geologo Antonio Verri (1839 - 1925) e dell'agronomo Paolo De Simone (1859 - 1906), che operarono nel territorio pievese tra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento. Singolare &amp;egrave; la presenza di campioni naturalistici provenienti dall'Arabia. Il museo &amp;egrave; parte di un circuito museale che si articola lungo un percorso cittadino che include l'oratorio di Santa Maria dei Bianchi, palazzo della Corgna, il Museo Civico Diocesano di Santa Maria dei Servi, la cattedrale, la chiesa di San Pietro e l'oratorio di San Bartolomeo.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.cittadellapieve.org|http://www.cittadellapieve.org/site/10/musei/Museo_Antonio_Verri_.html</Sito web><Indirizzo email>visitcittadellapieve@gmail.com</Indirizzo email><Numeri di telefono>0578 299409</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="194"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Panicale</Comune><Cap>6064</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Roma</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.029143,12.0969271</Georeferenziazione><Nome>Museo della Madonna della Sbarra</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;La chiesa della Madonna della Sbarra sorge fuori da Panicale lungo la strada che scende verso il lago. Venne costruita nel 1625 per ospitare una sacra immagine della Vergine Maria scoperta nel XVI fuori dal paese, nel luogo del posto di controllo del dazio. Dalla transenna o sbarra di quel passaggio, l&amp;rsquo;immagine venne chiamata Madonna della Sbarra, nome che poi fu dato anche al tempio. Voluta dalla cittadinanza, la chiesa &amp;egrave; ancora mantenuta dal Comune, che ne conserva in archivio i libri contabili fino al 1860. La facciata in mattoni con riquadrature in pietra serena &amp;egrave; in stile toscano. L&amp;rsquo;interno della chiesa&amp;nbsp; &amp;egrave; diviso in tre navate e presenta uno stile barocco. Degno di nota &amp;egrave; l&amp;rsquo;altare centrale, ricoperto di stucchi e sovrastato da quattro angeli dorati che reggono un timpano all&amp;rsquo;interno del quale si trova l&amp;rsquo;antico affresco raffigurante Maria. L&amp;rsquo;edificio ospita al suo interno una cospicua collezione di arredi e paramenti sacri, frutto della devozione dei cittadini panicalesi. La ricca dotazione serviva ad adornare l&amp;rsquo;altare maggiore e i quattro laterali in ogni periodo liturgico. &amp;Egrave; presente anche una statua lignea della Madonna, corredata di abiti nei vari colori, da utilizzare secondo la liturgia. Sono inoltre presenti numerosi esemplari di calici, patene, turiboli, navicelle, ostensori e reliquiari.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto &lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1_presentazione+aggiornata+GTT/6bd6416c-db5c-451b-b3a5-40b75cad49e8'&gt;Gran Tour Trasimeno 2.0&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.sistemamuseo.it|www.sistemamuseo.it</Sito web><Indirizzo email>panicale@sistemamuseo.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>348/7431759 , 075837433</Numeri di telefono><Accessibilita>no</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="195"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Terni</Comune><Cap>5100</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Localit Carsoli</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.641063,12.5591102</Georeferenziazione><Nome>Centro visita e documentazione 'U. Ciotti' - Carsulae</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;A sud dell&amp;#39;area archeologica di Carsulae &amp;egrave; allestito, dal 2001, un Centro di documentazione che espone materiale in gran parte inedito, frutto dell&amp;#39;attivit&amp;agrave; di ricerca svolta tra il 1951 e il 1972 dall&amp;#39;archeologo Umberto Ciotti. Alcuni spazi della struttura sono riservati allo studio e documentazione del territorio della bassa Umbria, altri ospitano immagini e descrizioni della citt&amp;agrave; antica in rapporto con i reperti esposti. Oltre agli itinerari di visita ai monumenti della citt&amp;agrave;, il Centro fornisce indicazioni per la conoscenza del patrimonio archeologico di tutto il territorio della provincia di Terni, in molti casi interessato dal tracciato storico della Via Flaminia, l&amp;#39;antica strada consolare nata nel 220 a.C. per collegare Roma con la costa adriatica.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1LAVALLEINCANTATA/a82a876a-2b87-46a1-83a6-17fc9cdfc8cc'&gt;LA VALLE INCANTATA&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href='http://xx'&gt;Scarica in PDF il d&amp;eacute;pliant del Museo&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.carsulae.it|www.carsulae.it</Sito web><Indirizzo email>info@carsulae.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0744 334133</Numeri di telefono><Accessibilita>in parte</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="196"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Panicale</Comune><Cap>6064</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Belvedere</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.0282438,12.1037256</Georeferenziazione><Nome>Chiesa di San Sebastiano</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;La chiesa di San Sebastiano sorge all&amp;rsquo;interno di Panicale vicino a Piazza Umberto I. L&amp;rsquo;edificio venne costruito tra la fine del XIV e l&amp;rsquo;inizio del XV secolo e fu completamente rifatto nel 1623. All&amp;rsquo;interno custodisce due importanti affreschi: il primo, di Pietro Vannucci detto il Perugino, rappresenta il Martirio di San Sebastiano (1505), il cui paesaggio sullo sfondo, con il lago e le dolci colline, &amp;egrave; assai simile a quello che si apprezza appena fuori l&amp;#39;edificio; il secondo, di scuola peruginesca, raffigura la Madonna in trono con Bambino e Angeli musicanti, affresco staccato originariamente appartenuto alla chiesa di Sant&amp;rsquo;Agostino.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto &lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1_presentazione+aggiornata+GTT/6bd6416c-db5c-451b-b3a5-40b75cad49e8'&gt;Gran Tour Trasimeno 2.0&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.sistemamuseo.it|www.sistemamuseo.it/struttura/?id=344</Sito web><Indirizzo email>panicale@sistemamuseo.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>3487431759 , 075837433</Numeri di telefono><Accessibilita>no</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="197"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Assisi</Comune><Cap>6081</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via San Francesco</Indirizzo><Numero civico>19/D</Numero civico><Georeferenziazione>43.0736571,12.6078157</Georeferenziazione><Nome>MUMA Museo Missionario Indios</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il museo degli Indios dell&amp;rsquo;Amazzonia &amp;egrave; stato ideato da padre Luciano Matarazzi, gi&amp;agrave; a partire dal 1973, quando l&amp;rsquo;aveva costituito con i doni dei missionari dall&amp;rsquo;Alto Solim&amp;otilde;es. Attualmente il Muma, il Museo Missionario Indios &amp;egrave; interamente multimediale e interattivo. &amp;Egrave; un museo storico, etnografico, scientifico, missionario che permette di conoscere e approfondire a pi&amp;ugrave; livelli la regione dell&amp;rsquo;Alto Solim&amp;otilde;es, la flora e la fauna, la nazione indigena dei Ticuna e il mondo multicolore brasiliano e infine le imprese che gli stessi frati hanno realizzato con la costruzione di chiese, edifici, scuole. Il percorso museale si snoda attraverso i tre piani dell&amp;rsquo;edificio: al primo piano, la storia della missione dei frati cappuccini nel luogo dell&amp;rsquo;&amp;rsquo;Alto Solim&amp;otilde;es; al secondo piano, la tematica della natura legata simbolicamente a Fratello fiume e a sorella foresta e al terzo piano, Il vangelo nella valigia che documenta la storia della missione nel mondo.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1MEU/1bab2211-6e68-44b1-b6e5-98cb6f1f914f'&gt;INCONTRarti&amp;nbsp;OLTRE L&amp;#39;IMMAGINE&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.mumamuseo.it|www.mumamuseo.it</Sito web><Indirizzo email>info@mumamuseo.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 812480</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="198"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Citt di Castello</Comune><Cap>6012</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza Gabriotti</Indirizzo><Numero civico>3/A</Numero civico><Georeferenziazione>43.457251,12.237867</Georeferenziazione><Nome>Museo del Duomo</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Collocato in piazza Gabriotti, a fianco della cattedrale dedicata ai Santi Florido e Amanzio, con la sua superficie di quasi 800 mq &amp;egrave; uno dei pi&amp;ugrave; grandi musei italiani dedicati all&amp;rsquo;arte sacra. Originariamente costituito da due soli ambienti, ai quali si accedeva attraverso la sacrestia della cattedrale, &amp;egrave; stato ampliato e istituzionalizzato nel 1991 con l&amp;rsquo;apertura di altri cinque locali, collocati su due piani e ricavati in parte dalle vecchie sacrestie sei-settecentesche, in parte da altri locali tre-quattrocenteschi gi&amp;agrave; di pertinenza della chiesa. &amp;Egrave; del 2000 l&amp;rsquo;ultimo ampliamento, che ha esteso a dodici stanze lo spazio espositivo, includendo anche un grande salone gotico ad archi ogivali trasversali, forse in origine edificio religioso, sottoposto, al pari degli altri ambienti, ad una laboriosa opera di recupero. La raccolta si &amp;egrave; formata con lo scopo di dare un&amp;rsquo;adeguata collocazione alle opere d&amp;rsquo;arte di propriet&amp;agrave; del Capitolo della cattedrale e delle chiese del territorio e si contraddistingue per quantit&amp;agrave; e qualit&amp;agrave; di oggetti liturgici, che spaziano dal VI al XIX secolo. Oltre al Tesoro di Canoscio, testimonianza dei culti praticati dalle locali comunit&amp;agrave; cristiane del VI secolo, conserva lavori di oreficeria, tra cui un paliotto d&amp;rsquo;altare del XII secolo e un riccio di pastorale di oreficeria senese, calici, patene, ostensori e una ricca collezione di paramenti sacri che si segnala per l&amp;rsquo;integrit&amp;agrave; della maggior parte dei corredi. Il museo conserva anche importanti testimonianze documentarie relative alla storia ecclesiastica cittadina, tra le quali, in particolare, la pergamena con cui Federico Barbarossa pose sotto la sua protezione il clero, nonch&amp;eacute; dipinti di illustri artisti come Pintoricchio, Rosso Fiorentino, Francesco da Tiferno e Bernardino Gagliardi.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto &lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1RIM/e111d0e7-e5af-48cf-89c3-1f032bf4cf31'&gt;RIM - Rete Interattiva Museale Altotevere&lt;/a&gt;.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;a href='http://storicizzati.beniculturali.regione.umbria.it/resources/Depliant/CITTA%20CASTELLO-italiano.pdf'&gt;&lt;strong&gt;Scarica in PDF il d&amp;eacute;pliant del Museo&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.museoduomocdc.it</Sito web><Indirizzo email>museoduomo@tiscali.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 8554705</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="199"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Baschi</Comune><Cap>5023</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza del Comune</Indirizzo><Numero civico>1</Numero civico><Georeferenziazione>42.67019355565208,12.216324806213379</Georeferenziazione><Nome>Antiquarium comunale</Nome><Descrizione>&lt;pre&gt;  &lt;img src='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/logo_orizzontale_ita_colore+%281%29.jpg/e1fc60ce-2ec7-4319-8f50-4e1ee4fc2041?t=1658922943098' style='float:left; height:84px; margin:20px 22px; width:200px' /&gt;  &lt;/pre&gt;    &lt;p&gt;Il museo ha ottenuto il riconoscimento &lt;a href='https://www.umbriacultureforfamily.it' target='_blank'&gt;&lt;strong&gt;Umbria Culture for Family&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&amp;nbsp;per i servizi e le attivit&amp;agrave; che offre alle famiglie con ragazzi di 0-14 anni.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Ha sede dal 2000 nei locali al piano terra e al piano interrato del palazzo Comunale, affacciato sulla omonima piazza di Baschi, borgo medievale compreso nel Parco Fluviale del Tevere. Nel piccolo museo si snoda un interessante percorso espositivo centrato sui ritrovamenti archeologici di tutto il territorio comunale, dall&amp;rsquo;epoca protostorica (XIII secolo a.C.) all&amp;rsquo;alto Medioevo (VI secolo d.C). Il piano terra ospita la parte pi&amp;ugrave; consistente, interamente dedicata allo scavo archeologico nella vicina localit&amp;agrave; di Scoppieto, dove &amp;egrave; emersa un&amp;rsquo;officina ceramica attiva dalla fine del I secolo a.C al 70-80 d.C. Secondo moderni criteri di didattica museale, oltre ai reperti sono illustrati il ciclo di lavorazione della ceramica, il funzionamento di cottura con la riproduzione in scala di una fornace di et&amp;agrave; romana e le modalit&amp;agrave; del commercio che si svolgevano lungo il Tevere, con modellini di imbarcazioni per il trasporto delle merci.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto &lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.humbria2o.it/'&gt;HUmbria2O&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;a href='http://storicizzati.beniculturali.regione.umbria.it/resources/Depliant/Antiquarium%20Comunale%20di%20Baschi%20Antiquarium%20di%20Lugnano%20in%20Teverina,%20Centro%20di%20documentazione%20di%20Parrano.pdf'&gt;&lt;strong&gt;Scarica in PDF il d&amp;eacute;pliant del Museo&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.turismobaschi.it|www.turismobaschi.it</Sito web><Indirizzo email>antiquariumbaschi@gmail.com</Indirizzo email><Numeri di telefono>329 296 9356</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="200"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Corciano</Comune><Cap>6073</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Tarragone</Indirizzo><Numero civico>12</Numero civico><Georeferenziazione>43.1286852,12.2878382</Georeferenziazione><Nome>Museo della casa contadina</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il Museo &amp;egrave; nato nel 1976 grazie alla passione di alcuni cittadini e della locale Pro Loco, alla cui iniziativa si deve la ricerca e la raccolta di oggetti legati al lavoro dei campi e alle attivit&amp;agrave; domestiche e artigianali. Ulteriori donazioni hanno nel tempo arricchito la collezione, impedendo la dispersione di un patrimonio che testimonia il passato agricolo di Corciano, oggi investito, al pari di numerosi altri centri della regione, da un imponente sviluppo industriale. Pur ispirandosi alle condizioni di vita di una famiglia che risiedeva all&amp;rsquo;interno delle mura cittadine, il Museo documenta il pi&amp;ugrave; ampio contesto rurale in cui si svolgeva il lavoro contadino e l&amp;rsquo;economia di sussistenza ad esso collegata. Gli ambienti in cui sono custoditi gli oggetti domestici e gli attrezzi agricoli ricostruiscono infatti quelli di una tradizionale casa contadina: il fondo-stalla, il granaio, la cucina e la camera da letto. Nel fondo, insieme ad oggetti che solitamente corredavano una tipica cantina rurale (la botte, il &amp;ldquo;bigoncio&amp;rdquo;, i fiaschi), &amp;egrave; sistemato il manufatto di maggior rilievo della raccolta corcianese, un telaio ligneo corredato dagli accessori per le attivit&amp;agrave; di tessitura-filatura (fusi, naspi, conocchie e rocche). Nella cucina, dominata dal focolare attorno al quale si svolgevano le principali attivit&amp;agrave; domestiche, e al contempo fulcro della vita sociale della casa, sono esposti un versatoio, l&amp;rsquo;&amp;ldquo;ascina&amp;rdquo; per il bucato e la madia, un rustico mobile di legno utilizzato per la preparazione del pane. La camera &amp;egrave; arredata da un letto in ferro su cui si trova il tradizionale saccone di foglie che serviva da materasso. Vi sono inoltre esposti il &amp;ldquo;prete&amp;rdquo;, il &amp;ldquo;girello&amp;rdquo; per i bambini, il lavamano, lenzuola e asciugamani ricamati. Una serie di foto d&amp;rsquo;epoca e di immagini sacre contribuisce alla ricostruzione dell&amp;rsquo;ambiente sociale e religioso della societ&amp;agrave; contadina dell&amp;rsquo;Ottocento corcianese.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto &lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1_presentazione+aggiornata+GTT/6bd6416c-db5c-451b-b3a5-40b75cad49e8'&gt;Gran Tour Trasimeno 2.0&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href='http://storicizzati.beniculturali.regione.umbria.it/resources/Depliant/CASA%20CONTADINA-italiano.pdf'&gt;Scarica in PDF il d&amp;eacute;pliant del Museo&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>Sito web|http://turismo.comune.perugia.it/poi/museo-della-casa-contadina-don-franco-pulcinelli</Sito web><Indirizzo email>infopoint@comune.corciano.pg.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 5188255 , 075 5188260</Numeri di telefono><Accessibilita>in parte</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="201"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Assisi</Comune><Cap>6081</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza San Pietro</Indirizzo><Numero civico>1/B</Numero civico><Georeferenziazione>43.0720239,12.6080317</Georeferenziazione><Nome>Museo di San Pietro e cripta di San Vittorino</Nome><Descrizione>Il museo si trova  ad Assisi presso il complesso abbaziale benedettino di San Pietro, compreso allinterno del centro storico dalle mura trecentesche. Vicino si apre la porta omonima. Dal verde piazzale terrazzato  possibile ammirare un suggestivo panorama sulla Valle Umbra.    La chiesa di S. Pietro rappresenta un alto esempio di architettura romanica umbra. Il museo  collocato dal 2002 nei locali delle antiche cantine dellabbazia benedettina di San Pietro, fondata nel X secolo su terreno allora extraurbano e dal XIV sec. ricompresa allinterno delle mura cittadine. Afferiscono al percorso di visita la cripta di san Vittorino, vescovo di Assisi nel III secolo d.C., il sacello delle reliquie, il sarcofago, la porta urbica delle mura romane, il pozzo dei martiri compagni di San Vittorino e il duecentesco passaggio sotterraneo che collegava labbazia allospedale dei Poveri costruito nel 1250.    Tra le opere, la Madonna in trono col Bambino e i Santi Vittorino e Pietro, trittico quattrocentesco di Matteo da Gualdo, e la collezione ispirata al tema San Francesco e il presepe nellarte contemporanea, con opere, tra gli altri, di Dal, Sassu, Balla, Funi e Fazzini.</Descrizione><Sito web>www.museiecclesiastici.it|www.museiecclesiastici.it</Sito web><Indirizzo email>museodisanpietro@libero.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 8155204</Numeri di telefono><Accessibilita>in parte</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="202"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Foligno</Comune><Cap>6034</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Adriatica - Loc.Colfiorito</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.0262376,12.8896527</Georeferenziazione><Nome>Museo naturalistico del Parco di Colfiorito</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il Museo Naturalistico del Parco di Colfiorito si propone di diffondere la cultura scientifica, storica, ambientale del territorio di riferimento che integra l&amp;rsquo;offerta culturale del Comune di Foligno e del confinante territorio Marchigiano. Fu realizzato nel 2002 in collaborazione con UNICAM, Soprintendenza Archeologica dell&amp;rsquo;Umbria e delle Marche, GAL Valle Umbra, Comune di Foligno e curato per la parte scientifica dal prof. Ettore Orsomando e per la parte tecnica dall&amp;rsquo;arch. Filippo Battoni.&lt;br /&gt;  La&amp;nbsp;sua collocazione &amp;egrave; all&amp;rsquo;interno di una delle &amp;ldquo;Casermette&amp;rdquo; in via della Rinascita a Colfiorito.&lt;br /&gt;  Le Casermette, costruite nel 1882 per le esercitazioni militari, nella parentesi dal 1939 al 1943 divennero campo di concentramento per confinati albanesi, politici italiani e internati civili montenegrini. (D.R.Nardelli &amp;ldquo;Il campo di Colfiorito: un mondo parallelo&amp;rdquo; ISUC)&lt;br /&gt;  Il materiale informativo esposto &amp;egrave; organizzato in pannelli che trattano dell&amp;rsquo;evoluzione&amp;nbsp; geomorfologica, delle peculiarit&amp;agrave; fossili, delle caratteristiche botaniche e faunistiche di tutti gli Altopiani Plestini.&lt;br /&gt;  Scatole entomologiche espongono le collezioni di coleotteri, lepidotteri e altri insetti provenienti dal territorio di Colfiorito.&lt;br /&gt;  Una collezione zoologica di imbalsamati composta da 140 esemplari tutti appartenenti alla classe &amp;quot;uccelli&amp;quot; tranne&amp;nbsp;otto mammiferi tra i quali un magnifico esemplare di lupo.&lt;br /&gt;  Per ci&amp;ograve; che&amp;nbsp;concerne la collezione Piscini, la maestria e la competenza del tassidermista Pier Luigi Piscini di Visso si evidenzia nella cura e nell&amp;rsquo;attenzione con cui sono stati confezionati gli animali.&lt;br /&gt;  Gli uccelli appartengono a specie presenti nell&amp;rsquo;appennino umbro-marchigiano e per la maggior parte rinvenuti nell&amp;rsquo;area del Parco. Rappresentano vari habitat: bosco, prateria, siepi e prati, aree antropizzate ed alta montagna.&lt;br /&gt;  L&amp;rsquo;ambiente pi&amp;ugrave; rappresentato &amp;egrave; quello acquatico.&lt;br /&gt;  Per la sezione Storico Archeologica si rimanda al vicino MAC Museo Archeologico Colfiorito.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto &lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.humbria2o.it/'&gt;HUmbria2O&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.parks.it|www.parks.it/parco.colfiorito</Sito web><Indirizzo email>parcocolfiorito@tiscali.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0742 681011</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="203"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Pietralunga</Comune><Cap>6026</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Localit Candeleto</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.442949,12.424164</Georeferenziazione><Nome>Museo ornitologico - naturalistico 'S. Bambini'</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;La raccolta ornitologica &amp;egrave; ospitata nell&amp;#39;ex caserma delle guardie forestali, nell&amp;#39;oasi naturalistica di Candeleto. I 300 esemplari di uccelli rappresentano il 98% dell&amp;#39;avifauna dell&amp;#39;Appennino Umbro, con la presenza di rapaci, uccelli acquatici, passeracei, alcune specie estranee al complesso faunistico regionale, nonch&amp;eacute; alcune mammiferi esposti in una sala appositamente costruita. All&amp;#39;interno dell&amp;#39;oasi, caratterizzata da estesi boschi di conifere e querce vengono organizzati laboratori didattici dedicati all&amp;#39;aria e al volo oltre al bosco con i suoi abitanti. Coordinato e diretto dal personale del Corpo Forestale dello Stato, il museo trae origine dalle collezioni di Silvio Bambini, conducente di autobus tifernate che alla fine degli anni Settanta contattando soprattutto cacciatori della zona riusc&amp;igrave; a recuperare numerose specie rare di uccelli e mammiferi del territorio, gran parte delle quali risultano oggi oggetto di tutela da parte della vigente legislazione venatoria. La raccolta &amp;egrave; arricchita da un plastico interattivo con la cartografia dell&amp;#39;Alta Valle del Tevere e da due diorami, uno dei quali dedicato all&amp;#39;ambiente palustre, abitato da circa 25 esemplari di cui &amp;egrave; possibile ascoltare il rumore e riconoscere le caratteristiche della specie di appartenenza. Il Museo organizza inoltre visite guidate e laboratori didattici all&amp;#39;interno dell&amp;#39;oasi, caratterizzata da estesi boschi di conifere e querce. Lo stabile che ospita il museo &amp;egrave; posto su due piani: il primo &amp;egrave; dedicato alla raccolta mentre il secondo dedica i suoi spazi a due laboratori didattici. Vi sono inoltre un&amp;#39;aula didattica e alcuni vani adibiti a lavori manuali, ricerche o altre attivit&amp;agrave; destinate ad una corretta e completa educazione ambientale.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1PASSAGG/dcab5106-3cae-4a59-9afe-7ee0511e2d3b'&gt;PASSAGGIO A NORD-EST&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href='http://storicizzati.beniculturali.regione.umbria.it/resources/Depliant/Museo%20Ornitologico%20S.%20Bambini%20di%20Pietralunga.pdf'&gt;Scarica in PDF il d&amp;eacute;pliant del Museo&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>-</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 9460771</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="204"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Todi</Comune><Cap>6059</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via San Fortunato</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.7802009,12.4067789</Georeferenziazione><Nome>Campanile di San Fortunato</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il Campanile quattrocentesco, pertinente alla chiesa di San Fortunato, svetta sul fianco sinistro dell&amp;#39;edificio religioso. Corso da lesene e ornato da archetti &amp;egrave; sormontato da una cuspide piramidale. Dalla sua sommit&amp;agrave; &amp;egrave; possibile godere di un panorama unico sulla citt&amp;agrave; di Todi e la Valle Umbra. Il Campanile fa parte del circuito museale cittadino &amp;ldquo;parco culturale della citt&amp;agrave;&amp;rdquo; un servizio che offre Todi per visitare alcuni tra i suoi monumenti pi&amp;ugrave; significativi. Prevede diversi prezzi in base al numero di partecipanti per gruppo, partendo da un minimo di 10 persone.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>iat.todi@coopculture.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 8956227</Numeri di telefono><Accessibilita>no</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="205"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Perugia</Comune><Cap>6121</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Corso Vannucci</Indirizzo><Numero civico>15</Numero civico><Georeferenziazione>43.1115845,12.3888271</Georeferenziazione><Nome>Sala dell'udienza del Nobile Collegio della Mercanzia</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il Nobile Collegio della Mercanzia si trova a Perugia nel nucleo originario del palazzo dei Priori, in due ambienti a piano terra aperti su corso Vannucci. Deve il suo nome alla corporazione dei Mercanti che stabilirono la propria sede in palazzo dei Priori a partire dagli anni Novanta del XIV secolo. Raro esempio di originalit&amp;agrave; e conservazione di decorazione lignea a formelle intarsiate di legni pregiati, con minimo ricorso all&amp;rsquo;oro e al colore, rivela influssi nordici nell&amp;rsquo;uso del legno. L&amp;#39;arte della Mercanzia aveva tra i suoi compiti quello di dirimere le controversie tra i mercanti, di sorvegliare pesi e misure e anche di controllare l&amp;rsquo;amministrazione del Comune tutelando le pubbliche libert&amp;agrave;. Nei primi decenni del Quattrocento la corporazione decise di decorare la sala dell&amp;rsquo;udienza nella sua totalit&amp;agrave; con un elegante rivestimento in legno di noce e pioppo intagliato probabilmente opera di maestranze d&amp;rsquo;oltralpe. La decorazione delle pareti &amp;egrave; fatta per quasi tutto il perimetro da quadrilobi entro quadrati in legno di noce e pioppo. Fa eccezione il piccolo pulpito a met&amp;agrave; della parete sinistra sormontato dalle figure della Prudenza, Fortezza, Giustizia e Temperanza e la prima parte della parete maggiore di destra ornata da bifore cieche e ricco traforo. Nella lunetta compare lo stemma della corporazione dei mercanti: il grifo di Perugia con una balla; il sedile, a due ordini, era riservato ai consoli della Mercanzia. Davanti, un bancone opera del perugino Costanzo di Mattiolo. Nell&amp;rsquo;adiacente archivio sono conservate le splendide Matricole dei Mercanti datate 1323, 1356, 1599.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1MAPP/9b81e0fa-2e70-4a52-adb5-904499da6c3c'&gt;MAPp MuseiAppPerugia&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/pieghevole+Collegio+della+Mercanzia.pdf/73e08c38-d3ed-49a5-9e72-1c5349404b8b'&gt;VEDI LA SCHEDA&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &amp;nbsp;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.mercanziaperugia.it|https://www.mercanziaperugia.it/?lang=it</Sito web><Indirizzo email>collegiomercanzia@libero.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 5730366</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="206"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Deruta</Comune><Cap>6053</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Tiberina</Indirizzo><Numero civico>181</Numero civico><Georeferenziazione>42.985484,12.419421</Georeferenziazione><Nome>Museo di fabbrica 'Ubaldo Grazia Maioliche'</Nome><Descrizione> ubicato lungo la principale via ai piedi del borgo di Deruta, dove si concentrano da sempre gran parte delle botteghe artigiane dedite alla produzione di ceramiche artistiche.  Con la sua significativa collezione di ceramiche artistiche, il piccolo museo rappresenta il punto di arrivo di un percorso di visita che inizia proprio dalla fabbrica, luogo di produzione degli oggetti esposti, dove ancora oggi si svolge lintero ciclo produttivo della ceramica, dalla lavorazione dellargilla entro appositi vani alla cottura, i cui ambienti incorporano i resti della prima fornace di fabbrica risalente agli anni a cavallo tra Otto e Novecento.  Inaugurato nel 2002, il museo ha sede allultimo piano della fabbrica ed espone oltre 500 pezzi che ne hanno contrassegnato la produzione, a partire dagli esemplari ottocenteschi fino alle forme realizzate negli anni 60 del Novecento. Lampia collezione di famiglia, ricostituita dallattuale proprietario in seguito alla sua dispersione nei mercati antiquari e in vari musei europei, illustra gli originali e le repliche eseguite dagli artisti che frequentarono la fabbrica. Apre il percorso un nucleo di frammenti di ceramica dipinta di epoca medievale, ritrovati nei pressi della fabbrica. Una sezione  dedicata alle figure di Alpinolo Magnini e Ubaldo Grazia, maestri che nel corso degli anni 20 del Novecento riprodussero i piatti da pompa a lustro, procedimento molto diffuso tra i maiolicari derutesi del XVI secolo, che rende lucente la smaltatura e la arricchisce di riflessi dorati, mediante sali metallici e una terza cottura in atmosfera povera di ossigeno.</Descrizione><Sito web>www.ubaldograzia.com|www.ubaldograzia.com</Sito web><Indirizzo email>ubaldograzia@ubaldograzia.com</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 9710201</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="207"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Umbertide</Comune><Cap>6019</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza Fortebraccio</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.3055726,12.327868099999932</Georeferenziazione><Nome>Centro per l'arte contemporanea 'La Rocca di Umbertide'</Nome><Descrizione>Il Centro per l'arte contemporanea La Rocca si trova nel centro storico di Umbertide in piazza Fortebracci.  La rocca fu una possente fortezza medievale realizzata alla fine del XIV secolo dall'architetto Angeluccio di Ceccolo su progetto di Alberto Guidalotti.  Il centro, aperto soltanto da aprile a novembre, ospita  oltre alle collezioni comunali, interessanti mostre d'arte contemporanea.  La costruzione formata da un'imponente torre quadrata alta pi di 30 metri e da altri tre torrioni merlati  stata interessata negli anni Ottanta del Novecento da imponenti lavori di ristrutturazione che hanno consentito il recupero della sua identit storica e la completa utilizzazione dei locali oggi destinati ad ospitare mostre d'arte contemporanea. Periodicamente vi trova esposizione la civica collezione Giovanni Ciagnotti, dove, oltre ad opere dello stesso artista, figurano lavori di Renato Birolli, Mino Maccari, Luciano Minguzzi, Toti Scialoja, Mirko Bassaldella, Corrado Cagli, Domenico Consagra.</Descrizione><Sito web>www.comune.umbertide.it|www.comune.umbertide.it</Sito web><Indirizzo email>g.violini@comune.umbertide.pg.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 9413691</Numeri di telefono><Accessibilita>no</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="208"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Perugia</Comune><Cap>6121</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via degli Sciri</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.112575603558284,12.384767532348633</Georeferenziazione><Nome>Torre degli Sciri</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;La Torre medievale degli Sciri risale al XIII secolo. E&amp;#39;&amp;nbsp;l&amp;#39;unica rimasta integra tra le numerosissime torri di Perugia, che non a caso in passato merit&amp;ograve; il titolo di &amp;quot;turrita&amp;quot;.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;  La Torre, alta circa 42 metri, &amp;egrave; rivestita, in tutti e quattro i lati, con conci di pietra bianca di medie dimensioni, segnati solo da poche e piccole feritoie, cos&amp;igrave; da assumere un aspetto quasi monolitico.&lt;br /&gt;  Fu costruita come torre privata di un palazzo nell&amp;#39;insula di propriet&amp;agrave; degli Oddi, che la tennero fino al 1483. A seguito degli scontri sanguinosi con i Baglioni e al conseguente esilio degli Oddi nell&amp;rsquo;ottobre 1488, la propriet&amp;agrave; dovette passare agli Sciri, come dimostra il nome ancora oggi conservato e lo stemma scolpito sopra un ingresso alla base del palazzetto addossato alla torre.&lt;br /&gt;  Dal 2011 &amp;egrave; di&amp;nbsp;propriet&amp;agrave; del Comune di Perugia, che vi ha realizzato dei lavori di recupero, durati fino al 2015, finalizzati alla fruibilit&amp;agrave; turistica e all&amp;rsquo;edilizia residenziale pubblica,&amp;nbsp;grazie al Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR).&lt;br /&gt;  All&amp;#39;interno &amp;egrave; suddivisa con ballatoi in legno collegati da scale a pioli e scale di metallo aggrappate ai muri. A seguito dei lavori, la sommit&amp;agrave; della torre pu&amp;ograve; essere raggiunta con una scala a rampe di ben 232 scalini da cui si gode uno splendido panorama su tutto il centro storico di Perugia.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>-</Indirizzo email><Numeri di telefono>393 5145793</Numeri di telefono><Accessibilita>no</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="209"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Tuoro sul Trasimeno</Comune><Cap>6069</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Guglielmi</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.1762253,12.0900207</Georeferenziazione><Nome>Centro di Documentazione dell'Isola Maggiore</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il Centro di documentazione dell&amp;#39;Isola Maggiore si trova presso la casa del Capitano del Popolo. Il centro &amp;egrave; stato creato per illustrare le tappe principali della storia dell&amp;rsquo;isola sia a livello economico sia artistico e religioso. Gli spazi interni dell&amp;rsquo;edificio sono divisi per nuclei tematici; al piano seminterrato sono esposti alcuni gonfaloni processionali che testimoniano la fervente religiosit&amp;agrave; degli abitanti dell&amp;rsquo;isola nella quale, un tempo, erano presenti numerose confraternite. Al piano di ingresso sono esposti una serie di pannelli e di ricostruzioni grafiche che illustrano la vita economica dell&amp;rsquo;isola e la sua principale fonte di ricchezza, cio&amp;egrave; la pesca. Al primo piano infine si approfondiscono aspetti riguardanti le principali opere d&amp;rsquo;arte presenti nelle chiese dell&amp;rsquo;isola come un preliminare alla visita.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.prolocotuorosultrasimeno.it|http://www.prolocotuorosultrasimeno.it/percorso-isola-museo/</Sito web><Indirizzo email>isolamaggiore.proloco@gmail.com</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 8254233</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="210"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Todi</Comune><Cap>6059</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Localit Pian di Porto - Bodoglie Alte</Indirizzo><Numero civico>172</Numero civico><Georeferenziazione>42.8032981,12.4167693</Georeferenziazione><Nome>Museo della civilt contadina</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il museo si trova a Bodoglie Alte, a pochi chilometri dal centro di Todi. Visitabile dal 1987, il Museo di Bodoglie &amp;egrave; sorto grazie all&amp;rsquo;iniziativa di Tersilio Foglietti, ex mezzadro, e poi imprenditore nel settore dei mobili, che ha riversato la sua esperienza di contadino in una trentennale, appassionata ricerca di utensili, attrezzi e macchinari in grado di rappresentare la pi&amp;ugrave; tipica civilt&amp;agrave; rurale umbra. Il Museo occupa gli spazi di una costruzione un tempo adibita a fienile, secondo una suddivisione tematica che riflette la tipica distribuzione degli ambienti di una casa contadina.Il Museo occupa gli spazi di una costruzione un tempo adibita a fienile, secondo una suddivisione tematica che riflette la tipica distribuzione degli ambienti di una casa contadina. Il percorso prende avvio dalla cucina, che ospita l&amp;rsquo;insaccatrice &amp;ndash; tradizionale utensile per la lavorazione delle salsicce &amp;ndash;, il lavandino, la &amp;ldquo;madia&amp;rdquo; per impastare il pane e la &amp;ldquo;battilarda&amp;rdquo;, un tagliere che serviva a tritare il lardo, poi utilizzato per insaporire i cibi e persino per la preparazione del sapone. Nella camera da letto sono stati collocati un letto, con un materasso riempito di foglie di granturco, il &amp;ldquo;prete&amp;rdquo; che serviva a scaldarlo e il &amp;ldquo;girello&amp;rdquo; per i bambini. Accanto a quest&amp;rsquo;ultima, la sala dedicata alle attivit&amp;agrave; di tessitura e filatura ospita un pregevole telaio ligneo perfettamente conservato. La sala pi&amp;ugrave; ampia raccoglie attrezzi per il lavoro dei campi e per le attivit&amp;agrave; artigianali: gli ingegnosi aratri &amp;ldquo;voltaorecchio&amp;rdquo; (cos&amp;igrave; definiti perch&amp;eacute; in grado di rivoltare la terra a destra o a sinistra, a seconda delle necessit&amp;agrave;, rispetto alla direzione di avanzamento), le selezionatrici e le macine per il grano, nonch&amp;eacute; utensili da falegname e da &amp;ldquo;ciabattino&amp;rdquo;. Vi sono inoltre sistemate numerose &amp;ldquo;misure&amp;rdquo; agricole come il sacco, lo staio per prodotti grezzi (olive, cereali), la coppa, il boccale, la foglietta per i prodotti lavorati (olio, farina). Nell&amp;rsquo;aia antistante la struttura, numerosi trattori, tra cui un Ford del 1917 e uno marca Fiat del 1918, testimoniano il passaggio da un&amp;rsquo;agricoltura condotta con sistemi manuali ad una di tipo meccanizzato.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href='http://storicizzati.beniculturali.regione.umbria.it/resources/Depliant/CASA%20CONTADINA-italiano.pdf'&gt;Scarica in PDF il d&amp;eacute;pliant del Museo&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>-</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 8989402</Numeri di telefono><Accessibilita>in parte</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="211"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Tuoro sul Trasimeno</Comune><Cap>6069</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Guglielmi</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.1762253,12.0900207</Georeferenziazione><Nome>Museo del Merletto</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il Museo del Merletto si trova nel palazzo delle Opere Pie, all&amp;rsquo;interno del piccolo villaggio posto sulla riva occidentale dell&amp;rsquo;isola Maggiore. Nel museo si pu&amp;ograve; ammirare una vasta esposizione di prestigiosi manufatti eseguiti nella scuola di ricamo istituita nei primi anni del XX secolo dalla figlia del marchese Giacinto Guglielmi, Elena Guglielmi. Nella scuola le figlie dei pescatori isolani apprendevano la delicata lavorazione dei pizzi all&amp;#39;uncinetto contribuendo cos&amp;igrave; a sviluppare il rinnovato interesse per il settore tessile che si ebbe in Italia tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo. Mezzo secolo pi&amp;ugrave; tardi infine la preziosit&amp;agrave; della lavorazione del merletto e la crescente richiesta di pizzi, port&amp;ograve; alcune donne ad intraprendere una attivit&amp;agrave; lavorativa vera e propria e a riaprire l&amp;#39;antica scuola di merletto che ebbe riconoscimenti anche a livello internazionale.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href='http://storicizzati.beniculturali.regione.umbria.it/resources/Depliant/TESSILE-italiano.pdf'&gt;Scarica in PDF il d&amp;eacute;pliant del Museo&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>isolamaggiore.proloco@gmail.com</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 8254233 , 331 7394393</Numeri di telefono><Accessibilita>no</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="212"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Corciano</Comune><Cap>6073</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Cornaletto, 4/C</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.1289534,12.2859139</Georeferenziazione><Nome>Antiquarium</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;&amp;Egrave; situato in bella posizione al margine occidentale della citt&amp;agrave;, subito fuori la poderosa cinta muraria quattrocentesca di Corciano. Aperto nel 2009, &amp;egrave; organizzato in tre sezioni: paleontologica, preistorica e protostorica, archeologica, che presentano reperti gi&amp;agrave; in piccola parte custoditi, fin dagli anni Novanta del Novecento, negli ambienti del Palazzo Comunale. Nella sezione paleontologica &amp;egrave; possibile ammirare i resti fossili degli ammoniti mesozoici di Migiana (Giurassico inferiore) e quelli dei mammiferi quaternari di Ellera (Pleistocene inferiore); un aggiornato apparato didattico illustra due lontane e importanti tappe della storia del territorio di Corciano. La sezione preistorica e protostorica, costituta principalmente da manufatti litici raccolti in varie localit&amp;agrave; della regione, offre un interessante quadro dell&amp;rsquo;Umbria dal Paleolitico superiore all&amp;rsquo;et&amp;agrave; del Ferro. Due vasi cinerari risalenti a quest&amp;rsquo;ultima fase testimoniano la diffusione nel territorio compreso tra Perugia e il lago Trasimeno della Cultura Villanoviana. La sezione dedicata all&amp;rsquo;archeologia classica si apre con le ricostruzioni di due dei tre carri principeschi rinvenuti nell&amp;rsquo;aprile del 1812 nei pressi di Castel San Mariano (oggi San Mariano), all&amp;rsquo;interno di una tomba risalente al VI secolo a. C. Segue la parte dedicata ai santuari, semplici recinti o altari realizzati lungo le principali vie di comunicazione e al culmine dei rilievi, dedicati alle divinit&amp;agrave; protettrici della salute del corpo, della fecondit&amp;agrave; , del benessere e degli allevamenti. L&amp;rsquo;et&amp;agrave; ellenistica &amp;egrave; rappresentata dai materiali provenienti dalle necropoli etrusche di Strozzacapponi e di Fosso Rigo con le ricostruzioni di tre sepolture con i materiali di corredo collocati nella posizione originaria. Chiude la sezione un interessante nucleo di oggetti di et&amp;agrave; romana, rappresentati dai materiali della villa romana di Palazzo Grande e dai corredi di due tombe &amp;ldquo;alla cappuccina&amp;rdquo; scoperte nella zona.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto &lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1_presentazione+aggiornata+GTT/6bd6416c-db5c-451b-b3a5-40b75cad49e8'&gt;Gran Tour Trasimeno 2.0&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.comune.corciano.pg.it|www.comune.corciano.pg.it</Sito web><Indirizzo email>infopoint@comune.corciano.pg.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 5188255 , 075 5188260</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="213"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Panicale</Comune><Cap>6064</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza Regina Margherita</Indirizzo><Numero civico>5/A</Numero civico><Georeferenziazione>43.0272769,12.0973667</Georeferenziazione><Nome>Museo del Tulle 'Anita Belleschi Grifoni'</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Inaugurato nel 2001, il museo ha sede nella cinquecentesca chiesa di Sant&amp;rsquo;Agostino, recuperata per poter conservare ed esporre i numerosi manufatti in tulle ricamato in precedenza dislocati presso privati e chiese cittadine. Il ricamo ad ago eseguito direttamente su tulle in cotone o in seta si diffuse gi&amp;agrave; a partire dai primi decenni del XIX secolo grazie al perfezionamento, ad opera degli inglesi Heathcoat e Lurdley nel 1809, di un telaio per produrre meccanicamente il tulle, un tessuto molto leggero, vaporoso ma al tempo stesso resistente, caratterizzato da maglie a fori esagonali. Questa tecnica di ricamo, nata per offrire una produzione simile a quella dei merletti a fuselli e ad ago, era praticata dalle monache del collegio delle Vergini di Panicale e insegnata alle allieve che lo frequentarono almeno fino al 1872, anno della sua chiusura. A partire dagli anni trenta, la tradizione venne ripresa dalla panicalese Anita Belleschi Grifoni, che ne perfezion&amp;ograve; la lavorazione, ne rielabor&amp;ograve; i disegni e ne semplific&amp;ograve; i punti. Convinta delle potenzialit&amp;agrave; economiche e sociali legate a questa tradizionale attivit&amp;agrave; femminile, la Belleschi Grifoni fond&amp;ograve; una scuola e istitu&amp;igrave; il marchio &amp;ldquo;Ars Panicalensis&amp;rdquo;. Sin dal 1936 l&amp;rsquo;azienda entr&amp;ograve; in collaborazione con l&amp;rsquo;ENAPI (Ente nazionale per l&amp;rsquo;artigianato e le piccole industrie), creando anche contatti con molti artisti contemporanei, che produssero disegni e modelli da ricamare. Grazie all&amp;rsquo;intraprendenza della signora Anita e alle sue numerose relazioni sociali, ma anche per il costo contenuto dei manufatti, il ricamo dell&amp;rsquo;&amp;ldquo;Ars Panicalensis&amp;rdquo; divent&amp;ograve; celebre tra i nobili e le famiglie della media e alta borghesia, tanto che suoi esemplari vennero anche venduti alla casa Savoia e ai principi Torlonia. La scuola, al pari di precedenti e analoghe esperienze nella regione, ebbe anche l&amp;rsquo;obiettivo di garantire alle donne una propria indipendenza economica e una personale realizzazione attraverso la produzione e la commercializzazione dei loro manufatti. Dopo la morte di Anita Belleschi Grifoni e la chiusura della scuola, alcune ricamatrici hanno continuato a mantenere in vita la tradizionale tecnica.