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    [1,"castello_bufalini","Castello Bufalini","Largo Crociani, 3","San Giustino","San Giustino","PG",54044,43.5494046099785,12.176717204203996,"Museo","Pubblica | Ministero per i Beni e le Attività Culturali","","Tifernate","Pianura","Urbano","Il paesaggio regionale a dominante storico-culturale Tifernate è uno storico snodo di traffici e scambi, dall'epoca della dominazione romana e soprattutto in quella bizantina, durante la quale l'alta valle tiberina fece parte del corridoio bizantino, collegamento tra i possedimenti bizantini tirrenici con quelli adriatici. La presenza del Tevere e della sua valle fluviale, costituiscono il carattere morfologico più rilevante di questo paesaggio, insieme ai versanti collinari ad est ed a ovest che ne definiscono le quinte visive, coltivate nelle pendici e ricoperte da boschi alle quote più alte. Nella pianura i tracciati antichi fanno riferimento alla struttura della 'aggeratio' romana che stabilisce il rapporto tra ciascuna città ed il proprio territorio, organizzando e disegnando la struttura del mosaico agrario e dei corsi d'acqua, con il Tevere che attraversa la valle e diversi torrenti che lo raggiungono da est e da ovest; a questa maglia si è sovrapposto un reticolo di percorsi che ha organizzato i diversi insediamenti in un più vasto sistema urbano modificando alcune delle orditure precedenti e producendo, a sua volta, nuovi assetti. I due sistemi generano una trama che suddivide la pianura in 'campi', al confine dei quali spesso si trovano fossi e grandi filari di querce. I nodi dell'incrocio tra questi due sistemi, assumono un particolare rilievo nella struttura territoriale, catalizzando la concentrazione degli insediamenti. I dominanti valori storico-culturali in particolare, si condensano soprattutto nei centri storici. Rilevante è il sistema di ville e residenze signorili, presenti diffusamente sui versanti collinari e sulla piana fluviale, nonch di rocche e castelli, soprattutto sulle colline, eredità del Medioevo e testimonianza del ruolo strategico del territorio dell'Alta Tiberina. Un ulteriore carattere di riconoscibilità è dovuto alle produzioni agrarie ed artigianali locali, in modo particolare alla storica coltivazione del tabacco, molto riconoscibile grazie agli essiccatoi in disuso, alcuni dei quali recuperati e destinati a funzioni artistiche e culturali come il 'Museo Storico e Scientifico del Tabacco' presso l'ex magazzino del Tabacco di San Giustino. Le trasformazioni moderne hanno inciso fortemente sull'identità paesaggistica dell'ambito di pianura fluviale, soprattutto lungo la direttrice infrastrutturale insediativa della E45, dove l'instabilità dei rapporti tra usi del suolo storici e usi moderni determina conflitti nella percezione paesaggistica.","ll castello sorge alle falde dell'Appennino, ai piedi del monte Giove, nell'ampia piana dell'alta valle del Tevere, lungo il torrente Vertola. L'originaria impostazione difensiva, con i baluardi lungo le strade di comunicazione tra lo stato Pontificio e il Granducato di Toscana, ha lasciato il posto alla residenza cinquecentesca che ha introdotto elementi rispondenti alle crescenti istanze estetiche e di rappresentanza del rinascimento. Si è invertito così il rapporto con l'ambiente circostante: si è passati dall'isolamento strategico di una struttura chiusa, determinato anche dallo sviluppo delle tecniche di fortificazione 'alla moderna', ad una maggiore apertura verso il contado che ha successivamente catalizzato l'insediato. L'attuale posizione baricentrica del castello nell'abitato di S.Giustino è, infatti, frutto di uno sviluppo recente che ha fagocitato il nucleo originario, determinando nuovamente la perdita del rapporto con l'ambiente agrario circostante e rendendolo, di fatto, un elemento urbano. Il complesso sembra ora doversi difendere, piuttosto, dall'assedio delle abitazioni che nell'ultimo secolo l'hanno stretto su ogni lato fino ad affacciarsi sui suoi giardini. Nel contesto urbano, tuttavia, il castello conserva una certa impenetrabilità, tanto che, dalle vie che lo circondano, è molto difficile scorgere l'edificio principale che rimane nascosto dalle alte mura dei giardini. Attorno al castello, la trama regolare dei seminativi arborati è stata ricalcata e sostituita dalla successione di lotti costruiti mentre, oltre l'insediamento, il mosaico agrario si è andato semplificando per la forte diffusione delle monocolture. Il castello conserva il rapporto con il sistema di assi viari che ne ha caratterizzato la posizione quale fuoco prospettico della pedemontana e dell'antica via di collegamento con Città di Castello, che prosegue poi per Sansepolcro. Ma se il castello è divenuto percepibile solo dalle vie della città, la realizzazione ottocentesca della torre campanaria ha esteso notevolmente la possibilità di localizzare il castello anche al di fuori dell'abitato di San Giustino. La visuale dal castello è, comunque, piuttosto ampia essendo questo comunque più alto degli edifici circostanti, conservando negli antichi camminamenti sulle mura e nei baluardi il senso del presidio del territorio. Il castello con le sue mura è il fondo prospettico del viale della stazione ferroviaria e, in tal modo, si offre immediatamente alla vista di chi arriva con il treno. L'esperienza di avvicinamento più interessante è senz'altro quella lungo il rettifilo di via della Resistenza/via Anconetana che inquadra il portale aperto nella cinta muraria esterna e l'ampia e ariosa loggia della facciata principale.","XIV secolo","M. Savelli | N. Ongaro","C. Gherardi","Struttura fortilizia con corte interna entro spazio murato pentagonale | Cinta muraria a scarpa, torri e camminamenti con forte sporto su beccatelli | Loggia rinascimentale | Ambienti interni dipinti","Ottimo","Inglobato nell'abitato di S. Giustino, in pieno centro storico, al termine di un lungo rettifilo pianeggiante, sorge Castello Bufalini. Con l'espansione della città, il complesso purtroppo ha perso il suo originario rapporto con l'ambiente agrario circostante. Fu costruito grazie alla famiglia Bufalini insediata a Città di Castello già nel XV secolo, che nel 1487 si prese l'onere di proseguire la costruzione del 'Forte di S.Giustino' già iniziata dal Comune Castellano, allora in difficoltà nel portare a termine i lavori. L'opera fu realizzata con l'impiego dei maestri lombardi secondo il progetto dell'architetto romano Mariano Savelli e le indicazioni di Giovanni e Camillo Vitelli, uomini d'arme ed esperti in architettura militare. Nel Cinquecento, per iniziativa di Giulio Bufalini e dall'abate Ventura, suo fratello, il castello, nato per la difesa del territorio dello Stato della Chiesa al confine con la Repubblica Fiorentina e la Repubblica di Cospaia, fu trasformato in residenza signorile. L'opera fu eseguita dai maestri lombardi di Città di Castello e Citerna e dei maestri scalpellini di Sansepolcro su progetto dell'architetto Fiorentino Giovanni di Alesso detto Nanni Ongaro, della cerchia dei Sangallo. Il castello è un complesso rinascimentale, villa e fortezza insieme, costituito da un ampio spazio murato di forma pentagonale che racchiude sia la residenza che il giardino. Si entra dal portale che dà accesso ad un lungo e stretto corridoio scoperto e superando il fossato, si arriva alla struttura fortilizia di pianta quadrangolare irregolare, con corte interna. La cinta muraria esterna presenta una scarpa molto accentuata nella parte inferiore, robuste torri agli angoli collegate da camminamenti coperti. Sia la sommità delle torri che i camminamenti presentano un forte sporto su beccatelli. All'angolo orientale domina la mole del mastio, mentre la sommità dei camminamenti è coronata su due lati, da merlatura ghibellina su cui poggia direttamente il tetto, sugli altri due da un loggiato. L'intervento rinascimentale riguardò principalmente il prospetto d'ingresso e la corte all'interno; fu eliminato il ponte levatoio sostituendolo con uno in muratura, fu aperto il portone a grandi conci di pietra bugnata, demolito il camminamento su beccatelli e costruita al suo posto la grande ed ariosa loggia passante, che caratterizza tutt'oggi il prospetto. Questa si estende su gran parte del fronte per tutta l'altezza del primo piano, è scandita da sei archi a tutto sesto sostenuti da esili colonne su balaustra in pietra; all'interno, lungo il lato della corte, l'ordine di archi è ripetuto anche a piano terra. Tra il XVII e il XIX secolo il castello subisce altre modifiche di minore importanza come il rifacimento settecentesco della cinta muraria del giardino, la costruzione della torre campanaria della cappella etc.. All'interno il castello custodisce cicli pittorici di Cristofaro Gherardi e preziosi arredi. Il complesso è stato acquistato dallo Stato nel 1989 e dall'8 agosto 2008 è stato affidato alla neo Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici dell'Umbria che ha portato avanti un attento restauro ormai concluso. Il complesso è stato adibito a museo ed è aperto al pubblico.","XVIII secolo","","Giardino triangolare | Labirinto | Area delle quattro vasche | Ragnaia | Giardino dal voltabotte | Giardino dei fiori | Limonaia | Viali","Giardino all'Italiana","Ninfeo con nicchione mosaicato | Canale scoperto di collegamento delle vasche (sistema d'irrigazione romana a 'porche') | Arte topiaria","Siepi di bosso | Voltabotte d'alloro | Tigli | Lecci | Cipressi | Rose","Ottimo","Agrifoglio | Cipresso | Magnoli | Leccio | Tiglio | Viburno | Bosso | Rosa | Varietà locali da frutto","Il sontuoso giardino è in gran parte all'italiana, impiantato sugli spalti tra il profondo fossato a pianta stellare in cui è inserito l'edificio, segno dell'originaria funzione militare del luogo, ed il muro di cinta che lo separa dall'esterno. I periodi particolarmente significativi della storia del giardino sono quello rinascimentale con la radicale trasformazione della fortezza in palazzo gentilizio e quello delle trasformazioni effettuate nella prima metà del Settecento sull'originario impianto. L'aspetto attuale è frutto e dell'attento restauro svolto dalla Soprintendenza ai B.A.P.P.S.A.E. dell'Umbria che ne ha recuperato il disegno antico, grazie alle fonti documentarie d'archivio, in particolare da un Cabreo raffigurante la pianta dell'edificio e del giardino ripartito in zone. Grazie a questo sono state anche reintrodotte essenze che nel tempo erano andate perdute o sostituite in maniera non consona. Il giardino del Castello è diviso in settori distinti fortemente caratterizzati dalla particolarità del disegno e dalle varietà botaniche. Il giardino è impostato prevalentemente all'italiana con composizioni e decorazioni che danno a tale spazio una particolare scienograficità. A destra dell'ingresso si sviluppa il giardino triangolare chiuso da muri, originariamente spartito in quattro da una croce bordata da siepi di bosso e con fontana centrale; più avanti il suggestivo labirinto di forma trapezoidale definito da alte siepi di bosso; a seguire il giardino dei dodici spartimenti con alberi da frutto nani circondati da spalliere di rose di settantasette specie diverse e con quattro vasche all'incrocio dei camminamenti. L'area sul lato nord occidentale è stata trasformata da piantagioni di tigli che nascondono le fontane e alcuni lecci dei viali della Ragnaia (sistema di uccellagione con le reti). L'area ad occidente è caratterizzata dal voltabotte di alloro e viburno che corre tra la cinta muraria ed il giardino definito da cinque riquadrature. Infine, a sinistra dell'ingresso si sviluppa il 'giardino dei fiori' o 'degli agrumi', quadrato, centrato su una fontana polilobata e quattro aiuole regolari al centro delle quali campeggiano quattro magnolie e che conserva elementi decorativi di pregio come il ninfeo con nicchione mosaicato. I settori in cui si articola il giardino sono collegati tra loro da camminamenti e spazi in cui numerosi sono gli arbusti ornamentali, sapientemente topiati. In particolare le siepi di bosso a taglio geometrico o modellate con disegni a cilindro, semisfere e festoni, costituiscono una peculiarità del giardino di Castello Bufalini. Tra le specie botaniche maggiormente rappresentante nel Giardino di Castello Bufalini vanno ricordate: Buxus sempervirens L. elemento compositivo più significativo di tutto il giardino, Quercus ilex L. e Tilia Platiphillos della 'Ragnaia', Viburnum thinus L. e Laurus nobilis L. del voltabotte, Magnolia grandiflora L. nel 'giardino dei fiori'. Il giardino, come il castello, è aperto al pubblico.","https://www.regione.umbria.it/documents/18/3518875/Ville+Parchi+giardini_UnSegnoDistintivoDelPaesaggio.pdf/6a37f8d5-6bd8-439e-8733-225303833ad7"],
    [2,"palazzo_magherini_graziani","Palazzo Magherini Graziani","SP200, 113","Celalba","San Giustino","PG",54045,43.53821436220569,12.196800322266755,"Museo pliniano | Museo della civiltà contadina (prossima apertura)","Pubblica | Comune di S. Giustino","","Tifernate","Collina","Rurale","Il paesaggio regionale a dominante storico-culturale Tifernate è uno storico snodo di traffici e scambi, dall'epoca della dominazione romana e soprattutto in quella bizantina, durante la quale l'alta valle tiberina fece parte del corridoio bizantino, collegamento tra i possedimenti bizantini tirrenici con quelli adriatici. La presenza del Tevere e della sua valle fluviale, costituiscono il carattere morfologico più rilevante di questo paesaggio, insieme ai versanti collinari ad est ed a ovest che ne definiscono le quinte visive, coltivate nelle pendici e ricoperte da boschi alle quote più alte. Nella pianura i tracciati antichi fanno riferimento alla struttura della 'aggeratio' romana che stabilisce il rapporto tra ciascuna città ed il proprio territorio, organizzando e disegnando la struttura del mosaico agrario e dei corsi d'acqua, con il Tevere che attraversa la valle e diversi torrenti che lo raggiungono da est e da ovest; a questa maglia si è sovrapposto un reticolo di percorsi che ha organizzato i diversi insediamenti in un più vasto sistema urbano modificando alcune delle orditure precedenti e producendo, a sua volta, nuovi assetti. I due sistemi generano una trama che suddivide la pianura in 'campi', al confine dei quali spesso si trovano fossi e grandi filari di querce. I nodi dell'incrocio tra questi due sistemi, assumono un particolare rilievo nella struttura territoriale, catalizzando la concentrazione degli insediamenti. I dominanti valori storico-culturali in particolare, si condensano soprattutto nei centri storici. Rilevante è il sistema di ville e residenze signorili, presenti diffusamente sui versanti collinari e sulla piana fluviale, nonchè di rocche e castelli, soprattutto sulle colline, eredità del Medioevo e testimonianza del ruolo strategico del territorio dell'Alta Tiberina. Un ulteriore carattere di riconoscibilità è dovuto alle produzioni agrarie ed artigianali locali, in modo particolare alla storica coltivazione del tabacco, molto riconoscibile grazie agli essiccatoi in disuso, alcuni dei quali recuperati e destinati a funzioni artistiche e culturali come il 'Museo Storico e Scientifico del Tabacco' presso l'ex magazzino del Tabacco di San Giustino. Le trasformazioni moderne hanno inciso fortemente sull'identità paesaggistica dell'ambito di pianura fluviale, soprattutto lungo la direttrice infrastrutturale insediativa della E45, dove l'instabilità dei rapporti tra usi del suolo storici e usi moderni determina conflitti nella percezione paesaggistica.","La villa sorge alle falde dell'Appennino, sullo sfondo del monte Giove in prossimità del nucleo di Celalba. La sua posizione sfrutta la leggera pendenza del piede del versante per guadagnare, con alcuni terrazzamenti, una posizione di modesto rilievo altimetrico ma di particolare apertura panoramica verso l'antistante alta valle del Tevere. La villa è un segno di confine: l'edificio principale emerge fortemente nel paesaggio, marcando il percorso pedecollinare e sottolineando la variazione di pendenza. La torre-altana è un richiamo visuale molto evidente e testimonia la volontà del complesso di dominare la percezione del paesaggio ad una scala che è certamente quella dell'area vasta, fino ad accogliere contemporaneamente le quinte montuose che contengono ad est e ad ovest la valle tiberina. In questo senso, la successiva costruzione del campanile di Castello Bufalini, distante due chilometri lungo la direttrice di Via della Resistenza, potrebbe aver risposto anche all'esigenza di creare un sistema di relazioni tra i centri di rappresentanza del potere, in un territorio pianeggiante dove è difficile emergere. La villa si rende interprete, al tempo stesso, del paesaggio circostante e, attraverso gli elementi del complesso, viene rappresentata una lettura sintetica del contesto: la regolarità dei segni che il lavoro dell'uomo ha impresso al paesaggio agrario della piana trova la sua più elaborata espressione nel giardino terrazzato che riprende le direttrici di una trama ormai scomparsa o fortemente indebolita dalla diffusione delle monocolture; dall'altro, la lecceta del parco anticipa i boschi più a monte fondendo il complesso alla natura. Le alberature che bordano la proprietà , infine, si inseriscono nella scansione regolare dei filari lungo i fossi che uniscono il versante e la pianura lungo la pedecollinare. La villa, si diceva, è visibile da molto lontano, anche lungo la E45, ma il percorso privilegiato di godimento dell'esperienza dell'avvicinamento è lungo la strada di collegamento da San Giustino a Celalba e attraverso i percorsi minori che si sono conservati nella piana circostante, lungo i quali è possibile riconoscere elementi residui delle antiche sistemazioni agrarie ed il loro rapporto con il complesso della villa.","XVI secolo","A. Cantagallina","","Impianto rettangolare | Loggia centrale a tre arcate | Incrocio di cornici marcapiano e lesene | Torre-altana | Atrio passante per carrozze | Cappella | Casa colonica","Ottimo","Splendido esempio di villa nobiliare tardo rinascimentale, il Palazzo Magherini Graziani sorge a metà collina in aperta posizione panoramica dominante la vasta e aperta piana del Tevere. La villa fu fatta costruire da Carlo Graziani, esponente della famiglia tifernate di origine toscana, agli inizi del Seicento incaricando l'architetto Antonio Cantagallina, discepolo del Vasari. La villa si presenta come un cubo di grandi dimensioni a pianta quadrangolare sviluppato su tre piani, oltre i quali sopra il tetto a padiglione si alza la torre-altana, elemento architettonico dominante con la sua altezza di 17 metri. La facciata principale è caratterizzata da una loggia centrale a tre arcate sorrette da esili colonne, che si apre al piano primo e si sviluppa per l'altezza di due piani. Il resto della facciata è scandito da una griglia ortogonale fatta di cornici marcapiano e lesene; queste vanno ravvicinandosi verso gli angoli con decorazioni di nicchie ed oculi. Il piano terra si differenza per una serie di archi murati, al centro dei quali si aprono finestre e nicchie ovali. Gli altri fronti invece si presentano lisci, con finestre rettangolari disposte in maniera non sempre regolare. La torre altana appare decorata con gli stessi elementi della facciata principale e coronata da cornicione a mensole. L'ingresso laterale del palazzo immette nella galleria carraia, voltata a botte, che attraversa per intero il corpo dell'edificio. Al centro della galleria, lungo l'asse principale del complesso, si aprono l'atrio a piano terra e la loggia col salone di rappresentanza, al piano primo. Questo è caratterizzato dalla presenza di due colonne centrali che sostengono una complessa volta lunettata e da pareti decorate da cornici e lesene alternate a nicchie con statue. Ai lati dell'edificio, arretrate ed allineate con l'asse d'ingresso laterale, si affiancano a sinistra la casa colonica, grande edificio di tre piani staccato dalla villa e a destra la chiesa. Quest'ultima fu costruita pochi anni dopo, attaccata alla villa e dedicata alla Madonna Lauretana; è a navata unica con copertura a doppia falda e campanile. Le aree verdi sono delimitate da un perimetro pentagonale interamente murato; sull'asse centrale dell'edificio, si allineano la composizione del giardino all'italiana sul fronte, con fontana centrale e siepi in bosso e l'esedra su cui si appoggiavano le scalinate d'accesso al parco, sul retro. Il viale d'ingresso è decentrato, lungo il fianco destro del giardino e termina nell'area antistante la cappella. Sul retro della villa, oltre l'esedra, si sviluppa il parco di lecci. Sia il giardino che il parco hanno subito nel tempo stati di degrado e trasformazioni che ne hanno cancellato a tratti, il disegno e l'impianto originari. In particolare il giardino all'italiana è stato tagliato lungo il margine meridionale dal tracciato della strada Celalba - S.Giustino determinando oltre alla diversa forma un aspetto molto modesto dell'ingresso alla villa che contrasta con la monumentalità del complesso. La villa, di proprietà comunale, è stata ristrutturata da poco; i suoi spazi verranno riutilizzati come museo, per mostre ed attività culturali in genere. La ex casa colonica invece, è già utilizzata da tempo come foresteria. Nell'area esterna è stato completato il restauro dell'oliveto e del frutteto originari.","XVII secolo","","Viale d'ingresso | Giardino | Esedra d'ingresso al parco | Parco","Giardino all'Italiana","Esedra","Siepi di bosso | Lecci | Querce | Cipressi | Frutteto | Oliveto","Buono","","","https://www.regione.umbria.it/documents/18/3518875/Ville+Parchi+giardini_UnSegnoDistintivoDelPaesaggio.pdf/6a37f8d5-6bd8-439e-8733-225303833ad7"],
    [3,"villa_franchetti_montesca","Villa Franchetti 'La Montesca'","","Montesca","Città di Castello","PG",54013,43.452476208219046,12.225616220024671,"Centro studi e formazione","Pubblica | Regione Umbria","Area vincolata ai sensi del DLG 42/04 e S.m.i.","Tifernate","Collina","Naturale","Il paesaggio regionale a dominante storico-culturale Tifernate è uno storico snodo di traffici e scambi, dall'epoca della dominazione romana e soprattutto in quella bizantina, durante la quale l'alta valle tiberina fece parte del corridoio bizantino, collegamento tra i possedimenti bizantini tirrenici con quelli adriatici. La presenza del Tevere e della sua valle fluviale, costituiscono il carattere morfologico più rilevante di questo paesaggio, insieme ai versanti collinari ad est ed a ovest che ne definiscono le quinte visive, coltivate nelle pendici e ricoperte da boschi alle quote più alte. Nella pianura i tracciati antichi fanno riferimento alla struttura della 'aggeratio' romana che stabilisce il rapporto tra ciascuna città ed il proprio territorio, organizzando e disegnando la struttura del mosaico agrario e dei corsi d'acqua, con il Tevere che attraversa la valle e diversi torrenti che lo raggiungono da est e da ovest; a questa maglia si è sovrapposto un reticolo di percorsi che ha organizzato i diversi insediamenti in un più vasto sistema urbano modificando alcune delle orditure precedenti e producendo, a sua volta, nuovi assetti. I due sistemi generano una trama che suddivide la pianura in 'campi', al confine dei quali spesso si trovano fossi e grandi filari di querce. I nodi dell'incrocio tra questi due sistemi, assumono un particolare rilievo nella struttura territoriale, catalizzando la concentrazione degli insediamenti. I dominanti valori storico-culturali in particolare, si condensano soprattutto nei centri storici. Rilevante è il sistema di ville e residenze signorili, presenti diffusamente sui versanti collinari e sulla piana fluviale, nonché di rocche e castelli, soprattutto sulle colline, eredità del Medioevo e testimonianza del ruolo strategico del territorio dell'Alta Tiberina. Un ulteriore carattere di riconoscibilità è dovuto alle produzioni agrarie ed artigianali locali, in modo particolare alla storica coltivazione del tabacco, molto riconoscibile grazie agli essiccatoi in disuso, alcuni dei quali recuperati e destinati a funzioni artistiche e culturali come il 'Museo Storico e Scientifico del Tabacco' presso l'ex magazzino del Tabacco di San Giustino. Le trasformazioni moderne hanno inciso fortemente sull'identità paesaggistica dell'ambito di pianura fluviale, soprattutto lungo la direttrice infrastrutturale insediativa della E45, dove l'instabilità dei rapporti tra usi del suolo storici e usi moderni determina conflitti nella percezione paesaggistica.","Il complesso de 'La Montesca', sul versante del Monte Arnato che degrada sul Tevere, è completamente integrato nel paesaggio, al punto che risulta molto difficile individuarlo da qualsiasi punto di vista. Nonostante la sua imponenza, l'edificio principale non emerge in modo netto dal parco che lo circonda. Lo stesso parco, impostato secondo un gusto naturalistico, dopo oltre un secolo si è trasformato in un denso bosco d'alto fusto, difficile da distinguere dai boschi del monte Arnato. Anche il tortuoso viale che dalla via Aretina, lungo il Tevere, risale verso il complesso, ha perso la sua originaria caratterizzazione di accesso alla villa, trasformandosi in strada comunale per Monte Santa Maria in Tiberina. Ne risulta un complesso che, se pure caratterizzato da elementi propri della composizione paesaggistica delle ville, è stato metabolizzato dal contesto e che rivela la sua grande qualità solo ad un approccio ravvicinato; solo entrando fisicamente nel parco è possibile apprezzare la ricchezza di essenze rare presenti e, solo entrando nella villa, con le sue torri loggiate affacciate sulla valle sottostante si può godere inaspettatamente di una vista ampissima sulla valle Tiberina, abbracciando l'intero abitato di Città di Castello con lo sfondo dell'Appennino umbro marchigiano, ben oltre il confine regionale. La villa è quasi un contraltare percettivo su Città di Castello rispetto al secentesco santuario del Belvedere, posto alla stessa quota sul versante opposto della valle tiberina, in relazione assiale lungo il rettifilo della strada provinciale Appecchiese. Nonostante il complesso non imponga la sua immagine nel territorio come in altre realtà nella regione, la villa è presente come vivo retaggio della popolazione locale assumendo un forte valore simbolico e identitario; in questo senso, il rapporto non monumentale o prevalente che il complesso stabilisce col contesto, si può considerare una proiezione del rapporto instaurato dal ceto dominante che fondò la villa con la popolazione locale. I Baroni Franchetti infatti, istituirono qui all'inizio del 1900 la scuola elementare della Montesca, con la loro volontà di migliorare le condizioni della classe rurale, fornendo ai figli dei contadini un'istruzione di base e gli strumenti culturali per gestire un podere e per migliorare le proprie condizioni di vita secondo metodologie didattiche sperimentali che richiamarono l'attenzione di Maria Montessori che proprio a Villa Montesca, pot perfezionare e portare a compimento il suo metodo didattico. L'azione e l'impegno dei Franchetti a favore della diffusione della cultura e dell'istruzione come strumenti per l'emancipazione delle classi più povere hanno costituito dei valori culturali di riferimento per la crescita dell'Alta Valle del Tevere. Quell'impegno si è espresso senz'altro anche nella realizzazione di un complesso con un rapporto più equilibrato con il paesaggio, senza quell'ostentazione tipica della cultura aristocratica dei secoli precedenti e si rinnova oggi nel centro di formazione e specializzazione d'alto livello che ha trovato sede nella stessa villa.","XIX secolo","G.Boccini","C. Marini | G.Panti | E.Bellanti | A. Passaglia","Impianto a T | Corpi laterali sporgenti con ulteriore piano loggiato | Fasce marcapiano | Paraste e cornici a bugne | Tetto a padiglione fortemente sporgente","Ottimo","Situata a mezza costa delle pendici digradanti del Monte Arnato, verso la piana tiberina, Villa 'La Montesca' domina il corso superiore del Tevere e la vicina Città di Castello. Essa rappresenta la tipologia tardo ottocentesca ispirata al Rinascimento e al Manierismo della residenza estiva della nuova aristocrazia. Fu eretta ex novo sotto progetto dell'architetto fiorentino Giuseppe Boccini, nella seconda metà dell'Ottocento, dai baroni Leopoldo e Giulio Franchetti in contemporanea a quella di Piediluco, attuale 'Villalago'. Nel 1901 vi fu aperta una scuola elementare gratuita per i figli dei contadini, sperimentando organizzazione e indirizzi didattici innovativi che culminarono con l'esperienza di Maria Montessori, ospite della villa e amministratrice della scuola per due anni. Fu anche utilizzata come casa di riposo per maestre anziane. La villa è a forma di T, con un fronte di 45 metri ed una profondità di 15. Il corpo centrale è sviluppato su tre piani, è affiancato ai lati da due corpi sporgenti che si alzano di un ulteriore piano loggiato, coperto da un tetto a padiglione fortemente sporgente alla maniera fiorentina. Il loggiato del corpo a nord è parziale, conferendo insieme alla testata del portico a piano terra, una certa asimmetria alla facciata. Tutti i fronti sono scanditi orizzontalmente da fasce marcapiano e verticalmente da paraste a bugne di pietra serena. A conci bugnati sono anche il portale ad arco dell'ingresso, gli archi del portico, tutte le finestre, sia quelle architravate, che quelle ad arco del primo piano. L'interno della villa è ricco di sale sontuose decorate con pitture e sculture di numerosi artisti come Clemente Marini, Giovanni Panti, Ernesto Bellanti, Antonio Passaglia. Il complesso comprende oltre alla villa anche la casa del custode, la limonaia, la ex-scuola Montessori e la foresteria. Di particolare rilievo è la casa del custode, vicina alla villa che con la loggia a piano terra, i due corpi laterali avanzati e la terrazza al piano primo, ricorda Villalago di Piediluco. All'esterno, davanti alla villa, si apre un grande piazzale erboso con vascone centrale. Tutt'intorno si sviluppa il parco che è di tipo naturalistico con sentieri e vialetti ad andamento curvilineo; esso ha una vegetazione d'alto fusto molto densa da confondersi con quella spontanea del monte su cui si estende. Una sua caratteristica peculiare è la ricchezza e la varietà di essenze impiegate provenienti dall'America, da zone fredde e temperato fredde d'Europa e dell'Asia, contraddistinte da cartellini con le indicazioni botaniche di riconoscimento, che lo rendono un vero e proprio orto botanico. Poco resta dei due viali d'accesso: quello rettilineo e perpendicolare alla villa è completamente scomparso, quello tortuoso che sale dalla strada provinciale è diventato strada comunale, perdendo il doppio filare di noci che lo caratterizzava. La villa attualmente è di proprietà della Regione Umbria ed è utilizzata, insieme a tutti gli altri edifici del complesso, come centro europeo di formazione ambientale, formazione e specializzazione sugli appalti pubblici, sede distaccata dell'Università degli Studi di Perugia per tre corsi di laurea, centro convegni.","XIX secolo","","Piazzale a parterre erboso | Parco naturalistico","Giardino all'Inglese","Camminamento a mosaico | Ghiacciaia","Cipressi di Monterey | Abeti comuni | Abeti del Caucaso | Lecci | Cedri del Libano | Sequoia gigante","Ottimo","","","https://www.regione.umbria.it/documents/18/3518875/Ville+Parchi+giardini_UnSegnoDistintivoDelPaesaggio.pdf/6a37f8d5-6bd8-439e-8733-225303833ad7"],