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto &lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1_presentazione+aggiornata+GTT/6bd6416c-db5c-451b-b3a5-40b75cad49e8'&gt;Gran Tour Trasimeno 2.0&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;a href='http://storicizzati.beniculturali.regione.umbria.it/resources/Depliant/TESSILE-italiano.pdf'&gt;&lt;strong&gt;Scarica in PDF il d&amp;eacute;pliant del Museo&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.sistemamuseo.it|www.sistemamuseo.it</Sito web><Indirizzo email>panicale@sistemamuseo.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>348/7431759 , 075837433</Numeri di telefono><Accessibilita>no</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="214"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Sant'Anatolia di Narco</Comune><Cap>6040</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza del Comune Vecchio</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.7336292,12.8361298</Georeferenziazione><Nome>Museo della Canapa</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;&lt;img src='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/logo_orizzontale_ita_colore+%281%29.jpg/e1fc60ce-2ec7-4319-8f50-4e1ee4fc2041?t=1658922943098' style='float:left; height:84px; margin:20px 22px; width:200px' /&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il Museo ha ottenuto il riconoscimento &lt;a href='https://www.umbriacultureforfamily.it' target='_blank'&gt;&lt;strong&gt;Umbria Culture for Family&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; per i servizi e le attivit&amp;agrave; che offre alle famiglie con ragazzi di 0-14 anni.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Inaugurato nel 2008, &amp;egrave; ospitato nella ex sede del palazzo Comunale. E&amp;#39; una delle antenne dell&amp;#39; Ecomuseo della Dorsale Appenninica Umbra nato per valorizzare la cultura, le tecniche e i saperi di questo territorio. Il museo ospita la documentazione relativa all&amp;rsquo;intero ciclo di lavorazione e trasformazione della canapa, dalle fasi di coltivazione, macerazione ed essiccazione, fino a quelle della gramolatura e cardatura, nonch&amp;eacute; collezioni tessili dal XVII al XX secolo.&lt;br /&gt;  Recentemente rinnovato, nel nuovo allestimento trovano nuova visibilit&amp;agrave; i temi della coltivazione e dello sfruttamento della canapa sia nell&amp;rsquo;ambito domestico sia in quello produttivo; vi sono esposti gli strumenti per la lavorazione e la tessitura, e la ricca collezione di manufatti tessili provenienti dal territorio, donati dalle famiglie.&lt;br /&gt;  I nuovi spazi museali invitano il visitatore a scoprire le relazioni tra gli oggetti, la loro funzione, e la loro storia, attraverso testimonianze multimediali ed espedienti espositivi di carattere multisensoriale. Tra questi ultimi si inserisce l&amp;#39;installazione Spinning&amp;nbsp; Dolls dell&amp;#39;artista inglese Liliane Lijn.&lt;br /&gt;  Parte centrale dell&amp;#39;intervento di riallestimento sono i nuovi Laboratori di Tessitura, nei locali adiacenti alla sede museale ristrutturati con un intervento di bioarchitettura in canapa e calce. Grazie a questo intervento innovativo, il Museo ha ottenuto il marchio Bandiera Verde Agricoltura e il marchio Green Heart Quality.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto &lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1CONNESSIONIMUSEALI/24da2855-ab54-498f-84f7-ab8959ab2c38'&gt;CONNESSIONI MUSEALI&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;a href='http://C_Documents and SettingsgfravoliniDesktopTUTTOMUSEIDepliant Musei per webMuseoCanapa_Piegweb.pdf'&gt;&lt;strong&gt;Scarica in PDF il d&amp;eacute;pliant del Museo&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.museodellacanapa.it|www.museodellacanapa.it</Sito web><Indirizzo email>info@museodellacanapa.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0743 613149 , 0743 788013</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="215"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Perugia</Comune><Cap>6121</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza Raffaello</Indirizzo><Numero civico>13</Numero civico><Georeferenziazione>43.112934,12.392133</Georeferenziazione><Nome>Cappella di San Severo</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;La cappella appare oggi come un vano attiguo all&amp;#39;odierna chiesa di San Severo, nel rione di Porta Sole, nel centro storico della citt&amp;agrave; di Perugia. Un tempo essa faceva parte dell&amp;rsquo;antica chiesa camaldolese duecentesca, modificata una prima volta nel Quattrocento e riedificata nel 1758.&lt;br /&gt;  All&amp;#39;interno &amp;egrave; conservata l&amp;rsquo;unica opera rimasta delle molte che Raffaello realizz&amp;ograve; per la citt&amp;agrave;. Si tratta di un affresco raffigurante la Trinit&amp;agrave; e i santi.&lt;br /&gt;  Raffaello, a causa delle molte commissioni che gli venivano da Firenze e successivamente da Roma, non pot&amp;eacute; portare a termine la decorazione, che fu completata dall&amp;rsquo;ormai anziano Pietro Perugino, suo maestro, nel 1521. Alla mano di Raffaello si deve il registro superiore con la Santissima Trinit&amp;agrave; e i santi, mentre, a Perugino i santi nel registro inferiore.&lt;br /&gt;  La scultura in terracotta policroma nella nicchia al centro della parete &amp;egrave; del XVI secolo.&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  Nel 2020 si sono tenute le celebrazioni per il&amp;nbsp;&lt;strong&gt;V Centenario dalla morte di Raffaello Sanzio&lt;/strong&gt;, per conoscere tutte le iniziative e i luoghi legati all&amp;rsquo;illustre pittore urbinate consulta&amp;nbsp;&lt;a href='http://www.raffaelloinumbria.it/' target='_blank'&gt;www.raffaelloinumbria.it&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1MAPP/9b81e0fa-2e70-4a52-adb5-904499da6c3c'&gt;MAPp MuseiAppPerugia&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/pieghevole+Cappella+di+San+Severo.pdf/63129dea-9f68-44bd-8eb4-45ecc1ee6a02'&gt;VEDI LA SCHEDA&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;  &amp;nbsp;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.coopculture.it|www.coopculture.it</Sito web><Indirizzo email>biglietteria.cappellasansevero@coopculture.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>06 390807900</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="216"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Bevagna</Comune><Cap>6031</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Corso Matteotti</Indirizzo><Numero civico>70</Numero civico><Georeferenziazione>42.9346178,12.6106267</Georeferenziazione><Nome>Museo civico</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;&lt;img src='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/logo_orizzontale_ita_colore+%281%29.jpg/e1fc60ce-2ec7-4319-8f50-4e1ee4fc2041?t=1658922943098' style='float:left; height:84px; margin:20px 22px; width:200px' /&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il Museo ha ottenuto il riconoscimento&amp;nbsp;&lt;a href='https://www.umbriacultureforfamily.it/' target='_blank'&gt;&lt;strong&gt;Umbria Culture for Family&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&amp;nbsp;per i servizi e le attivit&amp;agrave; che offre alle famiglie con ragazzi di 0-14 anni.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo civico si trova nel centro storico di Bevagna, in corso Matteotti. Il piccolo borgo medievale &amp;egrave; collocato su una piccola altura al margine occidentale della Valle Umbra; circondato da una fertile pianura ricca di acque, coltivata a grano, viti ed olivi. Dal 1996, &amp;egrave; sede del museo il settecentesco palazzo appartenuto alla famiglia Lepri. Attraverso reperti archeologici, dipinti, sculture e documenti il visitatore pu&amp;ograve; ricostruire la millenaria storia del piccolo borgo sviluppatosi in funzione del ramo occidentale della Via Flaminia, di cui l&amp;rsquo;odierno corso, da porta del Salvatore a porta Foligno, ne ricalca il tracciato originario. Nel museo civico il selezionato gruppo di materiali archeologici comprende frammenti lapidei, steli funerarie, monete di et&amp;agrave; romana repubblicana ed urne cinerarie. Le urne di Bevagna costituiscono una tipica produzione locale del II e del I secolo a.C. attestata da numerosi rinvenimenti nel territorio, sono in pietra arenaria ed hanno in genere coperchio a doppio spiovente. Tra i dipinti, XVI-XIX secolo, interessante &amp;egrave; la Pala Ciccoli databile intorno al 1565 ed attribuita al pittore assisiate Dono Doni. La tela rappresenta la Madonna con il Bambino e una fanciulla di casa Ciccoli: nei due cartigli, in basso, l&amp;rsquo;iscrizione ricorda il dolore di Gismondo Ciccoli per la perdita della nipote in seguito ad un&amp;rsquo;atroce malattia. Artisti bevanati come Ascensidonio Spacca detto il Fantino ed Andrea Camassei testimoniano la vivacit&amp;agrave; dell&amp;rsquo;arte locale tra la fine del Cinquecento e la prima met&amp;agrave; del Seicento. All&amp;rsquo;interno del museo si trova la tela con Adorazione dei Magi del pittore napoletano Corrado Giaquinto, significativo esempio riferibile alla sua fase di maturit&amp;agrave; artistica. La sezione di sculture ed arti decorative &amp;egrave; impreziosita dal Modello ligneo del Santuario della Madonna delle Grazie, realizzato dall&amp;rsquo;architetto Valentino Martelli nella seconda met&amp;agrave; del XVI secolo.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il Museo aderisce ai&amp;nbsp;progetti&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.youtube.com/watch?v=0Zkmh0PhVCs'&gt;UMBRIA BOX&lt;/a&gt;&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;e&lt;strong&gt; &lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/25569814/Bevagna/57c16c50-cc97-427d-bd20-f552339343f1' target='_blank'&gt;UMBRIA TIME TRAVEL BOX&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;a href='http://storicizzati.beniculturali.regione.umbria.it/resources/Depliant/Museo%20civico%20di%20Bevagna%20.pdf'&gt;&lt;strong&gt;Scarica in PDF il d&amp;eacute;pliant del Museo&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Scarica la Digital Edition&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt; per &lt;a href='https://itunes.apple.com/it/app/bevagna-umbria-musei-digital/id955204133?mt=8'&gt;Apple &lt;/a&gt;- &lt;a href='https://play.google.com/store/apps/details?id=it.sesinet.ebook.museibevagna'&gt;Android&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>https://www.visit-bevagna.it/musei/|https://www.visit-bevagna.it/musei/</Sito web><Indirizzo email>bevagnacultura@gmail.com</Indirizzo email><Numeri di telefono>0742 360081 , 334 660 5577</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="217"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Perugia</Comune><Cap>6121</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza Giordano Bruno</Indirizzo><Numero civico>10</Numero civico><Georeferenziazione>43.1068526,12.391273500000011</Georeferenziazione><Nome>Museo archeologico nazionale dell'Umbria</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;&lt;img src='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/logo_orizzontale_ita_colore+%281%29.jpg/e1fc60ce-2ec7-4319-8f50-4e1ee4fc2041?t=1658922943098' style='float:left; height:84px; margin:20px 22px; width:200px' /&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il Museo ha ottenuto il riconoscimento&amp;nbsp;&lt;a href='https://www.umbriacultureforfamily.it/' target='_blank'&gt;&lt;strong&gt;Umbria Culture for Family&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&amp;nbsp;per i servizi e le attivit&amp;agrave; che offre alle famiglie con ragazzi di 0-14 anni.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo ha sede nell&amp;rsquo;ex convento di San Domenico, situato lungo corso Cavour, poco fuori le mura etrusche di Perugia. Dal 1948 il museo occupa gli spazi del complesso conventuale domenicano, eretto sul luogo di una prima chiesa duecentesca sorta nell&amp;rsquo;area dell&amp;rsquo;odierno chiostro maggiore, poi ampliato nel corso dei secoli fino ad assumere l&amp;rsquo;aspetto attuale. Con l&amp;rsquo;occupazione napoleonica e l&amp;rsquo;Unit&amp;agrave; d&amp;rsquo;Italia fu trasformato in caserma militare sconvolgendone l&amp;rsquo;assetto originario: nel chiostro maggiore trov&amp;ograve; sistemazione la cavalleria, nell&amp;rsquo;oratorio una stalla e l&amp;rsquo;antica chiesa fu adattata a refettorio su due livelli. Alla fine della seconda guerra mondiale il complesso fu occupato prima dalle milizie tedesche, poi dalle truppe alleate e, infine, dai rifugiati. Dal 1945, ceduto al Comune, diventa luogo di cultura ospitando l&amp;rsquo;Archivio di Stato e i Musei Civici. Oltre che per ammirare il complesso architettonico di San Domenico, dal cui chiostro, uno dei pi&amp;ugrave; ampi e notevoli della citt&amp;agrave;, &amp;egrave; visibile il possente campanile della chiesa, la visita al Museo Archeologico Nazionale rappresenta una preziosa opportunit&amp;agrave; per conoscere le collezioni di reperti etruschi tra le pi&amp;ugrave; ricche d&amp;rsquo;Italia, formatesi soprattutto nel corso di scavi ottocenteschi alle necropoli in territorio perugino. Accanto ai reperti di pi&amp;ugrave; antica acquisizione, il visitatore potr&amp;agrave; apprezzare numerosi materiali provenienti dagli scavi susseguitisi dopo la nascita dell&amp;rsquo;istituzione della Soprintendenza (1964) e presentati al pubblico secondo i pi&amp;ugrave; moderni criteri espositivi. Una consistente quantit&amp;agrave; di reperti preistorici, inoltre, completa il percorso museale. Il Museo accoglie le collezioni etrusco-romane e preistoriche formate a partire dall&amp;rsquo;Ottocento, ad opera di illustri studiosi susseguitisi nella gestione del patrimonio archeologico della citt&amp;agrave;, all&amp;rsquo;epoca importante centro di studi etruscologici. Il nucleo centrale dell&amp;rsquo;esposizione contiene materiali provenienti in gran parte dal territorio e dagli scavi delle necropoli perugine, databili tra l&amp;rsquo;et&amp;agrave; arcaica e l&amp;rsquo;et&amp;agrave; ellenistica, come il sarcofago dello Sperandio e l&amp;rsquo;eccezionale complesso di bronzi arcaici da Castel San Mariano, oltre all&amp;rsquo;ipogeo dei Cutu ricostruito al vero in una distinta sezione dei sotterranei. Nei due livelli del chiostro &amp;egrave; esposto invece il lapidario etrusco romano, costituito da molte urne cinerarie, cippi funerari e iscrizioni latine. Al piano superiore sono attualmente sistemati i materiali pre-protostorici di diversi contesti dell&amp;rsquo;Italia centrale (Umbria, Toscana, Marche e Abruzzo), della collezione Bellucci e dell&amp;rsquo;insediamento di Cetona (Toscana). Nella grande &amp;ldquo;sala dei bronzi&amp;rdquo;, che per quasi mezzo secolo ha esposto le ricche collezioni di oggetti pre-protostorici appartenute a Giuseppe Bellucci e Umberto Calzoni, &amp;egrave; allestita una nuova sezione secondo i criteri museografici pi&amp;ugrave; recenti, che illustra le dinamiche di sviluppo delle civilt&amp;agrave; degli Umbri e degli Etruschi che occupavano rispettivamente la sponda sinistra e quella destra del fiume Tevere, idealmente rappresentato in questo spazio espositivo dal corridoio centrale.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;a href='http://storicizzati.beniculturali.regione.umbria.it/resources/Depliant/Museo%20archeologico%20nazionale%20di%20Perugia.pdf'&gt;&lt;strong&gt;Scarica in PDF il d&amp;eacute;pliant del Museo&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.polomusealeumbria.beniculturali.it|www.polomusealeumbria.beniculturali.it</Sito web><Indirizzo email>pm-umb@beniculturali.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 5727141</Numeri di telefono><Accessibilita>in parte</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="218"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Orvieto</Comune><Cap>5018</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via della Cava</Indirizzo><Numero civico>8</Numero civico><Georeferenziazione>42.718426,12.1050558</Georeferenziazione><Nome>Museo delle maioliche medievali e rinascimentali orvietane</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il Museo &amp;egrave; creato nei locali di un&amp;rsquo;antica fornace. La collezione permanente si compone prevalentemente degli scarti di due fornaci attive in via della Cava dalla seconda met&amp;agrave; del Trecento fino alla met&amp;agrave; del Cinquecento; la stessa si arricchisce di maioliche acquisite in epoche successive e aventi legami con le fornaci stesse. La collezione conta molti pezzi e deve la sua straordinariet&amp;agrave; alla continuit&amp;agrave; produttiva dei ceramisti orvietani. Fino alla met&amp;agrave; del Trecento, la citt&amp;agrave; di Orvieto veniva considerata un centro di importazione di maioliche e veniva considerato pertanto di importazione. Molte maioliche rinascimentali esposte, tuttavia, nei musei italiani e di altre nazioni con attribuzioni a centri produttivi come Deruta, Faenza, Montelupo, Gubbio, per citare i pi&amp;ugrave; importanti, presentano infatti riferimenti iconografici tipici dell&amp;rsquo;area orvietana quali stemmi nobiliari o di corporazioni. Solo questo doveva bastare a provare la loro provenienza dai laboratori orvietani, ma alcuni stereotipi culturali, orientati o dettati per&amp;ograve; dal mercato antiquario, impedivano una serena attribuzione di provenienza. Oggi &amp;egrave; di comune accettazione il concetto che pi&amp;ugrave; realt&amp;agrave; produttive nello stesso periodo offrissero lo stesso prodotto, sottolineando pi&amp;ugrave; che altro le eccellenze; se &amp;egrave; indiscusso che la produzione orvietana raggiunse i pi&amp;ugrave; alti livelli nel Trecento, si tende ad affermare che fu poi superata nel Quattrocento e nel Cinquecento da Faenza e Deruta. Se per&amp;ograve; si esaminano attentamente le maioliche di questa collezione, soprattutto gli scarti di fornace, risulta evidente come la qualit&amp;agrave; sia rimasta altissima. Nel museo &amp;egrave; possibile vistare ben dieci sale, a partire dalla Sala Conferenze che nel Medioevo e nel Rinascimento veniva usata per la dipintura e per la messa in cottura delle ceramiche. Nella Sala della Cisterna si pu&amp;ograve; ancora vedere la cisterna dalla quale veniva attinta l&amp;rsquo;acqua per la lavorazione della ceramica. Attraverso un canale scavato nella roccia e una probabile tubatura, l&amp;rsquo;acqua raggiungeva i punti di tornitura. Nella Sala della Fornace &amp;egrave; possibile visitare una vera e propria fornace quasi rimasta intatta. Questa fornace &amp;egrave; l&amp;rsquo;unica del Quattrocento ancora esistente al mondo. Nella Sala del Trecento le ceramiche qui esposte, per la quasi totalit&amp;agrave; degli scarti della fornace, sono quelle da sempre ritenute produzione orvietana. Nella sala dei Simboli sono esposti i pezzi pi&amp;ugrave; importanti della collezione. Nella Sala delle Truffette si inizia a vedere come alcune tipologie di maioliche venissero prodotte in maniera ripetitiva, quasi seriale, facendo capire che pi&amp;ugrave; che una bottega artigianale, la fornace fosse una vera e propria fabbrica. Oltre ai boccali sono presenti i contenitori a corpo globulare chiamati truffette. Nella Sala delle Zaffere vi si trovano le testimonianze di tutte le tipologie possibili di zaffere: da quelle classiche, a quelle diluite, per finire alle lavorazioni cosiddette alla damaschina ed alla porcellana imitative di manufatti orientali. Nella sala delle Ciotole oltre alle numerose ciotole sono conservate maioliche particolari. Nella Sala del Rinascimento sono maggiormente presenti i manufatti della fornace che, seppur ritrovati in gran numero nei pozzi orvietani venivano attribuiti alle botteghe artigianali di altre citt&amp;agrave;. Sono visibili tipologie viterbesi o alto-laziali, derutine, faentine, toscane o di altre poco probabili provenienze come i graffiti su ingobbio invetriati di tipo ferrarese o veneto. Nella Sala delle Tazzine con le sue oltre quattrocento tazzine, &amp;egrave; la testimonianza pi&amp;ugrave; evidente della produzione a carattere industriale della fornace di via della Cava.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>info@ceramicunderground.org.</Indirizzo email><Numeri di telefono>-</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="219"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Deruta</Comune><Cap>6053</Cap><Localita>Casalina</Localita><Indirizzo>Via del Risorgimento</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.9883524,12.4265952</Georeferenziazione><Nome>Galleria di Storia Naturale dell'Universit  degli Studi di Perugia -  CAMS</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;&lt;img src='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/logo_orizzontale_ita_colore+%281%29.jpg/e1fc60ce-2ec7-4319-8f50-4e1ee4fc2041?t=1658922943098' style='float:left; height:84px; margin:20px 22px; width:200px' /&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;Il Museo ha ottenuto il riconoscimento&amp;nbsp;&lt;a href='http://www.umbriacultureforfamily.it' target='_blank'&gt;&lt;strong&gt;Umbria Culture for Family&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&amp;nbsp;per i servizi e le attivit&amp;agrave; che offre alle famiglie con ragazzi di 0-14 anni.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;La Galleria ospita i nuclei pi&amp;ugrave; significativi del patrimonio storico-scientifico dell&amp;rsquo;Universit&amp;agrave; di Perugia. Tra le collezioni figurano quella di Luigi Canali (1759-1841), costituita da campioni di minerali, rocce, fossili, preparati vegetali e animali, quella di Andrea Batelli (1855-1917) e soprattutto quelle dell&amp;rsquo;esploratore e naturalista perugino Orazio Antinori (1811-1882) e di monsignor Giulio Cicioni (1844-1923), insegnante di Scienze Naturali al Seminario di Perugia. Quest&amp;rsquo;ultima, in particolare, comprende anche campioni zoologici di specie locali estremamente rare o gi&amp;agrave; estinte.&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/pieghevole+Cams.pdf/b136032f-a418-4ac2-8fc6-fa0287d63bdc'&gt;VEDI LA SCHEDA&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;  &amp;nbsp;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.cams.unipg.it</Sito web><Indirizzo email>servizi.cams@unipg.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>+39 0759711077 , +39 3666811012</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="220"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Campello sul Clitunno</Comune><Cap>6042</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Don Nicola Landi - La Bianca</Indirizzo><Numero civico>1</Numero civico><Georeferenziazione>42.8300014,12.7692466</Georeferenziazione><Nome>Museo della Civilt contadina 'I cassetti della memoria'</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il museo etnografico della Civilt&amp;agrave; contadina &amp;quot;I cassetti della memoria&amp;quot; ha il compito di raccogliere, conservare e valorizzare le testimonianze degli usi e costumi del territo&amp;shy;rio, come un vero e proprio centro di cultura e di ricerca. Si propone, infatti, di appro&amp;shy;fondire i vari aspetti che costi&amp;shy;tuiscono le tradizioni popola&amp;shy;ri: socialit&amp;agrave;, lavoro, rito, vita quotidiana dell&amp;#39;Umbria cen&amp;shy;trale. La collezione, iniziata nel 1997, comprende oltre mille reperti, ognuno dei quali dotato di una completa scheda scientifica volta ad illustrarne le principali caratteristiche e disponibile sia su supporto informatico che cartaceo, per il visitatore interessato ad una conoscenza pi&amp;ugrave; approfondita. Tuttora viva e incessante &amp;egrave; la ricerca di nuovo materiale.&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  Il museo &amp;egrave; situato al piano nobile del suggestivo palazzo Casagrande, una costruzione della fine del XVIII secolo, realizzata su progetto del grande architetto neoclassico Giu&amp;shy;seppe Valadier e collocata proprio nel centro di Campello sul Clitunno, di cui rappresenta un&amp;#39;opera di grande valore storico ed artistico.&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  Ogni sezione del museo per&amp;shy;mette al visitatore di cogliere, oltre alla dimensione materia&amp;shy;le, anche l&amp;#39;aspetto simbolico e rituale che gli oggetti di uso quotidiano assumevano nella vita dell&amp;#39;uomo: credenze, pre&amp;shy;giudizi, superstizioni, riti, im&amp;shy;maginazione e fantasia, che hanno sempre accompagnato il lavoro nei campi. L&amp;#39;allesti&amp;shy;mento &amp;egrave; stato realizzato in modo da collocare ciascun oggetto all&amp;#39;interno di cicli tematici: ogni strumento di la&amp;shy;voro rivive cos&amp;igrave; la propria sto&amp;shy;ria, perfettamente ambientato nei luoghi dove veniva normalmente usato.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto &lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.humbria2o.it/'&gt;HUmbria2O&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.comune.campello.pg.it|http://www.comune.campello.pg.it/Mediacenter/FE/CategoriaMedia.aspx?idc=193&amp;explicit=SI</Sito web><Indirizzo email>-</Indirizzo email><Numeri di telefono>0743 271946</Numeri di telefono><Accessibilita>in parte</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="221"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Foligno</Comune><Cap>6034</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Largo Carducci</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.9557252,12.7041612</Georeferenziazione><Nome>Museo capitolare diocesano</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il museo capitolare diocesano si trova in piazza della Repubblica, antica platea magna e cuore pulsante della citt&amp;agrave; di Foligno. Annesso al duomo di San Feliciano, documentato dall&amp;rsquo;XI secolo, si inserisce a ridosso del transetto e della navata sinistra, nel Palazzo delle Canoniche che nel 1746 fu radicalmente trasformato. Con il restauro del 1923-26 il palazzo &amp;egrave; stato riportato all&amp;rsquo;originaria sobriet&amp;agrave; con la riapertura delle bifore e l&amp;rsquo;aggiunta della parte terminale merlata. Allestito dal 2008 al secondo piano del palazzo delle Canoniche, attualmente conserva circa cinquanta opere provenienti dalla cattedrale e da localit&amp;agrave; della Diocesi. La visita del museo comprende anche la Cripta di San Feliciano (VII-IX secolo), recentemente restaurata. Il percorso museale &amp;egrave; introdotto da una scultura lignea rappresentante il patrono San Feliciano. Il museo espone opere gi&amp;agrave; di propriet&amp;agrave; della locale famiglia Roscioli, donate alla cattedrale nel 1703, al quale appartengono due busti ritratto della bottega di Gian Lorenzo Bernini e una copia della Madonna di Foligno di Raffaello. Tra le opere provenienti dal duomo sono i dipinti di Ferra&amp;ugrave; Faenzoni e del Pomarancio, mentre da chiese cittadine e del territorio provengono alcune sculture lignee medievali, dipinti di Bartolomeo di Tommaso, il tabernacolo con il Crocifisso ligneo di Niccol&amp;ograve; Alunno e Pietro Mazzaforte e la Bottega di san Giuseppe, attribuita a Georges de La Tour. Completano la collezione croci processionali in argento e rame dorato (XIV-XVI secolo), suppellettili liturgiche e numerosi reliquiari gi&amp;agrave; custoditi nella cripta della cattedrale.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1MEU/1bab2211-6e68-44b1-b6e5-98cb6f1f914f'&gt;INCONTRarti&amp;nbsp;OLTRE L&amp;#39;IMMAGINE&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.museiecclesiastici.it/foligno|www.museiecclesiastici.it/foligno</Sito web><Indirizzo email>museodiocesano@diocesidifoligno.it , vicario.episcopale@diocesidifoligno.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0742 351209 (Museo) , 0742 350473 (Curia Vescovile)</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="222"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Perugia</Comune><Cap>6132</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Viale San Sisto</Indirizzo><Numero civico>207/C</Numero civico><Georeferenziazione>43.079796980230846,12.333007325731845</Georeferenziazione><Nome>Museo storico della Perugina</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo si trova a San Sisto, a pochi minuti dal centro di Perugia e vicino all&amp;#39;uscita Perugia &amp;ndash; Madonna Alta del raccordo autostradale Perugia &amp;ndash; Bettolle. Nato nel 1997, come derivazione dell&amp;rsquo;Archivio storico Buitoni-Perugina, in occasione del novantesimo anniversario della fondazione della nota azienda dolciaria, il museo illustra la storia dell&amp;rsquo;impresa e quella dei suoi famosi prodotti. Oltre all&amp;rsquo;esposizione di macchinari per la produzione e la confezione in uso dal 1907, ci sono tre postazioni audiovisive che illustrano la lavorazione del cioccolato e la vita aziendale tra gli anni Trenta e Cinquanta. Proseguendo per la Galleria si possono ammirare incarti, confezioni di prodotti e foto che ricostruiscono la passione degli italiani per il cioccolato&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;Particolare rilievo &amp;egrave; dato alla sezione Comunicazione, che va dalle prime inserzioni alla grafica pubblicitaria audace ed innovativa di Federico Seneca, firma prestigiosa della comunicazione italiana fin dagli anni Venti.&amp;nbsp;Degne di nota, sono infatti&lt;br /&gt;  le campagne pubblicitarie dagli anni Trenta, innovative per l&amp;rsquo;utilizzo di vari&amp;nbsp;mezzi e strumenti di comunicazione - dalla radio, agli spettacoli, ai concorsi - fino ai famosi &amp;ldquo;Carosello&amp;rdquo; televisivi.&lt;br /&gt;  La visita al Museo riserva una ricca degustazione di prodotti Perugina consentendo di distinguere tra le tante variet&amp;agrave; di cioccolato. Il tour arriva al cuore della fabbrica con la visione della produzione: da un percorso sopraelevato, durante la stagione produttiva, &amp;egrave; possibile vedere le linee in funzione.&lt;br /&gt;  Accanto al museo storico &amp;egrave; possibile vivere l&amp;#39;esperienza del cioccolato partecipando ai laboratori della Scuola del Cioccolato Perugina&amp;reg;.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.perugina.it|https://www.perugina.com/it/casa-del-cioccolato/la-casa</Sito web><Indirizzo email>casadelcioccolatoperugina@ho-italia.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>Per info e prenotazioni 800 800 907</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="223"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Umbertide</Comune><Cap>6019</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza San Francesco</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.3047734,12.3263649</Georeferenziazione><Nome>Museo di Santa Croce</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il museo civico di Santa Croce si trova fuori dalle mura di Umbertide, presso l&amp;#39;antico &amp;ldquo;borgo inferiore&amp;rdquo; di Fratta, in piazza San Francesco, nella ex-chiesa di santa Croce a fianco delle chiese di San Francesco e San Bernardino. Nel XIII secolo sull&amp;#39;area poi occupata da Santa Croce sorgeva una piccola chiesa dedicata ai Santi Pietro e Paolo gi&amp;agrave; utilizzata da oratorio per la confraternita dei Disciplinati di Santa Maria. Inaugurato nel 1998 il museo di Santa Croce ha come sua principale caratteristica che quasi tutte le opere qui ospitate si trovano sugli altari per cui vennero in origine realizzate. L&amp;rsquo;opera di maggior rilievo della raccolta &amp;egrave; la Deposizione dalla Croce di Luca Signorelli; sugli altari laterali sono tele di soggetto religioso realizzate tra il XVII e il XVIII secolo e la scultura lignea raffigurante San Rocco di Romano Alberti, detto il &amp;ldquo;Nero&amp;rdquo; da Sansepolcro, proveniente dalla vicina chiesa di San Francesco. In una sala interna al primo piano &amp;egrave; la Madonna col Bambino in gloria tra angeli e santi di Niccol&amp;ograve; Circignani detto il Pomarancio che proviene dall&amp;rsquo;attigua chiesa di San Francesco. L&amp;rsquo;ex chiesa di Santa Croce &amp;egrave; anche utilizzata per le registrazioni di esecuzioni di opere classiche, a cui partecipano maestri di fama internazionale, ed &amp;egrave; palcoscenico di prestigiose rassegne concertistiche.&lt;br /&gt;  Al piano superiore la sezione archeologica illustra l&amp;rsquo;et&amp;agrave; antica nell&amp;rsquo;area di Umbertide, lambita dal fiume Tevere e posta a confine tra gli Etruschi e gli Umbri. Sono esposti i materiali provenienti dagli scavi di Monte Acuto, rappresentati per lo pi&amp;ugrave; da bronzetti votivi a figura umana e animale, e dall&amp;rsquo;&lt;em&gt;oppidum &lt;/em&gt;di Monte Murlo. Un gruppo di urnette cinerarie con iscrizioni etrusche e latine proviene dalle necropoli di et&amp;agrave; ellenistica rinvenute in localit&amp;agrave; Polgeto e Pian di Nese. La romanizzazione del territorio &amp;egrave; esemplificata dalla diffusione delle &lt;em&gt;villae &lt;/em&gt;e dagli insediamenti agricoli di grande estensione lungo il Tevere. Completa la sezione una ricca collezione di monete e bronzetti donata da un privato al Comune di Umbertide.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il Museo aderisce ai&amp;nbsp;progetti&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.youtube.com/watch?v=0Zkmh0PhVCs'&gt;UMBRIA BOX&lt;/a&gt;&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;e&lt;strong&gt; &lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/25569814/Umbertide/da9feb30-428f-4024-8d13-199bde302d96' target='_blank'&gt;UMBRIA TIME TRAVEL BOX&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Scarica la Digital Edition per&amp;nbsp;&lt;a href='https://apps.apple.com/br/app/id952363198'&gt;Apple&amp;nbsp;&lt;/a&gt;-&amp;nbsp;&lt;a href='https://play.google.com/store/apps/details?id=it.sesinet.ebook.museiumbertide'&gt;Android&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href='http://storicizzati.beniculturali.regione.umbria.it/resources/Depliant/Museo%20di%20Santa%20Croce%20di%20Umbertide.pdf'&gt;Scarica in PDF il d&amp;eacute;pliant del Museo&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.sistemamuseo.it|https://www.sistemamuseo.it/ita/2/musei/54/umbertide-umbria-museo-comunale-di-santa-croce/</Sito web><Indirizzo email>umbertide@sistemamuseo.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 9420147</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="224"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Preci</Comune><Cap>6047</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza G. Marconi, 1</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.87896,13.038999999999987</Georeferenziazione><Nome>Museo della Scuola chirurgica preciana</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Il museo &amp;egrave; attualmente chiuso al pubblico.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  Il Museo &amp;egrave; stato aperto&amp;nbsp;nel maggio 2009 grazie alla collaborazione del Comune di Preci con l&amp;#39;Universit&amp;agrave; di&amp;nbsp;Perugia e con l&amp;#39; Universit&amp;agrave; La Sapienza di Roma. L&amp;#39;esposizione presenta i ritratti di medici illustri, di famosi pazienti e riproduzioni di illustrazioni anatomiche.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Nelle teche si trovano utensili e strumenti utilizzati dai chirurghi preciani. Ulteriori documenti e strumenti sono visibili anche nel vicino Museo dell&amp;#39;Abbazia di Sant&amp;#39;Eutizio.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;La tradizione preciana nasce anche grazie all&amp;#39;esperienza locale nella lavorazione delle carni di maiale (la famosa &amp;quot;norcineria&amp;quot;), poich&amp;eacute;, come &amp;egrave; noto, l&amp;#39;anatomia dei suini&amp;nbsp; &amp;egrave; stata utilizzata in passato dai medici per esercitarsi nelle dissezioni e nelle pratiche chirurgiche.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.comune.preci.pg.it|http://www.comune.preci.pg.it/page.asp?c=4&amp;p=90&amp;r=&amp;tipor=0</Sito web><Indirizzo email>comune.preci@postacert.umbria.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0743 93781</Numeri di telefono><Accessibilita>in parte</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="225"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Marsciano</Comune><Cap>6055</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazzetta San Giovanni</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.9097248,12.335139799999979</Georeferenziazione><Nome>Museo dinamico del laterizio e delle terrecotte</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Una raccolta di oggetti fabbricati con materie prime povere: la terra e l&amp;#39;acqua cotte con il fuoco. Un&amp;#39;attivit&amp;agrave; che in Umbria e a Marsciano affonda le sue radici nei secoli. &amp;Egrave; questo il tema che propone il Museo dinamico del Laterizio e delle Terrecotte, che si presenta come una vera e propria sfida culturale.&lt;br /&gt;  Palazzo Pietromarchi, residenza nobiliare costruita nel Trecento dalla famiglia dei conti Bulgarelli di Marsciano, raccoglie numerosi materiali da costruzione in laterizio, databili dall&amp;rsquo;et&amp;agrave; romana ad oggi, nonch&amp;eacute; terrecotte decorative e di uso comune. L&amp;rsquo;esposizione nelle antiche stanze nobiliari documenta sia le trasformazioni sociali legate a questa attivit&amp;agrave;, che soprattutto dal Cinquecento ha fortemente connotato l&amp;rsquo;economia locale, sia le tecniche di produzione industriale e l&amp;rsquo;utilizzo dei laterizi nell&amp;rsquo;architettura contemporanea.&lt;br /&gt;  Il Museo dinamico del laterizio e delle terrecotte di Marsciano si presenta oggi con una nuova veste e si configura sia come luogo di raccolta, conservazione e valorizzazione del patrimonio storico-artistico del territorio, sia come luogo delle emozioni evocate da filmati, suoni e rumori di tutto quello che &amp;egrave; il mondo della terracotta.&lt;br /&gt;  Al visitatore che entra nelle sale del Museo si offre un viaggio fra immagini, immaginazione ed immaginario tramite un nuovo percorso espositivo il cui scopo &amp;egrave; comunicare il vasto patrimonio di terrecotte e laterizi, con l&amp;#39;inserimento di sistemi e tecnologie multimediali, animazioni virtuali ed una nuova comunicazione grafica.&lt;br /&gt;  Diversi sono i nuclei espositivi del Museo: esemplari di laterizi realizzati sia in maniera artigianale che industriale dall&amp;rsquo;antichit&amp;agrave; ai giorni nostri, un corredo tombale etrusco, le terrecotte etrusco-romane, le terrecotte architettoniche, le terrecotte invetriate, la collezione di grandi orci, la &amp;quot;tavola imbandita&amp;quot;, &amp;quot;i forni accesi&amp;quot;, &amp;quot;il mercato&amp;quot;. Ad impreziosire la collezione museale di manufatti in terracotta si aggiunge la collezione delle opere di Antonio Ranocchia (1915-1989), artista marscianese famoso in tutto il mondo soprattutto per le sue sculture, principalmente in terracotta, in cui &amp;egrave; evidente una mano fortemente espressiva.&lt;br /&gt;  Nel Palazzo sono esposti, infine, un pregevole affresco raffigurante una Madonna in trono con Bambino con gli angeli, san Silvestro e san Rocco della scuola del Pinturicchio, databile intorno al 1500, ed il ritratto della Beata Angelina da Montegiove dei conti di Marsciano.&lt;br /&gt;  Il Museo dinamico del laterizio e delle terrecotte si configura come punto di partenza per un percorso di visita esteso all&amp;rsquo;intera area comunale comprendendo i siti produttivi di Compignano e di San Fortunato, antiche fornaci che documentano la produzione preindustriale dei laterizi, e le antenne museali di Compignano e Spina, poli espositivi che fungono da centri di documentazione sulle tradizioni del territorio.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il Museo aderisce ai&amp;nbsp;progetti&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.youtube.com/watch?v=0Zkmh0PhVCs'&gt;UMBRIA BOX&lt;/a&gt;&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;e&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/25569814/Marsciano/05ceb8d0-2c46-4ad5-b4ad-2f746a773ced' target='_blank'&gt;UMBRIA TIME TRAVEL&amp;nbsp;BOX&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Scarica la Digital Edition per&amp;nbsp;&lt;a href='https://apps.apple.com/it/app/marsciano-umbria-musei-digital/id955204106'&gt;Apple&amp;nbsp;&lt;/a&gt;-&amp;nbsp;&lt;a href='https://play.google.com/store/apps/details?id=it.sesinet.ebook.museimarsciano'&gt;Android&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href='http://storicizzati.beniculturali.regione.umbria.it/resources/Depliant/TERRECOTTE-italiano.pdf'&gt;Scarica in PDF il d&amp;eacute;pliant del Museo&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.umbriaterremusei.it|www.umbriaterremusei.it</Sito web><Indirizzo email>marsciano@sistemamuseo.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 8741152</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="226"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Foligno</Comune><Cap>6034</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via dell'Annunziata</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.95613198132482,12.704819440841675</Georeferenziazione><Nome>Oratorio della Nunziatella</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;L&amp;#39;oratorio fu costruito nel 1494 su commissione del Comune di Foligno, probabilmente dall&amp;#39;architetto Francesco di Bartolomeo da Pietrasanta ed &amp;egrave; situato nel luogo in cui, nel 1489, avvenne un evento prodigioso, in corrispondenza di un affresco raffigurante un&amp;#39;Annunciazione. Il Comune volle erigere il santuario per ricevere in cambio una particolare protezione da parte della Vergine Maria per la citt&amp;agrave; di Foligno.&lt;br /&gt;  Di pregevole stile rinascimentale, ospita al suo interno il famoso affresco raffigurante il Battesimo di Ges&amp;ugrave;, pregevole opera dipinta intorno alla prima met&amp;agrave; del Cinquecento da Pietro Vannucci detto il Perugino.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.museifoligno.it|www.museifoligno.it</Sito web><Indirizzo email>museotrinci@comune.foligno.pg.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0742 330584</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="227"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Panicale</Comune><Cap>6064</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Pietro Vannucci</Indirizzo><Numero civico>1</Numero civico><Georeferenziazione>43.0293722,12.1002031</Georeferenziazione><Nome>Pinacoteca Mariottini</Nome><Descrizione>Allestita all'interno del palazzo Comunale di Panicale, la collezione si compone di trentuno tele fatte realizzare dal perugino Francesco Mariottini tra il 1765 e il 1780 e donate al Comune sul finire del secolo successivo. Professore di diritto civile e canonico e anche rettore dell'Universit di Perugia dal 1776, il Mariottini discendeva da un  ramo dell'antica famiglia panicalese dei Saccalossi. E' forse fu proprio per il fatto che tra i personaggi pi in vista della citt figurano ben 10 Saccalossi che l'erudito commission l'intera serie di ritratti celebrativi, poi destinata ad adornare il proprio palazzo di famiglia.</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>info@comune.panicale.pg.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 8379531</Numeri di telefono><Accessibilita>in parte</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="228"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Perugia</Comune><Cap>6121</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Tiberio Berardi</Indirizzo><Numero civico>05/06/2025</Numero civico><Georeferenziazione>43.1173935,12.3835127</Georeferenziazione><Nome>Museo - Laboratorio 'Giuditta Brozzetti'</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il laboratorio di Tessitura artistica a mano Giuditta Brozzetti si trova in via Tiberio Bernardi, non lontano da porta Sant&amp;#39;Angelo, nel centro di Perugia. Occupa gli spazi della duecentesca chiesa di San Francesco delle Donne, tra i pi&amp;ugrave; antichi insediamenti francescani in Italia. Sorta sul luogo dove san Francesco soggiorn&amp;ograve;, deve la sua denominazione al fatto che, nel 1252, venne ceduto ad una comunit&amp;agrave; di monache benedettine. Il Laboratorio fu fondato nel 1921 da Giuditta Brozzetti, rappresentante di spicco dell&amp;rsquo;imprenditoria femminile del capoluogo umbro. Gli eredi ne mantengono la tradizione, producendo stoffe e tessuti con motivi decorativi di origine medievale e rinascimentale realizzati con telai manuali. Tra gli oggetti conservati nel laboratorio vi sono tre telai manuali tradizionali a quattro licci, databili dal XVII al XIX secolo, otto telai a jacquard (brevetto Vincenzi), due telai del XVII secolo per la tessitura del punto &amp;ldquo;Fiamma di Perugia&amp;rdquo;, nonch&amp;eacute; disegni e cartoni che documentano la produzione del laboratorio dalle origini ad oggi.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1MAPP/9b81e0fa-2e70-4a52-adb5-904499da6c3c'&gt;MAPp MuseiAppPerugia&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;a href='http://storicizzati.beniculturali.regione.umbria.it/resources/Depliant/TESSILE-italiano.pdf'&gt;&lt;strong&gt;Scarica in PDF il d&amp;eacute;pliant del Museo&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/pieghevole+Manifattura+Brozzetti.pdf/d03f8a75-6360-4136-977c-72e4b4daf0ff'&gt;VEDI LA SCHEDA&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;  &amp;nbsp;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.brozzetti.com|www.brozzetti.com</Sito web><Indirizzo email>email@brozzetti.com</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 40236 , 348 5102919</Numeri di telefono><Accessibilita>in parte</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="229"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Gualdo Tadino</Comune><Cap>6023</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza del Soprammuro</Indirizzo><Numero civico>1</Numero civico><Georeferenziazione>43.23129205293563,12.784558832645416</Georeferenziazione><Nome>Museo regionale dell'emigrazione 'Pietro Conti'</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il museo &amp;egrave; ospitato all&amp;rsquo;interno degli ambienti del palazzo del Podest&amp;agrave;, nel centro storico di Gualdo Tadino, cittadina situata nella parte nord-est dell&amp;rsquo;Umbria, vicino al confine con le Marche. La sede del museo fu l&amp;rsquo;antica residenza del Podest&amp;agrave;, di cui oggi rimane la possente torre Civica duecentesca a cui fu aggiunta, in sommit&amp;agrave;, la lanterna barocca. Il museo nasce per recuperare la memoria dell&amp;#39;esperienza migratoria e raccontare attraverso voci, suoni, immagini, documenti e oggetti le vicende di un popolo partito in massa &amp;ldquo;per terre assai lontane&amp;rdquo; ad offrire al mondo giovinezza, lavoro, mestiere e cultura. Il museo dell&amp;rsquo;Emigrazione di Gualdo Tadino, intitolato a Pietro Conti, primo presidente della Regione Umbria, &amp;egrave; il primo in Italia completamente dedicato a questo tema. Ha una raccolta unica di materiali documentativi sull&amp;rsquo;emigrazione italiana all&amp;rsquo;estero dalla fine dell&amp;rsquo;Ottocento fino agli anni Sessanta del Novecento. Il museo &amp;egrave; anche un centro studi che si occupa della ricerca sull&amp;rsquo;emigrazione umbra. Svolge la funzione di laboratorio didattico e numerose sono le scuole che hanno aderito a tale progetto. Vengono inoltre prodotte pubblicazioni sull&amp;rsquo;argomento. Il centro di documentazione comprende anche una videoteca che raccoglie filmati, documenti, servizi giornalistici riordinati e catalogati. Anche la Rai ha contribuito all&amp;rsquo;implementazione di questo materiale duplicando e cedendo al museo tutto ci&amp;ograve; che riguarda tale argomento, e come lei anche alcune televisioni straniere, con l&amp;rsquo;obbiettivo di acquisire pi&amp;ugrave; materiale possibile per costituire un centro audiovisivo di riferimento nazionale. La biblioteca raccoglie tutti i testi e volumi inerenti al fenomeno migratorio, con particolare riguardo per quella italiana all&amp;rsquo;estero. Il percorso museale &amp;egrave; a ritroso: l&amp;rsquo;arrivo, il viaggio e la partenza. La prima sezione trasporta subito il visitatore nella vita degli emigranti all&amp;rsquo;estero: l&amp;rsquo;aggregazione comunitaria, il cibo, la religione, l&amp;rsquo;occupazione, con particolare riguardo alla ricostruzione del lavoro nelle miniere di ferro e carbone. Protagonista della seconda sezione &amp;egrave; il tema del viaggio: rare e commoventi immagini di traversate transoceaniche, monitor che emergono da vecchie valige di cartone e antichi bauli, campane del suono che raccontano preziose testimonianze di viaggi ardui e perigliosi a bordo di lenti e stracolmi bastimenti. Ed, infine, la terza area, dedicata alla partenza e ai motivi che spinsero milioni di italiani a tentare la via dell&amp;rsquo;emigrazione verso terre straniere: le difficolt&amp;agrave; dell&amp;rsquo;integrazione, la produzione dei tanti documenti per non essere respinti alla frontiera, le carte d&amp;rsquo;identit&amp;agrave; con le impronte digitali, i passaporti, i certificati di sana e robusta costituzione.