    [4,"villa_colle_cardinale","Villa del Colle del Cardinale","Str. per Sant'Antonio, 47","Colle del Cardinale","Perugia","PG",54039,43.17784381933492,12.311669740720387,"In attesa di utilizzo | Nella limonaia convegni ed eventi","Pubblica | Ministero per i Beni e le Attività Culturali","Area vincolata ai sensi del DLG 42/04 e S.m.i.","Perugino","Collina","Suburbano","Le importanti trasformazioni economiche ed insediative avvenute nel territorio del perugino fanno di questo paesaggio un importante teatro delle vicende regionali, le cui tracce sono visibili nelle profonde modificazioni subite dagli assetti storici del bosco e dell'agricoltura. Le importanti trasformazioni economiche ed insediative avvenute nel territorio del perugino fanno di questo paesaggio un importante teatro delle vicende regionali, le cui tracce sono visibili nelle profonde modificazioni subite dagli assetti storici del bosco e dell'agricoltura. Il sistema dei colli, con Perugia in posizione dominante sul crocevia tra le principali vie di comunicazione regionali, in rapporto con la piana, con il nodo di confluenza tra la Val Tiberina e la Valle Umbra e con il sistema dei monti Malbe, Pulito e Tezio conferisce la caratterizzazione morfologica al 'Perugino'. La valle del Tevere, in particolare, costituisce un importante complesso di elementi naturali, rurali ed insediativi che lungo i corridoi fluviale ed infrastrutturale hanno trovato importanti fattori di aggregazione e sviluppo. La forte infrastrutturazione (E45 Ravenna-Orte; SS75 PerugiaFoligno) pur non trovando una configurazione soddisfacente, al punto da compromettere fortemente alcuni quadri paesaggistici consolidati, rappresenta tuttavia un potente elemento di identità, sottolineato dalla intensa edificazione di attività commerciali, artigianali e di servizio, che con modalità spesso discordanti con il contesto hanno affollato gli spazi lineari di prossimità alle infrastrutture nonché i nodi di svincolo. Contribuisce all'identità del paesaggio regionale la produzione vitivinicola, storicamente consolidata, soprattutto presso Torgiano, nell'area di confluenza tra il Chiascio ed il Tevere. La produzione, avviata dai benedettini, ha plasmato il paesaggio collinare, dominato dai vigneti specializzati con residui delle forme tradizionali della vite maritata all'acero.","Il cosidetto Colle del Cardinale è un poggio che emerge per una trentina di metri sulla stretta valle del torrente China, subito ai piedi del fianco occidentale del Monte Tezio, protetto a sud dal Monte Torrazzo e da alti colli boscati a nord. L'area trova testimonianze antichissime di insediamenti e attività già in epoca etrusca e romana. è un luogo pianeggiante e con vocazione ed ininterrotta utilizzazione agricola che costituisce un ambito visuale di interesse culturale tanto da essere sottoposto a tutela dalla Soprintendenza. Il luogo offre uno spaccato del 'sito ideale' della villa suburbana rinascimentale, decantato da Galeazzo Alessi nel suo 'Libro dei Misteri'. La posizione della villa risultava strategica anche rispetto al patrimonio terriero dei della Corgna che la fecero erigere. Il potere della stessa famiglia ebbe una grandissima rilevanza e la villa fu edificata nella prima età moderna come residenza estiva, luogo di svago, rappresentanza e mondanità, ma anche con funzione di centro aziendale. Queste caratteristiche si misurano nel rapporto che la villa instaura con il paesaggio circostante che risulta di particolare autonomia, rapporto tipico della relazione istituita da Alessi tra architettura e natura. Le forme architettoniche risaltano, nella loro conclusa definizione geometrica, sul non finito e mutevole naturale. Il paesaggio, al tempo stesso, è pensato come integrante, necessaria scenografia del fatto architettonico. Il complesso occupa l'intero rilievo dominando la campagna da un alto terrazzamento ed è legato alla valle dal lungo viale d'ingresso che pure è un segno di forte consistenza, rimarcato da alberature, ingressi monumentali, siepi e strutture di sopraelevazione per mantenere costante la pendenza della seconda metà del viale. Dalla villa si ha una visuale completamente aperta sul contesto: da un lato, il prolungamento paesaggistico del giardino con la campagna fortemente antropizzata, in cui si incunea l'asse del viale, seguendo poi la strada verso Cenerente con la quinta dei versanti del monte Malbe, monte Pacciano e monte Tezio. Verso nord ovest, invece, il sistema delle alte colline boscate che salgono verso il Monte Murlo in diretta proiezione del parco. L'esperienza più completa di avvicinamento è offerta dalla Strada Provinciale di Maestrello che ha affiancato, sulla riva opposta del China, la strada di Colle Umberto verso la villa. Provenendo da sud si ha una visuale dinamica perfettamente sgombra da impedimenti: il Colle del Cardinale si manifesta dapprima come il vertice di un'ampia piana triangolare che focalizza la visuale e, successivamente, propone una sequenza scenografica di accessi e spazi formali lungo la strada comunale di Sant'Antonio che, infine, circonda il colle consentendo di cogliere il complesso nella sua interezza. Anche nella parte retrostante il parco, delimitato da un alto muro di cinta, emerge fortemente nel contesto rurale e naturale circostante.","XVI secolo","Galeazzo Alessi","Salvio Savini | Leopardi | Labruzzi","Impianto rettangolare | Doppie cornici marcapiano | Paraste bugnate | Portale bugnato | Finestrone con balcone | Cornicione su mensole in sommità | Quattro casini | Limonaia | Serra delle orchidee | Casa del giardiniere | Casa del custode","Ottimo","Sul poggio dominante la stretta valle del torrente Caina, ai piedi del versante occidentale del monte Tezio, vicino a Perugia, si eleva l'imponente Villa del Colle del Cardinale. Il Villa del Cardinale complesso occupa l'intero Colle del Cardinale. Fu edificata intorno al 1575, per volere del Cardinale Fulvio della Corgna, in un periodo di grande fermento ed evoluzione culturale, sostenuti dal mecenatismo della potente famiglia. Probabilmente su progetto dell'Architetto Galeazzo Alessi, progettista favorito dei della Corgna, fu concepita come residenza estiva di grande magnificenza, rispondente al concetto rinascimentale di 'luogo di delizie', Il nipote Diomede della Penna, adottato dal fratello Ascanio, eredità la residenza prima che la famiglia si estinguesse e che la villa fosse venduta nel 1645 agli Oddi, diventati Oddi Baglioni poi, i quali, nella seconda metà dell'Ottocento, ne fecero un importante salotto culturale che rimarrà tale anche con le successive famiglie Cesaroni e Parodi. Dal 1997 è di proprietà del Ministero dei Beni Culturali e Ambientali. L'edificio poggia su un terrazzamento con grandi locali interrati attraversati dalla galleria per l'accesso delle carrozze. Ha un impianto rettangolare e si eleva su tre piani. I primi due, molto alti, avevano funzione di rappresentanza, il terzo di servizio. Le facciate sono caratterizzate da doppie fasce marcapiano e paraste bugnate. La centralità della facciata principale è sottolineata dal portone d'ingresso ad arco bugnato con scalinata, sovrastato dal balcone del salone d'onore. Su questo si apre il finestrone, enfatizzato da stipiti e timpano spezzato e da una maggiore altezza e rientranza rispetto alle altre finestre. Le finestre sono a edicola, coronate da timpani curvi e triangolari alternati. Quelle dell'ultimo piano sono quadrate con cornici a cartiglio. L'edificio si conclude in sommità con un cornicione a mensole e accentuato sporto di gronda. Il rigore compositivo della facciata principale non si ripete sugli altri prospetti, comunque molto decorati; quello sul retro è caratterizzato da una torretta alta quanto l'edificio realizzata in epoca più tarda. All'interno la villa si articola in numerosi e ampi ambienti con copertura a volta, nello scalone d'onore con copertura a botte decorata e, al piano nobile, nel salone centrale con soffitto ligneo a cassettoni riccamente decorati. Un fregio continuo affrescato decora la parete superiormente riportando il ritratto del Cardinale della Corgna, figure allegoriche e paesaggi di proprietà familiari. Gli affreschi della villa sono stati firmati, nel 1581, da Salvio Savini, pittore preferito dei della Corgna. Ulteriori decorazioni sono del Leopardi, del Labruzzi ed altri. Per quanto riguarda l'intorno, le quattro costruzioni angolari sulle direttrici delle diagonali erano il Bagno del Cardinale con la Biblioteca, l'Uccelliera del Giardino d'Inverno con la Selleria , lo Studio, il Soggiorno per ospiti. Inoltre la villa si avvaleva della casa del custode all'ingresso, di quella del giardiniere nel parco, della limonaia e della serra delle orchidee sul retro. All'estremità meridionale del complesso sorge il borgo, una volta di servizio alla villa, dove spiccano la chiesa di S.Giuseppe e la scuderia. Attualmente il complesso è stato restaurato dalla Soprintendenza ai Beni Architettonici e Artistici dell'Umbria ed è in attesa di utilizzo; la limonaia è allestita da tempo per convegni ed eventi. Il complesso è visitabile su prenotazione.","XVI | XVII-XIX secolo","Giuseppe Alemanni | Vincenzo Ciofi | Giuseppe Santini","Viale centrale | Terrazzamenti | Scalinate | Lago con isole","Giardino d'Inverno | Parco all'Inglese","Ingresso monumentale | Fontane | Vasche | Statue | Parapetti in cotto","Lonicere | Tassi | Criptomerie del giappone | Cedri | Cipressi | Magnolie | Pini domestici | Tigli | Lecci | Siepi di bosso e alloro | Oliveto","Buono","Bosso delle Baleari | Tasso | Criptomeria del Giappone | Abete di Spagna | Cipresso di Monterey | Cipresso dell'Arizona | Cedro dell'Atlante | Cedro del Libano | Carpino comune | Leccio | Farnia | Roverella | Bagolaro | Maggiociondolo | Magnolia | Pino silvestre | Pino marittimo | Ciliegio portoghese | Ciliegio susino | Sorbo torminale | Sorbo comune | Alaterno | Tuja orientale | Tiglio comune | Acero comune | Acero alpino | Ippocastano | Tamerice | Lagerstroemia | Corbezzolo | Orniello | Frassino comune | Fillirea | Paulownia | Yucca | Bambù","Del rinascimentale 'giardino di delizie' che i pronipoti del Cardinale vollero realizzare, oggi non si ha più diretta memoria se non nel viale di accesso che sale la collina in posizione centrale fino alla villa con i terrazzamenti. L'impianto cinquecentesco era basato su un allestimento botanico 'all'italiana' geometrico e su abbondanza di orti, frutteti, oliveti e piante preziose; la ricchezza di acqua del sito inoltre, è stata determinante anche negli anni seguenti, per la realizzazione di forme di gioco e ornamento e percorsi nel giardino e nel parco. L'impianto cinquecentesco subisce notevoli trasformazioni nel Seicento e Settecento che danno un'impronta barocca al contesto ambientale. Nel Seicento si suppone che la famiglia Oddi abbia variato specie arboree e floreali, più tardi nel Settecento con un progetto di stile francese firmato dal Capitano Adriani e dall'architetto Giuseppe Alemanni vennero apportate grandi e significative modifiche con la realizzazione dei quattro torricini disposti agli angoli del terrazzamento della villa, il grande emiciclo terrazzato con scale a doppia rampa in cima al viale, fontane, balaustre e tanti altri elementi. A Sud inoltre viene realizzato il giardino pensile strutturato su tre livelli raccordati da scale, con decorazioni musive e ninfeo; nel versante a Nord vengono realizzati nuovi viali ed il primo lago con il ponte cinese. Disseminati nel parco erano episodi come la giostra, la scacchiera a grandezza naturale, la neviera, il labirinto etc. All'inizio del XIX secolo una parte del parco viene reideata come parco all'inglese, secondo un progetto forse attribuibile a Luigi Manetti affiancato dall'architetto perugino Vincenzo Ciofi. Nella seconda metà dell'800, il parco subisce ulteriori mutazioni con l'arricchimento delle essenze, la realizzazione dell'ingresso monumentale, progettato dall'architetto Santini, che accorcia il viale d'accesso originale di cui rimangono ancora i due pilastri con obelisco. Dopo il 1890 l'allora proprietario Ferdinando Cesaroni, fa realizzare la fontana dell'airone nella piazza grande, i parterre, i viali ed il lago con le isole più a monte che insieme a nuove aiuole e arredi scultorei mutano la fisionomia di tutto il complesso naturalistico. Le serre e la limonaia vengono potenziate, la limonaia viene decorata a tromp d'oeil sia all'interno che all'esterno e viene inserito un sistema di illuminazione ad energia elettrica nell'intero complesso. Dai primi anni del Novecento il parco viene preservato e mantiene quindi tutta la sua magnificenza fino agli anni '70, periodo in cui per mancanza di manutenzione e tutela, subisce una grave condizione di degrado. Diventata proprietà demaniale nel 1996 la nuova fruizione pubblica del Ministero per i Beni e le attività Culturali, ne sta curando il completo recupero. Attualmente le specie botaniche presenti nel parco appartengono per circa la metà a specie decidue e per la restante metà a specie sempreverdi; tra queste c'e una netta prevalenza di specie autoctone rispetto a specie esotiche coltivate e spontaneee. Le famiglie di appartenenza delle specie botaniche presenti nel parco sono numerose, tra queste quelle maggiormente rappresentate sono la famiglia delle Rosacee, delle Pinaceae, delle Cupressaceae, delle Fagaceae, delle Leguminosae e delle Oleaceae Attualmente le essenze arboree maggiormente presenti nel parco sono siepi di bosso e alloro, cedri, cipressi, magnolie, pini domestici, viali di tigli, bosco di lecci. Il parco, il giardino e la villa sono visitabili su prenotazione.","https://www.regione.umbria.it/documents/18/3518875/Ville+Parchi+giardini_UnSegnoDistintivoDelPaesaggio.pdf/6a37f8d5-6bd8-439e-8733-225303833ad7"],
    [5,"villa_boccaione","Villa il Boccaione","SP403, 141-143","Bettona","Bettona","PG",54003,43.02374969755166,12.501460443560102,"In via di restauro","Pubblica | Ministero dei i Beni Culturali e Ambientali","","Perugino","Pianura","Suburbano","Le importanti trasformazioni economiche ed insediative avvenute nel territorio del perugino fanno di questo paesaggio un importante teatro delle vicende regionali, le cui tracce sono visibili nelle profonde modificazioni subite dagli assetti storici del bosco e dell’agricoltura. La dominante sociale-simbolica è conferita dall’insieme integrato dei caratteri di valenza insediativa, sociale e simbolica e dalla specifica identità di rappresentazione politica e sociale del territorio regionale, ma soprattutto dal ruolo culturale svolto da Perugia, sede storica dell’Università e dell’Università per stranieri, istituzioni che fanno del capoluogo regionale un vero e proprio “porto delle intelligenze”. Il sistema dei colli, con Perugia in posizione dominante sul crocevia tra le principali vie di comunicazione regionali, in rapporto con la piana, con il nodo di confluenza tra la Val Tiberina e la Valle Umbra e con il sistema dei monti Malbe, Pulito e Tezio conferisce la caratterizzazione morfologica al “Perugino”. La valle del Tevere, in particolare, costituisce un importante complesso di elementi naturali, rurali ed insediativi che lungo i corridoi fluviale ed infrastrutturale hanno trovato importanti fattori di aggregazione e sviluppo. La forte infrastrutturazione (E45 Ravenna-Orte; SS75 Perugia-Foligno) pur non trovando una configurazione soddisfacente, al punto da compromettere fortemente alcuni quadri paesaggistici consolidati, rappresenta tuttavia un potente elemento di identità, sottolineato dalla intensa edificazione di attività commerciali, artigianali e di servizio, che con modalità spesso discordanti con il contesto hanno affollato gli spazi lineari di prossimità alle infrastrutture nonché i nodi di svincolo. Contribuisce all’identità del paesaggio regionale la produzione vitivinicola, storicamente consolidata, soprattutto presso Torgiano, nell’area di confluenza tra il Chiascio ed il Tevere. La produzione, avviata dai benedettini, ha plasmato il paesaggio collinare, dominato dai vigneti specializzati con residui delle forme tradizionali della vite maritata all’acero.","La villa del Boccaione si erge maestosa ai piedi del colle di Bettona, nell’ampia pianura che riunisce la Valle Umbra con la valle del Tevere, in prossimità della confluenza dei fiumi Chiascio e Topino e del torrente Sambro. Il complesso assume un carattere fortemente dominante nel paesaggio locale: la mole fuori scala dell’edificio principale, che non ha pari in questo contesto, è mitigata dalla folta vegetazione del parco alle sue spalle, che la legano al segno marcato della vegetazione lungo il Sambro e il Chiascio pur isolandola dalla piana coltivata. L’orientamento della villa è normale al crinale di Bettona che costituisce lo sfondo dell’ampia visuale dalla villa verso ovest/sud est. Verso nord-est, invece, l’ampia facciata posteriore si concentra sui virtuosismi topiari del giardino alla francese; le alberature del parco che delimitano il giardino a ferro di cavallo formano, infatti, una quinta che nasconde interamente il paesaggio della piana di Assisi e del Subasio. Il contesto rurale locale, fortemente antropizzato, ha subito una profonda trasformazione, da un lato con un largo consumo di suolo per il nuovo insediato produttivo e residenziale, dall’altro per una diffusa perdita della trama agricola minuta. I campi a striscia orientati verso i corsi d’acqua ricchi di seminativi arborati hanno lasciato il posto a grandi campi con colture intensive di seminativi semplici. Percorrendo le strade che ancora convergono nell’incrocio da cui parte l’asse rigoroso del viale di accesso, la percezione del grande complesso è continua e dinamica. Questi antichi assi scenografici disposti a croce di S.Andrea, sono stati trasformati in strade di servizio alla recente area produttiva e al nuovo insediato della frazione di Passaggio, tuttavia svolgono ancora il loro ruolo compositivo e consentono di mantenere la villa Boccaione al centro dell’attenzione durante l’avvicinamento. L’inserimento di una rotonda, necessaria allo scorrimento del copioso traffico veicolare risultante dai mutati equilibri locali, ha modificato i rapporti gerarchici tra gli assi che, comunque, conservano il ruolo di principale viabilità panoramica.","XVIII secolo","","","Corte d’onore | Edificio con scala ad esedra centrale e piano terra bugnato a tutta altezza | Facciata con parte centrale aggettante scandita da lesene singole e doppie | Cantonali curvi | Coronamento con attico balaustrato con trafori | Edifici di servizio | Chiesa | Limonaie","Mediocre","Nella vasta pianura ai piedi del colle di Bettona, sorge l’imponente Villa Il Boccaione. Fu fatta costruire dalla famiglia bettonese dei Crispolti nella seconda metà del Settecento probabilmente su una preesistenza del XVI secolo. Passò poi agli Arcipreti della Penna Crispolti, ai Bianconi e agli Iraci Mandolini Borgia e dalla seconda guerra mondiale in poi, è rimasta in stato di abbandono fino al 1993, anno in cui fu acquistata dal Ministero dei Beni Culturali e Ambientali. Il complesso si sviluppa intorno alla corte d’onore quadrata con l’edificio principale al centro, gli edifici di servizio con la cappella a sinistra, le limonaie con i giardini all’italiana a destra. Il corpo centrale ha un impianto rettangolare allungato, si sviluppa su tre piani con un’importante scala ad esedra centrale. Il piano terra caratterizzato per tutta l’altezza da bugnato piatto e da piccole aperture, fa da basamento al resto della facciata, che è tripartita da una parte centrale aggettante raccordata alle parti laterali da grandi cantonali di forma concava con nicchioni per statue. Il corpo aggettante, inoltre, è scandito da lesene singole e doppie.  Le parti laterali, perfettamente simmetriche, si concludono all’estremità con grossi cantonali stavolta di forma convessa. Tutto l’edificio è coronato con un attico con balaustra in laterizio cadenzata da lesene e trafori. Il retro dell’edificio mantiene le stesse caratteristiche formali con la differenza che, per tutto il piano terra, si allunga un portico ritmato da coppie di lesene, che presenta aperture trabeate ed arcuate alternate; le due estremità sono concluse da bassi torrini circolari. Gli altri prospetti che si affacciano sulla corte si collegano all’edificio principale con un arco; il prospetto di sinistra è caratterizzato dalla cappella posta al centro e dalle scuderie sul retro. Il prospetto di destra invece, racchiude i giardini all’italiana e le limonaie. I giardini sono disposti su tre livelli. Al primo si trova quello più grande, di formarettangolare, costituito da quattro aiuole con fontana circolare centrale. Due scalinate a doppia rampa conducono al giardino superiore, anch’esso quadripartito, con un camminamento centrale che porta ad una scalinata dal profilo polilobato. Questa sale al terzo livello dove si trova il nicchione con fontana, addossato alla cinta muraria e allineato con l’arco d’ingresso all’area. Sulla destra i giardini sono chiusi dai volumi delle limonaie. La corte d’onore ha subito, nel tempo, varie modifiche nel disegno. Quello più recente era costituito dal motivo della croce di S.Andrea tagliata al centro, che in qualche modo richiamava l’incrocio delle vie in corrispondenza della rotonda esterna alla villa. L’area più esterna è organizzata sull’asse longitudinale costituito dal lungo viale d’ingresso. Il giardino francese a forma di ferro di cavallo ubicato sul retro, è ornato da basse aiuole a volute disposte intorno a vasche centrali; il bordo del ferro di cavallo è definito da un doppio filare di alberi su cui si alternano erme su piedistalli. Nel disegno settecentesco del giardino il perimetro del ferro di cavallo era messo in evidenza anche da un importante voltabotte di sempreverdi. Aldilà del giardino si sviluppa il parco all’inglese all’interno del quale erano il teatro arcadico ed il labirinto. Le principali essenze degli spazi verdi sono gelsi, lecci, querce, siepi di bosso. Attualmente la villa è in fase di restauro curato dalla Soprintendenza ai Beni Architettonici e Artistici dell’Umbria.","XVIII secolo","","Viale centrale | Corte d’onore | Giardini | Parco","Giardino all’Italiana | Giardino alla francese | Parco all’inglese","Vasche | Erme su piedistalli","Gelsi | Lecci | Rovere | Siepi di bosso","Mediocre","","","https://www.regione.umbria.it/documents/18/3518875/Ville+Parchi+giardini_UnSegnoDistintivoDelPaesaggio.pdf/6a37f8d5-6bd8-439e-8733-225303833ad7"],
    [6,"isola_polvese","Isola Polvese","","Isola Polvese","Castiglione del Lago","PG",54009,43.11651955274608,12.138970755657036,"Albergo | Ristorante | Negozio","Pubblica | Provincia di Perugia","Zona ZPS | Parco (L.R. 9/95) | Area vincolata ai sensi del DLG 42/04 e S.m.i.","Trasimeno","Lacustre","Naturale","La figura di senso che più caratterizza questo paesaggio regionale è connessa all'immagine del lago incastonato nell'ambiente collinare circumlacuale. Il paesaggio  fortemente caratterizzato sotto il profilo fisico-naturalistico, il valore dell'ambiente del lago, insieme ad i suoi valori storico-culturali, è stato infatti riconosciuto dalla Regione attraverso l'istituzione del Parco Regionale del Lago Trasimeno (1995), il più esteso della regione Umbria. La ricchezza di flora e di fauna, in particolare ittiofauna e avifauna, fa del paesaggio 'Trasimeno' un bacino di naturalità unico nel contesto regionale. I valori ambientali, unitamente a quelli paesaggistici, fanno di questo paesaggio una delle mete favorite dal turismo internazionale; già dall'antichità il lago è meta di visite, spesso documentate da rappresentazioni pittoriche e letterarie (Goethe, Byron). L'anfiteatro di colline boschive e coltivate che circonda il bacino lacustre è un ulteriore fattore di caratterizzazione paesaggistica. Con il suo patrimonio di boschi di cerro, roverella, leccio e castagneti, alternati a oliveti, vigneti e seminativi arborati, la collina è sede di centri storici, di ville gentilizie e di architetture rurali, formando una quinta che a volte si spinge con promontori fin dentro le acque, interrompendosi solo al confine con la Toscana, dove la piana litoranea si apre verso la Valdichiana. Le aree di pianura intorno al lago presentano un ricco apparato arboreo, con vegetazione ripariale, fragmiteti e lembi di boschi, testimonianze questi ultimi delle antiche foreste planiziali. Sono fortemente identitarie inoltre le tre isole che emergono dal lago, la Polvese, la Maggiore e la Minore.","Nell'area pianeggiante del versante sud-orientale dell'Isola, il complesso di edifici compresi nella corte della villa padronale, a cui si accede partendo dall'imbarcadero, costituisce l'oggetto principale di studio della presente scheda. Dal punto di vista paesaggistico però, non si può prescindere però dal considerare l'intera isola come un complesso unitario di grande rilevanza. La millenaria storia degli insediamenti umani sull'isola ha realizzato una forte stratificazione di segni e una particolare concentrazione di risorse tra loro strettamente legate. L'isola Polvese è da considerare, dunque, una singolarità emergente dalla superficie del lago con la sua massa boscata, immersa nell'atmosfera naturale 'diafana e rarefatta' dello specchio d'acqua. Ma l'isola viene vissuta a due scale necessariamente diverse, senza mediazioni: quella vasta del paesaggio del Trasimeno con la sua forte valenza naturalistica e quella ravvicinata del suo microcosmo isolato, che ha conservato i caratteri tradizionali e anche in virtù del suo isolamento. Le risorse ambientali caratterizzanti l'identità dell'isola hanno, al contempo, una forte valenza storico-culturale e naturalistica: l'oliveto, portato dai monaci olivetani all'inizio del XV secolo, che occupa pressochè la totalità dei coltivi, il bosco di leccio e roverella di notevole importanza per l'economia dell'isola e oggi ricco ecosistema per molte specie animali, la zona umida del canneto con la vegetazione igrofila ripariale, le spiagge cresciute con la deposizione del materiale dragato dal fondo lacustre antistante l'isola per ottenere spazi per l'agricoltura e il tempo libero, il giardino di piante acquatiche progettato da Pietro Porcinai come recupero ambientale di una vecchia cava di arenaria La ricchezza e la complessità di queste risorse restituisce dei micro paesaggi che si relazionano, tra loro e con il con il contesto lacuale, in forme sempre diverse lungo gli antichi percorsi di collegamento che li attraversano senza soluzione di continuità. I manufatti di principale interesse storico e architettonico presenti sono la Chiesa di San Giuliano, le rovine del monastero olivetano di San Secondo posto sulla sommità dell'isola e il Castello medievale, antica struttura di rifugio per gli abitanti ,di cui rimane la cinta muraria di forma pentagonale. A questi si aggiunge il complesso della villa con la sua corte formata principalmente da strutture funzionali all'agricoltura. La villa padronale non emerge in modo particolare nel profilo meridionale della Polvese se non in ragione del fatto che i manufatti sull'isola sono comunque pochi e piuttosto distanti tra loro e in tal modo riescono a dominarne una parte. Lo stile sobrio e la dimensione contenuta della villa sono da ritenersi più congeniali al carattere di residenza stagionale dove la bellezza dell'isola attende da sola alla funzione di rappresentanza. La villa assume oggi un compito importantissimo coerente con il carattere identitario dell'isola: il complesso ospita il Centro Regionale per l'Informazione, la Documentazione e l'Educazione Ambientale teso a favorire la diffusione di una cultura della sostenibilità sociale, economica e ambientale.","XX secolo","Sisto Mastrodicasa | Tomaso Buzzi","","Impianto a T | Logge laterali | Ingresso e balcone Centrali | Fastigio decorato da fregio e pinnacoli | Paraste bugnate sormontate da piccacolo | Fasce marcapiano | Finestre con cornici","Ottimo","Immersa in un suggestivo ambiente lacustre circondato da dolci colline ammantate di boschi e olivi, ubicata in posizione pianeggiante, in prossimit dell'approdo principale dell'Isola Polvese, sorge la villa. Essa fu fatta costruire negli anni '40, su progetto dell'Ing. Sisto Mastrodicasa, da Biagio Biagiotti, uno dei tanti proprietari dell'isola avvicendatisi nel tempo. è possibile ipotizzare che sia sorta sulle rovine di una delle modeste case che componevano il villaggio dell'isola, di antiche origini (sicuramente precedenti al 1700), andato poi distrutto. Con il fallimento del Biagiotti, nel 1959, l'isola viene acquistata e utilizzata come riserva di caccia dal conte milanese Giannino Citterio. Il conte Citterio incaricò l'Arch.Tomaso Buzzi (noto per aver progettato alla Scarzuola di Montegabbione la sua 'citttà ideale') di trasformare casa Biagiotti in villa. L'edificio originariamente sviluppato su tre piani, dall'aspetto moderno e molto lineare, viene allungato sul fronte creando una nuova fila verticale di aperture in modo da costituire un'asse di simmetria centrale. L'allungamento del fronte viene effettuato anche da due logge posizionate lungo i fianchi dell'edificio a piano terra. La villa ci appare oggi sotto questa nuova forma, ornata da fasce marcapiano, paraste bugnate sormontate da pinnacolo, cornici alle finestre. La centralità del fronte è enfatizzata dal balcone al primo piano e da un fastigio con fregio e pinnacoli. Intorno alla villa sorgono le case dei custodi ed altri edifici di servizio come la foresteria, il frantoio, uffici. Contemporaneamente alla trasformazione delle villa, la sistemazione del verde fu commissionata al paesaggista Pietro Porcinai che fece il progetto del giardino antistante la villa e di una piscina con giardino, più a monte. Il verde davanti all'edificio è� costituito dal viale di tigli, che dall'approdo arriva alla villa; ai lati di questo si estendono dei grandi parterre erbosi che si allungano anche dietro l'edificio. Dalla villa parte un altro viale laterale, di realizzazione più recente, formato da pioppi cipressini che si dirige verso l'approdo secondario dell'isola.. Il giardino a monte invece,è� costituito da una vasca scolpita su una cava di pietra. Questa, dalla sua prima funzione di piscina, attualmente è diventata una vasca decorativa con piante acquatiche. Intorno alla piscina sono dislocate lastre di pietra con funzione di stenditoi e pi in basso, interrati, sono ubicati i vecchi spogliatoi e servizi igienici. L'isola Polvese nel 1973 è stata acquistata dalla Provincia di Perugia; da allora la villa è stata ridistribuita internamente per la realizzazione di una struttura alberghiera con annesso ristorante e negozio di prodotti tipici locali. La Provincia di Perugia gestisce anche l'azienda agricola di Isola Polvese con la produzione di olio extravergine di oliva da circa 6000 piante.","XX secolo","Pietro Porcinai","Viale alberato | Parterre erbosi | Giardino delle piante acquatiche","","Vasca delle piante acquatiche | Stenditoi in pietra","Tigli | ninfee | Olivi","Ottimo","","","https://www.regione.umbria.it/documents/18/3518875/Ville+Parchi+giardini_UnSegnoDistintivoDelPaesaggio.pdf/6a37f8d5-6bd8-439e-8733-225303833ad7"],
    [7,"villa_faina","Villa Faina","Viale Vittorio Veneto, 8","San Venanzo","San Venanzo","TR",55030,42.86914074265294,12.267333073499806,"Sede comunale | Parco pubblico per feste popolari, eventi eno-gastronomici e culturali","Pubblica | Comune di San Venanzo","","Monte Peglia","Collina","Urbano","La figura di senso che più caratterizza questo paesaggio regionale è connessa all'immagine naturalistica del monte Peglia, definito 'polmone dell'Umbria' per la sua ricca copertura arborea, caratterizzata da boschi di cerri, pini e castagneti. Alcuni suoi ambiti, come le foreste dell'Elmo, del Montarsone e del Melonta incarnano in modo particolare questa identità, costituendo estesi complessi boschivi impenetrabili (sebbene spesso si tratti di boschi produttivi). L'interesse naturalistico in questo contesto è istituzionalizzato attraverso la creazione del 'Centro di documentazione ambientale del Monte Peglia', presso la riserva faunistica protetta 'Parco dei Sette Frati', situato in prossimità della cima del monte Peglia. Un ruolo di spiccata identità per il paesaggio regionale Monte Peglia è inoltre attribuibile al Parco Vulcanologico di San Venanzo, un territorio di eccezionale valenza sotto i profili geologico e storico in relazione alla presenza di tre piccoli coni vulcanici attivi 265.000 anni fa. Le tracce del paleolitico rinvenute sul monte Peglia costituiscono importanti testimonianze del passato remoto dell'area, le cui cavità naturali, le cosiddette Tane del Diavolo, erano abitate dagli uomini. Allo stesso modo i castellieri di Montarale, Poggio Murale e Poggio della Croce, che testimoniano la fase del bronzo, rappresentano elementi storici fortemente identitari del paesaggio 'Monte Peglia'. Rappresentano elementi di ulteriore identità la ricca presenza di fossili della cosiddetta Valle Fluviale Fossile, un fiume preistorico dal letto intatto, nel territorio di Parrano, e la spiaggia di San Lazzaro, testimonianza dell'antica presenza del mare.","Isolato sulla sommità del colle di San Venanzo, il complesso di villa Faina sorse ad opera dei conti Faina, che svuotarono il centro dai suoi abitanti, comprando case e orti per costruire, prima una fattoria, poi un palazzo e un parco. Questa posizione dominante sul resto dell'insediamento, attestato lungo la Statale 317, si mantenne fino ad essere, in anni recenti, completamente inglobato tra le nuove costruzioni che hanno ricoperto completamente il colle, ad eccezione della parte di nord ovest dove è ancora presente il boschetto accanto alla scuola elementare, un residuo ben conservato dei boschi spontanei dell'Umbria occidentale. Lo stesso bosco venne arricchito dai Conti Faina con piante esotiche e, ad oggi, cela completamente alla vista il complesso di edifici della villa, che viene segnalato all'esterno solo dalla torre dell'antico castello medievale, ancora presente nel giardino. La torre è in comunicazione visiva con quelle degli antichi castelli fortificati presenti nel territorio circostante come Rotecastello e Civitella de' Conti. Dalla torre è possibile avere una visuale aperta a 360° sul paesaggio collinare circostante che si presenta ricco di boschi alternati ad ampie radure sui crinali; questa caratteristica, unita alla presenza di pinete fatte piantare sui terreni pi calcarei per ovviare ai pericoli di dissesto, dando così allo stesso tempo sostentamento a intere famiglie, conferisce all'intera zona quell'aspetto di montagna che tradisce la reale altitudine. La vista si estende a nord fino al Monte Tezio mentre a sud, inquadra l'interessante area protetta provinciale del Parco vulcanologico. Alcuni terrazzamenti residui nel paesaggio rurale, testimoniano la diffusa pratica di coltivare terreni anche con pendenze elevate, con particolare