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1PASSAGG/dcab5106-3cae-4a59-9afe-7ee0511e2d3b'&gt;PASSAGGIO A NORD-EST&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href='http://storicizzati.beniculturali.regione.umbria.it/resources/Depliant/GUALDO%20TADINO-italiano.pdf'&gt;Scarica in PDF il d&amp;eacute;pliant del Museo&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.emigrazione.it|www.emigrazione.it</Sito web><Indirizzo email>info@emigrazione.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 9142445</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="230"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Spoleto</Comune><Cap>6049</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza Collicola</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.7349733,12.7343401</Georeferenziazione><Nome>Galleria d'arte moderna di Spoleto 'G. Carandente'</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;La Galleria d&amp;#39;arte moderna di Spoleto &amp;quot;G. Carandente&amp;quot; si trova nel centro storico di Spoleto all&amp;rsquo;interno di palazzo Collicola che occupa l&amp;#39;intero lato occidentale dell&amp;#39;omonima piazza. Il palazzo Collicola fu uno degli edifici gentilizi pi&amp;ugrave; importanti della citt&amp;agrave; costruito tra il 1717 e il 1730 dall&amp;rsquo;architetto romano Sebastiano Cipriani e residenza della nobile famiglia Collicola. Dopo l&amp;#39;estinzione della famiglia, il palazzo &amp;egrave; stato acquistato dal Comune di Spoleto nel 1939. La Galleria d&amp;#39;arte moderna di Spoleto &amp;quot;G. Carandente&amp;quot; &amp;egrave; insieme alle Collezione Burri di Citt&amp;agrave; di Castello il pi&amp;ugrave; importante museo d&amp;rsquo;arte contemporanea della regione. Vivace museo, attivo polo di arte contemporanea, ospita il lascito di Giovanni Carandente, le opere del Premio Spoleto mentre al secondo sono allestite le mostre temporanee. Da non perdere anche la visita alla biblioteca, lascito di Giovanni Carandente, che conserva pi&amp;ugrave; di 20 mila volumi d&amp;#39;arte contemporanea. Il museo, inaugurato nel 2000, poi riallestito nel 2010, si snoda nelle sale del pian terreno e del primo piano del palazzo. Disposto in 15 sale del pianterreno, si compone di tre nuclei principali. Al pianterreno &amp;egrave; conservata la donazione di Giovanni Carandente che annovera opere di artisti italiani e stranieri di fama internazionale. Fanno parte della raccolta opere di Alexander Calder, Henri Moore, Ettore Colla, Nino Franchina e Pietro Consagra. Altro gruppo di opere, realizzate da artisti appartenenti alla corrente del &amp;ldquo;naturalismo informale&amp;rdquo;, sono quelle acquisite attraverso il Premio Spoleto (1953 -1968). Un&amp;rsquo;ulteriore sezione della collezione &amp;egrave; rappresentata dalle donazioni di artisti e collezionisti e da acquisti del Comune. Tra questi spicca il nucleo di opere dedicate allo scultore spoletino&amp;nbsp;Leoncillo Leonardi: vi sono compresi disegni, sculture ceramiche e maioliche pervenuti al museo a partire dagli anni Ottanta del Novecento. Al primo piano, oltre alla visita dell&amp;#39;Appartamento Nobile, sono le stanze dedicate alle esposizioni temporanee. Nell&amp;rsquo;estate del 1962 Spoleto fu protagonista di un evento leggendario nella storia della scultura contemporanea. Su iniziativa di Giovanni Carandente fu organizzata l&amp;rsquo;esposizione &amp;ldquo;Sculture nella citt&amp;agrave;&amp;rdquo; durante la quale le vie e le piazze del centro storico vennero disseminate di 104 sculture realizzate da 54 tra i maggiori scultori del XX secolo tra cui Alexander Calder, autore del Teodelapio, prima scultura monumentale stabile dell&amp;rsquo;artista americano ancora oggi di fronte alla stazione ferroviaria.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto &lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1CONNESSIONIMUSEALI/24da2855-ab54-498f-84f7-ab8959ab2c38'&gt;CONNESSIONI MUSEALI&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;a href='http://storicizzati.beniculturali.regione.umbria.it/resources/Depliant/Galleria%20Civica%20d%27Arte%20Moderna%20di%20Spoleto%20.pdf'&gt;&lt;strong&gt;Scarica in PDF il d&amp;eacute;pliant del Museo&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.palazzocollicola.it|www.palazzocollicola.it</Sito web><Indirizzo email>info@palazzocollicola.it , spoleto@sistemamuseo.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0743 46434</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="231"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Orvieto</Comune><Cap>5018</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza Duomo</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.7168247,12.1128075</Georeferenziazione><Nome>Museo archeologico nazionale</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;&amp;Egrave; allestito al piano terra del medievale palazzo Martino IV, uno dei tre palazzi papali alle spalle del duomo di Orvieto. Raccoglie i materiali di pi&amp;ugrave; antico e recente ritrovamento e  costituisce, assieme al museo della Fondazione Faina &amp;ndash; posto sul lato opposto della piazza del Duomo &amp;ndash; una sintesi delle conoscenze archeologiche su Orvieto. Essendo legato all&amp;rsquo;attivit&amp;agrave; di ricerca e studio della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell&amp;rsquo;Umbria e delle istituzioni scientifiche e culturali che operano nel territorio, il museo nazionale mostra gli esiti delle ricerche archeologiche ed &amp;egrave; pertanto in continua evoluzione. Inaugurato nel 1982, il museo espone i materiali rinvenuti nel territorio fino al XIX secolo in precedenza custoditi nella sezione archeologica del Museo dell&amp;rsquo;Opera del Duomo. A questa collezione, composta da alcune migliaia di oggetti, si sono aggiunte le pitture parietali delle tombe Golini di Porano, fino a quel momento conservate nel Museo Archeologico di Firenze, nonch&amp;eacute; una cospicua raccolta dei pi&amp;ugrave; antichi ritrovamenti nella citt&amp;agrave; (necropoli urbane di Crocifisso del Tufo e di Cannicella, templi del Belvedere e di via San Leonardo) e nel territorio circostante (necropoli di Porano, di Castellonchio e delle localit&amp;agrave; limitrofe) riordinati topograficamente secondo moderni criteri museografici. I reperti recuperati grazie a scavi recenti o tuttora in corso vengono esposti secondo un piano di rotazione che consente di apprezzare i continui risultati delle ricerche.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.polomusealeumbria.beniculturali.it|www.polomusealeumbria.beniculturali.it</Sito web><Indirizzo email>pm-umb@beniculturali.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0763 341039</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="232"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Citt della Pieve</Comune><Cap>6062</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Localit San Litardo</Indirizzo><Numero civico>36</Numero civico><Georeferenziazione>42.9778333,11.9882962</Georeferenziazione><Nome>Il Giardino dei Lauri</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il Giardino dei Lauri &amp;egrave; il nuovo spazio dedicato all&amp;rsquo;arte contemporanea creato da i collezionisti Angela e Massimo Lauro per esporre parte della loro collezione personale. La Collezione Lauro, nata nel 1990 e comprendente oggi circa 400 opere, raccoglie i lavori dei maggiori protagonisti della scena artistica contemporanea nazionale e internazionale, rappresentando nel suo complesso uno straordinario percorso narrativo attraverso le ricerche pi&amp;ugrave; attuali nel campo delle arti visive. Con la stessa dose di passione, curiosit&amp;agrave; e intuito che li ha guidati nelle scelte, Angela e Massimo Lauro mettono ora a disposizione del pubblico le loro acquisizioni pi&amp;ugrave; recenti nella suggestiva sede de Il Giardino dei Lauri, immerso nel verde al confine tra Umbria e Toscana. Un essenziale e affascinante edificio industriale di 650 mq, sapientemente recuperato e ristrutturato, e il giardino vero e proprio, animato da 70 installazioni di talenti di nuova generazione. La rosa degli artisti presenti, per lo pi&amp;ugrave; provenienti da Italia, Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Svizzera e Polonia, vede a fianco dei nomi pi&amp;ugrave; classici - come Takashi Murakami, Mariko Mori, Roxy Paine, Michael Heizer, Rudolf Stingel, Ugo Rondinone, Tim Noble &amp;amp; Sue Webster, Massimo Bartolini e Maurizio Cattelan &amp;ndash; un nucleo di autori nati tra la fine degli anni Sessanta e l&amp;#39;inizio degli anni Ottanta che pi&amp;ugrave; recentemente si sono affacciati alla ribalta riscuotendo importanti consensi internazionali, quali Aaron Young, Eric Wesley, Dash Snow, Piero Golia, Matthew Monahan, Piotr Uklanski, Urs Fischer, Gary Webb, Martin Creed e Jonathan Meese.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto &lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1_presentazione+aggiornata+GTT/6bd6416c-db5c-451b-b3a5-40b75cad49e8'&gt;Gran Tour Trasimeno 2.0&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.ilgiardinodeilauri.it/it.html|www.ilgiardinodeilauri.it/it.html</Sito web><Indirizzo email>info@ilgiardinodeilauri.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>3663008538</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="233"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Citt della Pieve</Comune><Cap>6062</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>via Vannucci</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.9531413,12.0035616</Georeferenziazione><Nome>Oratorio di Santa Maria dei Bianchi</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;La  chiesa di Santa Maria dei Bianchi, gi&amp;agrave; oratorio dei Disciplinati, conserva uno dei maggiori capolavori di Pietro Vannucci detto il Perugino, l&amp;rsquo;affresco raffigurante &amp;quot;L'adorazione dei Magi&amp;quot;. Nel 1504 la confraternita dei disciplinati (o Santa Maria dei Bianchi) di Citt&amp;agrave; della Pieve, paese natale del Perugino avviava infatti trattative con il pittore per la frescatura della parete  dietro l&amp;rsquo;altare del suo oratorio. Da Perugia dove aveva casa risponde che la richiesta poteva esser soddisfatta dietro un compenso di  200 fiorini, ma si diceva disposto &amp;ldquo;como paisano&amp;rdquo; ad accettare l&amp;rsquo;incarico per 100. I committenti dichiararono di non potersi permettere  neppure questa somma sicch&amp;eacute; in un&amp;rsquo;altra lettera Perugino aggiunse che avrebbe ridotto la cifra a 25, chiedendo che fossero venuti a prenderlo subito  con una mula, perch&amp;eacute; era pronto a mettersi al lavoro. La chiesa &amp;egrave; parte di un circuito museale che si articola lungo un percorso cittadino che include anche il palazzo della Corgna, il Museo Civico Diocesano di Santa Maria dei Servi, la cattedrale, la chiesa di San Pietro e l'oratorio di San Bartolomeo.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.cittadellapieve.org|http://www.cittadellapieve.org/site/7/musei/Oratorio_di_Santa_Maria_dei_Bianchi.html</Sito web><Indirizzo email>info@cittadellapieve.org</Indirizzo email><Numeri di telefono>0578 298520</Numeri di telefono><Accessibilita>in parte</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="234"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Torgiano</Comune><Cap>6089</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza della Repubblica</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.025288,12.434847</Georeferenziazione><Nome>Museo dell'Arte Ceramica Contemporanea (MACC)</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Ospitato in Palazzo Malizia, al centro di Torgiano, rinomato centro di produzione vitivinicola fra Perugia e Assisi, il MACC raccoglie due collezioni dedicate alla produzione ceramica di artisti contemporanei di fama internazionale. La collezione Nino Caruso contiene opere realizzate dal maestro siciliano a partire dagli anni &amp;#39;50 fino ad oggi e donate al Comune di Torgiano, al quale lo scultore &amp;egrave; profondamente legato. Le cinquantotto sculture in ceramica esposte documentano l&amp;#39;intero iter artistico dello scultore e costituiscono preziose testimonianze dell&amp;#39;arte ceramica contemporanea. Vasi, lucerne, steli, evocano forme ancestrali, materiali arcaici e antiche civilt&amp;agrave;, soprattutto quella etrusca ma anche quella africana. La collezione Vaselle d&amp;#39;Autore, invece, si forma a partire dal 1996 in concomitanza con la manifestazione Vaselle d&amp;rsquo;Autore per il Vino Novello, il cui direttore artistico &amp;egrave; lo stesso Nino Caruso. In continuit&amp;agrave; con l&amp;rsquo;attivit&amp;agrave; degli antichi cocciari di Torgiano, ogni anno a novembre tre artisti di fama internazionale vengono invitati a cimentarsi con il tema della vasella, tradizionale boccale umbro che discende dalla medioevale &amp;quot;panata&amp;quot;, recipiente con orlo che ricorda il becco del pellicano. Almeno tre ceramiche di ogni artista entrano poi a far parte della collezione, oggi comprensiva di circa centocinquanta opere di quarantotto artisti, quali Accardi, Dorazio, Caruso, Mattiacci, Weller, Ceccobelli, Gallo, Heyerdahl, Jense, Consolazione, Scannella, Guerri, Morigi, Woodman, Laghi, Bucci, Brook, Giovent&amp;ugrave;.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1MAPP/9b81e0fa-2e70-4a52-adb5-904499da6c3c'&gt;MAPp MuseiAppPerugia&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/pieghevole+Macc.pdf/3bf50d83-25d1-440f-8521-6b9060b0887f'&gt;VEDI LA SCHEDA&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &amp;nbsp;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.versandotorgiano.it|www.versandotorgiano.it</Sito web><Indirizzo email>infopoint@comune.torgiano.pg.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 6211682</Numeri di telefono><Accessibilita>no</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="235"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Citt di Castello</Comune><Cap>6012</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Corso Cavour</Indirizzo><Numero civico>4</Numero civico><Georeferenziazione>43.457299,12.238902</Georeferenziazione><Nome>Centro di documentazione delle Arti grafiche 'Grifani-Donati' 1799</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;La tipografia Grifani-Donati si trova a pochi passi dalla piazza centrale di Citt&amp;agrave; di Castello di fronte al municipio in un edificio medioevale di corso Cavour. Gli ambienti occupati dalla tipografia sovrastano la chiesa di San Paolo in precedenza sede conventuale poi carcere. Fondata nel 1799, &amp;egrave; una delle pi&amp;ugrave; antiche tipografie d&amp;#39;Italia ancora attive. Dagli anni Settanta dell&amp;#39;Ottocento, quando a Citt&amp;agrave; di Castello venne introdotta l&amp;#39;industria tipografica, la Grifani Donati si concentr&amp;ograve; su un mercato ristretto avendo come clientela soprattutto pubbliche amministrazioni, enti ecclesiastici, famiglie facoltose oltre ad intellettuali ed artisti. Gli attuali proprietari, Gianni Ottaviani con la moglie Adriana, hanno continuato la tradizione di famiglia aggiungendo alla produzione tipografica, che costituiva il principale settore di attivit&amp;agrave;, quella calcografica (tecniche dell&amp;rsquo;acqua forte, punta secca, incisione a bulino ecc.), litografica su pietra, con l&amp;rsquo;acquisizione dei torchi e delle dotazioni strumentali relative, e quella della legatoria e del restauro. Il visitatore che sale la ripida scalinatache che porta alla tipografia prover&amp;agrave; l&amp;#39;emozione di un viaggio nel passato, vedendo, nell&amp;#39;ambiente che conserva ancora l&amp;rsquo;aspetto di un tempo, le cassettiere di legno piene di caratteri, i vecchi manifesti e i macchinari dell&amp;rsquo;epoca ancora funzionanti. Si effettuano visite guidate e dimostrative per singoli, gruppi e scolaresche e si organizzano corsi di formazione e perfezionamento.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto &lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1RIM/e111d0e7-e5af-48cf-89c3-1f032bf4cf31'&gt;RIM - Rete Interattiva Museale Altotevere&lt;/a&gt;.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;a href='http://storicizzati.beniculturali.regione.umbria.it/resources/Depliant/ARTE%20TIPOGRAFICA-italiano.pdf'&gt;&lt;strong&gt;Scarica in PDF il d&amp;eacute;pliant del Museo&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.tipografiagrifanidonati.it/museo-delle-arti-grafiche/|www.tipografiagrifanidonati.it/museo-delle-arti-grafiche/</Sito web><Indirizzo email>tipografiagrifanidonati@gmail.com</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 8554349</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="236"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Monteleone d'Orvieto</Comune><Cap>5017</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza del Municipio</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.921443,12.0539226</Georeferenziazione><Nome>Centro documentazione di arte musicale 'Attilio Parelli'</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il museo, che si trova nel centro di Monteleone d&amp;#39;Orvieto, &amp;egrave; sorto con l&amp;#39;intenzione di offrire una visione a tuttotondo della carriera del noto compositore e direttore d&amp;#39;orchestra monteleonese Attilio Parelli (1874-1944). Nelle teche del museo sono conservati oltre cento manoscritti originali delle sue composizioni pi&amp;ugrave; celebri, I Dispettosi Amanti, Hermes, Fanfulla di Lodi, le musiche a stampa del Maestro e quelle dei suoi colleghi a lui donate, spesso accompagnate da dediche e autografi. Vi sono anche custoditi alcuni libretti delle sue opere, decine di fotografie appartenute alla famiglia Parelli e riprese fatte in giro per il mondo, i diplomi e le testimonianze del suo passaggio nelle citt&amp;agrave; dove risedette. Un corpus eterogeneo che non racconta soltanto il Parelli musicista, ma anche la sua grande sensibilit&amp;agrave; e la sua vita di artista e di uomo. Tutta la documentazione conservata presso il centro di documentazione Parelli &amp;egrave; stata donata dagli eredi del Maestro al comune di Monteleone d&amp;#39;Orvieto.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto &lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1MUSEIINRETE/297f7d0c-dd10-48eb-94fb-1ec660da84d1'&gt;Musei in Rete per il Territorio&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.comune.monteleone.tr.it|www.comune.monteleone.tr.it</Sito web><Indirizzo email>comune@comune.monteleone.tr.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0763 834021</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="237"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Norcia</Comune><Cap>6046</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Localit Le Marcite</Indirizzo><Numero civico>05/06/2025</Numero civico><Georeferenziazione>42.7916746,13.0947335</Georeferenziazione><Nome>Museo dei mulini e delle marcite</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Il museo &amp;egrave; attualmente chiuso al pubblico a seguito dei recenti eventi sismici.&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;/strong&gt;Il museo dei mulini e delle marcite si trova isolato nel contesto rurale della Valnerina, in una localit&amp;agrave; chiamata appunto &amp;ldquo;Le Marcite&amp;rdquo; che sorge non lontano da Norcia. Il museo dei mulini e delle marcite merita sicuramente una visita sia per l'importanza del macchinario e delle suppellettili conservate all'interno, sia per la particolarit&amp;agrave; dell'ecosistema delle marcite, unico in tutto l'appennino centro-meridionale. Il museo dei mulini e delle marcite di Norcia &amp;egrave; stato istituito nel 2005 all'interno del mulino Cecconi e ripropone, attraverso pannelli illustrativi ed oggetti tipici la storia dei mulini e delle marcite di Norcia. Espone inoltre un macchinario per la molitura dei cereali ancora perfettamente funzionante ed inserito in un ambiente che ripropone l'arredo del mulino tradizionale con suppellettili recuperate  sul territorio. Dalla sede del museo &amp;egrave; poi possibile percorrere a piedi o in bicicletta i prati delle marcite. Si tratta di un ecosistema unico in tutto l'appennino centro-meridionale creato dal sistema di canali e di chiuse che vennero costruiti dai monaci benedettini nel V-VI secolo per allagare i terreni coltivabili. Con questo sistema irriguo che si diversifica a seconda delle stagioni, si pu&amp;ograve; mantenere il terreno umido in estate ed impedire che si congeli in inverno, rendendo cos&amp;igrave; possibile la coltivazione anche nei mesi meno favorevoli.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>info@cmvalnerina.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0743 828911</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="238"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Valtopina</Comune><Cap>6030</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>via Gorizia</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.05875,12.7543697</Georeferenziazione><Nome>Museo del ricamo e del tessile</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il Museo del ricamo e del tessile si trova a Valtopina al piano terra del palazzo Comunale, residenza signorile dei primi anni del XX secolo. Il Museo del ricamo e del tessile merita sicuramente una visita per l&amp;rsquo;importanza che riveste come diffusore della conoscenza dell&amp;rsquo;arte del ricamo, molto importante a Valtopina anche per la presenza della Scuola di Ricamo, organizzata dalla Pro Loco. La raccolta &amp;egrave; costituita da circa quattrocento pezzi suddivisi in tre sezioni: quella della moda femminile, della biancheria personale e della biancheria per la casa. Illustra i cambiamenti fondamentali e le semplificazioni a cui and&amp;ograve; incontro la moda tra la fine del XIX secolo e gli inizi del XX secolo. L&amp;rsquo;inaugurazione del Museo del ricamo e del tessile, avvenuta nel 2007, &amp;egrave; stata possibile grazie alle numerose donazioni che hanno avuto luogo a partire dall&amp;rsquo;anno 2000 e che hanno fatto confluire nella raccolta manufatti appartenenti a storiche famiglie di Foligno, di Spello e di Perugia per estendersi poi ad altre regioni come la Toscana e la Liguria. Importante per la nascita della collezione &amp;egrave; stata anche la presenza a Valtopina della Scuola di Ricamo, organizzata dalla Pro Loco, che contribuisce a tenere viva la tradizione delle arti minori, molto importanti nei piccoli centri dell&amp;rsquo;Umbria. Il museo &amp;egrave; caratterizzato da tre sezioni che raccolgono circa quattrocento pezzi suddivisi tra la moda femminile, la biancheria personale e la biancheria per la casa. La prima sezione della moda femminile mette in evidenza, attraverso i preziosi abiti esposti, la semplificazione a cui and&amp;ograve; incontro la moda tra la fine del XIX secolo e gli inizi del XX secolo. In questo periodo gli abiti si caratterizzano per l&amp;rsquo;uso sempre pi&amp;ugrave; frequente del merletto, materiale nel quale sono spesso confezionate le parti strategiche delle vesti come mantelline, camicette e le balze delle gonne. Nella seconda sezione, quella dedicata alla biancheria personale, si evidenzia come tra XIX e XX secolo ci si concentri verso nuove e raffinate soluzioni che arricchiscono sottovesti, busti e copribusti, camicie da giorno, vestaglie, cuffie da casa e da notte, mutandoni, calze e fazzoletti con profusione di pizzi e merletti, ricami bianco su bianco o in colori pastello. Particolare attenzione &amp;egrave; riservata ai corredini da neonato e da battesimo fatti realizzare dalle nuove classi borghesi emergenti, a laboratori specializzati, per ostentare sfarzo e ricchezza e competere cos&amp;igrave; in lusso con la vecchia nobilt&amp;agrave;. La terza sezione infine, dedicata alla biancheria per la casa, mette in luce come le fanciulle collezionavano fin dai tempi del collegio degli &amp;rdquo;imparaticci&amp;rdquo; sui quali fissavano tutte le tecniche di ricamo apprese. Tuttavia, a partire dalla fine del XIX secolo, le giovani non realizzavano pi&amp;ugrave; personalmente il proprio corredo, ma preferivano rivolgersi a negozi specializzati, a sarte o ai laboratori conventuali, dove si svolgevano raffinati e lunghi lavori di ricamo. Dall&amp;rsquo;esposizione della biancheria si evidenzia come, nonostante l&amp;rsquo;introduzione del colore nelle lenzuola, avvenuta durante il secondo impero, per il corredo si continuer&amp;agrave; a preferire il ricamo e il tessuto bianchi ancora per molto tempo. I motivi decorativi sono prevalentemente quelli floreali e che simboleggiano la felicit&amp;agrave; e l&amp;rsquo;amore eterno come il fiocco o il &amp;ldquo;nodo d&amp;rsquo;amore&amp;rdquo;.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto &lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.humbria2o.it/'&gt;HUmbria2O&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.comune.valtopina.pg.it|http://www.comune.valtopina.pg.it/museo_ricamo.aspx</Sito web><Indirizzo email>info@comune.valtopina.pg.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0742 74625</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="239"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Assisi</Comune><Cap>6081</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Ancajani</Indirizzo><Numero civico>3</Numero civico><Georeferenziazione>43.0715515,12.6100616</Georeferenziazione><Nome>Galleria d'arte contemporanea della Pro Civitate Christiana</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;La Galleria d&amp;rsquo;arte contemporanea della Pro Civitate Christiana si trova nel centro storico di Assisi, in borgo San Pietro, a pochi minuti dalla Piazza del Comune e dalle Basiliche di San Francesco e Santa Chiara. Riaperta al pubblico nel 2005, la Galleria &amp;egrave; ospitata nella sede della Pro Civitate Christiana, associazione di laici fondata nel 1939 da Don Giovanni Rossi con lo scopo di promuovere la cultura cattolica nella societ&amp;agrave; contemporanea. Il primo nucleo della collezione si &amp;egrave; formato con opere esposte alle Personali di arte cristiana a partire dal dopoguerra. Successivamente, commissioni sull&amp;rsquo;iconografia di Ges&amp;ugrave; divino lavoratore, concorsi fra artisti e studenti delle Accademie nonch&amp;eacute; premi-acquisto stabiliti nelle grandi rassegne nazionali per opere a soggetto cristologico hanno consistentemente ampliato la raccolta. Vi fanno parte opere di De Chirico, Dottori, Carr&amp;agrave;, Rosai, Tozzi, Menzio, Sassu, Fabbri, Pirandello, Greco nonch&amp;eacute; dell&amp;rsquo;artista americano William Congdon, cui &amp;egrave; dedicata un&amp;rsquo;intera sezione. La collezione comprende inoltre opere d&amp;rsquo;arte afro-asiatica, medaglie, bronzetti, vetrate istoriate, mosaici e la rara serie completa delle 58 incisioni del Miserere di Georges Rouault.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1MEU/1bab2211-6e68-44b1-b6e5-98cb6f1f914f'&gt;INCONTRarti&amp;nbsp;OLTRE L&amp;#39;IMMAGINE&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;a href='http://storicizzati.beniculturali.regione.umbria.it/resources/Depliant/ASSISI-italiano.pdf'&gt;&lt;strong&gt;Scarica in PDF il d&amp;eacute;pliant del Museo&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.procivitate.assisi.museum|www.procivitate.assisi.museum</Sito web><Indirizzo email>galleria@cittadella.org</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 813231</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="240"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Vallo di Nera</Comune><Cap>6040</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>via della Scuola</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.7545829,12.864147</Georeferenziazione><Nome>La casa dei racconti</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Vallo di Nera, oltre ad esser conosciuto come uno dei borghi pi&amp;ugrave; belli d&amp;#39;Italia, &amp;egrave; famoso nei paesi circostanti per alcuni blasoni popolari che enfatizzano la semplicit&amp;agrave; e la &amp;quot;stoltezza&amp;quot; degli abitanti, dando vita ad una serie di racconti, tramandati oralmente, che vanno sotto il nome di Vallanate. Per preservare questo patrimonio, a partire dal 2005, &amp;egrave; stata inaugurata la Casa dei Racconti, ovvero il luogo depositario della tradizione orale dell&amp;#39;intera comunit&amp;agrave;, soprattutto quella che si tramanda da generazioni e che contiene miti, leggende, favole, racconti e satire.&lt;br /&gt;  Attualmente la Casa dei Racconti costituisce una delle antenne dell&amp;#39;Ecomuseo della Dorsale Appenninica Umbra ed &amp;egrave; coinvolta nella raccolta, conservazione e rielaborazione del patrimonio immateriale del territorio, con particolare attenzione ai canti e ai racconti popolari.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto &lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1CONNESSIONIMUSEALI/24da2855-ab54-498f-84f7-ab8959ab2c38'&gt;CONNESSIONI MUSEALI&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.lavalnerina.it|http://www.lavalnerina.it/associazioni%20culturali/514/La%20Casa%20dei%20Racconti.html</Sito web><Indirizzo email>amministrativa@comune.vallodinera.pg.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0743 616143</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="241"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Gubbio</Comune><Cap>6024</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Dante</Indirizzo><Numero civico>24</Numero civico><Georeferenziazione>43.3498017,12.5837515</Georeferenziazione><Nome>Museo della Maiolica a lustro 'Torre di Porta Romana'</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;La raccolta &amp;egrave; collocata al primo piano della torre medievale di Porta Romana, nei pressi della chiesa di Sant'Agostino di Gubbio. La torre era posta a difesa di uno degli antichi ingressi della citt&amp;agrave;. Il museo ripercorre le differenti fasi della tradizionale produzione di ceramica a lustro e conserva importanti esemplari di Mastro Giorgio Andreoli. In continuit&amp;agrave; con l&amp;rsquo;importante tradizione ceramica locale, la collezione comprende opere che vanno dal XVI secolo agli anni &amp;rsquo;50 del Novecento. Tra queste, il piatto con Sant&amp;rsquo;Antonio da Padova, datato 1531 e firmato, sia davanti che dietro, da Mastro Giorgio Andreoli. Attivo a Gubbio tra il 1495 ed il 1555, fu tra i primi esecutori in Italia del lustro, particolare tecnica proveniente dal mondo islamico che dona alla superficie riflessi iridescenti dalle tonalit&amp;agrave; rubino -peculiare della produzione eugubina- giallo, verde e oro. Tra gli arredi della torre medievale figura una vasta e autentica raccolta di vedute e carte geografiche del territorio di Gubbio stampate tra il Cinquecento e l'Ottocento.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.museoportaromana.it|www.museoportaromana.it</Sito web><Indirizzo email>museoportaromana@gmail.com</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 9221199 , 348 2437723</Numeri di telefono><Accessibilita>no</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="242"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Orvieto</Comune><Cap>5018</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza Duomo</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.7168119,12.1127986</Georeferenziazione><Nome>Museo dell'Opera del Duomo (MODO)</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Non un solo museo ma un vero Sistema, quello dell&amp;#39;Opera del Duomo di Orvieto, che ha come fulcro uno dei beni pi&amp;ugrave; preziosi del patrimonio artistico dell&amp;#39;umanit&amp;agrave;: la Cattedrale di Santa Maria Assunta. Essa conserva al suo interno la Cappella Nova o di San Brizio, capolavoro del pittore cortonese Luca Signorelli. Costruita entro la met&amp;agrave; del Quattrocento, la cappella &amp;egrave; tra le pi&amp;ugrave; alte testimonianze della pittura italiana per il ciclo di affreschi con il Giudizio universale, che interamente la decora, realizzato in parte di Beato Angelico (1447-49) e in parte di Luca Signorelli (1499-1504). All&amp;rsquo;interno della Cattedrale sono stati ricollocati il gruppo scultoreo dell&amp;rsquo;Annunciazione di Francesco Mochi, collocata al centro dell&amp;rsquo;abside, la Piet&amp;agrave; o Deposizione di Ippolito Scalza, nonch&amp;eacute; la serie degli Apostoli e Santi realizzati su modello di vari artisti, tra cui il Giambologna e Ippolito Scalza, che erano stati rimossi dal duomo alla fine del XIX secolo.&lt;br /&gt;  Dalla Cattedrale, la visita attraverso le sedi del MODO si snoda seguendo il filo conduttore della storia della citt&amp;agrave; e del suo Duomo, ripercorsa attraverso le preziose collezioni artistiche che la Fabbriceria conserva da pi&amp;ugrave; di otto secoli. Al primo piano di palazzo Soliano &amp;egrave; ospitata la raccolta di Emilio Greco (1913-1995), composta da 32 opere plastiche e grafiche realizzate tra il 1947 e il 1991 che l&amp;rsquo;artista ha donato alla citt&amp;agrave; di Orvieto, alla quale era legato per aver scolpito nel 1964 le porte bronzee del Duomo. La raccolta pi&amp;ugrave; cospicua &amp;egrave; nei palazzi Papali, attigui alla cattedrale, dove trovano esposizione opere di Coppo di Marcovaldo, Arnolfo di Cambio, Simone Martini, Luca Signorelli, Niccol&amp;ograve; Circignani, Girolamo Muziano e Cesare Nebbia. Tra la Cattedrale e i Palazzi Papali &amp;egrave; posta la Libreria Alb&amp;egrave;ri, edificata nel 1499 per ospitare la preziosa dotazione libraria di Antonio Alb&amp;egrave;ri (1423 ca- 1505), vescovo, arcidiacono del Duomo e precettore di Francesco Todeschini Piccolomini, futuro papa Pio II. La libreria, decorata agli inizi del Cinquecento dalla bottega di Luca Signorelli, &amp;egrave; uno dei rari esempi in Italia di biblioteca annessa a una Cattedrale.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1MEU/1bab2211-6e68-44b1-b6e5-98cb6f1f914f'&gt;INCONTRarti&amp;nbsp;OLTRE L&amp;#39;IMMAGINE&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.museomodo.it|www.museomodo.it</Sito web><Indirizzo email>biglietteria@operadelduomo.it , opsm@opsm.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0763 343592</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="243"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Perugia</Comune><Cap>6121</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Fatebenefratelli, 2</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.1080237,12.387196</Georeferenziazione><Nome>Museo 'Studio di vetrate artistiche Moretti Caselli'</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Lo Studio di vetrate artistiche Moretti Caselli si trova nel centro storico di Perugia, ai piedi della Rocca Paolina, in via Fatebenefratelli. La casa che ospita il museo risale alla fine del 1400 e apparteneva alla famiglia Baglioni. Nel 1541, per costruire la Rocca Paolina furono distrutte tutte le case dei Baglioni, tranne questa che, diventata un collegio e poi acquisita dalla Libera Universit&amp;agrave; di Perugia, venne da questa ceduta nel 1894 al fondatore dello studio, Francesco Moretti. La visita del museo-laboratorio permette di entrare a contatto con una delle pi&amp;ugrave; antiche famiglie di mastri vetrai d&amp;#39;Italia ed &amp;egrave; una scoperta dei segreti della pittura su vetro. Il laboratorio, ove vennero eseguite vetrate conservate nelle pi&amp;ugrave; importanti chiese dell&amp;#39;Umbria (dalla basilica di Santa Maria degli Angeli alla cattedrale di San Lorenzo, al duomo di Santa Maria Assunta di Orvieto) conserva, oltre agli arredi originari, schizzi, bozzetti, calchi in gesso per la realizzazione delle vetrate. &amp;Egrave; presente una biblioteca e un archivio storico che contiene i bozzetti delle opere eseguite. Notevole anche la collezione di lastre fotografiche, strumenti per fotografare e fotografie antiche.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1MAPP/9b81e0fa-2e70-4a52-adb5-904499da6c3c'&gt;MAPp MuseiAppPerugia&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/pieghevole+Moretti+Caselli.pdf/9511087d-663f-4edf-b2b4-7513c077cb26'&gt;VEDI LA SCHEDA&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;  &amp;nbsp;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.studiomoretticaselli.it|www.studiomoretticaselli.it</Sito web><Indirizzo email>info@studiomoretticaselli.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>340 7765594, 075 5720017</Numeri di telefono><Accessibilita>in parte</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="244"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Perugia</Comune><Cap>6121</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Conservoni di Monte Pacciano</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.1407202,12.3734685</Georeferenziazione><Nome>Museo delle acque</Nome><Descrizione>Inaugurato nel 2008,  allestito in un edificio in prossimit dei medievali 'conservoni' dellacquedotto di Monte Pacciano di Perugia.  Due spazi espositivi sono dedicati agli aspetti legati alluso quotidiano dellacqua; la sezione De abundantia aquae illustra la storia dellacquedetto medievale, grandiosa opera ingegneristica volta a garantire lapprovvigionamento idrico allacropoli, mostrandone le strutture di raccolta e illustrandone il ruolo fondamentale nello sviluppo urbanistico della citt.</Descrizione><Sito web>www.perugiacittamuseo.it</Sito web><Indirizzo email>perugia@sistemamuseo.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 5716233</Numeri di telefono><Accessibilita>in parte</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="245"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Orvieto</Comune><Cap>5018</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Corso Cavour</Indirizzo><Numero civico>87</Numero civico><Georeferenziazione>42.718482,12.1106649</Georeferenziazione><Nome>Torre del Moro</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;La torre si trova al centro di Orvieto, lungo il corso cittadino.  Alla fine del Duecento Orvieto ebbe un nuovo assetto urbano e colloc&amp;ograve; in posizione strategicamente centrale il palazzo dei Sette con la torre detta del Papa, alta 47 metri e orientata quasi perfettamente secondo i quattro punti cardinali. Le sue imponenti dimensioni consentivano, infatti, la dominazione visiva dell'allora vasto territorio dello stato orvietano. Nel XVI secolo la torre venne cos&amp;igrave; chiamata da Raffaele di Sante, detto il Moro, che diede il suo nome anche al sottostante palazzo Gualtiero, di sua propriet&amp;agrave;, e all'intera contrada. Nel 1865, all'altezza di diciotto metri, fu sistemata nella torre del Moro la vasca distributrice del nuovo acquedotto e, a seguito dei restauri del 1866, venne installato l'orologio meccanico e due campane civiche. La campana pi&amp;ugrave; piccola proveniva dalla torre di Sant'Andrea e quella pi&amp;ugrave; grande dal palazzo del Popolo.  Il palazzo dei Sette con la torre del Moro, recentemente restaurato e adibito a centro culturale, appartenne all'antica famiglia dei Della Terza, poi fu di propriet&amp;agrave; del Papato, sede dei Sette, del pontefice e sembra che vi abit&amp;ograve; anche Antonio da Sangallo.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>coopcarli.torre@tiscali.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0763 344567</Numeri di telefono><Accessibilita>no</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="246"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Magione</Comune><Cap>6063</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via della Torre</Indirizzo><Numero civico>1</Numero civico><Georeferenziazione>43.145759,12.204856</Georeferenziazione><Nome>Torre dei Lambardi</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;La Torre dei Lambardi si trova su un collina appena sopra il paese di Magione, in un punto sopraelevato dal quale si pu&amp;ograve; godere di una bellissima vista su Perugia e sul lago Trasimeno. Venne eretta tra il XII ed il XIII secolo dai cavalieri Gerosolimitani. Alta circa 30 metri e divisa in tre piani e in due semipiani da terrazza panoramica, presentra pianta quadrangolare che era originariamente dotata di un corpo avanzato a difesa del portale d&amp;#39;ingresso; alla base un alto zoccolo in forma di bastione. Tra la fine del medioevo e il Rinascimeno perse progressivamente di importanza strategica e militare. Dopo alterne vicende, &amp;egrave; stata restaurata negli anni ottanta del Novecento dal comune di Magione che ha destinato le sale interne della torre all&amp;#39;allestimento di mostre ed esposizioni. Circonda la Torre un bel parco attrezzato con percorso vita.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto &lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1GTT/94800159-603a-459d-857a-be0f9698dd3c'&gt;Gran Tour Trasimeno&lt;/a&gt;.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.magionecultura.it|www.magionecultura.it</Sito web><Indirizzo email>magione@sistemamuseo.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 8473078 , 3356871130</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="247"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Massa Martana</Comune><Cap>6056</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Vocabolo Schiaccia</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.7766489,12.5232631</Georeferenziazione><Nome>Catacomba di Villa San Faustino</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Si estende in localit&amp;agrave; Grotta Traiana, nella piccola frazione di Villa San Faustino nel comune di Massa Martana, a breve distanza dal tracciato antico della via Flaminia e dal Ponte Fonnaia. &amp;Egrave; l&amp;rsquo;unica catacomba nota dell&amp;rsquo;Umbria e preziosa testimonianza della diffusione del Cristianesimo arrivato in questo territorio gi&amp;agrave; dal IV secolo d.C. proprio attraverso la Flaminia. La sistemazione definitiva dell&amp;rsquo;ingresso e della lunga galleria rende agevole la visita al sepolcreto ipogeico, basato sul sistema dei &amp;ldquo;loculi&amp;rdquo;, che riflette il senso comunitario che animava i primi cristiani. Segnalata nel 1691 dagli eruditi abitanti della zona col nome di Grotte di Traiano, la catacomba fu riscoperta nel 1900 e agli inizi degli anni Quaranta interessata da due campagne di scavo che liberarono dalla terra la maggior parte delle gallerie, poi utilizzate come rifugio antiaereo durante gli anni del Conflitto. Lavori di sistemazione volti a rendere agibile l&amp;rsquo;ipogeo al pubblico si sono susseguiti tra il 1996 e il 1997, nel corso dei quali &amp;egrave; emersa una nuova area di frequentazione, relativa ad una piccola basilica funeraria destinata a funzioni pi&amp;ugrave; strettamente cultuali. La catacomba si sviluppa attraverso un corridoio rettilineo lungo circa 22 m, che penetra all&amp;#39;interno della collina fino ad una profondit&amp;agrave; di circa 7 m dal piano di campagna; da questo si dipartono quattro gallerie, due su ogni lato, di cui una con andamento semicircolare, larghe circa 1,50 m con copertura a volta schiacciata. Lungo le pareti si aprono file sovrapposte di loculi di varie misure, spesso chiusi da tegoloni, e aventi, come oggetti di corredo, semplici lucerne in terracotta mentre sul pavimento sono state scavate alcune formae, chiuse anch&amp;#39;esse con tegole, che recano segni circolari incisi prima della cottura. L&amp;rsquo;assenza di iscrizioni, in genere apposte sulle lastre di chiusura delle tombe che presentavano il nome del defunto, fa ritenere una appartenenza della catacomba ad un ceto non alfabetizzato. Le lucerne e gli altri materiali recuperati indicano una frequentazione dell&amp;rsquo;area compresa tra il IV e il V secolo d.C L&amp;rsquo;uso di seppellire i defunti in ambienti sotterranei risale gi&amp;agrave; agli Etruschi, ma con il cristianesimo nacquero dei sepolcreti ipogei molto pi&amp;ugrave; complessi ed ampi, per accogliere in un &amp;lsquo;unica necropoli tutta la comunit&amp;agrave;. Il termine antico per designare questi luoghi &amp;egrave; coemeterium, che deriva dal greco e significa &amp;ldquo;dormitorio&amp;rdquo;. Il termine catacomba, che in origine definiva soltanto l&amp;rsquo;importante complesso di San Sebastiano sulla via Appia, fu poi esteso a tutti i cimiteri cristiani.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>cultura@comune.massamartana.pg.it , affarigenerali@comune.massamartana.pg.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0758951735  , 0758951748</Numeri di telefono><Accessibilita>no</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="248"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Deruta</Comune><Cap>6053</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Localit Madonna dei Bagni - Casalina</Indirizzo><Numero civico>1</Numero civico><Georeferenziazione>42.9883524,12.4265952</Georeferenziazione><Nome>Santuario della Madonna dei Bagni</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il Santuario, cos&amp;igrave; chiamato dall&amp;rsquo;altura su cui sorge, Colle del Bagno, venne edificato nel 1687 sul luogo di un miracoloso avvenimento, poco distante dal centro di Deruta. Secondo la tradizione venne qui rinvenuto un frammento di maiolica con l&amp;rsquo;effige della Vergine col Bambino. Fissata sul tronco di una quercia, l&amp;rsquo;immagine divenne oggetto di venerazione e, dopo il primo miracolo, presto meta di numerosi malati che qui accorrevano per chiedere grazia e lasciare sulla pianta i propri ex voto. Con la costruzione del santuario, che inglob&amp;ograve; la quercia con l&amp;rsquo;effige miracolosa, i ceramisti derutesi dettero avvio alla produzione di ex voto ad uso dei fedeli. Nell&amp;rsquo;arco di tre secoli si sono dunque qui raccolte oltre settecento mattonelle che costituiscono un significativo documento della religiosit&amp;agrave; e dei costumi locali, nonch&amp;eacute; dell&amp;rsquo;evoluzione tecnica e stilistica della maiolica derutese.