diffusione della vite maritata. Sia i terrazzamenti che le piantate sono oggi in questa zona, quasi completamente scomparsi. Anche l'attuale via della Corta e la via Vittorio Veneto, che disegnavano un accesso scenografico al complesso attraverso viali alberati che partivano dalla Statale 317 risalendo la collina a oriente, sono state sfruttate dal nuovo insediato come strade locali, perdendo la loro connotazione eteticofunzionale. Durante l'avvicinamento, l'attenzione rimane concentrata sull'intero colle di San Venanzo, in cui il complesso di villa Faina rimane completamente inglobato, saturando la sommità con il parco e offrendo come fulcro la torre medievale. La viabilità panoramica principale è senz'altro la Statale 317, in particolare nel tratto a sud di San venanzo, da cui è possibile vedere il colle con la ricchezza dei segni del parco, del bosco, dei vigneti e oliveti sul versante che degrada, con lo sfondo della valle tiberina.","XIX secolo","","A. Angelini (attribuibile) | M. Piervittori | V. Pasqualoni","Impianto ad L | Portale bugnato in cotto | Aperture ad oculo | Doppia cornice marcapiano | Alte finestrature con parapetto in ghisa | Cornici, modanature e fregi in laterizio | Cornicione su mensole in sommità | Ex serra | Edifici di servizio","Ottimo","Villa Faina sorge al centro dell'abitato di S. Venanzo in posizione elevata, all'interno di un parco pubblico. Il nucleo originale, costituito da un palazzo di tre piani di epoca medievale, faceva parte integrante del borgo fortificato di S.Venanzo e già nel 1830 apparteneva alla famiglia dei conti Faina. Da quel periodo in poi i Faina continuano l'opera di acquisizione di terreni ed edifici demolendo e costruendo, con lo scopo di realizzare nel centro di S. Venanzo una grande fattoria, punto di riferimento per l'impresa agricola familiare. L'ultima trasformazione, avvenuta tra il 1874 ed il 1882, è quella che conferisce al complesso l'aspetto attuale. Dal 1962 la villa è proprietà del Comune di S. Venanzo. L'edificio ha un impianto ad L con l'ala della serra, di epoca pi tarda, che fa da connessione tra l'edificio originario ed il tessuto urbano circostante. Il corpo principale si eleva su tre piani e si conclude, in sommità con cornicione su mensole e copertura a padiglione; esso è caratterizzato, al piano terra, dal portale bugnato in cotto, decentrato e non allineato con le aperture dei piani superiori e da alte aperture ad oculo incassate in cornici quadrate. Al piano nobile l'edificio presenta una doppia cornice marcapiano e alte finestre con parapetto in ghisa; lungo il lato opposto, rivolto verso Nord, lo stesso piano presenta finestre più ampie, cadenzate da robusti pilastri. Tutte le finestre presentano cornici decorate. Il corpo della serra invece è scandito da una griglia di fasce marcapiano e lesene; il piano terra presenta finestre ad arco a gruppi di tre ed un arcone d'ingresso centrale. La caratteristica che lega tutte la facciate è la presenza di una ricca decorazione costituita da cornici, modanature e fregi in laterizio che potrebbero essere ricondotti all'opera degli scultori perugini Raffaele Angeletti e Francesco Biscarini. All'interno, la villa è riccamente decorata. Gli esempi più significativi si trovano al piano nobile e sono: il salone delle feste, con un grande camino in pietra e soffitto a cassettoni (in gesso che simula il legno); la sala da pranzo, unica per le decorazioni plastiche, con cornici dalle foglie d'acanto, uccelli, frutti e mascheroni con teste di bacco; la galleria con volte a vela ribassate decorate con motivi fitomorfi; il salottino celeste con decorazioni parietali che simulano colonne tortili con tende drappeggiate. Si suppone che gli apparati decorativi della villa siano opera di artisti diversi come Annibale Angelini, Mariano Piervittori, Vincenzo Pasqualoni. Per quanto riguarda l'area esterna, la villa sorge sui resti del castello medievale di cui rimangono tratti di mura, la torre campanaria della chiesetta, una grande vasca d'acqua chiamata 'la piscina' ricavata dalle rovine della chiesa e una delle torri. Il verde al centro della corte delimitata dalle due ali del palazzo, è costituito da due grandi aiuole di cui una con fontana. Disseminati sui vari parterre erbosi che compongono il resto del parco sono presenti esemplari, anche secolari, di cedri, cipressi, lecci, pini domestici, palme. A valle del parco si estende, lungo il pendio della collina, un boschetto di conifere e lecci, residuo dei boschi spontanei dell'Umbria occidentale. Attualmente gli spazi interni di Villa Faina ospitano gli uffici comunali e, a piano terra, la biblioteca dei ragazzi. La ex limonaia è adibita a sala polivalente, mentre gli spazi esterni sono aperti al pubblico. Il parco è il punto di riferimento in occasione di feste popolari, eventi eno-gastronomici e culturali.","XVI | XVII-XIX secolo","","Aiuole centrali | Parterre erbosi | Piscina","","Ruderi castello medievale","Lecci | Cipressi | Pini domestici | Cedri | Palme","Ottimo","","","https://www.regione.umbria.it/documents/18/3518875/Ville+Parchi+giardini_UnSegnoDistintivoDelPaesaggio.pdf/6a37f8d5-6bd8-439e-8733-225303833ad7"],
    [8,"villa_fidelia","Villa Fidelia","Via Villa Costanzi","S. Fedele","Spello","PG",54050,42.999511103339806,12.662823322470544,"Mostre temporanee | Eventi culturali","Pubblica | Provincia di Perugia","Area vincolata ai sensi del DLG 42/04 e S.m.i.","Valle Umbra | Folignate","Collina","Suburbano","Il paesaggio regionale a dominante socialesimbolica della Valle Umbra ha una morfologia ben percepibile, una piana dai confini misurati dal netto disegno delle quinte collinari, ricche di insediamenti storici di mezza costa e di coltivazioni olivicole pregiate. Al tempo stesso è riconoscibile per il potente fascio di infrastrutture di comunicazione che la attraversano fin delle prime fasi d'impianto dell'organizzazione territoriale, e che hanno catalizzato lo sviluppo insediativo soprattutto in epoca moderna. In modo meno evidente ma altrettanto incisivo, la Valle Umbra rappresenta l'esito di un processo di stratificazione insediativa di lunga durata, segnato da importanti opere di regimazione delle acque e da altre opere di presidio di una campagna da sempre al centro degli interessi per la sue elevate capacità produttive. Segni visibili di questo composito processo di organizzazione dello spazio che intreccia le attività della piana con quelle delle colline antisanti, e che à andato evolvendo nel tempo senza perdere i caratteri originari, sono i mirabili centri storici di versante, oggi generalmente circondati da estese coltivazioni ad oliveto, insieme ai castelli di pianura che a partire dalla fine del XV secolo hanno alimentato l'immagine di una 'campagna armata'. Resistono, seppur ormai marginali e spesso deteriorati, i reticoli parzialmente caduti in disuso dei canali della bonifica, che per lungo tempo, dall'epoca romana fino all'Ottocento, hanno costituito la trama di base per l'ordinamento colturale e produttivo della valle. La Valle Umbra si configura in definitiva come un paesaggio-chiave della regione, con una spiccata identità dovuta principalmente alla sua lunga storia e alla singolare morfologia, caratterizzato dalla reciprocità tra lo spazio della piana - in rapido mutamento per i rilevanti processi di urbanizzazione a cui è esposto fin dagli anni del dopoguerra - e l'ambiente collinare, caratterizzato invece da una maggiore inerzia delle forme e degli usi.","Il complesso di Villa Fidelia, al piede del Monte Pietrolungo sull'estremo declivio del monte Subasio che degrada verso la Valle Umbra, completa l'immagine emergente del poggio di Spello con il centro storico, prolungando il suo profilo verso nord. La massa cupa delle alberature del parco, conclude un'immagine che, partendo dalla sommità del poggio di Spello con i cipressi del convento di S.Severino, si adagia sulle pendici del monte con le alberature del parco lungo Via Poeta fino a terminare con l'estremità nord del complesso di villa Fidelia in una immagine unitaria ben distinta sullo sfondo tenue del versante olivetato. Il complesso è posto scenograficamente sul versante della collina: i cipressi del parco sono le quinte che si aprono sulle fabbriche della villa. L'intero complesso è caratterizzato dall'alternanza di segni orizzontali e verticali: un contrappunto tra le linee lunghe che seguono la morfologia del suolo e gli elementi che si innalzano inquadrati tra i cipressi. Dalla villa si abbraccia l'ampia valle umbra fino alle alte colline del versante opposto. Lo sviluppo in lunghezza del complesso, appoggiato ai terrazzamenti di epoca romana, consente di mantenere questa visuale aperta che accompagna tutto il percorso del giardino all'italiana, in contrapposizione al muro dei nicchioni che lo delimita a monte. Questa visuale ininterrotta sul paesaggio rurale della piana, viene ritmata dall'aggetto dei balconi che, concludendo i percorsi trasversali tra le aiuole, offrono dei punti di sosta e contemplazione Dalla villa non è visibile il borgo di Spello ma da quest'ultimo, in particolar modo dai giardini del Belvedere è possibile cogliere la varietà della vegetazione del parco e dei giardini che arricchisce il piede del versante, delimitato a valle dalla Flaminia e a monte dagli oliveti che ricoprono il pendìo. Il tracciato della SS75 ha indubbiamente comportato una modificazione del rapporto visuale della villa con la piana ma, più che per la presenza del rilevato della stessa infrastruttura, per gli effetti indotti dal suo passaggio, con il progressivo richiamo di nuovi insediamenti nell'area compresa tra questa e la ferrovia sul lato opposto. L'area a ridosso della Flaminia di fronte la villa, invece, si è conservata sostanzialmente priva di costruzioni, con alcuni brani residui di piantate mentre, per la gran parte, ha abbandonato quella caratteristica a vantaggio dei seminativi semplici. La SS75 costituisce, tuttavia, la migliore platea per godere dello spettacolo offerto dal complesso della villa. La prima, importante vista si ha infatti dalla strada statale provenendo da nord in cui tutti gli elementi sono ben visibili in sequenza, grazie allo sviluppo in lunghezza, parallelo alla strada di scorrimento. Giungendo da nord attraverso il vecchio tracciato della Flaminia, invece, si ha un primo impatto diretto con la massa vegetale del parco, per essere poi accompagnati all'ingresso principale dall'elaborato muro di cinta che ritma la percorrenza della strada attraverso un gioco di aperture, paraste e pinnacoli, aprendo infine la vista al colle di Spello. A monte, l'austero muro di cinta che contiene il parco corre lungo Via Poeta, nascondendo e proteggendo il complesso.","XVIII - XIX secolo","G. Piermarini","C. Bazzani","Impianto su preesistenze romane | Edificio con lesene e paraste bugnate | fasce marcapiano | finestre con cornici mistilinee | Timpani spezzati | Riquadrature | Medaglioni | Corpo aggiunto loggiato |Cappella | Casa del custode","Ottimo","Ubicato con un assetto allungato, alla base di una collina lungo la Strada Centrale Umbra nel territorio di Spello, sorge il complesso di Villa Costanzi o Fidelia. Costruita nel XVI secolo, come residenza signorile di campagna, dalla famiglia Acuti Urbani sui resti di un santuario appartenente ad un insieme sacrale di epoca classica (IV secolo), la villa passa nel XVIII secolo alla nobildonna romana Donna Teresa Pamphili Grillo che trasforma completamente il complesso conferendogli eleganza e spettacolarità oltre ad allestire il giardino all'italiana. Più tardi la proprietà diventa dei Conti Sperelli e poi di Gregorio Piermarini che tra il 1805 ed il 1830, realizza un casino al lato opposto (estremità settentrionale del santuario) che viene poi modificato nei primi anni del '900 dall'architetto C.Bazzani. Questo secondo edificio rimasto legato al giardino ed al parco è oggi quello comunemente noto come Villa Costanzi o Fidelia. Fortemente condizionato dalle preesistenze romane l'impianto della villa mantiene la stessa disposizione planimetrica e lo stesso impianto, anche se all'attuale complesso di Villa Fidelia non appartiene pi l'estremità meridionale, di proprietà delle suore missionarie d'Egitto dai primi anni del '900. L'edificio principale presenta pianta rettangolare, si eleva su cinque piani, di cui solo tre fuori terra a causa della pendenza del terreno. I prospetti sono riccamente decorati, di gusto barocco e neo classico; sono scanditi da lesene e paraste a bugnatura piatta che si incrociano con le fasce marcapiano, da finestre con cornici mistilinee, timpani spezzati e riquadrature. La parte centrale del prospetto principale è resa molto importante dalla scalinata, dal portale con timpano spezzato affiancato da finestre, dal balcone del primo piano su cui si aprono due porte finestre mistilinee unite da un decoro a medaglione. Verso valle, più basso di un piano, si affianca un corpo più recente che prosegue, a piano terra, la cadenza delle finestre rettangolari, mentre al primo piano si apre con una loggia ad archi che guarda verso valle. La centralità di quest'ultima viene messa in evidenza da un arco più alto coronato da timpano con cimasa mistilinea e balconcino sporgente. Tutto il corpo loggiato si conclude con copertura a terrazza. Più fedele alla composizione originale è il prospetto secondario, tripartito, rialzato al centro di un piano e con due importanti ingressi laterali simmetrici. La villa attualmente è di proprietà della Provincia di Perugia che recentemente ha curato la ristrutturazione dell'ex limonaia divenuta 'Centro per l'arte e la Cultura' che viene utilizzato per mostre temporanee. All'interno della villa, insieme alla collezione di Maria Teresa Straka-Coppa e Francesco Coppa donata alla Provincia nel 1985, si tengono mostre ed esposizioni artistiche.","XVIII secolo","","Giardino vesuviano | Giardino all'italiana | Galoppatoio | Parco","Giardino barocco | Giardino all'Italiana","Scalinate sinuose | Statue | Fontane | Esedra dell'orologio","Cipressi | Pini marittimi | Lecci | Siepi di bosso","Ottimo","Cipresso (esemplari centenari) | Magnolia | Leccio (esemplari centenari) | Viburno | Bosso (siepi) | Alloro (siepi) | Ligustro | Ligustro variegato | Cedro del libano | Tuia orientale | Pino nero | Oleandro | Cipresso dell'Arizona | Glicine | Lauroceraso | Tamerice","Il parco di Villa Fidelia si articola in diverse zone con vari assetti ed allestimenti realizzati nell’arco di più di due secoli: il giardino vesuviano o barocco, il galoppatoio, il giardino all’italiana, il parco. Al giardino vesuviano si accede dal cancello principale, affiancato ai lati dall'antica cappella di S. Fedele e dalla casa del custode realizzati, insieme al muro di cinta, nei primi anni del Novecento. Progettato per creare una prospettiva di invito all'ingresso, il giardino barocco si sviluppa su un piano inclinato suddiviso in più terrazzamenti ed è delimitato ai lati da doppi filari di cipressi. Il primo terrazzamento è ornato da siepi di bosso attualmente di forma semicircolari e circolari; le passioni e il gusto dei proprietari precedenti, nel tempo, hanno conferito alle siepi forme di ogni tipo, da quella di speroni a quella di note musicali e di conigli. Il terrazzamento è delimitato in alto da una scalinata con fontana centrale sormontata da Diana cacciatrice; quelli superiori si collegano tra loro con scalinate sinuose e spazi erbosi. La parte terminale del giardino vesuviano è costituita dall'esedra dell'orologio, un elegante prospetto a nicchie la cui scalinata dà accesso al parco. Il galoppatoio, disposto a valle, a lato dell'ingresso del complesso, anche questo di realizzazione più recente, è costituito da un circo formato da una duplice corona di lecci. Più a monte, dal prospetto posteriore della villa, al livello del piano nobile, parte il ripiano stretto e lungo del giardino all'italiana impiantato nel Settecento sulla più alta costruzione romana del santuario. Questo è quadripartito in doppie siepi e globi di bosso, la cui forma sembra essere stata modificata nel tempo; durante la stagione primaverile ed estiva viene ornato da vasi di limoni. Lungo il lato a monte il giardino è delimitato per tutta la sua lunghezza da un alto muro a nicchioni e fontane. Subito sopra, bordato da filari di cipressi e pini marittimi che si allungano verso la strada pubblica di monte, si apre il parco di lecci. Dagli studi sulla vegetazione risulta che le aiuole interne sono costituite da siepi posteriori al 1920, mentre molto più antiche risultano quelle esterne. In primavera ed in estate il giardino è ornato da numerose piante di limoni che trovano posto sui piedistalli sistemati tra le siepi di bosso. A testimonianza del periodo in cui, sotto la proprietà di Decio Costanzi, gli interni delle aiuole erano occupati da rose, alcuni esemplari di questo tipo di fiori possono essere ancora scorti. Nel parco sono stati ripristinati spazi come il 'Prato della Magnolia' che diventano in estate scenari naturali per spettacoli all'aperto.","https://www.regione.umbria.it/documents/18/3518875/Ville+Parchi+giardini_UnSegnoDistintivoDelPaesaggio.pdf/6a37f8d5-6bd8-439e-8733-225303833ad7"],
    [9,"villa_fabri","Villa Fabri","Via delle Grotte, 2","Trevi","Trevi","PG",54054,42.87741864415528,12.748492618462462,"Prima affiliata italiana all'EGHN (European Gardens Heritage Network) | Eventi culturali | Spettacoli all'aperto","Pubblica | Comune di Trevi","Area vincolata ai sensi del DLG 42/04 e S.m.i.","Valle Umbra | Spoletino","Collina","Suburbano","La villa Fabri si trova nel paesaggio regionale della Valle Umbra in cui la particolare concomitanza di valenze fisico-naturalistiche, storico-culturali e socialisimboliche, con una prevalenza di queste ultime, propone un'immagine unitaria e di grande forza identitaria nella regione. Trevi riassume in se le tre valenze offrendo un contesto particolarmente riconoscibile, caratterizzato dalla giustapposizione di caratteri e segni tipici della valle umbra: la morfologia ben percepibile, la piana dai confini misurati dal netto disegno delle quinte collinari, ricche di insediamenti storici di mezza costa e di coltivazioni olivicole pregiate; e al tempo stesso è riconoscibile per il potente fascio di infrastrutture di comunicazione che la attraversano fin dalle prime fasi d'impianto dell'organizzazione territoriale, e che hanno catalizzato lo sviluppo insediativo soprattutto in epoca moderna come appare evidente dal raffronto diacronico tra il 1955 e il 2005. In modo meno evidente ma altrettanto incisivo, il senso della valle Umbra rappresenta l'esito di un processo di stratificazione insediativa di lunga durata, segnato da importanti opere di regimazione delle acque e da altre opere di presidio di una campagna da sempre al centro degli interessi per la sue elevate capacità produttive. Segno visibile di questo composito processo di organizzazione dello spazio che intreccia le attivit della piana con quelle delle colline antisanti, e che è andato evolvendo nel tempo senza perdere i caratteri originari, è il mirabile centro storico di versante, oggi circondato da estese coltivazioni di olivo. Resistono, a valle, i reticoli parzialmente caduti in disuso dei canali della bonifica, che per lungo tempo, dall'epoca romana fino all'Ottocento, hanno costituito la trama di base per l'ordinamento colturale e produttivo della valle.","La straordinaria posizione del complesso di villa Fabri sul colle di Trevi, offre il senso del suo rapporto con il paesaggio circostante che è, allo stesso tempo, di dominio percettivo dalla villa ma di totale integrazione nel contesto che fa emergere la sua peculiarità di villa sub-urbana. Ciò che appare evidente sia all'avventore che approccia Trevi da valle, sia a colui che giunge da monte, è che il complesso si pone come elemento di ricucitura tra il centro medievale murato e la campagna olivetata circostante. I due ambienti, che fino alla realizzazione della villa erano separati da una netta cesura coincidente con le mura cittadine, sono ora strettamente legati. Verso monte, il centro storico viene formalmente prolungato con gli edifici del complesso e i muri di contenimento dei terrazzamenti che richiamano le mura medievali. La separazione funzionale dell'attuale Via delle fonti, non compromette la percezione di una naturale continuità con l'insediamento esistente, peraltro rafforzata dall'ampliamento ottocentesco della villa e dalla presenza della torre medievale che impone la sua presenza sui terrazzamenti. Il passaggio definitivo al paesaggio agrario degli oliveti è mediato dai filari di cipressi che arricchiscono la linea del crinale. A valle, l'oliveto terrazzato che ricopre i versanti intorno Trevi, 'invade' i terreni chiusi dal muro di cinta, e si insinua tra le poche case esterne alle mura che seguono le strade di accesso all'acropoli. La stessa lettura è possibile giungendo da monte, dove il muro della villa con il portale di ingresso ha determinato un nuovo fronte all'ampio spazio dell'attuale piazza Garibaldi, chiudendone il lato sud; attraversando lo spazio raccolto oltre l'ingresso ed entrando negli ambienti della villa, si è visivamente proiettati, senza mediazioni, sui versanti olivetati e nella pianura coltivata della valle umbra che si apprezza fino a Spoleto e alla catena dei Martani. Il paesaggio incorniciato dalle aperture delle sale affianca la varietà delle decorazioni interne della Villa che dipingono paesaggi rurali immaginari. Questo forte legame percettivo con il paesaggio circostante si legge ancora nel giardino a valle, originariamente arricchito da orti, frutteti, il vigneto e gli olivi, ormai unici superstiti. Il giardino è suddiviso su tre livelli principali che modellano il versante di proprietà della villa in una sequenza equilibrata di segni verticali e orizzontali. Qui, diversi manufatti (pergolati, filari di alberi, siepi, percorsi), seguendo le linee orizzontali, offrono continui rimandi visuali agli elementi del paesaggio circostante. Paesaggio sostanzialmente agrario che si è conservato intatto a monte con gli oliveti terrazzati mentre a valle è stato testimone delle rapide mutazioni che hanno interessato la valle umbra nell'ultimo secolo. La risalita dello sprone di Trevi attraverso la Strada provinciale costituisce senz'altro il percorso di avvicinamento che meglio testimonia il rapporto di villa Fabri con il contesto. Anche l'antica strada che porta a Coste San Paolo ha la sua valenza di strada panoramica.","XVI - XVII secolo","","Zuccari e Baroccio o Salimbene | Pantaleo Mayor | B. Cila","Incrocio di doppie cornici marcapiano e lesene | Arconi centrali | Decorazioni di facciata a graffiti | Sale interne affrescate | Cappella | Casa del contadino","Buono","Situata a metà collina, appena fuori la Porta del Lago, a Trevi, sorge la cinquecentesca Villa Fabri. Fatta costruire da Gerolamo Fabri alla fine del Cinquecento e inaugurata nel 1603, passata successivamente a varie famiglie, nel 1891 fu acquistata dal Collegio Boemo. Successivamente, negli anni trenta, passò al Collegio Etiopico appartenuta a quest'ultimo fino agli anni Ottanta, nel 2000 è stata acquisita dal Comune di Trevi che ne ha curato i restauri sia degli interni che degli esterni. Accedendo da P.zza Garibaldi (lato Nord), la villa appare costituita da un corpo principale d'impianto rettangolare e da un'ala aggiunta leggermente più bassa (del periodo del Collegio Boemo), che si allunga verso Ovest. La facciata principale è distribuita su due piani ed è scandita in orizzontale e verticale da incroci di doppie fasce marcapiano, lesene e paraste. Il piano nobile, situato a piano terra, è messo in evidenza da tre arconi centrali e da finestre a edicola. Il motivo ad incrocio di fasce marcapiano e lesene si ripete anche sulle altre facciate. La facciata a valle, poichè distribuita su tre piani, appare più imponente e ripropone i tre arconi centrali d'ingresso. Tutte le facciate sono decorate a graffiti che rappresentano figure di angeli, santi boemi e motivi geometrici. Quelle del lato Nord sono inserite in sei riquadri definiti dalle fasce marcapiano. In ognuno di essi è rappresentata una città della Boemia: Litomìrice, Brno, Olomouc, Praha, Hradec Kròlovà, Ceskò Budìjovice, i cui nomi latini sono scritti nei riquadri inferiori. Tali decorazioni (del 1912 - 1914) sono opera di B. Cila e dell'abate benedettino Pantaleo Mayor. All'interno l'edificio presenta molte sale con copertura a volta dipinte ricche di figure allegoriche. Al piano seminterrato si trova la cappella, anch'essa opera di B. Cila e Pantaleo Mayor, interessante esempio della scuola del Beuron, movimento artistico svedese del XIX secolo ispirato a modelli pittorici egizi, greci, romani e bizantini di cui in Italia esiste solo un'altra testimonianza nel santuario di Montecassino. Dell'organizzazione degli spazi esterni si sa per certo che fossero ricchi di fontane alimentate dal lago fuori porta e dalle cisterne presenti nel parco stesso e che vi fossero orti, frutteti, vigneti ed oliveti. L'attuale sistemazione è frutto del restauro effettuato dal Comune di Trevi ed è costituito da semplici parterre erbosi delimitati da basse siepi di bosso e vialetti ghiaiosi. Il parco è organizzato su tre terrazzamenti circondati a Sud Est da una vasta area coltivata ad olivi appartenente alla stessa proprietà. Dal terrazzamento più alto si accede a quello intermedio con una scala laterale all'edificio. Da qui si scende a quello più a valle attraverso una doppia scalinata in pietra. Sotto quest'ultima è situato un ninfeo formato da tre nicchioni; quello centrale è più alto e impreziosito da due telamoni lapidei le cui teste barbute sorreggono l'architrave del pianerottolo della scalinata. Le essenze arboree maggiormente presenti nel parco sono tigli disposti in ordine sparso, cipressi a filari, lecci. Dagli oliveti di proprietà della villa, gestiti dal Comune di Trevi, viene prodotto olio extravergine di oliva. Negli orti compresi tra la frazione di Borgo ed il fiume Clitunno nel Comune di Trevi viene coltivato il Sedano Nero, oggi presidio Slow Food la cui Mostra Mercato si tiene ogni anno nella terza domenica di ottobre. Villa Fabri di recente è stata 'affiliata' alla Rete Europea dei Giardini (European Gardens Heritage Network - EGHN), inoltre è utilizzata per eventi culturali e spettacoli all'aperto","XVI secolo","","Giardino | Oliveto","","Doppia scalinata con ninfeo e telamoni","Tigli | Cipressi | Lecci | Siepi di bosso | Oliveto","Buono","","","https://www.regione.umbria.it/documents/18/3518875/Ville+Parchi+giardini_UnSegnoDistintivoDelPaesaggio.pdf/6a37f8d5-6bd8-439e-8733-225303833ad7"],
    [10,"villa_redenta","Villa Redenta","Via di Villa Redenta, 1","Spoleto","Spoleto","PG",54051,42.74483526798842,12.741411298527735,"Scuola di alta cucina | Sala polifunzionale | Ostello","Pubblica | Provincia di Perugia","Area vincolata ai sensi del DLG 42/04 e S.m.i.","Valle Umbra | Spoletino","Pianura","Urbano","Il paesaggio regionale a dominante sociale simbolica della Valle Umbra ha una morfologia ben percepibile, una piana dai confini misurati dal netto disegno delle quinte collinari, ricche di insediamenti storici di mezza costa e di coltivazioni olivicole pregiate. Al tempo stesso è riconoscibile per il potente fascio di infrastrutture di comunicazione che la attraversano fin delle prime fasi d'impianto dell'organizzazione territoriale, e che hanno catalizzato lo sviluppo insediativo soprattutto in epoca moderna In modo meno evidente ma altrettanto incisivo, la Valle Umbra rappresenta l'esito di un processo di stratificazione insediativa di lunga durata, segnato da importanti opere di regimazione delle acque e da altre opere di presidio di una campagna da sempre al centro degli interessi per la sue elevate capacit produttive. Segni visibili di questo composito processo di organizzazione dello spazio che intreccia le attività della piana con quelle delle colline antisanti, e che è andato evolvendo nel tempo senza perdere i caratteri originari, sono i mirabili centri storici di versante, oggi generalmente circondati da estese coltivazioni ad oliveto, insieme ai castelli di pianura che a partire dalla fine del XV secolo hanno alimentato l'immagine di una 'campagna armata'. Resistono, seppur ormai marginali e spesso deteriorati, i reticoli parzialmente caduti in disuso dei canali della bonifica, che per lungo tempo, dall'epoca romana fino all'Ottocento, hanno costituito la trama di base per l'ordinamento colturale e produttivo della valle. La Valle Umbra si configura in definitiva come un paesaggio-chiave della regione, con una spiccata identità dovuta principalmente alla sua lunga storia e alla singolare morfologia, caratterizzato dalla reciprocità tra lo spazio della piana - in rapido mutamento per i rilevanti processi di urbanizzazione a cui è esposto fin dagli anni del dopoguerra - e l'ambiente collinare, caratterizzato invece da una maggiore inerzia delle forme e degli usi.","Si tratta di un complesso sub-urbano di pianura, sorto fuori dalle delle mura cittadine di Spoleto, oltre il corso del Tessino, lungo la Flaminia, in prossimità della confluenza delle strade che percorrono la Valle umbra e che giungono da monte. Il contesto di appartenenza è stato fortemente modificato dalla recente espansione edilizia che ha inglobato il complesso stringendolo su tre lati. La viabilità locale è rimasta sostanzialmente invariata nel tracciato ma, tra il passaggio della ferrovia Spoleto-Norcia prima, e la realizzazione del nuovo tracciato della Flaminia con lo svincolo di Spoleto nord poi, si è assistito ad una completa modificazione degli gli equilibri tra i segni strutturanti del paesaggio locale. Da un paesaggio prettamente rurale fortemente parcellizzato, ricco di seminativi arborati tipici della piana bonificata, si è passati direttamente ad un paesaggio urbano, che ha sostituito l'uso agricolo occupandone gli spazi e assumendone le geometrie come matrice insediativa. La villa ne risulta mortificata: sebbene continui ad essere un elemento emergente nel contesto, ora è prevalente il riferimento e il rapporto con lo spazio interno, chiuso nel suo muro di cinta. Il complesso di edifici con il giardino e il parco di alberi secolari permane come segno forte nel tessuto recente, soprattutto come risorsa sociale, in virtù della funzione di parco pubblico cui è stato destinato. Il prospetto principale della villa e gli annessi laterali sono disposti lungo la vecchia Flaminia. Sono introdotti da un breve viale che, pur trasformato in una strada particolarmente trafficata, ha conservato la giacitura originaria con il fuoco prospettico nella facciata principale. L'area libera lasciata lungo della strada, insieme allo spazio del giardino della vicina villa Votalarca, consentono la visuale aperta della villa sui versanti boscati del Monteluco fino alla Rocca albornotziana a meridione. Verso nord invece, la villa è tutta concentrata sul suo giardino interno ed è protetta dall'assedio dei tessuti recenti dalle ricche e maestose alberature del parco, con le chiome protese oltre il muro di cinta a 'presidiare' le strade che circondano il complesso. L'esperienza dell'avvicinamento trova il suo primo episodio giù dal tracciato sopraelevato della Flaminia, da cui la villa è facilmente individuabile. Le volute dello svincolo, la rotatoria, oltre alle attrezzature, la segnaletica e la cartellonistica però, finiscono per distogliere l'attenzione dalla villa che si ritrova ad invadere la strada, di cui con la villa Votalarca conserva la sezione originaria, consentendo solo una vista di scorcio. Una volta giunti nel piazzale antistante però, è possibile avere un'immagine complessiva di tutta la facciata orientale la cui contemplazione è comunque disturbata dal traffico e dalla segnaletica. Anche se di un certo interesse, la strada statale del Passo di Cerro che scende da monte a oriente, offre una visione discontinua e per di più mediata dalla presenza della variante alla Flaminia. Per tale motivo si ritiene che, anche se con la presenza di numerosi detrattori, la vecchia Flaminia costituisca ancora il percorso migliore per arrivare alla villa, anche per la sua valenza di tracciato storico.","XVII secolo","","G. Angelini | V. Pacetti","Impianto rettangolare con muro di cinta | Portone d'ingresso ad arco sormontato da balconcino su mensole | Retro con torri quadrate agli angoli e portico a piano terra | Cornicioni a mensola sporgenti | Atrio decorato | Ritratti marmorei | soffitti affrescati e a cassettoni decorati | Cappella | Limonaia | Coffe House | Tempietto dorico | Fattoria | Scuderie","Ottimo","Poco distante dalla SS 3 Flaminia, nel contesto ormai urbano di Spoleto, sorge il complesso di Villa Redenta. Costruita nel XVII secolo dalla famiglia Orsini su un impianto romano di cui rimangono ancora i resti, passa ai Locatelli da Cesena che con interventi successivi, dal Settecento ai primi dell'Ottocento, hanno conferito la fisionomia attuale alla villa. Passa poi, nei primi anni del 1800, ai Marignoli che ne modificano le pertinenze, dando al verde l'aspetto attuale. L'edificio principale è costituito da un blocco rettangolare che si affaccia direttamente sulla