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.madonnadelbagno.it|www.madonnadelbagno.it</Sito web><Indirizzo email>madonnadelbagno@virgilio.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 973455</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="249"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Deruta</Comune><Cap>6053</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Largo San Francesco</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.98219,12.419896999999992</Georeferenziazione><Nome>Museo Regionale della Ceramica</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Istituito nel 1898 da un gruppo di notabili locali, il museo &amp;egrave;, nella sua tipologia, il pi&amp;ugrave; antico in Italia. Dal 1998 &amp;egrave; ospitato nel trecentesco convento di San Francesco, interamente restaurato. Gli spazi espositivi coprono una superficie complessiva di 1700 mq suddivisa in 1200 di percorso e 500 destinata ai depositi. Al piano terra sono inoltre periodicamente allestite delle mostre temporanee ed una biblioteca specialistica in storia della ceramica, che contiene pi&amp;ugrave; di 1400 volumi. Il percorso si articola in quattordici sale, distribuite su tre livelli, e in un grande ambiente, adibito a deposito di materiali ceramici, attrezzato anche per attivit&amp;agrave; di studio. Oltre ad una sezione archeologica, che offre un esemplificativo panorama delle principali produzioni di epoca antica in Italia e Grecia, il museo documenta in modo sistematico la produzione locale dal periodo medievale al Novecento. Di un certo interesse &amp;egrave; la sezione della maiolica a lustro, tecnica che rese particolarmente famose le botteghe derutesi nel Cinquecento, nonch&amp;eacute; quella riguardante la produzione &amp;ldquo;compendiaria&amp;rdquo; del XVII secolo, caratterizzata da complessit&amp;agrave; decorativa e cromatica. Sezioni tematiche sono quelle dedicate alle ceramiche da farmacia, ricomposte nell&amp;rsquo;originale arredo di un&amp;rsquo;antica spezieria, ai cinquecenteschi pavimenti in maiolica e al nucleo di targhe votive, spesso ispirate a quelle del vicino santuario della Madonna dei Bagni. La peculiarit&amp;agrave; che rende unico il museo &amp;egrave; la presenza di una torre metallica di quattro piani comunicante su tutti i livelli con l&amp;#39;edificio dell&amp;#39;ex convento; si tratta di un&amp;#39; imponente struttura riservata ai depositi, accessibile al pubblico e debitamente attrezzata per attivit&amp;agrave; di studio.&lt;br /&gt;  Dal 2013 il percorso comprende anche l&amp;#39;area archeologica delle Fornaci di San Salvatore raggiungibile dal museo mediante un corridoio sotterraneo. Oltre ad un tratto delle mura medievali della fine del Duecento, al suo interno sono visibili una serie di ambienti pertinenti ad un impianto produttivo, attivo tra la fine del Duecento e gli inizi del Settecento.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il Museo, da Maggio&amp;nbsp;2021, &amp;egrave; stato arricchito dalla&amp;nbsp;Collezione De Lucchi&amp;nbsp;&lt;em&gt;&amp;quot;Maioliche Deruta 2012&amp;quot;,&lt;/em&gt; una serie di vasi di design disegnati appositamente dall&amp;#39;archistar Michele de Lucchi nel 2012.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il Museo aderisce ai progetti&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.youtube.com/watch?v=0Zkmh0PhVCs'&gt;UMBRIA BOX&lt;/a&gt;&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;e&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/25569814/Deruta/afd8bede-2e4c-4c4c-8b41-4cdae06ca944' target='_blank'&gt;UMBRIA TIME TRAVEL BOX&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Scarica la Digital Edition per&amp;nbsp;&lt;a href='https://apps.apple.com/it/app/deruta-umbria-musei-digital/id952363103'&gt;Apple&amp;nbsp;&lt;/a&gt;-&amp;nbsp;&lt;a href='https://play.google.com/store/apps/details?id=it.sesinet.ebook.museideruta'&gt;Android&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href='http://storicizzati.beniculturali.regione.umbria.it/resources/Depliant/Museo%20della%20ceramica%20di%20Deruta%20.pdf'&gt;Scarica in PDF il d&amp;eacute;pliant del Museo&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.museoceramicadideruta.it|www.museoceramicadideruta.it  www.umbriaterremusei.it|www.umbriaterremusei.it</Sito web><Indirizzo email>museodellaceramicaderuta@operalaboratori.com</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 9711000</Numeri di telefono><Accessibilita>no</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="250"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Gualdo Cattaneo</Comune><Cap>6035</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza Umberto I</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.90982600744576,12.556214332580566</Georeferenziazione><Nome>Rocca Sonora</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;La Rocca, le cui origini risalgono forse al 975 d.C., &amp;egrave; un esempio di architettura militare a pianta triangolare. Ad ogni vertice del fortilizio corrisponde una torre rotonda e troncoconica, comunicante con le altre per mezzo di cunicoli sotterranei. La Rocca, che nel corso del tempo non ha subito interventi di rilievo, conserva immutato il suo aspetto originario: il mastio ha perduto la copertura a tutta ronda o a doppia ronda, ma all&amp;rsquo;interno ha conservato immutate le proprie stanze disposte in maniera irregolare, dove si possono individuare le originarie destinazioni.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.progualdo.it/|https://www.progualdo.it/single-post.php?id=321&amp;z=luoghi</Sito web><Indirizzo email>servizisociali@comune.gualdocattaneo.pg.it , inforocca@libero.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0742718016 , 3392107852</Numeri di telefono><Accessibilita>no</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="251"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Allerona</Comune><Cap>5011</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Roma</Indirizzo><Numero civico>5</Numero civico><Georeferenziazione>42.8106389,11.974994</Georeferenziazione><Nome>Mostra permanente dei Pugnaloni</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Attualmente il museo &amp;egrave; chiuso per rinnovo locali.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;La mostra permanente si trova ad Allerona e raccoglie tutta la documentazione relativa alla festa dei Pugnaloni, agli elementi che li compongono e foto degli stessi e del corteo storico. I Pugnaloni sono carri allegorici, sormontati da un albero di pioppo o di cerro, che riproducono scene di vita e di lavoro dei campi. Il loro nome deriverebbe da &amp;ldquo;pungolo&amp;rdquo;, bastone con un puntale di ferro ad un&amp;rsquo;estremit&amp;agrave; e raschietto dall&amp;rsquo;altra, che i contadini usavano per sollecitare i buoi e per pulire l&amp;rsquo;aratro dalla terra. I carri sfilano durante la terza domenica di maggio in occasione della festa di Sant&amp;rsquo;Isidoro, patrono della campagna e degli agricoltori, che sempre compare nelle ricostruzioni allegoriche dei Pugnaloni.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Il museo aderisce al progetto &lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/211345/Presentazione_MRTdef.pdf/36b56fc1-7c96-4041-b795-55405e8a52ca'&gt;&amp;quot;Musei in rete per il territorio&amp;quot;&lt;/a&gt;.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>info@comune.allerona.tr.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0763 628312</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="252"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Amelia</Comune><Cap>5022</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza Matteotti</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.5587539,12.4123742</Georeferenziazione><Nome>Cisterne romane</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Le cisterne sono situate sotto l&amp;rsquo;attuale piazza Matteotti, corrispondente alla piazza pubblica di et&amp;agrave; romana (forum), all&amp;rsquo;estremit&amp;agrave; settentrionale dell&amp;rsquo;abitato di Amelia. Si tratta del principale monumento di ingegneria idraulica progettato in epoca romana, che il visitatore potr&amp;agrave; esplorare attraverso un suggestivo percorso nell&amp;rsquo;Amelia sotterranea, alla scoperta del patrimonio culturale ipogeo. L&amp;rsquo;imponente costruzione &amp;egrave; stata realizzata tra II e I secolo a.C., quando Amelia fu elevata a rango di municipio e dotata di una serie di infrastrutture funzionali (mura, terrazzamenti, strade). Composta da un grande ambiente rettangolare (57,50 x 19,60 metri) suddiviso in dieci vani paralleli coperti con volte a botte (alti in media 5,70 metri) scavati nella roccia calcarea e successivamente rivestiti internamente da una muratura in opera incerta, &amp;egrave; caratterizzata da un nucleo in cementizio e da un paramento di pietre sbozzate incastonate nel nucleo. Eccezionale &amp;egrave; lo stato di conservazione, con ancora in situ tutti i componenti fondamentali per il funzionamento dell&amp;rsquo;intero complesso, che comprendono il sistema di adduzione dell&amp;rsquo;acqua, il dispositivo interno di regolazione del livello massimo dell&amp;rsquo;acqua e il sistema di svuotamento della cisterna.&lt;br /&gt;  Le cisterne sono parte del circuito museale cittadino insieme a Palazzo Petrignani, al museo Civico Archeologico e Pinacoteca &amp;quot;Edilberto Rosa&amp;quot; e alla Torre dodecagonale.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Le cisterne romane aderiscono al progetto&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/25569814/Amelia/28233f74-e8f3-4c16-9ffb-081263b0448d' target='_blank'&gt;UMBRIA TIME TRAVEL BOX&lt;/a&gt;.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.sistemamuseo.it|www.sistemamuseo.it</Sito web><Indirizzo email>amelia@sistemamuseo.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0744 978120</Numeri di telefono><Accessibilita>no</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="253"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Perugia</Comune><Cap>-</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza Piccinino</Indirizzo><Numero civico>9</Numero civico><Georeferenziazione>43.1127519,12.3901238</Georeferenziazione><Nome>Casa museo di palazzo Sorbello</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;La Fondazione Ranieri di Sorbello si trova a palazzo Sorbello, in piazza Piccinino, nel pieno centro storico di Perugia, a due passi da palazzo dei Priori e dalla cattedrale di San Lorenzo, tra il pozzo Etrusco e la chiesa di San Severo. Il palazzo Bourbon di Sorbello, dove ha sede la Casa Museo, risale al XVI secolo ed &amp;egrave; appartenuto nel tempo a varie famiglie (tra cui i Montemelini e i Degli Oddi) finch&amp;eacute; nel 1780 Giuseppe I Bourbon di Sorbello vi si insedi&amp;ograve; con la sua famiglia. La visita permette di avere una testimonianza della vita intellettuale e del gusto artistico dell&amp;rsquo;aristocrazia del XVIII e del XIX secolo in Umbria. Fanno parte della collezione dipinti di paesaggi, ritratti di famiglia e quadri d&amp;rsquo;autore, tra i quali il Ritratto di Vittorio Alfieri di Fran&amp;ccedil;ois-Xavier Fabre. Nella ricca biblioteca sono esposte rare edizioni come l&amp;rsquo;Encyclopedie Fran&amp;ccedil;aise di Diderot e D&amp;rsquo;Alembert (1770) e l&amp;rsquo;edizione originale delle Tragedie dell&amp;rsquo;Alfieri. Un servizio Ginori (XIX secolo) e alcune figurine delle manifatture tedesche di Meissen e Dresda, spiccano all&amp;rsquo;interno della collezione di porcellane. Possono inoltre essere ammirati pregiati tessuti della Scuola di Ricamo del Pischiello fondata da Romeyne Robert Ranieri nel 1904.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1MAPP/9b81e0fa-2e70-4a52-adb5-904499da6c3c'&gt;MAPp MuseiAppPerugia&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/pieghevole+Casa+museo+di+Palazzo+Sorbello.pdf/ffd58f83-a4cb-4468-bc52-0728f04e3664'&gt;VEDI LA SCHEDA&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &amp;nbsp;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.casamuseosorbello.org|www.casamuseosorbello.org</Sito web><Indirizzo email>promoter@fondazioneranieri.org</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 5724869 , 075 5732775</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="254"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Torgiano</Comune><Cap>6089</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Corso Vittorio Emanuele II</Indirizzo><Numero civico>31</Numero civico><Georeferenziazione>43.02576029999999,12.433590800000047</Georeferenziazione><Nome>Museo del Vino Torgiano (MUVIT)</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il museo del Vino (MUVIT) &amp;egrave; ospitato all&amp;rsquo;interno di palazzo Graziani-Baglioni, lungo il corso principale di Torgiano, rinomato centro di produzione vitivinicola fra Perugia ed Assisi. Il palazzo, edificato nel XVII secolo, rappresenta un importante esempio di casa agricola-gentilizia. Residenza estiva della famiglia perugina dei Graziani, ricevette il doppio appellativo nel XIX secolo in seguito al matrimonio di Anna Graziani con Pietro Baglioni. Dal 1974 &amp;egrave; sede del Museo del Vino (MUVIT), ideato e realizzato su iniziativa di Giorgio e Maria Grazia Lungarotti. Rappresenta un unicum rispetto agli altri musei locali poich&amp;eacute; si tratta di un museo privato a carattere tematico, motivato da intenti storici e culturali pi&amp;ugrave; che aziendali. La collezione &amp;egrave; divisa in diverse sezioni tematiche che hanno sempre come oggetto il vino. Il visitatore potr&amp;agrave; quindi ammirare rari ed importanti reperti archeologici come anfore vinarie, brocche e coppe da simposio, ceramiche dall&amp;rsquo;alto medioevo all&amp;rsquo;et&amp;agrave; contemporanea, incisioni, strumenti per la vinificazione e, unica nel suo genere, la collezione di ferri da cialda. Gestito dalla Fondazione Lungarotti, il museo occupa i locali del palazzo anticamente destinati all&amp;rsquo;immagazzinamento e lavorazione dei prodotti agricoli. Tra gli oggetti pi&amp;ugrave; interessanti: ceramiche di Mastro Giorgio Andreoli del XVI secolo, sapiente esecutore della tecnica del lustro; incisioni da Mantegna a Picasso e il settecentesco torchio monumentale detto di &amp;ldquo;Catone&amp;rdquo;, attivo fino al 1973. All&amp;rsquo;interno del museo sono inoltre esposti particolari boccali della tipologia &amp;ldquo;Bevi se puoi&amp;rdquo;, legati all&amp;rsquo;aspetto ludico e conviviale del banchetto: il bevitore &amp;egrave; messo alla prova poich&amp;eacute; deve individuare il meccanismo che gli consente di accedere al vino.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1MAPP/9b81e0fa-2e70-4a52-adb5-904499da6c3c'&gt;MAPp MuseiAppPerugia&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href='http://storicizzati.beniculturali.regione.umbria.it/resources/Depliant/Museo%20del%20Vino%20di%20Torgiano.pdf'&gt;Scarica in PDF il d&amp;eacute;pliant del Museo&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/pieghevole+Muvit.pdf/9c8540cf-ba9a-4598-9710-6452e7429672'&gt;VEDI LA SCHEDA&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;  &amp;nbsp;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.muvit.it|www.muvit.it</Sito web><Indirizzo email>prenotazionimusei@lungarotti.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 9880200</Numeri di telefono><Accessibilita>in parte</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="255"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Todi</Comune><Cap>6059</Cap><Localita>Frazione Torregentile</Localita><Indirizzo>Villa Olivola</Indirizzo><Numero civico>24/a</Numero civico><Georeferenziazione>42.780086449406795,12.403242588043215</Georeferenziazione><Nome>Parco di Beverly Pepper</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il Parco di Beverly Pepper &amp;egrave; il primo parco monotematico di scultura contemporanea in Umbria&amp;nbsp;e il primo dell&amp;rsquo;artista nel mondo,&amp;nbsp;un percorso naturalistico-urbano immerso nel verde&amp;nbsp;tra le mura medievali della citt&amp;agrave;, che collega il Tempio di Santa Maria della Consolazione con il centro storico.&amp;nbsp;Il Parco,&amp;nbsp;disegnato e progettato interamente dall&amp;rsquo;artista, &amp;egrave; costellato&amp;nbsp;da sedici sculture da lei donate alla citt&amp;agrave; di Todi&amp;nbsp;e da una serie di panchine-scultura,&amp;nbsp;denominate&amp;nbsp;lunette, realizzate in pietra serena, concepite come punti panoramici dai quali poter ammirare le opere,&amp;nbsp;o punti meditativi nei quali poter sostare.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.fondazioneprogettibeverlypepper.com?|www.fondazioneprogettibeverlypepper.com?</Sito web><Indirizzo email>info@fondazioneprogettibeverlypepper.com</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 8956227 , 346 5147236</Numeri di telefono><Accessibilita>in parte</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="256"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>San Giustino</Comune><Cap>6016</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Largo Cruciani</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.54935682635822,12.176402807235718</Georeferenziazione><Nome>Castello Bufalini</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Castello Bufalini nasce come fortilizio militare della famiglia ghibellina dei Dotti di Sansepolcro. In seguito alla battaglia di Anghiari, nel 1440, il fortilizio militare divenne avamposto militare a difesa del territorio di Citt&amp;agrave; di Castello e venne distrutto sul finire del secolo XV per ordine della Repubblica Fiorentina. Passato di propriet&amp;agrave; nel 1487 a Niccol&amp;ograve; di Manno Bufalini, vennero intrapresi lavori di ricostruzione su progetto dell&amp;#39;architetto romano Mariano Savelli e su indicazioni di Giovanni e Camillo Vitelli, uomini d&amp;#39;armi ed esperti in architettura militare. Assunse l&amp;rsquo;aspetto di una fortezza, a pianta quadrata irregolare con quattro torri agli angoli, di cui una di maggiori dimensioni, la torre maestra; un ampio fossato con acqua la circondava. La storia dell&amp;#39;edificio &amp;egrave; legata indissolubilmente a quella della famiglia Bufalini, che vantava personaggi affermatisi in ambito ecclesiastico, letterario e giuridico. A partire dagli anni trenta del XVI secolo, la fortezza fu trasformata in residenza nobiliare rispondente a precise esigenze artistiche, sociali e culturali, secondo la volont&amp;agrave; di Giulio I e del fratello, l&amp;#39;Abate Ventura Bufalini. Bench&amp;eacute; sia stato l&amp;#39;interno a subire maggiori modifiche, con la creazione di ampie sale distribuite attorno ad un cortile con due lati porticati, risale a quel periodo l&amp;#39;inserimento in facciata del loggiato e l&amp;#39;ingresso monumentale in posizione centrale. Dall&amp;#39;esterno rimase ben visibile l&amp;#39;originaria struttura militare dell&amp;#39;edificio. Il progetto del palazzo fu opera dell&amp;#39;architetto fiorentino della cerchia dei Sangallo Giovanni di Alesso, detto Nanni Unghero, ma i lavori furono ultimati con l&amp;#39;intervento del Vignola attorno al 1560. Durante l&amp;#39;ultimo decennio del XVII secolo e i primi anni del XVIII, il palazzo fu ristrutturato secondo il progetto dell&amp;#39;architetto-pittore tifernate Giovanni Ventura Borghesi, come amena villa di campagna con giardino all&amp;#39;italiana. L&amp;#39;edificio si arricch&amp;igrave; nel XVIII secolo di pregevoli opere d&amp;#39;arte di gusto tardo barocco, tra le quali cicli pittorici e decorativi su affresco e tela, volti anche a celebrare i Bufalini divenuti marchesi. Nel luglio del 1989 Castello Bufalini &amp;egrave; stato acquisito dal demanio dello Stato, un raro esempio di dimora storica signorile pressoch&amp;eacute; integra, che conserva gran parte del suo arredo formatosi dal XVI al XIX secolo con una collezione di dipinti provenienti dal palazzo Bufalini di Citt&amp;agrave; di Castello. Attualmente l&amp;rsquo;intero complesso &amp;egrave; allestito, dipinti, mobilio, tappezzerie, maioliche e vari busti di epoca romana, secondo il gusto della dimora nobiliare. Nel percorso di visita si possono ammirare: la Sala degli Dei Pagani e Sala di Prometeo con affreschi di Cristofano Gherardi; il Loggiato; la Sala della Credenza, con le vetrine che custodiscono i preziosi servizi da tavola in ceramica e la cristalleria; la Sala da Pranzo; il Salotto: la Sala del Trono con tele raffiguranti scene dal Vecchio Testamento e dall&amp;#39;Orlando Furioso dell&amp;#39;Ariosto; la Galleria dei Ritratti; la Sala degli Stucchi; la Camera del Cardinale Giovanni Ottavio Bufalini, con la bellissima culla. Il Giardino &amp;egrave; un tipico esempio di giardino all&amp;#39;italiana che si presenta oggi nella forma voluta nel XVIII secolo: spiccano per particolare bellezza il roseto, la galleria vegetale detta voltabotte, il cosiddetto &amp;quot;paradiso&amp;quot; ed il labirinto.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>sito web|https://www.musei.umbria.beniculturali.it/musei/castello-bufalini-san-giustino/</Sito web><Indirizzo email>drm-umb.castellobufalini@cultura.gov.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 856115</Numeri di telefono><Accessibilita>in parte</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="257"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>San Gemini</Comune><Cap>5029</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via del Tribunale</Indirizzo><Numero civico>54</Numero civico><Georeferenziazione>42.6142631,12.5465944</Georeferenziazione><Nome>Museo dell'opera di Guido Calori</Nome><Descrizione>Il museo si trova nel punto pi alto del centro storico di San Gemini, Rione Rocca, all'interno del terzo chiostro nell'ex convento delle clarisse.    Il convento, documentato a partire dal XVI secolo, fungeva da luogo di ricovero per i pellegrini in cammino verso Roma.    La figura ancora poco conosciuta di Guido Calori - scultore, pittore, decoratore, architetto, scrittore d'arte  trova in questi spazi storici il giusto riscatto: il percorso espositivo contribuisce a far conoscere una delle personalit pi singolari del panorama artistico contemporaneo italiano.    Il Museo dellOpera di Guido Calori  dedicato al poliforme artista romano (1885-1960), figura solitaria che ha sempre difeso strenuamente la sua libert espressiva e di pensiero.  Il complesso monastico, restaurato negli anni Ottanta dalla famiglia Mastino Calori, raccoglie sculture in bronzo e opere pittoriche prodotte tra gli anni Dieci e gli anni Cinquanta del Novecento, nonch numerosi bozzetti e i suoi strumenti di lavoro. Tra le opere esposte  il pregevole bronzo Italica Gens, premiato in occasione della Biennale di Venezia del 1930. Nella sede  anche custodito larchivio dello scultore.    Nel corso della sua carriera Guido Calori vince ben quattro premi assegnati dall'Accademia di San Luca in Roma, due per la scultura e due per la letteratura d'arte: il primo a soli diciassette anni.</Descrizione><Sito web>www.museocalori.it|www.museocalori.it</Sito web><Indirizzo email>info@museocalori.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0744 428061</Numeri di telefono><Accessibilita>in parte</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="258"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Assisi</Comune><Cap>6081</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via della Rocca</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.0723559,12.61707100000001</Georeferenziazione><Nome>Rocca Maggiore</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Nel punto pi&amp;ugrave; alto della citt&amp;agrave;, la rocca Maggiore di Assisi &amp;egrave; raggiungibile salendo da via Porta Perlici, nei pressi della cattedrale di San Rufino, o percorrendo la circonvallazione esterna che arriva sulla cima del colle Asio. Le prime notizie storiche sulla struttura fortificata si hanno negli anni 1173-1174 quando vi soggiorn&amp;ograve; Cristiano, arcivescovo di Magonza, che occup&amp;ograve; Assisi per conto di Federico Barbarossa. Nel 1198 fu distrutta da una sommossa popolare. Secondo la tradizione, in quella occasione la cittadinanza cacci&amp;ograve; il duca di Spoleto Corrado di Ursilengen ed il piccolo Federico II di soli 4 anni. La rocca rimase in uno stato di abbandono fino al 1362 quando il cardinale Egidio Albornoz decise di ricostruirla sulla base dell&amp;rsquo;antica fortificazione germanica. La rocca Maggiore guarda imponente e austera il centro storico sottostante, la stretta gola attraversata dal fiume Tescio e gran parte della Valle Umbra, che si estende da Perugia a Spoleto: visitarne la struttura d&amp;agrave; quindi l&amp;rsquo;opportunit&amp;agrave; di osservare un significativo esempio di architettura militare trecentesca ancora ben conservato, godendo di un panorama tra i pi&amp;ugrave; suggestivi dell&amp;rsquo;Umbria. Il percorso si articola all&amp;#39;interno dell&amp;rsquo;edificio albornoziano, a pianta quadrata costituito da una torre maestra e maschio angolato, integrato durante i secoli attraverso un sistema di muraglie munite di torri. Nel periodo della signoria di Biordo Michelotti (1394-1398) vennero eseguiti numerosi interventi di manutenzione e restauro, in pi&amp;ugrave; parti compaiono le sue armi scolpite. Nel 1458, per ordine di Jacopo Piccinino, venne innalzato il torrione poligonale a nord-ovest. L&amp;rsquo;anno dopo Papa Pio II volle la costruzione del corridoio che unisce la rocca alla torre dodecagonale. La porta d&amp;rsquo;ingresso vicino al maschio fu realizzata nel 1484, sopra di essa si trovano tre stemmi, al centro quello di Sisto IV. Alla fine del Quattrocento la rocca divenne scenario di lotte cruente fra le famiglie Fiumi e Nepis. Dal 1501 vi si stabil&amp;igrave; Cesare Borgia e poi la sorella Lucrezia. L&amp;rsquo;ultimo importante intervento sulla rocca di Assisi si ebbe nel 1535 quando Papa Paolo III fece costruire il bastione circolare. Dopo la principale funzione difensiva, la rocca divenne residenza dei castellani deputati al controllo del territorio; in seguito fu adibita a carcere e poi a magazzino. Nuovamente valorizzata e restaurata oggi &amp;egrave; visitabile. L&amp;rsquo;ingresso si apre nei pressi del bastione cinquecentesco, all&amp;rsquo;interno si trova un cortile pavimentato con mattoni trecenteschi; adiacente &amp;egrave; il cassero, dove erano disposti gli ambienti di servizio. Il maschio fungeva da abitazione del castellano, in questo si sovrappongono cinque ambienti uniti da una scala a chiocciola.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>biglietteriarocca@operalaboratori.com</Indirizzo email><Numeri di telefono>3316792735</Numeri di telefono><Accessibilita>in parte</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="259"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>San Giustino</Comune><Cap>6016</Cap><Localita>Celalba</Localita><Indirizzo>Via Giovanni Boccaccio</Indirizzo><Numero civico>113</Numero civico><Georeferenziazione>43.53828270278681,12.198858261108398</Georeferenziazione><Nome>Villa Graziani e Museo archeologico della Villa di Plinio Il Giovane</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Splendido esempio di villa nobiliare tardo rinascimentale, il Palazzo Graziani sorge a met&amp;agrave; collina in aperta posizione panoramica dominante la Valle del Tevere. La villa fu fatta costruire da Carlo Graziani, esponente della famiglia tifernate di origine toscana, agli inizi del Settecento incaricando l&amp;rsquo;architetto Antonio Cantagallina. E&amp;rsquo; la torre altana con i suoi 17 metri a dominare sul complesso architettonico a pianta quadrangolare su tre piani. Elegante la loggia centrale della facciata principale che si sviluppa dal secondo fino al terzo livello con le sue arcate sorrette da esili colonnine secondo uno stile che richiama, quello vasariano del Castello Bufalini. La facciata &amp;egrave; scandita da una serie di lesene e cornici. Il piano terra &amp;egrave; decorato ad archi murati al cui centro si aprono finestre e nicchie ovali evocando la regolarit&amp;agrave; di un portico. Dall&amp;rsquo;ingresso laterale si accede alla galleria carraia, voltata a botte che attraversa per intero il corpo dell&amp;rsquo;edificio. Al centro della galleria, lungo l&amp;rsquo;asse principale del complesso, si aprono l&amp;rsquo;atrio a piano terra e la loggia col salone di rappresentanza, al primo piano. A sinistra il complesso &amp;egrave; completato dalla casa colonica e a destra dalla cappella a navata centrale dedicata alla Madonna di Loreto. Le aree verdi sono delimitate da un perimetro pentagonale murato; sull&amp;rsquo;asse centrale dell&amp;rsquo;edificio, si allineano il giardino all&amp;rsquo;italiana sul fronte con fontana centrale e siepi in bosso e l&amp;rsquo;esedra sul retro. Oltre l&amp;rsquo;esedra, si sviluppa il parco di lecci. La villa &amp;egrave; di propriet&amp;agrave; comunale. La casa colonica &amp;egrave; sede sia di una foresteria con locali che ospitano attivit&amp;agrave; socio-culturali, sia la sede operativa per le campagne di scavo della Villa di Plinio Il Giovane della Soprintendenza archeologica dell&amp;rsquo;Umbria, delle Universit&amp;agrave; di Perugia e di Alicante (Spagna).&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;All&amp;#39;interno &amp;egrave; allestito il museo archeologico della Villa di Plinio, sistematicamente indagata dal 1986. Al primo piano sono illustrati gli scavi della struttura attraverso plastici e ricostruzioni tridimensionali, nonch&amp;eacute; esposti gli oggetti riportati alla luce. Al pianterreno &amp;egrave; documentata la storia del paesaggio dell&amp;#39;Alta Valle del Tevere, con particolare attenzione al sistema agricolo e di centuriazione di cui la villa era uno dei capisaldi.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto &lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1RIM/e111d0e7-e5af-48cf-89c3-1f032bf4cf31'&gt;RIM - Rete Interattiva Museale Altotevere&lt;/a&gt;.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>cultura@ilpoliedro.org</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 8554202 , 075 8520656</Numeri di telefono><Accessibilita>no</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="260"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Amelia</Comune><Cap>5022</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza A. Vera</Indirizzo><Numero civico>10</Numero civico><Georeferenziazione>42.5545854,12.4169543</Georeferenziazione><Nome>Museo Civico Archeologico e Pinacoteca 'Edilberto Rosa'</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;&lt;img src='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/logo_orizzontale_ita_colore+%281%29.jpg/e1fc60ce-2ec7-4319-8f50-4e1ee4fc2041?t=1658922943098' style='float:left; height:84px; margin:20px 22px; width:200px' /&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;Il Museo ha ottenuto il riconoscimento&amp;nbsp;&lt;a href='https://www.umbriacultureforfamily.it' target='_blank'&gt;&lt;strong&gt;Umbria Culture for Family&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&amp;nbsp;per i servizi e le attivit&amp;agrave; che offre alle famiglie con ragazzi di 0-14 anni.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;La raccolta &amp;egrave; ospitata nell&amp;rsquo;ex Collegio Boccarini, in origine convento francescano del XIII- XIV secolo dotato di chiostro a doppio loggiato realizzato nel XVI secolo. Organizzato tematicamente all&amp;rsquo;interno dei tre piani del complesso, l&amp;rsquo;allestimento &amp;egrave; frutto di un&amp;rsquo;integrale riorganizzazione del materiale archeologico e storico-artistico del territorio. La sezione archeologica, costituita da manufatti provenienti soprattutto da scavi sul territorio, fornisce un panorama cronologicamente completo della storia di Amelia, dal periodo preromano a quello della completa romanizzazione del centro, fino alla fase altomedievale. Di notevole interesse &amp;egrave; la statua bronzea del generale romano Nerone Claudio Druso, detto Germanico, armata e coperta da corazza riccamente decorata, alta oltre 2,15 metri. Contribuiscono alla ricostruzione della florida romanizzazione del centro diverse epigrafi, testimonianza di illustri famiglie amerine tra cui la Gens Roscia. La pinacoteca, collocata al secondo piano, conserva opere provenienti da chiese e palazzi locali. Oltre alla tavola con Sant&amp;rsquo;Antonio abate, capolavoro di Pier Matteo d&amp;rsquo;Amelia si annoverano opere databili tra XVI e XVII secolo, periodo di particolare floridezza per la citt&amp;agrave;. Lo testimoniano le ricche dimore cittadine, tra cui palazzo Petrignani, di propriet&amp;agrave; comunale e visitabile su richiesta, le cui decorazioni sono tradizionalmente attribuite alla scuola degli Zuccari.&lt;br /&gt;  La raccolta &amp;egrave; parte del circuito museale cittadino insiema alle Cisterne romane, palazzo Petrignani e la Torre dodecagonale.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il Museo aderisce ai&amp;nbsp;progetti&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.youtube.com/watch?v=0Zkmh0PhVCs'&gt;UMBRIA BOX&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;e&lt;strong&gt; &lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/25569814/Amelia/28233f74-e8f3-4c16-9ffb-081263b0448d' target='_blank'&gt;UMBRIA TIME TRAVEL BOX&lt;/a&gt;.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Scarica la Digital Edition per &lt;a href='https://apps.apple.com/it/app/amelia-umbria-musei-digital/id952363060'&gt;Apple &lt;/a&gt;- &lt;a href='https://play.google.com/store/apps/details?id=it.sesinet.ebook.museiamelia'&gt;Android&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href='http://storicizzati.beniculturali.regione.umbria.it/resources/Depliant/Museo%20archeologico%20e%20Pinacoteca%20di%20Amelia.pdf'&gt;Scarica in PDF il d&amp;eacute;pliant del Museo&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.sistemamuseo.it|www.sistemamuseo.it</Sito web><Indirizzo email>amelia@sistemamuseo.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0744 978120</Numeri di telefono><Accessibilita>no</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="261"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Terni</Comune><Cap>5100</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via XI Febbraio</Indirizzo><Numero civico>4</Numero civico><Georeferenziazione>42.5616179,12.6445731</Georeferenziazione><Nome>Museo diocesano e capitolare</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;La raccolta &amp;egrave; ospitata in cinque sale del ristrutturato palazzo del Seminario vescovile al centro di Terni, vicino alla cattedrale. Il palazzo un tempo fu sede del Seminario diocesano. Fu fatto edificare e affrescare dal cardinale Francesco Angelo Rapaccioli a met&amp;agrave; del Seicento ma oggi non rimangono testimonianze degli affreschi originari. Il palazzo nacque con una propria autonomia rispetto al vicino palazzo Vescovile al quale fu per&amp;ograve; collegato tramite una galleria, ancora oggi visibile, con soffitto a cassettoni e dipinti murali. Il museo Diocesano ospita nelle sue sale diverse opere d&amp;rsquo;arte sacra provenienti da chiese, cappelle, oratori, conventi e monasteri presenti nel territorio della diocesi. Si possono ammirare dipinti, pale d&amp;rsquo;altare, opere plastiche e oggetti liturgici che testimoniano la vivacit&amp;agrave; e la diversit&amp;agrave; artistica del territorio. Il museo diocesano e capitolare nasce con il fine primario della salvaguardia, della fruibilit&amp;agrave; e della valorizzazione del patrimonio storico, artistico e culturale della diocesi di Terni-Narni-Amelia. Ospitato nelle sale del palazzo, il museo &amp;egrave; articolato in due sezioni: la prima testimonia la committenza religiosa della diocesi dal Quattrocento al Seicento, la seconda la presenza di artisti contemporanei nel territorio. Tra i dipinti da menzionare la pala d&amp;#39;altare raffigurante la Madonna con Bambino e Santi del pittore fiammingo Martin Stellaert, la Circoncisione di Livio Agresti, realizzata nel 1560, e la Resurrezione di Lazzaro attribuita alla bottega del Guercino. Una sezione del museo &amp;egrave; dedicata all&amp;rsquo;arte sacra contemporanea e raccoglie diverse opere pittoriche e scultoree realizzate da artisti di fama internazionale che in questi ultimi anni hanno avuto rapporti di committenza con la diocesi. Di prossima apertura &amp;egrave; una sezione dedicata al tessile e una alle oreficerie.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1MEU/1bab2211-6e68-44b1-b6e5-98cb6f1f914f'&gt;INCONTRarti&amp;nbsp;OLTRE L&amp;#39;IMMAGINE&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>museodiocesanoterni@libero.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0744 546563</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="262"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Assisi</Comune><Cap>6081</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Pian della Pieve</Indirizzo><Numero civico>55</Numero civico><Georeferenziazione>43.0990009,12.665762800000039</Georeferenziazione><Nome>Mostra permanente degli antichi mestieri e della civilt contadina</Nome><Descrizione>Nata dalla passione della famiglia Fortini per gli oggetti antichi di ogni tipologia, la mostra contra oltre 3000 pezzi legati alla realt rurale e locale di un tempo. Il museo raggruppa oggetti, attrezzi che per tipologia e funzionalit sono raggruppati per sezioni tematiche e che ricostruiscono aspetti del mondo rurale e artigiano. Attraverso il corredo degli oggetti  possibile rivisitare la bottega del fabbro, del falegname, del calzolaio, del bottaio e del boscaiolo; vi si trova anche la ricomposizione della cantina del contadino e della sua cucina corredata di tutti le sue suppellettili. Vi sono sezioni dedicate ai pesi, alle misure, alla stalla, ai lavori nei campi e alla tessitura attraverso il telaio.  Il visitatore  infine catturato dalla ricostruzione verosimile di una vecchia aula scolastica degli inizi 900 con le cartelle, i quaderni, i libri, i vecchi banchi, i calamai, le penne, le pagelle, i giocattoli ecc.  La mostra permanente degli antichi mestieri e della civilt contadina propone visite guidate durante tutto lanno rivolte a scolaresche di ogni ordine e grado. Sono inoltre organizzate, su richiesta e in base alle condizioni metereologiche, alcune rievocazioni di mestieri e di attivit ormai scomparse come la trebbiatura a mano, la filatura, il vaglio delle sementi e altre attivit praticate anticamente nelle campagne</Descrizione><Sito web>www.agriturismocasanuova.it|www.agriturismocasanuova.it</Sito web><Indirizzo email>info@agriturismocasanuova.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>339 3012799</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="263"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Assisi</Comune><Cap>6081</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via porta Perlici</Indirizzo><Numero civico>6</Numero civico><Georeferenziazione>43.071505533739405,12.619321346282959</Georeferenziazione><Nome>Orto Degli Aghi</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;&amp;Egrave; situato in prossimit&amp;agrave; della Porta Perlici, che si apre a nord ovest delle mura urbiche, lungo la via che conduce alla Cattedrale di San Rufino. Deve il suo nome alla presenza di un complesso edilizio che dal novembre 1822 ospit&amp;ograve; uno dei primi insediamenti protoindustriali dello Stato Pontificio, la Fabbrica degli Aghi, la cui presenza &amp;egrave; attestata nella pianta topografica della citt&amp;agrave; di Assisi di Lorenzo Carpinelli del 1823.&lt;br /&gt;  La struttura, voluta da Nicola Bolasco, imprenditore formatosi sull&amp;#39;esperienza di analoghe imprese manifatturiere maturate in Francia e Germania, occupava manodopera in prevalenza femminile, &amp;laquo;anche ragazze di 13, 14 anni, che lavorando a cottimo, guadagnano fino a Paoli cinque&amp;raquo;.&lt;br /&gt;  In una fase storica di passaggio da una organizzazione di lavoro di tipo manifatturiero ad una di tipo industriale, risulta estremamente significativo il Regolamento per i lavoranti, approvato dal Delegato apostolico U.P. Spinola, datato novembre 1822.&lt;br /&gt;  Da esso emergono criteri di organizzazione del lavoro estremamente moderni, rispettosi in particolare delle esigenze delle maestranze femminili.&lt;br /&gt;  Da diversi Annuari Economici dello Stato Pontificio emerge come la Fabbrica degli Aghi non avesse retto alle spinte globalizzatrici del mercato innescate dall&amp;#39;Unit&amp;agrave; d&amp;#39;Italia e che essa avesse cessato la produzione presumibilmente agli albori dell&amp;rsquo;Unit&amp;agrave; d&amp;rsquo;Italia.&lt;br /&gt;  Entrando dall&amp;#39;ingresso posto al n. 6 di via di Porta Perlici, riconoscibile da un ampio portone in ferro sormontato da un bassorilievo che ricorda, stilizzata, la cruna di un ago (l&amp;rsquo;ipotesi &amp;egrave; che si tratti del marchio di fabbrica), il corpo a sinistra mostra la sua originaria destinazione d&amp;#39;uso.&lt;br /&gt;  &amp;Egrave; disposto in due piani longitudinalmente: al centro, una scala d&amp;#39;accesso che conduce ad una doppia porta, la pi&amp;ugrave; piccola delle quali &amp;egrave; identificabile come l&amp;#39;ingresso che dava sull&amp;#39;ambiente destinato alle lavoranti, sottostante, un portone da cui si accede al piano terra, destinato ai lavoranti, pi&amp;ugrave; grande per consentire il transito delle materie prime. In fondo, sempre sulla destra, si accede ad un vaso ambiente con nicchie e volte a crociera, probabilmente un deposito, oggi sala conferenze.&lt;br /&gt;  Al centro del cortile, fonti iconografiche segnalano la presenza di una cisterna di raccolta delle acque, indispensabili per molte fasi della lavorazione.&lt;br /&gt;  Entrando da un sottopasso a destra, si &amp;egrave; nell&amp;#39;Orto degli Aghi, un cortile all&amp;#39;aperto, forse allora magazzino, oggi suggestivo luogo del silenzio da cui su un lato &amp;egrave; pi&amp;ugrave; facilmente leggibile la struttura originaria della Fabbrica, sull&amp;#39;altro domina con una prospettiva irripetibile, il campanile romanico della Cattedrale.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>lab@assisium.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>320/7254714</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="264"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Gubbio</Comune><Cap>6024</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Federico da Montefeltro</Indirizzo><Numero civico>22</Numero civico><Georeferenziazione>43.353081,12.5802672</Georeferenziazione><Nome>Museo diocesano</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;&lt;img src='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/logo_orizzontale_ita_colore+%281%29.jpg/e1fc60ce-2ec7-4319-8f50-4e1ee4fc2041?t=1658922943098' style='float:left; height:84px; margin:20px 22px; width:200px' /&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il Museo&amp;nbsp;ha ottenuto il riconoscimento&amp;nbsp;&lt;a href='https://www.umbriacultureforfamily.it'&gt;&lt;strong&gt;Umbria Culture for Family&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&amp;nbsp;per i servizi e le attivit&amp;agrave; che offre alle famiglie con ragazzi di 0-14 anni.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo diocesano si trova nel centro storico di Gubbio, tra la cattedrale intitolata ai Santi Giacomo e Mariano ed il palazzo ducale, fatto erigere da Federico da Montefeltro alla fine del XIV secolo. Il percorso museale si articola all&amp;rsquo;interno del palazzo del Capitolo dei Canonici. Edificato nel XIII secolo e ampliato successivamente, il palazzo ospitava il Collegio dei Canonici addetti al culto liturgico del duomo, la cui vita comunitaria fu regolamentata da Sant&amp;rsquo;Ubaldo. All&amp;rsquo;interno di un complesso architettonico unico ed affascinante il visitatore pu&amp;ograve; ripercorrere l&amp;rsquo;origine e la storia dell&amp;rsquo;antica diocesi eugubina. Materiali lapidei di epoca romana, bizantina ed altomedievale si alternano ad interessanti dipinti dei secoli XIV e XV, epoca in cui la produzione artistica locale fu particolarmente fiorente, e a preziose suppellettili ecclesiastiche e paramenti liturgici. La raccolta si compone di oggetti provenienti dalla cattedrale, da edifici religiosi della citt&amp;agrave; e dei dintorni, e da alcuni pezzi di propriet&amp;agrave; privata. Nella sezione archeologica si trovano steli funerarie romane, lapidi e lastre sepolcrali. Tra i dipinti si distinguono le tavole dell&amp;rsquo;eugubino Mello, attivo tra il terzo ed il sesto decennio del Trecento, raffiguranti la Madonna con il Bambino. Evidenti risultano i debiti nei confronti di Ambrogio Lorenzetti, riferimento frequente anche per altri pittori locali, tanto da far pensare che vi fossero in zona testimonianze del pittore senese oggi perdute. Il XV secolo &amp;egrave; ben rappresentato attraverso pittori della cerchia di Ottaviano Nelli e da un ciclo di affreschi con scene della Passione di Cristo provenienti dalla cripta della chiesa di Santa Maria dei Laici, mentre i secoli successivi sono rappresentati da opere di Benedetto Nucci, Ignazio Danti, il Pomarancio, Francesco Allegroni e il Sassoferrato. Particolare interesse riveste il piviale di Marcello II, vescovo di Gubbio tra il 1544 e il 1555, di manifattura fiamminga del XV secolo, probabilmente eseguito su disegno di Giusto di Gand. Completano la raccolta una serie di reliquari e di suppellettili ecclesiastiche, argenterie, insegne vescovili tra cui va segnalata la stauroteca in argento di Giovanni Giardino il cui disegno &amp;egrave; conservato a Berlino presso la Kunstbibliothek. Da via Federico da Montefeltro &amp;egrave; possibile notare, dietro una grata, una grande botte in legno del XV secolo della capacit&amp;agrave; 387 barili, circa 200 ettolitri, detta Botte dei Canonici.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1PASSAGG/dcab5106-3cae-4a59-9afe-7ee0511e2d3b'&gt;PASSAGGIO A NORD-EST&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href='http://storicizzati.beniculturali.regione.umbria.it/resources/Depliant/GUBBIO-italiano.pdf'&gt;Scarica in PDF il d&amp;eacute;pliant del Museo&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.museogubbio.it|www.museogubbio.it</Sito web><Indirizzo email>info@museogubbio.