strada prolungato ai lati dalle due ali del muro di cinta formato dagli annessi. Il prospetto presenta due piani e cinque assi di aperture; la sua centralità è messa in evidenza dal portone d'ingresso ad arco sormontato da balconcino su mensole in pietra, le finestre sono incorniciate, il piano nobile è enfatizzato da una fascia marcapiano. Il prospetto opposto, che si affaccia sul parco, si sviluppa su tre piani, data la pendenza del terreno, ed ha maggiore importanza per la presenza di due torri quadrate agli angoli, una chiusa, l'altra loggiata ad archi. La presenza delle due torri accentua la tripartizione del prospetto messa in evidenza anche dal portico a tre archi con muratura bugnata, a piano terra. La sua fisionomia è dovuta ad un probabile intervento dell'architetto P. Ferrari tra la fine del Settecento e l'inizio dell'Ottocento. L'edificio, inoltre, si conclude in sommità con un importante cornicione a mensole sporgente che si ripete anche sulle due torri. All'interno notevoli sono: l'atrio decorato con figure di soldati napoleonici e ritratti marmorei dei Papi Pio VI e Pio VII, ospitati all'epoca, nella villa; il soffitto affrescato del salone attiguo; altri soffitti a cassettoni decorati. Ai lati si sviluppano un edificio a forma di U, dai caratteri settecenteschi, costituito da due corpi simmetrici più antichi, uno dei quali ospita la cappella, uniti da una sala allungata realizzata all'inizio del 1800. La corte che così si forma ospita il giardino segreto. Al lato opposto si allunga la Coffe House, in stile tardo roccocò, caratterizzata da una facciata molto decorata con paraste, finestre sormontate da oculi, ali laterali con profilo sinuoso e finestre mistilinee. Accanto alla Coffe house sono ubicati un edificio a forma di tempietto dorico, la fattoria con loggiato e torre colombaia, le scuderie. Il parco è organizzato su componenti di assialitè e simmetria. All'asse della villa si allineano una grande vasca dal profilo mistilineo con obelisco centrale e, in fondo al parco, le finte rovine di un tempietto neoclassico. Intorno alla vasca si apre il vasto parterre erboso circondato da siepi di bosso ed alloro. Il tempietto che ingloba frammenti di epoca romana, faceva da sfondo alle rappresentazioni teatrali. Accanto alle finte rovine, si apre il parco di lecci con impostazione paesistica, ricco di episodi quali la fontana rupestre con laghetto, la meridiana, la ghiacciaia, il vascone ovale e la pavimentazione romana in cotto, sul retro delle scuderie. Davanti alla Coffe House spiccano un esemplare di Cedro del Libano di oltre duecento anni, ed una magnolia risalenti all'impianto originario del giardino. La villa attualmente è di proprietà pubblica ed è sede di una scuola di alta cucina, per ciò che riguarda l'edificio principale e gli annessi; la fattoria è adibita ad ostello e le ex scuderie a sala polivalente.","XIX secolo","","Giardino | Giardino segreto | Area delle rovine romane | Parco","Giardino all'Italiana | Parco all'Inglese","Vasca con obelisco | Finte rovine | Fontana rupestre | Meridiana | Ghiacciaia | Vascone ovale | Pavimentazione romana in cotto","Cedro del Libano secolare | Magnolia secolari | Bossi | Alloro | Pini marittimi | Canneto | Lecci","Ottimo","","","https://www.regione.umbria.it/documents/18/3518875/Ville+Parchi+giardini_UnSegnoDistintivoDelPaesaggio.pdf/6a37f8d5-6bd8-439e-8733-225303833ad7"],
    [11,"villa_paolina","Villa Paolina","Viale Guglielmo Marconi, 2","Porano","Porano","TR",55028,42.681324767975624,12.10094340844016,"Sede Ist. agroselvicoltura CNR | Parco per feste popolari ed eventi nazionali ed internazionali","Pubblica | Provincia di Terni","Area vincolata ai sensi del DLG 42/04 e S.m.i.","Orvietano","Collina","Urbano","Porano è parte del contesto paesaggistico regionale dell'Orvietano a dominante storico-culturale. La particolare morfo-genesi del tavolato vulcanico compreso tra Orvieto e Porano caratterizza fortemente l'identità di questo paesaggio regionale, dove si alternano colline, pianure, grotte e cunicoli sotterranei. Moltissime sono le testimonianze della particolarità dell'orvietano, dai cunicoli etruschi, alle cavità, ai pozzi, alle cave. Il tavolato vulcanico di Orvieto, almeno alle pendici, è caratterizzato per la prevalenza di oliveti, che rappresenta la coltura arborea prevalente, interrotta in alcuni casi da consistenti lembi di bosco. La trama agricola comunque risulta abbastanza ricca e articolata, oltre che dall'olivo, anche da viti maritate all'acero, e la partitura del mosaico agrario è ancora evidente, segnata da vegetazione ripariale che costeggia i numerosi fossi e canali, che scorrono e solcano le numerose vallicole interposte tra Orvieto e Porano . Porano è uno dei numerosi borghi, castelli e paesi di origine medievale che popolano questo territorio. L'insediamento storico di Porano, contribuisce in modo particolare a caratterizzare questo paesaggio, un insediamento che ha origini note al XII secolo, quando sorge come villa, nominato successivamente, nel XIV secolo come castrum, assumendo una posizione strategica di controllo della valle. Porano conserva l'aspetto della fortificazione, con la sua cerchia muraria ancora intatta e gli edifici sistemati lungo il suo perimetro. Il centro storico di Porano oltre ai suoi evidenti caratteri medievali si caratterizza per la presenza di importanti edifici cinquecenteschi.","L'altura tufacea su cui sorge Porano è un luogo di osservazione privilegiato dell'altopiano vulcanico, struttura identitaria del paesaggio orvietano; da qui si arriva a scoprire il Duomo di Orvieto ed altri scorci naturali delle valli del Tevere e del Paglia. Tale posizione strategica ha determinato lo sviluppo di Porano come borgo fortificato, con la fortezza di Castel Rubello quale avamposto. Il borgo e il castello conservano perciò uno stretto legame con il paesaggio circostante, anche in virtù di questa grande intervisibilità. La fondazione della villa Paolina sui resti di un antico monastero medievale aiuta, in parte, a comprendere la forma della relazione che questo complesso ha stabilito con il proprio contesto di appartenenza. Nascendo in una posizione morfologicamente equilibrata, la villa ha instaurato un rapporto di negazione visuale del paesaggio circostante facendo interpretare al proprio parco il ruolo, non tanto di mediazione con il contesto, quanto di conclusa definizione formale dello stesso. La ricchezza del parco e dei giardini della villa contribuiscono ad ogni modo a qualificare la valenza naturalistica dello stesso contesto, dando continuità e qualità alle quinte boscate che avvolgono i versanti erosi dell'altopiano vulcanico e accogliendo il fosso della Treglia e il fosso del Campaccio come propri confini naturali. La massa arborea del parco nasconde la villa a qualsiasi approccio visivo, sia dalle colline circostanti che dalla stessa viabilità che costeggia la proprietà ma, al tempo stesso costituisce una emergenza di forte richiamo. La breve distanza dal centro storico di Porano da un lato e la progressiva inclusione nell'insediato recente dall'altro, rende il complesso sempre più attraente come parco urbano. Alcuni segni ed elementi 'lanciati' al di fuori dei confini del parco come la direttrice del viale di accesso principale, restano leggibili ed hanno assunto una nuovo ruolo e una nuova funzione nella morfologia dell'insediato circostante. La viabilità panoramica è, sostanzialmente quella che, dai crinali circostanti, consente di cogliere il rapporto tra la dimensione del parco della villa e il borgo di Porano con la sua recente espansione.","XVIII secolo","","","Corpo centrale e doppie ali laterali ad L | Terrazza d'ingresso con doppia scalinata semicircolare | Fasce marcapiano e paraste a bugne | Finestre ad arco in edicola | Atrio e gallerie interni con copertura a volta decorate | Limonaia | Casale","Ottimo","Detta anche 'del Crognolo' o 'del Corniolo' probabilmente per l'abbondanza di arbusti di corniolo nei dintorni, Villa Paolina si presenta come un vasto complesso che si sviluppa su un ripiano ondulato dai notevoli dislivelli, lungo la via che da Porano si dirige verso Bagno Regio, nell'Orvietano. Fatta costruire dal marchese Giovan Battista Gualtiero nel 1706, su una preesistente struttura monastica modificata come residenza estiva per i prelati, la villa ebbe un'importante funzione di rappresentanza, anche a livello internazionale, che si tradusse nel fasto delle sistemazioni interne ed esterne. Nel 1874 fu venduta e notevolmente trasformata dalla famiglia Viti Mariani per poi entrare in possesso della famiglia Casini, nel Novecento. Dagli anni '80 la villa è proprietà della Provincia di Terni. L'edificio che raccorda il notevole dislivello dei giardini, si sviluppa su due piani a monte e su quattro piani a valle; è composto da un corpo centrale e da due ali laterali a forma di L, molto arretrate rispetto ad esso. All'ingresso principale (a monte) si accede da una bassa terrazza collegata al giardino da una doppia scalinata semicircolare. La facciata è decorata con paraste bugnate ed evidente fascia marcapiano. Le tre portefinestre del piano rialzato e le corrispondenti finestre del piano superiore sono ad arco, inscritte in edicole. Tutto l'apparato decorativo di gusto neocinquecentesco, aggetta dalla superficie di fondo, intonacata e trattata a simulare una cortina di laterizi. La copertura, messa in evidenza dal cornicione, è a padiglione, mentre sul lato opposto è a doppia falda, a conclusione di un timpano con oculo centrale. Il retro è molto semplice, con aperture simmetriche e balcone centrale che si affaccia sulla piccola corte, stretta tra i due corpi delle ali laterali. La centralità della facciata è messa ulteriormente in evidenza dal portone centrale sovrastato da un oculo, e dal pozzo, ubicato al centro della corte. All'interno, al piano nobile, la villa ospita molte sale decorate secondo il gusto ottocentesco: l'atrio coperto da una volta a botte con decorazioni di stile pompeiano, la galleria che si affaccia sul cortine e sul giardino posteriore, con volta a vela decorata con affreschi, un'altra lunga galleria ubicata in una delle ali laterali, decorata a grottesca. La villa è accompagnata da altri edifici minori quali la limonaia disposta lungo il viale d'accesso secondario ed il casale (ex casa del custode) ubicato al termine dello stesso viale, caratterizzato dalle due torri colombaie. Particolari sono inoltre i due edifici lunghi e stretti che sorgono all'estremità orientale del complesso edilizio, disposti ai lati dell'esedra semicircolare del cancello d'ingresso, una volta adibiti a scuderie ed edifici di servizio. Attualmente gli spazi interni di Villa Paolina sono utilizzati dall'Istituto per l'agroselvicoltura del CNR e la limonaia è adibita a sala polivalente. Gli ambienti interni della villa sono visitabili su prenotazione.","XVIII secolo","","Cancello monumentale a esedra | Incrocio di viali | Viale con doppio filare di cipressi | Giardino | Parco","Giardino all'Italiana | Parco all'Inglese","Fontana delle conchiglie | Fontane circolari in pietra | Busti in pietra","Cipressi secolari | Cedri | Cipressi di Lawson | Abeti | Ippocastani | Lecci | Tigli | Rovere","Ottimo","Abete di Douglas | Agrifoglio ( var.'aureomarginata' ) | Corbezzolo | Cipresso di Lawson | Pino nero | Pino domestico | Cedro dell'Himalaya | Abete bianco | Cipresso dell'Arizona | Cipresso | Criptomeria del Giappone | D.Don | Pino d'Aleppo | Rovere | Cerro | Sequoia | Castagno | Leccio | Sughera | Magnolia | Mimosa | Acacia | Acero trilobo | Acero minore | Ciliegio portoghese | Alloro | Bambù","La composizione settecentesca della villa e del parco è concepita come una serie di viali ortogonali che si intersecano attraversando l'area in tutta la sua estensione. Sulla monumentale esedra d'ingresso decorata a fasce colorate, si imposta l'asse principale della composizione paesistica del complesso che attraversa il parco in direzione Sud Est ; esso si divide in due segmenti, separati dal corpo della villa. Il primo è costituito dal viale d'accesso definito da una siepe di lauro ceraso potata a squadra, che si interrompe davanti alla facciata principale della villa per allargarsi in un piazzale ellittico ornato da una fontana e da due cedri secolari. Il secondo segmento prosegue aldilà del corpo della villa, con il viale settecentesco a quattro file parallele di cipressi, attraversando la proprietà in tutta la sua lunghezza. Esso, in origine, fu concepito in contrasto col vuoto erboso dei prati che erano disposti ai suoi lati, in modo da conferirgli particolare maestosità. Con l'asse principale si intersecano una serie di viali ortogonali di cui quelli disposti nell'estremità meridionale delimitano l'unico spazio erboso rimasto dell'impianto originale, mentre quello intermedio funge da ingresso secondario. Lungo quest'ultimo, all'altezza del cortile, si sviluppa un grande ovale settecentesco di cipressi il cui disegno si confonde ormai con i piccoli giardini formali di epoca più recente ma che è ancora individuabile, grazie a due antichi esemplari di tasso, che lo delimitano. Più avanti, di fronte alla limonaia, si trova il giardino all'italiana, racchiuso da una cinta muraria. Questo è quadripartito da due viali in aiuole rettangolari con fontana centrale; le siepi di bosso che le costituiscono sono potate a squadra, disegnando motivi decorativi a cerchio, di gusto quasi certamente ottocentesco. La parete di fondo della cinta muraria è decorata dalla settecentesca fontana delle conchiglie che è costituita da un nicchione centrale e due nicchie laterali più piccole, coronate da timpano triangolare e alternate a campate decorate. La fontana è recentemente stata oggetto di interventi di riavvio del circolo dell'acqua esteso anche alle quattro fontanelle la cui pietra è stata pulita e dove necessario reintegrata. Sono state inoltre restaurate le scalinate di accesso ed i percorsi del giardino. Sul lato a monte del giardino all'italiana si allunga un altro viale di cipressi settecentesco che fa da margine alla parte nord orientale del parco, oggetto di riconversione a parco 'all'inglese' voluta verso la fine dell'Ottocento, dalla Famiglia Viti Mariani. Il disegno originario rimane poco leggibile per la grande quantità di alberature aggiunte e nate spontaneamente nel tempo. Ancora riconoscibili sono il viale esterno di ippocastani e alcuni esemplari di cedri, di abeti e cipressi di Lawson, libocedri. Il Parco di Villa Paolina presenta numerosi esemplari arborei appartenenti a varie famiglie botaniche, tra le più rappresentate vanno ricordate la famiglia delle Pinaceae, delle Cupressaceae, delle Fagaceae, delle Aceraceae, delle Rosaceae e delle Magnoliaceae. Notevole nel parco è la presenza di lecci, tigli, rovere, robinie, mimose, pini domestici. Il restauro sia del parco che del giardino è stato seguito anche dalla Sovrintedenza, attraverso una accurata analisi delle essenze arboree, che ha consentito l'individuazione degli interventi più opportuni per restituire a questo patrimonio il suo antico prestigio. Gli spazi esterni di Villa Paolina sono aperti al pubblico durante il periodo estivo e vengono frequentati specie in occasione di feste popolari, di concorsi ippici e della mostra canina internazionale. Sono inoltre previste visite guidate per le eccellenze naturalistiche.","https://www.regione.umbria.it/documents/18/3518875/Ville+Parchi+giardini_UnSegnoDistintivoDelPaesaggio.pdf/6a37f8d5-6bd8-439e-8733-225303833ad7"],