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 9220904 , 348 2437723</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="265"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Alviano</Comune><Cap>5020</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza Bartolomeo d'Alviano</Indirizzo><Numero civico>10</Numero civico><Georeferenziazione>42.587876,12.295319999999947</Georeferenziazione><Nome>Musei del Castello di Alviano</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Museo storico e multimediale Bartolomeo d&amp;rsquo;Alviano e i Capitani di ventura umbri -Museo della civilt&amp;agrave; contadina: la terra e lo strumento - Centro di documentazione faunistica dell&amp;rsquo;oasi di Alviano Situato su un&amp;rsquo;altura alla sinistra del Tevere, tra Orvieto ed Amelia, il castello &amp;egrave; all&amp;rsquo;origine dello sviluppo del nucleo urbano del comune di Alviano. Fu costruito nel X secolo e riedificato nel 1490 da Bartolomeo d&amp;rsquo;Alviano, capitano di ventura al soldo della Chiesa e della Repubblica di Venezia e maggiore esponente della casata che fece di Alviano la capitale di un potente, autonomo feudo. A lui &amp;egrave; dedicata una sezione del museo, che ricostruisce attraverso immagini, documenti e strumenti multimediali il fondamentale ruolo rivestito dai capitani di ventura umbri, e in particolare dallo stesso Bartolomeo, di cui vengono illustrate le imprese pi&amp;ugrave; famose. Un&amp;rsquo;altra sezione del museo documenta la civilt&amp;agrave; contadina attraverso oggetti e attrezzi agricoli appartenuti a famiglie locali tra la fine del XIX secolo e il dopoguerra e legati alla produzione del vino e dell&amp;rsquo;olio, nonch&amp;eacute; alla lavorazione della canapa e del frumento. Una terza sezione ospita il Centro di documentazione dell&amp;rsquo;oasi di Alviano, in cui vengono illustrati attraverso fotografie e pannelli, aspetti peculiari del territorio intorno al Tevere e i caratteri floro-faunistici del Parco.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>cooperativalympha@gmail.com</Indirizzo email><Numeri di telefono>333/7576283</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="266"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Perugia</Comune><Cap>6121</Cap><Localita>Strada comunale San Marco</Localita><Indirizzo>San Marco</Indirizzo><Numero civico>17</Numero civico><Georeferenziazione>43.17110599999999,12.462118000000032</Georeferenziazione><Nome>Museo del gioco e del giocattolo</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Nel museo si illustra, attraverso l&amp;#39;esposizione di giocattoli, l&amp;#39;evoluzione della condizione infantile fra Ottocento e Novecento, e i temi correlati della scuola, della societ&amp;agrave;, della famiglia e del lavoro. Il museo consta di circa tremila pezzi fra giochi, giocattoli, libri, manifesti, fumetti, cancelleria, di cui circa mille esposti permanentemente. Il percorso &amp;egrave; articolato nei seguenti ambiti: &amp;quot;Cosa far&amp;ograve; da grande&amp;quot;, &amp;quot;Facciamo finta che..&amp;quot;, &amp;quot;Io e la citt&amp;agrave;&amp;quot;, &amp;quot;Immagini in movimento: dalla lanterna magica alla televisione&amp;quot;. Tra gli oggetti conservati, la prima edizione, pubblicata a puntate, di Pinocchio, una raccolta di rari giocattoli ottici dal Settecento all&amp;#39;Ottocento, fonografi a rullo funzionanti, auto da corsa guidate ad aria compressa e una collezione di oltre cento vetri dotati di movimento per una lanterna magica del 1870.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1MAPP/9b81e0fa-2e70-4a52-adb5-904499da6c3c'&gt;MAPp MuseiAppPerugia&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/pieghevole+Museo+del+giocattolo.pdf/1eee6ec4-5fba-4800-9f0f-4220078bb06f'&gt;VEDI LA SCHEDA&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;  &amp;nbsp;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.facebook.com/museodelgiocattoloperugia|https://www.facebook.com/museodelgiocattoloperugia/</Sito web><Indirizzo email>museodelgiocattolo@gmail.com</Indirizzo email><Numeri di telefono>340 7936887 , 348 5412637</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="267"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Perugia</Comune><Cap>6121</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Loc. Ramazzano, Strada Palazzetta</Indirizzo><Numero civico>1</Numero civico><Georeferenziazione>43.171106,12.462118</Georeferenziazione><Nome>Centro di documentazione della civilt lungo il Tevere</Nome><Descrizione> allestito presso la ex scuola elementare di Ramazzano, piccola frazione a circa 8 km dal comune di Perugia, situata a dominio della fertile pianura solcata dal fiume Tevere.  Il centro illustra le molteplici modalit dimpiego del fiume Tevere nel tratto che scorre nel comprensorio perugino, da risorsa indispensabile per la comunicazione e lo scambio, a fonte di energia per alimentare gli stabilimenti sorti lungo il suo corso, fino ad un uso per lo svago della collettivit, che in passato soleva nuotare o giocare nelle sue acque.  Il percorso di visita si articola attraverso quattro sezioni tematiche, supportate da un corposo apparato fotografico, da pannelli esplicativi, e da una serie di plastici del territorio e modellini in scala di ponti e imbarcazioni</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>a.ciarapica@comune.pg.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 5772523</Numeri di telefono><Accessibilita>no</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="268"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Citt di Castello</Comune><Cap>6012</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza Matteotti</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.457381532906794,12.240019440650942</Georeferenziazione><Nome>Botteghe artigiane in miniatura</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il museo delle Botteghe artigiane in miniatura &amp;egrave; allestito sotto il loggiato Bufalini di piazza Matteotti,nel centro storico cittadino. La raccolta museale &amp;egrave; incentrata sulle riproduzioni in scala di ambienti di vita e di lavoro dell&amp;rsquo;Alta Valle del Tevere e dell&amp;rsquo;Umbria. Le scene riproducono nei minimi dettagli&amp;nbsp; interni di botteghe e di case, con le loro suppellettili e attrezzi. La collezione &amp;egrave; arricchita da presepi in miniatura (circa settanta), statici o in movimento, e statue da presepe (circa ottocento). I manufatti esposti, in svariati materiali e di epoche diverse, provengono tutti dalle botteghe artigianali del territorio e sono una preziosa testimonianza di attivit&amp;agrave; tradizionali ancora vive.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>-</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 8557698</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="269"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>San Gemini</Comune><Cap>5029</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via della Misericordia</Indirizzo><Numero civico>1</Numero civico><Georeferenziazione>42.6104908,12.5452954</Georeferenziazione><Nome>Geo-Lab - Museo laboratorio di scienze della terra</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il Geo-Lab, Museo laboratorio di scienze della Terra, si trova a San Gemini all&amp;rsquo;interno della ex chiesa della Madonna della Misericordia. La chiesa della Madonna della Misericordia venne costruita per venerare l&amp;rsquo;immagine miracolosa di una Madonna ritrovata per caso da un abitante del Comune di San Gemini. Nel 1852 nei locali annessi alla chiesa venne fondato un ospedale per gli infermi ed i poveri che rimase operante fino al 1922. Negli anni successivi l&amp;rsquo;ospedale venne ceduto al comune di San Gemini. Dal 1999 l&amp;rsquo;ex chiesa della Misericordia ospita il Museo laboratorio di scienze della terra. Il Museo laboratorio di scienze della terra merita attenzione in quanto si propone come un&amp;rsquo;iniziativa particolarmente innovativa, non solo in ambito regionale, ma anche nazionale. Una particolare novit&amp;agrave; &amp;egrave; l&amp;rsquo;argomento scientifico, ma rivoluzionaria &amp;egrave; soprattutto la modalit&amp;agrave; in cui il visitatore viene coinvolto all&amp;rsquo;interno del percorso museale che diviene cos&amp;igrave; esperienza vissuta. Il Geolab &amp;egrave; il primo esempio in Italia di museo interattivo dedicato alle scienze della Terra. &amp;Egrave; articolato in quattro sale che illustrano, tramite macchine, pannelli e campioni di rocce e fossili, l&amp;rsquo;evoluzione della terra dalla Pangea alla divisione in grandi placche, la struttura interna del nostro pianeta e le principali caratteristiche geologiche dell&amp;rsquo;Umbria. Durante il percorso il visitatore viene coinvolto all&amp;rsquo;interno delle tematiche affrontate mediante l&amp;rsquo;uso di particolari macchine tridimensionali come ad esempio quella che riproduce l&amp;rsquo;interno la Terra e che rende evidente come &amp;egrave; fatto il nostro pianeta fino al nucleo, oltre al meccanismo che mette in moto le varie placche tra di loro.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1LAVALLEINCANTATA/a82a876a-2b87-46a1-83a6-17fc9cdfc8cc'&gt;LA VALLE INCANTATA&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href='http://storicizzati.beniculturali.regione.umbria.it/resources/Depliant/Geo-Lab-%20Museo-laboratorio%20di%20scienze%20della%20terra%20di%20Sangemini.pdf'&gt;Scarica in PDF il d&amp;eacute;pliant del Museo&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.sistemamuseo.it|www.sistemamuseo.it</Sito web><Indirizzo email>geolab@sistemamuseo.it , callcenter@sistemamuseo.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0744 331293 , 0744 91855</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="270"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Citt di Castello</Comune><Cap>6012</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via del Modello</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.4564612,12.2384377</Georeferenziazione><Nome>Campanile cilindrico</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Ubicato al centro di Citt&amp;agrave; di Castello, poco distante dalla cattedrale dei Santi Florido e Amanzio, cui pure appartiene, il campanile cilindrico rappresenta uno dei simboli architettonici della citt&amp;agrave;. La sua struttura, cilindrica, richiama i campanili ravennati. I conci esterni ne indicano le diverse fasi costruttive: nella parte inferiore, XI &amp;ndash; XII secolo, sono pi&amp;ugrave; piccoli mentre in quella superiore, XIII &amp;ndash; XIV secolo, sono pi&amp;ugrave; grandi. La struttura, alta 43,50 m con un diametro medio di 7 m,&amp;nbsp; termina con un coronamento a cono in cui si trova la cella campanaria con tre campane. Recenti lavori di restauro ne consentono l&amp;#39;accesso attraverso un complesso sistema di scale e comodi pianerottoli che conducono sino alla cella campanaria, con coronamento a cono.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;a href='http://storicizzati.beniculturali.regione.umbria.it/resources/Depliant/CITTA%20CASTELLO-italiano.pdf'&gt;&lt;strong&gt;Scarica in PDF il d&amp;eacute;pliant del Museo&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.museoduomocdc.it|www.museoduomocdc.it</Sito web><Indirizzo email>museoduomo@tiscali.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 8554705</Numeri di telefono><Accessibilita>no</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="271"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Spoleto</Comune><Cap>6049</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Localit Monteluco</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.7231481,12.7534629</Georeferenziazione><Nome>Centro visita Monteluco</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Nata da un&amp;rsquo;iniziativa della locale sezione del WWF, la mostra promuove la conoscenza del cosiddetto Bosco Sacro della montagna spoletina, di cui si illustrano le testimonianze antropiche, storiche e religiose, nonch&amp;eacute; gli aspetti geologici, botanici e zoologici.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>antoinverni@yahoo.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0743 56133</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="272"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>San Venanzo</Comune><Cap>5010</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza Roma</Indirizzo><Numero civico>1</Numero civico><Georeferenziazione>42.868647,12.2692168</Georeferenziazione><Nome>Parco e museo vulcanologico di San Venanzo</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il Museo Vulcanologico si trova all&amp;rsquo;interno del centro storico di San Venanzo, suggestivo borgo a confine tra il territorio del medio Tevere e l&amp;rsquo;Orvietano. Il palazzo che ospita il Museo risale ai primi anni del XIX secolo, ed &amp;egrave; attiguo alla ex villa Faina. Il Museo e l&amp;rsquo;attiguo Parco meritano una visita per la particolarit&amp;agrave; della raccolta e soprattutto dell&amp;rsquo;area in cui sorge. Tra i reperti pi&amp;ugrave; importanti conservati all&amp;rsquo;interno del percorso espositivo si segnalano in particolare la Venanzite, roccia molto rara derivata dal consolidamento della lava, l&amp;rsquo;uovo di dinosauro ed il cranio di Elephas meridionalis, rinvenuto nei pressi dell&amp;rsquo;area. Il Parco si snoda invece attraverso un percorso di circa 2 km lungo il quale i visitatori possono ripercorrere la storia del vulcano e, tra le altre cose, ammirare i resti di un cava di macine in pietra a testimonianza delle antiche attivit&amp;agrave; estrattive della zona. Il Museo e il Parco si trovano in un&amp;rsquo;area caratterizzata dalla presenza di tre piccoli vulcani, di circa 500 m di diametro e 30 m di altezza, attivi 265.000 anni fa. Lo scopo primario dell&amp;rsquo;esposizione &amp;egrave; quindi quello di illustrare il significato geologico e ambientale di eruzioni verificatesi nell&amp;rsquo;area di San Venanzo mettendole in relazione con i fenomeni vulcanici in generale. Il percorso si articola in quattro sale espositive nelle quali sono conservati materiali di particolare interesse tra i quali spicca la Venanzite, roccia derivata dal consolidamento di lava la cui composizione &amp;egrave; pressoch&amp;eacute; unica al mondo e che ha contribuito a diffondere il nome della piccola cittadina nel mondo. Da menzionare &amp;egrave; anche l&amp;rsquo;uovo di dinosauro proveniente dalla Cina ed il cranio di Elephas meridionalis, rinvenuto nei pressi dell&amp;rsquo;area. Lo scopo del museo &amp;egrave; anche quello di fornire al visitatore un&amp;rsquo;adeguata conoscenza delle rocce e delle morfologie vulcaniche che andr&amp;agrave; poi direttamente ad osservare nel Parco. &amp;Egrave;, quest&amp;rsquo;ultimo, un vero e proprio museo all&amp;rsquo;aria aperta realizzato sulla grande colata di Venanzite il cui percorso si snoda, per una lunghezza di circa 2 Km, all&amp;rsquo;interno della colata stessa grazie allo svuotamento del corpo lavico, avvenuto negli anni settanta. Durante la visita &amp;egrave; possibile osservare coni, crateri, colate laviche ed alcune rocce e minerali rari.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1MUSEIINRETE/297f7d0c-dd10-48eb-94fb-1ec660da84d1'&gt;Musei in Rete per il Territorio&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;a href='http://storicizzati.beniculturali.regione.umbria.it/resources/Depliant/Museo%20di%20vulcanologia%20di%20San%20Venanzo%20.pdf'&gt;&lt;strong&gt;Scarica in PDF il d&amp;eacute;pliant del Museo&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.parcomuseovulcanologico.com|www.parcomuseovulcanologico.com</Sito web><Indirizzo email>info@parcovulcanologico.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 875482 , 075 875123 , 384 8033116 , 3341546609</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="273"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Assisi</Comune><Cap>6081</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via San Francesco</Indirizzo><Numero civico>12</Numero civico><Georeferenziazione>43.0729137,12.609457</Georeferenziazione><Nome>Pinacoteca comunale - Palazzo Vallemani</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il museo si trova nel centro storico di Assisi, a pochi passi dalla Basilica di San Francesco. Il palazzo fu residenza seicentesca della nobile famiglia Giacobetti, prima, e Vallemani, poi. Ha ospitato la Biblioteca Comunale, Istituti Superiori e l&amp;#39;Accademia Properziana del Subasio. La raccolta &amp;egrave; nata a fine Ottocento con l&amp;#39;intento di preservare il patrimonio artistico cittadino, in molti casi esposto alle intemperie. Il visitatore pu&amp;ograve; quindi osservare un aspetto &amp;ldquo;insolito&amp;rdquo; di Assisi legato alla sua evoluzione politica e civile, oltre che religiosa. Riallestita nel 2007 nel seicentesco Palazzo Vallemani, la pinacoteca raccoglie dipinti compresi tra il XIII e il XVI secolo per lo pi&amp;ugrave; provenienti da edifici pubblici, edicole viarie, porte urbiche, sedi di confraternite e ospedali cittadini. Tra le opere di maggior pregio vi &amp;egrave; una Maest&amp;agrave; attribuita a Giotto, proveniente dal Palazzo del Capitano del Popolo, un gonfalone di Niccol&amp;ograve; di Liberatore detto l&amp;rsquo;Alunno e la Vergine col Bambino, staccata da porta San Giacomo, attribuita al giovane Perugino. Sono inoltre presenti affreschi di Ottaviano Nelli, Andrea e Tiberio d&amp;rsquo;Assisi, tele di Dono Doni, Giacomo Giorgetti e Cesare Sermei. Ampio spazio &amp;egrave; dedicato ai maestri giotteschi: una sala ospita le opere di Puccio Capanna, tra cui la pregevole Madonna col Bambino e san Francesco proveniente da porta San Rufino. Al piano terra del palazzo &amp;egrave; allestita una sala multimediale che documenta la storia della citt&amp;agrave; attraverso la sua evoluzione urbanistica.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>palazzovallemani@operalaboratori.com</Indirizzo email><Numeri di telefono>3386024941</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="274"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Campello sul Clitunno</Comune><Cap>6042</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Strada Provinciale Flaminia, Km 139</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.8300014,12.7692466</Georeferenziazione><Nome>Tempietto sul Clitunno</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il tempietto del Clitunno, piccolo sacello a forma di tempio, si trova nel comune di Campello sul Clitunno, nella frazione di Pissignano, lungo il declivio del colle di S. Benedetto dominante la valle spoletina. Considerato uno tra i pi&amp;ugrave; interessanti monumenti altomedievali dell&amp;rsquo;Umbria, &amp;egrave; tra i sette gioielli dell&amp;rsquo;arte e dell&amp;rsquo;architettura longobarda in Italia che sono stati di recente inseriti nella prestigiosa lista del Patrimonio mondiale dell&amp;rsquo;Unesco. Tra gli elementi pi&amp;ugrave; attraenti della visita vi &amp;egrave; la suggestiva posizione, gi&amp;agrave; descritta da Plinio il Giovane come un luogo coperto da &amp;ldquo;antichi e ombrosi cipressi ai cui piedi scaturisce una fonte che forma un laghetto&amp;rdquo;. L&amp;rsquo;edificio, che riutilizza elementi architettonici di et&amp;agrave; romana pertinenti forse alle strutture di un precedente santuario intitolato al dio Clitumnus (divinit&amp;agrave; identificata con Giove), ha la forma di un tempietto classico: poggia su alto podio con fronte costituita da quattro colonne corinzie (pronao tetrastilo) che sorregge la trabeazione su cui corre l&amp;rsquo;iscrizione che dedica la chiesa al &amp;ldquo;Dio degli angeli&amp;rdquo;. L&amp;rsquo;interno, cui si accede mediante due scalinate laterali, ha l&amp;rsquo;abside con complessa decorazione dove si uniscono scultura a rilievo (in origine policroma) e affreschi di tema cristiano (Cristo benedicente, san Pietro, san Paolo, Angeli con Croce Gemmata), datati all&amp;rsquo;VIII secolo d.C. La piccola edicola-tabernacolo al centro dell&amp;rsquo;abside reimpiega elementi scultorei del I secolo d.C. Ritenuto a lungo un sacello romano, l&amp;rsquo;edificio &amp;egrave; stato oggetto di numerose interpretazioni riguardo le sue fasi costruttive. Una prima proposta di datazione lo vede innalzato nel IV &amp;ndash; V secolo d.C., come chiesa intitolata a S. Salvatore. Recenti studi, invece, hanno permesso di circoscrivere la cronologia dell&amp;rsquo;edificio all&amp;rsquo;et&amp;agrave; longobarda, con un&amp;rsquo;oscillazione tra gli inizi del VII ed il pieno VIII secolo.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.comune.campello.pg.it|www.comune.campello.pg.it</Sito web><Indirizzo email>sba-umb@beniculturali.it , tempiettodelclitunno@sistemamuseo.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0743 275085</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="275"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Perugia</Comune><Cap>6121</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via del Melo</Indirizzo><Numero civico>34</Numero civico><Georeferenziazione>43.1144652,12.3911366</Georeferenziazione><Nome>Officina della scienza e della tecnologia (POST)</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il Centro &amp;egrave; situato a Perugia nelle immediate adiacenze dell&amp;rsquo;arco Etrusco e di piazza Grimana, dove ha sede l&amp;#39;Universit&amp;agrave; per Stranieri. Il POST rappresenta il punto di riferimento in Umbria per esplorare l&amp;rsquo;universo della cultura scientifica, installata in spazi espositivi piacevoli e vivaci dove il pubblico di qualsiasi et&amp;agrave; pu&amp;ograve; prendere contatto con i metodi e gli oggetti della scienza. Un gruppo esperto in didattica della scienza rappresenta un supporto costante alla visita, volta ad appassionare e facilitare la comprensione delle materie scientifiche. Inaugurato nel 2003, &amp;egrave; articolato in tre principali sezioni. La prima (Zona Exhibit) ospita 17 installazioni interattive. Qui il pubblico pu&amp;ograve; sperimentare in prima persona alcuni fenomeni naturali (suono, luce, colore e molti altri fenomeni legati alle onde) e compiere esperienze legate alle illusioni acustiche ed ottiche. Un&amp;rsquo;altra sezione (Galleria delle Immagini) &amp;egrave; dedicata alle mostre temporanee su temi di grande attualit&amp;agrave; in modo che grandi e piccoli possano essere informati sulle nuove frontiere della scienza, attraverso esposizioni interattive, testi di approfondimento e immagini spettacolari. Infine l&amp;rsquo;aula didattica dove vengono proposti approfondimenti dei diversi punti illustrati nelle altre sezioni da svolgere in modo autonomo con kit di lavoro e strumenti alla mano.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1MAPP/9b81e0fa-2e70-4a52-adb5-904499da6c3c'&gt;MAPp MuseiAppPerugia&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/pieghevole+POST.pdf/e07f182d-66d2-4617-ad8e-9d79e940c075'&gt;VEDI LA SCHEDA&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;  &amp;nbsp;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.perugiapost.it|www.perugiapost.it</Sito web><Indirizzo email>info@perugiapost.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 5736501</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="276"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Citt della Pieve</Comune><Cap>6062</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Beato Giacomo Villa</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.951317,12.0045587</Georeferenziazione><Nome>Museo Civico - Diocesano  ex Chiesa di Santa Maria dei Servi</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il museo civico - diocesano di Citt&amp;agrave; della Pieve &amp;egrave; ospitato nella ex chiesa di Santa Maria dei Servi, costruita nella seconda met&amp;agrave; del XIII secolo e rinnovata in stile barocco tra XVII e XVIII secolo. L&amp;#39;edificio conserva la frammentaria Deposizione della croce realizzata da Pietro Vannucci detto il Perugino nel 1517 e dipinti del XVI e XVIII secolo che ornano gli altari barocchi delle cappelle laterali. In un vano sottostante, a crociera gotica, sono ospitate tele di propriet&amp;agrave; ecclesiastica che documentano la pittura a Citt&amp;agrave; della Pieve tra il XVI e il XVII secolo. Il museo &amp;egrave; parte di un circuito museale che si articola lungo un percorso cittadino che include l&amp;#39;oratorio di Santa Maria dei Bianchi, palazzo della Corgna, il Museo Civico Diocesano di Santa Maria dei Servi, la cattedrale, la chiesa di San Pietro e l&amp;#39;oratorio di San Bartolomeo.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto &lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1_presentazione+aggiornata+GTT/6bd6416c-db5c-451b-b3a5-40b75cad49e8'&gt;Gran Tour Trasimeno 2.0&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>https://www.cittadellapieve.org/museo-civico-diocesano-santa-maria-servi/|https://www.cittadellapieve.org/museo-civico-diocesano-santa-maria-servi/</Sito web><Indirizzo email>info@cittadellapieve.org</Indirizzo email><Numeri di telefono>0578 298840</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="277"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Todi</Comune><Cap>6059</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza del Popolo</Indirizzo><Numero civico>29/30</Numero civico><Georeferenziazione>42.782005,12.406463</Georeferenziazione><Nome>Museo - Pinacoteca comunale</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il museo si trova a Todi sul lato orientale di piazza del Popolo, una delle pi&amp;ugrave; belle piazze d&amp;#39;Italia, fulcro politico e religioso della citt&amp;agrave;. Il museo ha sede all&amp;#39;ultimo piano dei palazzi del Podest&amp;agrave; e del Capitano del Popolo che furono uniti da un cavalcavia in epoca seicentesca. Il palazzo del Podest&amp;agrave; &amp;egrave; detto del Comune e fu iniziato nel 1213 su modello dei palazzi comunali dell&amp;#39;Italia settentrionale. Il palazzo del Capitano del Popolo risale al 1293 e la sua costruzione si protrasse fin oltre il 1301. Il museo venne istituito nel 1871 e trov&amp;ograve; inizialmente sede nella sala del Capitano, oggi sala del Consiglio, nel palazzo del Capitano. Riordinato e riaperto al pubblico nel 1997, il percorso al suo interno prevede inizialmente la visita al museo della citt&amp;agrave; che comprende oggetti che illustrano le fasi salienti della storia tuderte. Seguono cinque sezioni tipologiche. Nella prima, quella archeologica, sono presentate ceramiche attiche a figure rosse e nere, oggetti adibiti ad uso domestico o ad ornamento femminile e bronzetti votivi, testimonianza degli stretti legami commerciali tra Todi e la vicina Volsinii (Orvieto). La seconda sezione, quella numismatica, comprende monete preromane, greche, romane repubblicane e imperiali, ostrogote, bizantine, medievali e moderne, per un totale di 1475 esemplari di cui 130 pezzi realizzati dalla zecca di Tuder. Segue la sezione dei tessuti, ove sono esposti paramenti sacri e manufatti artigianali di varie epoche e provenienze. La sezione della ceramica, che comprende vasellame, prevalentemente di uso comune, che va dall&amp;#39;VIII al XVIII secolo, &amp;egrave; ospitata in una splendida sala decorata con i ritratti degli uomini illustri di Todi, un affresco della citt&amp;agrave; con il suo territorio di Pietro Paolo Sensini e la leggenda della fondazione della citt&amp;agrave; del fabrianese Ignazio Mei. In Pinacoteca, oltre alla grande pala d&amp;#39;altare di Giovanni di Pietro detto lo Spagna, uno dei pi&amp;ugrave; importanti discepoli del Perugino, raffigurante L&amp;#39;Incoronazione della Vergine, si conservano numerose tele seicentesche che documentano i diretti rapporti tra la cultura figurativa locale e Roma.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto &lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.humbria2o.it/'&gt;HUmbria2O&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;a href='http://www.regione.umbria.it/documents/18/18607360/Museo+civico.+Raccolta+archeologica+di+Todi+.pdf/c497d730-3579-4f79-ac12-40712ebbfa66'&gt;&lt;strong&gt;Scarica in PDF il d&amp;eacute;pliant della Raccolta archeologica&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;a href='http://www.regione.umbria.it/documents/18/18607360/Todi-MUseo+civico.+Pinacoteca.pdf/46706965-7e64-4aff-9de6-4e918e5a027b'&gt;&lt;strong&gt;Scarica in PDF il d&amp;eacute;pliant della Pinacoteca&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>iat.todi@coopculture.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 8956227</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="278"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>San Giustino</Comune><Cap>6016</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Loc. Selci Lama - Viale F. Nardi</Indirizzo><Numero civico>12</Numero civico><Georeferenziazione>43.5132612,12.1957056</Georeferenziazione><Nome>Stabilimento tipografico 'Pliniana'</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;ll museo si trova in localit&amp;agrave; Selci-Lama, tra Citt&amp;agrave; di Castello e San Giustino, presso lo Stabilimento Tipografico &amp;ldquo;Pliniana&amp;rdquo;. Attraverso strumentazioni e macchinari d&amp;rsquo;epoca si ripercorre la storia e l&amp;rsquo;attivit&amp;agrave; dell&amp;rsquo;azienda che nel tempo si &amp;egrave; pregiata di stampare per importanti case editrici ed Istituti Pubblici e Religiosi. Il museo &amp;egrave; ubicato all&amp;rsquo;interno dello Stabilimento Tipografico &amp;ldquo;Pliniana&amp;rdquo; fondato nel 1913 da Don Ruggero Fiordelli. Al suo interno vengono conservate tutte le strumentazioni e i macchinari d&amp;#39;epoca, quali: caratteri in piombo in casse, modello francese in lingua Greca, Lituana, Cirillica, segni per la composizione di formule algebriche e chimiche, clichet in zinco sia al tratto che a retino, alcuni dei quali raffiguranti piantine di intere citt&amp;agrave;. Inoltre sono esposti, in perfetto stato di conservazione e di funzionamento, una tastiera Monotype, una fonditrice Monotype, una Linotype con relativo corredo di matrici e strumenti di precisione per la misurazione dei caratteri (Micrometro), una macchina da stampa tipografica Mussano &amp;amp; Sisto, una perforatrice con cui si allestivano i bollettini postali, un tagliafili di ottone e un tirabozze.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto &lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1RIM/e111d0e7-e5af-48cf-89c3-1f032bf4cf31'&gt;RIM - Rete Interattiva Museale Altotevere&lt;/a&gt;.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;a href='http://storicizzati.beniculturali.regione.umbria.it/resources/Depliant/ARTE%20TIPOGRAFICA-italiano.pdf'&gt;&lt;strong&gt;Scarica in PDF il d&amp;eacute;pliant del Museo&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.pliniana.it|www.pliniana.it</Sito web><Indirizzo email>info@pliniana.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 8582115</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="279"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Narni</Comune><Cap>5035</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Aurelio Saffi</Indirizzo><Numero civico>1</Numero civico><Georeferenziazione>42.519457,12.514548</Georeferenziazione><Nome>Museo della citt in Palazzo Eroli</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il museo Eroli si trova nel centro storico di Narni, nel terziere di Fraporta, a fianco della chiesa di San Francesco, alle spalle del trecentesco palazzo del Podest&amp;agrave;. E&amp;rsquo; facilmente raggiungibile dal parcheggio del Suffragio, adiacente alle mura della citt&amp;agrave;, collegato al centro da ascensori. L&amp;rsquo;edificio, cos&amp;igrave; come &amp;egrave; giunto ai nostri giorni, nasce come palazzo signorile della nobile famiglia locale degli Eroli la quale, forse tra il 1600 e il 1700, opera un progressivo accorpamento di propriet&amp;agrave; immobiliari preesistenti, legate successivamente da una facciata che ne fa un &amp;ldquo;palazzo&amp;rdquo; di citt&amp;agrave;. Il percorso museale si articola su tre piani. Il primo piano &amp;egrave; dedicato alla preistoria del territorio. Dalle testimonianze dei resti fossili di animali e di utensili rinvenuti nel territorio si prosegue scoprendo la Narnia Romana e, sempre attraverso la raccolta archeologica, si &amp;egrave; guidati fino alla fase medievale della citt&amp;agrave;. In questa sezione si approfondisce anche la vita dell&amp;#39;illustre capitano di ventura Erasmo da Narni, detto il Gattamelata. Videoproiezioni su maxi schermi al plasma, musiche evocative e pannelli che vogliono sollecitare l&amp;#39;emotivit&amp;agrave; del visitatore, proiettandolo nella storia del territorio, accompagnano verso la sezione pinacoteca ove &amp;egrave; possibile ammirare, tra l&amp;#39;altro, una pala di altare con l&amp;rsquo;Incoronazione della Vergine di Domenico Ghirlandaio e l&amp;#39;Annunciazione di Benozzo Gozzoli, entrambe commissionate dal Cardinale Berardo Eroli, massimo esempio di mecenatismo a Narni nel 1400. Vi sono allestite, corredate da innovativi ausili didattici, opere d&amp;rsquo;arte di artisti prevalentemente locali che raccontano l&amp;#39;evoluzione artistica della vicenda narnese dal quattordicesimo al diciottesimo secolo. Una sala dedicata ospita la donazione del collezionista Ing. Edoardo Martinori al Comune di Narni negli anni Trenta e comprende un sarcofago ligneo e una mummia egizia con ricca decorazione in cartonnage. Nei 2700 metri quadrati di palazzo Eroli, che oltre all&amp;#39;area espositiva del museo ha anche aree destinate a vari eventi culturali, &amp;egrave; ospitato anche un fornito bookshop con sezione ludico-didattica per ragazzi.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1LAVALLEINCANTATA/a82a876a-2b87-46a1-83a6-17fc9cdfc8cc'&gt;LA VALLE INCANTATA&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href='http://storicizzati.beniculturali.regione.umbria.it/resources/Depliant/NARNI-italiano.pdf'&gt;Scarica in PDF il d&amp;eacute;pliant del Museo&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>narni@sistemamuseo.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0744 717117</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="280"><Tipologia>Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Bettona</Comune><Cap>6084</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza Cavour</Indirizzo><Numero civico>3</Numero civico><Georeferenziazione>43.0133461,12.4845264</Georeferenziazione><Nome>Museo della citt</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il Museo della citt&amp;agrave; si affaccia in piazza Cavour, fulcro del centro storico di Bettona. Comprende la sezione archeologica, a piano terra del palazzo Biancalana, dove si trova l&amp;#39;ingresso, e la Pinacoteca, al primo piano del palazzo del Podest&amp;agrave;. Riallestita nel 1996, la pinacoteca occupa il trecentesco palazzo del Podest&amp;agrave;, notevolmente rimaneggiato nel tempo e restaurato in stile nel secolo scorso, e alcuni ambienti della residenza della famiglia Biancalana, edificio ottocentesco in stile neoclassico. Lungo la scala esterna, gli stemmi pontifici e gli affreschi della Maest&amp;agrave; e Santi e dei Santi Pietro e Paolo attestano il lungo periodo di subordinazione della citt&amp;agrave; al dominio dello Stato della Chiesa. La raccolta, formatasi dal 1904 per lo pi&amp;ugrave; con opere demaniate e lasciti di famiglie locali, comprende materiale di vario genere e strettamente legato alla storia locale. Tra le molte opere si segnalano il Sant&amp;rsquo;Antonio di Padova e la Madonna della Misericordia con i Santi Stefano, Girolamo e committenti di Pietro Vannucci detto il Perugino, il San Michele Arcangelo di Fiorenzo di Lorenzo, l&amp;rsquo;Adorazione dei pastori di Dono Doni, la Madonna in gloria e Santi di Jacopo Siculo, i Santi Pietro e Paolo di Giuseppe Ribera detto lo Spagnoletto e la terracotta invetriata raffigurante Sant&amp;rsquo;Antonio di Padova riconducibile all&amp;rsquo;ambiente dei Della Robbia. La sezione archeologica espone materiali di epoca preromana (umbri ed etruschi) e romana provenienti dal territorio di Bettona: terrecotte architettoniche, ceramiche, iscrizioni, urne e cippi funerari e una magnifica testa marmorea di Afrodite della media et&amp;agrave; imperiale.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Nel 2021 le collezioni del museo si sono arricchite di un esemplare scultoreo ad opera di Antonio Canova. Si tratta di un busto in gesso marmorizzato realizzato&amp;nbsp;dal celebre artista nel 1812. Il busto, fa parte di una serie di otto autoritratti scultorei finora ritrovati&amp;nbsp;che Canova scolp&amp;igrave; al fine di regalarli ai suoi estimatori. L&amp;rsquo;opera giunse a Bettona presumibilmente&amp;nbsp;come lascito della famiglia Preziotti, proprietaria di un palazzo in&amp;nbsp;citt&amp;agrave;. Il busto &amp;egrave; stato rinvenuto nei depositi comunali del complesso di San Crispolto di Bettona dallo studioso veneziano Guerino Lovato ed &amp;egrave; stato&amp;nbsp;oggetto di un accurato restauro grazie progetto realizzato dal Comune di Bettona &amp;ldquo;Valorizzare Bettona attraverso i suoi beni culturali &amp;ndash; Restauro del Busto di Canova&amp;quot;. &amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il Museo aderisce ai&amp;nbsp;progetti&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.youtube.com/watch?v=0Zkmh0PhVCs'&gt;UMBRIA BOX&lt;/a&gt;&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;e&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/25569814/Bettona/ea5d6dd9-ca39-4793-95ba-c54078b2a550' target='_blank'&gt;UMBRIA TIME TRAVEL BOX&lt;/a&gt;.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;a href='http://storicizzati.beniculturali.regione.umbria.it/resources/Depliant/Museo%20civico.%20Raccolta%20storico-artistica%20di%20Bettona.pdf'&gt;&lt;strong&gt;Scarica in PDF il d&amp;eacute;pliant del Museo&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Scarica la Digital Edition&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt; per &lt;a href='https://apps.apple.com/it/app/bettona-umbria-musei-digital/id952363099'&gt;Apple &lt;/a&gt;- &lt;a href='https://play.google.com/store/apps/details?id=it.sesinet.ebook.museibettona'&gt;Android&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.umbriaterremusei.it|www.umbriaterremusei.it</Sito web><Indirizzo email>bettona@sistemamuseo.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>340 9655050 , 075/987347</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="281"><Tipologia>Museo , Area archeologica</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Todi</Comune><Cap>6059</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via del Monte</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.7820368,12.4056002</Georeferenziazione><Nome>Cisterne romane</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Le cisterne si trovano sotto la Piazza del Popolo, corrispondente all&amp;#39;area pubblica di et&amp;agrave; romana (forum), dove oggi affacciano i principali edifici pubblici e religiosi di Todi. Rappresenta il principale monumento di ingegneria idraulica della citt&amp;agrave; progettato in epoca romana, che il visitatore potr&amp;agrave; esplorare attraverso un suggestivo percorso nella Todi sotterranea, alla scoperta del patrimonio culturale ipogeo. Il complesso monumentale &amp;egrave; costituito da due cisterne gemelle. Quella orientale si estende lungo palazzo del Capitano (sede del museo - pinacoteca) e sotto il palazzo dei Priori; la seconda cisterna, parallela alla prima, si sviluppa sotto il tratto iniziale di via del Monte per poi proseguire sotto via della valle Inferiore e via Mazzini. Analoghe per struttura e dimensione, hanno una pianta rettangolare (50x8m) suddivisa internamente da dodici ambienti comunicanti. Quest&amp;rsquo;opera di ingegneria idraulica, che serviva a rifornire di acqua il colle, forma il ricco patrimonio sotterraneo della citt&amp;agrave;, costituito da una fitta rete di pozzi, gallerie e cisterne di ogni epoca. Coeve alla sistemazione della piazza forense, subirono un primo intervento di restauro databile all&amp;rsquo;inizio del II secolo d.C.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.coopculture.it</Sito web><Indirizzo email>iat.todi@coopculture.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>848 004 000</Numeri di telefono><Accessibilita>no</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="282"><Tipologia>Museo , Area archeologica</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Perugia</Comune><Cap>6121</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Assisana - Ponte San Giovanni</Indirizzo><Numero civico>53</Numero civico><Georeferenziazione>43.0893057,12.4244106</Georeferenziazione><Nome>Necropoli del Palazzone e Ipogeo dei Volumni</Nome><Descrizione>La necropoli  oggi situata in unarea archeologica attrezzata, con percorsi visita e un Antiquarium che accoglie alcuni reperti e mostre tematiche sugli aspetti della vita quotidiana e sociale degli Etruschi. Il cimitero, collocato a circa 7 km a sud est di Perugia, nella moderna frazione di Ponte San Giovanni, era collegato ad un insediamento posto a controllo di una parte della sottostante valle del Tevere. Composta da circa 200 tombe a camera scavate nel terreno naturale, nella necropoli si distingue, per la complessit dellarticolazione interna e impegno decorativo, lipogeo dei Volumni, appartenuto alla ricca famiglia dei Velimna  Volumni. Il sepolcro, uno degli esempi pi significativi dellarchitettura funeraria di et ellenistica, riproduce la pianta canonica di una casa romana, che accoglieva, allinterno dellambiente principale (tablinum) sette deposizioni, tutte entro urne recanti sul coperchio la raffigurazione quasi ritrattistica del defunto. La necropoli risale in maggioranza allet ellenistica  (tra il III e I secolo a.C), mentre un piccolo nucleo di cinque tombe, dislocato in due zone diverse,  di et arcaica (seconda met del VI  inizi V secolo a.C.).</Descrizione><Sito web>www.archeopg.arti.beniculturali.it|www.archeopg.arti.beniculturali.it</Sito web><Indirizzo email>drm-umb.ipogeovolumni@cultura.gov.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 393329 , 075 397969</Numeri di telefono><Accessibilita>in parte</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="283"><Tipologia>Museo , Area archeologica</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Spoleto</Comune><Cap>6049</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Sant'Agata</Indirizzo><Numero civico>18/a</Numero civico><Georeferenziazione>42.733725,12.7346424</Georeferenziazione><Nome>Museo archeologico nazionale e teatro romano</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;&lt;img src='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/logo_orizzontale_ita_colore+%281%29.jpg/e1fc60ce-2ec7-4319-8f50-4e1ee4fc2041?t=1658922943098' style='float:left; height:84px; margin:20px 22px; width:200px' /&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;Il Museo ha ottenuto il riconoscimento&amp;nbsp;&lt;a href='https://www.umbriacultureforfamily.it' target='_blank'&gt;&lt;strong&gt;Umbria Culture for Family&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&amp;nbsp;per i servizi e le attivit&amp;agrave; che offre alle famiglie con ragazzi di 0-14 anni.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo ha sede all&amp;#39;interno dell&amp;#39;ex monastero di Sant&amp;#39;Agata, nell&amp;rsquo;isolato meridionale del centro storico di Spoleto, costituito dall&amp;rsquo;incontro delle odierne vie Monterone e Sant&amp;rsquo;Agata, in un&amp;rsquo;area occupata in epoca romana dal teatro. Un tempo fu la sede di un monastero intitolato a Sant&amp;rsquo;Agata, sorto alla fine del XIV secolo sui resti del teatro romano (I secolo a. C) la cui scena fu fortemente alterata dalla costruzione dell&amp;rsquo;edificio religioso. Inaugurato nel 1985, il museo si articola su pi&amp;ugrave; livelli adattando l&amp;#39;esposizione all&amp;#39;architettura dell&amp;#39;edificio storico. &amp;Eacute; in corso un progetto organico di rinnovamento espositivo, che ha gi&amp;agrave; completato (2008) una prima sezione di questo nuovo percorso espositivo. Attraverso reperti provenienti anche dalle ricerche pi&amp;ugrave; recenti sono documentate le prime attestazioni della presenza umana nell&amp;rsquo;area della rocca e del centro storico, risalenti all&amp;rsquo;et&amp;agrave; del bronzo e lo sviluppo dell&amp;rsquo;insediamento nella fase umbra, testimoniato soprattutto dai ricchi corredi di VII-VI sec. a.C. della necropoli di Piazza d&amp;rsquo;Armi. Al secondo piano del Museo sono esposti reperti provenienti dalla Valnerina, un territorio che fu sempre in stretto rapporto con Spoleto. Si segnalano in particolare i cinerari dell&amp;rsquo;et&amp;agrave; del bronzo finale dalla necropoli di Monteleone di Spoleto, i reperti dai santuari di Montefranco, i corredi funebri dalla necropoli ellenistica e romana di Norcia. Provengono dal medesimo territorio anche molti dei reperti della collezione Canzio Sapori, recentemente donata allo Stato. Tra di essi si segnalano un cinerario ad impasto con decorazione geometrica da Ponte di Cerreto e un notevole ritratto maschile tardorepubblicano da Ferentillo Nella sezione dedicata all&amp;rsquo;illustrazione del teatro romano sono esposte le sculture decorative rinvenute nel monumento durante gli scavi degli anni Cinquanta del Novecento, tra cui una statua di Aura (personificazione della brezza leggera), rilavorata come Venere; riconosciuta da studi recenti come un originale marmoreo greco di V secolo a.C., &amp;egrave; stata rilavorata in et&amp;agrave; romana per adattarla alle fattezze della dea genitrice della dinastia giulio-claudia. L&amp;rsquo;interesse di tale scoperta &amp;egrave; accresciuto dalla rarit&amp;agrave; degli originali statuari greci che, prevalentemente, ci sono noti attraverso le molteplici copie fatte dai romani. Il teatro, che &amp;egrave; parte integrante della visita del museo, &amp;egrave; databile al I sec. a.C. e in parte venne incorporato in edifici posteriori, subendo un parziale smantellamento in epoca medievale. Sistematici interventi di restauro, iniziati negli anni Cinquanta, hanno permesso il recupero dell&amp;#39;intero complesso ripristinando le gradinate. Il piano inferiore &amp;egrave; comunque ben conservato, con l&amp;#39;ambulacro ancora percorribile. Durante le manifestazioni connesse al Festival dei Due Mondi, il teatro &amp;egrave; utilizzato per gli spettacoli.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;a href='http://storicizzati.beniculturali.regione.umbria.it/resources/Depliant/Museo%20archeologico%20nazionale%20di%20Spoleto.pdf'&gt;&lt;strong&gt;Scarica in PDF il d&amp;eacute;pliant del Museo&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.polomusealeumbria.beniculturali.it|www.polomusealeumbria.beniculturali.it</Sito web><Indirizzo email>drm-umb.muspoleto@cultura.gov.