    [12,"villa_franchetti_villalago","Villa Franchetti 'Villalago'","","Piediluco","Piediluco","TR",55810,42.5465187174965,12.778448315189543,"Attività culturali | Formative | Ricreative","Pubblica | Provincia di Terni","","Conca ternana","Collina","Naturale","La conca ternana viene proposta come un paesaggio particolarmente caratterizzato sotto il profilo sociale e simbolico. I precoci processi di sviluppo industriale hanno conferito alla conca ternana una marcata identità di territorio dell’industria siderurgica (la “Manchester italiana”). Una immagine che ben presto si è diffusa in tutto il paese, facendo del ternano una icona dello sviluppo dell’Umbria. Insieme alla marcata configurazione morfologica, il contrasto tra gli assetti medievali e rinascimentali - del centro storico di Terni e dei centri fortificati sulle colline - e gli assetti moderni delle aree industriali e residenziali con urbanizzazioni sparse e puntiformi, rappresenta l’immagine dominante del paesaggio identitario della conca ternana. Terni “polo industriale” è una figura di senso che si afferma a partire dalla fine dell’Ottocento, quando la grande industria irrompe nel paesaggio della conca modificandone gli assetti di lunga durata e proiettandola verso una nuova immagine, rappresentativa della nuova condizione della modernità. Anche i paesaggi delle acque contribuiscono con forza a caratterizzare questo territorio: il lago montano di Piediluco, la cascata delle Marmore, i fiumi Nerae Velino, le acque minerali di San Gemini e le imponenti opere idrauliche diregimazione e di sfruttamento idroelettrico costituiscono punti di accumulazione di significati naturali e antropici di grande rilievo. Altrettanto rilevanti sono i caratteri naturalistici, conferiti dalle gole del Nera, dai rilievi montani di Stroncone e Miranda ed i caratteri storici, ben rappresentati da centri come Cesi, Stroncone e dall’area archeologica di Carsulae.","Villalago domina il paesaggio lacustre di Piediluco dal versante del Monte Poro su cui sorge. La massa arborea del parco si integra al bosco che, secondo il gusto tardo ottocentesco per gli impianti di tipo naturalistico-paesaggistico all’inglese, diventa il prolungamento del giardino e del parco. Questo rapporto si rivela in modo più evidente nella stagione invernale quando le essenze sempreverdi si staccano sulla massa di caducifoglie. Gli edifici del complesso sono quasi completamente nascosti nella vegetazione ad eccezione della villa padronale che, con il suo prospetto articolato dalle torrette laterali, emerge dagli alberi riuscendo ad essere parzialmente visibile per chi percorre la SS79 tra il piede del monte e la piana perilacustre. Al contrario, lo sviluppo verticale del prospetto frontale sovrapposto ai terrazzamenti, consente uno sguardo privilegiato sul paesaggio circostante: la visione verso valle incorniciata dalla vegetazione, è ampia ed equilibrata in ragione della distanza che media i rapporti dimensionali tra i segni. Questo quadro naturale è disegnato dalla parte orientale del lago e dalla quinta dei rilievi via via più alti fino alle cime di Colle Tavola e de La Montagnola che si ergono sulla valle del Velino. In primo piano i terrazzamenti della villa degradano lungo il pendio moltiplicando i punti di vista. Il mosaico agrario della valle ha subito anche qui una forte semplificazione con l’accorpamento dei campi e la diffusione delle monocolture con il risultato di un più netto e marcato stacco tra i grandi campi a seminativo semplice, i filari densi della vegetazione ripariale e le masse boscate dei versanti collinari e delle aree circumlacuali. Nonostante la sua debole caratterizzazione percettiva, la presenza della villa nel paesaggio lacustre di Piediluco ha assunto una connotazione fortemente simbolica legata alla sua valorizzazione come centro culturale. Originariamente intesa come strumento per affermare l’elevato status raggiunto dalla famiglia Franchetti, all’epoca proprietaria della quasi totalità delle terre di Piediluco, il complesso è stato rinnovato e reso fruibile al pubblico dall’amministrazione provinciale che ha realizzato aree attrezzate e diverse strutture per il tempo libero, tra cui un teatro all’aperto utilizzato per importanti spettacoli e manifestazioni culturali. Il regista Luchino Visconti vi girò alcune scene del suo capolavoro “La caduta degli dei”. È sede operativa di una scuola di alta formazione, possiede una sala convegni ed un percorso museale. L’avvicinamento non è una esperienza di rilievo nel rapporto con gli edifici, essendo questi completamente nascosti dalla vegetazione. Ma questa caratteristica rende maggiormente efficace l’effetto scenografico dell’apertura che si mostra improvvisamente sul paesaggio di Piediluco, giungendo all’edificio principale attraverso il suggestivo viale di pini che risale il pendìo chiuso nella fitta vegetazione del parco.","XIX secolo","G. Boccini","G. Mirimao","Impianto a doppia T | Ingresso con scalinata e loggia serliana murata, fasce marcapiano e paraste a bugne piatte, tetto a padiglione aggettante sostenuto da mensole di legno | Scala centrale interna | Stanze con soffitti a volta decorati | Case del custode | Scuderie","Ottimo","Adagiata su una collina che gode la panoramica veduta del lago di Piediluco nel territorio di Terni, immersa in un parco, sorge Villa Franchetti o “Villalago”. Fu fatta costruire dal barone Eugenio Franchetti tra il 1888 e il 1893 come “casa per villeggiatura” della famiglia, al tempo residente a Firenze; l’edificio realizzato su progetto dell’architetto fiorentino G. Boccini, è di chiara ispirazione neorinascimentale, con matrice tipicamente toscana. La villa ha una forma a doppia T, orientata lungo un asse principale nord - sud, si sviluppa su due piani ed un sottotetto adibito a piano della servitù. Il tetto a padiglione è fortemente aggettante e sostenuto da mensole di legno. La facciata principale presenta scalinata d’ingresso ed è tripartita in orizzontale e verticale, da fasce marcapiano lisce e paraste a bugne piatte in travertino. Il portone d’ingresso si trova al centro della facciata, inserito in una loggia serliana murata. I fronti laterali sono movimentati dalla stessa tripartizione di quella principale, fatta stavolta da paraste lisce ed enfatizzata dalla sporgenza dei due corpi laterali; questi sono definiti agli angoli da paraste bugnate. La facciata posteriore anch’essa tripartita è caratterizzata da un portico con una serliana centrale, sormontata dalla terrazza del primo piano incassata tra due corpi sporgenti laterali. All’interno la villa presenta un’importante scala centrale abbellita da due statue lignee con funzione di lampada, belle pavimentazioni dell’epoca e saloni a piano terra con soffitti a volta decorati con stucchi, gessi o legno; un salone è stato dipinto da Guido Mirimao, autore locale. Nel parco sono ubicati inoltre la casa del custode e le ex-scuderie; il primo è un piccolo edificio che richiama la tipologia dei cottage, il secondo è un edificio con pianta a forma di U adibito a scuderie. L’area di pertinenza della villa è costituita da un vasto parco di tipo naturalistico paesaggistico all’inglese, realizzato sfruttando il bosco preesistente composto essenzialmente da roverella, integrato da nuove piantumazioni. Esso è attraversato da sinuosi percorsi alberati tra cui il viale d’accesso alla villa, di pini secolari, decentrato rispetto ad essa. Lungo il lato Ovest dell’edificio, si apre un piccolo giardino costituito da un parterre erboso con fontana centrale; al di là di questo numerose e varie sono le conifere tra cui il Pinus jeffreyi Balf, l’abete di Spagna, l’abete dei Balcani. Da questa zona gli spazi verdi iniziano a digradare verso valle con una serie di terrazze panoramiche concluse da un teatro all’aperto. Ma la caratteristica che rende unico il parco di Villalago è la presenza delle orchidee spontanee che hanno trovato in esso le condizioni ideali per la crescita. Di queste sono state per ora censite trenta specie, oltre ad alcune forme ibridogene; si possono annoverare tra le più diffuse l’Orchis antropophora (L.) All., la Cephalanthera longifolia (L.) Fritsch, l’Epipactis elleborine subsp. helleborine (L.) Crontz, l’Ophrys sphegodes subsp. spegodes Mill.. Abitata dalla famiglia Franchetti fino agli anni sessanta, è stata acquistata dalla Amministrazione Provinciale di Terni che l’ha resa pubblica per attività formative (è sede dell’Istituto per la cultura e la storia di impresa ”Franco Momigliano”), culturali e ricreative. Le ex scuderie sono utilizzate come foresteria.","XIX secolo","","Parterre erboso | Terrazzamenti | Parco","Parco naturalistico | Parco all’inglese","Statue","Pini | Abete rosso | Abete di Spagna | Abete dei Balcani | Orchidee spontanee","Ottimo","","","https://www.regione.umbria.it/documents/18/3518875/Ville+Parchi+giardini_UnSegnoDistintivoDelPaesaggio.pdf/6a37f8d5-6bd8-439e-8733-225303833ad7"],
    [13,"villa_chaen","Villa Chaen","","Allerona","Allerona","TR",55002,42.793388129254154,11.953030080894097,"Eventi culturali | Mostre","Pubblica | Ministero delle politiche agricole e forestali","Zona SIC","Orvietano","Collina","Naturale","La dominante storico-culturale di questo paesaggio è connessa alla rilevanza storica di Orvieto e degli altri centri, borghi e castelli, che testimoniano una storia millenaria, che ha depositato un patrimonio storico e artistico diffuso di grande valore. Le formazioni del suolo conferiscono all’Orvietano i caratteri tipici del paesaggio vulcanico, con suoli fertili e architetture che impiegano largamente tufo e basalto come materiali da costruzione, poi sostituiti con mattoni e pietra chiara. Sono inoltre significativi in questo paesaggio le formazioni calanchive e cretose della valle alluvionale del Chiani, intorno alla quale i centri fortificati, come Montegabbione o Montegiove, con i caratteristici impianti urbanistici medievali circondati da mura, rappresentano testimonianze delle strategie di dominio politico e di controllo militare sulle principali vie di comunicazione. L’Area Naturale Protetta della Selva di Meana, in un territorio collinare caratterizzato da estese formazioni boschive di quercus caducifoglie, costituisce un elemento di arricchimento del paesaggio “Orvietano” sotto il profilo naturalistico.","A circa 2,5 km a sud ovest del borgo di Allerona, sui rilievi collinari interamente ricoperti da boschi di caducifoglie, villa Cahen sorge sul Poggio della Villa, tra la valle del fiume Paglia ed il sinclinale del fosso Ripuglia, ad un’altitudine di circa 630 m slm, immersa nell’area naturale protetta della Selva di Meana. Con una superficie di circa 3000 Ha, la Selva è uno dei più vasti boschi ad alto fusto di cerro dell’Umbria. Confina ad ovest con il parco regionale laziale del Monte Rufeno, di cui costituisce la naturale prosecuzione geografica ed ecologica. Tali estese formazioni boschive evidenziano, con la loro continuità, i profili morbidi dei rilievi di natura argillosa su cui si affaccia la villa, anche grazie ad una torretta in copertura. Nella compattezza dei rilievi boscati è interessante rilevare, lungo il versante a sud ovest della villa, la presenza di diversi poderi un tempo coltivati e abilmente terrazzati fino ai pressi del fiume Paglia, oggi in abbandono o profondamente trasformati negli usi e nelle trame agricole. La Selva di Meana apparteneva al conte Cahen, ricco finanziere di Anversa, amante della natura e dei paesaggi italiani: con la costruzione della villa realizzò, indubbiamente, un punto di osservazione privilegiato. Il parco giardino modella la natura secondo diverse poetiche di giardinaggio, facendo sì che esso prenda forma come oggetto di contemplazione vissuta, mantenendo la sua relazione con i boschi circostanti con i quali si fonde, ma allo stesso tempo si separa, in un gioco di rimandi visuali con gli affacci di sud ovest. Prima dell’acquisto, il conte Cahen era già stanziato nelle vicinanze di questa tenuta e precisamente a Torre Alfina, dove aveva fatto ricostruire un castello decaduto per adibirlo a propria dimora. Il castello è ancor oggi ben visibile dalla villa e, i figli di Cahen, eredi rispettivamente del castello e della villa, pare usassero comunicare con un sistema di specchi. Per migliorare la relazione tra i due siti fecero costruire anche una strada con relativo ponte in ferro sul fiume Paglia, travolto poi da una piena nel 1937. Alla Villa si arriva percorrendo la strada che, ad est del cimitero di Allerona, svolta sulla sinistra ma, il complesso è così integrato al contesto da essere difficilmente visibile dal territorio circostante, per cui non si segnala la strada panoramica con una vista privilegiata sul complesso. Questa caratteristica rende più efficace l’effetto scenografico dell’apertura che si mostra improvvisamente sul paesaggio naturale della Selva, giungendo all’edificio principale prima attraverso il tortuoso percorso nel bosco, poi dal suggestivo viale di cipressi e tuie che risale il pendìo chiuso nella fitta vegetazione del parco.","XIX secolo","","","Impianto ad L | Ingresso con scalinata a ventaglio, aggetti con coronamento triangolare e pinnacolo al colmo | Doppie fasce marcapiano e paraste, torretta belvedere centrale | Scalinata interna in legno | Vetrate policrome","Ottimo","Villa Cahen sorge alta sul crinale del monte Rufeno, in una magnifica posizione panoramica che spazia sulla valle del Paglia e su Torre Alfina. Essa fa parte dell’Azienda sperimentale “Selva di Meana”, una delle aziende pilota a carattere agro-zootecnico appartenenti al patrimonio del Ministero delle politiche Agricole e Forestali, destinata a scopi scientifici, sperimentali e didattici; attualmente l’azienda è impegnata nella conservazione della biodiversità bovina (razza chianina). La villa fu fatta costruire dal conte Cahen nel 1880, seguendo la tendenza del tempo in cui lo stile Liberty veniva considerato una nuova forma d’arte rappresentativa dell’unità nazionale e di distinzione delle famiglie nobili e altoborghesi. L’edificio ha un impianto a forma di L e si sviluppa su tre livelli. I fronti sono caratterizzati da doppie fasce marcapiano, paraste angolari con bugnatura liscia,finestre con vetrate all’inglese variamente decorate in sommità da architravi sporgenti, fasce ad arco ribassato o a doppia pendenza. Le facciate si concludono con un importante cornicione. Tre prospetti presentano un leggero aggetto che in due casi viene enfatizzato dal coronamento triangolare, dovuto all’incrocio delle falde di copertura, con finestra ad occhio al centro del timpano e pinnacolo al colmo. La sporgenza del fronte posteriore si differenzia per un aggetto più pronunciato a piano terra, di forma poligonale sulla cui sommità si apre un balconcino. Il corpo sporgente del prospetto d’ingresso, a differenza degli altri, si interrompe con la doppia fascia marcapiano del primo livello; il motivo triangolare viene comunque richiamato sopra al portone d’ingresso la cui centralità viene messa in evidenza anche dalla composta scalinata a ventaglio. Il lato sud della villa inoltre è caratterizzato, a piano terra, da una veranda in metallo e vetro. Al gioco di volumi dato dalle falde del tetto, contribuisce anche la torretta belvedere posta al centro dell’edificio. All’interno sono notevoli l’ampia scalinata in legno e vetrate policrome. L’area esterna della villa si può definire come un vero e proprio “museo del giardino” poiché è organizzata in più giardini tematici ed è questo che dà particolare valore per rarità e precocità di realizzazione, al complesso. Molto vasto e disposto tutto intorno si trova il giardino seminaturale costituito perlopiù da bosco di querce e pini oltre a cipressi e tuie lungo il viale d’accesso al complesso; nella zona prospiciente l’ingresso dell’edificio si sviluppa quello all’inglese con vari tipi di cedro di cui un esemplare monumentale con aceri, tassi, abeti, cerri, lagerstroemie, roverelle ed una voliera. Il giardino all’italiana invece, si stringe intorno alla villa con un ampio piazzale definito da motivi a esedra, da una zona pensile che si affaccia sul terrazzamento inferiore dove si apre la limonaia e da riquadrature di siepi di bosso dal complesso disegno. Il giardino formale è ornato inoltre da melograni, oleandri, ibisco, aucuba, tassi, ippocastani e tante altre varietà vegetali. Sul retro della villa all’interno di quattro serre, si sviluppava il giardino tropicale di cui oggi rimane solo una serra. A fare da trait d’union tra i giardini progettati e quello seminaturale è il giardino giapponese, con il tipico assetto in pendenza ricco di ciottoli, vasche, cascatelle e ponticelli. Le specie vegetali più frequenti sono metasequoie, corbezzoli, bambù, pini, iperico calicino, elleboro ed altro. Tutt’intorno prosegue la selva di Meana boscata a cerro, roverella, orniello e conifere. La villa, come già detto, è di proprietà del Ministero delle politiche Agricole e Forestali; già utilizzata per eventi culturali e mostre, è attualmente candidata a diventare sede di corsi universitari per italiani e stranieri.","XIX secolo","","Giardino terrazzato | Voltabotte rampante di glicine ed edera | Limonaia | Serre | Parco","Giardino all’italiana | Giardino all’inglese | Giardino alla giapponese | Giardino tropicale | Giardino seminaturale","Serre | Voliera | Vasche | Arte topiaria","Cedro dell’atlante | Cedro dell’Himalaya | Abeti del Caucaso | Cerri | Alberi di Giuda | Tassi del giappone | Lagerstroemie","Ottimo","","","https://www.regione.umbria.it/documents/18/3518875/Ville+Parchi+giardini_UnSegnoDistintivoDelPaesaggio.pdf/6a37f8d5-6bd8-439e-8733-225303833ad7"]
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