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0743 223277</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="284"><Tipologia>Museo , Area archeologica</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Assisi</Comune><Cap>6081</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Portica</Indirizzo><Numero civico>2</Numero civico><Georeferenziazione>43.07142,12.614299999999957</Georeferenziazione><Nome>Foro romano e collezione archeologica</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Situata nella zona pi&amp;ugrave; centrale di Assisi, l&amp;#39;area museale si estende sotto l&amp;#39;attuale piazza del Comune, fulcro cittadino dove ancora oggi domina il tempio di Minerva e su cui affacciano i principali edifici pubblici medievali. L&amp;rsquo;area archeologica corrisponde alla cosiddetta terrazza centrale, una delle piattaforme monumentali realizzate nel II secolo a.C. contestualmente alla pianificazione della citt&amp;agrave; romana di Asisium. La terrazza, che per la centralit&amp;agrave; della sua posizione &amp;egrave; tradizionalmente ritenuta il foro della citt&amp;agrave;, &amp;egrave; dominata dal soprastante tempio di Minerva, una delle opere pi&amp;ugrave; integre dell&amp;rsquo;architettura religiosa romana, oggi visibile sul lato settentrionale della piazza. Il percorso, attualmente definito &amp;ldquo;Viaggio nell&amp;rsquo;antica piazza di Assisi&amp;rdquo;, prende avvio dall&amp;rsquo;ex cripta di San Niccol&amp;ograve;, sede sin dall&amp;rsquo;Ottocento della maggior parte delle epigrafi e urne rinvenute in citt&amp;agrave; e nel territorio circostante. Attraverso un corridoio rivestito da una pedana in vetro, che consente di apprezzare la sottostante pavimentazione originaria, si costeggia il muro di terrazzamento del tempio, lungo cui corre un&amp;rsquo;iscrizione monumentale che ricorda i lavori curati nel 30 a.C. dai magistrati supremi (quattuorviri) del municipio di Asisium. Lungo la parete opposta sono sistemate le steli funerarie e, al termine di un breve passaggio, il basamento che sorreggeva le statue dei Dioscuri, Castore e Polluce, figli di Giove. Proseguendo oltre, si raggiunge la cosiddetta sala delle Volte dove sono collocate statue marmoree restaurate, tra cui quella di un personaggio maschile seminudo del I secolo d.C. rinvenuta negli scavi dell&amp;rsquo;area.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;a href='http://storicizzati.beniculturali.regione.umbria.it/resources/Depliant/Museo%20Archeologico%20e%20Foro%20Romano%20di%20Assisi.pdf'&gt;&lt;strong&gt;Scarica in PDF il d&amp;eacute;pliant del Museo&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>fororomanoassisi@operalaboratori.com</Indirizzo email><Numeri di telefono>3386668941</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="285"><Tipologia>Museo , Area archeologica</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Perugia</Comune><Cap>6121</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Pascoli</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.11537562926465,12.38700619796737</Georeferenziazione><Nome>Mosaico di Santa Elisabetta</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il mosaico romano detto di santa Elisabetta, dal nome della chiesa nei pressi del quale venne scoperto, si trova oggi &amp;nbsp;inglobato all&amp;rsquo;interno del Dipartimento di Chimica, Biologia e Biotecnologie dell&amp;#39;Universit&amp;agrave; degli Studi di Perugia in via Pascoli, nella zona della Conca. Apparteneva ad un complesso termale realizzato fuori la cinta muraria etrusca, in un&amp;rsquo;area ricca di acque ed &amp;egrave; uno dei pi&amp;ugrave; importanti monumenti di et&amp;agrave; romana della citt&amp;agrave;. Il mosaico (m 14,10 x 8,10), realizzato in tessere bianche e nere e incorniciato da una doppia fascia di tessere nere che ne delimita i bordi, raffigura il mito di Orfeo nell&amp;rsquo;atto di ammansire le fiere con il suono della lira. La dovizia dei particolari anatomici presente nei quaranta animali delle specie pi&amp;ugrave; diverse rivela una tecnica di alto livello artistico eseguita da maestranze romane. Il complesso ebbe lunga vita e fu probabilmente trasformato in un edificio di culto cristiano, come testimonia la presenza di un&amp;rsquo;abside e, sulla superficie pavimentale in prossimit&amp;agrave; del rinoceronte, due segni a croce incisi. Lo stesso soggetto di Orfeo fu caro all&amp;rsquo;immaginario cristiano per il suo significato simbolico, paragonato allegoricamente alla parola di Dio che richiama gli uomini e li attira a s&amp;eacute;. L&amp;rsquo;abbandono definitivo dell&amp;rsquo;area avvenne in seguito di un incendio, verificatosi all&amp;rsquo;inizio del VI secolo d.C.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>-</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 585552</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="286"><Tipologia>Museo , Area archeologica</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Bevagna</Comune><Cap>6031</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Guelfa</Indirizzo><Numero civico>2A</Numero civico><Georeferenziazione>42.9340612,12.6085986</Georeferenziazione><Nome>Mosaico delle Terme romane</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;I resti delle terme romane si trovano all&amp;#39;estremit&amp;agrave; settentrionale di Bevagna, tra piazza Garibaldi e via delle Terme Romane. &amp;Egrave; una testimonianza ben conservata di un complesso pubblico pertinente alla citt&amp;agrave; romana di Mevania, attraversata in tutta la sua lunghezza dal ramo occidentale della via Flaminia, ricalcato nel tratto urbano dall&amp;#39;attuale allineamento corso Amendola-corso Matteotti. Il settore scavato ha restituito i resti di quattro ambienti relativi ad un vasto complesso termale di natura pubblica di Mevania, centro ricordato dagli itineriaria e dal geografo greco Strabone per la sua collocazione lungo il ramo occidentale della via Flaminia. Il vano principale, 12 x 6,75 metri, le cui pareti erano decorate da nicchie e da rivestimenti di lastre marmoree, presenta un ricco mosaico in bianco e nero a soggetto marino con al centro polipi, delfini e aragoste, databile all&amp;#39;inizio del II secolo d.C.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>prolocobevagna.it|prolocobevagna.it</Sito web><Indirizzo email>bevagnacultura@gmail.com</Indirizzo email><Numeri di telefono>334 6605577</Numeri di telefono><Accessibilita>in parte</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="287"><Tipologia>Museo , Area archeologica</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Corciano</Comune><Cap>6073</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Localit Strozzacapponi - Via Einaudi</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.072979,12.3166877</Georeferenziazione><Nome>Necropoli etrusca di Strozzacapponi</Nome><Descrizione> visitabile attraverso un percorso guidato ben attrezzato che valorizza alcune delle centinaia di tombe organizzate secondo un piano urbanistico preordinato: di analoga struttura e dimensione, presentano un dromos (corridoio) dotato di gradini che conduceva allingresso, chiuso da un grande lastrone. Il vano interno disponeva sui tre lati di banchine dove venivano collocate le urne o olle con le ceneri del defunto e i relativi corredi funebri. Al tradizionale ceto gentilizio si affianca un gran numero di personaggi di rango inferiore, liberi o schiavi affrancati. Limpianto di Strozzacapponi costituisce un perfetto esempio di necropoli organizzata secondo un preciso disegno. Il rito di sepoltura  quello dellincinerazione, normalmente utilizzato nel territorio perugino in et ellenistica. Il corpo del defunto veniva bruciato e le ceneri raccolte allinterno di urne di travertino  o di olle in ceramica. Le urne, alcune esposte presso lAntiquarium comunale di Corciano,  sono in genere lisce e, solo in alcuni casi,  presentano decorazioni scolpite arricchite da vivaci policromie.  Sui coperchi  spesso inciso il nome del defunto.  Utilizzata tra il III secolo e il I secolo a.C., era pertinente ad un insediamento collegato allattivit estrattiva nelle vicine cave di travertino in localit Santa Sabina.  La musealizzazione della necropoli si inserisce in un pi ampio progetto di percorso naturalistico-archeologico che include anche la necropoli di Fosso Rigo, utilizzata da artigiani dediti alla lavorazione della pietra.</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>cultura@comune.corciano.pg.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 5188255</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="288"><Tipologia>Museo , Area archeologica</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Terni</Comune><Cap>5100</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via dell'Anfiteatro</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.5594918,12.6437313</Georeferenziazione><Nome>Anfiteatro romano</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;L&amp;rsquo;Anfiteatro &amp;egrave; situato nel quartiere Duomo di Terni, quello meno interessato dalle trasformazioni di epoca moderna. Collocato al margine sud-occidentale dell&amp;rsquo;area urbana, &amp;egrave; il monumento di epoca romana meglio conservato della citt&amp;agrave;, tuttora in corso di scavo. Nonostante la sovrapposizione di strutture medievali e moderne (complesso del palazzo vescovile e della Curia, l&amp;rsquo;ex chiesa della Madonna del Carmine), l&amp;rsquo;edificio per spettacoli &amp;egrave; ancora apprezzabile in tutto il suo sviluppo ellittico (98.50 x 73 m), conservato in alzato fino a 10 metri. L&amp;rsquo;anfiteatro &amp;egrave; realizzato per lo pi&amp;ugrave; in opera reticolata, soprattutto bicroma con elementi piramidali (cubilia), di pietra sponga e di calcare disposti a filari alternati, che in origine accentuavano l&amp;rsquo;effetto decorativo delle parti a vista.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1LAVALLEINCANTATA/a82a876a-2b87-46a1-83a6-17fc9cdfc8cc'&gt;LA VALLE INCANTATA&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.caos.museum|www.caos.museum</Sito web><Indirizzo email>info@caos.museum</Indirizzo email><Numeri di telefono>0744 1031864</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="289"><Tipologia>Museo , Area archeologica</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Spoleto</Comune><Cap>6049</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via di Visiale</Indirizzo><Numero civico>9</Numero civico><Georeferenziazione>42.7341776,12.7377564</Georeferenziazione><Nome>Casa romana</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;&lt;br /&gt;  I resti della casa romana sono visitabili nei locali sotto il Municipio di Spoleto. La visita permette di conoscere l&amp;#39;organizzazione di una casa appartenente ai ceti pi&amp;ugrave; abbienti, diffusa in epoca romana, e di apprezzarne le ricche decorazioni pavimentali e parietali. La domus - l&amp;rsquo;abitazione signorile di epoca romana - all&amp;rsquo;epoca era situata sul terrazzamento superiore a quello della piazza del foro, in posizione ben visibile dal basso. Gli ambienti messi in luce sono tutti elegantemente decorati da pavimenti a mosaico, mentre meno conservata &amp;egrave; la decorazione pittorica. Centrata sull&amp;rsquo;atrio (atrium), rispetto allo schema canonico della casa romana presenta il peristilio (peristilium) il cortile colonnato della casa, che &amp;egrave; sul lato sinistro anzich&amp;eacute; sul retro del tablino (tablinium), la stanza pi&amp;ugrave; importante considerata lo &amp;ldquo;studio&amp;rdquo; del padrone. Attribuita al momento della scoperta (1885-1914) a Vespasia Polla, madre dell&amp;rsquo;imperatore Vespasiano, da un&amp;rsquo;iscrizione rinvenuta nell&amp;rsquo;area recante una dedica a Caligola da parte di una Polla, la domus possiede un apparato decorativo databile al I secolo d.C.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto &lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1CONNESSIONIMUSEALI/24da2855-ab54-498f-84f7-ab8959ab2c38'&gt;CONNESSIONI MUSEALI&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>spoleto@sistemamuseo.it , casaromana@sistemamuseo.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0743 40255</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="290"><Tipologia>Museo , Chiesa</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Corciano</Comune><Cap>6073</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>via del Serraglio</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.1294686,12.2858606</Georeferenziazione><Nome>Chiesa-Museo di San Francesco</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;La chiesa-museo si trova nel borgo di Corciano, appena fuori le mura della citt&amp;agrave;. La tradizione vuole che la chiesa sia stata eretta gi&amp;agrave; nel 1223 per ricordare e celebrare il passaggio di San Francesco d'Assisi a Corciano nel 1211, di ritorno dall&amp;rsquo;Isola Maggiore del Lago Trasimeno. Molto probabilmente, invece, la chiesa fu eretta alla fine del XIII, visto che il primo documento che la menziona risale al 30 settembre del 1300. Al suo interno &amp;egrave; possibile ammirare alcuni affreschi databili tra la fine del XIII secolo e gli inizi del XIV secolo, oltre che a opere di interessanti artisti come Orlando Merlini, Benedetto Bandiera, Lorenzo Sinibaldi, Giovanni Antonio Scaramuccia e Giuseppe Laudati. Sopra l&amp;rsquo;altare &amp;egrave; posizionata una tavola sagomata a croce, risalente all&amp;rsquo;XI secolo. Su di essa, a pi&amp;ugrave; riprese, fu dipinta l&amp;rsquo;immagine di Cristo tra San Giovanni Evangelista e la Vergine. L&amp;rsquo;esame condotto dalla Soprintendenza, infatti, ha evidenziato, sulla superficie pergamenacea, tre strati pittorici: il pi&amp;ugrave; antico risalirebbe alla prima met&amp;agrave; del Trecento, il successivo al tardo manierismo ed il terzo al XIX secolo.&lt;br /&gt;  Sotto il pavimento della chiesa sono ricavate 21 tombe familiari chiuse da lastre tombali dove sono riprodotti gli stemmi delle pi&amp;ugrave; importanti famiglie corcianesi. La chiesa &amp;egrave;  oggi sede di eventi ed esposizioni temporanee&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>cultura@comune.corciano.pg.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 5188255</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="291"><Tipologia>Museo , Chiesa</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Spello</Comune><Cap>6038</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza Matteotti</Indirizzo><Numero civico>18</Numero civico><Georeferenziazione>42.9898674,12.671962399999984</Georeferenziazione><Nome>Collegiata di Santa Maria Maggiore</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Fondata nell&amp;rsquo;XI-XII, la chiesa di Santa Maria Maggiore presenta una facciata risalente al 1644 realizzata in occasione dell&amp;rsquo;ampliamento dell&amp;rsquo;edificio. Da notare l&amp;rsquo;architrave, gli stipiti con bel fregio e girali d&amp;rsquo;acanto del portale, opera di lapicidi attivi tra i secc. XII-XIII tra Foligno e Bevagna e in parte attribuibili a maestranze spoletine. La chiesa &amp;egrave; a croce latina e presenta una navata con copertura a crociera. Nella seconda met&amp;agrave; del XVII &amp;egrave; stata corredata di ben sette altari e di una ricca decorazione a stucco. Sugli altari, numerose opere ascrivibili al sec. XVII. A destra dell&amp;rsquo;ingresso, altare marmoreo di Gaio Titieno Flacco (oggi utilizzato come acquasantiera) gi&amp;agrave; presente in Santa Maria Maggiore dal XV secolo, accanto battistero in marmo, a forma di pisside, opera di Gasparino da Val di Lugano (1509-1511). Lungo la parete sinistra si apre dopo il II altare sinistro, la Cappella Baglioni, commissionata nel 1500 da Troilo Baglioni all&amp;rsquo;artista Bernardino di Betto detto il Pinturicchio (Perugia, 1452 circa &amp;ndash; Siena, 11 dicembre 1513). Presenta un pavimento ricco di decorazioni maiolicate di Deruta del 1566. La cappella &amp;egrave; interamente decorata ad affresco dall&amp;rsquo;artista, a partire dalle vele della volta con le sibille Tiburtina, Eritrea, Europea, Samia sedute in trono; alla parete sinistra, l&amp;rsquo;Annunciazione con autoritratto e firma dell&amp;rsquo;artista. Alla parete di fondo, Adorazione dei pastori e arrivo dei Magi , alla parete destra , Disputa tra i dottori nel Tempio. Sempre lungo la parete sinistra da notare il pulpito rinascimentale in pietra arenaria di Simone da Campione (1545). L&amp;rsquo;altare maggiore coperto dal ciborio (o tribuna) in pietra caciolfa di Rocco di Tommaso da Vicenza (1515). Nei tondi; otto teste in terracotta di Giandomenico da Carrara: Profeti (1562). Ai pilastri che fiancheggiano l&amp;rsquo;abside due opere del Perugino, a sinistra &amp;ldquo;Piet&amp;agrave;, San Giovanni Evangelista, e la Maddalena&amp;rdquo;, asportato da sede ignota (opera datata 1521) e a destra &amp;ldquo; Madonna con Bambino, Santa Caterina d&amp;rsquo;Alessandria e San Biagio&amp;rdquo;, asportato da sede ignota (opera datata 1521).&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>cultura@comune.spello.pg.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0742 300034/9</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="292"><Tipologia>Museo , Chiesa</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Cascia</Comune><Cap>6043</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Porta Leonina</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.7185934,13.0161412</Georeferenziazione><Nome>Chiesa-museo di Sant'Antonio Abate</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Il museo &amp;egrave; attualmente chiuso al pubblico.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  La chiesa-museo di Sant&amp;rsquo;Antonio Abate si trova al centro di Cascia, subito fuori le mura cittadine, superata porta Orientale. Un tempo la chiesa di Sant&amp;#39;Antonio faceva parte di un complesso benedettino di antica origine, riedificato verso la fine del XIV secolo. La chiesa ha inoltre subito, dopo il rovinoso terremoto del 1703, un radicale intervento che ne ha alterato la struttura, risparmiando fortunatamente sia l&amp;rsquo;abside che il retrostante coro delle Monache. Oggi la chiesa, sconsacrata, &amp;egrave; diventata sede museale. Il presbiterio e il coro delle monache, rimasti inalterati nel tempo, nonostante le coperture di colore, conservano due interessanti cicli di affreschi. Il primo, nel presbiterio, raffigura Episodi della vita di Sant&amp;rsquo;Antonio Abate, a cui &amp;egrave; intitolata la chiesa, opera dell&amp;#39;anonimo Maestro della Dormitio di Terni, interessante artista umbro attivo tra la fine del XIV e l&amp;#39;inizio del XV secolo. Il secondo, con Storie della passione di Cristo, venne realizzato nel 1461 da Nicola da Siena, una delle pi&amp;ugrave; impegnative testimonianze del gusto narrativo tardogotico dell&amp;rsquo;autore. Il circuito museale di Cascia, inaugurato nel 1997, &amp;egrave; articolato nelle due sedi di palazzo Santi e chiesa di Sant&amp;rsquo;Antonio Abate. Quest&amp;#39;ultima era propriet&amp;agrave; dei benedettini e faceva parte di un antico complesso. All&amp;rsquo;interno della chiesa &amp;egrave; stato collocato anche il monumentale gruppo ligneo del Tobiolo e l&amp;rsquo;Angelo, della seconda met&amp;agrave; del XV secolo. Per l&amp;rsquo;indiscutibile pregio il gruppo scultoreo &amp;egrave; diventato simbolo dell&amp;rsquo;intero circuito museale. L&amp;#39;opera originariamente si trovava nella chiesa cittadina di Sant&amp;rsquo;Agostino, dove ornava l&amp;rsquo;altare dedicato all&amp;rsquo;arcangelo Raffaele. Recenti studi hanno attribuito l&amp;#39;opera a Domenico Indivini, gi&amp;agrave; noto come intagliatore del coro della basilica Superiore di San Francesco ad Assisi. Interessante, oltre al Tobiolo e l&amp;rsquo;Angelo, anche gli altari barocchi che ornano le pareti della chiesa, aggiunti durante il radicale intervento che la interess&amp;ograve; nel XVII secolo. Sull&amp;#39;altare maggiore si trova un tabernacolo ligneo dorato e intagliato a forma di tempietto a tre ordini. Nella controfacciata &amp;egrave; collocato un pregiatissimo organo del Seicento.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il Museo aderisce al progetto &lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.youtube.com/watch?v=0Zkmh0PhVCs'&gt;UMBRIA BOX&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>palazzosanti@libero.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0743 753055</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="293"><Tipologia>Museo , Palazzo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Citt di Castello</Comune><Cap>6012</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Albizzini</Indirizzo><Numero civico>1</Numero civico><Georeferenziazione>43.4584192,12.2404923</Georeferenziazione><Nome>Collezione Burri - Palazzo Albizzini</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il museo ha sede in palazzo Albizzini, nel centro storico di Citt&amp;agrave; di Castello. Il palazzo, del XV secolo, ha sobria architettura rinascimentale di ascendenza fiorentina. Della famiglia Albizzini si ha notizia fin dal XIV secolo, i suoi componenti sono stati protagonisti di rilievo nelle vicende storiche della citt&amp;agrave;. Sul loro altare, all&amp;#39;interno della chiesa di San Francesco, era lo Sposalizio della Vergine di Raffaello, oggi a Brera. Importante museo di arte contemporanea, &amp;egrave; aperto al pubblico dal 1981 e comprende 150 opere dell&amp;#39;artista (1915-1995) datate dal 1948 al 1985 suddivise in pittura, scultura, grafica e scenografia, ordinate cronologicamente da lui stesso in venti sale. L&amp;rsquo;esposizione, articolata su due piani, ripercorre interamente la vicenda artistica di Burri dagli esordi fino alle pi&amp;ugrave; complesse opere astratte dove la materia, spesso lacera e sofferente, diventa opera d&amp;rsquo;arte a se stante. L&amp;rsquo;attenzione verso i mutamenti naturali o indotti direttamente dall&amp;rsquo;artista su alcuni dei materiali usati come Catrami, Sacchi, Legni, Ferri, Plastiche, ne ricorda la formazione scientifica - Burri si laure&amp;ograve; in medicina nel 1940. Molto interessanti anche i bozzetti per le scenografie teatrali; nel 1975 firm&amp;ograve; le scene e i costumi per un&amp;rsquo;edizione del Tristano e Isotta di Wagner allestita per il Teatro Regio di Torino, la Fenice di Venezia e l&amp;rsquo;Opera di Roma. Le opere di grandi dimensioni, suddivise per cicli, sono esposte presso gli Ex Seccatoi del Tabacco.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto &lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1RIM/e111d0e7-e5af-48cf-89c3-1f032bf4cf31'&gt;RIM - Rete Interattiva Museale Altotevere&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;a href='http://storicizzati.beniculturali.regione.umbria.it/resources/Depliant/Collezioni%20Burri%20di%20Citt%C3%A0%20di%20Castello.pdf'&gt;&lt;strong&gt;Scarica in PDF il d&amp;eacute;pliant del Museo&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.fondazioneburri.org|www.fondazioneburri.org</Sito web><Indirizzo email>museo@fondazioneburri.org</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 8554649</Numeri di telefono><Accessibilita>no</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="294"><Tipologia>Museo , Palazzo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Perugia</Comune><Cap>6121</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Podiani</Indirizzo><Numero civico>11</Numero civico><Georeferenziazione>43.1079369,12.3896327</Georeferenziazione><Nome>Museo civico di Palazzo della Penna</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il museo si trova in via Podiani, nel centro storico di Perugia, a breve distanza dal crocevia dei Tre Archi e dal possente bastione meridionale della rocca Paolina. Il palazzo, antica residenza gentilizia di epoca cinquecentesca della famiglia della Penna, &amp;egrave; costruito con sobrie volumetrie su secolari stratificazioni architettoniche che raccontano la complessa evoluzione urbanistica dell&amp;rsquo;area, dall&amp;rsquo;et&amp;agrave; etrusco-romana fino agli ultimi anni. Ai resti di un anfiteatro e di un&amp;rsquo;antica strada di epoca romana si sono sovrapposte nel corso del tempo costruzioni medievale, murature e accorpamenti tardo-rinascimentali fino ad una ristrutturazione in chiave estetica di et&amp;agrave; neoclassica, aggiornata da un intervento realizzato alla fine degli anni Settanta del secolo scorso, volto a rendere l&amp;rsquo;edificio compatibile con la sua nuova destinazione di palazzo della cultura e museo della citt&amp;agrave;. Il percorso espositivo comprende due sezioni permanenti sempre visitabili. La prima, ospitata nei bei saloni affrescati nel 1812 da Antonio Castelletti, &amp;egrave; dedicata a Gerardo Dottori (1884-1977), il pittore futurista che ader&amp;igrave; al movimento marinettiano nel 1912 e che &amp;egrave; stata figura centrale per la creazione della corrente dell&amp;rsquo;aereopittura. Scendendo la bella scala, opera dell&amp;rsquo;architetto Franco Minissi, si arriva al secondo piano seminterrato dove c&amp;#39;&amp;egrave; la seconda sezione in cui possono essere ammirate le sei Lavagne realizzate da Joseph Beuys per illustrare le sue teorie, in occasione di un incontro pubblico con Alberto Burri svoltosi il 3 aprile alla Rocca Paolina di Perugia.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1MAPP/9b81e0fa-2e70-4a52-adb5-904499da6c3c'&gt;MAPp MuseiAppPerugia&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;a href='http://storicizzati.beniculturali.regione.umbria.it/resources/Depliant/PALAZZO%20PENNA-italiano.pdf'&gt;&lt;strong&gt;Scarica in PDF il d&amp;eacute;pliant del Museo&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/pieghevole+museo+civico+di+Palazzo+della+Penna.pdf/9dc7a734-bb07-49b8-a5c3-1979cc857736'&gt;VEDI LA SCHEDA&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;  &amp;nbsp;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.coopculture.it|www.coopculture.it</Sito web><Indirizzo email>biglietteria.palazzodellapenna@coopculture.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>06 390807900</Numeri di telefono><Accessibilita>in parte</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="295"><Tipologia>Museo , Palazzo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Cascia</Comune><Cap>6043</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Gaetano Palombi</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.718273,13.0130468</Georeferenziazione><Nome>Museo comunale di Palazzo Santi</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Palazzo Santi si trova nel centro storico di Cascia, nella parte alta della piazza principale intitolata ad Aldo Moro. Il museo ha sede nel palazzo cittadino della facoltosa famiglia Santi che all&amp;rsquo;inizio del XVII secolo raggiunse l&amp;rsquo;apice della ricchezza e del prestigio politico. Fu Pierluigi il membro pi&amp;ugrave; influente e fu sempre lui che tra il 1600 e 1601 volle il restauro e in parte la ricostruzione del palazzo, gravemente danneggiato dal terremoto del 1599. Il palazzo &amp;egrave; parte del circuito museale cittadino insieme alla vicina chiesa di Sant&amp;#39;Antonio Abate. Inaugurato nel 1997, espone materiali per lo pi&amp;ugrave; provenienti dal territorio circostante. Al piano terra la biglietteria-bookshop, ricavata dall&amp;#39;arredo di un&amp;#39;antica farmacia cittadina, introduce a due sale destinate alla raccolta archeologica, una delle quali ospita il corredo funerario della tomba ellenistica (III-II secolo a.C.) rinvenuta nella vicina localit&amp;agrave; di Maltignano. Al piano nobile sono esposte, secondo un criterio tipologico, le opere di maggior pregio della raccolta. In particolare, spicca per qualit&amp;agrave; la sezione delle sculture che comprende opere lignee, in terracotta, stucco e pietra databili tra il XIII ed il XV secolo, tra cui la Madonna di Poggioprimocaso, detta &amp;ldquo;Madonna rosa&amp;rdquo;, monumentale esempio della fiorente produzione di Madonne lignee policrome di cui il territorio &amp;egrave; ricco. Una sezione del museo conserva opere pittoriche di Lazzaro Baldi e Domenico Corvi. Un piccolo ambiente &amp;egrave; dedicato al cardinale Fausto Poli, potente segretario di papa Urbano VIII, originario della zona. E&amp;rsquo; presente nella collezione anche un Vesperbild in gesso del XV secolo. Il Vesperbild &amp;egrave; un&amp;rsquo;iconografia della Piet&amp;agrave; di origine franco-renana, legata agli ordini mendicanti e agli ambienti mistici. I numerosi esemplari di questo tema ancora oggi conservati in Umbria, da Spello a Visso, da Preci a Narni, fanno pensare all&amp;rsquo;esistenza di botteghe specializzate nel territorio.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il Museo aderisce ai&amp;nbsp;progetti&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.youtube.com/watch?v=0Zkmh0PhVCs'&gt;UMBRIA BOX&lt;/a&gt;&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;e&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/25569814/Cascia/5d26340b-de30-4871-a34a-0b26451fd7ce' target='_blank'&gt;UMBRIA TIME TRAVEL BOX&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Scarica la Digital Edition per&amp;nbsp;&lt;a href='https://apps.apple.com/it/app/cascia-umbria-musei-digital/id952363073'&gt;Apple&amp;nbsp;&lt;/a&gt;-&amp;nbsp;&lt;a href='https://play.google.com/store/apps/details?id=it.sesinet.ebook.museicascia'&gt;Android&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href='http://www.regione.umbria.it/documents/18/18607360/Cascia-Museo+civico.pdf/035a48d9-6cc9-4519-b0fa-0183f1ffccfe'&gt;Scarica in PDF il d&amp;eacute;pliant del Museo&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>palazzosanti@libero.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0743 751010</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="296"><Tipologia>Museo , Palazzo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Castiglione del Lago</Comune><Cap>6061</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza Antonio Gramsci</Indirizzo><Numero civico>1</Numero civico><Georeferenziazione>43.127308,12.05349</Georeferenziazione><Nome>Circuito museale aperto: Palazzo della Corgna e Fortezza Medievale</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Emblema del potente marchesato della famiglia della Corgna, il palazzo venne fatto edificare a partire dalla met&amp;agrave; del XVI secolo da Ascanio, maggiore esponente della famiglia e responsabile della sistemazione urbanistica del centro cit-tadino, di cui il palazzo &amp;egrave; fulcro. Frutto di regolarizzazioni di precedenti propriet&amp;agrave; della famiglia Baglioni, fu quindi ampliato e completato dai successori di Ascanio. Il ciclo di affreschi che ne adorna le sale &amp;egrave; tra i pi&amp;ugrave; alti esempi di decorazione gentilizia in Umbria, teso ad esaltare le gesta di Ascanio, anche attraverso il ricorso a temi mitologici e a vicende legate al territorio del lago Trasimeno. La realizzazione venne affidata a Niccol&amp;ograve; Circignani detto il Pomarancio da Diomede della Penna della Corgna, nipote di Ascanio, nel 1574. Tra i collaboratori emerge Giovanni Antonio Pandolfi, la cui mano &amp;egrave; riconoscibile in alcune scene della sala dell&amp;rsquo;Eneide. La fortezza medievale, presidio perugino a controllo del lago Trasimeno, &amp;egrave; collegata al palazzo attraverso un camminamento voluto dai della Corgna per rendere pi&amp;ugrave; agevole il passaggio in caso di attacchi.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto &lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1GTT/94800159-603a-459d-857a-be0f9698dd3c'&gt;Gran Tour Trasimeno&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;a href='http://storicizzati.beniculturali.regione.umbria.it/resources/Depliant/CASTIGLIONE%20LAGO-italiano.pdf'&gt;&lt;strong&gt;Scarica in PDF il d&amp;eacute;pliant del Museo&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.palazzodellacorgna.it|www.palazzodellacorgna.it</Sito web><Indirizzo email>cooplagodarte94@gmail.com</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 951099</Numeri di telefono><Accessibilita>in parte</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="297"><Tipologia>Museo , Palazzo</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Acquasparta</Comune><Cap>5021</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza Federico Cesi</Indirizzo><Numero civico>3</Numero civico><Georeferenziazione>42.69102375676659,12.546746134757997</Georeferenziazione><Nome>Palazzo Cesi</Nome><Descrizione>&lt;pre&gt;  &lt;img src='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/logo_orizzontale_ita_colore+%281%29.jpg/e1fc60ce-2ec7-4319-8f50-4e1ee4fc2041?t=1658922943098' style='float:left; height:84px; margin:20px 22px; width:200px' /&gt;  &lt;/pre&gt;    &lt;p&gt;Il museo ha ottenuto il riconoscimento &lt;a href='https://www.umbriacultureforfamily.it' target='_blank'&gt;&lt;strong&gt;Umbria Culture for Family&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&amp;nbsp;per i servizi e le attivit&amp;agrave; che offre alle famiglie con ragazzi di 0-14 anni.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Palazzo Cesi al centro dell&amp;rsquo;abitato antico di Acquasparta, &amp;egrave; una dimora cinquecentesca &amp;nbsp;sede nei primi anni del XVII secolo&amp;nbsp;dell&amp;rsquo;attivit&amp;agrave; scientifica del Principe Federico Cesi e della prima Accademia dei Lincei che egli stesso aveva fondato a Roma nel 1603.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;  Tra i feudi e le propriet&amp;agrave; che la nobile famiglia Cesi acquis&amp;igrave;, la residenza di Acquasparta &amp;egrave; la pi&amp;ugrave; illustre e importante.&lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;Nel 1540&amp;nbsp;Gian Giacomo Cesi e la moglie Isabella di Alviano ottennero il feudo di Acquasparta da Pier Luigi Farnese e nel 1561 cominciarono i lavori di costruzione per volere del Cardinale Federico I sul luogo di una rocca distrutta nei primi anni del XVI secolo nel corso delle guerre fra Todi, Terni e Spoleto e di cui utilizza le torri, uniche strutture superstiti.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Nel 1588 il palazzo divenne sede del Ducato di Acquasparta. Le splendide decorazioni degli interni furono realizzate tra il 1579 e il 1624. La ricchezza e la qualit&amp;agrave; delle decorazioni, con l&amp;rsquo;intreccio di mitologia e allegoria, di storia romana e di emblemi dei soffitti, sono da considerarsi uno dei maggiori esempi della pittura di gusto romano in Umbria.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&amp;nbsp;I decori e gli affreschi narrano la nobile discendenza della casata con &amp;nbsp;immagini ispirate dalle Metamorfosi di Ovidio o dalle Vite di Plutarco, degni di rilievo sono anche i soffitti a cassettoni che esaltano gli stemmi di famiglia adornando le sale dell&amp;rsquo;antico palazzo che hanno ospitato, nel 1624, Galileo Galilei, legato a Federico Cesi da una profonda amicizia, tanto che quest&amp;rsquo;ultimo prese, in alcuni suoi scritti, le difese dell&amp;rsquo;amico e delle sue teorie eliocentriche.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Di particolare pregio il soffitto ligneo della Sala del Trono, al piano nobile, dove trionfa, al centro, lo stemma della casata sorretto da due Vittorie alate, ed accanto al cui magnifico caminetto, si narra Federico e Galileo intrattenessero le loro elevate conversazioni.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto &lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.humbria2o.it/'&gt;HUmbria2O&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>https://www.palazzocesi-acquasparta.it|https://www.palazzocesi-acquasparta.it/</Sito web><Indirizzo email>infopalazzocesi@gmail.com</Indirizzo email><Numeri di telefono>3517031853</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="298"><Tipologia>Palazzo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Foligno</Comune><Cap>6034</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza della Repubblica</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.9560648,12.7033455</Georeferenziazione><Nome>Palazzo Trinci</Nome><Descrizione>&lt;br /&gt;  Il palazzo Trinci si trova sul lato nord di piazza della Repubblica,  antica platea magna e cuore pulsante della citt di Foligno. Edificio pi rappresentativo della citt, fu fatto costruire dalla famiglia Trinci e decorato da uno dei  pi grandi  interpreti del tardogotico italiano, Gentile da Fabriano. Una visita  quindi dobbligo per ammirare le stanze, la cappella di palazzo e le importanti raccolte archeologiche e storico-artistiche del Museo, qui ospitato dal 2000. Gi sede della signoria dei Trinci, che governarono la citt dal 1305 al 1439, venne edificato tra la fine del XIV e linizio del XV secolo per volere di Ugolino Trinci ristrutturando preesistenti edifici medievali e riccamente decorato. Con la fine del dominio dei Trinci e lannessione di Foligno allo stato della Chiesa, il palazzo fu sede dei governatori pontifici, mantenendo tale funzione fino allUnit dItalia, in seguito alla quale venne destinato ad uffici. Con la perdita della funzione originaria il palazzo venne variamente adattato e modificato anche a causa dei danni provocati dal terremoto e dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. A epoca ottocentesca va ricondotta ledificazione della facciata in stile neoclassico. Il cavalcavia sulla destra, che collegava il palazzo con le abitazioni costruite sopra la navata minore della cattedrale, conserva il paramento in cotto con bifora degli inizi del XV secolo. Altri brani architettonici quattrocenteschi sono visibili nel cortile con ampio porticato in laterizio e volte a crociera. Lo scalone sulla destra porta allinterno del palazzo, sede del Museo della citt. Al primo piano  la scala gotica, un tempo a cielo aperto, tutta decorata da motivi geometrici. Al secondo piano si apre un ampio vestibolo, la sala Sisto IV, decorata di affreschi e motivi ornamentali e figurati e coperta da soffitto ligneo con al centro lo stemma del pontefice. Infondo alla sala  la cappella affrescata da Ottaviano Nelli con Storie della vita della Vergine databile al 1424. Nella  vicina loggia sono le Storie della fondazione di Roma, (parte degli affreschi  limitato a sinopia) che mettono allusivamente in relazione la potenza di Roma e quella di Foligno. Dalla loggia si accede nella sala delle Arti Liberali e dei Pianeti, ove sono rappresentate le Arti del trivio e del quadrivio , la filosofia e i Sette pianeti, cui sono collegate le Et delluomo e le Ore del giorno. Queste personificazioni illustrano il complesso concetto allegorico secondo il quale le vita si divide in sette periodi, ciascuno dei quali  influenzato da un pianeta; a ciascuna et infine corrisponde lapprendimento di una disciplina. Anche il cavalcavia-corridoio che collega il palazzo con il duomo propone il tema delle Et delluomo. La parete di fronte  invece effigiata con gli Eroi dellAntichit e i Prodi della tradizione medievale. La sala dei Giganti, cui si accede attraversando un ambiente adiacente la sala delle Arti Liberali e dei Pianeti,  invece affrescata con colossali figure di Eroi della storia di Roma, da Romolo a Traiano, abbigliati secondo la moda rinascimentale. Sotto le figure compaiono i rispettivi nomi e versetti latini dellumanista Francesco da Fiano.   Dal recente rinvenimento di un taccuino settecentesco, trascrizione di un antico documento del 1411, risulta chiaramente che il lavoro della loggia, della sala dei Pianeti, delle Arti liberali e dei Giganti, venne affidata a Gentile da Fabriano con la collaborazione di alcuni allievi.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.comune.foligno.pg.it|www.comune.foligno.pg.it</Sito web><Indirizzo email>museotrinci@comune.foligno.pg.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0742/330584</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="299"><Tipologia>Palazzo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Gubbio</Comune><Cap>6024</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza Grande</Indirizzo><Numero civico>1</Numero civico><Georeferenziazione>43.3534575,12.5789926</Georeferenziazione><Nome>Palazzo dei Consoli</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il Palazzo dei Consoli, ben visibile anche da lontano, si trova nel centro storico di Gubbio. La sua facciata prospetta sulla piazza Grande, terrazza pensile, fulcro politico della citt&amp;agrave; trecentesca. L&amp;rsquo;edificio &amp;egrave; la sede del Museo civico, al cui interno si possono vedere le Tavole eugubine, preziosa testimonianza bronzea della lingua umbra. Il palazzo venne eretto tra il 1332 ed il 1349 su progetto di Angelo da Orvieto (ricordato in un&amp;rsquo;iscrizione incisa sopra l&amp;rsquo;arco della porta d&amp;rsquo;ingresso) con il contributo di Matteo di Giovannello detto il Gattapone. A pianta rettangolare, possiede un grande slancio gotico accentuato da lesene verticali che dividono la fronte in tre parti distinte. Il primo ordine &amp;egrave; occupato dal portale a cui si accede attraverso una scala a ventaglio; nella lunetta si trova un affresco di Bernardino di Nanni dell&amp;rsquo;Eugenia con Madonna col Bambino tra San Giovanni Battista e Sant&amp;rsquo;Ubaldo (1495). Il dipinto fu pesantemente modificato nel corso del Cinquecento da Benedetto Nucci. Ai lati del portale si aprono due bifore a pieno centro. Il secondo ordine &amp;egrave; ornato da sei finestre a pieno centro sovrastate da una cornice a dentelli che congiunge gli archi. Il palazzo presenta un coronamento merlato impreziosito da archetti ogivali; a sinistra si eleva il campanile. Il lato destro e la parte posteriore, visibili da via dei Consoli, mantengono forme molto simili alla facciata. Nel fianco sinistro &amp;egrave; stato addossato un altro corpo di fabbrica costituito da un portico che scendeva in via Baldassini. Occupa l&amp;rsquo;intero primo piano la sala dell&amp;rsquo;Arengo, coperta da grandiose volte a botte, che ospita anche parte della raccolta lapidea cittadina e dalla&amp;nbsp;prima domenica di maggio, di ogni anno,&amp;nbsp;fino al 15&amp;nbsp;espone i Ceri, simbolo delle Regione Umbria, che vengono riportati, nel corso della consueta Corsa dei Ceri&amp;nbsp;presso la Basilica di Sant&amp;#39;Ubaldo dove sono conservati per tutto il resto dell&amp;#39;anno.&amp;nbsp;Il palazzo dei Consoli, cos&amp;igrave; come l&amp;rsquo;incompiuto palazzo Pretorio, venne realizzato durante la prima met&amp;agrave; del XIV secolo in un momento di forte espansione della citt&amp;agrave;. Si sentiva infatti l&amp;rsquo;esigenza di dotarsi di un adeguato spazio pubblico conforme alla potenza economica e politica che Gubbio ormai esercitava sul suo territorio. Si abbandon&amp;ograve; cos&amp;igrave; l&amp;rsquo;antica Platea Communis, nella parte alta, e si realizz&amp;ograve; poco pi&amp;ugrave; in basso la splendida piazza pensile, centro direzionale che doveva essere confinante con tutti i quartieri, ma esterno ad ognuno di essi e proprio per questo punto di raccordo imparziale nelle questioni politiche.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.gubbioculturamultiservizi.it|www.gubbioculturamultiservizi.it</Sito web><Indirizzo email>museo@gubbiocm.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 9274298</Numeri di telefono><Accessibilita>no</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="300"><Tipologia>Palazzo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Perugia</Comune><Cap>6121</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Corso Vannucci</Indirizzo><Numero civico>16</Numero civico><Georeferenziazione>43.1115116,12.3888053</Georeferenziazione><Nome>Palazzo dei Priori</Nome><Descrizione>Il palazzo dei Priori  collocato ad angolo tra la piazza IV Novembre e corso Vannucci di Perugia.  Sede della massima autorit politica della citt, venne decorato nel corso degli anni dai migliori artisti.  Il primo nucleo edilizio, risalente agli anni Settanta del XIII secolo, era costituito. Dallultimo decennio del Duecento, intorno a un complesso architettonico di propriet privata si svilupp il palatium novum populi, la cui realizzazione verr attuata per fasi successive, con il risultato di unarchitettura di impianto irregolare, ricca di asimmetrie e movimento.  Un primo nucleo del palazzo, realizzato tra 1293 e 1297,  costituito dalle tre trifore al secondo piano e dal portale sul lato di piazza,  oltre che da dieci trifore che si aprono su corso Vannucci. Durante un primo ampliamento (1333-1337) furono aggiunte sulla facciata di piazza, due trifore ai lati del portale e la scalinata (originariamente non a ventaglio) opera di Ambrogio Maitani (la scalinata semicircolare risale al 1902). Successivamente il volume di destra fu costruito inglobando la preesistente chiesa di San Severo di piazza, anteponendole un portico ad arcate irregolari.   Nel 1353 il palazzo raggiunse lattuale via dei Priori. Nel secolo seguente continu lampliamento che, scavalcando via dei Priori con un arco, inglob anche una torre medievale. Un ulteriore estensione fu effettuata tra 1429 e 1443.  Salendo la scalinata della facciata di piazza, oltrepassando il portale ad ogiva, sormontato da due copie dei duecenteschi Grifo e Leone bronzei, simboli della citt (gli originali sono allinterno del Palazzo) si entra nella sala dei Notari. In origine aula delle assemblee popolari, l'ambiente rettangolare, con una volta sostenuta da otto arconi romanici,  interamente decorata con affreschi raffiguranti leggende, favole e  storie bibliche databili allultimo decennio del Duecento, forse opera del Maestro del Farneto  e del Maestro Espressionista di Santa Chiara, oltre che con stemmi di podest e capitani del popolo succedutisi nel governo della citt.   La facciata sul corso presenta oltre alla serie di trifore e quadrifore, che alleggeriscono il senso orizzontale della massa muraria, un ricco portale a tutto sesto, databile al XIV secolo, affiancato da  pilastri retti da leoni: sul pilastro di sinistra sono raffigurate le allegorie della Magnanimit, della Fertilit e della Superbia. Sul pilastro destro lAvarizia, lAbbondanza e Umilt. I pilastri sono sormontati da due grifi che soggiogano dei vitelli, simbolo dellarte dei Macellai che commission lopera mentre nellarcone sono scene della vita delluomo. Nella lunetta copie (originali in Galleria Nazionale dellUmbria) delle statue raffiguranti San Ludovico da Tolosa, San Lorenzo e SantErcolano.  Al primo piano del Palazzo, sede dellamministrazione comunale, sono varie pitture murali tra cui degne di nota quelle di Bernardino Pinturicchio nella sala Consiliare. Al terzo piano, sede della Galleria Nazionale dellUmbria,  la cappella dei Priori, affrescata da Benedetto Bonfigli con Storie della vita di San Ludovico da Tolosa e SantErcolano (1454-1480).    Nello stesso edificio, lungo corso Vannucci, si trovano anche il Collegio del Cambio, sede della corporazione dei cambiavalute, che conserva preziosi affreschi realizzati tra il 1498 e il 1500 da Pietro Vannucci detto il Perugino, una delle pi alte esemplificazioni dellarte rinascimentale italiana, e quello della Mercanzia, cio dei mercanti, con un elegante rivestimento in legno di noce e pioppo intagliato probabilmente opera di maestranze doltralpe.</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>-</Indirizzo email><Numeri di telefono>-</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="301"><Tipologia>Palazzo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Spoleto</Comune><Cap>6049</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza Collicola</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.734762,12.734467</Georeferenziazione><Nome>Palazzo Collicola</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Palazzo Collicola si trova nell&amp;rsquo;omonima piazza realizzata appositamente agli inizi del XVII secolo per fare spazio alla sontuosa residenza gentilizia. Nello stesso periodo altre piazze con i corrispettivi palazzi caratterizzano l&amp;rsquo;assetto urbano di Spoleto come piazza Rosari, Ancaiani, Della Genga e Pianciani. L&amp;rsquo;edificio venne progettato dall&amp;rsquo;architetto romano Sebastiano Cipriani e la sua costruzione si protrasse dal 1717 al 1730. Primo importante esponente dei Collicola fu Taddeo, medico domestico di papa Urbano VIII nella prima met&amp;agrave; del Seicento. Le fortune della famiglia, proveniente da Montesanto nei pressi di Sellano, si accrebbero nel secolo successivo. Il palazzo ospit&amp;ograve; personaggi illustri come Carlo di Borbone (1734), papa Pio VI (1782) e Carlo Emanuele IV re di Sardegna (1801). Estintasi la famiglia l&amp;rsquo;edificio venne acquistato dal Comune nel 1932; oggi ospita la galleria d&amp;#39;Arte Moderna di Spoleto &amp;quot;G. Carandente&amp;quot;. La facciata molto sobria &amp;egrave; divisa orizzontalmente in tre ordini di finestre che corrispondono ai piani interni. Il prospetto posteriore ha subito gravi alterazioni; dell&amp;rsquo;originario giardino all&amp;rsquo;italiana sopravvivono solamente alcuni alberi. L&amp;rsquo;interno &amp;egrave; stato spogliato del sfarzoso arredamento proveniente dall&amp;rsquo;eredit&amp;agrave; di Cristina di Svezia; il piano nobile &amp;egrave; decorato da dipinti di Liborio Coccetti (XVIII secolo).&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il museo aderisce al progetto &lt;strong&gt;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/2290462/1CONNESSIONIMUSEALI/24da2855-ab54-498f-84f7-ab8959ab2c38'&gt;CONNESSIONI MUSEALI&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.palazzocollicola.it|www.palazzocollicola.it</Sito web><Indirizzo email>info@palazzocollicola.it , spoleto@sistemamuseo.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0743 46434</Numeri di telefono><Accessibilita>no</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="302"><Tipologia>Palazzo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Todi</Comune><Cap>6059</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza del Popolo</Indirizzo><Numero civico>29/30</Numero civico><Georeferenziazione>42.7822152,12.4062929</Georeferenziazione><Nome>Palazzo del Capitano del Popolo</Nome><Descrizione>Il palazzo del Capitano di Todi, detto anche palazzo Nuovo, sorge sul lato orientale della piazza del Popolo, accanto al palazzo del Popolo al quale si affianca in posizione arretrata. Una grande scala unifica i due palazzi, che oggi sono sede municipale e dei musei comunali.  Il palazzo venne costruito nel 1293 ed originariamente era separato dal contiguo palazzo del Popolo da una strada che fu poi chiusa e coperta.  Nel 1518 le volte del piano terra furono murate e riaperte in epoca relativamente recente. Risale invece agli anni 40 del XX secolo la porta dingresso esterna collocata in cima alla scalinata.  Al piano terra, al di l della scalinata che conduce al palazzo del Popolo, si aprono due grandi archi a tutto sesto che conducono ai cosiddetti voltoni, un ambiente porticato che funge da atrio.  Al di sopra di questi, spiccano per eleganza le tre finestre gotiche del primo piano. Queste, che richiamano lo stile di alcuni edifici veneti medievali (oltre che le finestre del secondo piano del palazzo dei Priori di Perugia), sono costituite da trifore polilobate sovrastate da motivi timpanati che danno luce alla sala del Capitano del Popolo, un grande ambiente che presenta resti di affreschi del XIV secolo. Nello stesso piano si trova la raccolta archeologica del museo civico che conserva reperti archeologici rinvenuti nel territorio tuderte.  Nella fascia pi alta del palazzo, si trovano invece altre quattro trifore, sormontate da un arco a tutto sesto, che si aprono sui locali della pinacoteca comunale.  Il palazzo del Capitano di Todi in stile gotico,  caratterizzato da una grande armonia degli elementi decorativi e soprattutto per la importante raccolte museali che ospita al suo interno.  Al primo piano si trova la Sala del Capitano del popolo, con affreschi del XIV sec. davanti alla quale si apre il Salone del Consiglio generale del palazzo del Popolo.  Allultimo piano dei due palazzi  collocato il Museo Pinacoteca che attraverso il riordino piuttosto recente, comprende molte sezioni. Il patrimonio comunale  formato principalmente da due nuclei: quello relativo agli oggetti darte facenti parte della requisizione napoleonica e il secondo proveniente dalla soppressione delle corporazioni religiose; in ultimo la collezione archeologica che risale ai primi del Novecento</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>todi@sistemamuseo.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 8944148</Numeri di telefono><Accessibilita>no</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="303"><Tipologia>Palazzo , Museo</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Amelia</Comune><Cap>5022</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Duomo</Indirizzo><Numero civico>3</Numero civico><Georeferenziazione>42.556357,12.413507999999979</Georeferenziazione><Nome>Palazzo Petrignani</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;E&amp;#39; parte del Circuito museale cittadino, insieme al Museo Archeologico e Pinacoteca,&amp;nbsp; le Cisterne romane e la Torre dodecagonale.&lt;br /&gt;  Residenza tardo cinquecentesca della nobile famiglia dei Petrignani, il palazzo conserva un notevole ciclo di affreschi attribuito alla Scuola dei Fratelli Zuccari o, pi&amp;ugrave; probabilmente, a Tarquinio Racani, pittore amerino che realizz&amp;ograve; affreschi in altri palazzi e chiese della citt&amp;agrave;.&lt;br /&gt;  Eretto sull&amp;#39;antica Platea Major (attuale piazza Marconi), presenta una facciata con muratura in laterizi articolata su quattro livelli, con l&amp;#39;ingresso principale mai completato. Alle sale del piano nobile, pertinenti al percorso museale, vi si accede dall&amp;#39;ingresso secondario di via del Duomo. Le vicende costruttive del palazzo sono strettamente legate a quelle dei membri della famiglia Petrignani, specialmente di Fantino e di Bartolomeo. La costruzione fu iniziata nel 1571 per volont&amp;agrave; di Bartolomeo, finanziatore dei lavori era il fratello Fantino che fu arcivescovo di Cosenza, maggiordomo di Papa Gregorio XIII, vice legato di Bologna, nunzio a Napoli ed uno dei protettori del giovane Caravaggio.&lt;br /&gt;  Il percorso di visita si snoda attraverso le sale affrescate del palazzo, con soffitto a grottesche in stile tardo manieristico.&amp;nbsp;Le sale interne possono essere cos&amp;igrave; distinte: la Cappella e l&amp;rsquo;Anticappella, il Salone dello Zodiaco, la Sala di Costantino e Massenzio, la Sala dell&amp;rsquo;Albornoz, la Sala di Eraclio, la Sala dei Somaschi, la Sala di Strigonia. La decorazione a fresco, a carattere celebrativo, attinge a temi mitologici e allegorici. Nella pi&amp;ugrave; importante Sala dello Zodiaco&amp;nbsp;&amp;egrave; raffigurato il celebre episodio dell&amp;#39;&amp;quot;Incontro tra Attila e Leone I&amp;quot;, copia di quello che Raffaello dipinse nella sala di Eliodoro in Vaticano.&lt;br /&gt;  Palazzo Petrignani, essendo appartenuto anche alla Famiglia Rosa, &amp;egrave; chiamato anche Palazzo Rosa o Palazzo con la Sala Rosa.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Palazzo Petrignani aderisce al progetto&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&lt;a href='https://www.regione.umbria.it/documents/18/25569814/Amelia/28233f74-e8f3-4c16-9ffb-081263b0448d' target='_blank'&gt;UMBRIA TIME TRAVEL BOX&lt;/a&gt;.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.sistemamuseo.it|www.sistemamuseo.it</Sito web><Indirizzo email>amelia@sistemamuseo.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0744 978120</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="304"><Tipologia>Parco</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Assisi</Comune><Cap>6081</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>piazza Superiore di San Francesco</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.0743343,12.606879</Georeferenziazione><Nome>Bosco di San Francesco</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il  Bosco di San Francesco di Assisi  &amp;egrave; uno splendido esempio di paesaggio rurale italiano di 64 ettari e oltre 800 anni di storia, un vero e proprio cammino interiore alla scoperta del messaggio di perfetta armonia tra Uomo e Creato che San Francesco insegn&amp;ograve; al mondo. I visitatori possono percorrere lo stretto sentiero che, partendo dalla Basilica di San Francesco e passando per la Selva di San Francesco (di propriet&amp;agrave; della Basilica Papale - Sacro Convento di San Francesco d&amp;rsquo;Assisi), attraversa terreni boschivi e campi coltivati, radure e oliveti. Giunti a fondovalle, si possono scoprire le testimonianze di un microcosmo abitato, a cavallo tra il XIII e XIV secolo, da monache benedettine che comprende una chiesa, un mulino, i resti di un ospedale e di un monastero  e, pi&amp;ugrave; avanti, un&amp;rsquo;antica torre-opificio dalla quale &amp;egrave; possibile ammirare il &amp;ldquo;Terzo Paradiso&amp;rdquo;, straordinaria opera di Land Art di Michelangelo Pistoletto.  Dal 2008, l'area &amp;egrave; di propriet&amp;agrave; del FAI, che ne sta curando il restauro e ne assicura la fruizione.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.visitfai.it/boscodisanfrancesco|www.visitfai.it/boscodisanfrancesco</Sito web><Indirizzo email>faiboscoassisi@fondoambiente.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 813157</Numeri di telefono><Accessibilita>in parte</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="305"><Tipologia>Parco archeologico</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Otricoli</Comune><Cap>5030</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Parco archeologico dell'antica Ocriculum</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.4220319,12.4776595</Georeferenziazione><Nome>Parco archeologico di Otricoli e Antiquarium di San Fulgenzio</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;&amp;Egrave; quanto rimane della citt&amp;agrave; romana di Ocriculum, sorta ai lati di una deviazione della via Flaminia e in collegamento con un importante porto fluviale, il cosiddetto &amp;ldquo;Porto dell&amp;rsquo;Olio&amp;rdquo;, localizzato in corrispondenza di una profonda ansa del Tevere ora scomparsa. Il porto, attivo fino almeno il XV secolo, &amp;egrave; oggi incluso in un percorso che salda la citt&amp;agrave; antica al centro medievale, posto a circa 2 km a nordest dell&amp;rsquo;abitato romano. Il percorso prende avvio dall&amp;rsquo;Antiquarium di San Fulgenzio, centro di documentazione dell&amp;rsquo;intera area archeologica e sede dei reperti provenienti dagli scavi pi&amp;ugrave; recenti. In luce per circa 36 ettari, l&amp;rsquo;abitato mostra i principali monumenti pubblici e funerari, concentrati in corrispondenza dell&amp;rsquo;ingresso in citt&amp;agrave; della via Flaminia (fontana e monumenti funerari), al centro dell&amp;rsquo;area urbana (&amp;ldquo;sala ottagonale&amp;rdquo; del complesso termale, &amp;ldquo;grandi sostruzioni&amp;rdquo;, &amp;ldquo;teatro&amp;rdquo;), e all&amp;rsquo;estremit&amp;agrave; meridionale (&amp;rdquo;anfiteatro&amp;rdquo;).&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.comune.otricoli.tr.it|www.comune.otricoli.tr.it</Sito web><Indirizzo email>info@comune.otricoli.tr.it , cmsu.cooperativasociale@gmail.com</Indirizzo email><Numeri di telefono>0744 719628 , 329 9482481</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="306"><Tipologia>Parco archeologico , Museo</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Terni</Comune><Cap>5100</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Strada di Carsoli</Indirizzo><Numero civico>8</Numero civico><Georeferenziazione>42.6383945,12.562179600000036</Georeferenziazione><Nome>Parco Archeologico di Carsulae</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il Parco comprende le rovine del municipio romano di Carsulae, sorto ai lati della via Flaminia, presso San Gemini, localit&amp;agrave; nota sin dall&amp;rsquo;antichit&amp;agrave; per le sue fonti di acque minerali. Del ricco e attivo centro, pianificato in et&amp;agrave; augustea, sono visibili i resti dei principali monumenti pubblici, civili e religiosi: la Curia e i templi Gemini &amp;ndash; affaccianti sul foro &amp;ndash;, la basilica, il teatro e l&amp;rsquo;anfiteatro, questi ultimi lungo la via Flaminia, che entrava in citt&amp;agrave; attraverso il monumentale arco di San Damiano. Il tratto urbano della strada formava il cardo maximus, lastricato con basoli di pietra calcarea e munito di marciapiedi e di canalizzazioni per lo scolo delle acque. Monumenti funerari sono visibili a nord dell&amp;rsquo;arco di San Damiano, mentre nella zona opposta &amp;egrave; un impianto termale, tuttora in corso di scavo. L&amp;rsquo;alimentazione dell&amp;rsquo;acqua avveniva tramite cisterne, di cui una, dopo vari utilizzi, &amp;egrave; stata trasformata in Antiquarium e destinata ad accogliere frammenti architettonici e di intonaco dipinto, terrecotte architettoniche, nonch&amp;eacute; una serie di sculture a destinazione funeraria. Testimonianza della diffusione del cristianesimo &amp;egrave; la chiesa dei Santi Cosma e Damiano, ricavata in epoca medievale da un preesistente edificio romano lungo la Flaminia. A lungo utilizzata come deposito di materiali archeologici, &amp;egrave; stata recentemente recuperata e trasformata in struttura espositiva.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href='http://x'&gt;Scarica in PDF il d&amp;eacute;pliant del Museo&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.carsulae.it|www.carsulae.it</Sito web><Indirizzo email>infocarsulae@gmail.com</Indirizzo email><Numeri di telefono>0744 1804413 , 3270933751</Numeri di telefono><Accessibilita>in parte</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="307"><Tipologia>Teatro</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Corciano</Comune><Cap>6073</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via del serraglio</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.12955968292817,12.286047153252857</Georeferenziazione><Nome>Teatro della Filarmonica</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;&lt;br /&gt;  Il teatro fu costruito grazie a Monsignor Nazareno Marzolini, giovane sacerdote perugino che invi&amp;ograve; a Corciano diecimila lire per farlo costruire. Da allora venne animato dalle rappresentazioni teatrali dei giovani seminaristi che trascorrevano l&amp;rsquo;estate a Corciano. Nel 1959 la Curia decise di vendere e dismettere definitivamente il complesso: il convento venne acquistato da una famiglia corcianese e l&amp;rsquo;annesso teatrino divenne la sede della locale societ&amp;agrave; Filarmonica, mentre la Sovrintendenza prese sotto la propria tutela la Chiesa di San Francesco. La societ&amp;agrave; Filarmonica, gi&amp;agrave; esistente dal 1882, ampli&amp;ograve; la struttura del teatrino, creando un avancorpo alla parte pi&amp;ugrave; antica, adiacente ad un muretto in pietra. Al suo interno il teatrino ospitava un prezioso sipario realizzato nel 1906 dal pittore perugino Lorenzo Carloni, donato al Seminario da LeoneXIII. Vi &amp;egrave; raffigurato un episodio di storia locale relativo all&amp;rsquo;incontro tra il cardinale Fulvio della Corgna, vescovo di Perugia intorno alla met&amp;agrave; del 1500 e il giovane Marcantonio Bonciario. Alle spalle del Cardinale &amp;egrave; raffigurato lo stesso monsignor Marzolini, finanziatore del teatrino. Nel 2005 la societ&amp;agrave; Filarmonica ha donato al Comune di Corciano il teatro.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.comune.corciano.pg.it/teatro-filarmonica|https://www.comune.corciano.pg.it/teatro-filarmonica</Sito web><Indirizzo email>teatrodellafilarmonica@comune.corciano.pg.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>755188295</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="308"><Tipologia>Teatro</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Citerna</Comune><Cap>6010</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via della Rocca</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.4984535,12.1151969</Georeferenziazione><Nome>Teatro Bontempelli</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il teatro si trova all&amp;rsquo;interno del piccolo centro di Citerna, situato nella parte pi&amp;ugrave; a nord dell&amp;rsquo;Umbria a confine con la Toscana. Nasce come teatrino privato all&amp;#39;inizio del XVIII secolo, annesso alla casa di campagna dei nobili Vitelli cui si collega con un sovrappasso nella via principale. Dopo una fase di abbandono, la propriet&amp;agrave; pass&amp;ograve; all&amp;rsquo;inizio dell&amp;rsquo;Ottocento al Comune, che fece ricostruire una sala teatrale piuttosto semplice, dotata di un palco di tavole, alcune scene mobili, delle panche nella sala, e otto colonne in muratura per sorreggere la galleria. I danni piuttosto gravi provocati dal terremoto del 1917 richiesero interventi di restauro. E&amp;rsquo; in questo momento che la sala acquista la nuova, esile galleria a pianta arcuata di gusto liberty sostenuta da sei colonne in ghisa scanalate con capitelli fogliati. La balaustra in metallo disegnata a nido d&amp;rsquo;ape ha un piccolo motivo decorativo, una lira, nella parte centrale. Una scaletta in legno consente di salire a questa sorta di tribuna d&amp;rsquo;onore, che pu&amp;ograve; accogliere pochi spettatori e fronteggia il palcoscenico. Restaurato nuovamente nel corso del XX secolo, &amp;egrave; stato riaperto nel 1991 e riportato in piena attivit&amp;agrave;. Pu&amp;ograve; contenere 99 spettatori.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.citerna.infoaltaumbria.it|http://citerna.infoaltaumbria.it/Scopri_la_Citta/In_Centro/Teatro_Bontempelli.aspx</Sito web><Indirizzo email>proloco.citerna@gmail.com</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 8592237</Numeri di telefono><Accessibilita>no</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="309"><Tipologia>Teatro</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Foligno</Comune><Cap>6034</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Largo Federico Frezzi</Indirizzo><Numero civico>7</Numero civico><Georeferenziazione>42.9542818,12.7003268</Georeferenziazione><Nome>Auditorium San Domenico</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;La chiesa di S. Domenico, con il convento annesso, &amp;egrave; certamente uno dei monumenti pi&amp;ugrave; significativi di Foligno. Utilizzata dal 1870 come scuderia dell&amp;rsquo;esercito, poi come palestra ed infine come magazzino, conserva al suo interno un&amp;rsquo;autentica antologia della pittura tardogotica. Fu solo dopo il crollo del tetto (1976) che si cominci&amp;ograve; ad operare fattivamente per un organico recupero della sua struttura, che sar&amp;agrave; portato a termine 20 anni dopo. Oggi gli spazi dell&amp;rsquo;Auditorium si presentano variamente connotati e polivalenti. Il contenitore storico &amp;egrave; rimasto inalterato, mentre all&amp;rsquo;interno sono state realizzate due passerelle in sospensione di servizio agli impianti illuminotecnici, quasi dei moderni matronei alla stessa altezza di quelli preesistenti. Gli allestimenti interni sono stati progettati in modo da consentire un uso polivalente degli spazi. In corrispondenza del transetto &amp;egrave; stata prevista una struttura in acciaio per la riflessione acustica. Le sedute della platea sono state realizzate con poltroncine in parte fisse ed in parte montate su tribune telescopiche retrattili.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.comune.foligno.pg.it|https://www.comune.foligno.pg.it/articoli/auditorium-san-domenico</Sito web><Indirizzo email>auditorium@comune.foligno.pg.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0742 344563; 0742 330393; 0742 330396</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="310"><Tipologia>Teatro</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Monte Castello di Vibio</Comune><Cap>6057</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza del Teatro</Indirizzo><Numero civico>4</Numero civico><Georeferenziazione>42.840762,12.3518664</Georeferenziazione><Nome>Teatro della Concordia</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;Il Teatro della Concordia &amp;egrave; attualmente chiuso per lavori di restauro.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il teatro della Concordia &amp;egrave; situato nel cuore dell&amp;rsquo;antico centro di Montecastello di Vibio, cittadina che sorge sul versante destro della Valle del Tevere, poco distante da Todi. Il teatro di Montecastello di Vibio, con i suoi novantanove posti suddivisi tra i palchi e la platea, &amp;egrave; detto il &amp;ldquo;teatro pi&amp;ugrave; piccolo del mondo&amp;rdquo;. Si legge in un documento dell&amp;#39;epoca che &amp;quot;venne costruito piccolo perch&amp;eacute; a misura del suo paese&amp;quot;. Fu progettato in pieno clima post rivoluzione francese e intitolato proprio a quella &amp;quot;concordia tra i popoli&amp;quot; che si andava ricreando in Europa agli inizi dell&amp;#39;Ottocento. Costruito grazie alle finanze di nove famiglie illustri del paese che si diedero da fare perch&amp;eacute; questo diventasse luogo di divertimenti e riunioni, venne inaugurato nel 1808. Ristrutturato alla fine del secolo, nel 1892 fu affrescato da Luigi Agretti, appena quattordicenne, figlio di un perugino, Cesare, gi&amp;agrave; autore delle decorazioni, del telone e dei fondali del Teatro della Concordia. Nel 1914 vennero installate in platea 36 poltroncine, oggi 37. Purtroppo il teatro chiuse i battenti nel 1951 e negli anni Sessanta sub&amp;igrave; un croll&amp;ograve; che interess&amp;ograve; il tetto. L&amp;rsquo;opera di recupero, che ha permesso di mantenere la stessa struttura lignea originale che sorregge i palchetti, &amp;egrave; terminata nel 1993. Nel 1997 il &amp;ldquo;teatro pi&amp;ugrave; piccolo del mondo&amp;rdquo; si &amp;egrave; gemellato con il teatro Farnese di Parma, il &amp;ldquo;pi&amp;ugrave; grande del mondo&amp;rdquo;, quattromila posti. Nel 1929 calc&amp;ograve; il palcoscenico del teatro la giovane soprano Antonietta Stella di Todi che diverr&amp;agrave; una delle migliori interpreti del repertorio verdiano. Nel 1945 il teatro tenne a battesimo i primi passi di un&amp;#39;altra grande celebrit&amp;agrave;, l&amp;rsquo;allora giovanissima Gina Lollobrigida, che qui a Monte Castello recit&amp;ograve; in &amp;quot;Santarellina&amp;quot; di Scarpetta, una commedia messa in scena dal regista e direttore di scena tuderte Tenneroni&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.teatropiccolo.it|www.teatropiccolo.it</Sito web><Indirizzo email>prenotazioni@teatropiccolo.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 8780737; 328 9188892</Numeri di telefono><Accessibilita>in parte</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="311"><Tipologia>Teatro</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Monteleone d'Orvieto</Comune><Cap>5017</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza del Municipio</Indirizzo><Numero civico>5</Numero civico><Georeferenziazione>42.921443,12.053922599999964</Georeferenziazione><Nome>Teatro dei Rustici</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il Teatro dei Rustici di sorge all&amp;rsquo;interno di Monteleone d&amp;#39;Orvieto, piccolo borgo storico situato all&amp;rsquo;estremo nord della provincia di Terni. Il teatro di Monteleone d&amp;#39;Orvieto era inizialmente il granaio dell&amp;rsquo;antico palazzo pubblico del paese. Ci&amp;ograve; si pu&amp;ograve; facilmente leggere nell&amp;rsquo; iscrizione a tempera posta nell&amp;#39;ingresso della sala, che dice: &amp;quot; La comunit&amp;agrave; di Monteleone che nell&amp;#39;anno 1732 questo luogo di granaio trasform&amp;ograve; in teatro testimonia l&amp;#39;amore cittadino alla civile educazione per gli allenamenti sereni dell&amp;#39;arte &amp;quot;. Il piccolo teatro di Monteleone d&amp;#39;Orvieto merita una visita sia per la bellezza dell&amp;rsquo;interno strutturato in due ordini di palchi, sia per la rassegna teatrale che vi viene tenuta durante l&amp;rsquo;anno. Il teatro di Monteleone d&amp;#39;Orvieto venne edificato nel 1732, in quello che era il granaio dell&amp;#39;antico palazzo pubblico del paese, su iniziativa di alcuni giovani i quali chiesero ed ottennero dal Comune l&amp;#39;autorizzazione per poter rappresentare alcune commedie nel periodo di carnevale. Nonostante i contrasti delle pubbliche autorit&amp;agrave; ed in particolar modo del governo pontificio, che temeva che le rappresentazioni fossero ispirate alle idee rivoluzionarie del risorgimento, l&amp;#39;attivit&amp;agrave; teatrale and&amp;ograve; avanti anche nei secoli successivi. Con il passare del tempo l&amp;rsquo;edificio venne pi&amp;ugrave; volte ampliato e restaurato, in particolare nel 1894 e nel 1984-1986, ed oggi si presenta con una pianta a ferro di cavallo e due ordini di palchi che possono ospitare fino a 99 posti.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.comune.monteleone.tr.it|https://comune.monteleone.tr.it/turismo/47-il-teatro-dei-rustici/</Sito web><Indirizzo email>demografici@comune.monteleone.tr.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0763 834021</Numeri di telefono><Accessibilita>no</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="312"><Tipologia>Teatro</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Monteleone di Spoleto</Comune><Cap>6045</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Corso Vittorio Emanuele</Indirizzo><Numero civico>18</Numero civico><Georeferenziazione>42.6527995,12.9522593</Georeferenziazione><Nome>Teatro Comunale</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Il teatro &amp;egrave; attualmente chiuso al pubblico a seguito dei recenti eventi sismici.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Il teatro &amp;egrave; posto a cerniera tra tre piazzette, del Plebiscito, di San Francesco e del Mercato, e prospetta sulla torre urbica e sulla chiesa di San Francesco. Di un &amp;ldquo;piccolo teatro&amp;rdquo; a Monteleone si parla in un documento del 1834, poi censito nel catasto Gregoriano come sede comunale all&amp;rsquo;anno 1918. Di fatto il teatrino &amp;egrave; oggi parte dell&amp;#39;ambizioso progetto della Regione Umbria volto al recupero e alla valorizzazione dei teatri storici costituiti anche nei centri pi&amp;ugrave; piccoli e sperduti, a testimonianza la loro grande vivacit&amp;agrave;. A Monteleone, agli inizi del &amp;lsquo;900 era stata costituita una filodrammatica che ha reso funzionale la sala teatrale fino ai primi anni del secondo dopoguerra. Alla met&amp;agrave; del &amp;lsquo;900 la sala viene trasformata in cinema col nome di &amp;ldquo;Cin Cine&amp;rdquo; ed inaugurata con la proiezione del film in bianco e nero &amp;quot;Torna a Sorrento&amp;quot; di Carlo Ludovico Bragaglia. Il terremoto del 1979 che ha violentemente investito la dorsale appenninica orientale dell&amp;rsquo;Umbria e in modo particolare la Valnerina, ha offerto un&amp;rsquo;occasione di recupero per il piccolo teatro, gi&amp;agrave; a quel tempo gravemente lesionato e abbandonato da una ventina d&amp;rsquo;anni. La fabbrica teatrale &amp;egrave; oggi restituita alla comunit&amp;agrave; come sala polifunzionale per attivit&amp;agrave; culturali, dove il teatro vero e proprio occupa l&amp;rsquo;ultimo dei tre piani dell&amp;rsquo;edificio. Dotato di ottanta posti, presenta un interno completamente rifatto e privo degli elementi architettonici originari, definitivamente perduti nell&amp;rsquo;abbandono seguito al terremoto, come la galleria lignea, manufatto storico pertinente alla tipologia ottocentesca del teatro.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.comunemonteleone-dispoleto.pg.it|http://www.comune.monteleonedispoleto.pg.it/zf/index.php/servizi-aggiuntivi/index/index/idservizio/20010</Sito web><Indirizzo email>monteleonedispoleto@poste.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0743 70421</Numeri di telefono><Accessibilita>in parte</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="313"><Tipologia>Teatro</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Norcia</Comune><Cap>6046</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza San Benedetto</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.7933107,13.0928009</Georeferenziazione><Nome>Teatro Civico</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Il teatro &amp;egrave; attualmente chiuso al pubblico a seguito dei recenti eventi sismici.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  Il teatro si trova all&amp;rsquo;interno del centro storico di Norcia, a pochi passi da corso Sertorio, in piazza Vittorio Veneto. Il teatro venne realizzato nel 1876 su progetto del perugino Domenico Mollajoli e si componeva di una sala a ferro di cavallo sulla quale si affacciavano tre ordini di palchi e una loggia. L&amp;rsquo;inaugurazione avvenne il 15 agosto 1876 con Un ballo in maschera di Giuseppe Verdi; per affrontare le spese l&amp;rsquo;amministrazione comunale deliber&amp;ograve; di assumere un prestito di 15.000 lire. Il sipario venne realizzato dal veneziano G. Zasso e aveva per soggetto Quinto Sertorio in una battaglia in Africa. Lo stabile sub&amp;igrave; restauri nel 1950 ma soltanto due anni dopo venne distrutto dall&amp;rsquo;incendio in cui per&amp;igrave; anche il sipario. Dopo lunghi restauri, conclusi nel 1995, il teatro &amp;egrave; tornato a nuova vita ed &amp;egrave; perfettamente funzionale. Presso l&amp;rsquo;Archivio Storico Comunale di Norcia &amp;egrave; possibile consultare importanti documenti, piante e disegni relativi alle differenti fasi costruttive del teatro.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.comune.norcia.pg.it|https://www.comune.norcia.pg.it/luoghi-da-visitare/teatro-civico/</Sito web><Indirizzo email>servizisociali@comune.norcia.pg.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0743 828711/0114</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="314"><Tipologia>Teatro</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Orvieto</Comune><Cap>5018</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Corso Cavour</Indirizzo><Numero civico>122</Numero civico><Georeferenziazione>42.7187413,12.113956899999948</Georeferenziazione><Nome>Teatro Luigi Mancinelli</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il teatro di Orvieto, importante sia da un punto di vista storico che artistico, si trova al centro della cittadina, a pochi passi dal Duomo e non distante dalla piazza principale. La visita &amp;egrave; consigliata sia per la bellezza del teatro che per la ricca stagione teatrale e musicale. Un&amp;rsquo;attivit&amp;agrave; teatrale ad Orvieto &amp;egrave; documentata fin dal Cinquecento con l&amp;rsquo;accademia dei Giovani, detta anche dei Confusi, che si riuniva nella sala superiore del palazzo del Popolo cittadino. Ma in realt&amp;agrave; l&amp;rsquo;insoddisfazione per un teatro non molto funzionale e l&amp;rsquo;ambizione spinsero alcuni a trovare soluzioni alternative al teatro dell&amp;rsquo;accademia. Nel Settecento la famiglia Gualtiero cre&amp;ograve; un teatro privato nella villa del Corniolo, a Porano, oggi villa Paolina. Ma per un teatro vero e proprio bisogner&amp;agrave; aspettare il 1863, anno dell&amp;rsquo;inaugurazione. Progettato da Giuseppe Santini, il teatro Mancinelli venne inaugurato nel 1863. Nello stesso anno venne affidata ad Annibale Angelini la decorazione degli ambienti interni con grottesche, putti e festoni, desunti dalla tradizione classica. Giuliano Corsini si occup&amp;ograve; delle decorazioni a stucco, mentre il romano Cesare Fracassini si occup&amp;ograve; della pittura figurativa, tra cui anche il sipario, che termin&amp;ograve; nel 1886. Per l&amp;rsquo;inaugurazione venne messa in scena l&amp;rsquo;opera &amp;ldquo;Favorita e Marte&amp;rdquo; assieme ai balletti &amp;ldquo;I Bianchi e i Neri&amp;rdquo; e &amp;ldquo;Pedrilla&amp;rdquo;. La sala ha la classica forma del teatro all&amp;rsquo;italiana, con pianta a ferro di cavallo, quattro ordini di palchi ed una loggia. Nel 1921 venne dedicato al musicista orvietano Luigi Mancinelli (1848-1921). Oggi si presenta nella sua forma originaria con una capienza di cinquecentosessanta posti. Nella cultura cittadina ha sempre avuto una funzione centrale, confermata dalla polivalenza delle attivit&amp;agrave; che si svolgono al suo interno: congressi, convegni, mostre, conferenze e incontri con gli artisti, ma anche seminari di divulgazione e studio dell&amp;rsquo;arte cinematografica.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.comune.orvieto.tr.it|http://www.comune.orvieto.tr.it/notizie/il-teatro-mancinelli</Sito web><Indirizzo email>segreteria@teatromancinelli.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0763 340422</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="315"><Tipologia>Teatro</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Panicale</Comune><Cap>6064</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Cesare Caporali</Indirizzo><Numero civico>16</Numero civico><Georeferenziazione>43.0286567,12.0986162</Georeferenziazione><Nome>Teatro Cesare Caporali</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il teatro Caporali sorge all&amp;rsquo;interno centro storico del borgo di Panicale e merita di essere visitato sia per l&amp;rsquo;eleganza della struttura interna riccamente decorata sia per gli spettacoli teatrali che vi vengono allestiti. Il teatro ospita infatti la stagione di prosa (circuito TSU), i concerti di Musica Insieme Panicale, l&amp;#39;Opera Barocca, i saggi di danza, oltre che numerosi convegni. La storia del teatro affonda le sue radici nella &amp;quot;Societ&amp;agrave; filodrammatica&amp;quot; fondata nel 1694 da un gruppo di giovani panicalesi. Nel 1786 la &amp;ldquo;Societ&amp;agrave; filodrammatica&amp;quot; conflu&amp;igrave; in una nuova societ&amp;agrave; chiamata &amp;quot;Accademia Teatrale&amp;quot;. L&amp;rsquo;Accademia Teatrale fece costruire da F. Tarducci un piccolo teatro di legno che, a causa della sua posizione, fu chiamato Teatro del Sole. Nel 1856 a causa di un progressivo degrado a cui era andato incontro, il teatro venne ampliato e modificato e gli fu data una nuova forma. Il progetto di restauro venne affidato all&amp;#39;architetto Giovanni Caproni che modific&amp;ograve; la struttura ampliando il palcoscenico, aumentando il numero dei palchi e costruendo, al di sopra di questi, un bel loggione con ringhiera di ferro fuso. Al perugino Alceste Ricci fu affidato il progetto decorativo che consistette nel dipingere la struttura di legno con una vernice chiara arricchita da stucchi dorati e festoni. Il pittore Mariano Piervittori dipinse invece il telone principale che ritrae il Capitano di ventura Boldrino Paneri di Panicale mentre riceve le chiavi di Perugia. La sala divenne cos&amp;igrave; elegante ed armoniosa e fu aperta al pubblico nel carnevale del 1858 con la nuova denominazione di Teatro Cesare Caporali. Restaurato negli anni ottanta del XX secolo il teatro &amp;egrave; oggi tornato alla sua piena attivit&amp;agrave;.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.teatrostabile.umbria.it|https://www.teatrostabile.umbria.it/teatro/teatro-caporali/</Sito web><Indirizzo email>prenotazioni.caporali@libero.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075/837710</Numeri di telefono><Accessibilita>no</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="316"><Tipologia>Teatro</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Perugia</Comune><Cap>6121</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza Francesco Morlacchi</Indirizzo><Numero civico>19</Numero civico><Georeferenziazione>43.1133286,12.386695</Georeferenziazione><Nome>Teatro Morlacchi</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il teatro Morlacchi, il maggiore della citt&amp;agrave;, si trova nel centro storico di Perugia in piazza Morlacchi, adiacente all&amp;rsquo;Universit&amp;agrave; di Lettere e Filosofia Nel 1777 la borghesia cittadina, animata da Annibale Mariotti, decise di costruire un nuovo teatro in risposta ai nobili che avevano costruito il Teatro del Pavone; per far questo novanta famiglie costituirono la &amp;quot;Societ&amp;agrave; per l&amp;#39;edificazione di un nuovo teatro&amp;quot;, la quale compr&amp;ograve; un vecchio convento di monache ed affid&amp;ograve; il progetto all&amp;#39;architetto perugino Alessio Lorenzini che dot&amp;ograve; il teatro di una sala a ferro di cavallo e di cinque ordini di palchi per milleduecento posti complessivi. Il plafone e il sipario furono decorati da Baldassarre Orsini mentre Carlo Spiridione Mariotti realizz&amp;ograve; i sedici cammei della volta e i medaglioni con Icaro che sacrifica a Bacco, la Poesia drammatica, la Tragedia, la Commedia e la Favola pastorale; Giovanni Cappelli decor&amp;ograve; i parapetti dei palchi e dipinse una scena bacchica sul soffitto del proscenio mentre gli stucchi furono realizzati da Giovanni Battista Cronici. Nel 1874 il teatro venne completamente rinnovato e riaperto con la prima dell&amp;rsquo;Aida. Alla ristrutturazione provvidero Francesco Moretti e Matteo Tassi, Lucio Angeloni, e l&amp;rsquo;architetto Guglielmo Calderini mentre Mariano Piervittori esegu&amp;igrave; nel plafone una nuova allegoria raffigurante le Arti e le Lettere e illustr&amp;ograve; a tempera sul sipario un tema di storia locale raffigurante Il ritorno di Biordo Michelotti in Perugia nel 1398. Il teatro ha ospitato attori di grande livello, come Irma Gramatica, Virgilio Talli e Oreste Calabrese. L&amp;#39;attivit&amp;agrave; del teatro continu&amp;ograve; fino agli inizi del XX secolo, ma decadde durante gli anni del fascismo fino ad essere requisito dai tedeschi durante l&amp;#39;occupazione della citt&amp;agrave;, per destinarlo a spettacoli per i loro soldati. Finita la guerra, il teatro era seriamente danneggiato cos&amp;igrave;, il Comune, a cui fu ceduto, fra il 1951 e il 53 finanzi&amp;ograve; i lavori di restauro, consistente nel rifacimento delle coperture, nella modifica del palcoscenico, nel golfo mistico e nelle pavimentazioni in marmo dell&amp;#39;atrio e del foyer. Attualmente il teatro dispone di 785 posti. Il palcoscenico misura 20 metri in larghezza, 10,5 metri in profondit&amp;agrave;. Il boccascena &amp;egrave; largo 10,5 metri. Francesco Giuseppe Baldassarre Morlacchi (Perugia, 14 giugno 1784 &amp;ndash; Innsbruck, 28 ottobre 1841) &amp;egrave; stato un compositore e operista italiano. Fu uno dei principali artefici della diffusione dell&amp;#39;opera italiana all&amp;#39;estero.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.teatrostabile.umbria.it|https://www.teatrostabile.umbria.it/teatro/teatro-morlacchi/</Sito web><Indirizzo email>morlacchi@teatrostabile.umbria.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 57542213</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="317"><Tipologia>Teatro</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Spello</Comune><Cap>6038</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Giulia</Indirizzo><Numero civico>12</Numero civico><Georeferenziazione>42.994362,12.672159100000044</Georeferenziazione><Nome>Teatro Comunale Subasio</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il Teatro civico Subasio si trova all&amp;rsquo;interno del centro storico di Spello, non lontano dai resti dell&amp;#39;Arco di Augusto. Si tratta di una elegante costruzione di stile neoclassico, edificata nel 1787 su progetto di Alessio Lorenzini, caratterizzata da una pianta a ferro di cavallo sviluppata in tre ordini di palchi per una capacit&amp;agrave; complessiva di 200 spettatori. Notevole &amp;egrave; la ricca decorazione a stucco e pittorica che riporta antichi motti latini. La sede del Teatro Subasio venne precedentemente utilizzata come luogo di ritrovo dei membri dell&amp;rsquo;Accademia dei Quieti e quindi restaurata e trasformata in luogo per spettacoli direttamente gestito dagli Accademici.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.comune.spello.pg.it|http://www.comune.spello.pg.it/documento/teatro-comunale</Sito web><Indirizzo email>m.felicetti@comune.spello.pg.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0742 300045</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="318"><Tipologia>Teatro</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Spoleto</Comune><Cap>6049</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza Duomo</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.7355371,12.7385595</Georeferenziazione><Nome>Teatro Caio Melisso</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il teatro si trova nel centro storico di Spoleto, nel suggestivo scenario di piazza Duomo, terrazzamento artificiale alle pendici di colle sant&amp;rsquo;Elia. Discende, attraverso numerose trasformazioni, dal pi&amp;ugrave; antico teatro spoletino, il &amp;ldquo;Teatro Nobile&amp;rdquo;; i lavori di costruzione iniziarono nel 1657 quando l&amp;rsquo;Accademia degli Ottusi riusc&amp;igrave; a ottenere uno spazio in una collocazione urbana estremamente interessante, tra l&amp;rsquo;Opera della Cattedrale e la chiesa di Santa Maria della Manna d&amp;rsquo;Oro. Finemente decorato, contiene interessanti pitture ottocentesche realizzate dal perugino Domenico Bruschi. La particolare collocazione, all&amp;rsquo;interno di piazza del Duomo, rende la visita ancora pi&amp;ugrave; suggestiva. Nel suo aspetto attuale &amp;egrave; opera di Giovanni Montiroli, 1877-1880, che corresse la curvatura a ferro di cavallo della sala, per migliorare la visibilit&amp;agrave; da parte del pubblico, e costru&amp;igrave; tre ordini di palchi, abbattendo le vecchie strutture in legno. Il pittore perugino Domenico Bruschi decor&amp;ograve; il plafone con Apollo e nove Muse, intercalate da lunette con composizioni floreali sovrastate da putti monocromi, e il sipario raffigurante l&amp;rsquo;Apoteosi di Caio Melisso. Il teatro &amp;egrave; intitolato allo spoletino amico di Mecenate, bibliotecario di fiducia di Augusto, scrittore, commediografo, grammatico. E&amp;rsquo; stato ripristinato nel 1958, dopo lungo abbandono, in occasione della prima edizione del Festival dei Due Mondi, con una revisione completa delle sue strutture fondamentali. L&amp;rsquo;interesse per l&amp;rsquo;attivit&amp;agrave; teatrale &amp;egrave; da sempre molto viva a Spoleto, che nel Seicento dette i natali a numerosi commediografi tra cui Campello, Castelli, Lauri, Luparini e Vittori, nonch&amp;eacute; a Giovanni Gherardi, capostipite di una delle pi&amp;ugrave; famose genealogie di Arlecchini e comici dell&amp;rsquo;arte. Nel 1817 Gioacchino Rossini partecip&amp;ograve;, come suonatore di contrabbasso, ad una rappresentazione dell&amp;rsquo;Italiana in Algeri, facendo appena in tempo ad ammirarne le belle decorazioni settecentesche che vennero in parte distrutte ed in parte trafugate nel 1819 da ignoti fiorentini.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.comune.spoleto.pg.it|http://www.comune.spoleto.pg.it/turismoecultura/la-citta/teatri/teatro-caio-melisso/</Sito web><Indirizzo email>sandro.frontalini@comune.spoleto.pg.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0743 2181</Numeri di telefono><Accessibilita>in parte</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="319"><Tipologia>Teatro</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Todi</Comune><Cap>6059</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Giuseppe Mazzini</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.7815294,12.4065471</Georeferenziazione><Nome>Teatro Comunale</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il Teatro di Todi si trova in pieno centro, dietro la Piazza Grande, a significare l&amp;#39;importanza del luogo per la societ&amp;agrave; tuderte dell&amp;#39;Ottocento. Il 3 settembre 1868, infatti, la Giunta comunale affid&amp;ograve; l&amp;rsquo;esecuzione del progetto per il nuovo teatro a Carlo Gatteschi, architetto aretino, autore del &amp;ldquo;Teatro Signorelli&amp;rdquo; di Cortona, opera architettonica di notevole importanza. Nel 1872 l&amp;rsquo;opera era compiuta, ma venne inaugurato quattro anni dopo con &amp;ldquo;Un ballo in maschera&amp;rdquo; di Verdi. La sala ebbe pianta a ferro di cavallo e quattro ordini di palchi, per una capienza di circa 500 spettatori. Gli stucchi coi profili di personaggi illustri sono dello studio Angeletti e Biscarini di Perugia, le dorature degli stucchi di Giosu&amp;egrave; e Daniele Lumaconi, le pitture del soffitto e dei palchi di Matteo Tassi e di Alfonso Morganti. Il sipario venne dipinto da Annibale Brugnoli (Perugia, 1843-1915). Nel 1894 vi arriv&amp;ograve;, per la prima volta, il cinematografo con un filmato intitolato &amp;ldquo;Un bagno di ragazzi&amp;rdquo;. Dopo una fase di declino, il teatro e i locali di sua pertinenza sono stati restaurati a partire dal 1982 e dal 1992 &amp;egrave; stato riaperto al pubblico, con una capienza di 499 spettatori.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.teatrostabile.umbria.it|https://www.teatrostabile.umbria.it/teatro/teatro-comunale/</Sito web><Indirizzo email>cultura@comune.todi.pg.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 8956700</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="320"><Tipologia>Teatro</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Trevi</Comune><Cap>6039</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza del teatro</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.8772248,12.7480008</Georeferenziazione><Nome>Teatro Clitunno</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il teatro Clitunno sorge nell&amp;rsquo;omonima piazza all&amp;rsquo;interno centro storico di Trevi. Il teatro merita sicuramente una visita sia per l&amp;rsquo;eleganza delle decorazioni interne, eseguite su disegno di Domenico Bruschi e per il sipario, dello stesso artista, sia per le rappresentazioni che periodicamente vi vengono allestite all&amp;rsquo;interno. L&amp;rsquo;attuale teatro Clitunno di Trevi venne costruito, su progetto di Domenico Mollaioli, in sostituzione dell&amp;rsquo;ormai impraticabile vecchio teatro Clitunno, ospitato all&amp;rsquo;interno del palazzo comunale fin dal XVII secolo. I lavori iniziarono nel 1874 e vennero portati a termine con i fondi forniti dal comune cittadino e dai privati, che si assicuravano cos&amp;igrave; per la propria famiglia un palchetto privato durante gli spettacoli. Il sipario, firmato e datato 1877, venne dipinto dal pittore Domenico Bruschi e rappresenta l&amp;#39;Imperatore Caligola che offre sacrifici al dio Clitunno. Sui suoi disegni furono eseguite anche le decorazioni del soffitto, delle impalcate e del boccascena. Finalmente, nel 1877, l&amp;rsquo;edificio pot&amp;eacute; essere inaugurato con la rappresentazione della &amp;ldquo;Maria di Rohan&amp;rdquo; di Donizetti. Per circa un secolo il teatro Clitunno &amp;egrave; stato il centro delle attivit&amp;agrave; culturali, ricreative e sociali fino a quando, nel 1955, con leggere modifiche, &amp;egrave; stato trasformato in cinema. Da qui inizi&amp;ograve; un lento declino delle sale cinematografiche che venne tuttavia fermato dal complessivo progetto di recupero dell&amp;rsquo;edificio portato avanti, negli anni tra il 1987 ed il 1993, dal Comune di Trevi. Dal punto di vista architettonico il grazioso teatro &amp;egrave; strutturato in due ordini di ordini di palchi con un loggione per una capienza complessiva di 220 spettatori.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.protrevi.com|http://www.protrevi.com/protrevi/teatro.asp</Sito web><Indirizzo email>-</Indirizzo email><Numeri di telefono>-</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="321"><Tipologia>Teatro</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Umbertide</Comune><Cap>6019</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza Fortebraccio</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.3068224,12.3277838</Georeferenziazione><Nome>Teatro dei Riuniti</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il teatro dei Riuniti di Umbertide &amp;egrave; situato nel centro storico di Umbertide in piazza Fortebraccio accanto alla Rocca. Il teatro dei Riuniti di Umbertide fa parte, con la sistemazione della piazza, la costruzione della torre dell&amp;rsquo;orologio, il progetto della realizzazione del ponte sulla Reggia, delle opere di rinnovamento urbano realizzate in citt&amp;agrave; nel primo decennio dell&amp;rsquo;Ottocento. Il progetto per la realizzazione del teatro, che prevedeva 3 ordini di 13 palchi l&amp;#39;uno, la platea e un capace palcoscenico con camerini annessi, fu affidato nel 1805 a Giovanni Cerrini, architetto formatosi nell&amp;rsquo;Accademia Perugina. Tra il 1810 e il 1812 furono eseguite le decorazioni pittoriche, recentemente riportate alla luce, dal perugino Giovanni Monotti e dal Faina. Si tratta di due fasce di decorazioni lungo il secondo e terzo ordine di palchi in cui sono raffigurate delle teste di insigni commediografi e autori drammatici incorniciate da corone di alloro e intercalate con dei cigni e panoplie nel primo ordine e lire, corone, trombe, calzari e foglie di quercia nel secondo ordine. Il teatro, pi&amp;ugrave; volte ristrutturato, ha subito tra il 1959 e il &amp;rsquo;60 l&amp;rsquo;ampliamento della platea, a discapito del palcoscenico. Pur essendo frammentaria e in parte ridipinta, la decorazione del teatro di Umbertide &amp;egrave; la sola, fra quelle presenti in Umbria, ad essere sopravvissuta ai rifacimenti di epoca post-unitaria. Questo fatto conferisce al teatro il valore di rara testimonianza di interno teatrale decorato con gusto neoclassico. Nel 1985 il Comune di Umbertide ha deciso di restaurarlo riprendendo il progetto ottocentesco, e inserendo elementi decorativi e funzionali commissionati ad artisti e designer contemporanei. Restituito ad Umbertide completamente restaurato nel 1990, &amp;egrave; diventato un importante punto di riferimento culturale della citt&amp;agrave; e sede naturale dell&amp;#39;omonima compagnia, nata nel 1985.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.accademiadeiriuniti.com|http://www.accademiadeiriuniti.com/wp/</Sito web><Indirizzo email>info@teatrodeiriuniti.com</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 9412697</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="322"><Tipologia>Teatro</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Citt di Castello</Comune><Cap>6012</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via dei Fucci</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.4588131,12.2379678</Georeferenziazione><Nome>Teatro degli Illuminati</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;L&amp;rsquo;Accademia letteraria cittadina, devota a S. Illuminato, costru&amp;igrave; il suo primo teatro in legno nel 1666, che fu abbattuto dopo cento anni di attivit&amp;agrave;. Nel 1783, in seguito ad un memoriale presentato dal popolo alla Sacra Consulta di Roma, gli Accademici decisero di ricostruirlo in muratura. Compiuti i lavori (costati 885 scudi), fu riaperto al pubblico nel 1796 con uno spettacolo in prosa intermezzato da balli. Nel 1861 il teatro fu restaurato ed abbellito di stucchi e dorature dal pittore Giuseppe Bianchi di Firenze, autore anche del sipario. Il perugino Vincenzo Baldini dipinse gli scenari. Riapr&amp;igrave; al pubblico nel 1862 con la &amp;ldquo;Lucrezia Borgia&amp;rdquo; di Donizetti e &amp;ldquo;La Traviata&amp;rdquo; di Verdi. Pi&amp;ugrave; volte restaurato da allora, &amp;egrave; oggi un teatro elegante e sonoro, con quattro ordini di palchi (17 per ordine) ed un loggione, creato nel 1887 assieme al dipinto sul soffitto della sala, opera del perugino Ulisse Ribustini.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.teatrostabile.umbria.it|https://www.teatrostabile.umbria.it/teatro/teatro-degli-illuminati/</Sito web><Indirizzo email>teatro@cdcnet.net</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 8522920</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="323"><Tipologia>Teatro</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Perugia</Comune><Cap>6121</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza Repubblica</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.1101887,12.3884034</Georeferenziazione><Nome>Teatro del Pavone</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;La costruzione fu intrapresa nel 1718 e terminata nel 1723: ne furono promotori alcuni nobili perugini che sentivano l&amp;rsquo;esigenza di un luogo di spettacolo pi&amp;ugrave; adatto ed ampio dei teatrini gi&amp;agrave; esistenti in citt&amp;agrave;. Nacque come &amp;ldquo;Teatro della Nobile Accademia del Casino&amp;rdquo;, tutto in legno, con quattro ordini di palchi e pianta quadrangolare, rivelatasi ben presto inadatta alle nuove esigenze del melodramma e della commedia. L&amp;rsquo;Accademia ne decise pertanto la demolizione (1765) affidandone la ricostruzione all&amp;rsquo;architetto Pietro Carattoli. La nuova pianta, ispirata al Teatro Argentina di Roma, fu a ferro di cavallo, struttura in muratura, 82 palchi distribuiti in 4 ordini (di cui quello inferiore, sostenuto da colonnine precedute da balaustra, con ricca decorazione). La fronte dei palchi fu ornata con cammei in stucco da Carlo Spiridione Mariotti. Il teatro deriva il nome dal bellissimo uccello sacro a Giunone, la dea che trionfa nel sipario dipinto dall&amp;rsquo;anconitano Francesco Appiani nel 1772. Del 1814 &amp;egrave; la decorazione del plafone e la sostituzione del sipario gi&amp;agrave; logoro con una rappresentazione della &amp;ldquo;Riedificazione di Perugia ordinata da Augusto&amp;rdquo;, entrambe opera del romano Gaspare Coccia. Del 1856 consistenti interventi di restauro, quali la ricostruzione del tetto e della volta, l&amp;rsquo;applicazione delle camere a canne anche alle corsie del quarto e del quinto ordine, che fu trasformato in loggione. La nuova decorazione di tutto il teatro e del sipario fu affidata al pittore Nicola Benvenuti.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>turismo.comune.perugia.it|http://turismo.comune.perugia.it/poi/teatro-del-pavone</Sito web><Indirizzo email>teatropavone@virgilio.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 5728153</Numeri di telefono><Accessibilita>in parte</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="324"><Tipologia>Teatro</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Perugia</Comune><Cap>6121</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via della Sapienza</Indirizzo><Numero civico>6</Numero civico><Georeferenziazione>43.1096347,12.38679</Georeferenziazione><Nome>Teatro La Sapienza</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Nella seconda met&amp;agrave; del `700, fra i nove teatri perugini, quello della Sapienza Vecchia assunse nome e ruolo di Teatro Nazionale dell&amp;#39;Accademia di Belle Lettere ed Arti, distinguendosi per un nutrito repertorio annuale di opere italiane e straniere, in musica e in prosa. Ospitato nel monumentale edificio della Sapienza (1362, primo collegio universitario in Italia), ospit&amp;ograve; forse la prima recita del piccolo Carlo Goldoni - al seguito del padre, medico d&amp;#39;una nobile famiglia perugina - nei panni di Mirandolina. Nella prima met&amp;agrave; dell&amp;#39;&amp;#39;800 fu ristrutturato, con l&amp;#39;erezione di un nuovo fabbricato sul lato settentrionale, per ospitare l&amp;#39;ampio palcoscenico il cui apparato scenotecnico riproduceva, in piccolo, la tipologia di grandi teatri lirici come La Scala di Milano. Fu costruita un&amp;#39;elegante galleria ed approntato un impianto d&amp;#39;illuminazione a gas. Per la decorazione della sala e della contigua Sala Rossa furono chiamati i pittori perugini Lemmo Rossi Scotti e Matteo Tassi.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>turismo.comune.perugia.it|http://turismo.comune.perugia.it/poi/teatro-della-sapienza</Sito web><Indirizzo email>-</Indirizzo email><Numeri di telefono>-</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="325"><Tipologia>Teatro</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Amelia</Comune><Cap>5022</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via del Teatro</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.5582053,12.4116822</Georeferenziazione><Nome>Teatro Sociale</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Nato su iniziativa di un gruppo di nobili e di borghesi amerini (1780), il Teatro Sociale &amp;egrave; straordinariamente simile &amp;ndash; nell&amp;rsquo;architettura, nell&amp;rsquo;impostazione e persino nel disegno &amp;ndash; al Teatro della Fenice di Venezia, realizzato dall&amp;rsquo;accademico perugino Gian Antonio Selva (collega all&amp;rsquo;Accademia del Disegno del conte Stefano Cansacchi, artefice del Sociale). Nel 1783 la struttura essenziale era eretta, come indica la trabeazione sull&amp;rsquo;ingresso principale (&amp;ldquo;HONESTO CIVIUM OBLECTAMENTO&amp;rdquo;). Del 1823 &amp;egrave; la fossa orchestrale, aperta per rispondere alle nuove esigenze dell&amp;rsquo;opera lirica. Nel 1866 furono realizzati i palchi del proscenio (il teatro dispone di 50 palchi, distribuiti su tre ordini, oltre al loggione). Tra il 1880 e il 1886 furono realizzate le decorazioni e gli affreschi per mano di Domenico Bruschi (attivo, in campo teatrale, anche al Caio Melisso di Spoleto): suoi lo stupendo telone con l&amp;rsquo;assedio di Amelia da parte del Barbarossa e la volta della sala principale del ridotto, famosa per i maliziosi scherzi prospettici. Ristrutturato tra il 1982 e il 1985 con ingente contributo della Societ&amp;agrave; Teatrale, ha riaperto al pubblico nel dicembre 1995. Il teatro amerino costituisce uno dei rari residui esemplari di teatro settecentesco realizzato interamente in legno, dalle strutture ai meccanismi scenici tuttora perfettamente funzionanti, nel corso della sua storia. Il Teatro, tutt&amp;rsquo;oggi di propriet&amp;agrave; della stessa Societ&amp;agrave; Teatrale sorta per la sua realizzazione, ha ospitato tutte le maggiori opere liriche del repertorio italiano settecentesco ed ottocentesco, con la partecipazione dei pi&amp;ugrave; grandi artisti italiani e stranieri, nonch&amp;eacute; spettacoli di musica sinfonica e cameristica. Da menzionare anche l&amp;rsquo;ampio palcoscenico, di notevole altezza utilizzato come scenografia per 42 film alcuni celeberrimi come il &amp;ldquo;Marchese del Grillo&amp;rdquo; con A. Sordi o il &amp;ldquo;Pinocchio&amp;rdquo; di Comencini con N. Manfredi.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.turismoamelia.it|http://www.turismoamelia.it/ita/3/eventi-e-manifestazioni/46/il-teatro-sociale-di-amelia/</Sito web><Indirizzo email>lucia.lucciarini@comune.amelia.tr.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0744 976220/205</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="326"><Tipologia>Teatro</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Narni</Comune><Cap>5035</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Garibaldi 29</Indirizzo><Numero civico>3</Numero civico><Georeferenziazione>42.5191156,12.5158411</Georeferenziazione><Nome>Teatro Comunale</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Nel 1845 fu decisa la costruzione del Teatro Comunale, e a tale scopo venne costituita una Societ&amp;agrave; Teatrale, con il concorso del Comune. L&amp;#39;architetto fu il Prof. Santini di Perugia, ingegnere direttore dei lavori l&amp;#39;Architetto Fedeli, pittore della volta Giovanni Traversari, pittori degli scenari Nicola Benvenuti di Perugia e Biseo di Roma, che fece anche il &amp;laquo;comodino&amp;raquo;. Pittore del telone (che rappresenta un episodio del Gattamelata) e sipario fu Gioacchino Altobelli di Terni. Inaugurato il 3 maggio del 1856, festa del patrono, con una messinscena di &amp;quot;La Traviata&amp;quot; (cui la censura cambi&amp;ograve; nome, con il pi&amp;ugrave; neutro &amp;quot;Violetta&amp;quot;). Al soprano Carlotta Carozzi Zucchi, prima donna della serata, furono dedicati molti onori e fu fatto incidere il suo ritratto con la dedica: &amp;quot;A Carlotta Carozzi Zucchi, prima donna assoluta nell&amp;#39;apertura del Teatro Comunale di Narni&amp;quot;. Segu&amp;igrave; un lungo periodo d&amp;#39;attivit&amp;agrave; del Teatro Comunale, ricco di rappresentazioni date da celebri compagnie di prosa, di operette e di lirica (tra cui il tenore Beniamino Gigli). Dopo il restauro, da una capienza originaria di circa 6-700 posti, &amp;egrave; passato agli attuali 350 ed &amp;egrave; costituito da 3 ordini di palchi (17 per ordine) e dal loggione.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.comune.narni.tr.it|https://www.comune.narni.tr.it/Pagina.php?id=76</Sito web><Indirizzo email>andreina.santicchia@comune.narni.tr.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0744 726362</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="327"><Tipologia>Teatro , Area archeologica , Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Gubbio</Comune><Cap>6024</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via del Teatro Romano</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.3530323,12.574368100000015</Georeferenziazione><Nome>Teatro romano</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il teatro si trova nel comune di Gubbio, nell&amp;rsquo;area archeologica della Guastuglia, corrispondente al vasto quartiere tardo-repubblicano (II-I secolo a.C.) esteso in pianura subito fuori porta degli Ortacci e compreso tra via Matteotti, via Perugina, via Ubaldi e via Parruccini. La visita ai resti del teatro romano e ai reperti dell&amp;rsquo;Antiquarium costituisce una preziosa occasione per conoscere l&amp;rsquo;organizzazione sociale della citt&amp;agrave; romana di Iguvium &amp;ndash; Gubbio: dai luoghi dello spettacolo a quelli dell&amp;rsquo;abitare, che svelano i gusti, gli usi e i costumi di quel periodo. Il teatro, ultimato dal magistrato Gneo Satrio Rufo intorno al 20 a.C., fu realizzato con grossi blocchi calcarei lavorati a bugnato rustico. Presenta due ordini di arcate, di cui rimangono in piedi l&amp;rsquo;ordine inferiore e alcuni archi corrispondenti alla galleria superiore. Resti di opera reticolata sono presenti nei corridoi dei vomitori. La cavea &amp;eacute; divisa in quattro cunei e le fasce in cui non erano presenti i gradini accoglievano probabilmente scale in legno. Il piano dell&amp;rsquo;orchestra, pavimentato con lastre di pietra calcarea permette la raccolta delle acque piovane in una grande cisterna sotto il pulpitum. La frons scaenae ha due nicchie laterali quadrangolari e una centrale, semicircolare. L&amp;rsquo;edificio poteva accogliere circa 6000 spettatori ed era tra i pi&amp;ugrave; capienti del suo tempo.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.comune.gubbio.pg.it|https://www.comune.gubbio.pg.it/turismo/teatro-romano-antiquarium-e-percorso-archeologico</Sito web><Indirizzo email>sba-umb@beniculturali.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 9220992</Numeri di telefono><Accessibilita>no</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="328"><Tipologia>Teatro , Museo</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Bevagna</Comune><Cap>6031</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>piazza Filippo Silvestri</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.9326951,12.60792</Georeferenziazione><Nome>Teatro Francesco Torti</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Il teatro Torti si trova nella piazza principale di Bevagna, piazza Silvestri. Realizzato nel 1886, su progetto dell&amp;rsquo;architetto Antonio Martini, all&amp;rsquo;interno dell&amp;rsquo;antico Palazzo dei Consoli (sede comunale fino al terremoto del 1832), &amp;egrave; intitolato al letterato Francesco Torti. La costruzione del teatro era stata fortemente voluta dalla cittadinanza che nel 1871 si era riunita in un comitato promotore. L&amp;rsquo;inaugurazione avvenne la sera del 28 agosto 1886, per l&amp;rsquo;occasione l&amp;rsquo;impresario Alfredo Lupi mise in scena l&amp;rsquo;Ernani, insieme a Le educande di Sorrento. A piano terra rimane ancora la loggia, coperta con tre grandi archi gotici e un quarto pi&amp;ugrave; piccolo, probabilmente utilizzata come spazio commerciale. &amp;Egrave; uno dei teatri pi&amp;ugrave; piccoli dell&amp;rsquo;Umbria, solamente 251 posti a sedere, ma &amp;egrave; finemente decorato e contiene interessanti pitture ottocentesche. Il teatro ha una pianta a ferro di cavallo, tre ordini di palchi ed una loggia; i parapetti sono costituiti da colonnine in ghisa. Il plafone &amp;egrave; opera di Mariano Piervittori e rappresenta le Muse che danzano. Il sipario originale &amp;egrave; stato dipinto da Domenico Bruschi con Properzio che addita al Torti la sua patria nel 1886; in occasione del restauro del 1994 &amp;egrave; stato realizzato un altro sipario dal pittore bevanate Luigi Frappi con ll fiume Clitunno con cippo poetico e tempietto. Lo stemma sopra il sipario &amp;egrave; del 1380, donato da papa Innocenzo IV, vi si legge &amp;ldquo;OsF&amp;rdquo;, che sta per &amp;ldquo;Ob servatam Fidem&amp;rdquo;. Dopo il restauro strutturale, il teatro &amp;egrave; regolarmente attivo.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.prolocobevagna.it|https://www.prolocobevagna.it/monumenti_bevagna/</Sito web><Indirizzo email>bevagnacultura@gmail.com</Indirizzo email><Numeri di telefono>334 6605577</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="329"><Tipologia>Villa</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>San Venanzo</Comune><Cap>5010</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Piazza Roma</Indirizzo><Numero civico>22</Numero civico><Georeferenziazione>42.868647,12.2692168</Georeferenziazione><Nome>Villa Faina</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;In posizione elevata, all&amp;rsquo;interno di un esteso parco pubblico, villa Faina sorge nel centro dell&amp;rsquo;abitato di San Venanzo. Il nucleo originale della villa, costruito da un palazzo di epoca medievale, faceva parte integrante del borgo fortificato di San Venanzo e gi&amp;agrave; nel 1830 apparteneva alla famiglia dei conti Faina, discendenza che proprio in quel periodo inizi&amp;ograve; la sua opera di acquisizione di terreni e di edifici allo scopo di realizzare una grande fattoria. L&amp;rsquo;ultima trasformazione risale alla fine dell&amp;rsquo;Ottocento e conferisce al complesso l&amp;rsquo;aspetto attuale. Il palazzo dopo la costruzione della pi&amp;ugrave; tarda ala della serra, che si protende verso il tessuto urbano circostante, acquisisce un impianto a L. Il corpo principale si eleva su tre piani ed &amp;egrave; caratterizzato sia dal portale bugnato in cotto sia dalle alte aperture circolari incassate in cornici quadrate. Il piano nobile &amp;egrave; riconoscibile dalle alte finestre con parapetto in ghisa che sul retro divengono pi&amp;ugrave; ampie e cadenzate da robusti pilastri. Il trait d&amp;rsquo;union che lega tutte le facciate consiste nella presenza di una ricca decorazione costituita da cornici, modanature e fregi in laterizio che potrebbero essere ricondotti all&amp;rsquo;opera degli scultori perugini Raffaele Angeletti e Francesco Biscarini. All&amp;rsquo;interno la villa &amp;egrave; decorata sontuosamente come dimostrano il salone delle feste, la sala da pranzo, la galleria e il salottino celeste. Il parco non poteva non risentire del fatto che la villa sorge sui resti di un castello medievale di cui restano tratti di mura. Dal 1962 la villa &amp;egrave; propriet&amp;agrave; del Comune ed &amp;egrave; sede del Consiglio comunale e di un centro congressi. Il parco &amp;egrave; il punto di riferimento in occasione di feste popolari ed eventi enogastronomici e culturali&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>sanvenanzo@virgilio.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 875123</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="330"><Tipologia>Villa</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Spello</Comune><Cap>6038</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Localit San Fedele</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.0011885,12.6560717</Georeferenziazione><Nome>Villa Fidelia</Nome><Descrizione>La villa si trova poco distante dal centro storico di Spello, in prossimit dell'anfiteatro romano e della chiesa romanica di San Claudio. Lantichissimo insediamento romano sul quale sorge la villa era costituito da unampia zona sacra, nella quale si collocavano il cosiddetto tempio di Venere, il Teatro e le Terme.  Il primitivo impianto, viene fatto costruire nel XVI secolo dai conti Acuti Urbani di San Lorenzo. Nel 700, la villa passa a Donna Teresa Pamphili Grillo che provvede a trasformare ed ampliare la residenza fatta costruire dagli Urbani e ad impiantare il giardino allitaliana. Alla sua morte, la propriet perviene prima ai conti Sperelli e, successivamente, al ricchissimo proprietario terriero Gregorio Piermarini, che oper notevoli trasformazione ed ampliamenti, tra il 1805 ed il 1830. Dopo alterne vicende, nel 1923, la villa viene acquistata dall'ingegnere Decio Costanzi che fraziona il complesso vendendo la parte pi antica alle Suore Missionarie dEgitto e la restante parte, comprendente il Casino, i giardini e gli annessi, alla Provincia di Perugia.  Laspetto pi rilevante della villa  costituito dalle straordinarie sistemazioni esterne che hanno dato origine al giardino vesuviano dingresso, al galoppatoio, al giardino allitaliana e al parco col boschetto di cipressi. Il giardino denominato vesuviano o barocco ubicato in prossimit dellingresso,  progettato su un ripido piano inclinato che conduce al portone dingresso del casino. Delimitato sui lati lunghi da un doppio filare di maestosi cipressi,  formato da tondeggianti terrazzamenti raccordati da sinuose scalinate a cui si alternano brevi spazi erbosi con siepi di bosso sapientemente modellate in singolari forme. Protagonista della composizione  la bella fontana a esedra, collocata in posizione centrale, dotata di statua raffigurante Diana, dea della caccia, e chiusa alla sommit dallelegante quinta che nasconde la cisterna, ornata di nicchie e sormontata dallorologio. Giustapposto a questo singolare giardino, nel Novecento, fu costruito lampio galoppatoio dalla circiforme sagoma.  Di pi antico impianto  il giardino allitaliana, risalente al XVIII secolo, situato sul retro del casino. Il giardino, di forma rettangolare stretta e allungata su oltre 150 metri,  attualmente suddiviso in quattro grandi aiuole principali doppiamente bordate da siepi di bosso e a loro volta ripartite in quattro pi piccole aiuole. I parterres erbosi interni erano totalmente occupati da roseti. Una grande quantit di vasi di agrumi ornano i bordi del giardino che in primavera si arricchisce del loro inebriante profumo. Il margine rivolto a monte  alberato da filari di cipressi, principali protagonisti della composizione che comprende anche il bel parco ed il fitto boschetto di lecci.  Nella villa furono ospitati la regina Giovanna e re Boris di Bulgaria durante il loro viaggio di nozze nel 1930.  La villa ospita nel suo parco, spettacoli teatrali, concerti ed eventi operistici. Dal 2003  sede di esposizioni temporanee.</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>-</Indirizzo email><Numeri di telefono>0742 652547 , 0742300034</Numeri di telefono><Accessibilita>in parte</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="331"><Tipologia>Villa</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Allerona</Comune><Cap>5011</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Localit Selva di Meana</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.7880157,11.9690458</Georeferenziazione><Nome>Villa Cahen</Nome><Descrizione>Venne fatta costruire dal ricco finanziere di Anversa Edouard Cahen, che nellultimo quarto del XIX secolo aveva acquisito dai Bourbon del Monte una vasta tenuta tra i due crinali del fiume Paglia. Cahen, nominato marchese  dal re Vittorio Emanuele II per i meriti di guerra conseguiti all'epoca dell'Unit d'Italia, aveva gi fatto ricostruire un castello decaduto per adibirlo a propria dimora nella vicina Torre Alfina.  La villa  oggi inserita allinterno dellarea protetta Allerona- Meana. Raffinato esempio di architettura liberty ledificio  in gran parte circondato da un giardino allitaliana, ricco di rare specie erbacee e arboree qui giunte grazie alla passione delloriginario proprietario. Tra il giardino allitaliana, le serre e la limonaia, si estende anche il giardino giapponese, di recente sottoposto a restauro.  La villa  distribuita su vari piani: un piano seminterrato adibito a magazzini e locali per i servizi elettrici e termici, un piano terra per le sale da studio, da ricevere e da pranzo ampie e signorili, un terzo piano per le camere da letto e loro annessi riservati ai proprietari, un ulteriore piano per le stanze da letto per la servit.</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>utb.assisi@corpoforestale.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>0763 628237 , 075 812285</Numeri di telefono><Accessibilita>in parte</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="332"><Tipologia>Villa</Tipologia><Provincia>TR</Provincia><Comune>Porano</Comune><Cap>5010</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via G. Marconi</Indirizzo><Numero civico>2</Numero civico><Georeferenziazione>42.6823241,12.1006447</Georeferenziazione><Nome>Villa Paolina</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Detta anche del Corniolo, per l&amp;rsquo;abbondanza di questi arbusti selvatici nella macchia circostante, villa Paolina si presenta come un vasto complesso che si sviluppa su un ripiano ondulato stretto tra scoscese balze di tufo, lungo la via che da Porano si dirige verso Bagnoregio, nell&amp;rsquo;Orvietano. L&amp;rsquo;esuberanza arborea la nasconde alla vista ma al tempo stesso la inserisce tra i parchi di maggior rilevanza dell&amp;rsquo;Umbria. La villa, in fondo a un lungo viale alberato, sorge nel cuore di un parco storico tra i pi&amp;ugrave; rilevanti d&amp;rsquo;Italia, esteso per 9 ettari; lo scenografico complesso comprende varie aree a giardino con disegno e alberature di grande pregio, armonicamente inserite in un circostante territorio pi&amp;ugrave; selvatico. Tutta la tenuta &amp;egrave; impostata su un disegno compositivo ad assi ortogonali che regola sia la disposizione degli edifici che delle aree a verde. Venne costruita per volont&amp;agrave; del marchese Giovan Battista Gualtiero nel 1706 su una preesistente struttura monastica, quale residenza estiva per i prelati. Dal 1874 il complesso sub&amp;igrave; un processo di trasformazione per volont&amp;agrave; della famiglia Viti Mariani, prima di entrar in possesso della famiglia Casini. Dagli anni Ottanta del Novecento &amp;egrave; di propriet&amp;agrave; della Provincia di Terni. Sede dell&amp;rsquo;Istituto di Biologia Agroalimentare e Forestale (IBAF) del CNR, la villa ospita attualmente vari eventi culturali e sportivi. E&amp;rsquo; costituita da un edificio centrale con due ali laterali. L&amp;#39;ingresso &amp;egrave; collegato al giardino da doppia scalinata semicircolare. Tutte le finestre della facciata sono ad arco, inscritte in edicole. All&amp;rsquo;interno, sale decorate di gusto ottocentesco e una galleria decorata a grottesca. La villa &amp;egrave; completata da edifici minori come la limonaia, il casale e l&amp;rsquo;esedra semicircolare. Attualmente nella villa (ex limonaia) trova sede anche il CEA - Centro Visite del Parco Archeologico Ambientale dell&amp;#39;Orvietano (PAAO) per la promozione e valorizzazione del territorio dell&amp;#39;Ecomuseo del Paesaggio degli Etruschi.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.poranoturismo.it|www.poranoturismo.it</Sito web><Indirizzo email>ass.acqua2019@gmail.com</Indirizzo email><Numeri di telefono>328 5430394; 0763 450524 (direzione) , 0763 374462 (Comune di Porano) , 3476923043</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="333"><Tipologia>Villa</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Tuoro sul Trasimeno</Comune><Cap>6069</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Isola Maggiore</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.1730727756181,12.092621326446535</Georeferenziazione><Nome>Villa Guglielmi</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;La grande mole della villa si erge sull&amp;rsquo;estremit&amp;agrave; meridionale dell&amp;rsquo;Isola Maggiore del lago Trasimeno, circondata dalla folta vegetazione del proprio parco.&lt;br /&gt;  I corpi di cui si compone la villa, si articolano intorno a tre cortili; i due meridionali di forma pressoch&amp;egrave;&amp;nbsp;quadrata, sono chiostri facenti parte della struttura originaria, un monastero francescano del XIV secolo, mentre il terzo &amp;egrave; nato dall&amp;rsquo;ampliamento ottocentesco.&lt;br /&gt;  Il complesso presenta corpi di altezze diverse, da uno a tre piani, che seguono il digradare del colle verso il lago; tuttavia il coronamento merlato dell&amp;rsquo;edificio, delle torri perimetrali e del campanile che domina l&amp;rsquo;intero volume, gli conferiscono l&amp;rsquo;aspetto di un organismo unico.&lt;br /&gt;  Nonostante l&amp;rsquo;immagine eclettica del castello, si ritrovano ancora alcuni elementi dell&amp;rsquo;impianto originario, tra cui il cortile piccolo, il chiostro e la chiesa dedicata a San Francesco.&lt;br /&gt;  La pendenza del terreno su cui &amp;egrave; posizionato ha determinato la realizzazione di grandi opere di terrazzamento, sopra le quali sono stati creati i giardini formali all&amp;rsquo;italiana attualmente ancora riconoscibili.&lt;br /&gt;  Originariamente, le sistemazioni esterne erano particolarmente accurate, con i lunghi viali che interessavano quasi completamente l&amp;rsquo;isola, e con il grande giardino dalle complicate forme di arte topiaria.&lt;br /&gt;  L&amp;rsquo;ingresso avviene tramite un cancello tra torrini di guardia ed il viale di cipressi che conduce al piazzale principale.&lt;br /&gt;  Nell&amp;rsquo;intorno vi &amp;egrave; un grande parco che si estende fino alle rive del lago.&lt;br /&gt;  Dell&amp;rsquo;attuale edificato se ne inizi&amp;ograve; la realizzazione nel 1885 su progetto dell&amp;rsquo;allora proprietario, il marchese Giacinto I Guglielmi di Giovanni Battista, sul luogo dove originariamente sorgeva un convento francescano del 1328, poi trasformato in ospedale. Il nuovo edificato fu inaugurato nell&amp;rsquo;estate del 1891, diventando per 40 anni uno dei punti di ritrovo dell&amp;rsquo;aristocrazia italiana.&lt;br /&gt;  Originariamente gli interni erano curati nei minimi particolari e le scale, insieme alle gallerie, erano addobbate da ogni sorta di armi ed armature; nella sala antistante il teatro le pareti erano affrescate.&lt;br /&gt;  Nel 1903 il Guglielmi cre&amp;ograve; una piccola flotta per i collegamenti con la terraferma e la figlia Elena apr&amp;igrave; nel castello una scuola di ricamo del &amp;ldquo;Pizzo d&amp;rsquo;Irlanda&amp;rdquo;.&amp;nbsp;Nel 1944 fu sede di alcuni internati politici ed ebrei.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>-</Indirizzo email><Numeri di telefono>-</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="334"><Tipologia>Villa</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Perugia</Comune><Cap>6121</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Frazione Colle Umberto</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.1751314,12.319903</Georeferenziazione><Nome>Villa del Colle del Cardinale</Nome><Descrizione>La pi nota delle ville umbre, detta del Cardinale, dal suo primo proprietario, si eleva imponente sul poggio dominante la stretta valle del torrente Caina, ai piedi del versante occidentale del monte Tezio, vicino a Perugia. Il complesso domina la campagna dall'alto di un terrazzamento e occupa l'intero colle del Cardinale, di probabile connotazione archeologica, ricco di acque, di condotti segreti, alto sulla valle che portava sulle vie del mare, verso i domini dei Vitelli e dei Montefeltro.  Committente dei lavori di costruzione di quella che nasce come residenza estiva di grande magnificenza, rispondente al concetto rinascimentale di 'luogo di delizie', intorno al 1575, fu il cardinale Fulvio della Corgna, che con molta probabilit si rivolse all'architetto Galeazzo Alessi, progettista favorito dalla potente famiglia.  Il nipote del cardinale, Diomede della Penna, da lui adottato, eredit la residenza prima che la famiglia si estinguesse e che la villa fosse venduta nel 1644 agli Oddi, diventati Oddi Baglioni i quali, nella seconda met dell'Ottocento, ne fecero un importante salotto culturale che rimarr tale anche con le successive famiglie Cesaroni e Parodi.  Il palazzo appare come un blocco compatto nella sua pianta rettangolare, poggiato su un terrazzamento con grandi locali interrati attraversati dalla galleria per l'accesso delle carrozze. L'importanza della facciata principale  sottolineata dal portone d'ingresso ad arco bugnato con scalinata, sovrastato dal balcone del salone d'onore su cui si apre un finestrone pi alto e rientrante rispetto alle altre finestre.  All'interno la villa si articola nel sontuoso scalone d'onore, nel salone centrale con soffitto ligneo a cassettoni riccamente ornato e pareti riccamente decorate.  Gli affreschi della villa sono stati firmati , nel 1581 da Salvio Savini, pittore preferito dai della Corgna. Ulteriori decorazioni sono del Leopardi e del Labruzzi.   Il complesso si avvale di diversi annessi quale la casa del custode, del giardiniere, la limonaia, la serra delle orchidee, i quattro casini.   All'estremit meridionale del complesso sorge il borgo, un tempo di servizio alla villa.   L'area verde  organizzata attorno al lungo viale d'accesso che risale la collina. L'impianto  cinquecentesco e ha subito notevoli trasformazioni nel Seicento e Settecento, ragion per cui attualmente l'impronta visibile  quella barocca. A sinistra della villa  il giardino d'inverno su tre livelli raccordati da scale, mentre a destra  si sviluppa il parco all'inglese, modificato  nella seconda met dell'Ottocento (ingresso principale, piazza grande con la  fontana dell'Airone,  lago con le isole) e arricchito di nuove piante.  La villa  di propriet del Ministero per i Beni Culturali dal 1996  e con la limonaia viene utilizzata per convegni ed eventi.</Descrizione><Sito web>www.umbria.beniculturali.it</Sito web><Indirizzo email>drm-umb.villacardinale@cultura.gov.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 5759645</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="335"><Tipologia>Villa</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Bettona</Comune><Cap>6084</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>-</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.023917755332285,12.501062750816345</Georeferenziazione><Nome>Villa Il Boccaione</Nome><Descrizione>-</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>-</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 5741241</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="336"><Tipologia>Villa</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Umbertide</Comune><Cap>6019</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via Ursula Corning</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.310647083099845,12.358685731887817</Georeferenziazione><Nome>Castello di Civitella Ranieri</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Presso Umbertide, in posizione panoramica sulla valle dell&amp;rsquo;Assino, si colloca il castello di Civitella Ranieri che prende il nome dalla cittadella che Umberto, il figlio di Raniero, fratello del duca Guglielmo di Monferrato, fece costruire in quel luogo nel 1078.&lt;br /&gt;  La facciata principale del complesso &amp;egrave; dominata dalle due torri cilindriche laterali ed &amp;egrave; caratterizzata, come anche gli altri prospetti, da beccatelli slanciati che nascondono all&amp;rsquo;interno un camminamento un tempo finalizzato alla ronda di guardia.&lt;br /&gt;  Nel lato nordorientale si trova invece il maschio quadrato.&lt;br /&gt;  Retrostante il volume del castello si trova la corte interna alla quale si accede attraverso tre porte collocate sulla parte posteriore dell&amp;rsquo;edificio, quella centrale arricchita da una scala a ventaglio e da un arco a bugne d&amp;rsquo;arenaria.&lt;br /&gt;  Gli edifici che si affacciano sugli altri lati del cortile formano&amp;nbsp;un unico corpo a &amp;quot;C&amp;quot; e sono il risultato di aggiunte successive, cos&amp;igrave; come anche la chiesa settecentesca collocata sull&amp;rsquo;angolo nordoccidentale.&lt;br /&gt;  Un parco abbraccia quasi completamente il complesso partendo dal lato meridionale (dove forse un tempo era posto anche un altro giardino), fino alla zona pi&amp;ugrave; estesa a nord nella quale si sviluppa un bosco fittissimo.&lt;br /&gt;  Percorrendo il viale rettilineo che si arrampica sulla collina fino al castello si arriva infine alla cinta muraria esterna con al centro il possente torrione d&amp;rsquo;ingresso aperto in un arco. Dall&amp;rsquo;arco partono due vialetti divergenti che attraversano il semplice giardino-corte d&amp;rsquo;onore di forma quadrata, interamente circondato dagli edifici di servizio.&lt;br /&gt;  Dell&amp;rsquo;antica fortezza dell&amp;rsquo;XI secolo rimane assai poco, solamente il lato d&amp;rsquo;ingresso del muro di cinta esterno. Ci&amp;ograve; che si vede oggi &amp;egrave; infatti il complesso militare rinascimentale completamente ricostruito nel XV secolo. L&amp;rsquo;edificio precedente infatti era stato distrutto nel 1492 durante le lotte tra i Baglioni e gli Oddi per la supremazia nel territorio di Perugia.&lt;br /&gt;  Alcune modifiche avvennero nei secoli successivi, come l&amp;rsquo;aggiunta settecentesca della chiesa dedicata a San Cristoforo, in sostituzione della pi&amp;ugrave; antica antistante il castello.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>-</Sito web><Indirizzo email>-</Indirizzo email><Numeri di telefono>-</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="337"><Tipologia>Villa</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Trevi</Comune><Cap>6039</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>-</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.8658059,12.7507462</Georeferenziazione><Nome>Villa Fabri</Nome><Descrizione>&lt;p&gt;Completamente incorniciata dal tipico paesaggio umbro degli ulivi, dominante lungo i dolci declivi tra Assisi e Spoleto, la cinquecentesca Villa Fabri &amp;egrave; ubicata a met&amp;agrave; collina, appena fuori la Porta del Lago, a Trevi. Fu Girolamo Fabri a&amp;nbsp;ordinarne la costruzione alla fine del Cinquecento &amp;quot;per sollievo della sua vecchiaia, a gioia dei posteri e del paese&amp;quot;. Nel 1891 fu acquistata dal Collegio Boemo e successivamente pass&amp;ograve; al Collegio Etiopico. Nel 2000, con l&amp;#39;acquisto da parte del Comune di&amp;nbsp;Trevi, la storia della villa cambia. E&amp;#39; anche in seguito alla recente &amp;quot;affiliazione&amp;quot;&amp;nbsp;alla rete europea dei Giardini (European Gardens Heritage Network-EGHN) che la villa diviene sede della Rete Regionale Ville, Parchi e Giardini dell&amp;#39;Osservatorio per la biodiversit&amp;agrave; e il paesaggio rurale. Il palazzo prende forma nel corpo principale e nell&amp;#39;ala aggiunta dai boemi. Il piano nobile &amp;egrave; riconoscibile dai tre arconi centrali e dalle finestre a edicola. Le facciate sono finemente decorate da graffiti che rappresentano figure di angeli e santi boemi e, sul lato nord, da alcune citt&amp;agrave; della Boemia. Tali decorazioni risalgono al periodo tra il 1912 e il 1914 e sono opera di B. Cila e dell&amp;#39;abate benedettino Pantaleo Mayor. Curato &amp;egrave; anche l&amp;#39;interno della villa, che custodisce sin dall&amp;#39;atrio pi&amp;ugrave; di una sala dipinta, luoghi suggestivi e ricchi di figure allegoriche, e una cappella, anch&amp;#39;essa opera&amp;nbsp;del Cila e dell&amp;#39;abate Pantaleo Mayor, che rappresenta un interessante e pressoch&amp;eacute; unico esempio italiano della scuola del Beuron, movimento artistico svedese sviluppatosi nella met&amp;agrave; del XIX secolo ed ispirato a&amp;nbsp;modelli pittorici egizi, greci, romani e bizantini. Il giardino della villa &amp;egrave; organizzato su tre terrazzamenti erbosi. Li incornicia a sud-est una vasta area coltivata ad olivi (detta, appunto la &amp;quot;chiusa&amp;quot;) da cui viene prodotto olio extravergine. Ed &amp;egrave; proprio da sud-est che si pu&amp;ograve; ammirare la facciata pi&amp;ugrave; suggestiva e imponente del complesso con, in particolare, la doppia scalinata in pietra tra il secondo e il terzo livello, con ninfeo a tre nicchioni, di cui quello centrale impreziosito da telamoni lapidei.&lt;/p&gt;</Descrizione><Sito web>www.museitrevi.it/#|https://www.museitrevi.it/#</Sito web><Indirizzo email>info@museitrevi.it , servizioturistico@mentiassociate.com</Indirizzo email><Numeri di telefono>742381628</Numeri di telefono><Accessibilita>s</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="338"><Tipologia>Villa</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Citt di Castello</Comune><Cap>6012</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>Via della Montesca</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>43.4568635,12.2396718</Georeferenziazione><Nome>Villa Franchetti 'La Montesca'</Nome><Descrizione>La Montesca   stata laristocratica residenza estiva che i baroni Leopoldo e Giulio Franchetti fecero erigere, nella seconda met dell'Ottocento, sul versante digradante del monte Arnato, su progetto dell'architetto fiorentino Giuseppe  Boccini. La villa domina da una posizione panoramica il corso superiore del Tevere e Citt di Castello: il paesaggio tipico della Valtiberina, con i dolci colli, la piana coltivata e  i boschi incornicia questo esempio di villa ottocentesca, ispirata al Rinascimento e al Manierismo.   La villa si compone in tre corpi: quello centrale a  tre piani affiancato da due laterali sporgenti pi alti, a modo di torre, in virt del piano loggiato coperto da un tetto pronunciato , alla maniera fiorentina. Ogni facciata  scandita da portale ad arco dell'ingresso, dagli archi del portico e da finestre a bugne  di pietra serena. Elegante l'interno della villa, ricco di sale sontuose con pitture e sculture di Clemente Marini, Giovanni Panti, Ernesto Bellanti e Antonio Passaglia.   Il complesso comprende anche la casa del guardiano, la limonaia, la foresteria e la scuola Montessori.  Proprio a Villa 'La Montesca', nel 1901, nacque la scuola elementare gratuita per i figli dei contadini, il luogo in cui mosse i primi passi l'esperienza educativa  di Maria Montessori,  chiamata da Alice Franchetti Hallgarten, statunitense moglie del senatore Leopoldo Franchetti, donna  colta dotata di illuminato spirito filantropico.  Sul davanti si apre l'ampio giardino  con vasca centrale. Il parco all'inglese, un vero e proprio orto botanico,  ricco di variet di essenze provenienti dall'America.  La villa, di propriet della Regione Umbria, ha mantenuto la sua vocazione educativa. Ospita infatti un centro di formazione e di ricerca.</Descrizione><Sito web>www.montesca.it</Sito web><Indirizzo email>info@montesca.it</Indirizzo email><Numeri di telefono>075 8522185</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
<row _id="339"><Tipologia>Villa</Tipologia><Provincia>PG</Provincia><Comune>Spoleto</Comune><Cap>6049</Cap><Localita>-</Localita><Indirizzo>-</Indirizzo><Numero civico>-</Numero civico><Georeferenziazione>42.7305146,12.7344664</Georeferenziazione><Nome>Villa Redenta</Nome><Descrizione>Il complesso suburbano di Villa Redenta si  trova a nord di Spoleto, in un'area trasformata dall'espansione urbanistica del secondo dopoguerra, facilmente raggiungibile dal centro citt e  immerso in uno splendido parco, attualmente pubblico.  E' la famiglia Orsini a far costruire la dimora nel XVII secolo, su un edificio romano, di cui si conservano alcuni resti. La propriet passa poi ai Locatelli da Cesena, cui si deve l'attuale fisionomia della villa (a cura probabilmente dell'architetto Pietro Ferrari) con aggiustamenti tra il Settecento e i primi dell'Ottocento, allorquando la Redenta confluisce tra i beni dei Marignoli che ne modificano le pertinenze, conferendo al verde l'aspetto attuale. Ceduta  temporaneamente a Papa Leone XII, nel ritornare di propriet Marignoli, acquisisce il nome di Redenta.  Attualmente la villa  di propriet della Provincia di Perugia, con la fattoria adibita ad ostello e le scuderie adibite a sala multifunzionale.   La struttura principale  costituita dal blocco rettangolare che si affaccia direttamente sulla strada prolungato ai lati del muro di cinta formato dagli annessi. La centralit del prospetto  messa in evidenza dal portone d'ingresso, ad arco sormontato da balconcino su mensole in pietra, della facciata principalesu due piani. Alla facciata opposta, quella che d sul parco e si sviluppa su tre piani,  conferita maggiore importanza dalla presenza delle due torri quadrate agli angoli e del portico a tre archi con muratura bugnata, a piano terra. In sommit, il palazzo  impreziosito dall'importante cornicione a mensole sporgente, elemento decorativo che si ripete anche sulle due torri. All'interno, notevoli sono l'atrio decorato con figure di soldati napoleonici e ritratti marmoreidei Papi ospitati nella villa e le sale dai soffitti affrescati e a cassettoni decorati.   Ai lati della villa, il complesso  completato sia dell'edificio a ferro di cavallo dai caratteri settecenteschi che ospita la cappella e si affaccia sul giardino segreto, sia, al lato opposto, dalla 'coffee house' in stile tardo rococ, con a seguire il tempietto dorico, la fattorie e le scuderie. Assialit e simmetria sono le caratteristiche distintive del parco. All'asse della villa corrispondono sia la grande vasca con l'obelisco centrale sia, pi in fondo, il tempietto neoclassico. E' attorno alla vasca che si apre il vasto parterre erboso incorniciato da siepi di bosso e alloro. Accanto al tempietto si apre il parco di lecci, dove si trova la fontana rupestre, il laghetto, la meridiana, la ghiacciaia, un vascone ovale e pavimentazione romana in cotto.</Descrizione><Sito web>www.villaredenta.com</Sito web><Indirizzo email>info@villaredenta.com</Indirizzo email><Numeri di telefono>0743 224936</Numeri di telefono><Accessibilita>-</Accessibilita><Stato scheda>P</Stato scheda></row>
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